Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
La Maremma di Giovanni Fattori tra Lirismo Paesaggistico e Agricoltura di Pregio
La provincia di Grosseto non è semplicemente una porzione di terra toscana; è un'opera d'arte vivente, un paesaggio dell'anima in cui il tempo sembra aver conservato intatto un antico patto tra l'uomo e la natura. Chi attraversa la Maremma riconosce immediatamente gli orizzonti infiniti, le colline dorate dal sole e le solitarie macchie di macchia mediterranea che Giovanni Fattori impresse sulle sue tele, elevandole a mito universale.Nelle opere del maestro macchiaiolo, la Maremma respira: si avverte la dignità silenziosa delle mucche dalle lunghe corna aggiogate ai carri, la vastità malinconica dei pascoli brulli, il profilo severo dei butteri stagliati contro cieli immensi. Quella stessa terra cruda e poetica, fatta di luci violente e ombre lunghe, è oggi la culla di un comparto agroalimentare di altissimo pregio. È la terra fertile che nutre i vitigni del Morellino di Scansano e del Montecucco, che fa fruttare l'Olio Extravergine d'Oliva IGP Toscano e che accoglie le greggi da cui nasce il Pecorino Toscano DOP. Una sinfonia di colori, sapori e saperi che si regge interamente sulla sacralità e sull'integrità dei suoi oltre 188.000 ettari di Superficie Agricola Utilizzata.È proprio su questa tela vivente, su questo perfetto equilibrio tra la poesia dello spazio e la concretezza del lavoro della terra, che oggi rischia di abbattersi la cesura fredda dei grandi impianti industriali.
L'assalto del fotovoltaico e dell'agrivoltaico a terra non minaccia solo l'economia rurale, ma punta a squarciare i poetici paesaggi di Fattori, sostituendo la luce calda delle colline maremmane con il riflesso metallico, seriale e geometrico di milioni di specchi di silicio.

L'ultimo scandalo: Il caso scoppiato a Roccastrada
L'ultimo capitolo di questa vera e propria febbre dell'oro energetica è esploso con violenza nel comune di Roccastrada, accendendo i riflettori sulla frazione di Ribolla. Il via libera della Regione Toscana alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per un maxi-impianto solare ha scoperchiato la reale natura della transizione in Maremma, trasformando una vertenza di campagna in un caso politico di rilevanza nazionale ed etica.È qui, tra le pieghe di un territorio storicamente legato alla terra e alle sue tutele paesaggistiche, che si è materializzato il cortocircuito più profondo: un progetto mastodontico calato dall'alto, capace di scatenare la ribellione compatta di cittadini, agricoltori e comitati civici contro le decisioni della burocrazia regionale e le contraddizioni dei partiti politici. Può la corsa verso le energie rinnovabili prescindere dall'etica dei soggetti economici che la realizzano e dalla tutela dell'agricoltura reale? È questa la domanda centrale che agita il dibattito politico e sociale in Maremma, dopo il via libera al maxi impianto agrivoltaico "Ribolla". Un progetto da 20 Megawatt che prevede la posa di oltre 34.000 pannelli solari su circa 35 ettari di terreno agricolo, ma il cui impatto ha ormai ampiamente superato i confini del paesaggio toscano per scoperchiare i limiti strutturali, le servitù infrastrutturali e le profonde ipocrisie della transizione energetica.
La Catena Societaria e il Profilo di Shikun & BinuiA
A promuovere l'intervento a Roccastrada è la SPV Energy 3 S.r.l., una società veicolo con sede a Milano. Tuttavia, le visure camerali e le indagini condotte dai comitati locali hanno svelato una filiera societaria che porta direttamente nei Paesi Bassi (Shikun & Binui Energy Europe B.V.) e, infine, alla casa madre in Israele: la Shikun & Binui Ltd., il più grande gruppo infrastrutturale e di costruzioni del Paese mediorientale.
L'emersione di questo legame ha trasformato la controversia locale in un caso etico, a causa dei pesanti precedenti giudiziari ed internazionali della holding:
Lo scandalo della corruzione internazionale: La sussidiaria infrastrutturale del gruppo (SBI Infrastructure) è stata coinvolta in una colossale inchiesta internazionale per un sistema di tangenti in Africa (in particolare in Kenya) volto a manipolare gli appalti pubblici. Il caso si è chiuso in Israele con un patteggiamento e il sequestro giudiziario di circa 250 milioni di shekel (oltre 60 milioni di euro).
