La generazione nichilista

La generazione nichilista

Di Roberto Pecchioli, ideeazione.com

Qualche settimana fa a Bologna una folla di giovani ha atteso per ore di vedere per un attimo Chiara Ferragni. La notizia colpisce per il fatto che la signora in questione non è un’icona della musica, un’attrice di successo o un’artista. La sua professione è influencer, ossia una persona che – se le parole hanno un senso – tende a determinare il comportamento, le idee, i consumi altrui attraverso dichiarazioni o stile di vita. Un’attività assai prossima all’imbroglio, giacché le azioni degli influencer sono generalmente dettate dal sistema del consumo, in particolare dei beni “posizionali”, quelli cioè che servono a segnalare uno status sociale, una condizione di prestigio, spesso solo un’aspirazione e un’imitazione gregaria. È grande lo stupore per la scelta dei giovani bolognesi – e dei numerosissimi studenti del suo ateneo – tanto più per la forte tradizione “progressista” della città.

La mutazione genetica, culturale, valoriale, dei giovani – italiani e occidentali – è compiuta: sono stati avviati, guidati, persuasi al più compiuto nichilismo. Non si spiega altrimenti la calca e l’attesa per la Ferragni, vista come un modello sociale di successo, nonostante non abbia alcuna particolare abilità artistica o culturale. La triste vittoria del nichilismo gaio di massa è confermata da uno studio spagnolo sulla salute mentale dei connazionali. Quaranta spagnoli su cento ritengono di non godere di buona salute mentale. I giovani sono la fascia di età che valuta più negativamente il proprio stato psicologico: solo uno su tre se ne dichiara soddisfatto. Gli attacchi di panico, l’ansia, gli stati depressivi, in una parola una vita non felice, sembra la normalità per i giovani iberici. L’uso di psicofarmaci riguarda almeno un giovane su due e le benzodiazepine hanno in Spagna più consumatori che nel resto del mondo. Tutto ciò in un paese famoso per la sua allegria, il buon clima e la gioia di vivere. Per di più, si tratta di una nazione che ha le leggi più permissive al mondo in materia di costumi e di nuovi “diritti”.

Evidentemente questo tipo di società fa male: ansiogena, individualista, agonistica, indifferente all’altro, vuota di ancoraggi e credenze. È ormai una malattia in sé e il suo esito è un nichilismo pratico che spaventa. Nessun principio o valore sembra degno di essere professato; si è condotti, per sopportare l’esistenza e cercare squarci di effimera felicità, alla dipendenza da sostanze psicotrope, stupefacenti, alcool, droga, gioco, sesso compulsivo. Paradisi artificiali per sfuggire a inferni reali, rintracciare scopi. Si moltiplicano gli atti di autolesionismo, le condotte antisociali, l’incomunicabilità mascherata dalla bulimia della comunicazione spuria, artificiale, delle reti sociali.

Certo, non possiamo definire tutto ciò malattia mentale, ma dimostra una fragilità di fondo, una paura di affrontare la vita, le sue prove, il dolore, che rende insicure, vulnerabile, leggere come fiocchi di neve gran parte delle ultime generazioni. Nulla di strano se si rifugiano nelle dipendenze, tra le quali ha un posto di rilievo quella da reti sociali, l’iperconnessione compulsiva, la sindrome del “mi piace”, “non mi piace”, perfino il devastante timore di perdersi qualcosa, di non essere abbastanza alla moda, di non fare certe esperienze, in sostanza non essere abbastanza conformisti, laddove il conformismo postmoderno è un’estenuante gara di trasgressioni eterodirette ai modi di vivere, essere e pensare di ieri.

Gli interessi economici e politici lavorano a produrre generazioni isolate, impaurite, consumiste e obbedienti. Nessuno osa mettere sotto accusa il sistema scolastico ed educativo, da cui sono sparite le domande di senso della vita non meno che l’accettazione di quel tanto di disciplina interiore e esteriore che prepara alla vita sociale, e lo studio delle materie che promuovono il ragionamento, il pensiero critico, il giudizio autonomo. In un baccano forzato – allegria di naufraghi – si corre verso lo sballo successivo, l’esperienza ancora più estrema, l’ammirazione mimetica dei modelli imposti dall’alto. Ogni volta occorre alzare l’asticella delle sensazioni, delle esperienze per evitare il tedio, l’indifferenza, lo sbadiglio. Lo stadio attuale – ne seguiranno altri, ancora più bassi – è invadere la città per intravvedere un attimo un modello decadente e senza qualità, l’influencer di turno. Un frammento di mediocre realtà, un intermezzo nella virtualità iperconnessa. Studi e analisi valutano gli effetti, i sintomi, ma non affondano il giudizio sulle cause. Ovvio: dovrebbero revocare in dubbio tutto un sistema, l’intera compagine sociale, il complessivo sistema del “progresso”. Che tale non è se genera disagio mentale, confusione, infelicità, dipendenza da farmaci, e produce un tipo umano nichilista, privo di principi forti, convinto che per nessuna causa valga la pena battersi, se non – per un fugace attimo – per le menzogne ansiogene diffuse dal piano alto di un potere di cui non sospettano neppure l’esistenza. Le masse giovanili si sono dimostrate remissive dinanzi alle imposizioni e alla compressione di libertà quotidiane del terribile triennio epidemico. Hanno cioè introiettato l’adattamento privo di giudizio che Etienne De La Boétie chiamò servitù volontaria.

