Xylella, ovvero l'ineluttibilitá del male

Xylella, ovvero l'ineluttibilitá del male.

di Luca Marini


Sarà perché mi occupo di bioetica e di biopolitica dai primi anni Novanta, ma non ho mai dubitato
che la gestione politico-normativa dell’affaire Xylella, per tacere della diffusione stessa del batterio,
rientrasse nel disegno di totalitarismo biopolitico globale promosso dalle élites finanziarie
transnazionali di matrice giudaico-massonica.


Per molti, invece, vale il detto “meglio tardi che mai” e solo l’introduzione del Green Pass e del
cosiddetto vaccino anti-Covid ha fatto capire, per la prima volta nella vita, che i governi pilotati dal
capitalismo ultra-finanziario e digitale possono anche non aspirare al bene dei cittadini. Che è un
po’ come scoprire l’acqua calda.


In ogni caso, a quasi quindici anni di distanza dalla magica apparizione del batterio nel Salento,
solo i più ottusi sostenitori del transumanesimo demo-liberal-globalista potrebbero ostinarsi a
negare che l’affaire Xylella non sia servito, di fatto, a:
- ostacolare la ricerca di altre possibili cause della fitopatia nota come Co.Di.R.O.
(Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo), con specifico riferimento all’uso
massiccio di fitofarmaci che accompagnano e sostengono la diffusione di pratiche agricole
intensive;
- ridurre la biodiversità imponendo, in luogo degli olivi espiantati, il reimpianto di un numero
ridottissimo di varietà (in origine una sola), ciò che fatalmente favorirà la diffusione di future
fitopatie;
- standardizzare verso il basso la qualità dell’olio prodotto a detrimento non solo delle tanto
celebrate eccellenze alimentari e del Made in Italy, ma anche della dieta mediterranea, con
intuibili conseguenze sulla salute umana se è vero che l’uomo è ciò che mangia;
- compromettere la sopravvivenza dei piccoli produttori mediante la sostituzione di pratiche e
modelli agricoli tradizionali con metodi e sistemi agro-industriali e, quindi, favorire
ulteriormente i processi di concentrazione della proprietà e di globalizzazione dei mercati;
- modificare permanentemente il paesaggio pugliese quale preludio all’insediamento di
infrastrutture simbolo di una controversa transizione ecologica ed energetica, dalle pale
eoliche ai parchi fotovoltaici alla TAP;
- non ultimo, dividere la società tra “negazionisti” e “regolisti”, e cioè tra scettici oscurantisti in
odore di anarchia e zelanti cittadini ossequiosi delle leggi, secondo il classico evergreen
“divide et impera”.


La gestione della Xylella, azzerando diritti e libertà fondamentali di quanti (pugliesi e non) hanno
dovuto sottostare a un impianto normativo scellerato, costituisce nient’altro che una applicazione
del metodo totalitario, metodo che consiste, in buona sostanza, nel manipolare i dati scientifici per
propagandare il terrore al fine ultimo di soggiogare i cittadini.


Gli ingredienti del totalitarismo sono sempre gli stessi – scienza, propaganda, terrore, controllo – e,
dosati sapientemente, funzionano in ogni epoca storica e a ogni latitudine politica. Rispetto a quelli
del passato, il totalitarismo biopolitico globale punta a controllare l’intera dimensione psico-fisica
dell’essere umano rendendo palese e tangibile, in particolare, l’ineluttabilità del male insito nelle
pieghe della post-modernità: dall’espianto degli olivi all’impiego di diserbanti neurotossici nel
quadro della Xylella fino al Covid e a Ebola passando per il cambiamento climatico, l’inquinamento,
le microplastiche nell’acqua di sorgente, l’invasione di specie aliene, le guerre, i migranti, la crisi
energetica, le bolle speculative, il global warning, l’allerta freddo-neve-pioggia-vento che tutti i
giorni e indipendentemente dalle condizioni meteorologiche compare sullo schermo dei nostri
computer e chi più ne ha più ne metta, siano destinati, tutti (o quasi) e inesorabilmente, a subire il
Male.