Il dossier sui territori palestinesi occupati: È l'elemento che ha surriscaldato le piazze toscane. Come documentato dai database di organizzazioni di monitoraggio indipendenti (tra cui l'istituto di ricerca indipendente Who Profits e i report dell'American Friends Service Committee - AFSC), il gruppo industriale israeliano gioca un ruolo di primo piano nell'economia dell'occupazione militare in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, edificando insediamenti e barriere per il Ministero della Difesa israeliano. Per questo motivo, la società è stata inserita nella shortlist di disinvestimento etico di grandi fondi sovrani europei, come il Government Pension Fund Global della Norvegia ed il fondo pensione danese PKA.
La scoperta che i canali della transizione energetica toscana finanzino, di riflesso, un soggetto economico gravato da tali contestazioni ha spinto i comitati della Maremma a lanciare petizioni pubbliche per chiedere alle amministrazioni l'immediata revoca delle concessioni in nome del principio di legalità e moralità pubblica.


L'Escamotage dell'Agrivoltaico: Il Cavallo di Troia Burocratico e la Corsa agli Incentivi al 40%
Analizziamo il problema: Con il Decreto Agricoltura (DL 15 maggio 2024, n. 63, convertito in legge n. 101 del 12 luglio 2024) e i successivi decreti nazionali, il legislatore ha tentato di porre un freno al fotovoltaico a terra classico sui suoli agricoli produttivi. Tuttavia, i grandi fondi di investimento hanno immediatamente trovato la contromisura giuridica: l'agrivoltaico "avanzato" come cavallo di Troia burocratico, non solo, sfruttano anche i finanziamenti a fondo perduto fino al 40% delle spese ammissibili garantiti dai fondi del PNRR, a cui si associa una tariffa incentivante ventennale sull'energia immessa in rete.Questa enorme pioggia di denaro pubblico permette alle multinazionali di coprire ampiamente i costi di affitto dei terreni e le opere di parziale mitigazione agricola.
Sulla carta si promette la convivenza tra produzione di cibo ed energia, ma nei fatti si assiste a una finzione colturale come l'apicultura o l'erba medica per finti pascoli ovini al solo scopo di superare i vincoli di tutela, incassare il super-incentivo statale del 40% e sbloccare le autorizzazioni, di fatto il terreno sottostante resta parzialmente accessibile, ma l'orizzonte visivo viene interamente cancellato. Strutture metalliche mobili, cabine di inversione e tralicci alti quanto palazzine colonizzano lo spazio aereo, snaturano l'ecosistema e provocano l'abbandono definitivo dei veri agricoltori, impossibilitati a lavorare sotto tettoie industriali.
La Propaganda dei Mediatori: Come si Convincono gli Agricoltori
Dietro l'esplosione di richieste in tutta la provincia c'è un'azione commerciale aggressiva e capillare condotta da intermediari e "cacciatori di terreni" per conto dei grandi fondi d'investimento. La strategia persuasiva fa leva sulle fragilità storiche del settore primario — come i costi di produzione alle stelle, i raccolti stroncati dal cambiamento climatico e il problema del ricambio generazionale — proponendo contratti di affitto a lungo termine (spesso trentennali) con cifre fuori mercato, che possono variare dai 2.000 ai 4.000 euro all'anno per ettaro, a fronte di una redditività agricola reale che spesso non supera i poche centinaia di euro.Per vincere le resistenze etiche e l'attaccamento identitario alla terra, la propaganda delle multinazionali si focalizza su una narrazione rassicurante e "win-win", studiata per azzerare i sensi di colpa dei proprietari:Il miraggio della "doppia rendita": Agli agricoltori viene assicurato che l'agrivoltaico non cancellerà il loro lavoro, ma lo integrerà. I mediatori presentano rendering patinati mostrando come, grazie all'altezza dei piloni e al distanziamento dei filari, i campi "potranno continuare a essere coltivati esattamente come prima", consentendo il passaggio di trattori, la semina di foraggio e la nascita di cooperative agricole locali finanziate dalle stesse società energetiche.
La retorica della salvezza climatica: Il progetto viene venduto come un atto di modernizzazione ecologica. I pannelli solari vengono descritti come "scudi protettivi" benefici, capaci di ombreggiare il terreno, ridurre l'evapotraspirazione del suolo in estate e proteggere le colture (o gli animali al pascolo) dalle ondate di calore estremo e dalla grandine.