In America, centro del decadente impero d’Occidente, la condizione giovanile è entrata a vele spiegate nel nichilismo più cupo, favorito dagli innumerevoli ghetti etnici, dalla povertà, dalla desertificazione sociale e familiare, dalla violenza diffusa e dalla frustrazione determinata dall’enormità delle aspettative rispetto alla realtà. Qualcuno fa del male gratuito, nichilismo allo stato puro; un giornalista statunitense ha citato un fatto accaduto a lui a Washington: due ragazzini in moto gli hanno strappato il cellulare dalle mani non per rapina, ma per distruggerlo ridendo; un gesto senza senso, compiutamente nichilista.

Quali valori sono stati offerti a quei ragazzi, quali modelli, quali alternative al nulla esistenziale riempito di consumismo banale? Nelle città americane è prassi l’attacco vandalico a negozi e supermercati alimentari, effettuato non da affamati, ma da giovanissimi sociopatici apparentemente normali. L’assurdo è la difesa ad oltranza, con motivazioni “sociali”, da parte della stessa cultura del nulla che li ha resi selvaggi senza idee e senza domani: una generazione intera priva di qualunque disciplina formale, cresciuta senza famiglia nel deserto culturale e valoriale. Vivono nel disordine e sentono il bisogno di creare disordine nella vite degli altri.

L’idea che la società intera sia colpevole della condotta di chi aggredisce, distrugge, dà fuoco ai beni altrui o schiaccia un telefono senza ragione è il sintomo di una malattia con prognosi infausta, il nichilismo. Ci vuole più cultura, dicono, ma impazza il suo contrario, la cancellazione chiamata progresso, risveglio, riscatto. Un seguitissimo influencer nero (oops, afroamericano) scrive che l’istruzione è una farsa per gente stupida. “Tutti quei filosofi si sbagliavano. Credevano che il sole girasse intorno alla terra. Pensavano che la luna fosse una stella. Non sapevano niente. L’istruzione classica insegna agli studenti a imparare cose da bianchi. “

A Chicago bande giovanili tengono in scacco interi quartieri con l’unico scopo di impaurire e distruggere. L’ignoranza fa passi da gigante in ogni ambiente sociale e in America è normale considerare razzista la matematica che impone regole fisse per ottenere i risultati “giusti”. Non se la passa meglio la grammatica, che, su pressione dei movimenti radicali woke, viene ora insegnata in maniera “critica”, ossia senza regole sintattiche e lessicali, frutto, secondo la follia emergente, di imposizioni razziste, maschiliste ed eteropatriarcali. Ognuno parlerà come vuole, una Babilonia sino alla reciproca incomunicabilità finale, la liberazione animale dai vincoli della parola. Pura regressione.

La generazione degli “zoomers”, nata dopo il 1996, ha trascorso gli ultimi anni in gran parte chiusa in casa a causa della pandemia. Chi studia ha seguito le lezioni a distanza, “zoomando” in rete. Escono sempre meno, tendono a lasciare lo studio e a non applicarsi al lavoro, sono indifferenti a ogni tradizione spirituale e trascorrono gran parte del tempo online, tra Instagram, chat, Youtube e Pornhub. Sono predisposti per diventare schiavi digitali, un gregge la cui pastura sarà il reddito universale digitale, la connessione perpetua e la promiscuità sessuale, vissuta come moda. A ondate, simili a sciami di cavallette, si agitano quando un gruppo di presunte vittime manifesta un problema di “inclusione”; non appena il rumore si placa, passano alla news successiva in totale indifferenza.

Ci sono sinistre analogie con la generazione debosciata degli “anni ruggenti” (roaring years) descritta dallo scrittore Francis Scott Fitzgerald quasi un secolo fa. Sfibrati sin da giovani, hanno orrore del passato, conosciuto solo attraverso la demonizzazione imposta, alla quale credono con fervore quasi religioso in assenza di contraddittorio. Vedono un futuro tempestoso anche nei momenti più felici, aspettandosi il peggio, terrorizzati dalle catastrofi climatiche annunciate dai burattinai. È un’orda di zombi che marcia senza pensare. Sono come il potere li ha voluti: non hanno altra colpa che aver disattivato il cervello. Anche per questo hanno ampie giustificazioni: l’ignoranza saccente che li avvolge è voluta, perseguita, programmata dalle generazioni adulte.

