Tucker Carlson sostiene che Trump starebbe pianificando un attacco nucleare contro l’Iran. Ma gli Stati Uniti sarebbero davvero in grado di portarlo a termine?

Analizziamo le probabilità di successo di una missione del genere e come potrebbe essere condotta.

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Simplicius

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Ieri Tucker Carlson ha avanzato un'affermazione esplosiva secondo cui, sotto la pressione di Netanyahu, Trump starebbe valutando l'ipotesi di utilizzare un'arma nucleare contro la Pickaxe Mountain in Iran per “bloccare” una volta per tutte il programma nucleare del Paese.

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Il post completo, per i posteri, nel caso in cui il tweet sopra riportato venisse in qualche modo cancellato:

Sotto la pressione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’amministrazione Trump potrebbe essere a pochi giorni dal lancio di un attacco nucleare contro l’Iran. L’obiettivo sarebbe il monte Pickax, nell’Iran centrale, dove i servizi segreti israeliani sostengono che il governo iraniano avrebbe riavviato il proprio programma di arricchimento nucleare. Nessuna arma convenzionale presente nell’arsenale americano è in grado di penetrare 300 piedi di granito massiccio per distruggere le gallerie dove presumibilmente avviene l’arricchimento. L’unica opzione militare è un attacco nucleare. Netanyahu sta esercitando forti pressioni in tal senso. “Bibi chiama Trump ogni giorno per parlarne”, afferma un osservatore ben informato.

Netanyahu è con le spalle al muro e disperato. Dopo i risultati elettorali della scorsa settimana, non può formare un governo a meno che Trump non intervenga direttamente nella politica israeliana e negozi con gli altri partiti un accordo che garantisca a Netanyahu 61 seggi alla Knesset. Altrimenti, perderà la carica di primo ministro e andrà incontro a disonore, indagini e forse al carcere. Netanyahu deve restare vicino a Trump. Ha bisogno di questa guerra.

A tal fine, ha esercitato la massima pressione sui suoi alleati più stretti all’interno dell’amministrazione, tra cui il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il comandante del CENTCOM Brad Cooper. Entrambi si oppongono ad una soluzione negoziata di una guerra che hanno gestito in modo così disastroso; entrambi stanno spingendo per riprendere le operazioni di combattimento su larga scala. Anche il segretario di Stato Marco Rubio e il direttore della CIA John Ratcliffe stanno seguendo l’esempio di Netanyahu, così come i leader del Partito Democratico. In un recente incontro sull’argomento, l’ex presidente Barack Obama ha dichiarato di opporsi all’attuale accordo di pace con l’Iran in fase di elaborazione a Doha.

Il resto degli alleati di lunga data degli Stati Uniti in Medio Oriente è terrorizzato dalla prospettiva di un’ulteriore guerra. Il 27 settembre, Netanyahu si era segretamente recato ad Abu Dhabi per coinvolgere gli Emirati Arabi Uniti nella sua campagna di pressione a favore di un attacco definitivo contro l’Iran. Gli emiratini avevano rifiutato. Dopo otto mesi di conflitto, le economie del Golfo vacillano. Lo stesso vale per i mercati globali dell’energia e dei fertilizzanti. Non si riprenderanno presto. A livello globale, ci sono in totale circa 850 superpetroliere utilizzate per trasportare il petrolio dai Paesi produttori al resto del mondo. Solo nel mese di ottobre, 11 di esse sono state gravemente danneggiate nello Stretto di Hormuz. A questo ritmo, una depressione globale è imminente. Un attacco nucleare accelererebbe radicalmente la distruzione. Le ricadute radioattive di un’esplosione sulla Pickax Mountain contaminerebbero il Golfo Persico, avvelenando l’approvvigionamento idrico di 100 milioni di persone.

