Il Generale Flynn: «Zelensky deve andarsene. L'Occidente ha sbagliato strategia e rischia una guerra nucleare»

L’ex direttore della Defense Intelligence Agency accusa Washington e Bruxelles di aver prolungato il conflitto, denuncia gli interessi del complesso militare-industriale e invoca un accordo strategico con Mosca. «La Russia non è in grado di conquistare l’Europa. Dobbiamo smettere di trattarla come un nemico permanente"

Michael Flynn: «Zelensky deve andarsene. L'Occidente ha sbagliato strategia e rischia una guerra nucleare»


A cura di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte.org

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La guerra in Ucraina, l'espansione della NATO, il ruolo di Zelensky, gli interessi dell'industria militare e il rischio di uno scontro nucleare: nell'intervista concessa a Glenn, il generale Michael Flynn, già direttore della Defense Intelligence Agency statunitense dal 2012 al 2014 e consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump nel 2017, pronuncia un atto d'accusa contro la strategia occidentale.

Il suo giudizio è inequivocabile: la prosecuzione del conflitto non serve gli interessi strategici degli Stati Uniti, indebolisce l'Europa, spinge la Russia verso la Cina e avvicina il mondo a una soglia di pericolo che non dovrebbe essere mai oltrepassata.

Flynn non si limita a chiedere un cessate il fuoco. Propone un cambiamento radicale della leadership ucraina, nuove elezioni, un accordo di sicurezza tra la NATO e Mosca e una revisione complessiva dei rapporti tra le grandi potenze.

La sua tesi di fondo è che l'Occidente abbia commesso un errore strategico fondamentale: ha confuso la contrapposizione con la sicurezza, finendo per alimentare proprio quelle dinamiche che avrebbe dovuto contenere.


«America First non significa America isolata»


Flynn apre il suo ragionamento chiarendo cosa intenda per America First.

Non si tratta, spiega, di isolare gli Stati Uniti dal resto del mondo, ma di difenderne la sovranità, proteggere la popolazione e preservare la Costituzione americana.

Il presidente degli Stati Uniti ha il dovere di proteggere e difendere la Costituzione. Per Flynn, questa responsabilità comprende anche la necessità di evitare politiche internazionali capaci di destabilizzare il sistema globale e compromettere gli interessi americani.

Da questa prospettiva deriva la sua critica alla guerra in Ucraina.

Washington, sostiene, dovrebbe smettere di considerare il confronto con la Russia una priorità permanente e tornare a una politica estera fondata sul realismo strategico. Una grande potenza non può permettersi di confondere la difesa dei propri interessi con il sostegno illimitato a una guerra che rischia di sfuggire al controllo.


«Zelensky deve dimettersi e lasciare che siano gli ucraini a decidere»


Il primo passo verso la pace, secondo Flynn, deve essere un cambiamento politico a Kiev.

Il generale ritiene che il presidente ucraino non sia più la persona adatta a guidare il Paese verso una soluzione negoziata. Per questo chiede agli Stati Uniti, all'Unione europea e ai partner della NATO di esercitare pressioni affinché si tengano nuove elezioni.

La sua posizione non lascia spazio ad ambiguità: Zelensky dovrebbe lasciare immediatamente il proprio incarico e consentire agli ucraini di scegliere una nuova leadership.

Secondo Flynn, l'emergere di un nuovo presidente potrebbe aprire la strada a un cessate il fuoco e, successivamente, a negoziati di pace più profondi.

Il generale ritiene che Mosca potrebbe essere disposta a interrompere le ostilità in presenza di una nuova leadership ucraina, capace di affrontare il conflitto con un approccio differente.

Non si tratterebbe soltanto di sospendere temporaneamente i combattimenti, ma di creare le condizioni per un accordo duraturo.

Flynn descrive l'Ucraina come un Paese dotato di una storia, di una cultura e di risorse importanti, ma devastato da una guerra che ha consumato una parte significativa delle sue energie umane.

Richiama in particolare la carenza di giovani uomini, le perdite militari e l'emigrazione. A suo giudizio, le difficoltà di reclutamento e le notizie sull'impiego crescente di personale femminile nelle forze armate sono segnali di un Paese sottoposto a una pressione sempre più grave.