La mutazione nichilista si conclude con l’impressionante auge della confusione sessuale, implementata dall’oligarchia al potere: in America un giovane su cinque della generazione Z si dichiara sessualmente fluido, un dato quasi doppio rispetto a quello, già allarmante, dei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996), che già moltiplica per tre i dati precedenti. Secondo Elon Musk, l’unico tecno oligarca ostile all’incultura woke, quello LGBT è ormai “il club dei ragazzi fighi”, una forma di neo conformismo distruttivo. Impressionano i dati sull’uso di sostanze stupefacenti, quasi doppio tra i “non binari” rispetto alla media, la promiscuità sessuale e un’incidenza cinque volte più elevata di malattie sessualmente trasmissibili. Non vi è dubbio che l’infezione americana – è davvero il caso di chiamarla così – stia raggiungendo la periferia dell’impero.

Questa è la società del nichilismo compiuto, le cui responsabilità – enormi, criminali – ricadono sulle generazioni adulte. Per chi è bambino negli anni Venti del terzo millennio (presto cambieranno anche la datazione: chi era, dopotutto, quel Cristo che fa da spartiacque abusivo della storia?) c’è l’indottrinamento scolastico gender fin da piccoli, la pornografia infantile proposta dalla figlia dei Clinton (la mela non cade lontano dall’albero) la precoce sessualizzazione e, su tutto, il fastidio per ogni storia, idea, discorso non corrispondente al canone inverso predisposto, che genera intolleranza, incapacità di partecipare a un dibattito a più voci, in definitiva rancore contro la libertà.

Ci capita spesso di pensare con sgomento a come sarà il mondo quando le generazioni formate nel terzo millennio saranno anziane. Sbagliamo: il mondo preparato per loro dalle oligarchie di questo tempo bastardo sarà già sepolto, travolto dalle menzogne e dal tragico nichilismo che pratica senza neppure riconoscerlo. Popoli vivi che credono ancora ai loro occhi, indifferenti alle ubbie “risvegliate” lo avranno travolto e sostituito. Una fine ingloriosa, ma giusta: chi non vuole vivere non merita futuro.

Resta a chi scrive, insieme con una profonda amarezza e l’estraneità dell’esule, un intenso senso di colpa. Non abbiamo fatto abbastanza, non abbiamo lottato, non siamo insorti moralmente per impedire il degrado che abbiamo attorno a noi e che – ammettiamolo – non ci risparmia. La generazione nichilista è figlia nostra. Abbiamo colpe terribili. Possiamo solo tenerci in piedi tra le rovine: per noi, per i giovani che resistono al contagio e per chi, un giorno, rovescerà la tendenza. Oggi è probabilmente perduto: ultimo dovere è la testimonianza per la rinascita di domani o dopodomani.

Di Roberto Pecchioli, ideeazione.com

06.05.2023

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

Fonte: https://www.ideeazione.com/la-generazione-nichilista/

Commenti (123)

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Nascondi area commenti 34 caricati
    1. afrances 7 maggio 2023

      Quando si arriva a una certa età si tende inevitabilmente a confondere l"imminenza della propria dipartita con la fine della società in cii si è vissuti

    2. ric 7 maggio 2023

      A parte che e' una verita' assoluta. Il mio mondo finisce con me . Io sono un evento irripetibile nella storia di tutta l'intera umanita'.

      Ma il danno maggiore lo fanno quelli che si comportano come se vivessero eternamente , corrono dietro a falsi miti pur di superare a qualsiasi costo per se e per gli altri il suo simile Per molti diventa la gara per diventare il più ricco del cimitero

    3. uomospeciale 7 maggio 2023

      Condivido al 100%
      Da sempre io vado sostenendo che il più grave difetto della razza umana è la scarsa consapevolezza della propria inevitabile fine.
      Quando raggiungi questa profonda consapevolezza questo "stato di grazia" quasi tutti i problemi che consideriamo vitali o importantissimi, per quali combattiamo e ci roviniamo la vita, appaiono per quello che sono.

      Delle sciocchezze senza alcuna importanza.
      Tanto che a parecchi basta un qualsiasi problema serio di salute per farsi una sana doccia di umiltà e capire all'istante quale sia il vero ordine di priorità nella vita.

    4. ric 7 maggio 2023

      sante parole !!