E queste sono solo alcune delle conseguenze immediate per la regione. Il resto del mondo è esposto allo stesso modo. Nessun altro Paese, a parte gli Stati Uniti, ha mai utilizzato un’arma nucleare in guerra. Alcuni vorrebbero farlo. Un attacco nucleare americano contro l’Iran creerebbe un nuovo precedente. I russi hanno già comunicato ad almeno altri due governi che un attacco nucleare americano contro l’Iran darebbe loro carta bianca per usare armi nucleari contro l’Ucraina. Il Pakistan e l’India sarebbero tentati di fare lo stesso l’uno contro l’altro, così come la Corea del Nord contro Seul. Dopo il primo attacco nucleare, la Terza Guerra Mondiale sarebbe inevitabile. Quella guerra sarebbe breve e definitiva.

Da mesi stiamo camminando come sonnambuli verso questo momento. Da febbraio, l’amministrazione ha silenziosamente riscritto la dottrina nucleare americana per rendere più facile, e quindi più probabile, il primo uso delle cosiddette “armi nucleari da campo di battaglia”. A Washington nessuno, in nessuno dei due partiti, sembra preoccuparsene. Ora siamo sull’orlo del baratro.

Osservatori attenti sostengono che Trump probabilmente deciderà entro il prossimo fine settimana se ricorrere o meno alle armi nucleari. Sarebbe il 7 novembre, tra sei giorni. A suo merito, sta esitando. Al momento, Trump sta ascoltando il suo vicepresidente, JD Vance, e il suo inviato e amico Steve Witkoff, i quali sostengono entrambi che sarebbe possibile raggiungere un accordo con l’Iran.

Hanno ragione, anche se non sarà semplice. È risaputo che negoziare con gli iraniani sia frustrante in qualsiasi circostanza, e alcuni esponenti di quel governo si sono radicalizzati da quando l’Ayatollah Ali Khamenei e la sua famiglia sono stati uccisi a febbraio. Dopo decenni di isolamento, persino i leader iraniani relativamente moderati sembrano disorientati dal modo in cui vengono prese le decisioni in Occidente. (A Teheran, ad esempio, è diffusa la convinzione che il governo degli Stati Uniti controlli Israele.) Ma, nel complesso, chi ha parlato con i decisori politici in Iran riferisce che lì c’è consenso sul fatto che un’ulteriore guerra sarebbe dannosa per tutti e che varrebbe la pena raggiungere un accordo.

Un gruppo che finora non è stato consultato è la popolazione mondiale: le centinaia di milioni di persone che verranno uccise insieme ai propri figli se Trump, spinto da Netanyahu, dovesse sferrare un attacco nucleare la prossima settimana. Ora sarebbe il momento per loro di far sentire la propria voce.

In primo luogo, precisiamo fin dall’inizio che Tucker Carlson è noto per i suoi legami con i servizi segreti e ha già parlato in numerose altre occasioni delle sue varie connessioni all’interno del Senato e della comunità dei servizi segreti che lo tengono informato in anticipo su questioni “segrete” di primaria importanza. È risaputo che il padre di Carlson aveva lavorato per la CIA o era stato in qualche modo legato ad essa.

In secondo luogo, ha ragione quando accenna ad una recente iniziativa guidata da Elbridge Colby volta ad ampliare le “opzioni limitate e razionalmente applicabili” per l’uso del nucleare:

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Tutto questo per dire che le affermazioni di Tucker non sono del tutto infondate o campate per aria. Dopotutto, nell’arsenale statunitense esistono in realtà solo due opzioni che possono avere una qualche possibilità contro la Pickaxe Mountain, che secondo quanto riportato è costituita da granito compatto: o la bomba convenzionale GBU-57 MOP (Massive Ordnance Penetrator) oppure l’opzione nucleare, che analizzeremo in dettaglio qui di seguito.

L’opzione nucleare, che tratteremo in modo approfondito, sono in realtà due bombe, simili ma con qualche differenza: la B61-11 e la B61-12. Le loro differenze sono fondamentali per comprendere le potenziali opzioni contro l’Iran.

