di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org
Il freddo viene utilizzato da molto tempo per influenzare alcune risposte dell’organismo.
Oggi ghiaccio, immersioni in acqua fredda e crioterapia a corpo intero trovano impiego soprattutto nel recupero dopo l’attività fisica e nella gestione del dolore e del gonfiore, anche in ambito riabilitativo. Sono pratiche diverse, che si stanno diffondendo anche in Italia attraverso strutture sanitarie, centri di fisioterapia e medicina dello sport e centri specializzati.
Parlare genericamente di ‘crioterapia’, tuttavia, può essere fuorviante dal momento che tecnica utilizzata, temperatura, durata dell’esposizione e condizioni della persona possono modificare sensibilmente gli effetti e i risultati attesi.
In quali situazioni può essere utilizzata?
Le applicazioni sono varie.
Il freddo può essere impiegato dopo un’attività fisica intensa, soprattutto quando occorre favorire il recupero in tempi brevi; dopo alcuni traumi o interventi ortopedici, nell’ambito di un percorso riabilitativo, per contribuire alla gestione del dolore e del gonfiore; oppure localmente, in determinate condizioni muscoloscheletriche.
Diverso è il caso della ‘crioterapia a corpo intero’, proposta soprattutto per il recupero sportivo e, sempre più spesso, per il benessere. Alcuni studi ne hanno rilevato possibili effetti sulla percezione del dolore e sul recupero, ma i risultati non sono uniformi e non tutti i benefici pubblicizzati dispongono di prove scientifiche solide. È quindi importante distinguere gli effetti osservati in specifici contesti dalle promesse più ampie, che riguardano talvolta il benessere generale o il trattamento di diverse condizioni di salute.
Una review pubblicata sull'European Journal of Applied Physiology ripercorre la storia delle diverse forme di crioterapia e le conoscenze sui loro effetti fisiologici, dal ghiaccio all’immersione in acqua fredda, fino all’esposizione all’aria a temperature estremamente basse. È un contributo utile per comprendere come si è evoluto l’impiego del freddo e quali aspetti richiedano ancora approfondimenti scientifici.
Se state pensando di provare una di queste tecniche, prima di prenotare chiedete quale trattamento viene proposto, con quale obiettivo e secondo quali modalità. È opportuno sapere se sia prevista una valutazione preliminare, chi la effettui e quali competenze possieda. Vanno inoltre segnalati eventuali problemi di salute e i farmaci assunti, così da consentire al professionista sanitario di valutare possibili controindicazioni.
Una struttura seria dovrebbe fornire queste informazioni prima del trattamento e spiegare con chiarezza quali risultati siano ragionevolmente attesi, senza presentare la crioterapia come una soluzione valida indistintamente per dolore, infiammazione, recupero e benessere.
Il freddo trova un’applicazione ben diversa anche in oncologia: la crioablazione dei tumori. Questa tecnica mininvasiva sfrutta temperature estremamente basse per distruggere il tessuto tumorale. Sotto guida ecografica o radiologica una o più sonde vengono introdotte attraverso la pelle fino alla lesione e il congelamento provoca la distruzione delle cellule nell’area trattata.
La crioablazione può essere presa in considerazione in casi selezionati, per esempio per alcuni piccoli tumori renali, determinate lesioni ossee e, in pazienti accuratamente selezionate, tumori della mammella di piccole dimensioni. Viene utilizzata anche per trattare alcune metastasi ossee, in determinati casi con l’obiettivo di alleviare il dolore.
Il suo interesse risiede nella possibilità di trattare alcune lesioni senza ricorrere necessariamente a un intervento chirurgico tradizionale, con potenziali vantaggi in termini di invasività e recupero. Questo non significa, però, che sia indicata per tutti i tumori o che possa sostituire automaticamente la chirurgia e gli altri trattamenti oncologici. La scelta dipende dal tipo di tumore, dalle dimensioni e dalla posizione della lesione, dalle condizioni della persona e dalle evidenze disponibili per quella specifica indicazione.
In Italia, tra le strutture che documentano l’impiego della crioablazione oncologica figurano il Policlinico di Milano, che ne prevede l’utilizzo in radiologia interventistica per diverse sedi tumorali e, più recentemente, in casi selezionati di tumore della mammella; l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), impegnato nello studio della crioablazione per tumori mammari in fase iniziale; e Humanitas di Rozzano, che documenta l’impiego della tecnica per alcuni tumori renali.
Le indicazioni e i percorsi disponibili possono variare da un centro all’altro. Per sapere se la crioablazione possa essere una possibilità nel proprio caso, è necessario rivolgersi a un’équipe specialistica, che possa valutare le caratteristiche della lesione e confrontare questa opzione con le alternative terapeutiche disponibili.
La possibilità di accedere a trattamenti diversi, come la crioablazione nei casi in cui sia indicata, richiama UN PRINCIPIO FONDAMENTALE: ogni percorso oncologico dovrebbe essere costruito tenendo conto della persona nella sua interezza, delle sue condizioni e delle sue esigenze individuali.
I progressi della medicina possono offrire possibilità terapeutiche sempre più mirate, ma la cura non si esaurisce nella scelta del trattamento: alimentazione, movimento, riposo e attenzione agli aspetti psicologici ed emozionali sono parte di un percorso di sostegno che può contribuire tanto al benessere e alla qualità della vita durante la malattia.
A questo si affianca un altro aspetto essenziale: la libertà di scelta terapeutica, che presuppone un’informazione completa e comprensibile sulle opzioni disponibili, sui benefici attesi, sui rischi e sui limiti di ciascuna, affinché la persona possa prendere consapevolmente le decisioni che la riguardano.
Perché questa visione diventi concreta è necessario, però, superare una concezione della cura limitata al solo trattamento della malattia. Un approccio realmente integrato dovrebbe prevedere, accanto alle terapie oncologiche appropriate, anche l’accesso a interventi complementari di comprovata utilità, scelti in base ai bisogni individuali e inseriti in un percorso coordinato.
La sfida è colmare la distanza tra il riconoscimento teorico dell’importanza di prendersi cura della persona nella sua globalità e ciò che viene effettivamente offerto nella pratica clinica. Non si tratta di contrapporre competenze o visioni diverse, ma di metterle in dialogo, nel rispetto dell’autonomia della persona e della sua possibilità di scegliere consapevolmente il proprio percorso di cura.
Perché curare significa anche informare, ascoltare, rispettare.
___
Valentina Bennati
ComeDonChisciotte.Org
Commenti (0)
Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.
Accedi per commentare Registrati