Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
Immaginate di attraversare una valle alpina in Piemonte. Il cartello dice Varallo Sesia, poi, più avanti, una scritta che vi fa fermare: Nuova Gerusalemme. Siete in provincia di Vercelli, a 800 metri di quota, tra i boschi e le baite in pietra. Proseguite. Incontrate una donna che porta i bambini a scuola. Le chiedete dove siete. Vi risponde in ebraico.
Adesso immaginate un'altra valle. Questa è a Rafah. La donna porta i bambini in una tenda, attraversando un campo dove c'è solo distruzione ed edifici crollati. La prima valle si chiama Valsesia. La seconda si chiama Gaza.
In Valsesia vivono oltre 80 famiglie israeliane circa 250 persone tra Borgosesia, Varallo, Cravagliana, Civiasco, Balmuccia, Scopello e Rimasco. Oltre 70 bambini a scuola, 3 medici già inseriti nel sistema sanitario piemontese. Il numero è destinato ad aumentare: si stima che circa 11.000 israeliani stiano valutando concretamente il trasferimento.
La stampa li chiama "in fuga". La Stampa ha scritto "quaranta famiglie in fuga da Israele accolte in Valsesia". Mosaico CEM: "la nuova casa degli israeliani in fuga dal conflitto". Il Politico Web: "ottanta famiglie in fuga da un conflitto senza fine".
"In fuga" è una parola che evoca l'urgenza di chi scappa e chiude ogni possibile dibattito. Solo che come si può definire fuga comprare una comoda casa tra le montagne lavorando a distanza, e con la possibilità di ritornare quando si vuole nel paese di origine?
Il Progetto Baita
Tutto ciò è stato possibile grazie al Progetto Baita che nasce come Associazione di Promozione Sociale, con lo scopo di accompagnare passo passo le famiglie che vogliono trasferirsi in Valsesia. Il nome unisce l'ebraico bàyit — casa — e Ita — Italia. Casa in Italia.
Il fondatore è Ugo Luzzati, 64 anni, nato a Genova, cresciuto in Italia, dove ha studiato. Poi è emigrato in Israele, dove ha vissuto per 38 anni, ha sposato una donna israeliana e ha avuto cinque figli. Ha un'azienda in Israele. Per anni è tornato in Valsesia in vacanza, con la famiglia. Poi si è stabilito in Italia dopo che a suo dire "Il mio Paese è cambiato, qualcosa si è rotto. La riforma giudiziaria del 2023 ha spaccato Israele". (non per l'invasione della Palestina).
L'idea è nata da una conversazione con una maestra locale, preoccupata per le classi vuote. "In quel momento ho avuto un'illuminazione: portiamo le famiglie israeliane in Valsesia", racconta Luzzati. L'idea nasce nell'autunno 2022. Il 16 maggio 2023 nasce il gruppo Facebook "Vita in Valsesia", in italiano ed ebraico. Il 16 agosto 2023 l'APS viene iscritta al RUNTS, con sede a Vocca, via Sassiglioni. A novembre 2023 (appena dopo il 7 ottobre) il progetto si attiva a pieno regime.
Il flusso si accelera dopo l'ottobre 2023. Entro la fine del 2024, più di 80 famiglie si sono trasferite. Il vicepresidente è Gianni Tognotti, ex sindaco di Rimasco. Il ruolo del Progetto Baita, nelle parole di Tognotti: "Abbiamo semplicemente fatto incontrare due bisogni: una popolazione straniera che cerca un luogo di pace e il bisogno della Valsesia di rinascere". C'è un dettaglio che merita attenzione. La data di iscrizione al RUNTS — 16 agosto 2023 — precede il 7 ottobre: il progetto esiste prima della guerra.
La guerra lo accelera, non lo genera.
Ma la sede è a Vocca, non a Varallo e il sito dell'associazione è baita.kdo.co. ha un dominio israeliano, hostato in Israele, redatto in ebraico. I cittadini valsesiani che vorrebbero verificare l'attività dell'ente, leggere lo statuto, consultare il bilancio, trovano un sito in una lingua che non parlano, su un server che non è in Italia.
