BREVE STORIA DEL CONSUMO DI CARNE, DALL'EDEN ALLE MATTOLE - PARTE TERZA
DI ALEXANDER COCKBURN
Hitler e i vegetariani fanno il loro ingresso nella storia
Con la spinta sempre più forte al consumo di carne associata al capitalismo industriale, si estese – soprattutto da parte degli abitanti delle città –la causa vegetariana, finora confinata ad un gruppo relativamente ristretto di Pitagorici, radicali ed eccentrici. Ci fu anche una spinta alla compassione verso gli animali, soprattutto in Gran Bretagna, dove la regina Vittoria prestò il suo nome alla causa, e dove i movimenti antivivisezione attirarono sempre più adepti, come pure in Francia e in Germania [23]. Le fondamenta ideologiche erano state preparate già nel primo secolo con Seneca, e nel terzo secolo con gli scritti del neo-Platonico Porfirio. Nel diciassettesimo secolo c’era voce di alcuni sostenitori della tesi secondo cui il consumo di carne animale fosse esteticamente disgustoso e provocasse volgarità spirituale, oltre a non essere salutare.(Già prima, Shakespeare fece sì che Tersite deridesse Aiace ‘Tu Signore dall’ingegno di carne ibrida.’) Nel diciassettesimo secolo, Thomas Tryon si rifiutò di mangiare carne in parte perché era contro ‘l’uccisione e l’oppressione di creature a lui prossime,’ e in parte perché la carne conferiva all’uomo ‘una natura rapace e canina.’ (Sia Shakespeare che Tryon su questo punto furono canini, nell’accezione moderna del termine.) Quando Adamo ed Eva iniziarono a cibarsi delle creature loro vicine, dopo essere stati espulsi dall’Eden, iniziarono ad esserci liti e guerre tra gli esseri umani. Tryon si opponeva anche alla schiavitù, al maltrattamento degli squilibrati, e alla discriminazione dei mancini. Il diciottesimo secolo continuò a produrre tutta una serie di argomenti a favore del vegetarianismo. Gli scienziati conclusero che l’uomo non era stato creato per essere carnivoro, essendo fornito di denti e intestini. I moralisti continuarono a invocare la violenza perpetrata attraverso la macellazione degli animali contro la benevolenza e la compassione. I macellai erano l’oggetto del biasimo, come il poeta John Gay consigliava ai passanti:
Per sfuggire all’ostile ripiano unto del carnefice, i Macellai, con le mani tinte da una disgustosa macchia di sangue, Sempre sono in testa alla fila dei boia.
Un secolo più tardi, i membri della Commissione Reale Britannica dichiararono che lavorare nei mattatoi fosse un’attività particolarmente deprimente. Lo storico Keith Thomas sottolinea che nell’ultimo decennio del 1700, il vegetarianismo ebbe ripercussioni radicali anche millenarie. John Oswald era uno Scozzese radicale che acquisì abitudini vegetariane dagli Indù mentre era al servizio di un reggimento in una regione montana dell’India. Scrisse The Cry of Nature e morì combattendo per i Giacobini contro i Chouans nel Vandea. A Salford, William Cowherd fondò la Chiesa della Bibbia Cristiana, come setta scissionista della chiesa Swedenborgiana. Il vegetarianismo era una condizione necessaria per far parte del movimento, e trecento membri furono chiamati a raccolta in supporto della salute, dello gnosticismo e della vita moderata. William Metcalfe, discepolo di Cowherd condusse un gruppo di adepti della Chiesa della Bibbia Cristiana a Philadelphia, dove nel 1830, Metcalfe convertì Sylvester Graham, il quale divenne un nuovo sostenitore della moderazione, del vegetarianismo e della farina di grano tenero , e fece appello al lavoro del dottore londinese William Lamb. Il paziente di quest’ultimo John Frank Newton scrisse The Return to Nature, che influenzò molto il libro del 1812 del poeta Shelley, Vindication of Natural Diet. [24]
Scizzinosità Nazista