Come regola generale, la B61-11 può essere trasportata solo dal bombardiere stealth B-2 Spirit e da nessun altro velivolo. La B61-11 è di gran lunga la variante più grande, con un peso di 1.200 libbre (~550 kg), ed è progettata specificatamente per penetrare nel terreno. Si tratta di una “bomba a caduta libera”, priva di qualsiasi sistema di guida, con una precisione stimata di circa 300 piedi, il che non rappresenta un problema particolarmente rilevante per un’arma non convenzionale.

L’aspetto più importante: ha una potenza nucleare esplosiva di 400 kilotoni, pari a circa 40 volte quella di Hiroshima. Si tratta di quasi mezzo megatone, una quantità estrema, soprattutto se paragonata all’altra variante, la B61-12, che raggiunge al massimo solo i 50 kt.

Il problema principale di questo approccio è che il carico deve essere sganciato direttamente sopra la montagna da un B-2 Spirit, presumibilmente in condizioni meteorologiche favorevoli per consentire al meccanismo di puntamento di funzionare con la massima precisione. I B-2 hanno ovviamente l’autonomia necessaria, ma la questione importante è se siano in grado di penetrare nello spazio aereo iraniano per una missione reale, mentre l’Iran compie sforzi concreti per abbatterli.

Da un lato, durante l’”Operazione Midnight Hammer” del 22 giugno 2025, gli Stati Uniti avevano già affermato di aver utilizzato i B-2 Spirit per colpire gli impianti di Fordow e Natanz, quest’ultimo situato a poche miglia dal monte Pickaxe. Esiste quindi un precedente in cui gli Stati Uniti avevano portato a termine “con successo” esattamente lo stesso profilo di missione. Ma sappiamo che vi sono molte controversie riguardo a quegli attacchi, in particolare alla luce delle varie segnalazioni secondo cui sarebbe stato stipulato un accordo segreto in base al quale l’Iran avrebbe permesso agli Stati Uniti di colpire quei siti senza opposizione in cambio di una via d’uscita.

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Ricordiamo che il portavoce del Pentagono aveva ammesso che, stranamente, l’Iran non aveva reagito in alcun modo alla serie di attacchi denominata “Midnight Hammer”:

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“Non siamo a conoscenza di alcun colpo sparato contro la formazione d’attacco statunitense. I caccia iraniani non sono decollati e sembra che i missili terra-aria iraniani non ci abbiano individuati”.

La principale stranezza deriva dal fatto che l’obiettivo era chiaramente noto in anticipo. Anche se un aereo fosse in grado di volare in modo veramente “stealth”, è praticamente impossibile nasconderlo quando deve sorvolare una posizione nota con esattezza, che può essere facilmente sorvegliata e pattugliata con vari sistemi di difesa aerea. Ricordiamo che gli Houthi sono notoriamente in grado di agganciare e sparare agli F-35.

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Se gli Houthi sono in grado di agganciare un velivolo stealth moderno e molto più avanzato, perché l’Iran non dovrebbe essere in grado di colpire un gigantesco aereo delle dimensioni di un 747, la cui rotta di volo prevista è nota e evidente a tutti?

Ed è proprio questo che rende la missione particolarmente improbabile: il semplice fatto che un B-2, che trasporta una bomba nucleare, possa essere abbattuto durante un’operazione reale – al contrario di quanto previsto da un accordo segreto fittizio – crea la possibilità concreta di uno scenario da incubo che produrrebbe l’esatto contrario dell’obiettivo dichiarato della missione: regalare all’Iran una bomba nucleare.

Immaginate: il B-2 viene abbattuto e l’Iran riesce a recuperare il nucleo nucleare pienamente utilizzabile dalla B61-11 — un nucleo di dimensioni tali, tra l’altro, da poter essere utilizzato per fabbricare dozzine di armi nucleari più piccole. Questo singolo rischio rende di per sé la missione estremamente improbabile.

In pratica, il riutilizzo di un nucleo nucleare sarebbe un’ipotesi estremamente remota per ragioni tecniche, ma è fattibile, o almeno è così che probabilmente verrebbe presentata la vicenda per ottenere il massimo “effetto” a posteriori.