La trasparenza esiste sulla carta: l'APS è nel RUNTS, lo statuto è depositato. Ma nella pratica, per un cittadino di Cravagliana o di Rimasco, l'associazione è un'entità distante: sede a Vocca, sito in ebraico, dominio israeliano, e un flusso di 80 famiglie che arriva nella sua valle. La distanza tra il registro e la valle è la distanza tra la trasparenza formale e la trasparenza reale.
E c'è un ultimo dettaglio. Una APS, per legge, è decommercializzata sulle attività verso i soci in quanto è esente da IRES e IVA. I servizi che il Progetto Baita offre ai soci, consulenza burocratica, ricerca casa, riconoscimento titoli, scuola di italiano, sono fiscalmente esenti, mentre un'agenzia immobiliare privata che fa le stesse cose paga IVA al 22% e IRES al 24%. La sede operativa dell'APS è di fatto un un'agenzia immobiliare, un tempo della moglie del signor Gianni Tognotti, vicepresidente del Progetto Baita, che è stata rilevata da una israeliana con il compito di accompagnare e assistere le famiglie israeliane.
La domanda è semplice: un'APS che accompagna famiglie nel trasferimento, ha la sede in un'agenzia immobiliare poi rilevata da una sua iscritta, e vende ai suoi membri è un'associazione di promozione sociale, o è un'operazione immobiliare con la forma giuridica di un'APS?
La differenza sta nelle tasse.
"In fuga"? Dipende da cosa fuggono
Il rifugiato palestinese di Gaza ha una tenda e un confine chiuso. La parola "profughi" è riservata a lui.
A maggio 2026 la comunità di Varallo e dell'alta Valsesia si è mobilitata per dare ospitalità a una famiglia palestinese in fuga dalla guerra a Gaza: padre, madre e cinque figli adolescenti, che vivono da oltre un anno in una tenda dopo la distruzione della loro casa e della farmacia di famiglia. I piani di accoglienza erano già pronti: abitazione disponibile, copertura delle spese, inserimento immediato dei cinque figli nelle scuole locali con corsi di italiano, cure sanitarie e psicologiche per affrontare i traumi bellici. Ferruccio Baravelli, tra i promotori dell'iniziativa, ha sottolineato come si tratti di un'accoglienza "vera, regolare e sostenibile", chiedendo al sistema di superare le lungaggini burocratiche per facilitare l'integrazione.
L'ostacolo non è la volontà della comunità che accoglie apertamente fornendo tutto il supporto necessario: alloggio, percorsi di integrazione. L'ostacolo è il visto umanitario, mai rilasciato dal Ministero degli Esteri, così a luglio 2026 questa famiglia si è vista negare il visto per l'Italia. Il problema è strutturale: da Gaza non si può uscire senza autorizzazioni specifiche, e il sistema dei visti tratta i palestinesi come una categoria separata, senza alcun diritto, e forse allungando di proposito i tempi di valutazione. Attualmente quella famiglia è rimasta intrappolata a Gaza, sotto le bombe.
NotiziaOggi li ha chiamati "sette profughi in fuga dalla guerra". Profughi. Con lo status giuridico, con la porta chiusa alle spalle. Profughi che sono rimasti lì, sotto le bombe, perché un visto non è arrivato, per loro la "fuga dalla guerra" non è possibile.
Queste famiglie israeliane hanno il passaporto israeliano, mantengono la cittadinanza e possono tornare a Tel Aviv quando vogliono, ma non è l'unico passaporto che hanno. Molti di loro sono anche cittadini europei, ereditato da qualche nonno romeno, polacco, lituano, austriaco, tedesco. È questo secondo passaporto che rende possibile l'intero meccanismo. Con esso si trasferiscono in Italia con un semplice volo, acquistano un immobile, iscrivono i figli a scuola, accedono al bando "Residenzialità in Montagna" della Regione Piemonte, al Sismabonus, al bonus ristrutturazione. Il passaporto europeo è la chiave che apre la porta. Il passaporto israeliano è la chiave che permette di tornare.