Ma sarebbe vile sottolineare il timbro utopico di gran parte del pensiero vegetariano senza considerare anche il legame dei Nazisti con l’abitudine vegetariana e la premura verso gli animali. Nell’Aprile del 1933, subito dopo essere andati al potere, i Nazisti approvarono delle leggi che regolarizzavano la macellazione degli animali. Più tardi, quello stesso anno, Herman Goering annunciò la fine delle ‘torture insopportabili e delle sofferenze perpetrate nelle sperimentazioni animali’ e – con un’ammissione estremamente inusuale sull’esistenza di tali istituzioni, minacciò di ‘affidare ai campi di concentramento quanti pensassero ancora di poter continuare a trattare gli animali come delle proprietà inanimate.’ Spuntarono divieti di vivisezione – sebbene più tardi furono in parte abrogati – in Bavaria e Prussia. Furono scelti cavalli, gatti e scimmie per essere sottoposti ad una protezione speciale. Nel 1936 passò una legge speciale sul modo corretto di spedire ostriche e granchi, nell’intento di mitigare la loro ultima agonia. I crostacei dovevano essere gettati subito in acqua bollente. I burocrati del Ministero dell’interno nazista produssero eruditi opuscoli di ricerca sul metodo di uccisione più dolce. [25]
Passarono anche leggi per la protezione degli animali selvatici, sotto protocolli alquanto eugenetici: ‘Il dovere di un vero cacciatore è non solo di cacciare ma anche di educare e proteggere gli animali selvatici, di modo che emerga e venga preservata una specie più variegata, più forte e di buona salute.’ I Nazisti erano preoccupati soprattutto per le specie a rischio di estinzione, e Goering istituì delle riserve naturali per proteggere alci, bisonti, orsi e cavalli selvatici. (Goering chiamò le foreste ‘Cattedrali di Dio,’ richiamando così l’espressione di John Muir, uno dei padri del movimento Americano dei Parchi Nazionali, e un oppositore degli Indiani.) Lo scopo della Legge per la Protezione degli Animali era – come diceva la stessa introduzione, ‘di risvegliare e rafforzare la compassione come uno dei valori morali più elevati del popolo Tedesco.’ Gli animali dovevano essere protetti per il loro stesso bene piuttosto che essere un pendaglio al servizio materiale e morale dell’uomo. Quest’ultimo fu acclamato come un concetto morale nuovo. Nel 1934, una conferenza internazionale, a Berlino, sul tema della protezione animale, vide il podio decorato con svastiche e coronato da uno striscione che diceva, ‘Ci vorranno delle epoche intere per ripagare gli animali del loro valore e dei loro servizi.’
I leaders nazisti si distinsero per l’amore verso i loro animali domestici e per altri tipi di animali, in particolare i predatori primari come il lupo e il leone. Hitler, un vegetariano che odiava la caccia, adorava i cani e passò parte delle sue ultime ore di vita con Blondi, era solito condurla a fare delle passeggiate fuori dal bunker mettendo in pericolo la sua stessa vita. Era molto interessato agli uccelli e soprattutto alle volpi. Il suo nome in codice era Herr Wolf. Molti dei suoi quartieri generali provvisori avevano ‘Wolf’ come prefisso, come Wolfschanze nella Prussia orientale, di cui Hitler disse ‘Io sono il lupo e questa è la mia tana.’ Gli piaceva anche fischiettare il motivo di ‘Who’s Afraid of the Big Bad Wolf' [Chi ha paura del grande lupo cattivo] tratto dal film di Walt Disney sulla Grande Depressione, dove si racconta dei Tre Porcellini. Goebbels disse, in una frase ormai celebre, ‘Alla fine, il solo vero amico che un uomo possa avere è il cane…più conosco la specie umana, più tengo per il mio Benno.’ Goebbels conveniva con Hitler sul fatto che ‘mangiare carne è una perversione della nostra natura umana,’ e che la Cristianità fosse un ‘sintomo di decadenza’, in quanto non supporta il vegetarianismo. Anche Rudolf Hess possedeva un animale domestico cui era molto affezionato.