La questione, per Flynn, non è soltanto militare. È soprattutto politica: quale futuro può avere l'Ucraina se continua a perdere uomini, risorse e capacità di ricostruzione?

La sua risposta è che occorra cambiare direzione prima che il costo della guerra diventi ancora più insostenibile.


«La Russia non ha la capacità di conquistare l'Europa»


Una delle affermazioni più nette dell'intervista riguarda la minaccia russa all'Europa.

Flynn attacca duramente quei dirigenti europei che continuano a evocare la possibilità di un'avanzata russa verso Berlino o Parigi, richiamando lo spettro dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia.

Secondo il generale, questo modo di ragionare dimostra un'incapacità di valutare realisticamente le condizioni militari e strategiche attuali.

La Russia, afferma, non dispone più della capacità convenzionale necessaria per conquistare l'Europa come avrebbe potuto fare l'Unione Sovietica durante la Guerra fredda. Resta naturalmente una potenza nucleare, ma questa è una questione diversa dalla possibilità di occupare militarmente il continente.

Flynn propone quindi una domanda: se Mosca avesse realmente avuto l'intenzione e la capacità di avanzare militarmente attraverso l'Europa, perché non lo avrebbe già fatto?

Nella sua interpretazione, la rappresentazione della Russia come una minaccia destinata inevitabilmente a invadere il continente viene utilizzata per giustificare il riarmo e la prosecuzione della contrapposizione.

Il generale considera questo approccio un errore strategico che rischia di trasformare una minaccia circoscritta in una rivalità permanente.

Non sostiene che la Russia sia priva di interessi militari o che non possa costituire un pericolo. Sostiene che la politica europea dovrebbe partire dalle capacità effettive degli avversari, anziché da una rappresentazione del nemico ereditata da decenni di Guerra fredda.


«Questa guerra è iniziata nel 2014»


Flynn insiste su un altro punto che, a suo giudizio, viene frequentemente dimenticato nel dibattito occidentale: il conflitto ucraino non è iniziato nel 2022.

Il generale colloca l'inizio della guerra nel 2014, dopo le Olimpiadi di Soči, con gli eventi in Crimea e nel Donbass.

Richiamando il periodo in cui dirigeva la Defense Intelligence Agency, afferma che gli apparati statunitensi osservavano già allora importanti movimenti militari nella regione. Secondo il suo racconto, concentrazioni di reparti, artiglieria, paracadutisti e infrastrutture logistiche non potevano materializzarsi improvvisamente nell'arco di ventiquattr'ore: dovevano essere precedute da una preparazione.

Flynn sostiene inoltre che la situazione nel Donbass, dove la popolazione russofona era coinvolta nel conflitto con le forze ucraine, sia stata successivamente rimossa dal racconto politico occidentale.

Richiama i referendum organizzati nei territori separatisti e la volontà, espressa secondo le autorità locali, di avvicinarsi alla Russia o di ottenere l'indipendenza.

Il generale considera questo elemento parte essenziale della vicenda e accusa i governi occidentali di averlo ignorato, riducendo l'intera crisi a una contrapposizione morale tra una Russia aggressiva e un'Ucraina vittima.

La sua ricostruzione è che la crisi sia stata alimentata da una sequenza di decisioni politiche e militari che non possono essere comprese isolando il febbraio 2022 dal contesto precedente.

Flynn arriva a sostenere che l'amministrazione Obama avrebbe dato, in qualche forma, un assenso implicito agli sviluppi che portarono all'intervento russo. È una sua valutazione, che nell'intervista non viene accompagnata da prove documentali specifiche.

Il punto politico che vuole sottolineare è però chiaro: per comprendere la guerra bisogna ricostruire le responsabilità e le dinamiche del 2014, non limitarsi a partire dall'invasione su vasta scala del 2022.


L'espansione della NATO e gli impegni occidentali


Il generale considera l'espansione della NATO uno dei principali fattori che hanno aggravato il confronto con Mosca.

Richiama le discussioni diplomatiche seguite alla fine della Guerra fredda e accusa gli Stati Uniti e i loro alleati di aver alimentato aspettative che sarebbero poi state disattese.