L'espediente del "finto partner" ela perdita di sovranità sul fondo: Questo tassello della propaganda fa leva sull'orgoglio e sul legame viscerale della famiglia agricola con la propria terra. I mediatori propongono formule contrattuali in cui l'agricoltore non viene dipinto come un soggetto espropriato, bensì come un "partner strategico" della transizione ecologica. Si promette formalmente che il proprietario rimarrà sul fondo con il ruolo di custode stipendiato, manutentore del verde o conduttore delle attività agricole residue sottostanti (come lo sfalcio dell'erba o la gestione del pascolo ovino per mantenere pulita l'area dai rovi).Questa narrazione edulcorata si scontra drammaticamente con le clausole dei contratti di costituzione del diritto di superficie (della durata di 30 o 40 anni). Una volta firmato l'accordo, la proprietà effettiva del suolo e la sovranità decisionale passano giuridicamente alla società veicolo (SPV) controllata dai fondi d'investimento. Da quel momento, l'agricoltore si ritrova declassato a mero prestatore d'opera subalterno, soggetto a rigidi regolamenti aziendali e protocolli di sicurezza industriale.La reale produttività agricola del fondo, inoltre, subisce un tracollo irreversibile dovuto a tre fattori strutturali:
Il deserto agronomico del cantiere: La fase di costruzione comporta il transito di mezzi pesanti, scavi per chilometri di cavidotti e la palificazione di migliaia di piloni in acciaio. Questo processo provoca una compattazione profonda del suolo (compattamento del terreno), distruggendone la porosità naturale, alterando il drenaggio idrico e azzerandone la fertilità microbiologica per anni.
La barriera fisica delle strutture: I telai metallici, i piloni e i vincoli di altezza creano una gabbia geometrica invalicabile. I moderni trattori e le mietitrebbie non hanno gli spazi di manovra necessari per operare, costringendo l'agricoltore a ritornare a lavorazioni manuali o all'utilizzo di micro-mezzi inefficienti.
Il deficit radiativo (microclima artificiale): La copertura intensiva dei pannelli solari genera zone d'ombra permanenti che riducono drasticamente la radiazione fotosinteticamente attiva (PAR) necessaria alle colture tradizionali della Maremma. Di conseguenza, i raccolti di pregio deperiscono, lasciando spazio unicamente a erbe infestanti o a colture marginali e improduttive, utili solo a mantenere in vita la finzione burocratica necessaria a conservare gli incentivi pubblici.
La Mappa dell'Assalto: Gli Impianti in Provincia di Grosseto
Il progetto di Roccastrada non è un caso isolato. Le multinazionali dell'energia stanno aggredendo i territori di Manciano, Grosseto e Gavorrano, sommando oltre 388 Megawatt di potenza complessiva in fase di sviluppo. I numeri dell'estensione territoriale tracciano i contorni di una vera e propria colonizzazione industriale: tra i progetti già operativi, quelli autorizzati e le istanze pendenti, sono oltre 600 gli ettari di campagne toscane a rischio di imminente solarizzazione forzata. Un dato allarmante che cresce di giorno in giorno. Nella sola area di Roccastrada, la mobilitazione dei comitati civici davanti al TAR della Toscana si batte contro oltre 230 ettari complessivi di territorio agricolo minacciati dai moduli fotovoltaici — una superficie quasi cinque volte più estesa dell'intero centro abitato di Ribolla.
La Mappa dell'Assalto: La Radiografia dei Singoli Impianti
L'analisi dei registri delle autorizzazioni uniche regionali (AU. FER), dei procedimenti ministeriali e delle Procedure Abilitative Semplificate (PAS) svela la pervasività dell'attacco alle campagne maremmane, comune per comune, frazione per frazione.
Il Comprensorio Nord e le Colline Metallifere (Follonica, Scarlino, Gavorrano)
Follonica: La pressione industriale tocca il golfo con il grande impianto solare FTV Follonica 2 (autorizzato tramite AU. FER a favore del colosso Sorgenia Andromeda), a cui si affianca l'intervento denominato Agri Follonica, sbloccato tramite PAS da ditta omessa.