Da un lato mostri di crudeltà verso gli esseri umani; dall’altro amorevoli verso gli animali e attenti al loro interesse. Nel loro interessante saggio su queste contraddizioni, Arnold Arluke e Boria Sax presentano tre osservazioni. Primo, come abbiamo già sottolineato, molti leaders nazisti nutrirono affetto verso gli animali ma antipatia verso gli esseri umani. Un principe indiano diede ad Hitler dei film in cui gli animali uccidevano le persone. Il Fuehrer li guardò serenamente. In un altro film si vedevano esseri umani che uccidevano degli animali. Hitler si coprì gli occhi e pregò di essere avvisato alla fine della carneficina. Nello stesso passo del diario degli anni venti citato sopra, Goebbels scrive, ‘Appena mi trovo con una persona per tre giorni, non mi piace più…Ho imparato a disprezzare gli esseri umani dal fondo della (mia) anima,’
Parsifal Secondo, le misure per la protezione animale ‘potrebbero essere state un pretesto legale per sferrare un attacco contro gli Ebrei. Compiendo questo attacco, i Nazisti si sarebbero alleati con gli animali, in quanto entrambi erano dipinti come vittime degli “oppressori” ovvero degli Ebrei. In questa equazione fu centrale il compositore Richard Wagner, un fervente vegetariano che insisteva perché fossero attaccati i laboratori e assaliti fisicamente coloro che praticavano la vivisezione, che egli associava agli Ebrei – presumibilmente per via dei metodi d’uccisione del ‘kasher’. (legge ebraica) Identificando i vivisezionatori con il nemico, Wagner scrisse che la vivisezione delle rane era ‘la maledizione della nostra civiltà’. Quelli che fallirono nell’intento di svincolare e liberare le rane erano ‘nemici dello stato’.
Dal punto di vista di Wagner, vivisezione stava per scienza meccanicistica, estrusione di un intellettualismo razionalista che assaliva l’unità della natura, di cui l’uomo è parte. Credeva che la purezza della razza Ariana fosse stata compromessa dal fatto di mangiare carne e dalla mescolanza delle razze. Una dieta priva di carne più l’Eucaristia avrebbe generato un ritorno all’originario stato di purezza. Wagner prese in prestito l’idea dal monaco Viennese Adolf Lanze, che sosteneva che all’inizio c’erano Ariani e Primati, coi Tedeschi più vicini ai primi e gli Ebrei ai secondi. Il nucleo dell’impresa consisteva nel perfezionare la specie e nell’epurare l’elemento più scadente. Questo valeva anche per gli animali, attraverso un’incessante processo di purificazione.
[Richard Wagner]
Infine, come hanno sostenuto Arluke e Sax, ‘i Nazisti
abolirono ogni distinzione morale tra persone e
animali, considerando le persone alla pari degli
animali. Il risultato fu che gli animali finirono per
essere considerati ‘superiori’ ad alcune persone.’ La
bestia bionda Ariana di Nietzsche rappresentava
l’animalità al grado più elevato insieme alla natura
selvaggia. Ma la spiritualità poteva essere associata
agli animali destinati alle tavole da pranzo, come in
questo pezzo di propaganda agricola Tedesca:
I popoli Nordici conferiscono al suino l’onore più elevato possibile…nel culto del popolo Tedesco il suino occupa il primo posto ed è il primo tra gli animali domestici…La predominanza del maiale, l’animale sacro destinato al sacrificio tra i popoli Nordici, ha ricavato la sua originalità dai grandi alberi della foresta Tedesca. I Semiti non comprendono il maiale, lo rifiutano, mentre quest’animale occupa i primo posto nel culto del popolo Nordico.’