Flynn sostiene che l'Alleanza atlantica abbia progressivamente ampliato la propria presenza nell'Europa orientale, ignorando le preoccupazioni strategiche russe.

Nella sua interpretazione, l'Occidente ha commesso un errore fondamentale: ha considerato la fine dell'Unione Sovietica come un'opportunità per estendere la propria influenza, senza costruire un sistema di sicurezza condiviso con la Russia.

Il generale insiste sul fatto che le relazioni internazionali non possano essere gestite ignorando la storia, i confini e le percezioni di sicurezza delle grandi potenze.

Per Flynn, qualsiasi accordo di pace che non affronti questi problemi rischia di essere soltanto una pausa temporanea prima di un nuovo conflitto.

Il tema non riguarda soltanto l'Ucraina. Riguarda l'intero assetto della sicurezza europea e il modo in cui le potenze occidentali hanno gestito il passaggio dall'ordine bipolare della Guerra fredda a un sistema internazionale più complesso.


«Abbiamo spinto la Russia nelle braccia della Cina»


Flynn considera l'avvicinamento tra Mosca e Pechino una delle conseguenze più gravi della strategia occidentale.

Secondo il generale, la pressione esercitata sulla Russia ha contribuito a spingerla verso la Cina e a rafforzare la sua collaborazione con altri Paesi, tra cui la Corea del Nord.

Flynn non sostiene che gli interessi russi e cinesi coincidano completamente. Ritiene, piuttosto, che l'isolamento di Mosca abbia reso più conveniente per il Cremlino approfondire relazioni che Washington avrebbe dovuto cercare di limitare attraverso la diplomazia.

Il risultato, nella sua lettura, è paradossale: gli Stati Uniti avrebbero contribuito a consolidare un asse strategico potenzialmente sfavorevole ai propri interessi.

La Russia possiede enormi risorse energetiche e materie prime, mentre gli Stati Uniti e l'Europa hanno capacità tecnologiche, industriali e finanziarie che potrebbero essere impiegate in una relazione economica diversa dalla contrapposizione.

Perché non cercare una forma di cooperazione?

È questa la domanda che Flynn rivolge ai responsabili politici occidentali.

Invece di costruire un sistema internazionale fondato sulla competizione permanente, Washington dovrebbe esplorare le possibilità di accordi economici e strategici che possano produrre benefici per le rispettive popolazioni.

Flynn cita anche il potenziale dei Paesi dell'Asia centrale, come Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan, e la possibilità di sviluppare relazioni economiche più ampie nell'area eurasiatica.

La sua prospettiva è quella di un ordine internazionale nel quale le grandi potenze possano cooperare senza essere obbligate a condividere un unico modello politico.


«La prima regola della diplomazia è dire la verità»


Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda la natura stessa della diplomazia.

Per Flynn, la prima regola consiste nel dire la verità; la seconda, nel mantenerla.

Il generale sostiene che gli accordi internazionali perdano significato quando le parti non riconoscono gli impegni assunti e quando ogni cambiamento dei rapporti di forza viene utilizzato per ridefinire unilateralmente le regole.

La diplomazia, nella sua visione, non può limitarsi a dichiarazioni pubbliche o a incontri simbolici. Richiede un lavoro continuo sulle relazioni strategiche, attraverso ambasciatori, inviati speciali e rapporti diretti tra i capi di Stato.

Flynn richiama anche la collaborazione tra Stati Uniti e Russia durante la Seconda guerra mondiale e, in un contesto differente, il sostegno logistico russo alle operazioni statunitensi in Afghanistan attraverso il Northern Distribution Network.

Il suo argomento è che le relazioni tra le grandi potenze non siano mai state caratterizzate da una contrapposizione assoluta e immutabile.

Gli interessi cambiano. Le alleanze si trasformano. Ma la capacità di cooperare, anche dopo periodi di forte conflitto, rimane un elemento decisivo della stabilità internazionale.

Secondo Flynn, considerare la Russia un nemico permanente significa rinunciare preventivamente a una parte importante delle possibilità diplomatiche degli Stati Uniti.


Il progetto di un ordine mondiale e la questione della sovranità


L'intervista si sposta poi su una questione più ampia: la natura dell'ordine internazionale che si sta delineando.