Conclusione: è altamente improbabile che un vero e proprio attacco sferrato da un B-2 armato con la B61-11 abbia successo, date le scarse probabilità che l’Iran accetti di subire un attacco nucleare, anche se in passato avrebbe potuto acconsentire ad una serie di attacchi convenzionali di minore entità. Pertanto, l’Iran sarebbe in allerta e saprebbe esattamente dove aspettarsi il grande B-2, poiché l’aereo dovrebbe sorvolare direttamente la Pickaxe Mountain, fornendo all’Iran un corridoio aereo preciso da sorvegliare con tutte le risorse di difesa aerea conosciute.

Anche se il B-2 fosse davvero così invisibile come pubblicizzato, la sua invisibilità è pensata per funzionare solo fino ad una certa distanza, e non “a bruciapelo”, mentre vola a pochi chilometri da un determinato sistema radar. A circa 20 km e meno, non sarà più “invisibile” e potrà essere rilevato praticamente da qualsiasi radar. Questo non sarebbe un problema così grave se l’attacco venisse sferrato contro obiettivi a sorpresa, dove il corridoio aereo non sarebbe conosciuto in anticipo e l’Iran non sarebbe in grado di posizionare i radar lungo la sua probabile rotta di volo. Ma, dato che l’Iran conosce l’obiettivo preciso degli Stati Uniti, sarebbe elementare dislocare i radar intorno alla Pickaxe, intrappolando di fatto il B-2 in una “killbox”.

In secondo luogo, nello spazio aereo direttamente sopra la montagna potrebbero essere impiegati tutti i tipi di mezzi – a infrarossi, acustici, visivi – in grado di rilevare l’avvicinarsi di un oggetto massiccio delle dimensioni di un 747, anche se, ovviamente, la missione verrebbe probabilmente condotta di notte, rendendo molto più difficile l’identificazione visiva all’altitudine massima di volo del B-2, pari a 40-50k piedi.

Sebbene i B-2 siano stati progettati per volare a bassa quota “sotto il radar” quando assolutamente necessario per la penetrazione, ciò non funzionerebbe per scopi nucleari, poiché per ovvie ragioni sarebbe necessaria la massima altitudine per sganciare un ordigno nucleare, a meno che non si tratti di una missione suicida; tuttavia, va menzionato che la B61 dispone di una modalità "laydown" che consente lo sgancio da un’altezza minima di 15 metri dal suolo, dopodiché la bomba “si adagia” a terra tramite un paracadute, per poi esplodere in un secondo momento secondo un timer preimpostato. Tuttavia, questa modalità non le conferisce una capacità di “penetrazione”, poiché si limiterebbe a posarsi sulla superficie senza penetrare nel terreno stesso.

Passiamo ora all’unica altra opzione nucleare: la variante B61-12.

Questa variante è molto più piccola della B61-11: la B61-12 pesa 825 libbre (~375 kg) contro le ~1.200 libbre della B61-11.

Le sue dimensioni ridotte comportano una potenza nucleare molto inferiore, fino a 50 chilotoni, sebbene sia programmabile per valori ancora più bassi. Le dimensioni consentono inoltre il suo impiego da parte dell’F-15E, dell’F-16 e dell’F-35A, che sono gli unici velivoli statunitensi certificati per trasportarla.

Possiamo escludere l’F-15E e l’F-16 poiché non sono velivoli stealth, e l’F-16 probabilmente non avrebbe comunque il raggio d’azione necessario per raggiungere la montagna.

Rimane quindi solo l’F-35A. Il problema è che l’F-35A è la variante convenzionale da terra: non è in grado di decollare da una portaerei come l’F-35C, né può decollare verticalmente con il sistema VTOL come l’F-35B. Si tratta di una distinzione fondamentale, poiché significa che l’unico F-35 in grado di trasportare l’armamento nucleare necessario non può essere lanciato da una nave nelle vicinanze dell’Iran. Ciò significa che il raggio di volo in combattimento gioca un ruolo fondamentale nella plausibilità di questa missione.