Ariani e animali erano alleati in una lotta contro i contaminatori, i vivisezionatori e le creature inferiori. ‘Il Fuehrer,’ scrisse Goebbels ‘è profondamente religioso, sebbene completamente anti-Cristiano. Vede la Cristianità come un sintomo di decadenza. E ha ragione. Essa è una branchia della razza Ebraica…Entrambe [Giudaismo e Cristianità] non hanno alcun punto di contatto con l’elemento animale, e così, alla fine saranno distrutti. Il Fuehrer è un convinto vegetariano per principio.’
L’epurazione della razza era spesso vista in termini di crescita agricola, nel senso di eliminare il bestiame povero nell’intento di migliorare il branco. Martin Bormann è stato uno studioso di agricoltura e un manager di una grande azienda agricola. Himmler è stato un allevatore di polli. I medici ricercatori del terzo Reich, secondo quanto scritto da Arluke e Sax, ‘trattarono i Tedeschi come fossero bestiame. Ad esempio, quelli che erano familiari con gli esperimenti del campo di concentramento di Mengele credevano che la sua insensibilità di fronte alla sofferenza delle sue vittime derivasse dall’ossessione di creare una razza superiore geneticamente pura, quasi come stesse allevando cavalli.’ Questa stirpe Ariana contaminatrice era rappresentata dagli ‘animali inferiori’ e doveva essere sterminata. Vedendo queste persone come animali inferiori e volgari fu permesso l’avviarsi di una carneficina di massa. Hoss, il comandante di Auschwitz, era un grande amante degli animali, in particolare i cavalli, e dopo una dura giornata di lavoro nel campo della morte gli piaceva passeggiare per le stalle. ‘L’identità tedesco Nazista,’ concludono Arluke e Sax, ‘risiede nel rendere confusi i confini tra esseri umani e animali, costruendo un’unica gerarchia filogenetica, che altera le differenze e gli imperativi convenzionali tra essere umano ed animale…Come parte di un ordine naturale, i Tedeschi di stirpe Ariana dovevano essere allevati come bestiame d’allevamento, mentre gli “animali inferiori” o “sub-umani”, come gli Ebrei ed altre vittime dell’Olocausto, dovevano essere sterminati come dei parassiti, quale testamento per il nuovo ordine biologico e “naturale ideato dal Terzo Reich.’
I sostenitori della lotta per i diritti degli animali e i vegetariani spesso si fanno beffe del fatto che furono i nazisti a bandire la vivisezione. La rivista medica inglese The Lancet ha commentato la legge sulla sperimentazione animale redatta dai Nazisti nel 1933, sostenendo che ‘si vede dal testo di queste norme che le restrizioni imposte [in Germania] seguono molto da vicino quelle che furono imposte in [Inghilterra].’ La morale non è nel fatto che ci sia qualcosa di intrinsecamente Nazista nel partecipare ad una campagna contro la vivisezione o nel deplorare il fatto di alimentarsi di carne di animali o nell’imprecare contro le crudeltà dei grandi allevamenti industriali e dei mattatoi. La morale è nel fatto che le ideologie della natura imbevute delle corrotte teorie della razza e da un romanticismo degradato possono condurre il popolo sulla cattiva strada, una strada il cui capolinea era un mattatoio per esseri umani ‘in cattiva salute’, costruito in contrapposizione all’immagine dei campi della morte destinati ai (presunti) animali sani consumati dagli esseri umani. Per i Nazisti, i loro campi della morte erano, in un certo senso, una rivincita del romanticismo sui mattatoi e sullo stridio dell’universo come eco dell’ ‘Union Stockyards’ di Chicago. [26]
La Terra avvertì la ferita, Milton scrisse della Caduta.
La produzione industriale di carne – in questi giorni per lo più carne bovina, suina, di vitello e di pollo – è un atto di violenza: prima di tutto è sicuramente un atto di violenza contro le creature coinvolte. Ma anche una violenza contro la natura e contro le persone povere.
