XXII secolo: il grande riassetto

Il XXI secolo è una vecchia reliquia. Dopo il crollo delle vecchie potenze e il rimodellamento degli equilibri di potere tra continenti e nazioni, il mondo si è ricomposto: ogni territorio è un campo di battaglia, dove si scontrano la conquista delle risorse e la difesa delle libertà.

XXII secolo: il grande riassetto

Introduzione di Gianfranco Bosco per ComeDonChisciotte.org

Ormai da decenni , dopo la fine della seconda guerra mondiale, pensatori , ricercatori, filosofi, politici, artisti,studiosi, religiosi e… una moltitudine di elucubratori si interrogano sul … dopo, e propongono, un dopo che ora viene chiamato “Post” nel Mondo attuale. Post qualsiasi cosa, quasi a dar valore con tale prefisso di mille locuzioni alle proprie asserzioni o fantasie. Tutto, o quasi, è incentrato sul cosiddetto Mondo Occidentale, Civiltà Occidentale, Cultura occidentale, I Nostri Valori et similia, pietre preziose di un centro di gravità permanente, ombelico del mondo, faro di eterea luce, dissoluzione liquida della modernità (Z. Bauman ) e assunzione al cielo dell’Homo Deus (Y.N. Harari).

Ogni pensiero viene proiettato come demiurgo per un’altra Humanitas che umana non è considerata tale: la Giungla borrelliana illuminata dal Giardino Uccidentale.

Il fatto che il nostro pianeta, ai giorni nostri, sia dimora di un genocidio – visibile a tutti gli esseri umani su dispositivi personali in tutto il mondo – un abominio in corso, non ostacolato da nessun organismo internazionale, da nessuna organizzazione intergovernativa e nemmeno da quei nobili Stati che proclamano di voler costruire un mondo nuovo e più giusto... la dice lunga sulla nostra evoluzione come specie e potenzialmente sul futuro della nostra civiltà.

Ci troviamo di fronte a una biforcazione: un cammino chiaro e largo porta alla distruzione e alla rovina; l'altro dovrebbe condurre a un mondo nuovo e armonioso... ma è tortuosa, sassosa, vaga e avvolta nella nebbia la strada sognata

Come una vittima frenetica nelle sabbie mobili, che agita invano le braccia, la frenesia di un Impero in declino non fa che accelerare la propria fine. Ha scelto la strada che porta alla rovina e al proprio suicidio... e ha molti seguaci, soprattutto nella sua appendice morbosa nell’Oriente prossimo e nel resto del Mondo Occidentale. I sintomi di questa pulsione necrotica sono visibili nelle paranoia delle Guerre Eterne con un sistema economico che si autodistrugge, basato su un'avidità insaziabile e su un'ignoranza ostinata; concepito sulla distruzione della società, della famiglia, dei rituali e delle tradizioni; e, essenzialmente, un disprezzo totale per tutto ciò che è naturale e vivente... Questi segni nascono da uno stato di malcontento e di paura permanente, che alla fine conduce all'autodistruzione.

La Fantasy istituzionale diventata letteratura insieme alla Fantasy, alla Fantascienza , alle previsioni futuristiche che portano miserrimi vestiti “complottisti” a fronte del gorgogliante e pirotecnico asserire dei Riorganizzatori del mondo, anzi … dell’Universo, anzi … del microchip vivente signore di Marte( E.MUsk). Nel frattempo il resto e maggioranza dei popoli della Terra prova a costruire una dimensione umana del vivere rispettosa di ciò che nella diversità l’uomo è in un mondo multipolare poliedrico e multiforme, in cui ancora possa un pastore errante per l’Asia dialogare con la Luna sui perché della vita e del fato (G. Leopardi)

Quello che i Signori della penisola occidentale dell’Eurasia hanno pomposamente e istituzionalmente “programmato” ha una cotal veste artistico creativa che a par loro va considerato e seriamente inteso ogni pensiero- previsione dalla fumettistica e letteraria parvenza, nonché più credibile forse, idea di futuro.

Perché siamo capaci di descrivere e analizzare il vecchio che si dissolve e non riusciamo invece a immaginare il nuovo? Forse perché crediamo più o meno inconsapevolmente che il nuovo sia qualcosa che viene – non si sa da dove – dopo la fine del vecchio. L’incapacità di pensare il nuovo si tradisce così nell’incauto uso del prefisso post: il nuovo è il post-moderno, il post-umano – in ogni caso qualcosa che viene dopo. È vero precisamente il contrario: il solo modo che abbiamo di pensare il nuovo è di leggerlo e decifrarne i tratti nascosti nelle forme del vecchio che passa e si dissolve. È quanto Hölderlin afferma con chiarezza nello straordinario frammento su La patria che tramonta, in cui la percezione del nuovo è inseparabile dal ricordo del vecchio che va a fondo e deve anzi in qualche modo assumerne amorosamente la figura.Ciò che ha fatto il suo tempo e sembra dissolversi perde la sua attualità, si svuota del suo significato e ridiventa in qualche modo possibile. Benjamin suggerisce qualcosa del genere quando scrive che nell’attimo del ricordo il passato che sembrava compiuto ci appare incompiuto e ci fa così dono della cosa più preziosa: la possibilità. Veramente nuovo è solo il possibile: se fosse già attuale e effettivo, esso sarebbe già sempre deciduo e invecchiato. E il possibile non viene dal futuro, esso è, nel passato, ciò che non è stato, che forse non sarà mai, ma che avrebbe potuto essere e che per questo ci riguarda. Percepiamo il nuovo soltanto se riusciamo a cogliere la possibilità che il passato – cioè la sola cosa che abbiamo – per un attimo ci offre prima di scomparire per sempre.È in questo modo che dobbiamo riferirci alla cultura occidentale che ovunque intorno a noi oggi si disfa e dissolve. ( G. Agamben)

Nella narrazione letteraria, nella fantasy di una creazione fumettistica forse la grande serietà di un’ analisi che nasconde la Matrix di un domani che non c’è, o forse sarà , frutto caduco dell’albero un po’ rinsecchito del pensiero occidentale, orwelliano recinto per moltitudini che hanno abbandonato il “ cogito ergo sum”, nonostante la lotta per l’esistenza di qualche coorte resistente.