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Prova di lancio della B61-12 da un F-35A.

Ci sono solo due possibilità: l’F-35A dovrebbe decollare da una base regionale, Al Udeid in Qatar, Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti o la ben più lontana Prince Sultan in Arabia Saudita.

Al Udeid e Al Dhafra distano rispettivamente 960 km e 1.090 km dalla Pickaxe Mountain:

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Senza serbatoi esterni, che ovviamente comprometterebbero le capacità stealth del velivolo, secondo quanto riferito, l’F-35A ha un raggio d’azione di oltre 1.200 km, il che significa che dovrebbe essere in grado di percorrere 1.200 km per svolgere la propria missione e poi tornare indietro per altri 1.200 km. Questo lo colloca appena entro il raggio d’azione di queste basi, anche se è discutibile quanto “margine” rimarrebbe, anche presupponendo che l’aereo voli lungo una traiettoria diretta e rettilinea. Non è l’ipotesi migliore da formulare, soprattutto alla luce delle voci secondo cui in precedenza i B-2 sarebbero arrivati da nord, dal Mar Caspio, per eludere le installazioni radar e della difesa aerea iraniane più attive, che sono naturalmente situate più vicino ai confini occidentali dell’Iran, nei pressi del Golfo Persico.

L’F-35A potrebbe anche decollare dalla base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, molto più distante, e sorvolare l’Iraq per entrare dall’Iran occidentale. Ciò lo collocherebbe sicuramente fuori portata, ma potrebbe ricevere un rifornimento in volo in Iraq appena prima di entrare in Iran.

Quindi, è tecnicamente fattibile? Forse. Ma ecco il problema: Come abbiamo affermato all’inizio, la B61-12 non è una bomba a penetrazione come la ben più B61-11 rinforzata trasportata dal B-2 Spirit. L’unica bomba ufficiale “nuclear bunker buster” è la B61-11. Ciò renderebbe la variante a potenza inferiore trasportata dall’F-35A, che non è nemmeno in grado di penetrare un terreno duro, probabilmente inutile per questa particolare missione.

Ciò è particolarmente vero se si considera che gli esperti mettono in dubbio persino la capacità della B61-11 di danneggiare in modo significativo le strutture situate sotto lo spesso strato di granito della Pickaxe Mountain, e questa variante è stata progettata proprio per questo scopo. Ciò significa che la B61-12, molto più debole, trasportata dall’F-35A non sarebbe certamente all’altezza del compito, nonostante l’F-35A abbia presumibilmente maggiori possibilità di penetrare effettivamente nello spazio aereo iraniano, date la sua tecnologia stealth molto più avanzata, le dimensioni molto più ridotte, le migliori capacità difensive, evasive e di disturbo, ecc.

Il rischio in questo caso è enorme: immaginate di lanciare una bomba nucleare in combattimento reale per la prima volta dal 1945 solo per scoprire che non funziona, con il risultato di una missione fallita. Sarebbe un disastro senza precedenti.

Al contrario, la missione del B-2 è irta di rischi ancora maggiori: un’elevata probabilità di essere abbattuto, il che consegnerebbe una testata nucleare attiva all’Iran.

Forse vi starete chiedendo: non ci sono altre opzioni?

Dopo aver ritirato tutti gli altri missili da crociera a capacità nucleare, in particolare a seguito dei trattati con la Russia, gli Stati Uniti dispongono ormai nel proprio arsenale solo del missile da crociera a capacità nucleare AGM-86B. Esso trasporta una testata derivata dalla B61 e ha una gittata tale da poter raggiungere la Pickaxe da ben oltre il confine iraniano.

