IO STO COL TERRORISTA. IO SONO UN TERRORISTA

siher


Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org


Il buon Gian Maria Volonté e l’altrettanto buono Marco Bellocchio ci insegnano in “Sbatti il mostro in prima pagina” come operano i media italiani (e non solo). L’individuazione di un perfetto colpevole è al di sopra dell’innocenza di un individuo.

La figura di Youssef Siher e il processo pubblico alla sua persona sono la testimonianza di come la macchina del potere trasformi il dissenso in intrattenimento, superando anche le vecchie logiche della stampa borghese.

Youssef Siher, ricercatore freelance, arrestato tra la notte del 24 e 25 ottobre per istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, per via della sua attività social legata alla pagina Movimento 17 ottobre.

Sulla base di cosa è stato ritenuto colpevole? Su prove verificate dalla giustizia? Sulla certificazione totalmente attendibile che lui fosse il regista occulto delle piazze italiane? Quali sono i motivi per cui Siher è il terrorista? Il popolo italiano lo ha definito tale e condannato al patibolo, semplicemente perché Vespa e Del Debbio hanno confermato la versione governativa. Niente di più. Nessuno, fino a qualche giorno fa, sapeva chi fosse il gestore della pagina social del Movimento 17 Ottobre, nessuno sapeva quale nome avesse e nessuno avrebbe mai pensato di riversargli tutta la bile adesso.

Rete 4 e la televisione di Stato, nel loro lato più oscuro, non svolgono né informazione né propaganda. Stanno celebrando la messa in onda di un’indignazione popolare preconfezionata. Quindi, se la liturgia emessa è quella secondo la quale gestire una pagina Instagram equivale ad essere un terrorista al pari di Bin Laden, i medium si devono allineare a tale liturgia.

È una cosa vista e rivista. Non è la prima volta che il mostro viene sbattuto in prima pagina. Lo abbiamo osservato nel caso Moro, in cui “quelle” Brigate Rosse avevano solo una “omonimia” col gruppo di sinistra extraparlamentare.

Prendiamo un altro “mostro”: il pericolo anarchico nelle strade italiane. Al G8 di Genova ad essere incolpati furono i Black Bloc. Alla fine si scoprì che i poliziotti infiltrati fecero degli orrori mai visti. Alle manifestazioni NoTAV tutti gridano al pericolo della violenza per immettere sanzioni penali ancor più gravose. La vera violenza è quella commessa dallo Stato e dai governi che hanno espropriato illegalmente le case di molti valsusini. Cospito, i rave party… tutti esempi di come la comunicazione si muove intorno all’asse governativo, in modo da far credere agli italiani che il nemico non sia il ministro o il premier che approva misure sanguinarie, bensì il gestore di una pagina Telegram o Instagram che sia.

L’attacco dell’esecutivo alla GIP che ha rilasciato il ricercatore freelance per mancanza di prove, espone il volto di un fascismo vestito in giacca e cravatta e che vuole controllare le ramificazioni dello Stato. In questo caso, la Meloni, che grida indignata all'ennesimo scandalo giudiziario, esigeva la matematica condanna dello stagista de Il Fatto Quotidiano, per alimentare il panico e dispiegare ulteriormente poliziotti sul territorio. Quindi, lei non ha tollerato che un giudice abbia svolto il suo lavoro, facendo cadere il castello di carta costruito in quattro anni di puro nulla. Certo, aspettarsi la stessa indignazione della Premier in merito alle chat di Delmastro, sarebbe effettivamente troppo.

Ma oramai, siamo arrivati in un’epoca in cui il potere non ha più bisogno di censurare interamente le idee, poiché esso le invoca. I contenuti che Siher creava, erano perfetti ai fini dell’intrattenimento. Forse, in tutta questa situazione, i vari Porro, Del Debbio, Vespa e Giordano non hanno “scoperto” il mostro; lo hanno prelevato banalmente dal mercato digitale e trasportato all’audience delle serate italiane.

La ridicolaggine politica che si è toccata in questa situazione, è seconda solo alla fine satira di Ugo Tognazzi arrestato in quanto “capo delle BR”.

Se la cultura della condanna preventiva è così radicata in questo Paese, allora non bisogna aver paura di difendere anche le cause difficili. Sono al fianco di Siher che inneggia alla resistenza, perché resistere non è un atto terroristico, ma una condizione di natura umana che in questi ultimi tempi soprattutto, il potere vuole cancellare.

Se al contrario, resistere vuol dire essere terroristi, allora sono un terrorista.


Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

31.10.2026


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