Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org
Correva l'anno 1865 quando Charles Lutwidge Dodgson, in arte Lewis Carroll, diede alla luce un libro destinato a essere ricordato nel tempo: Alice nel Paese delle Meraviglie. Un testo per l'infanzia trasudante di giochi matematici (d'altra parte fu scritto da un matematico) che, attraverso tutta una serie di nonsense, si rivolgeva sì ai bambini ma, in maniera similare a come si mosse il grande Gianni Rodari, puntava anche verso un pubblico più adulto a mezzo della satira sui troppo rigidi (e a tratti ridicoli) metodi educativi della società vittoriana. Il passaggio all'età adulta di Alice, attraverso tante bizzarrie, era il tentativo del raggiungimento di un'identità ancora incerta nel "mondo degli adulti". Lo spirito di Alice permea il nostro sistema sociale, ormai prossimo allo sfacelo, attraverso la figura del perfetto cittadino che vive nella più totale ignoranza in quanto infarcito (forse sarebbe meglio dire "programmato") con tutta una serie di preconcetti, false nozioni (ergo, balle colossali) a renderlo talmente inebetito sino al punto del pensare di sapere tutto nel sapere nulla (povero Socrate!). Ed ecco, dunque, affacciarsi uno dei giochi che Carroll amò molto usare nel suo testo: la negazione. La negazione attraverso, per esempio, la figura del non-compleanno.
L'individuo modello del XXI secolo, di fatto, vive ma non vive: la sua è una "vita non-vita" in quanto la sua capacità di crescita è stata ormai prevaricata dalla sua totale incapacità di resistere a qualsiasi forma di controllo sociale. Attraverso lo stesso schema, le persone vengono gradualmente private della propria libertà mediante la pura e semplice negazione, ovvero a mezzo dell'illusione di non perderla; anche perché il padrone che illude il proprio schiavo di essere libero al posto di fargli notare palesemente la propria situazione, è un padrone molto abile in quanto conscio del fatto che, in questa dimensione illusoria, il servo sarà sempre perfettamente gestibile e, in buona sostanza, quasi felice di essere sfruttato come tale.
Il "Paese delle Meraviglie" è un posto che non esiste ma ben rappresenta la totale illusorietà della nostra dimensione e del nostro status sociale. Prigionieri "liberi" senza bisogno di sbarre in quanto siamo noi stessi a crearle ogni giorno e, oramai, da troppo tempo. Una schiera di mad as a hatter (alias "matti come un cappellaio": espressione tipicamente vittoriana a cui si agganciò Carroll tramite il personaggio del "cappellaio matto" poiché proprio i cappellai, facendo uso di mercurio per lavorare il feltro dei cappelli che producevano, diventavano prede del cosiddetto "eretismo mercuriale" la cui sintomatologia si manifestava con tremori, tic nervosi, sbalzi di umore, allucinazioni e linguaggio confuso) intossicata da tutti quegli "strumenti miracolosi" (high-tech, smartphone, IA ecc. ecc.) che, sostanzialmente, sono il nostro mercurio: sono ciò che vorrebbe renderci eternamente contorti sotto il giogo dell'apatia più profonda. Tutti illusi, nell'inutile sogno della supremazia dell'immagine, di brillare come le radium girls in quello che, invece, è uno spegnersi lentamente: un corrompersi brano a brano proprio come come accadde a quelle povere operaie statunitensi che, nel 1917, subirono inconsapevolmente un gravissimo avvelenamento da radiazioni (vernice a base di radio spacciata come totalmente sicura: epoche diverse, stesso vizio del cosiddetto "andrà tutto bene").
L'illusione in cui viviamo è stata magistralmente condensata nell'ambito cinematografico dal regista John Carpenter nella sua famosa pellicola They Live (Essi Vivono, 1988), che fa letteralmente comunella con il libro di Carroll per i suoi toni incredibilmente satirici (nonché profetici).
Una società completamente immersa in una Matrix dove, mediante un sofisticato apparato trasmettitore, una razza aliena domina quella umana mischiandosi con essa attraverso, appunto, l'illusione che la forma di un alieno corrisponda esattamente a quella di un umano, rendendolo così impossibile da identificare. Il personaggio principale, John Nada (interpretato dal grande wrestler Roddy Piper), attraverso l'uso di appositi occhiali da sole (una figura retorica a indicare il risveglio, l'apertura degli occhi accecati dalla luce della falsità a vedere la realtà per ciò che è veramente), palesa immediatamente una reazione, rendendosi conto di quel che sta accadendo, tentando di coinvolgere altre persone e finendo poi per sacrificare la propria vita col chiaro intento di salvare l'umanità, facendo esplodere l'antenna trasmittente e permettendo così alla gente di vedere gli alieni nella loro vera forma (non a caso, una forma paragonabile a quella di un cadavere grottescamente divertente).
Il mondo videoludico degli anni '90 (e successivi) ha mantenuto vivo il personaggio di Nada attraverso la figura di quel Duke Nukem che ne ha replicato non solo l'atteggiamento ma anche le battute [es. "Sono venuto qui per masticare gomma da masticare e prendere a calci in culo... e ho finito le gomme" They Live - John Nada; Duke Nukem Forever (2011, incipit del videogioco) - Duke Nukem] e quel famoso dito medio alzato che, in un certo qual senso, ha fatto la storia attraverso il suo potente impulso comunicativo: il dito medio di Nada puntato contro l'elicottero che gli ha sparato e il dito medio di Nukem (sempre in Duke Nukem Forever) puntato contro l'astronave aliena che ha appena abbattuto attraverso una torretta difensiva (ma, a differenza di Nada, Nukem non morirà): un dito sollevato di fronte all'annichilimento del potere e della tirannia.
Ogni giorno, ogni secondo della nostra esistenza sta diventando sempre più un voluto atto di servilismo verso un sistema che, forse, non è nemmeno più gestito da umani. Forse è gestito dal denaro (che, per tanti versi, diventa quasi una persona), forse da qualcosa che non è ancora possibile identificare chiaramente. Forse, dal prodotto stesso dell'ingegno umano che, lentamente, sta iniziando a rivoltarsi contro esso. Le ipotesi sono tanto molteplici quanto affascinanti.
Un fatto è indubbiamente certo: la presa di coscienza sta arrivando. Lentamente, ma sta arrivando. E quando gli occhiali da sole ripareranno la nostra vista dalle continue "sparaflashate" programmatrici in stile Men in Black, tutto diverrà chiaro e limpido, permettendoci, allo stesso modo di John Nada, di vedere come realmente sono fatte tante cose e tante persone che circondano la nostra quotidianità sia nel piccolo sia nel grande. Il "Paese delle Meraviglie" si manifesterà in tutte le sue contraddizioni e la non-esistenza diventerà, finalmente, una vita degna di essere vissuta. Sì, perché in questo momento ci troviamo ancora all'interno dello stadio appena precedente: lo stadio dove "essi" vivono e noi moriamo, spegnendo il nostro intelletto al primo soffio di vento.
Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org
20.10.2026
Federico Cantore. Tecnico IT, Laurea in Lettere Moderne e Contemporanee presso l'Università degli Studi di Torino.
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