Il vero orrore dell'esistenza non è la paura della morte, ma la paura della vita. È la paura di svegliarsi ogni giorno per affrontare le stesse lotte, le stesse delusioni, lo stesso dolore. È la paura che non cambi mai nulla, che tu sia intrappolato in un ciclo di sofferenza a cui non puoi sfuggire. E in quella paura, c'è disperazione, desiderio di qualcosa, qualsiasi cosa, per spezzare la monotonia, per dare senso alla ripetizione infinita dei giorni. Nessuno sa che alcuni compiono sforzi immensi semplicemente per sembrare persone ordinarie.Queste anime luminose devono compiere uno sforzo straordinario per adattarsi a una realtà che urta le loro idee. Ed è proprio qui che risiede la vera sofferenza: cercare di accordarsi con un mondo che non vibra alla stessa profondità del loro essere. Albert Camus .

XXII secolo: il grande riassetto
Di Samy Abtroun

Nel XXII secolo, il numero totale degli esseri umani non supererà i nove miliardi, una cifra ben al di sotto dei quindici previsti dai meteorologi. Questo taglio drastico è il risultato di una serie di disastri concatenati. Nel 2069, dopo tredici anni di crescenti tensioni tra i blocchi dell'Asia meridionale, del Medio Oriente e dell'Africa subsahariana, scoppia la "Guerra dei cieli bui", il primo scontro nucleare. Lo scontro si trasforma in un conflitto globale, caratterizzato da attacchi limitati ma devastanti. Questi attacchi non solo decimano le popolazioni, ma causano anche inverni atomici che precipitano il pianeta in un raffreddamento brutale, peggiorando le condizioni agricole già indebolite da decenni di siccità estrema.

Questa guerra radioattiva, unita alla crescente influenza dell'intelligenza artificiale nella regolamentazione delle comunità e nei rapporti sulla fertilità, riduce ulteriormente le nascite. Le rigide politiche di fertilità attuate per gestire le risorse del sottosuolo, nonché il degrado degli ecosistemi legato in particolare alla scarsità d'acqua, stanno accentuando il declino demografico. Sebbene vengano implementate tecniche di riproduzione asessuata, esse non compensano l'entità della distruzione.

Già negli anni 2050, le coscienze erano state prese d'assalto da una droga sintetica, il Vermis, una compressa ultrapotente e assuefacente prodotta nelle fabbriche dello Shandong, responsabili della diffusione, dieci anni prima, dei derivati ​​avanzati del Covid. Le autorità statunitensi, pur essendo state le prime ad essere allertate, non hanno preso le misure del flagello. Indebolito dall'interno, il tessuto sociale si disintegrò, segnando l'inizio della decadenza di questa nazione. Vermis colpì anche città come Buenos Aires, Rabat, Lagos, Marsiglia e Manila. Si ritiene che l'arma della dipendenza abbia annientato 300 milioni di menti in tutto il mondo, una stima certamente sottostimata.

Le società sono frammentate, le grandi metropoli sono invivibili e le vecchie potenze sono in rovina. Le vestigia della passata magnificenza sono apprezzate non per il loro simbolismo, ma per il loro valore materiale, testimonianza del crollo di una civiltà che sembra aver perso ogni punto di riferimento. Un esempio lampante di questa devastazione è lo smembramento della Torre Eiffel. Simbolo della cultura e dell'ingegneria umana, viene venduto al chilo ai nostalgici commercianti di rottami metallici o ai cacciatori di antiquariato. Questo smantellamento selvaggio riflette un'epoca in cui la storia non è altro che uno strumento sfruttabile, una triste immagine di un'epoca passata.

Nel 2069, dopo tredici anni di crescenti tensioni tra i blocchi dell'Asia meridionale, del Medio Oriente e dell'Africa subsahariana, scoppia la "Guerra dei cieli bui", il primo shock nucleare del secolo.

Il mondo è diviso in tre spazi strategici, caratterizzati da realtà inconciliabili: la zona proibita, la zona abbandonata e la zona di comfort. Le aree riservate, ricche di minerali, sono sotto il controllo di forze militari private e mercenari. L'Artico, un tempo considerato isolato, è oggi un campo di battaglia per l'accesso alle ultime riserve energetiche, mentre le foreste amazzoniche, sfruttate eccessivamente dalle mega-corporazioni e sottoposte a stretta sorveglianza, rappresentano l'ultimo baluardo verde del pianeta. Nel frattempo, le aree abbandonate sono devastate da disastri climatici, guerre e pressioni economiche.

L'Africa, un tempo ricca di biotopi, è oggi simile a una discarica industriale, devastata da dissensi interni, milizie e multinazionali spietate. Alcune province dell'Asia centrale, nel cuore della Via della seta, sono oggi terre di nessuno irradiate, invase da migrazioni di massa e territori minerari.

Nelle zone di comfort, come Svizzera, Singapore, Canada e Giappone, la stabilità, mantenuta attraverso abili alleanze, si basa sul tecnicismo totale.

Queste nazioni sono centri polivalenti, in cui lo scambio di dati criptati ha avuto la precedenza sui diritti umani. Il loro mondo è quello dell'automazione, che impiega milioni di persone in lavori di manutenzione dell'intelligenza artificiale o nella gestione di programmi di supporto al benessere e alla produttività. Molte professioni come quella di autista, giornalista, avvocato o chirurgo appartengono ormai al passato. L'unica formazione gratuita, NeuroBot, riguarda la psicologia umanoide, un campo in cui gli individui imparano a gestire i problemi emotivi delle élite isolate.

Il settore finanziario si è evoluto, relegando le valute nell'oblio. Energos, il riferimento della Borsa globalizzata, rappresenta il consumo e la produzione energetica di ogni cittadino, tracciati, misurati e immediatamente convertibili. XCoin, prevalente in mercati settoriali come quello alimentare, dell'istruzione, del turismo e della medicina, è regolato da calcoli differenziali che manipolano la domanda e l'offerta. Con Chronos, l'individuo ha un contatore personale che misura il tempo che è disposto a dedicare a un servizio o a un bene. Scambiamo anche il Généo, una sequenza genetica modificabile per resistere meglio agli ambienti tossici o per rispondere a esigenze specifiche: il MorphoGen, ad esempio, consente di cambiare sesso in una sola ora, grazie a nanobot che agiscono direttamente su cellule e tessuti.