Flynn esprime una forte opposizione a quello che definisce il progetto dei globalisti di costruire un sistema mondiale centralizzato, capace di ridurre l'autonomia degli Stati nazionali.

Nel suo discorso, il generale collega questa tendenza alla trasformazione dei sistemi economici, al ruolo delle istituzioni sovranazionali e ai cambiamenti tecnologici.

Precisa di non essere contrario all'innovazione, all'intelligenza artificiale o al progresso tecnologico. La sua opposizione riguarda invece la possibilità che queste trasformazioni vengano utilizzate per concentrare il potere e ridurre la sovranità politica dei popoli.

Flynn cita Bruxelles e la Svizzera come centri simbolici di un sistema che, secondo la sua interpretazione, vorrebbe imporre un modello economico e politico uniforme.

La sua posizione è che gli Stati Uniti debbano preservare la propria identità costituzionale e che gli altri Paesi debbano poter fare altrettanto.

È una critica che investe direttamente l'Unione europea e le sue classi dirigenti.

Flynn sostiene che il problema non sia soltanto la gestione della guerra in Ucraina, ma il modello politico che guida le decisioni occidentali. A suo giudizio, la centralizzazione del potere e la riduzione della sovranità nazionale costituiscono una minaccia per la libertà politica.

Il generale interpreta inoltre la contrapposizione alla Russia come parte di una più ampia visione ideologica, nella quale la costruzione di un ordine globale viene privilegiata rispetto alla cooperazione tra Stati indipendenti.

Le sue affermazioni riflettono una concezione fortemente critica del globalismo, che nel corso dell'intervista viene associato anche a orientamenti politici e culturali che Flynn considera incompatibili con i valori tradizionali e religiosi.


Trump, Putin e il difficile percorso verso un accordo


Flynn considera Donald Trump potenzialmente in grado di modificare la traiettoria del conflitto, ma sottolinea le difficoltà politiche che il presidente statunitense deve affrontare.

Secondo il generale, qualsiasi tentativo di aprire un dialogo con Vladimir Putin viene immediatamente attaccato da una parte della politica americana, che presenta la ricerca di un accordo come un segno di debolezza o di vicinanza al Cremlino.

Flynn richiama le accuse di interferenza russa nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, sostenendo che siano state utilizzate ripetutamente per delegittimare Trump.

La questione, nella sua interpretazione, è che il presidente deve essere disposto ad affrontare il costo politico della diplomazia.

Un leader, sostiene Flynn, deve poter dire ai propri cittadini che una guerra non può continuare indefinitamente soltanto perché ogni tentativo di negoziato viene presentato come una concessione all'avversario.

Il generale auspica quindi che Trump e Putin possano arrivare a un'intesa in tempi relativamente brevi.

Ma chiarisce che un accordo serio non dovrebbe limitarsi alla ricostruzione dell'Ucraina o alla distribuzione dei vantaggi economici del dopoguerra.

Questi aspetti, per Flynn, sono secondari rispetto alla necessità di affrontare le questioni strategiche fondamentali: i rapporti tra le grandi potenze, la sicurezza europea, i confini, le relazioni storiche e le condizioni che hanno condotto al conflitto.

La pace non può essere ridotta a un progetto immobiliare o a un piano di investimenti. Deve poggiare su un'intesa politica capace di resistere nel tempo.



Il rischio nucleare e la necessità di un cessate il fuoco


Il passaggio più drammatico dell'intervista riguarda la possibilità di un'escalation nucleare.

Flynn afferma che negli ultimi anni si è tornati a discutere dell'impiego di armi nucleari con una frequenza che non si vedeva dalla fine della Guerra fredda.

Il generale teme che la successione di attacchi, rappresaglie e tentativi di modificare gli equilibri militari possa portare a un punto di rottura.

Richiama in particolare il rischio legato alle armi nucleari tattiche, contestando l'idea che il loro impiego possa essere considerato un evento limitato e controllabile.

Una volta utilizzata un'arma nucleare, sostiene, la distinzione tra uso tattico e conseguenze strategiche rischia di perdere significato.