Scarlino: Il territorio costiero e rurale vede l'avanzata della formula agrivoltaica semplificata (PAS) con i progetti Agri Corsi Enrico e il parco Agri Terra e Sole SS Società Agricola, che estendono le reti tecnologiche a ridosso delle aree boschive.
Gavorrano: È uno degli epicentri storici della speculazione. Oltre al parco Alerion Gavorrano da 39 MW attivo in località FTV C. Ammazzatoia, si registra lo sblocco ministeriale (AU. FER) di FTV Gavorrano 1. Ad essi si sommano l'impianto FTV Castel di Pietra (Società Agricola Castel di Pietra), e due massicce installazioni sbloccate tramite procedura PAS: l'infrastruttura di Envi Power Group S.r.l. denominata FTV Bivio Ravi e il progetto FTV Caldana in capo a Sorgenia Renewables. Ma il vero colpo al territorio è sferrato dal progetto GR Gavorrano (Grenergy Rinnovabili 13): ben 44,29 MW di fotovoltaico classico spalmati su circa 100 ettari tra Giuncarico e Castellaccia, integrati da un accumulo BESS da 22 MW le cui linee di rete perforeranno anche i suoli dei vicini comuni di Roccastrada e Grosseto.
L'Area di Crisi di Roccastrada e la Val di MerseRoccastrada: Oltre all'epicentro del "Caso Ribolla" promosso da Shikun & Binui (20 MW e 34.000 pannelli legati a un devastante cavidotto interrato di 16 km fino a Grosseto), il comune è letteralmente cinto da autorizzazioni semplificate PAS. Spiccano il progetto FTV Pian del Bichi e l'impianto FTV Roccastrada gestito dalla Società Agricola Oricalco S.r.l.. Completano il quadro lo stabilimento Impianto Fotovoltaico Il Ceppo (sbloccato con Autorizzazione Unica FER), l'infrastruttura FTV Ribolla (Sunproject Dev 7 S.r.l.) e il progetto FTV Martello promosso da Ecowise.
L'Asse Interno (Civitella Paganico e Cinigiano)
Civitella Paganico: Le vallate interne subiscono lo sventramento rurale attraverso le PAS concesse a multinazionali estere, come il progetto FTV Cannicci in capo a Naturgy Rinnovabili Italia e l'impianto FTV Podenuovo sviluppato da Trina Solar Etruria.
Cinigiano: La culla del vino Montecucco viene industrializzata dall'AU. FER rilasciata per il grande impianto FTV Cinigiano (Sorgenia Pegaso) e dalla PAS per il progetto FTV Podere San Raffaele gestito da Cinigiano Energia S.r.l..
Le Colline del Fiora e del Tufo (Manciano, Sorano, Roccalbegna)
Manciano: Territorio letteralmente preso d'assalto dai colossi internazionali. Qui si concentrano il progetto Solar Hills (MAAG Ulivo S.r.l.) con un colossale fotovoltaico a terra classico da ben 85,11 MW su circa 110 ettari, la centrale di Campigliola (EDPR) da 57,50 MW agrivoltaici uniti a 20 MW di accumulo BESS, e l'aspro contenzioso burocratico di Poggio Contino (Iberdrola Renovables Italia) da 62,33 MW, fermato dagli organi regionali. EDPR ha tentato anche la carta del Pascolo Solare Maccabove (44,46 MW su 70 ettari), respinto dalla Regione. L'erosione delle campagne prosegue infine con veti comunali ignorati dal TAR, come l'impianto Manciano 24.48 (ARNG SOLAR VI S.r.l.) da 27,55 MW, l'installazione FTV Quercialta 1 (MC Consulting, tramite PAS) e lo sblocco giudiziario in località Stellata (4,5 MW).
Sorano: Il paesaggio rupestre viene aggredito al confine stradale dall'impianto FTV SP Pitigliano - Santa Fiora, autorizzato tramite PAS a favore di Revalue Energies.Roccalbegna: Persino le pendici dell'Amiata registrano l'insediamento rurale con il progetto Agri Roccalbegna (PAS, ditta omessa).
La Terra del Morellino (Scansano)
Scansano: Il comune simbolo della viticoltura grossetana capitola davanti a una pipeline impressionante di decreti PAS. Si registrano i progetti agrivoltaici Agri Poderino Dogana, Agri L'Imposto e l'impatto di Agri Poggi Alti (promosso dalla Società Agricola Oricalco S.r.l.). Il quadro scansanese si chiude con l'installazione FTV La Poderina e il grande impianto a terra FTV Cerreto Piano sbloccato tramite la più complessa Autorizzazione Unica FER.