Il Datacred, il token dati, è il più prezioso. L'accesso alle informazioni riservate è monetizzato e ogni individuo amministra il proprio portafoglio. Può così vendere i suoi segreti – biologici, comportamentali o professionali – alle aziende. Dietro queste transazioni si nasconde un potenziale illimitato di manipolazione. Infine, di fronte al collasso ecologico, l'Ecoquant, una moneta dedicata all'ambiente, viene scambiata con crediti di carbonio, una compensazione per pratiche sostenibili. Questa moneta virtuale viene utilizzata dai governi per darsi un'immagine verde, traendo profitto dalle perturbazioni meteorologiche.

La digitalizzazione inarrestabile ha sfigurato le relazioni umane e ha suonato la campana a morto per il matrimonio. La seduzione, la complicità e tutti quei giochi sottili tra le persone sono obsoleti. Nelle zone di comfort, la sessualità è un bene di consumo cerebrale. Moduli come “Desire-Tech” offrono ai residenti la possibilità di sperimentare la “click-nique” attraverso avatar robotici, dove le emozioni vengono simulate, ma senza impegno morale. Progettati per soddisfare tutti i desideri, i robot collaborativi come i modelli Hyperluxe di "Gynotech" o gli androidi della start-up "Aphroide" hanno inventato l'orgasmo algoritmico, sincronizzato con gli stimoli neurocardiaci del cliente. Le interazioni sono ridotte a spasmi digitali, mentre la carezza, così come viene percepita nei ricordi, è stata totalmente diluita sotto un diluvio di blockchain, data lake e back-end.

D'altro canto, nelle zone abbandonate, dove i rapporti di potere sono duri, il sesso è uno strumento di sopravvivenza. È una merce di scambio, uno strumento di potere in un contesto di brutalità, dove i vulnerabili, spesso i bambini, sono i bersagli principali di questa spirale infernale. In questi territori devastati, i corpi vengono usati come strumenti, vittime di abusi sessuali commessi da bande o forze armate. La morte stessa è digitalizzata. Le lapidi sono scomparse, sostituite da ologrammi fluttuanti o targhe digitali. Le tombe sono semplici file di memoria archiviati su un cloud, presumibilmente sicuro, ma che è stato oggetto di molteplici violazioni. I visitatori scansionano i codici QR per rendere omaggio ai loro cari defunti, se se li ricordano.

In ciò che resta dell'umanità si scontrano due realtà radicalmente opposte: le élite rinchiuse in sofisticate cittadelle tecnologiche e milioni di persone precarie che sopravvivono in torri dismesse. Città fortificate come New York, Shanghai, Berlino e Dubai sono bastioni autosufficienti in cui le classi più abbienti vivono al sicuro dai danni del riscaldamento globale e da quelli militari. Sono protetti da tecnologie di monitoraggio onnipresenti, dispositivi biometrici e intelligenze artificiali che regolano ogni momento della vita quotidiana. In queste isole la pace è ottimizzata, ma a costo di una sorveglianza costante, della soppressione della privacy e di un'esistenza regolamentata fin nel più intimo. Le emozioni vengono manipolate da algoritmi, creando un vuoto emotivo nelle generazioni più giovani, cresciute in queste strutture perfette, ma scollegate dalla realtà.

Si scontrano due realtà radicalmente opposte: le élite rinchiuse in sofisticate cittadelle tecnologiche e milioni di persone precarie che sopravvivono in torri dismesse.

Al contrario, nelle periferie devastate – terre inghiottite dagli oceani o devastate dalla deforestazione o dalla desertificazione – una moltitudine di poveri lotta per sopravvivere. La loro “finitura”, termine che designa la loro estinzione programmata, è invisibile e non è elencata. Intere città, un tempo prospere, sono state ridotte a enclave dove povertà, violenza e instabilità regnano sovrane. La Pianura Padana in Italia o la valle della Ruhr in Germania sono deserti industriali. L'innalzamento del livello del mare ha cancellato i confini delle nazioni insulari e i naufraghi del clima, come gli abitanti delle isole del Pacifico, vengono scaraventati dai campi profughi verso altre sacche di cancellazione.

Le società resilienti, nate dalle ceneri del Vecchio Mondo, lottano per mantenere l'equilibrio. Il nulla esistenziale diventa il terreno fertile per una ribellione in divenire, una rivolta alimentata dall'avvento di un Onnipotente vendicatore che abbatterà l'ordine costituito. Resistenti, cyberattivisti e persone “risvegliate” si ribellano alla superiorità dell’intelligenza artificiale. La Rivoluzione degli Equilibristi, movimento contro la tecnocrazia, sostiene il ritorno ai valori umani e alla gestione ecologica delle risorse. Queste piccole comunità desiderano ardentemente fuggire da uno spazio in cui la crudeltà, il cambiamento climatico e le carenze le hanno allontanate dall'utopia demografica un tempo immaginata.

Con maggiori risorse, i "Caotisti", cellule anarchiche, cercano di rovesciare il sistema. Questi insorti, composti da ribelli ambientalisti, hacker e attivisti, combattono contro le megacorporazioni, in uno scontro che chiamano "Guerra degli Dei Oscuri", in riferimento al primo conflitto nucleare. Il loro obiettivo è chiaro: liberare i media, distruggere le telecamere spia e ripristinare un'umanità più autentica. Hanno hackerato cervelli digitali, interrotto connessioni e portato a termine attacchi simbolici contro icone di leadership, come il crollo della Data Tower di New York o l'infiltrazione nei server della Machine City di Singapore.