Almeno fino a quando il transumanesimo, sollevando il sipario su una nuova forma di post-
modernità, non tirerà fuori dal cilindro un biglietto di sola andata per l’altro mondo: che per molti
(chi non è, o non è più, produttivo: malati, disabili, anziani) sarà semplicemente l’altro mondo di
tradizionale memoria, complice la grancassa mediatica che esalta le scelte di fine-vita; e per altri
sarà, invece, un diverso e mirabolante sistema planetario dove cominciare una nuova esistenza, a
condizione, ça va sans dire, di accettare quell’eugenetica positiva già oggi alla base dei designer
baby che, domani, saranno le formiche operaie su Marte o su Titano.


Queste sollecitazioni, ovvie per chi si occupa da decenni di bioetica e di biopolitica, erano state
proposte dai convegni organizzati, a partire dal 2017, dall’Osservatorio Permanente
sull’Emergenza Xylella (OPEX), convegni ignorati non solo e logicamente dal mainstream, ma
anche da quella parte del mondo del dissenso che, non avendo altra ambizione se non quella di
far parte del sistema che apparentemente critica, rimproverava all’OPEX di non essere
riconducibile ad alcuno schieramento politico e di non utilizzare quegli strumenti di aggregazione
critica (sic!) che sono i social media: che è un po’ come illudersi di abbattere il tiranno usando le
armi che quest’ultimo ti concede.


Ciononostante, o forse proprio per questo, oggi, molti cominciano a rilanciare il messaggio
proposto a suo tempo da OPEX e a sostenere apertamente che le misure di gestione
dell’emergenza Xylella hanno avuto come scopo precipuo – con largo anticipo rispetto al Covid –
l’azzeramento della libertà e dell’autonomia individuale quale preludio all’instaurazione e
all’accettazione acritica di forme di totalitarismo biopolitico globale.


Meglio tardi che mai.


18.07.2026

Di Luca Marini


Luca Marini: Docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, già vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), coordinatore del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB)

Commenti (3)

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    1. Teopratico 21 luglio 2026

      Ho sospettato da subito che l' affare xylella fosse una frode orchestrata bene, come al solito le motivazioni sono molteplici a partire da quelle simboliche, come ricorda GioCo, alla sostituzione con cultivar adatte alla produzione intensiva, al semplice disboscamento per impoverire il territorio oppure per fare spazio a mega strutture turistiche. La verità è che per decenni è stato promosso, distribuito e utilizzato il Roundup ( glifosato) in quei terreni, complice anche l' ignoranza dei contadini pugliesi, tanto che girando per quelle campagne ho trovato migliaia di ghirbe di Roundup in giro, buttate ovunque, per tutto il Salento. L' abbattimento poi di esemplari antichi e sani con la scusa dei tamponi effettuati, beh è stata una bella lezione per il primo giorno del COVID: da subito sapevo che fosse una frode certa anche quella!

    1. GioCo 20 luglio 2026

      So che non frega a nessuno ma l'Ulivo è una pianta Sacra da praticamente Sempre. "Sacro" significa di riferimento morale collettivo. L'attacco alla cultura dell'Ulivo è un attacco diretto al Sacro Mediterraneo e delle radici ideologiche di st'accidente di occidente, ma tanto stiamo parlando di gente che da fuoco a Notre Dame per far crollare la flèche (guglia). Si sotituscie artatamente ovunque nel cibo l'oliva con con l'olio di semi (un potente allergene).
      Simbolicamente la guglia è l'indice che punta verso la Sacralità massima (la Madonna rappresenta la Chiesa Cattolica) non a caso nella Settimana Santa, non a caso in Francia e non a caso per una struttura che non era mai stata precedentemente colpita da un incendio. Incendio di una struttura che si sapeva benissimo esposta e che è scaturito da un ponteggio esterno piazzato al meglio per ottenere quel risultato. Non è gente a cui frega qualcosa della stabilità istituzionale in specie perché non è la loro.

    2. absitiniuriaverbis 20 luglio 2026

      Radice indoeuropea di 'sacro'

      La radice a cui si riconduce è *sak- (o *sh₂k-), che porta il significato fondamentale di "separare" e "delimitare" . Questa idea di separazione è centrale per comprendere il concetto antico originario di sacro, inteso come "ciò che è separato" dalla sfera quotidiana e riservato agli dèi .

      Che io sia un pagano è acclarato, ma vedere il tutto e sempre riferito al cosiddetto cristianesimo lo trovo eccessivo per quanto purtroppo consolidato.
      Però, tant'è. Il cristianesimo ha attinto a tutto e di più, niente di originale se non le mistificazioni necessarie a farne uno strumento di controllo. E non è l'unico

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