Il Capoluogo e il Nuovo Gigante Industriale (Grosseto e Orbetello)
Orbetello: Ospita l'iter del mega-parco fotovoltaico a terra classico da 69,83 MW sviluppato da AIEM Green S.r.l. per la vendita diretta dell'energia sul mercato elettrico.
Grosseto: La pianura della città subisce la saturazione fisica più violenta, guidata ora da un nuovo mastodontico progetto industriale: il PARCO SOLARE “GR RUGGINOSELLA” Si tratta di un gigante energetico dalla spaventosa potenza di 84,89 MWp associato a un imponente sistema di accumulo a batterie (BESS) da ben 80,34 MW, configurandosi come uno dei più grandi snodi industriali di stoccaggio e produzione mai pianificati in Toscana. Questo colosso si abbatte su un territorio già saturo, che vede in iter l'agrivoltaico avanzato di Grosseto Alfepo (68,28 MW su 95 ettari), l'autorizzazione PAS per l'impianto Agri Bucacce (Sunproject Dev 7 S.r.l.) e tre imponenti decreti AU. FER: i 40 ettari attivi di FTV Strillaie (Sorgenia), il parco FTV Barbaruta (Costa Solar Italy 022) e lo sventramento rurale di FTV Le Rogaie (Le Rogaie Società Agricola). Ad essi si aggancia anche il progetto agrivoltaico di Gerlette-Braccagni (Iren Green Generation Tech) da 20,80 MW con inseguitori mobili alti ben 4 metri.

Il Paradosso di Grosseto: Greenwashing Urbano contro Devastazione Rurale
In questo scenario di assalto speculativo, il ruolo dell'amministrazione comunale di Grosseto fa emergere un enorme paradosso comunicativo e politico. Mentre i territori fertili della piana e delle frazioni vengono sacrificati, la giunta comunale ha di fatto accettato la trasformazione industriale del territorio agrario. Al contempo, ha concentrato la propria narrazione pubblica sulla "svolta green" urbana, celebrando l'espansione della rete di colonnine di ricarica per auto elettriche in città e l'acquisto di flotte ecologiche.Questa strategia serve a presentare Grosseto come una "smart city" all'avanguardia sui palcoscenici nazionali. Tuttavia, per i comitati dei cittadini si tratta di una pura operazione di greenwashing: si esalta la sostenibilità cittadina fatta di colonnine elettriche nei parcheggi urbani, mentre a pochi chilometri dal centro si inaugurano stabilimenti come le Strillaie (32 MW su 40 ettari) o si avallano colossi industriali e stazioni di accumulo a batterie che sventrano le campagne cantate dai Macchiaioli.
La Trincea dei Cittadini: Comitati e Mobilitazione Permanente
Di fronte a quella che viene percepita come una vera e propria deregulation burocratica alimentata dalle speculazioni sugli incentivi e dal proliferare di stazioni di accumulo BESS colossali (come le neonate installazioni di Rugginosella e Campigliola), la risposta democratica in provincia di Grosseto è partita dal basso, dando vita a un fitto coordinamento di comitati civici autonomi e storiche associazioni ambientaliste che lottano contro lo sventramento dei suoli.
A Grosseto e provincia i cittadini sono scesi stabilmente sul piede di guerra, organizzando assemblee pubbliche e unendo le forze in una rete coordinata di sigle territoriali:
Associazione "La Sentinella della Maremma": È l'anima legale della rivolta grossetana. Ha promosso un imponente ricorso collettivo al TAR della Toscana contro le autorizzazioni all'agrivoltaico a Roccastrada, portando in tribunale la difesa di oltre 230 ettari di campagna maremmana.
Comitato per la tutela del territorio di Roccastrada e della Maremma: Coordinamento locale che unisce residenti, aziende bio e strutture agrituristiche nate nei territori immortalati da Fattori.
Comitato Maremma Viva (Manciano): Attivo nelle Colline del Fiora, contrasta i progetti monumentali svelandone la natura puramente speculativa ed espropriativa.
Comitato No Fotovoltaico Selvaggio e Coordinamento Nazionale TESS: Rete che contesta l'efficacia dei finti progetti agro-energetici promossi da fondi esteri attirati dai contributi statali.