Subito dopo che i conquistatori spagnoli distrussero la capitale Azteca di Tenochtitlán nel 1521, i coloni-pastori iniziarono ad impadronirsi delle terre agricole per le pecore e il bestiame. Tra queste terre c’era quella che più tardi fu chiamata la Valle del Mezquital, sulle montagne centrali del Messico, incentrata sui drenaggi dei fiumi Tula e Moctezuma in quello che oggi si chiama stato di Hidalgo. All’inizio del sedicesimo secolo, la Valle fu luogo di un’intensa agricoltura irrigua da parte degli Indiani Otomi, con raccolti di mais, pepe di Caienna, agave messicana, fico d’india, zucche e fagioli. I terreni erano buoni e il manto vegetativo sulle colline ricco abbastanza da trattenere la scarsa acqua piovana e fare in modo che la falda freatica si mantenesse abbastanza alta da alimentare le sorgenti e i sistemi d’irrigazione. Vi erano foreste di querce e di pini. [27]
Gli animali da pascolo del Vecchio Mondo entrarono nella Valle intorno al 1520, sotto forma di bestiame, cavalli, maiali e capre. Entro gli anni ’40 c’erano quarantun greggi di pecore ci circa mille capi ciascuno. Con loro arrivarono gli schiavi Africani impiegati come pastori. Presto gli Indiani iniziarono a lamentarsi per i danni fatti alle loro terre e ai loro raccolti da parte delle mandrie straniere. Il governatore spagnolo bandì bestiame e cavalli dalle regioni centrali densamente popolate, ma col conseguente calo della concorrenza per il foraggio, ci fu un notevole aumento della popolazione delle pecore. Entro il 1565 c’erano due milioni di pecore nella Valle. Intanto gli Otomi stavano morendo. Nel corso del secolo la popolazione calò del 90 per cento. La grande epidemia di tifo petecchiale del 1576-81 diede il colpo di grazia. Le pecore iniziarono a soppiantare il popolo, mentre gli Spagnoli aumentarono il numero dei capi, fino a 20,000 pecore per fattoria.
Questa abbondanza di animali cambiò rapidamente il territorio. Diminuì la vegetazione e spesso rimase solo la terra arida. I campi furono destinati al pascolo. Le foreste furono abbattute in favore della pastorizia, ma anche per essere usate nelle miniere Spagnole. Nell’ultimo quarto di secolo, varietà semi aride come algaroba, cardi, yucca, boscaglie e mandragora d’agave messicana iniziarono a prendere il sopravvento. Le vicine terre degli Indiani ormai decimati e i pascoli dei coloni, ora erano coperti da cespugli di algaroba e cardi selvatici. Con sempre meno cibo da mangiare, il numero delle pecore diminuì considerevolmente. Calò anche il peso delle pecore uccise per la loro carne. ‘Entro il 1600’, scrive Elinor Melville nel suo eccellente resoconto sulle conseguenze ecologiche della colonizzazione della pastorizia, ‘la continua erosione del suolo finì per sfregiare i pendii, i terreni pianeggianti e quelli in pendenza furono coperti dai detriti portati dall’acqua piovana. Il colpo finale all’agricoltura irrigua venne con la morte delle fonti d’acqua che iniziarono a scomparire in molti punti della regione. Per la fine del sedicesimo secolo, il paesaggio si presentava come la tradizionale gola desertica di algaroba frutto di un’erosione, la stessa che viene in genere associata alla Valle del Mezquital.’
Cento anni dopo, la Valle assunse il suo nome moderno, ‘il luogo in cui cresce l’algaroba,’ e divenne il simbolo Messicano della miseria arida, un simbolismo che mantiene ancora oggi, sebbene la regione riceva lo scolo di Città del Messico che fa di questo un luogo in cui l’agricoltura viene praticata in maniera intensiva. Coloro che non conoscono la storia ascrivono la sua attuale fertilità alla tecnologia moderna e all’’acqua di scolo di Città del Messico. Ma, come sostiene Melville, questo non è un territorio indigeno, ma un paesaggio di conquista.
