Di Accattone il Censore, per comedonchisciotte.org
L'uomo che ha inventato la tv commerciale in Italia non è riuscito a mandare la sua morte in pubblicità. Forse perché non c'era già più Costanzo a lanciare i consigli per gli acquisti.
Il clown felliniano delle declinanti stagioni ha fatto l'ultimo capitombolo della sua vita.
Nei commenti del poi, tutto si trasfigura e qualcuno lo innalza addirittura al ruolo di statista. Ma i rialzi che pare portasse nelle scarpe non possono fare tanto.
Ci lascia da uomo di spettacolo, con un giallo che non avrà soluzione come ogni giallo italiano che si rispetti. Chiunque abbia visto quel suo ultimo video di 21 catatonici minuti, palesemente manipolato, ha avuto più di un sospetto: quando è morto Silvio Berlusconi? Dopo l'uscita dal San Raffaele sono apparsi comunicati, ma non si è più vista una fotografia... Simbolico contrappasso per un uomo che ha fatto della propria immagine un culto da vendere a un popolo in cerca di un Messia finalmente mondano e vincente sui campi di calcio.
La fine di Berlusconi, che ha portato l'America in televisione e da lì nella testa degli italiani, è degna di una commedia hollywoodiana: Week end con il morto. Dietro le quinte, forse c'erano troppe faccende da sistemare: equilibri familiari e internazionali. E il coro doveva fare le prove per il de profundis al governicchio Meloni: sotto il belletto appaiono già i foruncoli del governo tecnico.
Sicuramente Berlusconi era già morto dal 2011, quando a Dauville si dice che Obama gli avesse sussurrato: «O non cadi, o cadi in piedi». E così ci fu il golpe Monti e la magica interruzione della persecuzione giudiziaria. Probabilmente, Berlusconi pagò una politica estera (Gheddafi e Putin) poco gradita ai padroni atlantici, contraria ai programmi che abbiamo visto svilupparsi fino ai giorni nostri.
Qualcuno avrebbe voluto che riuscisse a resistere, che, insomma, avesse la tempra dell'"eroe". Ma quanti eroi abbiamo in Italia, oltre a quelli falsi che ci fanno studiare sui libri di storia?
La scomparsa di Berlusconi è tuttavia un evento, perché Berlusconi ha rappresentato un'era, un inganno, un sogno, una proiezione, che hanno inciso in profondità nella cultura italiana. È stato l'italiano più famoso degli ultimi trent'anni, forse insidiato da Francesco Totti e con questo abbiamo detto tutto sul degrado del Paese.
Dall'operazione Tangentopoli in poi - grande messa in scena con la quale si travestì da pulizia morale un colpo di Stato, che prevedeva l'eliminazione di un ceto politico legato alla prima repubblica e ostile alla marginalizzazione dell'Italia prevista dal progetto europeo - la politica è cambiata: le parole d'ordine del marketing imperano e sono tutte telegeniche e tutte provenienti dall'America: spettacolarizzazione, personalizzazione, carisma.
Berlusconi e le sue convention le interpretano subito alla perfezione, maldestramente imitate dalle altre forze politiche. Arrivano gli appassionanti e reclamizzati duelli televisivi, rodati già da decenni sugli schermi del nuovo continente: Occhetto contro Berlusconi, come Kennedy contro Nixon.
Berlusconi è il profeta della americanizzazione della tv e della politica: l'uomo che si è fatto da sé, che porta in Italia il sogno a stelle e strisce dell'uomo qualunque che ha costruito una fortuna e, in aggiunta, con sanguigno e indomito spirito latino, organizza, ultrasettantenne, festini orgiastici in grado di rivaleggiare con antichi baccanali o suggestioni da Mille e una notte. L'italiano medio va in visibilio di fronte a questa luccicante proiezione dei propri desideri elevata al cubo: donne, potere, miliardi. E il frustrato Nando Mericoni di Un americano a Roma è finalmente compensato e sublimato dal suo contraltare: l'imprenditore milanese che ha trovato una via italiana all'America e fonda città e imperi televisivi come un novello pioniere della frontiera del benessere.
Oggi la Milano da bere è finita in una flebo, nel triste sorriso chirurgico di un clown morente. L'ultimo rappresentate della Madison Avenue de noantri è stato Salvini, l'ex ragazzo prodigio de Il pranzo è servito; pallido imitatore del carisma cristallino, inimitabile dono di Dio, uomo sandwich che ha sostituito i cartelli pubblicitari con le felpe e del Milan può solo essere tifoso.
Eppure, nonostante il suo impero televisivo sembri l'attuazione del piano della loggia Propaganda Due di costituire un polo televisivo privato, alternativo alla Rai, Berlusconi è stato anche un perseguitato. Considerato un parvenu dalla nobiltà – si fa per dire – economico finanziaria italiana, isolato nei ricevimenti al Quirinale. Bersaglio per decenni della stampa, utilizzato come capro espiatorio, con l'antiberlusconismo unico contenuto e cifra espressiva della pseudo sinistra italiana della seconda repubblica. Attraverso la militanza contro di lui – vera o falsa – si sono costruite le carriere di acclamati registi e giornalistucoli da strapazzo, che si sono arrogati il diritto spocchioso di un giudizio morale.