Italia Nostra Maremma Toscana, Movimento Nazionale Stop al Consumo di Suolo e liste civiche territoriali (come L'Alternativa a Castiglione): Forniscono il supporto legale ed elettorale sul territorio, lanciando storiche petizioni (come quella contro il mega-impianto di Pian di Rocca) per preservare le colture DOP e IGP.
Il culmine della protesta contro la multinazionale Shikun Binui ha assunto contorni etici internazionali. Supportati dall'Osservatorio contro la militarizzazione, i comitati hanno lanciato una petizione su Change.org intitolata "No all'azienda israeliana coinvolta nel genocidio palestinese". Si contesta l'uso di incentivi pubblici italiani a beneficio di una holding inserita nelle blacklist etiche dei principali fondi sovrani europei (come il fondo pensione norvegese ed il danese PKA) per la costruzione di insediamenti illegali in Cisgiordania.
La Direttiva Europea RED III: La Spinta all'Accelerazione
Il quadro normativo che giustifica l'assalto ai terreni agricoli della Maremma affonda le radici a Bruxelles. Il pilastro della transizione energetica continentale è la Direttiva Europea sulle Energie Rinnovabili (RED III - Direttiva UE 2023/2413).
Questa norma impone agli Stati membri l'obbligo vincolante di elevare la quota di energia rinnovabile nel consumo finale di energia dell'UE ad almeno il 42,5% entro il 2030. La direttiva introduce inoltre il concetto di "aree di accelerazione delle rinnovabili" (art. 15 ter), corsie preferenziali burocratiche per l'approvazione rapida dei progetti. Questo calendario forzato, combinato con i decreti attuativi nazionali (come il Decreto Aree Idonee emanato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano), ha scatenato la corsa all'oro dei grandi fondi d'investimento, che sfruttano le maglie larghe delle normative per blindare profitti speculativi garantiti su suoli agricoli a basso costo.
Il Grande Bluff della Politica: Firmano a Roma e Bruxelles, Protestano nei Comuni
Il caso di Ribolla ha scoperchiato un enorme cortocircuito della politica italiana, mostrando una distanza abissale tra le scelte strategiche adottate nei palazzi del potere e la propaganda elettorale spesa sul territorio. La transizione ecologica accelerata porta la firma degli stessi partiti che oggi, a livello locale, scendono in piazza a protestare.
• Il Partito Democratico: A Bruxelles e a Roma, il PD ha storicamente votato a favore dei pacchetti normativi legati al Green Deal e alla direttiva RED III, imponendo target nazionali stringenti. Tuttavia, quando i 34.000 pannelli si materializzano a Roccastrada sventrando le campagne, il sindaco del PD locale fa retromarcia. Per giustificare l'opposizione a un impianto solare che la linea ufficiale del partito imporrebbe di incentivare, si rifugia dietro alla mozione etica internazionale e alla proposta alternativa dell'area industriale del Madonnino.
Il Governo Meloni e le giunte locali di centrodestra: Il governo nazionale formalizza i decreti, il Decreto Aree Idonee e i generosi incentivi del PNRR, mentre a Grosseto il sindaco inaugura parchi solari rivendicando la transizione elettrica cittadina; eppure, sul territorio, i rappresentanti locali degli stessi partiti sfilano a fianco dei comitati per cavalcare il malcontento popolare e non perdere consenso elettorale.
Anatomia di un Impianto: Come Viene Trasportata l'Energia Spaccando il Territorio
Un aspetto tecnico spesso ignorato riguarda proprio l'infrastruttura necessaria a connettere questi colossi rurali alla rete elettrica di alta tensione gestita da Terna. Progetti come quello di Ribolla o il nuovo e imponente "GR Gavorrano" richiedono una complessa e invasiva filiera di trasporto energetico:
• Le Cabine di Trasformazione Locali: L'energia prodotta in bassa tensione dai pannelli deve essere raccolta e convertita in imponenti stazioni di trasformazione (fino a 132 kV) costruite ex novo sui terreni agricoli.
• I Cavidotti Interrati a Lungo Raggio: Nel caso specifico di Ribolla, è necessaria la realizzazione di un cavidotto interrato lungo ben 16 chilometri che dovrà tagliare le campagne maremmane per collegare l'impianto fino alla stazione elettrica nel comune di Grosseto. Scenario simile per il progetto di Gavorrano, le cui linee dovranno perforare i confini di tre comuni diversi per scaricare l'energia in rete.