L' impero americano: dalla gloria alla caduta

Un tempo faro indiscusso della democrazia liberale e della supremazia economica e militare, l'impero americano è ora un guscio vuoto, divorato dai suoi stessi eccessi. La libertà di espressione, pilastro della sua identità e del suo prestigio mondiale, si è rivoltata contro se stessa. Credendosi al di sopra dei principi che aveva imposto al resto del pianeta, l'America si è liberata dall'incitamento all'odio e dalla demagogia. La ricerca del profitto, spinta da multinazionali come TechCorp e BioSynth, ha favorito l'eco di un'escalation verbale senza precedenti, in cui le voci dissidenti sono state soffocate da ondate di estrema polarizzazione. La “cultura della cancellazione”, strumentalizzata dai giganti delle reti online, è diventata uno strumento di controllo che spegne ogni forma di dibattito razionale.

Anche l'America ha visto crollare il suo desiderio di conquista sulla scena internazionale. La sua incessante ingerenza e l'esportazione forzata del suo "ideale" di democrazia ne hanno esaurito la liquidità e ne hanno offuscato l'immagine. La Groenlandia, divenuta campo di battaglia dopo l'ultimo scontro artico nel 2054, è un esempio lampante di questa politica interventista che ha prosciugato le finanze del Paese. L'imperialismo ha mostrato i suoi limiti: invece di portare prosperità comune, ha generato indicibili sofferenze, sia all'interno che all'esterno dei suoi confini, trasformando la bandiera a stelle e strisce in una bandiera di fortezze e mura. Nell’inospitale sud, le “Trump Valley”, famigerati campi di detenzione, ospitano milioni di migranti disumanizzati, mentre i droni di sorveglianza perlustrano ogni centimetro del territorio.

Il mercato americano è imploso sotto l'effetto delle fratture sociali e dell'esaurimento delle sue riserve naturali. Il petrolio, principale motore dello sviluppo industriale sin dal XIX secolo, è sempre più difficile da estrarre a causa della diminuzione delle scorte e delle tensioni geopolitiche sull'accesso. A causa della dipendenza dalle materie prime straniere, gli Stati Uniti si sono ritrovati intrappolati in una spirale recessiva, con aziende come ExxonNex e ChevronMax che si sono ritirate da diverse regioni operative.

Gli scambi commerciali sono diventati più difficili e i dazi doganali colpiscono duramente i partner. Le importazioni di prodotti alimentari sono troppo costose, mentre le esportazioni restano inaccessibili a molti mercati esterni. Questo accresciuto protezionismo ha portato a ritorsioni e all'interruzione delle catene di approvvigionamento, aggravando ulteriormente la crisi. L'aumento vertiginoso del debito pubblico e privato, unito al collasso dei servizi pubblici, ha gettato i cittadini in una profonda crisi. Il dollaro è scomparso a favore di valute universali come Energos e XCoin.

L'unità si è erosa. Il paese è diviso in fazioni che promuovono ideali opposti. Da una parte, coloro che vogliono ristabilire una parvenza di regime autoritario, dall'altra, coloro che aspirano a una trasformazione radicale dello Stato federale. Le lotte razziali e di classe esacerbano questi antagonismi. Il disegno di legge Trump III sul controllo delle armi (il 22° emendamento della Costituzione è stato abrogato nel 2028) ha trasformato l'autodifesa in una licenza per uccidere, spingendo città come Los Angeles e Miami in guerre di strada aperte, dove la droga è dilagante. La secessione di California, Alabama, Arkansas, Missouri e Georgia, seguita da quella di Texas, Florida e Tennessee, acuì le divisioni. Guidate da luminari nativi americani come il capo Wilma Lozen, le rivolte sono alimentate dall'infinita frustrazione nei confronti di un dirigente anziano, le cui élite si rinchiudono nelle loro torri d'avorio.

L'impero americano è diviso in fazioni che combattono per ideali opposti: coloro che vogliono ristabilire una parvenza di governo autoritario e coloro che aspirano a una trasformazione radicale dello stato federale.

L'Impero ha definitivamente perso la sua posizione di leadership. Ora svolge solo un ruolo secondario nella politica estera. Le sue aree di influenza – America Latina, Asia-Pacifico ed Europa orientale – si stanno gradualmente allontanando da Washington. Il crollo di coalizioni come la NATO ha lasciato un persistente retrogusto di animosità. Il soft power, un tempo onnipresente in tutte le culture, si è disintegrato. I film di Hollywood vengono soppiantati da produzioni coreane e indiane che si rivolgono direttamente ai giovani talenti. La bandiera, che nel 2014 perse la sua 27a stella, è ora uno straccio che sventola debolmente su Park Avenue. Nessuno si ferma ad accoglierlo, nessuno alza lo sguardo.

La New Order Alliance: Controllo sistemico

Di fronte a un Occidente indebolito, la Cina emerse come figura dominante, imponendo un modello assolutista che sconvolse l'equilibrio geopolitico. La sua ascesa fu rafforzata da un trattato strategico con Mosca, che creò un fronte formidabile, la New Order Alliance (NOA), che univa il predominio numerico della Cina alla potenza armata della Russia. Insieme, queste due nazioni hanno ridefinito le regole del potere globale.

L'Impero di Mezzo ha consolidato la sua egemonia attaccando il bene più prezioso del XXII secolo: i dati. Pechino ha implementato un sistema di tracciamento senza pari, gestito da tecnologie all'avanguardia che esaminano attentamente ogni aspetto della vita dei suoi cittadini. Il credito sociale, introdotto negli anni 2070, sfrutta questo dispotismo cognitivo. Attraverso l'EM, o scala di merito, ogni individuo viene valutato in base ai suoi comportamenti, alle sue opinioni e persino alle sue emozioni. Ogni deviazione dall'ideologia viene severamente repressa, con l'invio forzato in luoghi isolati chiamati "Colonie Ombra", dove ogni libero pensiero viene sradicato.

L'Alleanza del Nuovo Ordine: un fronte formidabile che unisce il predominio numerico della Cina con la forza armata della Russia. Insieme, queste due nazioni hanno ridefinito le regole del potere globale.