E per chi il secondo passaporto non ce l'ha? La soluzione c'è. Come riporta La Voce della Montagna (dicembre 2025): "Ci sono poi famiglie che, avendo solo il passaporto israeliano, hanno ottenuto la protezione internazionale sussidiaria quali rifugiati dopo lo scoppio della guerra che è seguita alla tragedia del 7 ottobre."
Qui l'assurdità diventa visibile. La protezione sussidiaria, prevista dall'articolo 14 del D.Lgs. 251/2007, è concessa a chi corre "il rischio effettivo di subire un grave danno" nel Paese d'origine, tra cui "il pericolo di morte a causa di un conflitto armato in corso". Un cittadino israeliano, cittadino di uno Stato con il terzo esercito al mondo, alleato della NATO, con una flotta aerea tra le più potenti del pianeta, viene riconosciuto come rifugiato in Italia. Il palestinese di Gaza, che vive letteralmente sotto un conflitto armato in corso, con un esercito che lo bombarda ogni giorno, prigioniero nel suo territorio occupato dagli israeliani, non esiste via di uscita e nessuna possibilità di usufruire della protezione internazionale in qualità di rifugiato.
Due chiavi, due direzioni, zero vincoli, per chi ha il doppio passaporto, e se si ha solo quello israeliano: la chiave è il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria, che dà diritto al lavoro, allo studio, e dopo 10 anni alla cittadinanza italiana.
È qui che la parola "in fuga" crolla del tutto. Chi fugge ha una direzione: via. Chi ha due passaporti o un passaporto e un permesso di soggiorno per rifugiati ha due direzioni: via e ritorno. E mentre è "via", sfrutta il sistema di incentivi del Paese che lo accoglie, lavora per l'economia del Paese da cui dice di fuggire, e mantiene la cittadinanza di entrambi. È un cittadino a doppio titolo che ha scelto il punto geografico più conveniente per massimizzare il proprio vantaggio.
Il profugo palestinese ha un confine chiuso e nessun passaporto che si apre. La differenza non è di volontà, è di strumento. Uno ha due chiavi. L'altro non ha nemmeno una serratura.
E la contraddizione è esplicitata dallo stesso Ugo Luzzati, fondatore del Progetto Baita: come riporta L'Indipendente (20 giugno 2026), "molti continuano a lavorare in Israele (e con la sua economia di guerra) da casa, sulle montagne piemontesi, in smart working".
Luzzati va oltre: "Pensiamo a un polo accademico che si occupi di cyber security e Intelligenza artificiale, campi in cui noi israeliani siamo fortissimi".
Il settore della sicurezza e della difesa tecnologica, con la sua competenza e il suo capitale, insieme alle università più prestigiose del Paese, forma un sistema unificato con lo Stato. È il meccanismo che viene descritto come quello dell'apartheid e della pulizia etnica e ora quel meccanismo ha un ufficio in Valsesia, con vista sulle Alpi.
"In fuga" descrive un'azione. "Profugo" descrive uno status. Lo status di profugo implica che si è in uscita permanente. Gli israeliani hanno un'uscita e un rientro. I palestinesi non hanno nessuna uscita.
La fuga che dichiarano è una fuga selettiva: fuggono dai razzi, non dalla democrazia che li lancia. Sono in vacanza permanente con stipendio.
Perché la stampa li chiama "in fuga"? Perché spinge il lettore verso un sentimento di vicinanza a uno stato di difficoltà, e in tal modo chiude ogni possibile dibattito. "Fuggiti dalla guerra" è una frase che ammette poche repliche. "Ricollocati che lavorano per l'economia di guerra da un chalet in Piemonte" è una frase che lo apre. Chi è "in fuga" si accoglie. Chi è ricollocato si regola.