Flynn non esclude che una simile escalation possa essere provocata da decisioni o calcoli errati, in un contesto nel quale diversi attori regionali e internazionali dispongono di capacità nucleari o operano in un ambiente strategico altamente instabile.

Per questo chiede un cessate il fuoco immediato, seguito dall'annuncio di nuove elezioni in Ucraina e dalle dimissioni di Zelensky.

Il passaggio successivo dovrebbe essere un accordo di pace di lungo periodo, nel quale gli Stati Uniti e la NATO si impegnino formalmente a non esercitare ulteriori pressioni militari sui confini della Federazione Russa.

Flynn sostiene inoltre che l'Ucraina possa mantenere la propria indipendenza, richiamando come esempi altri Stati dell'Europa orientale, tra cui Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia.

La condizione essenziale, nella sua visione, è che la sicurezza dell'Ucraina non venga costruita attraverso una contrapposizione permanente con Mosca.

Si tratta di una proposta che comporterebbe negoziati complessi e concessioni politiche da parte di più soggetti. Ma per Flynn il rischio di non affrontare il problema è troppo elevato.


La crisi europea: Francia, Germania e Regno Unito


Nel corso dell'intervista, il generale estende la sua analisi alla situazione politica europea.

Cita in particolare la Francia, che considera un possibile epicentro di instabilità, e mette in guardia contro il rischio che le tensioni sociali si aggravino fino a richiedere un intervento militare nella gestione dell'ordine pubblico.

Flynn esprime dubbi sulla capacità delle istituzioni francesi di affrontare eventuali disordini su vasta scala e sostiene che una crisi francese potrebbe avere conseguenze anche per il Regno Unito e la Germania.

Le sue osservazioni si inseriscono nella critica più generale alla leadership europea, che accusa di concentrarsi eccessivamente sulla minaccia russa mentre trascura le tensioni interne ai propri Paesi.

Il generale cita Emmanuel Macron come esempio di una leadership che, a suo giudizio, non sarebbe in grado di gestire adeguatamente queste dinamiche.

La sua tesi è che la sicurezza di un continente non possa essere valutata esclusivamente in termini militari. Comprende anche la stabilità sociale, la coesione politica, la legittimità delle istituzioni e la capacità dei governi di affrontare i problemi interni.

Mentre l'attenzione europea rimane concentrata sulla Russia, sostiene Flynn, le tensioni politiche e sociali all'interno degli stessi Paesi occidentali rischiano di essere sottovalutate.


Il complesso militare-industriale: la guerra come interesse economico


Flynn conclude con una critica diretta al complesso militare-industriale.

Secondo il generale, negli Stati Uniti esiste un sistema di interessi economici e politici legato alla produzione e alla vendita di armamenti che può condizionare le decisioni dei rappresentanti eletti.

A suo giudizio, anche in Europa si è sviluppato un complesso militare-industriale che trae vantaggio dalla rappresentazione della Russia come nemico permanente.

Senza una minaccia da evocare, sostiene Flynn, sarebbe più difficile giustificare la produzione su larga scala di carri armati, droni, navi, aerei e munizioni.

Il generale non si limita quindi a criticare i singoli governi. Mette in discussione un sistema nel quale la spesa militare, gli interessi industriali e le decisioni strategiche possono rafforzarsi reciprocamente.

La sua accusa è che gli interessi economici connessi al riarmo possano contribuire a mantenere vivo il conflitto, riducendo lo spazio politico disponibile per la diplomazia.

Flynn invita i leader occidentali a elevarsi al di sopra di questi interessi e ad assumersi la responsabilità di cercare un accordo.

La posta in gioco, nella sua lettura, non riguarda soltanto il futuro dell'Ucraina. Riguarda la sicurezza degli Stati Uniti, dell'Europa e dell'intero sistema internazionale.


La conclusione di Flynn: serve una nuova visione strategica


Il messaggio finale del generale è un appello a cambiare prospettiva.

Non basta discutere di cessate il fuoco, ricostruzione o investimenti. Occorre che le grandi potenze affrontino direttamente le questioni che hanno alimentato la crisi: la sicurezza, i rapporti tra Stati, le rivalità storiche, gli interessi economici e il futuro dell'ordine internazionale.