Pechino ha sfruttato la sua infrastruttura 12G per raccogliere una massa di informazioni senza precedenti nella storia dell'umanità. Grazie al sostegno di una popolazione senza pari (circa 2 miliardi di soggetti connessi a un canale globale) e di una diaspora che funge da relè invisibile, il suo EM non è rimasto a lungo limitato ai suoi confini. In cambio di accordi commerciali sfavorevoli, Brasile, India e diversi stati africani sono stati costretti ad accettare l'integrazione di piattaforme come SinoNet, una rete di sorveglianza ad alte prestazioni. Questa macchina cibernetica non solo consente di tracciare milioni di persone, ma manipola anche l'attualità e influenza le società.

La Russia, da parte sua, ha trovato nella sua associazione con la Cina un'opportunità per mantenere la sua supremazia militare. Possedendo la Tsar-Katastrofa, una bomba che combina fusione termonucleare e antimateria, rendeva ogni scontro quasi suicida. Con una capacità di 300.000 megatoni di TNT, lo Tsar-Katastrofa può annientare qualsiasi cosa entro un raggio di 800 chilometri, generando venti supersonici e calore estremo, mentre il suo impulso elettromagnetico paralizza tutte le comunicazioni entro un raggio di 3.000 chilometri. Provoca inoltre un inverno nucleare prolungato, devastando il clima e alterando la biosfera.

La Russia, che si trova ad affrontare una mafia sotterranea endemica e un tasso di natalità in calo nonostante l'annessione di Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan, ha visto nell'AON un modo per trarre vantaggio dall'enorme potenziale della raccolta dati. Ha integrato le strategie cinesi nelle proprie operazioni, in particolare in Asia centrale e nell'Europa orientale. Attraverso attacchi informatici mirati, manipolazioni dei media e campagne di disinformazione, Mosca ha amplificato le divisioni tra i popoli occidentali, provocando crisi che hanno indebolito le loro strutture politiche. L'Alleanza acquisì quindi nuova influenza, affermandosi come attore fondamentale negli affari intercontinentali.

In questo mondo in continua evoluzione, l'AON è riuscita a estendere la sua influenza su continenti come l'Africa, l'Asia e alcune roccaforti del campo occidentale. L'Asia centrale, arena competitiva per le grandi potenze, è diventata una roccaforte sino-russa, dove risorse naturali come terre rare, litio e cobalto, che alimentano l'industria high-tech, vengono utilizzate senza essere condivise. Le democrazie sono state indebolite dalle guerre convenzionali, ma anche dagli agenti dormienti dell'Alleanza. Nell'Europa orientale, la Polonia, l'Ucraina e la Bulgaria hanno visto la loro sovranità erosa dalla crescente tutela del Nuovo Ordine, le cui tecnologie di sorveglianza si sono infiltrate nelle amministrazioni locali attraverso accordi bilaterali con i governi.

Città come Vancouver, Parigi e Sydney, un tempo simboli di prosperità, ospitano centri di sorveglianza, inseriti in una rete interconnessa gestita da aziende sino-russe come Zhong e Novaya. A Lagos, Giacarta e San Paolo, lo standard asiatico ha creato scompiglio, con popolazioni che vivono sotto il giogo di automi che le monitorano costantemente. La libertà individuale è un lusso riservato a un'élite corrotta e l'impatto dell'AON ha continuato a crescere, plasmando un macrocosmo in cui l'autonomia è un'illusione, schiacciata sotto il peso totalitario della tecnologia digitale.

Il blocco nord europeo

Culla delle democrazie e del progresso, l'Europa è oggi frammentata, preda di incessanti rivalità e di una disperata ricerca di potere. Un tempo unito sotto il segno della cooperazione, il continente ospita oggi una moltitudine di fazioni rivali, ciascuna delle quali cerca di imporre la propria visione del futuro. Tra questi, il blocco nordeuropeo, comprendente Germania, Danimarca, Finlandia e pochi altri stati residui, emerge come uno degli ultimi baluardi di stabilità. Ma questa fragile armonia si basa su un rigido modello tecnocratico, che è costoso per il libero arbitrio.

L'automazione estrema non sta trasformando solo la produzione industriale, ma sta regolando ogni aspetto della vita quotidiana. Droni e robot, garanti delle regole e guardiani degli individui, supervisionano fabbriche, mense, trasporti, sicurezza pubblica e relazioni. A Stoccolma, Oslo o Amburgo, ogni gesto è meticolosamente regolato da algoritmi che valutano le prestazioni dei dipendenti, con questo requisito inflessibile appeso ai pannelli dell'efficienza: "il momento giusto per la cosa giusta".

Questa digitalizzazione, che ha permesso al blocco nordeuropeo di mantenere una forma di resilienza di fronte alla sua regressione, nasconde un prezzo esorbitante: un'élite di burocrati sradicati. I macchinari hanno eliminato milioni di posti di lavoro e la maggior parte dei consumatori, concentrati nelle periferie, sopravvive senza prospettive. Le disuguaglianze stanno aumentando e la coesione sociale sta iniziando a incrinarsi. Nei quartieri emarginati, il sistema tecnocratico viene spesso messo in discussione. In località un tempo fiorenti scoppiano rivolte popolari, dove gli abitanti, non avendo più un posto, organizzano scioperi o operazioni d'urto contro queste "macchine". Le voci dissenzienti denunciano un'autocrazia, in cui la classe dirigente non è altro che il riflesso di un'intelligenza artificiale alienante.

Nello stesso tempo, l’Europa meridionale e orientale – Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Balcani – vengono abbandonate da questo conclave, chiuse nella sua bolla tecnologica. Questi territori, già indeboliti dalle crisi climatiche e finanziarie degli ultimi decenni, si ritrovano travolti da ondate di rifugiati, senza alcun aiuto sostanziale da parte della tecnocrazia del Nord. I servizi di supporto sono carenti e la violenza si diffonde a macchia d'olio. Londra è oggi un campo di battaglia in cui le rivolte urbane sono aumentate da quando la famiglia reale britannica è fuggita ad Angiò.

L'Unione Europea non è altro che un reperto di un passato ormai passato. Le periferie, un tempo sotto lo stretto controllo dei tecnocrati, sono ora focolai di rivolta.