    5. SupernovaX 8 maggio 2023

      "La nube nel giorno più nera
      fu quella che vedo più rosa
      nell’ultima sera."
      (cit. da G. Pascoli, La mia sera)

      e poi dicono che studiare le poesie a scuola non serva a niente...

    1. Hospiton 7 maggio 2023

      Bah, mi pare l'ennesimo articolo che dipinge le nuove generazioni per come le spaccia la propaganda mediatica da due soldi (Sanremo, Ferragni, rosa Chemical ecc), non per come sono in realtà. A me sembrano dolorosamente più lucidi della maggior parte dei soloni pseudocolti che li hanno preceduti, già il fatto che reputino la nostra politica una cagata pazzesca (cit l'immortale Fantozzi), un circo senza credibilità, mi fa pensare che a differenza dei filosofi over abbiano preso atto della realtà, e che siano molto più avanti di quanto non pensino Pecchioli e altri (ma del fattore "giovani" si è parlato poco in campagna elettorale, chissà perché). Un articolo in merito https://amp24.ilsole24ore.com/pagina/AEjFpHxB Noi continuiamo a impartire lezioni e poi, davvero coerenti, corriamo a votare i burattini proposti a ogni tornata elettorale, incuranti delle innumerevoli menzogne che ci propinano SISTEMATICAMENTE da almeno 30 anni. Chi sono i veri zombies? Per me la risposta è scontata. Una crocetta qui e una sparata contro il nichilismo dei giovani lì, a posto.

    2. LuxIgnis 7 maggio 2023

      D'accordo. Volevo replicare anch'io ma oggi sono pigro e lo hai fatto tu perfettamente.
      Aggiungo solo che queste manifestazioni che esistono ma coinvolgono un piccola minoranza dei giovani e non sono certo l'esempio della totalità, sono sempre successe. Mi chiedo se gli autori che battono su questo argomento abbiano 12 anni o soffrono di memoria selettiva, perché io che ho quasi 60 anni me lo ricordo bene che anche allora, quando ero giovane io, vi erano manifestazioni simili anche se con modalità diverse delle file per vedere la Ferragni.
      Che la violenza stupida esisteva anche allora, e il nichilismo pure.
      Ci si scorda che l'essere nella società così come è strutturata da secoli è quanto di più antagonista alla vita, e che specialmente i giovani che sono i massimo portatori di vita vera sono massacrati continuamente ovunque, cercando di portarli sulla "retta via". Retta via che non è altro che schiavitù e negazione della libertà, della creatività e della semplice gioia di vivere.
      Ognuno qui sembra portare le proprie morali e i propri modi "giusti" di vivere, senza rendersi conto (ma alcuni lo sanno benissimo) che sono proprio quelle morali e quei modi giusti che sono la causa dei problemi.
      I giovani reagiscono come possono a volte in malo modo, confusionario, a volte aspettano tempi migliori. Ma in linea di massima questi di oggi hanno possibilità molto maggiori di quelli del passato e sono molto più svegli di quello che si crede.

    3. Hospiton 7 maggio 2023

      Sottoscrivo ogni riga. Da poco qui su CDC si parlava di Pasolini, non ricordo l'articolo ma si citavano vari film: ecco, qualche giorno fa mi son riguardato "Accattone", 1961, un gioiello...oltre 60 anni fa Pasolini denunciava problematiche giovanili -e non solo- che alcuni sembrano scorgere solo nelle generazioni attuali e nei tempi odierni, ma quando mai. Oggi sono declinate in maniera diversa, ma la sostanza è la medesima. E il peggioramento che percepiamo è dovuto quasi esclusivamente -secondo me- a un cambio di marcia a alti livelli, un tentativo di abbattimento di quel poco di giustizia sociale che si stava faticosamente ottenendo, con mille ostacoli lungo il percorso. Ma tali azioni reazionarie potrebbero ritorcersi contro, perché -come ben dicevi- oggi ci sono possibilità maggiori, e strumenti che forse il potere ha utilizzato con troppa leggerezza.

    4. JHON 7 maggio 2023

      Giusto un mese fa si parlava di Pasolini e se non ricordo male i commenti (quasi tutti) erano per il Film "Salo' ." Schifo, è stato il commento più benevolo, ma delle altre profetiche opere dell' indimenticabile scrittore- regista neanche un cenno.

    5. Fantine 7 maggio 2023

      Ne ho parlato io alcuni mesi fa.
      Riportando dei pezzi dei suoi scritti molto significativi (anche della sua lungimiranza).
      Nei commenti ad un articolo di Nestor, se non ricordo male, la prima volta ed anche in seguito.
      Poi ogni volta che lo citavo, @Martin* che non lo regge, deviava il discorso su quel film, che non ho visto e non ho intenzione di vedere.
      Ho condiviso anche un pdf di uno scritto introvabile.
      Vedrò di condividerlo ancora, Jhon.
      Insieme al resto, che merita davvero.

