DA PARIGI A MILANO: INFILTRATI O AZIONI SPONTANEE?

DA PARIGI A MILANO: INFILTRATI O AZIONI SPONTANEE?


Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org


Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il ministro Crosetto e in Albania il presidente Rama, che ha accusato esplicitamente i soliti noti, Iran e Russia.

In effetti, la pratica di impiegare agenti provocatori è vecchissima, ne parla in diversi racconti anche Joseph Conrad, in particolare nell'"Agente segreto" (pubblicato nel 1907 ma ambientato nella Londra anarchica del 1894). Molti, in questi giorni, hanno rispolverato il presidente Cossiga e le sue dichiarazioni sull'opportunità di favorire la diffusione della violenza per poter poi avere la legittimazione ad una stretta repressiva su tutti quelli che fanno lotte sociali e politiche. Altri hanno ricordato l'impiego documentato di poliziotti travestiti da "compagni" nelle manifestazioni degli anni '70, come quando fu assassinata Giorgiana Masi. Dopo il Social Forum di Genova del 2001, dove fu ucciso Carlo Giuliani e molti partecipanti pacifici furono picchiati brutalmente dalla polizia alla Diaz, circolarono foto di incappucciati vestiti di nero, nascosti dietro ai furgoni della polizia. Infine, in questi giorni è circolato un video in cui si vedono, a Metz in Francia, tre o quattro giovanotti col viso mascherato e vestiti di nero, che ritornano fra le file dei poliziotti, dopo aver lanciato qualcosa contro qualcuno.

Detto questo, sarebbe un errore non considerare che, per scatenare azioni come quelle che abbiamo visto negli ultimi giorni in Italia e in Europa, non c'è bisogno di provocatori prezzolati dallo Stato. Diversi anni fa durante una manifestazione nazionale a Roma, ad un certo punto alcuni cordoni di black bloc si staccarono per andare a sfasciare alcune vetrine vicino a piazza Barberini, e subito un dirigente politico di un partito che non nomino disse: "Ecco, ci sono i poliziotti infiltrati travestiti da black bloc ". A me parvero dei poliziotti piuttosto strani, visto che, malgrado il travisamento si vedeva che molti erano ragazzini e ragazzine sotto i 18 anni.

Bisogna, quindi, distinguere. Alcune volte la violenza dei manifestanti è una reazione contro gli attacchi brutali della polizia, come quelli che ci sono stati in Francia durante le proteste degli studenti, alcuni dei quali sono stati feriti gravemente, finanche perdendo una mano o un occhio. Altre volte sono azioni come quelle avvenute a Milano, portate avanti da ragazzini spesso minorenni e italiani figli di immigrati, e organizzati via social media. Poi, ci sono settori politici che vedono una certa dose di aggressività di piazza come un modo per palesare antagonismo e opposizione sociale. Una sorta di "propaganda attraverso i fatti", di ottocentesca e anarchica memoria in formato ridotto. In questo incoraggiati dai media che danno il massimo risalto a due studenti che maneggiano un estintore davanti al ministero della Pubblica Istruzione, ma non riportano le proteste pacifiche in atto da giorni di autotrasportatori e altri settori sociali nel Mezzogiorno. Infine, ci sono le proteste che sfociano in preinsurrezioni violente come conseguenza di una prolungata frustrazione sociale e che rappresentano una seria contestazione popolare al governo, come quelle in corso in Albania.

Comunque, di fronte alle violenze in Italia, il governo Meloni reagisce prendendo al volo l'occasione per inasprire la legislazione vigente e militarizzare le città con l'esercito (non a caso professionale e non di leva), a cui sono affidati impropri compiti di ordine pubblico. Il governo vorrebbe attribuire ai militari persino poteri di polizia giudiziaria (esecuzione di arresti e sequestri), ma il presidente Mattarella si sta opponendo. In Francia, addirittura, in molte città è stato introdotto il coprifuoco. Invece, va fatta una analisi sociale e politica di questi fenomeni, distinguendoli l'uno dall'altro, per poter intervenire socialmente e politicamente. L'assalto dei ragazzini a Milano è un fenomeno nuovo e di carattere prepolitico, che non può essere approcciato con la militarizzazione delle città. Esiste in tutta Europa, soprattutto in Francia e ora anche in Italia, non a caso a Milano, nella città economicamente più importante d'Italia, una generazione di origine straniera che non si sente pienamente italiana e che non è più neanche del paese dei genitori.