L'Unione Europea, fiore all'occhiello dell'unità continentale, non è altro che un reperto di un passato ormai passato. L'idea stessa di solidarietà tra comunità è una chimera. Le richieste di decentralizzazione stanno diventando sempre più forti e i movimenti separatisti che chiedono l'indipendenza stanno guadagnando slancio. Francia, Italia e Spagna sono immerse in un vortice di divisioni interne, mentre la Germania, pur essendo leader del gruppo, vede il suo Stato incrinarsi sotto la continua pressione degli ultras.

Perché questo declino non è solo economico, ma ideologico: i valori dell'aiuto reciproco e dell'apertura sono completamente scomparsi. In un simile clima di frustrazione, correnti di pensiero xenofobe hanno trovato terreno fertile per la loro espansione, alimentate dalla paura degli stranieri. Allo stesso tempo, è evidente il ritorno del fascismo, segnato dall'emergere di caste etno-nazionaliste che propugnano un ordine basato sulla purezza razziale. Queste dottrine, un tempo marginali, sono penetrate nelle istituzioni politiche, sostenute da colossali mezzi finanziari che aprono loro la strada verso le più alte sfere del potere.

Le periferie, un tempo sotto lo stretto controllo dei tecnocrati, sono ora focolai di rivolta. Organizzati in cellule clandestine, i Caotici, un gruppo radicale determinato a rovesciare il sistema, stanno guidando un'insurrezione contro l'automazione. Mai lontani dalle metropoli supervisionate dall'intelligenza artificiale, questi ribelli si adattano ai contesti ostili mescolando tecniche di guerriglia tradizionali con tecnologie all'avanguardia. Specializzati nella guerra informatica, hackerano i canali di sorveglianza, effettuano raid informatici e sabotano fabbriche automatizzate. Al centro di questa resistenza ci sono gli hacktivisti, esperti nella manipolazione digitale. La loro missione è quella di compiere attacchi simbolici alle reti, diffondere campagne di demonizzazione e seminare dubbi nella mente delle persone. Il loro obiettivo: dimostrare che l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la libertà umana e che creatività, solidarietà e umanità devono essere le basi di un futuro sostenibile.

The Gathering of Stars: La coalizione innaturale

Il Gathering of Stars (RGS) è un patto transnazionale nato a metà del XXI secolo, che unisce ex potenze coloniali e nazioni emergenti in un trust determinato a ridefinire le regole del commercio globale. Questo organismo ibrido si basa su una strategia di sfruttamento dei giacimenti, un imperativo dettato dalla necessità di monopolizzare materie prime essenziali, come il cobalto, l'uranio e soprattutto l'acqua dolce, diventata nel tempo l'oro blu del pianeta.

Questa improbabile coalizione di metropoli espansionistiche e popoli emergenti si basa su una dinamica in cui gli ex colonizzatori, come Regno Unito, Francia e Stati Uniti, continuano a svolgere un ruolo importante, nonostante il loro declino. L'impero americano crollò, ma gli stati europei, abili cortigiani, riuscirono a mantenere la loro influenza anche in un mondo multipolare. Grazie alla partnership con India, Brasile e Nigeria, gli ex regimi imperialisti stanno sfruttando l'accaparramento delle ricchezze geologiche e imponendo transazioni distorte. Questi accordi, sotto l'egida delle partnership, pongono i paesi in via di sviluppo in una posizione di sottomissione, assegnando loro la funzione di semplici fornitori, mentre le multinazionali delle energie rinnovabili intascano la maggior parte dei profitti.

Una delle leve principali del Raduno delle Stelle è il controllo delle materie prime per la sua transizione energetica e per la sostenibilità della sua industria biomedica. La poliammide e il titanio restano materiali essenziali per impianti e protesi. Allo stesso modo, il cobalto, utilizzato nelle batterie agli ioni di litio per motori elettrici e rinnovabili, sta diventando strategico. L'uranio, essenziale per la produzione di energia nucleare, viene accaparrato da una cerchia privilegiata, creando forti tensioni, soprattutto in Niger e Namibia. Ma è l'acqua dolce, una sostanza vitale, a cristallizzare i piani geopolitici dell'ER. Con l'alterazione delle temperature e lo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, l'accesso alle stesse diventa una questione di sopravvivenza, trasformando regioni umide come l'Amazzonia, il bacino del Congo e il Turkmenistan in obiettivi prioritari per il consorzio. Nestlé, Coca-Cola e altri colossi privati, in collaborazione con le "Star", stanno orchestrando campagne di privatizzazione su larga scala, riducendo le aree protette a centri di pompaggio dell'acqua.

Una delle leve principali del Raduno delle Stelle è il controllo delle materie prime per la sua transizione energetica e per la sostenibilità della sua industria biomedica.

Questa dominazione incontra un crescente rifiuto, in particolare da parte degli Indipendenti, un gruppo di comunità indigene provenienti da Africa, America Latina e Asia. Questi attori sperano di ricostruire le società su basi sostenibili. Aspirano a una vera autonomia e alla creazione di un modello alternativo che non si basi sull'infinito sfruttamento dei beni ecologici, ma sulla distribuzione e sulla sostenibilità. Sviluppano meccanismi basati sull'autosufficienza e sul riciclaggio, rifiutando le manipolazioni capitaliste in atto. Stanno cercando di costruire una civiltà senza dipendenza dalle multinazionali e dai dispositivi di sorveglianza, dove la priorità è data alla salvaguardia dell'ambiente.

Per l'ER, questi movimenti autonomisti rappresentano una minaccia diretta. Gli Indipendenti sono regolarmente vittime di destabilizzazione: pressioni diplomatiche, persino interventi militari per soffocare ogni desiderio di ribellione. Si ritrovano anche intrappolati in una morsa tecnologica, minacciati dall'occhio virtuale dell'AON che conferisce all'RE la capacità di tracciare, infiltrarsi e reprimere senza sosta qualsiasi tentativo di emancipazione.