      *Lo so, Martin!
      Lo so.
      Ne abbiamo già parlato.
      Conosco e comprendo il tuo punto di vista, ma il mio è diverso. Spero che tu lo comprenda, se non lo hai già compreso dopo il nostro ultimo scambio in proposito.
      Confido!

    6. JHON 7 maggio 2023

      Mi piacerebbe, andremo controcorrente, Amen.

    7. emilyever 7 maggio 2023

      Molto più avanti? i giovani come Chloè bertini di Ultima generazione di cui avevo postato il video mentre non lasciava parlare chi portava dati per contrastare il Pensiero unico sul clima? i friday for future? gli universitari della Sapienza che controllavano il green pass dei compagni? coloro che stanno crescendo dalla prima elementare studiando l'agenda 2030? sarà...

    8. Hospiton 8 maggio 2023

      Cara Emily, è un giudizio relativo: per esser più avanti di quel che ritiene Pecchioli, e di chi ha partecipato attivamente allo scempio degli ultimi 30 anni, bè ci vuol poco. Non ho scritto che siano dei ribelli indomabili, (tra l'altro, dati gli esempi del recente passato, possiamo fare a meno di contestatori che dopo i 30 anni si trasformano in implacabili reazionari) ma sono generalmente molto meno fessi di come li dipingono Pecchioli & c...il greenpass nelle università? Non so, quanti erano questi "secondini" da quattro soldi? Chi ha dato loro modo di commettere tale abuso, dato che gli studenti non sono preposti a compiti di ordine pubblico, controllo, vigilanza? Il maturo preside della facoltà sarebbe il primo da lapidare, dato che ha sfruttato i soliti immancabili collaborazionisti per creare scientificamente un clima di tensione. I conformisti al servizio del potere ci sono sempre stati, a volte evidenti altre camuffati (questi ultimi ancora più ipocriti e detestabili): i katanghesi, presunti ribelli duri e puri, usavano le spranghe con i non allineati, tutti "fascisti"...quando la contestazione è passata di moda si son dati coerentemente alla politica di serie a, agli affari e alla Milano da bere. Chloe Bertini (che non conosco, per fortuna) o il giullare delle sardine, Mattia Santori? I politici di domani, scuola Prodi. Il clima e Friday for future? La propaganda in merito è così insinuante e pervasiva da aver fregato anche la maggioranza degli adulti, inoltre non mi sembrano manifestazioni diverse dai cortei anti-tutto che vedevo nei decenni passati, buoni giusto per far Un po' di schiamazzo e saltare la scuola, confusionari come è normale che sia per un qualcosa organizzato da 16-18-20enni. Quando impatteranno con il mondo del lavoro le priorità cambieranno. Sarà tardi? Allora, se proprio vogliamo puntare il dito contro qualche generazione, il fallimento è nostro: quando il forte è stato espugnato, anni fa, c'eravamo noi di guardia, non gli attuali ventenni.

    9. emilyever 8 maggio 2023

      No, caro Hospiton, non mi convinci: per restare agli ultimi 3 anni, certo che chi ha diretto tutto, nell'ombra, non è un giovane Il reo, per parafrasare Agamben , è sconosciuto, è un gruppo di uomini e donne senza volto, ma poi ci sono i complici, e poco m'importa se gli universitari della Sapienza obbedivano al rettore, e i lavoratori al loro capo, all'ordine dei medici o al ministero dell'istruzione:sono complici, e spero che un giorno ne prenderanno coscienza.
      Leggendo oltre, non riesco a fare di ogni erba un fascio di ogni movimento di rivolta: non riesco a identificare lo scendere in piazza e occupare le università contro la guerra in Vietnam, contro un autoritarismo scolastico e familiare fine a se stesso, fare autocoscienza ( e comunque leggere libri e manifesti su questi argomenti) ,con il fanatismo dei ragazzi di Ultima generazione, finanziati da Gates e da Soros, fanatici che si rifugiano nel mantra "lo dice la scienza" senza argomentazioni, senza accettare confronti. Li vedo giovani solo nel corpo, in realtà sono i vecchi fanatici inquisitori di Galilei o della guerra dei trent'anni. Anzi, visto che sto cominciando a credere nella reincarnazione, sospetto che qualcuno di loro lo possa essere.
      Come insegnante mi sono confrontata con vari movimenti rappresentati nelle mie classi, dagli indiani metropolitani del'77 ai no global a occupy del "noi siamo il 99 per cento, voi siete l'1": sapevano argomentare le loro tesi. Questi no, si ritengono sacerdoti della verità, accusano e vogliono che siano i governi, i vecchi, ad agire per salvarli dall'apocalisse.Perchè questi sono i colpevoli, di una cosa, di avere creato un sistema produttivo che emetta troppa CO2, di tutto il resto, anche della creazione degli smartphone con cui vivono, per esempio, non devono ringraziare le generazioni precedenti. Troppo facile, oltre che assurdo.
      Quelli che attendono la Ferragni sono da paragonarsi a coloro che deliravano per i Beatles o gettavano le mutandine in campo quando giocava Borg? No.
      La Ferragni è stata molto più geniale dei Beatles, di Borg o Maradona: è diventata un brand mondiale solo per la sua esistenza e per le cose che indossa e di cui si circonda. Giustamente ha tenuto una lezione ad Harvard come un capitano d'industria. Ma i suoi followers adorano un idolo per la sua sola esistenza. "Io sono colei che è".
      I Beatles erano musicisti, artisti, i gesti sportivi sono celebrati fin dalle origini del mito e della civiltà, sono pratiche costruite nel tempo.
      Se ho postato però più sotto quel passo di Herman Hesse è perchè spero che un giorno questi giovani, invecchiando, arrivino alle stesse considerazioni, certo, per altre strade della mia, do loro speranza. Quella che loro non danno a me.