Flynn auspica negoziati riservati, condotti da persone capaci di comprendere la storia, le culture, le lingue e le dinamiche economiche delle diverse regioni.

I leader, secondo il generale, dovrebbero essere disposti a rimanere al tavolo fino al raggiungimento di un accordo di pace duraturo, anziché accontentarsi di dichiarazioni di principio.

La sua conclusione è severa: gli attuali responsabili politici occidentali non starebbero dimostrando la capacità strategica necessaria per affrontare la crisi.

Il rischio, avverte, è che la guerra entri in una nuova fase ancora più pericolosa.


La domanda che rimane sul tavolo è semplice: l'Occidente vuole davvero costruire le condizioni per una pace duratura oppure continuerà a considerare la contrapposizione con Mosca l'asse permanente della propria politica di sicurezza?


Per Flynn, la risposta richiede un cambiamento radicale: cessate il fuoco, nuove elezioni in Ucraina, un accordo di sicurezza con la Russia e la fine della logica che trasforma ogni avversario in un nemico assoluto.

La posta in gioco non è soltanto la sopravvivenza politica di Zelensky o il futuro dei territori contesi.

È la possibilità che una guerra europea venga fermata prima che l'escalation superi una soglia dalla quale nessuna delle grandi potenze potrebbe uscire indenne.




FONTE

Intervista al Generale Flynn del Dott. Glen Diesen in data 21 Ottobre 2026 .



Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. AlbertoConti 23 ottobre 2026

      L'elefante nella stanza, che non si vuole vedere, è che attualmente la Russia non sta combattendo contro l'Ucraina, ma contro una NATO che è sempre a guida americana ma sembra, o si vorrebbe che sembrasse, una realtà europea. Qui il gioco delle parti si fa complicato e subdolo. I guerrafondai europei ci sono eccome, ma non rappresentano tanto i popoli europei quanto i vari deep state che hanno selezionato le dirigenze politiche, e qui non occorre scavare molto per riconoscere in prima linea il trio sionismo-perfidi inglesi-"cristiano evangelici" americani. Questi ultimi sarebbe meglio chiamare figli di satana più che di p...a. E pare siano tanti, non solo i soliti 4 estremisti elitari. Gli europei veri, cioè i popoli, non vogliono la guerra ma non sanno come fare per evitarla. Si comincia solo ora a tornare in piazza, per i più svariati motivi, ma questo è un buon segno, da raccordare agli esiti elettorali che parlano chiaro.

    1. Martin 23 ottobre 2026

      Siamo in tanti a sottoscrivere quasi integralmente la visione del Generale Michael Flynn. E' un sollievo che nelle alte sfere militari occidentali ci siano persone come lui, e non quasi solo soggetti di cui vergognarsi ogni volta che parlano.

    1. PietroGE 23 ottobre 2026

      Ci manca solo questa : Zelensky si dimette, si indicono nuove elezioni in Ucraina.....e rivince Zelensky. Il generale Flynn dovrebbe piuttosto spiegare se esiste ancora la NATO, perché allora non si capisce che cosa stiano a fare le truppe americane in Europa, a meno che gli USA non si alleino con la Russia, come sembra voler fare Trump. A quel punto Putin non avrebbe bisogno di conquistare l'Europa, ha già le truppe americane sul posto. Ancora un articolo assurdo condito con l'illusione di 'strappare la Russia dalle mani' della Cina e ricondurla in un occidente, il quale occidente, oltre che decadente si sta rivelando come un vaso di coccio con mille crepe e , in Europa, con la guerra civile alle porte. 1) Non ci sarà nessuna guerra nucleare per l'Ucraina. Putin, che secondo me è stato un folle a avventurarsi in questa guerra, non è pazzo a tal punto da far scoppiare ordigni nucleari ai suoi confini e in territori dove ci sono milioni di russi. 2) La guerra continua perché Putin non può dichiarare vittoria a meno che l'Ucraina non si arrenda senza condizioni. Non può presentarsi alla sua nazione, una nazione che si estende già su 11 fusi orari, e dire che ha sacrificato mezzo milione di soldati, più dei morti americani nella WWII, per conquistare un pezzo di terra.

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