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I problemi, tuttavia, sono molti:

1. Non si tratta di un missile bunker buster e la sua efficacia sarebbe discutibile

2. Si tratta di un vecchio missile subsonico non stealth risalente ai primi anni ’80

Vecchio, lento e con un’enorme sezione radar: ciò significa essenzialmente che il missile sarebbe estremamente facile da tracciare e abbattere, soprattutto considerando che l’Iran ha dimostrato la capacità di abbattere missili ben più avanzati e stealth lanciati da Israele e dagli Stati Uniti, come lo JASSM-ER.

Un rischio del genere sarebbe insostenibile, poiché, ancora una volta, metterebbe potenzialmente una testata nucleare a disposizione dell’Iran. Bisogna comprendere che una missione nucleare è ben diversa da un normale pacchetto di attacchi, in cui nel calcolo è inclusa una certa percentuale di fallimenti o abbattimenti accettabili. In una missione nucleare, la probabilità di successo deve essere vicina al 100%, poiché le conseguenze di un fallimento sarebbero troppo gravi.

Ciò lascia come unica altra opzione il lancio di un missile balistico intercontinentale (ICBM, Minuteman III) o di un missile balistico lanciato da sottomarino (SLBM, Trident II), ma questa è ovviamente insostenibile per ragioni che abbiamo già trattato qui molte volte. Il lancio di un ICBM potrebbe avere conseguenze globali catastrofiche, poiché la Russia o la Cina, con i loro sistemi satellitari di allerta precoce, potrebbero supporre che gli Stati Uniti stiano sferrando un primo attacco nucleare, e ciò comporterebbe il rischio di uno scambio nucleare reciproco che potrebbe porre fine alla vita sulla Terra. Possiamo solo sperare che nemmeno Trump sia così folle.

E, anche così, la maggior parte dei missili balistici intercontinentali (ICBM) è progettata per esplodere in atmosfera, il che lascerebbe comunque la montagna intatta.

Per concludere, possiamo affermare che l’ipotesi più realistica sarebbe quella di una missione con un B-2, semplicemente perché è in grado di trasportare le munizioni anti-bunker più grandi e più adatte allo scopo. Per ridurre il rischio che un B-2 venga abbattuto volando direttamente sopra un sito che l’Iran sa essere l’obiettivo, probabilmente si dovrebbe trasformarla in un’operazione su vasta scala che includa ogni tipo di velivolo di supporto, in particolare gli F-35 per effettuare operazioni di disturbo e SEAD [Suppression of Enemy Air Defenses], al fine di garantire ai B-2 un corridoio di sopravvivenza. Una missione del genere comporterebbe gravi rischi, ma molti sostengono che sarebbe già stata portata a termine con successo durante l’operazione “Midnight Hammer”, a seconda della propria posizione sul fatto che tale operazione fosse o meno una messinscena concordata.

Non abbiamo altra scelta che considerarla una missione altamente improbabile, ma non si può mai prendere sottogamba il fanatico “Dipartimento della Guerra” guidato da Hegseth.

Ciononostante, se Trump dovesse anche solo tentare un simile attacco, si aprirebbe un vero e proprio vaso di Pandora che fornirebbe agli estremisti russi la giustificazione di cui hanno tanto bisogno per sferrare un attacco nucleare contro l’Ucraina, e lo stesso vale per India e Pakistan. In seguito, lo stesso Iran avvierebbe quasi certamente un vero e proprio programma di armi nucleari per difendersi in futuro, innescando una reazione a catena dalle conseguenze catastrofiche.

Simplicius

Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/tucker-carlson-claims-trump-planning
03.11.2026
Scelto e pubblicato da Markus


Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. Dario Lampa 4 novembre 2026

      Che alla guida degli USA ci fossero dei folli in preda alla "sindrome d'onnipotenza" è oramai assodato.
      Ma ora che il partito del "Buffone a stelle e striscie" ha perso sia il senato che la camera dei deputati ci penserà ancora , il Buffone , a scatenare un olocausto nucleare?
      In verità non mi fiderei nemmeno dei democratici i quali insieme ai repubblicani sono le due facce della stessa medaglia: il sistema liberal-capitalista.