    10. Hospiton 8 maggio 2023

      Però siamo sicuri che la maggioranza dei ragazzi sia così fervente sostenitrice di Greta o Chiara Ferragni? Su YouTube mi è capitato di leggere anche parecchie critiche provenienti da persone di giovane età (se i profili erano reali). Inoltre un certo fanatismo è sempre stato presente, forse prima lo si puntellava con argomentazioni più solide ma sempre di fanatismo si trattava, deleterio perché rende manipolabili (non mi riferisco al 68 e al Vietnam ma alle successive degenerazioni della Contestazione, non a caso rifluite in un amen nel disimpegno degli anni 80). La cultura è difficile da maneggiare...in quanto al fatto che non sappiano argomentare decentemente a differenza di generazioni passate è più che probabile, d'altronde la lettura di autori di spessore era ben più diffusa di oggi, i ragazzi odierni crescono immersi dall'adolescenza (ormai addirittura dall'infanzia) in un mondo fatto di tecnologia iper-invasiva e comunicazione immediata, percepiscono il circostante in maniera nettamente differente anche solo rispetto a 20-30 anni fa. Credo che qualsiasi generazione, sottoposta al bombardamento comprendente web, smartphone, social ecc avrebbe abbandonato vecchi schemi. Noto però che le nostre generazioni, pur avendo un bagaglio culturale mediamente superiore, migliori capacità argomentative ecc, si sono fatte fregare per quasi 20 anni da Berlusconi e prodi, e oggi seguitano a farsi fregare dai politicanti del momento. Insomma quello che in gioventù sembrava un abbondante arrosto si è purtroppo rivelato fumo alla prova del tempo. Viceversa le "next gen" dubitano della politica come forse nessuno prima di loro, e potrebbe essere un primo passo per rendersi conto di quel che li circonda. Forse troveranno strade oggi impensabili, mi auguro che l'operazione di disinnesco delle loro menti riservi sorprese sgradite ai manipolatori.

    11. Hospiton 8 maggio 2023

      Si Jhon, ricordo... infatti, profondamente ingiusto limitare Pasolini a Salò e tralasciare il già citato Accattone, Uccellacci e uccellini, il docu-film "Comizi d'amore" (giusto per rammentare le 3 pellicole pasoliniane inserite nella lista dei 100 film italiani da salvare girati tra il 1942 e il 1978)...non parliamo poi della saggistica (Scritti corsari, raccolta che consiglio a chiunque, Lettere luterane), dell'attività giornalistica, degli interventi di rara lucidità.

    12. Primadellesabbie 8 maggio 2023

      Pensiamo al fenomeno yuppies (veri, non i film che sono seguiti anni dopo), è lì che mi pare di aver colto la svolta, che era stata ben preparata e veniva da lontano.

      Ricordo il disagio quando Arbore presentò un certo Roberto D'Agostino come celebrante dell'edonismo reganiano, poi si scoprì che dietro c'era la p2, come di recente conferma Magaldi indicando il nome del 'suggeritore' di Dagospia.