Si tratta di un problema sociale enorme, che non può essere risolto con la forza, da parte di chi ha fatto venire, promettendo integrazione, milioni di immigrati, quando servivano, e poi li ha abbandonati a sé stessi, quando non sono serviti più. Un problema che è generato in tutta Europa dalla crisi strutturale di questo modello di produzione e di società, ed acuito dall'austerity sui bilanci pubblici draconianamente applicata su indicazioni della Ue, e dalle delocalizzazioni industriali, che fanno perdere posti di lavoro relativamente ben pagati, sostituiti con la disoccupazione o con la precarietà nei servizi a basso valore aggiunto e a bassissimi salari. Questo tipo di problema e in generale quello dei giovani, figli di immigrati o italiani da sempre che siano, si risolve solo con una politica economica e sociale radicalmente diversa.

D'altro lato, la "propaganda" violenta, compresa quella di chi pensa che ottenere qualche ripresa ai TG della sera o che rappresentarsi come "antagonisti" e "radicali" valga bene qualche vetrina di banca infranta al termine o durante una manifestazione pacifica di 200mila persone, non può essere approcciata con la repressione. L'estremismo è sempre esistito, come conseguenza e contraltare dell'opportunismo di certi partiti sedicenti di sinistra, basato invece sulla subalternità al capitale. Non si può liquidarlo come spesso si è fatto nel passato, come qualcosa semplicemente da rimuovere o come prodotto di infiltrati o agenti provocatori. Va affrontato e non demonizzato, capendo le cause che lo generano. L'unico modo di approcciarlo è politico, offrendo direzione e sbocco politico, cercando di tradurre rabbia e frustrazione in un percorso organizzativo il più possibile generale, che ricomponga i vari settori sociali in una lotta contro il potere del capitale e dello Stato.

Certamente, si tratta di un percorso molto difficile, che richiede qualcosa che oggi è assai raro in Italia e in Europa: una organizzazione politica della classe lavoratrice combattiva e realmente radicata nella società. E una nuova generazione di attivisti e militanti che siano in grado di parlare anche con i nuovi settori sociali, compresi i ragazzini di seconda generazione delle periferie. Senza scordare che la violenza vera, e molto più grave, è quella del capitale e dello Stato che, mentre permettono a una minoranza di accumulare una ricchezza tanto enorme quanto oscena sullo sfruttamento sempre più intenso dei lavoratori, condannano fasce sempre più ampie di popolo alla marginalità sociale e politica, a una vita precaria e non autonoma fino e oltre i 40 anni, a non avere cure sanitarie e istruzione decenti, ecc.

L'enfasi sulla repressione contro i "maranza" attraverso l'inasprimento delle pene, l'abbassamento dell'età di imputabilità penale e il dispiegamento dell'esercito per le strade di Milano e di altre città da parte di un governo che non ha adottato alcuno strumento diplomatico o sanzione economica contro il governo di Israele, che di violenza ne esercita molta di più contro i palestinesi di Gaza e Cisgiordania da anni, fa veramente ridere. Per tacere del fatto che, dopo quattro anni di governo di partiti sedicenti dell'ordine e svariati decreti sicurezza, ci ritroviamo con migliaia di ragazzini che imperversano per il centro della seconda città italiana. La dimostrazione plastica che la faccia dura può anche far guadagnare voti, ma raramente risolve i problemi.

Per concludere, si può citare Lenin, il cui fratello maggiore faceva parte di una organizzazione terroristica populista, che tentò di assassinare lo zar. Quando il fratello fu condannato a morte e impiccato, sembra che Lenin avesse detto "Noi seguiremo un'altra strada". Una strada lunga, di costruzione di una alternativa al populismo russo. Sarà quest'altra strada, politica, rivoluzionaria e non avventuristica, a portare i bolscevichi a essere pronti nell'ottobre del 1917.


Di Domenico Moro per ComeDonChisciotte.org

22.10.2026


Domenico Moro si occupa di globalizzazione e di economia politica internazionale. E’ autore di Globalizzazione e decadenza industriale e Nuovo compendio del Capitale; Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, Meltemi, Milano 2020.