Perché gli italiani sono scappati
Sono già due secoli che la Valsesia si svuota. 29 comuni, 857 km², 52.300 abitanti nel 2020. In alta valle, secondo il censimento 2021, oltre l'80% delle abitazioni è stabilmente disoccupato. In tutta la zona la percentuale è del 46%. Il caso estremo è Campello, frazione di Rimasco: 29 abitanti nel 1959, 7 nel 1969, spopolato dal 1972.
Le cause? Principalmente l'assenza di lavoro qualificato, servizi carenti, trasporti insufficienti, l'impossibilità economica per poter comprare uno chalet e lavorare da casa.
Le famiglie israeliane aggirano queste cause. Hanno i soldi, le competenze, la rete.
La domanda da porsi è: lo Stato italiano sta pagando queste famiglie per venire? La risposta è: indirettamente, sì. Il quadro di agevolazioni che possono sfruttare è ampio e merita di essere esposto con precisione.
Il bando "Residenzialità in Montagna" della Regione Piemonte prevede un contributo a fondo perduto che copre fino al 50% delle spese ammissibili per l'acquisto o il recupero di un immobile da destinare a prima abitazione in un comune montano piemontese sotto i 5.000 abitanti.
La Legge 131/2025 — la cosiddetta "Legge Montagna" — pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre 2025, prevede un pacchetto di incentivi: un esonero contributivo per le imprese che assumono in smart working lavoratori under 41 che trasferiscono la residenza in un comune montano sotto i 5.000 abitanti, un bonus natalità per ogni figlio nato o adottato nei comuni montani sotto i 5.000 abitanti, e incentivi per le scuole di montagna. Il vincolo dei 41 anni è quello che colpisce: le famiglie più giovani, proprio il profilo di chi arriva in Valsesia, sono le prime interessate.
A questi si aggiungono il bonus ristrutturazione, con una detrazione del 50% sulla spesa, e il Sismabonus, che arriva all'110% per gli interventi di messa in sicurezza sismica. In una valle di case walser del Settecento e dell'Ottocento, questi bonus sono determinanti.
A giugno 2026 la Regione Piemonte ha destinato fondi alle nuove aree interne della Valsesia e delle Terre del Giarolo: sanità, scuola, trasporti, turismo, welfare, imprese agricole. Il fatto che la Valsesia sia stata classificata come "area interna" , una delle aree del Paese dove l'accesso ai servizi è più difficile, significa che ogni euro speso lì ha un moltiplicatore politico e sociale.
Infine, il riconoscimento dei titoli di studio: semplificato tramite atti notarili e il supporto delle ambasciate.
E per chi non ha il passaporto europeo: la protezione sussidiaria, che dà diritto al lavoro, allo studio, all'assistenza sanitaria, e dopo 10 anni alla cittadinanza italiana.
Questi incentivi sono stati pensati per chiunque si trasferisca in montagna, ma il fatto che un gruppo omogeneo, finanziariamente solido e culturalmente marcato li stia sfruttando in modo concentrato cambia la natura del fenomeno. È un pattern di insediamento che sfrutta una politica pubblica generica e il fatto che questo "chiunque" sia, in pratica, un cittadino europeo con un secondo passaporto israeliano e uno stipendio pagato da Tel Aviv oppure un cittadino israeliano con un permesso di soggiorno per rifugiati trasforma l'operazione in un arbitraggio geografico: si sfrutta il sistema di incentivi di un Paese per ridurre i costi della vita, mantenendo intatti i legami economici con un altro. Il contrasto è brutale: il profugo palestinese non ha nessun diritto, nemmeno quello di esistere..
Le 80 famiglie hanno portato oltre 70 bambini in età scolastica, evitando la chiusura di sezioni e l'accorpamento di sedi. Per una valle di 52.000 abitanti in calo, è un numero che cambia la traiettoria.
Le case in pietra acquistate e ristrutturate riattivano una filiera di edilizia, artigianato e servizi locali. Ogni baita rimessa in piedi significa lavoro per muratori, idraulici e falegnami del posto.
Tre medici israeliani coprono già i posti vacanti nell'ospedale di Borgosesia, rimasto deserto per anni. In una valle dove il medico di base è un lusso.
