Di Gaetano Rotondo per ComeDonChisciotte.org
Dagli scontri del Nord ai Tir fermi del Sud, passando per i cortei pacifici del Centro. Ecco cosa sta succedendo davvero, regione per regione, in questo weekend di mobilitazione nazionale.
Non è più una protesta locale. È l'Italia intera che si è messa in movimento. Da Nord a Sud, in questo weekend del 17-18 ottobre, il Paese è attraversato da cortei, scioperi, blocchi dei trasporti e presidi che hanno un unico denominatore: il carovita.
Il movimento si chiama "Italia in Piazza", nato sui social, in particolare su TikTok, e si è saldato con una mobilitazione storica del mondo dell'autotrasporto e dell'agricoltura del Sud. Dietro gli slogan "Più soldi alle famiglie, meno alle guerre" c'è un disagio trasversale: bollette, benzina a oltre 2 euro, stipendi fermi.
Ecco la mappa aggiornata ad oggi.
IL NORD: DOVE LA PROTESTA È ESPLOSA IN SCONTRI
MILANO MESSA A FERRO E FUOCO DAI MARANZA CHE HANNO DISTRUTTO IL CENTRO: È stato l'epicentro più caldo. Sabato 17 ottobre Milano doveva far sentire un'altra voce. Non quella della guerriglia, ma quella di chi non arriva più a fine mese. È finita messa a ferro e fuoco.
Migliaia di persone erano scese con "Italia in Piazza", un movimento nato su WhatsApp, Instagram e TikTok sull'esempio delle proteste in Francia e Spagna. Niente partiti, niente sindacati. Solo gente comune.
Perchè erano in piazza i manifestanti veri: non erano lì per spaccare. Erano lì perché non ce la fanno più.
Erano lì contro il caro vita che divora gli stipendi. Contro il caro gasolio e benzina alle stelle, che sta mettendo in ginocchio autotrasportatori, pendolari e famiglie. In Sicilia i tir sono fermi per lo stesso motivo. Contro le bollette di luce e gas impossibili. Contro gli affitti folli a Milano, dove con uno stipendio normale non ti affittano più neanche una stanza. Contro stipendi fermi da 20 anni. Contro una sanità e una scuola al collasso.
Le loro regole erano chiare: niente bandiere di partito, niente vessilli stranieri, niente petardi, niente violenza. Slogan come "Più soldi alle famiglie, meno alle guerre". Una protesta pacifica e popolare.
Poi sono arrivati loro. Il corteo con oltre 5000 persone tra famiglie, studenti e lavoratori è stato infiltrato.
In via Broletto è partita una fitta sassaiola contro la polizia. Da lì gruppi di giovanissimi incappucciati, con i volti di quelli che vengono etichettati come 'maranza' - tuta nera, cappuccio, volto coperto - arrivati dalle periferie e da altre province, hanno preso il sopravvento.
Piazza Duomo trasformata in campo di battaglia: tavolini dei bar lanciati come proiettili, transenne divelte, bombe carta e fumogeni contro gli agenti in antisommossa.
Il centro devastato:
- Foot Locker saccheggiato
- Decathlon di largo Cairoli, Lacoste in via Dante, Stone Island dietro Montenapoleone presi di mira
- Corso Vittorio Emanuele con vetrine sfasciate, semafori divelti, insegne luminose sfondate
- Galleria Vittorio Emanuele devastata
- Un bagno chimico incendiato, un'auto dei Carabinieri distrutta
Mentre l'Amsa puliva, alcuni si facevano selfie davanti ai cassonetti in fiamme. Oltre 50 persone portate in Questura, circa la metà minorenni. Almeno 15-25 feriti tra agenti e manifestanti. Scene simili a Torino, Bologna e Brescia. Chi era sceso per dire "non arrivo a fine mese" è tornato a casa con gli occhi rossi di lacrimogeni, con la certezza che il suo messaggio non sarà ascoltato.
Questa non è rabbia sociale. È colpire la tua stessa città, i negozi di chi lavora, senza una bandiera, senza un'idea. Solo per distruggere.
A Bologna segnalati scontri, così come a Torino dove la tensione è sfociata in disordini con cariche e lanci di oggetti. A Brescia e Bergamo momenti di tensione e danneggiamenti, ma senza la gravità di Milano.
ROMA: Qui la piazza è rimasta pacifica. Grande manifestazione nazionale della coalizione "Via Maestra" con Cgil, Arci, Anpi, Libera, Rete Studenti Medi. Dal Piceno oltre 120 persone in partenza. La Cgil annuncia già lo sciopero generale per il 20 novembre contro le scelte economiche del governo.