Commenti (5)

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Mostra commenti 5 caricati
    1. Malcom 22 ottobre 2026

      Bravo Akel, l'hai azzeccata. L'articolo cita fatti e cause di fondo. Le guerre etniche esistono nella mente di guarda l'albero e non la foresta.

    1. PietroGE 22 ottobre 2026

      Io avevo già fatto notare nei miei commenti come questa non sia una rivolta contro la 'congiuntura' o il diesel ma che il malessere fosse molto più profondo. In Francia il clima è ora da guerra civile con le autorità ecclesiastiche che denunciano attacchi anche alle chiese ed è esplosa quello che molti, inascoltati, avevano da tempo predetto : il fallimento della società multietnica e multiculturale. Quello che trascina alla violenza masse di giovani immigrati è la constatazione che questa non è la loro patria e non lo sarà neanche in futuro. La Francia marcia verso la 'libanizzazione' del Paese, e dubito che la Le Pen possa combattere un fenomeno del genere con il nazionalismo novecentesco e con qualche decreto sicurezza in più. È vero che la politica cerca, come al solito, di cavalcare la tigre, senza neanche cercare di capire la portata degli avvenimenti, la sinistra chiedendo più soldi e più moschee per gli immigrati, una politica che è già fallita in Francia, la destra con leggi più severe. Sono solo pannicelli caldi per combattere una malattia che rischia di destabilizzare il Paese. Questa dovrebbe essere l'ora di Vannacci, ma il tipo pensa più alle poltrone che a programmi in grado di incidere sui problemi. La UE si agita e si mobilita per la guerra in Ucraina senza vedere che la guerra, tra un po', ce l'avrà in casa.

    2. akel 22 ottobre 2026

      Ma perchè ci sono scontri «etnici», razziali o culturali? Dove lei li ha trovati? Dache cosa, da quali fatti deduce che «Quello che trascina alla violenza masse di giovani immigrati è la constatazione che questa non è la loro patria e non lo sarà neanche in futuro»?
      A me sembra il fallimento di un sistema produttivo che per sopravvivere ha bisogno di concentrare la ricchezza sempre di più e ha sempre meno bisogno di lavoro umano.

    3. PietroGE 22 ottobre 2026

      "Rivolte nelle strade e chiese assaltate: in Francia le proteste sono anche un assalto alla cristianità"
      Dove le vedi tu le proteste contro il capitalismo (finanziario e non) per il salario più alto, per più lavoro qualificato per una città più vivibile e sicura? Io vedo una rabbia generalizzata contro tutti e contro tutto, la rabbia di chi è alienato e sfascia perché lui non è parte e non vuole essere parte di questa società. L'errore di base è stato il credere che tutti sono europei e che quindi basta dargli la cittadinanza e si integreranno. Gli avvenimenti non solo di questi giorni, hanno dimostrato il contrario. In Francia c'è un clima di guerra civile, riconosciuto come tale da molti, e da noi, a parte gli autotrasportatori, ci sono i sintomi di un processo simile a quello francese.

    1. GioCo 22 ottobre 2026

      Per capire che sono infiltrati ci vuole ZERO: nessuno li ha invitati MA sono sempre immacabilmente presenti alle (QUALSIASI) manifestazioni scomode, SMPRE con la stessa divisa (quindi riconoscibili) a volto coperto (se no li si sgama subito) e la TV gli da risalto (perché stanno pappa e ciccia). Sono militari addestrati, mica artisti o saltimbanchi !
      Noi poi nel Paese dei Balocchi, con roba alla decima mas (COMSUBIN moderna che ha il nome da supermercato a basso costo sotto casa non a caso - immagino - perché è la guerra low-cost di successo) siamo i massimi esperti mondiali di incusioni "criptate" sul campo. Vengono da ogni dove a imparare "come si fa": mossad spostati che non sei nessuno !
      Voglio dire, il Mossad è il massimo e nessuno glielo toglie, ma non nelle poverime cose, nel ricavare successo dalla miserriturine più nera. In quella non c'è maggiore esperto globale che noi ed è esattamente questo che ci apre le porte della "tirannia" di periferia più compassata e mai in cerca di pubblicità, la mafietta, non quella desiderosa di epica, ma di certo la più diffusa, "capillare" e territoriale, efficae... Da cui non si sfugge.

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