I bambini vanno a scuola con gli altri. I sindaci dei comuni coinvolti accolgono. Luzzati stesso precisa: "per la gran parte, non sono nemmeno praticanti dal punto di vista religioso". Come se questa affermazione fosse un punto a loro favore, mentre si conoscono benissimo le cause dell'aggressione, che sono motivate da fattori geopolitici e non certo da fattori legati alla religione.
L'asimmetria è radicale. Uno stesso conflitto produce, da un lato, una ricollocazione privilegiata verso le Alpi piemontesi, dall'altro, un assedio senza via d'uscita. Il profugo palestinese è fortunato se ha solo una tenda.
Lo smart working per l'economia di guerra è il punto più tagliente. Sono ricollocati. Mantengono intatti i legami economici con un Paese in guerra. La Valsesia rischia di diventare un remote office montano di Israele.
La cosiddetta retorica della "colonia": il volantino del 18 luglio 2026 dice "Non vogliamo diventare come Gaza". È, nel suo contenuto, un errore logico? Forse. Ma il fatto che esista, e che trovi un pubblico, dice qualcosa sulla temperatura politica. E c'è un elemento che la rende meno assurda di quanto sembri: si tratta di una ricollocazione selettiva, della classe media-alta. Sono arrivati i più istruiti, i più ricchi, i più connessi. I più vulnerabili sono rimasti, coloro che protestano sono puniti e considerati traditori.
La violenza antisemita, infine. Il 18 giugno 2026 il sindaco Pietro Bondetti ha ricevuto una busta gialla con un proiettile calibro 40 Smith & Wesson e una lettera scritta con un normografo: "Fuck Israel. Non permetteremo il trasferimento di altre famiglie di macellai nazi sionisti. Questo è l'unico avviso prima di cominciare a sparare." Firmata: "Movimento Anti Sionista". Il 9 luglio, una seconda mail di minacce, in inglese, con riferimento esplicito al proiettile. La Procura di Vercelli ha aperto un fascicolo, poi trasmesso alla DDA di Torino.
La critica politica al Progetto Baita è legittima. La minaccia di morte a un sindaco perché accoglie famiglie è un reato. Ma questo fa notizia sui Media e condiziona l'opinione pubblica.
Chi ha soldi conquista?
La tentazione è di ridurla a una formula: chi ha soldi conquista, chi non ne ha è emarginato e abbandona la propria terra. Ha un nucleo vero, ma forse lo semplifica troppo.
"Conquista" implica espulsione. Qui c'è un vuoto che si riempie. Le case in pietra a Cravagliana erano vuote da vent'anni. Ma questo vuoto, se viene riempito e diventa un pieno insostenibile?
Se consideriamo che 11.000 israeliani stanno valutando il trasferimento, o se anche fossero solo 3.000 in un decennio, sono il 5,7% di una valle in calo. È un fatto che si può ignorare a proprio rischio.
La domanda che ci dobbiamo porre: la Valsesia resterà una valle italiana, o diventerà una valle con una comunità israeliana?
La storia insegna che le diaspore non restano diaspore: restano finché sono piccole, finché sono invisibili, finché il territorio le contiene. Poi crescono. E quando crescono, il territorio non le contiene più.
Il modello da esportare
E qui viene il punto. La Valsesia è diventata un modello.
Da quando è nato il gruppo Facebook privato "Vita in Valsesia", in italiano e in ebraico si sono iscritti oltre 11.000 membri ed è diventato il motore del progetto: chi vuole trasferirsi, chi valuta, chi è già arrivato, si incontra lì. Un gruppo bilingue, privato, con un nome che suona come una guida turistica. "Vita in Valsesia". Come "Vita a Milano". Come "Vita a Roma". Solo che la vita in questione è quella di una comunità che si organizza in due lingue, in una valle di 52.000 persone.
Luzzati lo dice apertamente: "In una cittadina non lontana da Berlino sono molto interessati a capire i metodi per attrarre popolazione: è un piccolo centro che si sta spopolando e pensano di poter imparare dalla nostra esperienza in Piemonte". Il "Modello Varallo" è già stato battezzato e messo in vetrina.