    13. Hospiton 8 maggio 2023

      Esattamente, anch'io individuo lì le radici del nuovo corso, quantomeno lo yuppismo è stato uno dei segnali. E dire che la stessa Hollywood ha proposto film che tentavano di far riflettere sull'edonismo reaganiano, ricordo un film amarissimo con M.J.Fox, "Le mille luci di New York" tratto dal libro di Jay McInerney, autore amato anche dalla Pivano...troppo poco e troppo tardi (1988), purtroppo. Ne approfitto per fare una puntualizzazione sul discorso del "fumo" che ci siamo ritrovati in mano, fatto nell'ultima replica a Emily... scrivo commenti abbastanza lunghi e quindi a volte evito ulteriori specificazioni e distinzioni ma qui sono doverose. Socialmente l'energia degli anni 60-70 non ha avuto seguito ma quel periodo un'eredità culturale l'ha lasciata eccome, ed è giusto tramandarla. Un utente oggi ha pubblicato su youtube "Mellotron", documentario sulla scena progressive italiana, i vari PFM, Area, Banco ecc https://youtu.be/xGKsPMYiCzA al di là dell'aspetto musicale è l'effervescenza del periodo che colpisce, quel clima di creatività che han voluto soffocare brutalmente, volevo ricordarlo perché il commento di prima si chiudeva in modo ingeneroso verso un'epoca che ha offerto (e offre tuttora, se la si analizza senza preconcetti) infiniti spunti.

    1. sbregaverse 7 maggio 2023

      (Non) tutto il male vien, arshhhhgriz aarbizzhhha abortit,
      per nuocere.

    1. IlContadino 7 maggio 2023

      Ne ho letto metà, chiedo scusa, vado di fretta.
      Mi ha colpito la questione dei ragazzi spagnoli, mi chiedo se parte del problema sia dovuto al fatto che in Spagna è abitudine mescolare vino e Coca Cola, i disturbi forse nascono da lì?!
      Vino e cola, ma che ti dice il cervello?!!!
      P.S. "mi piace" - "non mi piace" pare essere una sindrome, occhio! Non date troppo peso ai like, poi finisce che iniziate a mescolare vino e cola.
      Calimocho... maccheccaz..

    2. alessandroparenti 7 maggio 2023

      Calimocho. L'ho conosciuto 25 anni fa e mi è subito parso una cazzata.

    3. SupernovaX 8 maggio 2023

      Vino e cola?!!!
      nooo... non può essere vero!
      Beh, di che ci meravigliamo, una volta nella Cocacaccola ci mettevano l'aspirina per garantirsi uno sballo a buon mercato.

    4. sbregaverse 8 maggio 2023

      Da sempre mi batto per ELIMINARE i pollicini
      ALMENO in questo romitorio.

    5. Primadellesabbie 8 maggio 2023

      Guarda il calor del sol che si fa vino, giunto a l'omor che dalla vite COLA.

      Colpa di Dante.

    6. IlContadino 8 maggio 2023

      Siamo in sintonia

    7. sbregaverse 8 maggio 2023

      Da sempre e QUASI X TUTTO.

    8. Ligeti 10 maggio 2023

      Spezzo una lancia a favore del Calimocho. Obiettivamente un'aberrazione imbevibile, ma quando sei pischello, hai pochi soldi e puoi comprare solo vinaccio da quattro soldi, il calimocho ti risolve una serata. :)

    1. SupernovaX 7 maggio 2023

      Una mia amica, educatrice, affermo più di venti anni fa, che un tempo c'erano padri e madri che generavano figli i quali, a loro volta, diventavano padri e madri.
      Questo è accaduto fino alla cosiddetta generazione dei boomers; la generazione successiva è quella dei figli che sono rimasti figli e che non hanno generato altri figli ma i "giocattoli dei figli", giocattoli da scaricare a nonni e baby sitters quando diventavano troppo impegnativi o quando c'era qualche attività reputata più divertente.
      Son passati più di venti anni ed anche i "giocattoli dei figli" si sono riprodotti, generando i "figli dei giocattoli"; i giocattoli oggi sono sia i loro genitori che i molteplici aggeggi tecnologici che fungono da baby sitter e nonni artificiali.
      Che dire dei millennials e degli snow flakes? nulla. Non c'è più nulla da dire perché oramai è stato raggiunto il regime di ultra alto vuoto passando gradualmente di vacuità in vacuità.
      Si può resistere e ci si può adattare a condizioni di vita estreme ma al vuoto non si può né sopravvivere né ci si può adattare ed è questo il motivo del cupio dissolvi che impera ormai da decenni; lo sballo, il cazzeggio, la fluidità, il nichilismo sono solo questo e non c'è alcun rimedio.
      Altre civiltà perirono prima della nostra ed anche noi stiamo sparendo, siamo arrivati al termine di un ciclo e ce ne dobbiamo fare una ragione.
      Poniamoci piuttosto l'interrogativo: ci sarà qualcos'altro dopo di noi?

    2. Bertozzi 7 maggio 2023

      Clap clap!

    3. Bertozzi 7 maggio 2023

      Bravo, dillo pure, autodenunciati in francese che fa chic, e aspettati magari pure dei ringraziamenti.
      La dissociazione della vostra generazione può dirsi completamente compiuta.