La repressione non è solo bellicosa: si gioca anche sul fronte dell'informazione, attraverso massicce campagne di falsificazione e menzogne ​​mediatiche volte a minare ogni legittimità degli autonomisti. Queste azioni sono supportate da attacchi informatici e hackeraggi effettuati da entità ombra in collaborazione con i poteri forti dell'IR, che utilizzano la cibernetica per monitorare e, se necessario, reprimere ogni forma di dissenso.

I paesi emergenti finiscono così per riprodurre le stesse dinamiche imposte dai vecchi padroni. I compromessi commerciali da loro prescritti spesso aggirano i principi internazionali, con negoziati che favoriscono i loro interessi a scapito delle popolazioni locali. In quanto veri proprietari delle risorse naturali, sono esclusi dal processo. Si trovano in una situazione simile a quella dei popoli indigeni in passato: i loro campi vengono sfruttati, i loro raccolti espropriati e i loro diritti violati.

Il Califfato del Levante: Sabbia e Tradimento

Il petrolio, pilastro delle relazioni internazionali, ha perso la sua presa. Al suo posto sta emergendo un gruppo di regimi che cercano di ridefinire lo scacchiere geopolitico. Il Califfato levantino (LC), una coalizione strategica composta principalmente da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran e Turchia, incarna quest'era di transizione. In questa configurazione senza precedenti, lo sfruttamento delle energie rinnovabili, dell'acqua, delle terre coltivabili e della sabbia è al centro di questa potenza globalizzata. Ma queste ambizioni sono ostacolate da profonde discordie, incessanti complotti e tradimenti che destabilizzano il Califfato stesso.

I sauditi, storicamente dipendenti dagli idrocarburi, stanno avviando una riconversione catartica. Investendo massicciamente nell'energia solare, nella desalinizzazione e nell'energia biologica, il regno inquinante intende posizionarsi come leader nell'economia verde. Questa svolta di 180 gradi gli consente di stabilire la propria influenza regionale, diversificando al contempo le sue fonti di approvvigionamento.

Gli Emirati Arabi Uniti, un gigante finanziario, stanno abusando del loro status di polo tecnologico per rafforzare la loro posizione dominante nel settore dei materiali in rapida espansione. Il recupero della sabbia, essenziale per la fabbricazione dei chip elettronici, è diventato uno degli assi portanti della loro preminenza. Grazie alla sua capacità di alimentare la robotica mondiale, la sabbia ha acquisito un valore senza precedenti. Il suo utilizzo dinamico nell'innovazione all'avanguardia, dall'intelligenza artificiale alle radiazioni solari, posiziona Dubai e gli Emirati come attori chiave.

L'Iran, grazie alle sue riserve idriche e alla sua posizione geografica, svolge un ruolo fondamentale nella gestione delle rotte commerciali vitali tra il Caucaso e il Golfo Persico. Tuttavia, i suoi piani sono ostacolati dalla pressione della Champions League e dalle sue rivalità, in particolare con la Turchia. Quest'ultimo, che sogna di invadere Siria e Iraq, dove la salvaguardia delle risorse idriche e agricole è fondamentale, sta esacerbando le tensioni. La costruzione di dighe sul Tigri e sull'Eufrate da parte di Ankara sta creando attriti con Teheran e Baghdad, che denunciano la pratica del ricatto.

Ma questi antagonismi non impediscono alla coalizione di formare partnership opportunistiche. L'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti firmano protocolli tattici con Egitto e Yemen, in cambio di soluzioni avanzate di desalinizzazione e di eco-agricoltura. Questi accordi sono spesso visti come strumenti di manipolazione, dove realtà già sottomesse come Israele o altri feudi in via di diventarlo come il Corno d'Africa, aprono volentieri le loro porte ai re della sabbia. Il Cairo, da parte sua, trae vantaggio dalla sua posizione, ma spesso si ritrova in una posizione delicata, oscillando tra indipendenza e sottomissione.

Nel Califfato del Levante, lo sfruttamento delle energie rinnovabili, dell'acqua, delle terre coltivabili e della sabbia è al centro di questa potenza globalizzata.

In questo contesto, l'Algeria rappresenta un'eccezione. Fedele alla sua eredità rivoluzionaria, si posiziona come voce della resistenza contro le mire imperialiste di questo dominio islamico. Invece di cedere alle pressioni esterne, propone un modello di cooperazione basato sulla sovranità delle nazioni e sulla solidarietà con il Sud. L'Algeria è quindi un interlocutore rispettato, sia nel mondo arabo che in Africa, che sostiene arbitrati equilibrati, rispettosi dei principi di autodeterminazione e di giustizia sociale. Il suo ruolo nell'equilibrio dei poli regionali, segnato in particolare dal suo coinvolgimento diretto nella liberazione totale della Palestina, rafforza la sua aura, pur preservando un'indipendenza decisiva per il futuro della regione.

Nel resto del Maghreb le prospettive sono fosche. In Tunisia, la fine del turismo, unita alla fragile gestione dell'estremismo, ha aggravato le divergenze interne. Pronto a qualsiasi compromesso per preservare il suo splendore regale, il Marocco, messo alle strette da decenni di voltafaccia diplomatici, è stato assorbito dalla penisola iberica. In Libia, Mali e nel Sahel, gruppi ribelli, sostenuti da fazioni tribali e indipendentiste, stanno sfruttando il vuoto politico per rivendicare l'autonomia. In particolare, la confisca dell'oro blu e delle terre coltivabili si sta rivelando una battaglia critica. L'instabilità generata da questi conflitti spinge la New Order Alliance, l'Impero americano e il Blocco nordeuropeo a intervenire, cercando di tutelare i propri interessi in uno spazio sempre più frammentato.

La CL, immersa al centro di questo vortice, plasma un'architettura ideologica in cui le risorse sabbiose diventano strumenti di autorità. Ogni attore lotta per acquisirne il controllo, affermando al contempo il proprio ruolo strategico nell'arena araba. In questo gioco di inganni, queste connessioni circostanziali creano un clima di volatilità in cui ogni movimento può cambiare radicalmente la situazione. Il Califfato, con la sua religiosità falsamente unitaria, è teatro di una lotta incessante per la leadership.