E il modello si sta espandendo. Come riporta Contropiano (settembre 2026): "Dalle vette alpine del Piemonte alle piane assolate del Salento, passando per le colline del Vercellese, della Basilicata e della Sardegna, capitali, aziende e cittadini israeliani stanno acquisendo fette crescenti di suolo e di risorse".
Nel Salento, l'imprenditrice israeliana Orit Lev Marom ha fondato a Lecce, nel febbraio 2024, la società immobiliare Coral 37, con l'obiettivo dichiarato — riportato anche da Repubblica (settembre 2025) — di "far nascere una comunità autosufficiente in cui le famiglie israeliane possano stabilirsi". A Lecce, Villa Indraccolo, edificio del tardo Ottocento, è stata acquistata da un giovane operatore finanziario israeliano nel 2024, con l'intenzione di convertirla in boutique hotel.
Civico20 (ottobre 2026) lo dice senza mezzi termini: "Così com'è successo in Palestina nel 1948 e a Cipro nel 2021, anche in Italia gruppi di famiglie israeliane hanno acquistato immobili e terreni in territori dove si sono trasferiti a formare delle comunità chiuse, dei veri enclavi residenziali dotate di abitazioni, scuole e strutture sanitarie".
Il numero di israeliani in Italia è cresciuto enormemente dopo il 7 ottobre 2023. La Valsesia è il caso più visibile, ma è il caso più piccolo. Il pattern è lo stesso ovunque: si compra un edificio storico, si ristruttura, si iscrivono i figli a scuola. Si ripete. In Puglia, in Basilicata, in Sardegna, in Piemonte, Toscana.
E il modello si esporta anche all'estero: Berlino, secondo Luzzati, vuole "imparare dalla nostra esperienza in Piemonte".
"Appena l'hanno vista, se ne sono innamorati"
C'è una frase che ricorre nei racconti delle famiglie israeliane arrivate in Valsesia: "Appena abbiamo visto la valle, ci siamo innamorati". La valle che si svuota da due secoli, che ha l'80% delle case vuote, che i suoi figli hanno abbandonato, per necessità non certo perché non amano la loro terra, diventa, in un istante, un luogo d'amore. Un luogo che qualcuno ha trovato, ha amato, e ha deciso di prendere.
La stessa frase l'ha usata Ivanka Trump per l'Albania. Nel 2021, a bordo dello yacht di un amico, si è fermata per un bagno al largo della costa adriatica. Ha nuotato fino all'isola di Sazan, ha fatto un'escursione a piedi nudi fino alla cima, e ha detto: "We were just captivated". Si era innamorata.
Poi è successo quello che è successo in Valsesia, ma in scala da 1,4 miliardi di euro: il governo albanese ha concesso lo status di "investitore strategico", ha approvato il progetto, e ha iniziato a costruire. I flaminghi di Zvernec, gli abitanti del posto, i documenti di proprietà delle famiglie albanesi che risalgono al 1933: tutto è diventato un dettaglio. La "Flamingo Revolution" è scoppiata nel giugno 2026: le proteste più grandi in Albania da quando è caduto il comunismo.
Il pattern è identico. Una classe agiata di un Paese potente "si innamora" di un territorio periferico, in declino, abitato da persone che se ne stanno andando. Lo Stato locale, affamato di investimenti, apre la porta. E il territorio che non aveva chiesto di essere amato diventa un progetto.
La differenza tra la Valsesia e Sazan è di scala, non di struttura. In Valsesia si comprano case da 57.000 euro. A Sazan si compra un'isola da 1,4 miliardi. Ma il meccanismo è lo stesso: l'amore di chi ha i soldi apre ogni porta e il territorio diventa un oggetto da prendere.
E se fossero stati russi?
La domanda finale è la più semplice e la più scomoda.
