Di Paolo Borgognone
Il movimento complessivo del dissenso è fallito, almeno fino a questo momento, per alcune ragioni su cui a mio avviso sarebbe necessaria una riflessione pubblica (che dubito ci sarà proprio in virtù della natura e della vocazione privatistica e individualistica di larga parte del dissenso). Ecco alcuni spunti per questa riflessione (che non ci sarà). Il dissenso è in crisi quasi terminale perché:
1) i suoi leader, e mi riferisco a quelli che hanno capeggiato le cosiddette liste antisistema alle elezioni 2022, sono (con alcune parziali eccezioni che riconosco) talmente imbevuti di neoliberismo nel metodo, più che nel merito, da aver impostato una campagna elettorale figlia delle loro idiosincrasie ideologiche. Inoltre si tratta di personaggi spesso egocentrici, pieni di sé, vanagloriosi, volubili, nevrotici e che si considerano fuoriclasse circondati da brocchi. Il loro metodo ricalca esattamente quello utilizzato dal mainstream per gestire le relazioni politiche, metiatiche, umane in un sistema neoliberale. Direi che si comportano come il liquido che si adatta perfettamente alla forma del bicchiere che lo contiene. Tuttavia, sarebbe assurdo fargliene una colpa. Nati e cresciuti nel neoliberismo, affascinati dal culto della notorietà, è normale che abbiano una mentalità e dei modi di fare neoliberisti (sarebbe stupefacente il contrario);
2) molti candidati di grido, influencer dell’area del dissenso, si sono rivelati, nei modi di fare, uguali se non peggiori dei leader che li hanno inseriti in lista. Anche questo è normale. Un influencer, un creatore di contenuti, nato e cresciuto nel neoliberismo, che per fare like e visualizzazioni deve confrontarsi in rete con strutture, piattaforme e modalità tipiche del neoliberismo, o si adatta a queste strutture e modalità, o fa 4 like e 5 visualizzazioni a post o a video e va a casa. Un influencer, per definizione, non può essere estraneo al culto della notorietà e ai riti con cui si celebra questo culto. Per questa ragione, per stare a galla sul web e continuare a essere un influencer, dovrà anteporre la salvaguardia del suo pacchetto di followers che interagiscono sui suoi profili e canali rispetto alle ragioni dell’analisi politica (che talvolta necessitano di prendere posizioni scomode e finanche irricevibili per un segmento più o meno importante del propria riserva di followers). Infine, gli influencer candidati non hanno portato molti voti alle liste che hanno fatto a gara per accaparrarseli;
3) il movimento del dissenso, nella sua base sociale diffusa, è neoliberista e individualista quanto i vertici, se non addirittura di più. La maggioranza delle persone che manifestavano nel 2021 lo faceva per raggiungere obiettivi contingenti: ottenere, in qualche modo, il green pass. E per ottenerlo aveva 3 possibilità (escludendo da subito quella delle 2-3 vaccinazioni): 1) procurarselo falso; 2) ammalarsi, guarire e ottenere quello da guarigione; 3) fare in modo che il governo revocasse la misura restrittiva. Bene, una volta realizzato, in un modo o nell’altro, quest’obiettivo, i manifestanti che nel 2021 gridavano in piazza “la gente come noi non molla mai”, hanno mollato e sono tornati a farsi gli affari propri determinando un riflusso che ha indebolito le capacità politiche propulsive del movimento. Anche questo è normale e ci sta, perché nel neoliberismo la politica viene interpretata, dalla sua base sociale diffusa, come una televendita. Io elettore, iscritto, militante o simpatizzante chiedo a te, soggetto politico, di vendermi un prodotto e comunque si concluda la transazione, a transazione effettuata separerò la mia strada dalla tua. Nel 2021 la base sociale diffusa di queste manifestazioni chiedeva, ai soggetti politici che si facevano interpreti di questo movimento di protesta, una cosa sola: la fine del green pass. E quando l’ha ottenuta, ossia quando ha soddisfatto in un modo o nell’altro la sua esigenza legittima e immediata, ha salutato la politica e i suoi interpreti organizzati ed è tornata a fare ciò che faceva prima, nella “vita normale”.