FIRENZE E GENOVA: Cortei pacifici segnalati ieri, senza scontri.
PISTOIA: Presidio davanti a Hitachi Rail di Fiom-Cgil. Il segretario Daniele Gioffredi denuncia: "A Pistoia abbiamo l'inflazione più alta d'Italia, la città più cara, salari già bassi legati alla precarietà e alla deindustrializzazione".
IL SUD: I TIR FERMI E I PRESIDI CHE BLOCCANO L'ITALIA
Qui la protesta cambia volto. Non più studenti, ma autotrasportatori e agricoltori.
SICILIA E CALABRIA IN SCIOPERO FINO AL 20 OTTOBRE: Da mezzanotte del 16 ottobre è scattato il fermo dei Tir. In Sicilia il Comitato di Salvatore Bella ha fermato i camion nei piazzali e nei porti: i semirimorchi carichi non vengono ritirati dalle navi. Stessa cosa in Calabria con Fedralog Calabria, con 15 presidi tra Porto di Gioia Tauro, Aeroporto di Lamezia Terme, svincoli della A2 e San Marco Argentano. Motivo: gasolio a 2,301 euro al litro in Basilicata, media nazionale a 2,256 euro/l in modalità self. Un autotrasportatore spende 8.000 euro in più all'anno per camion.
PUGLIA: Cuore della protesta agricola. Presidio fisso al casello di Cerignola Est, lungo la Statale 16 tra Foggia e San Severo, e migliaia di olivicoltori davanti alla Prefettura di Bari. Oggi a Cerignola presidio a Poggio Imperiale con amministratori locali, mentre si registrano difficoltà di approvvigionamento merci e carburante.
CALABRIA E CAMPANIA: Dal 16 ottobre operativi 4 presidi fissi annunciati dal Movimento Popolare Nazionale: Gioia Tauro, Lamezia, San Marco Argentano e Vibo Marina. Dal 21 ottobre è annunciato il blocco totale della Calabria con un'azione congiunta agricoltori + autotrasportatori. La protesta di Cosenza del 12 ottobre, con oltre 1000 partecipanti nonostante l'allerta meteo arancione, ha contagiato tutta Italia.
BASILICATA: Gasolio al picco più alto d'Italia.
COSA CHIEDONO E COSA SUCCEDERÀ ORA
Gli aiuti da 300 milioni stanziati a maggio dopo il tavolo a Palazzo Chigi, denunciano gli autotrasportatori, "non sono mai arrivati e comunque non basterebbero".
Il Ministero delle Infrastrutture ha convocato un tavolo per il 27 ottobre, ma il fronte del Sud va avanti.
Prossime date già fissate:
- 21 ottobre: Blocco totale Calabria
- 27 ottobre: Manifestazione nazionale a Roma del Movimento Popolare
- 30 ottobre: Sciopero generale nazionale di USB con portuali e trasporti di 10 Paesi e oltre 50 porti.
L'Italia di oggi non si può raccontare solo con le immagini delle vetrine rotte in Duomo. Dietro ci sono famiglie che dicono "andiamo a lavorare per permetterci il carburante per andare a lavorare". È una questione sociale, prima che di ordine pubblico.
Di Gaetano Rotondo per ComeDonChisciotte.org
18.10.2026
Gaetano Rotondo è presidente del Comitato Liberi Pensatori.
PietroGE 19 ottobre 2026
È iniziata la campagna elettorale della sinistra per le elezioni politiche del prossimo anno. Si sono accorti che se rivince la destra e perdono anche il PdR, la sinistra chiude bottega e spegne la luce.
Le proteste sono, per gli ideologhi sinistri, l'antidoto al trend a destra che sta imperversando in Europa e in Italia con i sondaggi su Vannacci. La sinistra ha molto da perdere perché ha scelto come clientela elettorale di riferimento gli immigrati e sta constatando che parti sempre più grandi della società hanno capito che l'integrazione è fallita e che si va verso lo scontro di civiltà. Le proteste servono soprattutto a mascherare il fatto che la sinistra non ha un programma credibile e che le uniche parti di programma sicure sono la patrimoniale (cioè la tassa sulla casa) e l'aumento dell'immigrazione, legale o illegale che sia. Lo scopo, chiaramente dichiarato, del 'movimento' è la caduta del governo, altro che diesel.