Se al posto di 80 famiglie israeliane in fuga dalla guerra a Gaza ci fossero state 80 famiglie russe in fuga dalla guerra in Ucraina, famiglie ricche, laureate, con passaporto europeo ereditato da un nonno, e uno stipendio pagato da Mosca in smart working, sarebbero state accolte allo stesso modo?
I sindaci di Varallo e Borgosesia le avrebbero ricevute in municipio? La Regione Piemonte avrebbe attivato il bando "Residenzialità in Montagna" per loro? La stampa avrebbe scritto "quaranta famiglie in fuga da Russia accolte in Valsesia"? Il gruppo Facebook si sarebbe chiamato "Vita in Valsesia" in russo e in italiano? L'Ansa avrebbe titolato "Protesta contro russi in Valsesia, 'non vogliamo diventare come Ucraina'"?
La risposta è evidente. E il fatto che sia evidente dice tutto.
La differenza non è tra "fuggiti dalla guerra" e "ricollocati". La differenza è da quale guerra si fugge, e da quale Paese si viene. Fuggire da Gaza significa avere un confine chiuso e un visto che non arriva. Fuggire da Tel Aviv significa avere un passaporto europeo, un capitale, incentivi economici. Fuggire da Mosca significherebbe avere sanzioni e ostilità politica.
Lo Stato italiano non accoglie i profughi. Accoglie gli alleati. E la differenza tra un profugo e un alleato si misura in capitale investito.
La Valsesia è la dimostrazione che lo Stato italiano cede a chi ha più potere. L'israeliano in fuga è un investimento. Il profugo palestinese è un problema. L'ipocrisia è di chi accoglie. È di uno Stato che ha costruito una macchina per premiare chi è già ricco, e la chiama "solidarietà".
La valle che parla ebraico non è un rifugio. È una vacanza permanente con stipendio, e diventa il modello che si esporta.
Il quadro più ampio: gli investimenti israeliani in Italia
Il capitale israeliano in Italia è ormai diffuso in settori strategici che raramente appaiono. L'elenco che segue è quello che risulta dalla stampa e dai registri pubblici e non è esaustivo.
Immobiliare di lusso / alberghiero (gruppo Omnam – David Zisser)
Four Seasons Costa Merlata — Ostuni (BR) — resort 5★, ~100 mln €
Hotel Bauer — Venezia — hotel di lusso
Hotel — Lago di Como — hotel di lusso
Baccarat Hotel — Firenze — hotel di lusso
W Hotel — Roma — hotel di lussoImmobiliare residenziale
Progetto Baita — Valsesia (VC) — recupero case, 80+ famiglie trasferite
Coral 37 — Lecce/Salento — "Israeli Colony", immobiliare di lusso
Acquisti diffusi — Sicilia, Calabria, Sardegna, Marche, Umbria — case e borghiFarmaceutico
Teva Italia — Assago (MI) e territorio nazionale — farmaci equivalenti, biosimilari
Agrochimica
Adama Italia (già Makhteshim Agan) — Milano e territorio — prodotti per l'agricoltura
Difesa / aerospaziale (partnership Leonardo–Elbit Systems)
Heli-ClearVision — elicotteri Leonardo — sistemi di visione
Siluri per USV Seagull — co-sviluppo siluri leggeri
Device di puntamento US Army — joint venture Leonardo DRS–Elbit of AmericaEnergia / gas
EastMed-Poseidon — gasdotto Israele–Cipro–Grecia–Italia (approdo Calabria/Puglia)
GNL da giacimenti Leviathan/Tamar — rigassificatori italianiEnergie rinnovabili
Econergy Renewable Energy — Piemonte, Sardegna, Sicilia — fotovoltaico, eolico, accumuli, portafoglio ~2.500 MW; finanziamento UniCredit 58 M€ per 12 impianti (64,3 MW);
"Solar Park 3" a Biella negato nel settembre 2025 Enlight Renewable Energy — Puglia (Nardò: agrivoltaico 97-104 MW + BESS 1.254 MWh; Gravina: agrovoltaico 60 MW) e Basilicata (Montemilone: 20 MW); cinque società alla CCIAA di Milano; JV con Astrea Energia; impianto "Livia" (3,5 MW) in Lombardia in produzione da giugno 2026; portafoglio ~647 MW