L’interpretazione della politica come una televendita non concerne un rapporto duraturo tra base e vertice politico, così come l’acquisto di un prodotto da un venditore non richiede un rapporto continuativo tra le parti in causa della transazione. A transazione avvenuta, le parti si salutano e amen. Finché la politica e i suoi attori di riferimento saranno interpretati, nel basso, come fornitori di prodotti che diventano immediatamente truffatori nel momento in cui non riescono a consegnare, chiavi in mano, il prodotto richiesto dall’acquirente (la base sociale), il rapporto tra base e politica sarà sempre e comunque viziato da un approccio neoliberista che non permetterà un consolidamento degli interpreti politici della protesta popolare. La politica non è una televendita;
4) i movimenti del dissenso si sono caratterizzati per una straordinaria propensione allo scissionismo e al settarismo. Questo accade perché la società di mercato ha in gran parte disarticolato e depotenziato le capacità degli agglomerati umani di fare comunità. In breve, alla prima volta che mi contraddici, ti sbatto fuori o ti metto nelle condizioni di andartene. Oppure, alla prima volta che incontro, nell’agglomerato di riferimento, una persona o una situazione che mi infastidisce, me ne vado. La società di mercato è nemica della dialettica. Nella base come nei vertici, l’arroganza e la hybris la fanno da padrone. Molte volte ho sentito dire da attivisti semplici “se non si fa come dico io me ne vado”. Infine, dopo il 25 settembre 2022 molti partiti del dissenso si sono dissanguati a livello di iscritti perché questi ultimi si sono allontanati in seguito alle polemiche post elettorali divampate nei suddetti partiti. Un comportamento simile, basato sul presupposto “o siete tutti uniti o me ne vado”, testimonia scarsa capacità di interrelazione umana oltre a nessuna capacità di fare politica. È assolutamente normale, infatti, che nei partiti si discuta e finanche si litighi. Lasciare perdere tutto perché “gli altri si dividono” è un atteggiamento, oltre che arrogante e scostante, molto divisivo. Lo scissionismo è dunque una questione di vertice come di base. Idem per il settarismo. Che è la più grave malattia della politica “antisistema” e che è indice di profondo infantilismo. “Se parli con Tizio che mi è antipatico non parlerò più con te e ti boicotterò” è un modo di fare che sarebbe già odioso e ingiustificabile a 12 anni, figuriamoci a 50…
5) i partiti del dissenso sono andati in profonda crisi poiché caratterizzati, al loro interno, da una irrefrenabile propensione all’intrigo, al cicaleccio e al gossip. Questo atteggiamento è deleterio ma normale poiché vecchio come il mondo e rodato da millenni. Purtroppo l’abuso delle chat e dei social ha amplificato il problema, rendendolo endemico e spesso ingestibile. La commistione tra gossip e politica è un fattore che occorre tenere presente per capire i perché del decadimento dei soggetti politici interpreti di qualsiasi istanza (di consenso o di dissenso).
Bene, con questo lungo e pallosissimo scritto ho provato a dire la mia, in maniera largamente abbozzata e insufficiente, su di un tema di stretta attualità sebbene di relativo interesse. Queste mie parole saranno oggetto di futura riflessione presso i movimenti del dissenso? Assolutamente no. È tutto bloccato dal neoliberismo e dalla hybris che caratterizza ideologia e prassi di buona parte (non tutti, sia chiaro!) di questi movimenti e dei loro interpreti politici e mediatici (influencer). In ogni caso c’ho provato. Il sasso nello stagno l’ho buttato. Magari tra qualche tempo tornerò nuovamente sul tema, con degli approfondimenti. Grazie a chiunque abbia avuto la pazienza di leggere questo post torrenziale e spero sufficientemente lucido.. .
Di Paolo Borgognone
08.07.2023
Paolo Borgognone (Canale (CN), 1981), laureato in Scienze storiche, collabora dal 2012 con il “Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia” di Torino, per il cui sito (www.civg.it) ha redatto numerosi articoli e saggi. È inoltre autore dei seguenti volumi: “Il fallimento della sinistra «radicale»” (Zambon, 2013); “La disinformazione e la formazione del consenso attraverso i media” (3 voll., Zambon, 2013); “Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell’Ucraina postsovietiche” (Zambon, 2015); “Covid 19. A cosa serve, come ce lo raccontano, a chi giova" (Iniziative Editoriali Il Cerchio, 2020).
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Fonte:
https://t.me/paolo_borgognone/2003
https://t.me/paolo_borgognone/2004
Vincent1 15 luglio 2023
Purtroppo è vero. Ma è anche vero il contrario nel senso che i vari partiti che hanno cavalcato il dissenso sono sempre stati manipolati e/o ricattati.