• Sventramento dei Suoli: La posa di questi elettrodotti comporta lo scavo di trincee vaste e continue attraverso strade, fossi e terreni privati, bloccando per il futuro la piantumazione di alberi o lavorazioni agricole profonde lungo l'intera fascia del tracciato.
L'Errore Logico: La Distruzione dell'Agricoltura contrapposta al Modello dei Tetti
Il vero errore logico risiede nell'insistere sui campi coltivabili — drogando il mercato con i bonus statali al 40% — quando la soluzione a impatto zero esiste già: l'utilizzo esclusivo delle superfici già antropizzate. Installando i moduli solari sui tetti industriali dei capannoni, sulle coperture commerciali, sui parcheggi e sulle tettoie pubbliche si azzererebbe il consumo di suolo rurale, si avvicinerebbe la produzione al luogo di effettivo consumo e si eviterebbe lo scempio paesaggistico non solo della Maremma, ma anche di tutte le regioni italiane.
Conclusioni: Per una Transizione Democratica e non Speculativa
Il moltiplicarsi dei mega-parchi fotovoltaici e agrivoltaici a terra in provincia di Grosseto — culminato nell'avanzata di giganti come il piano GR Rugginosella da oltre 66 MWp — dimostra che il modello attuale è fallimentare, insostenibile e guidato da logiche puramente finanziarie e speculative di corto respiro. Se si vuole davvero salvaguardare l'ambiente senza distruggere l'economia rurale, le filiere DOC/DOP e l'orizzonte artistico della Maremma, è necessario bloccare la deregolamentazione dei sussidi e pretendere coerenza dalla classe politica. La transizione deve ripartire dal basso, incentivando il fotovoltaico diffuso e le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), obbligando per legge la saturazione dei tetti industriali prima di poter sfiorare anche un solo campo coltivato della Maremma.
Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
26.08.2026
FONTI
1. Normativa Europea: Direttiva (UE) 2023/2413 del Parlamento europeo e del Consiglio (RED III) – Obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e disciplina delle aree di accelerazione .
2. Dossier Attività Shikun & Binui: Database internazionale indipendente Who Profits Research Center (Dossier corporate sull'economia dell'occupazione in Cisgiordania) e piattaforma Investigate AFSC (American Friends Service Committee) .
3. Inchiesta Giudiziaria Africa: Atti del Dipartimento Investigativo e della Polizia di Israele (Unità Lahav 433) relativi al patteggiamento per corruzione internazionale in Kenya della sussidiaria SBI Infrastructure.
4. Petizione Popolare: Campagna ufficiale di mobilitazione dei comitati toscani ospitata su Change.org: "No all'azienda israeliana coinvolta nel genocidio palestinese" .
5. Atti Regionali: Delibera di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) della Regione Toscana per il progetto agrivoltaico "Ribolla" nel Comune di Roccastrada (GR), proposto da SPV Energy 3 S.r.l.

A.P. 27 agosto 2026
Il bisogno compulsivo di energia consentirà lo sfruttamento sistemico del paesaggio agricolo. Purtroppo il capitalismo di rapina che non prevede, per sua intrinseca natura (come la cosa in sè di kantiana memoria....), che il centro dei nostri interessi sia l'uomo, ma il profitto, provoca la devastazione ambientale che sta davanti ai nostri occhi. Per la soddisfazione degli anti-marxisti possiamo tranquillamente concedere che il socialismo "irreale" sovietico questi errori li ha commessi prima, in stolida concorrenza col capitalismo di rapina. Se l'umanità non affronta questi problemi nella visione dialettica si sprofonderà in un buco nero antidialettico ove ogni momento speculativo sarà impossibile. Personalmente ripartirei da Platone: cosa è il bene? Nel caso in esame il bene sarebbe il fotovoltaico costruito, come ha detto bene Patrizia Pisino, sull'antropizzazione esistente ( già di per se devastante). La domanda però da fare è questa, fondamentale: a quanta energia siamo disposti a rinunciare pur di conservare l'ambiente esistente? Quindi il concetto di bene ( la rinuncia al consumo compulsivo e la conseguente preservazione dell'ambiente) è qualcosa di astratto, di immaginario, oppure riguarda direttamente le nostre vite? Come diceva il grande Arbore: meditate gente meditate.....( mi ci metto pure io, ovviamente).