Berlusconi ha fatto molto comodo: è stato il paravento, la cortina fumogena che ha coperto (oltre alle proprie) le malefatte altrui e la distruzione dell'Italia.
E veniamo al lascito culturale, secondo me l'aspetto più importante e deleterio del passaggio del nostro a queste latitudini. L'americanismo più deteriore (ce n'è forse un altro?), fatto di superficialità, vuotezza, volgarità, ha inondato attraverso i teleschermi le case, trovando facile asilo nei cervelli disabitati degli italiani. La televisione di Stato, che, fino a quel punto, aveva offerto – tra enormi limiti e condizionamenti – alcuni contenuti di indubbia qualità, anche sul piano della confezione e del gusto (pur tra palesi ammiccamenti alla BBC), ha rincorso sullo stesso terreno il nuovo modello.
Oggi l'esito di questa competizione al ribasso è sotto gli occhi di tutti: il deserto culturale, l'annichilimento del pensiero, la trasformazione antropologica dell'Italia in una colonia. Uno svuotamento culturale che ha accompagnato lo svuotamento istituzionale.
Questa transizione ha preparato anche la volgarità e il vuoto pneumatico di internet, che sarebbero altrimenti impossibili.
Consegnandoci un Paese culturalmente invivibile, l'opera e l'eredità di Berlusconi sono indelebili e imperdonabili.
Poi c'è il lato umano. Come quando regalò, durante il loro primo incontro, a Cossutta e Bertinotti una spilletta a forma di falce e martello. Di fronte a questi suoi gesti, si rimaneva sempre nel dubbio di essere di fronte all'ipocrita affabilità del venditore porta a porta, o ad una sincera sensibilità umana.
Ma sull'uomo, sulla sua interiorità, non è lecito alcun giudizio.
Qualcosa di tutti noi - chi lo ha amato e odiato - muore con lui. Muore un po' il sogno, la falsa speranza cui ognuno di noi dentro di sè si aggrappa; e, dietro le promesse bugiarde, resta solo il tragico presente italiano.
Berlusconi andrà, forse, a fare spettacolo da qualche altra parte. Chissà se lassù dove si odono musiche celestiali, si potrà iniziare di nuovo dal piano bar; intanto, qui, la camera ardente sarà sostituita da una camera al dente, sponsorizzata da qualche nota ditta di pastasciutta.
Accattone il Censore
omega 13 giugno 2023
O Accattone, esistono e sono esistiti in Italia anche gli eroi veri.
Uno di quelli recenti, un certo Quattrocchi. Anche Falcone, Borsellino, Chinnici e altri servitori o meno di questo stato (scritto volutamente minuscolo). Forse anche un certo Mattei.
Pare ce ne sia stato anche uno borghese.
Quindi non la dobbiamo buttare in vacca. Dire che A SILVIO difettava l'eroismo non è un inutile argomentare.
Arian Van Heisen 13 giugno 2023
.....Ma quanti eroi abbiamo in Italia, oltre a quelli falsi che ci fanno studiare sui libri di storia?.....
omega, spiace che tu ci credi , ma non ce ne sono..!
clausneghe 13 giugno 2023
Quattrocchi si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato, che ci faceva in Iraq?
Difendeva i nostri interessi o cosa?
Vi faccio vedere come muore un Italiano vero, è una magra consolazione..
omega 14 giugno 2023
Essere al posto giusto nel momento giusto spesso non è molto eroico.
Sarà una magra consolazione ma bisogna mettersi un momento nei suoi panni, se ci si riesce.
Sarà anche vissuto male ma ha saputo morire bene, facendoci fare anche una bella figura.
omega 14 giugno 2023
Cos'è codesto nichilismo da quattro soldi?
Chi te l'ha detto che gli eroi che ci hanno fatto studiare sui libri di storia sono tutti falsi, Accattone di Pasolini?
E lui che ne sa se sono veri o falsi ?
E poi, secondo te, gli eroi italiani sono solo quelli sui libri di storia o quelli che compiono il bel gesto?
E poi ancora, mi spieghi perché mai Falcone , Borsellino, Quattrocchi, Chinnici e Mattei sarebbero falsi eroi?
Arian Van Heisen 14 giugno 2023
Ognuno ha i suoi eroi e secondo la sua forma mentis
tra quelli citati non ce ne è uno...!
un eroe era Gesù detto il Cristo un' altro era Robin Hood
un 'altro Goku, nei tempi moderni un altro ma non si puo nominare.
omega 14 giugno 2023
Chi è questo Goku?
E L'innominato?
omega 14 giugno 2023
Forse ho capito chi è l'innominato.
Se è chi penso, qualcuno dice che durante la prima guerra mondiale si comportò bene e fu anche decorato.
Trattasi di eroismo, di follia o di entrambe le cose?