    1. PietroGE 4 novembre 2026

      Queste discussioni lasciano il tempo che trovano dopo la batosta elettorale delle elezioni di Mid Term. Trump è con l'acqua alla gola per diverse ragioni : 1) I democratici hanno già nel cassetto inchieste sugli arricchimenti personali del presidente e della sua famiglia e inoltre controlleranno la pubblicazione dei files Epstein 2) La vita politica americana guarda già alle elezioni presidenziali del 2028 e senatori e congressisti sono ovviamente più attaccati alla poltrona che al MAGA o al presidente. Per riuscire nell'impeachment i democratici avrebbero bisogno del voto favorevole di una ventina di senatori repubblicani . Difficile ma non impossibile. 3) La lobby ebraica che controlla la vita politica ( e la politica estera ) americana cercherà di orientarsi verso i democratici per preservare gli interessi di Israele e dell'ebraismo, possibilmente scaricando Trump e Netanyahu. 4) Stati che non votavano dem da 50 e più anni non sono diventati democratici nel giro di una notte, il voto è stato un referendum contro Trump, e lui e i suoi sponsor lo sanno benissimo. 5) Se ha un minimo di (furbizia e) spazio di manovra dai ricatti di Netanyahu chiude la guerra contro l'Iran il prima possibile, fa un rimpasto di governo per escludere tutti quelli che sono a rischio di inchieste e tira a campare per altri due anni cercando di evitare l'impeachment.
      Per quanto riguarda le armi atomiche, chi spinge ad usarle contro l'Iran è Netanyahu, i militari americani sono sempre stati contrari alla guerra. Da notare che gli USA hanno testate atomiche tattiche per teatri di guerra lontani dai loro confini. Non sono così scemi, come (vorrebbero fare) i russi, da usarle ai loro confini con il rischio di contaminare il loro stesso territorio. Putin dovrebbe fare come Trump e chiudere la guerra in Ucraina il prima possibile.

    2. oriundo2006 4 novembre 2026

      Pietro, sei troppo ottimista. L' Agenda ha da esser implementata con o senza Trump. Gli USA devono ritornare ad essere i primi in tutto. La Piramide deve imporsi sul resto del mondo. Costi quello che costi.
      Piuttosto nessuno ha notato quanto Trump sia solo negli ultimi tempi. Settori importanti della sua amministrazione hanno dato le dimissioni oppure sono silenti, come il vice Vance. I falchi parlano al Congresso, al 'deep, ma non parlano al loro Presidente. Si può ragionevolmente pensare che l' intera politica ufficiale di Donald sia giunta al suo momento finale. Ma esiste una sotto-politica poco detectata e solo complottisti inveterati riescono ( forse ) ad individuarla.
      Proviamoci.
      Questa ha perno in una unanimità di vedute con settori russi. E ha una motivazione di fondo: come liberarsi della ipoteca sionista che ha colonizzato i gangli fondamentali degli USA. Come far sì che il medio oriente riacquisti una sua stabilità politica estromettendo i falchi israeliani. Depotenziare la colonia talmudica in Europa. Come fare ? Lasciando loro briglia sciolta. Facendo loro credere che gli USA sono sempre al loro servizio, pardon al loro fianco. Prima o poi si impiccheranno con le loro stesse mani. Tipo finora quanto è successo con l' Iran. Cioè sporcarsi le mani in una guerra ingiusta per metterli di fronte alle loro terribili responsabilità.
      Piano ambizioso con pochi precedenti nella storia USA...tranne che per i presidenti che sono stati ammazzati.
      A me ricorda molto papa Ciccio. Anche lui ha tentato di dire e fare cose extravaganti. Estranee a dogmi consolidati. Anche lui con ha fallito in quanto era in patente contraddizione col vaticano, il cui motto fondamentale è: i papi passano. La struttura di potere resta invariata. I dogmi servono a questo.
      Non è stato capito. Trump neppure. Hanno costretto alla dimissioni i suoi collaboratori originari. Lo hanno isolato. E questo precede la sua eliminazione. Prima politica poi reale.

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