    4. JHON 7 maggio 2023

      La discesa verso l' inferno odierno è stata lenta e graduale, appena dopo gli anni '80, ora è in picchiata libera, senza ombra di dubbio. La scuola prima chiamata in causa, la Chiesa seconda imputata, l' abbondanza dei consumi (consumismo) l' inizio della peste del secolo: la droga ed annesso a questa sciagura si sono unite come api sul miele tutte le porcherie che quotidianamente ci appaiono sotto gli occhi e che noi ( dico noi, umani pensanti) accettiamo passivamente, senza scomporci più di tanto. Giustamente fai notare che è giunta la fine di un ciclo, un' era tramonta e nasce una nuova pericolosa tendenza, l' AI o come si vuole chiamare. Soluzioni, potrebbero esserci solo se ognuno di noi, coscienziosamente retrocedessimo a salvare quei pochi superstiti di questo immane naufragio che è la nostra civiltà.

    5. XaMAS 8 maggio 2023

      la "vostra generazione" e' quella dei beatles e dei rolling stones, di woodstock e le canne, l'amore libero e le droghe psichedeliche

      sempre froci col culo degli altri eh....

      poi non vi offendete se vi dicono "boomer", parola che a me da' alquanto fastidio (dato che non e' italiana, ma forse "vecchio" suona un po' offensivo, boomer fa chic no?)

      lei non faceva parte di quella gente ?
      ho generalizzato ?
      beh lo state facendo quasi un po' tutti, ci sono giovani con le spalle sulla testa, cosa non facile in una societa' vuota e consumistica come l'attuale, sono pochi probabilmente, ma ci sono
      sembra che i "veri giovani" erano solo quelli degli anni 70 che si menavano per ideali ormai morti (dx) o irrealizzabili (sx), pero' anche a quell'epoca c'erano gli assembramenti, i concertoni (con la gente che entrava gratis), la droga, soprattutto la droga c'era, l'eroina, le siringhe per strada

      certo, non c'erano i cellulari ne' i social, ma perche volete farmi credere che se quando voi eravate giovani ci fossero stati li avreste evitati da snob quali vi atteggiate ora ?

    6. A.P. 8 maggio 2023

      Sappiamo che il fenomeno della musica rock è nato come genere musicale, è stato successivamente trasformato in movimento di ribellione contro il bigottismo borghese e successivamente è stato sapientemente assorbito dal complesso consumistico-capitalistico come forma di innocua e circoscritta forma di ribellismo. Le droghe sono state diffuse ad arte come forma di ricerca di stati alterati di coscienza, ma in effetti hanno raggiunto lo scopo di chi ne ha voluto l'introduzione, cioè per sopire il grande scontro di classe che si stava delineando tra la fine dei '60 e l'inzio dei '70. Certamente un paragone tra i giovani dei '70 e quelli di oggi è assolutamente improponibile, per diverse ragioni, una delle quali è appunto la totale mancanza di ideali odierni contro l'eccesso di ideali di allora. Tuttavia allora la creatività era all'apice, tanto che gli anni '70 sono stati il culmine di ogni tipo di forma d'arte, di coinvolgimento politico, e anche di repressione della lotta di classe. Ovviamente gli anni '70 sono anche stati l'ultimo grido di ribellione contro lo sfruttamento capitalistico, prodromico al riflusso degli anni '80, al consolidamento della restaurazione degli anni '90 e all'inizio della nuova schiavitù dell'inizio millenio, cioè il ritorno a forme di relazioni capitale-lavoro dell '800. Oggi ci lamentiamo dei giovani d'oggi: i giovani d'oggi sono purtroppo la generazione meno cosciente di tutte la fasi storiche che li hanno preceduti, vivono in un drammatico vuoto culturale prodotto da coloro i quali un tempo erano sulle barricate del '68 a urlare contro il bigottismo borghese.
      Oggi critichiamo i giovani di oggi? Riflettiamo dunque chi ha prodotto queste generazioni, come sono educate oggi, cosa gli è stato trasmesso dai loro genitori e dalla cultura scolastica in generale. Se oggi critichiamo i giovani dobbiamo andare indietro nel tempo e scorgere che tra il ribellismo anti-borghese e il bigottismo efferato di allora era posto in nuce la tragedia dell'oggi. Solo una profonda riflessione filosofico-politica approfondita sui caratteri di cosa fu la generazione del '68 in genere si può trovare la chiave per leggere il presente, ed è quello che appunto manca oggi.

    7. Ligeti 10 maggio 2023

      I boomer, quelli che ficcavano i figli davanti alla tv per ore e ore... Dai va là.

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