Shikun & Binui Energy — Toscana (Roccastrada, GR: 36.000 pannelli su 25-30 ha, 20-22,5 MW; cinque società veicolo SPV Energy 2/3/4/E32/E33) — progetti siciliani archiviati
Ellomay Capital — Italia centro-meridionale — portafoglio fotovoltaico ~198 MW; PPA pluriennali con Statkraft (luglio 2025) su tre impianti operativi; cessione del 49% di parte del portafoglio a Clal Sunprime — fotovoltaico italiano (operatore minore)
Hi-tech / startup
Acceleratore Intesa Sanpaolo–Ambasciata Italia — Tel Aviv (Eilat Tech Center) — startup italiane in Israele
Leonardo–partnership Israel — cyber, difesa, AI
Digitouch hub — Milano — startup israeliane retail/e-commerce
Polo cybersecurity e AI — Valsesia — progetto annunciato da Progetto BaitaFinanza
ETF/fondi — Italia — Invesco Solar Energy, Global X Cybersecurity, L&G Cyber Security (esposizione indiretta ad asset israeliani)
Il dato che emerge non è quello di un'immigrazione, ma quello di un sistema. Farmaci, pesticidi, sistemi d'arma, gas, startup, hotel di lusso, borghi alpini. Non è un settore: è una presenza strutturale in ogni strato dell'economia italiana. La Valsesia è la punta più visibile perché è forse la più umana, famiglie, bambini, scuole, ma sotto la valle c'è un'infrastruttura economica che esiste ormai da decenni e il rischio che ne deriva non è solo quello di una valle che diventa israeliana è quello di un Paese che si è legato a un altro Paese in ogni settore strategico.
Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
01.11.2026
FONTI
RUNTS – Scheda ente "Progetto Baita" (APS, iscritta 16 agosto 2023, sede: Vocca, via Sassiglioni)
La voce della montagna: modello varallo
MOW – "Reportage dalla Valsesia" (luglio 2026)
Moked – "Famiglie israeliane tra le Alpi, il modello che sfida l'odio" (giugno 2026)
Mosaico CEM – "Valsesia, la Terra Promessa in provincia di Vercelli" (marzo 2025);
Business Online – "C'è una valle in Piemonte dove tutti parlano ebraico" (giugno 2026)
L'Indipendente – "Valsesia: la valle del Piemonte che sta diventando una colonia israeliana" (20 giugno 2026);
NotiziaOggi – "Siamo pieni di case vuote: in alta Valsesia si supera l'80 per cento" (febbraio 2024, dati censimento 2021)
Regione Piemonte – Bando "Residenzialità in montagna"
Legge 12 settembre 2025, n. 131 – "Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane"; Lavorosì – analisi della Legge 131/2025 (settembre 2025)
Regione Piemonte – "Quasi 23 milioni per le nuove aree interne Valsesia e Terre del Giarolo" (giugno 2026); ANSA (9 giugno 2026)
ANSA – "Protesta contro israeliani in Valsesia, 'non vogliamo diventare come Gaza'" (18 luglio 2026)
Italian Times – "Valsesia: The Italian Alpine Valley Turning Into an Israeli Colony" (giugno 2026)
La Stampa – "Busta con proiettile al sindaco di Varallo Bondetti" (19 giugno 2026); Repubblica – "Proiettile agli israeliani di Varallo: 'Via da queste valli o vi spariamo'" (19 giugno 2026)
La Stampa – "Dopo il proiettile una mail di minacce, il sindaco di Varallo Bondetti ancora nel mirino" (9 luglio 2026); Quotidiano Piemontese (9 luglio 2026)
Eurasia : Israele in Italia 2025
Notiziaoggi.it: Varallo si mobilita
Civico20 – Lo Stato Sionista alla conquista dell'Italia, nuova colonia israeliana" (8 ottobre 2026)
Don1952 2 novembre 2026
Metastasi del tumore del pianeta.