L'Unione degli Stati insulari del Pacifico: neutralità e pirateria

L'Unione degli Stati insulari del Pacifico (UPIS), un raggruppamento di collettività che spaziano dalle isole Figi alla Papua Nuova Guinea, Samoa e Vanuatu, è stata costituita in risposta alle minacce esterne e alle crescenti sfide ambientali. Questa confederazione, situata all'incrocio di diversi oceani, punta su un piano di sviluppo rispettoso dell'ambiente, in cui l'agricoltura biologica, la pesca responsabile e il turismo verde sono al centro della loro prosperità. Tuttavia, questo concetto si scontra con gli interessi dei grandi gruppi economici che, con il pretesto dell'estrazione di rame, manganese e ferro sottomarino, impongono le loro regole, partecipando nella più totale impunità all'ecocidio in corso.

Una delle sfide più grandi per questi piccoli Paesi è quella di mantenere la neutralità assoluta, negoziando al contempo partnership, in particolare con la Cina. Questo gioco di equilibri diventa più complesso man mano che si intensificano gli imperialismi incentrati sulla conquista dei fondali marini. L'UEIP ha quindi adottato un approccio pragmatico: difendere il proprio territorio senza lasciarsi coinvolgere nelle competizioni geopolitiche. Questa strategia è però ostacolata dalle realtà ecologiche: l'innalzamento dei livelli del mare, i tifoni mortali e il deterioramento dei raccolti.

Le isole del Pacifico sono punti critici per la gestione delle acque dolci. Con le tecniche di desalinizzazione messe in atto per soddisfare le esigenze interne e resistere alle pressioni straniere, si ritrovano in una situazione incerta: cercare di garantire il proprio futuro evitando al contempo uno sfruttamento industriale su larga scala che destabilizzerebbe il fragile equilibrio dei loro ambienti naturali. Stanno emergendo forme di agricoltura, come l'agricoltura verticale e le colture acquatiche, che offrono resilienza di fronte ai sconvolgimenti atmosferici.

La Nuova Zelanda e la Polinesia, liberate dal dominio francese dalla fine del secolo scorso, aspirano a disconnettersi dal sistema sviluppando strutture comunitarie basate su forum digitali decentralizzati. Queste iniziative, che favoriscono l'autogestione tecnologica e la solidarietà regionale, permettono di rafforzare la loro indipendenza nel rispetto di un modello sostenibile. Al contrario, l'Australia, un tempo influente, si trova costretta a un dilemma: scegliere tra allearsi con gli europei del nord per contrastare le ambizioni asiatiche o volgersi verso un'autonomia radicale, rafforzando i suoi legami con le nazioni insulari del Pacifico.

L'UEIP è sottoposta a crescenti tensioni. Il controllo delle rotte marittime e delle riserve sottomarine (petrolio, platino, nichel, manganese, ecc.) alimenta una corsa al predominio. Questi problemi causano attriti tra le maggiori potenze, che cercano di bloccare l'accesso a queste aree strategiche. Le isole, grazie alla loro posizione geografica strategica, diventano così un teatro di scontri, dove la minima concessione può avere conseguenze devastanti. I pirati, spesso composti da isolani, pescatori e comunità locali emarginate, sono noti attori di questa dinamica. Questi moderni resistenti lottano per la sopravvivenza e l'autodeterminazione in un oceano di rivalità.

Le isole del Pacifico, data la loro posizione geografica strategica, stanno diventando teatro di conflitti. I pirati, moderni combattenti della resistenza, lottano per la sopravvivenza e l'autodeterminazione in un oceano di rivalità.

Le flotte delle isole perdute, una rete semi-autonoma, utilizzano velivoli stealth, sottomarini e imbarcazioni a energia verde per attaccare obiettivi vulnerabili e interrompere gli scambi commerciali. Questi corsari, discendenti di popoli emarginati, incarnano una forma recente di ribellione contro l'imperialismo, una lotta per la preservazione delle culture locali, delle loro terre e dei loro mari.

Allo stesso tempo, gli Ocean Nomads, gruppi itineranti di rifugiati climatici, rappresentano un'altra forma di banditismo. Vivendo a bordo di navi mercantili riadattate o di piattaforme galleggianti, sfruttano la loro mobilità per sfruttare relitti e detriti derivanti da calamità naturali. La loro pirateria si concentra sul furto di tecnologia, sul riciclaggio di metalli rari e sul recupero di arsenali abbandonati. Questi bucanieri giocano con lo scatenamento delle onde per sfuggire alle leggi e alle norme territoriali.

Infine, i pirati informatici marittimi, tramite hacker sofisticati, si infiltrano negli schermi di navigazione, bloccano le comunicazioni e interferiscono con i database aziendali per rubare informazioni critiche. Sono in grado di dirottare le spedizioni di minerali o di interrompere le rotte commerciali manipolando le interfacce automatizzate delle navi, indebolendo così il potere dei nuovi conquistadores.

Di Samy Abtroun

06.02.2025

Traduzione a cura di Gianfranco Bosco per ComeDonChisciotte.org

Fonte:

https://www.afrique-asie.fr/xxiie-siecle-le-grand-rearrangement/

Commenti (7)

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    1. sbregaverse 23 aprile 2025

      Più che vecchia signora m'è parsa decrepita carampana.

    2. Nonso 23 aprile 2025

      Rispondo solo perché non puoi battere il mio record di silenzio generato da commento irriverente, ma non so cosa consigliarti.

    1. sbregaverse 23 aprile 2025

      VIGYANABHAIRAVATANTRA.
      {Non altro serve}

    2. Esquivèl 23 aprile 2025

      Dopo l'enciclopedia di Visnu, mi leggerò questo. Sembra interessante.

    3. sbregaverse 23 aprile 2025

      Consiglio a gratis : in Pali*, con la traduzione a fronte, commento di Rajneesh.
      "L'amore è l'unica religione. Tutto il resto è immondezza".
      *In Sanscrito forse c'è più gusto.

    4. Nonso 23 aprile 2025

      Di solito sanscrito, insieme manco a dirlo

    5. sbregaverse 23 aprile 2025

      Adesso, caro frate, guardo parma juve.
      Tifo per il parma.*
      *Che perda.

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