E' vero anche che gli elettori continuano a votare il partito come una 'fede' sportiva.
Chi è tifoso della Juventus sarà sempre della Juventus.
Parlavo con un 5 stelle che continuava a dire che il partito è rimasto sempre coerente e fedele alla sua linea originale con cui era nato. Ovvio, con elettori così, il dissenso non ci sarà mai.
La mia idea rimane quella di creare un partito - NON PARTITO.
Un partito cioè fatto di solo iscritti che credono in una decina di punti fermi e chiari tipo:
Costituzione del 1948.
Fuori dalla NATO.
Fuori dalla UE.
ecc.
Gli 'iscritti' dovranno crescere fino a raggiungere milioni.
Nessuno può essere ricattato e nessuno può essere corrotto.
Se ipoteticamente un tale 'movimento' dovesse raggiungere una decina di milioni di persone, come sarebbero i sonni notturni di mattarella?
A mio parere sarebbero incubi.
Non pensiamo più a partiti di duri e puri.
Prima di tutto non esistono e poi sarebbero schiacciati come pomodori.
omega 15 luglio 2023
Già sul primo punto dissento.
Vincent1 15 luglio 2023
Sulla costituzione del 1948?
omega 16 luglio 2023
Si.
Vincent1 16 luglio 2023
La tua opinione ha il diritto di essere rispettata quanto quella di chiunque altro. Il movimento (teorico) di cui sto parlando ovviamante non pretende di rispettare le idee di tutti ma solo di quelli che si oppongono a questo stato di cose.
C'è ad esempio un gran numero di persone a cui il pareggio di bilancio (per esempio) non va proprio giù ma non ha alcuna possibilità neanche di dirlo. E' scritto sulla costituzione (una delle ultime modifiche) e quindi è sacro.
Ad altri invece (anche a me) non va giù neanche la diminuzione del numero di parlamentari. Stesso discorso.
Ad altri ancora (ed anche a me) non va giù la cessione di sovranità verso la grossa finanza speculativa. Stesso discorso.
Per te è ovviamente, queste sono tutte cose buone e, qualora ci fosse un movimento del genere, di certo non ne faresti parte.
E' un tuo diritto sacrosanto.
omega 16 luglio 2023
La cessione di sovranità, non va bene neanche a me e non solo quella monetaria. Fuori l'Italia dall'euro e dalla Nato, fuori le basi Usa dal Paese, fuori da Scengen, rinegoziazione dell'adesione alla Ue e all'ONU, abolizione dell'art.11.
La costituzione del 1948 va rifatta.
Va bene la parte mazziniana del testo (con inno di Mameli a rimorchio) e diversi articoli della parte socio economica.
Il resto è da buttare, perché scritto risentendo del tallone anglo-USA sul groppone e della paura di un ritorno del fascismo, con l'influsso nefasto del Papato e di Stalin in una ottica cattocomunista e antinazionale.
Infatti codesta costituzione piace molto ai cattocomunisti stile Mummia.
Dulcis in fundo, nella sua parte operativa funziona male, perché prevede una moltitudine di organi pletorici e procedure farragginose.
Vincent1 16 luglio 2023
E su questo non si potrebbe essere più in sintonia.
Il fatto di dire 'torniamo alla costituzione del 1948' vuol dire togliere tutte quelle clausole che di fatto ci hanno messo sulla graticola.
Che la costituzione sia stata letteralmente dettata dagli anglo - sionisti è ormai cosa risaputa. Piena di contraddizioni e di cavalli di Troia.
Una costituzione che non è stata in grado di autodifendersi dagli attacchi dei vari presidenti della repubblica.
Ripeto. Ritorno alla costituzione originaria per me ha il significato di togliere tutto ciò che ho descritto prima e su cui siamo in sintonia.
Riscriverla da capo mi sembra un pò utopistico visto il tempo che è passato e su cui ci siamo sedimentati.
Il tempo gioca un ruolo fondamentale. Vedi ad esempio l'unità d'Italia. Chi oggi potrebbe mettere in discussione tale evento.
Parliamo dell'unità d'europa?
Lasciamo passare qualche anno ed anche questo farà parte della storia. Quella storia che spetta solo ai vincitori di scrivere.
Comunque un bel movimento con idee di questo genere chiare e precise, a mio parere, farebbe tremare le istituzioni.
Meditate gente...