Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Mentre in Italia si organizza la caccia alle streghe e si portano in questura dei freelancer perché gestori di qualche pagina instagram, in Serbia e in Brasile si sono svolte le elezioni; rispettivamente parlamentari (anticipate) e presidenziali. Due votazioni che da una parte sono un vero e proprio smacco per il sistema (Brasile), dall’altra, invece, esso si è rafforzato (Serbia).
Si festeggia la vittoria della lista degli studenti a Belgrado, in quanto è una proposta politico-giovanile a stampo europeista, contrapposta alle scelte di Vucic che aveva costituito una linea diplomatica con la Russia. Se stringi relazioni con Mosca, tutti pagano dazio. L’ex presidente serbo, nonché uno dei prediletti di Milosevic, si è visto scivolare l’incarico per le solite proteste fomentate dall’esterno e per le pressioni riguardanti l’indipendenza del Kosovo. Non è una novità che in quella zona geografica gli Stati Uniti abbiano sempre alimentato i moti di “dissenso” nei confronti delle istituzioni legittime. Proprio Milosevic è stato uno dei tanti. Adesso vincono i giovani e il progresso trionfa. Ma quale progresso? Forse quello di rendere la Serbia un altro Stato privo di sovranità? Un altro Paese che dovrà reggere il duro compromesso del riconoscimento della questione kosovara e, quindi, accettare lo sterminio dei loro concittadini condotto dall’UCK? Quale Serbia ci aspetterà? Il quadro è già chiaro: smantellamento delle misure governative portate avanti da Vucic, con il rispetto della linea sulle sanzioni alla Russia. Inoltre, non è da escludere che, con il continuo inglobamento della nazione all’interno degli asset occidentali, un domani non possa essere invitata a far parte della NATO e incentivare il piano espansionistico.
In Sud America la situazione è totalmente opposta. Lula batte il record con 64 milioni di voti e si riconferma – nonostante la sconfitta del primo turno – come Presidente del Brasile. Dopo la campagna mediatica sionista-statunitense a favore di Bolsonaro, l’operaio che è stato chiamato negli ultimi giorni “mister nove dita”( soprannome dettato da un incidente sul posto di lavoro in fabbrica), è riuscito a far recepire al mondo che l’America Latina non è il cortile di nessuno, ma una regione in cui i cittadini dovrebbero essere capaci di decidere autonomamente le proprie sorti. I brasiliani sono consapevoli di quello che ha fatto Silva.
Se oggi milioni di persone possono vivere grazie alla Bolsa Familia, lo devono al leader del PT. Se gli abitanti delle periferie riescono ad avere l’illuminazione in casa, è dovuto al programma Lula-Roussef che ha garantito “Luz para Todos”. Tradotto in italiano “luce per tutti”. Non è propaganda, ma una realtà oggettiva. Basti vedere il Brasile della dittatura militare e quello di Lula. Qualcuno in Italia dirà: “ma il Brasile con i comunisti ha difeso Cesare Battisti”. Forse il Presidente brasiliano non solo aveva capito – a differenza di qualche servo nostrano – la complessità di quel contesto storico, ma soprattutto ha esposto al mondo che di quell’epoca nessuno può essere condotto agli altari della gloria.
Perché? Chiediamolo all’attuale Presidente del Senato.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
26.10.2026
Marchesi 27 ottobre 2026
Mamma mia che articolo delirante.
Io spero davvero che D'Amico sia pagato per questa propaganda, ma non mi stupirei del contrario.
In fondo alcuni personaggi vanno con il pilota automatico.