L’Impero dei Bovini
David Hamilton Wright, biologo dell’Università della Georgia, scrisse che ‘se un ecologista alieno osservasse…la terra concluderebbe che il bestiame è la specie dominante nella nostra biosfera.’[28] La moderna economia del bestiame e la passione per la carne ha mutato radicalmente l’aspetto del pianeta. Oggi, osservando le enormi aree del globo che sono state disboscate, dall’Australia alle pianure occidentali degli Stati Uniti, si possono vedere i territori della conquista degli Europei impegnati nella produzione seriale della carne, come pure le loro mandrie di animali ungulati. L’idea romantica di ‘paesaggi senza tempo’ rende difficile misurare la rapidità di questo processo, con intervalli di soli trentacinque anni tra l’arrivo di una mandria in un territorio vergine, il sovraffollamento di animali da pascolo, l’erosione del suolo, la rottura e la finale stabilizzazione, con la comunità vegetale che alla fine si adatta, sebbene abbia perso gran parte della sua ricchezza e varietà e il terreno sia mutato per sempre.
Nel 1795, quasi 112,000 capi di bestiame stavano pascolando nella zona di Tamaulipas, lungo la costa del Golfo del Messico. Queste mandrie – più non meno di 130,000 cavalli – inflissero un maggior danno ambientale sui pascoli nativi. I terreni erbosi iniziarono a dar spazio ai cespugli spinosi. Entro gli anni ’30 del novecento i terreni adibiti a pascolo erano così sfruttati e degradati che ci volevano circa 40 acri (= 160m_ ca) per ogni mucca.[29] A partire dal 1825, questo bestiame Spagnolo, insieme alle mandrie che venivano dall’est, attraversarono la Louisiana e fondarono le basi del sistema dei ranches del Texas, che arrivarono al collasso nel mezzo secolo successivo, spazzate via dal disadattamento ecologico, altrimenti noto come gelo e siccità. Entro il 1880, nelle parole di Terry Jordan, le praterie libere ‘furono un forte incoraggiamento al sovraffollamento di bestiame all’interno delle fattorie, come lo fu anche la cattiva interpretazione della capacità di sostenere mandrie così grandi da parte di praterie dotate di un manto erboso fragile e sottile, tutto ciò alimentò la speculazione e il boom dell’iper-commercializzazione del bestiame dei primi anni ’80 dell’800. La conseguente sovrabbondanza di bestiame danneggiò gravemente le praterie e, entro il 1886, portò ad un crollo dei prezzi della carne bovina. Il bestiame fu svenduto perché i pascoli ormai svuotati non potevano più supportare i loro costi ulteriormente diminuiti. Tuttavia, migliaia di capi di bestiame morirono per via delle condizioni ormai deteriorate delle praterie.’ I terribili inverni del 1886 e 1887 – i peggiori di cui si abbia memoria – completarono il colpo. Milioni di animali morirono, e i pascoli degradarono in maniera selvaggia. Nel corso degli anni, il bestiame pascolò sull’erba alta – erbaccia bassa e folta, soprattutto dove gli allevatori avevano circondato i corsi d’acqua e le sorgenti per non farli raggiungere ai loro concorrenti. Vernonia e verga d’oro comune invasero il territorio, accompagnate dall’erba fienarola del Kentucky. Erba bassa ed erbacce annuali presero il sopravvento.
Verso la fine del diciottesimo secolo, quando le prime mandrie di bestiame arrivarono in quella che i coloni Spagnoli chiamarono Alta California, la regione si presentava come un paesaggio Mediterraneo, ma di una tipologia che in Europa si era estinta da molti secoli. C’erano prati con mucchi d’erba perenne, segale selvatica, foglie d’avena, e malerba perenne: 22 milioni acri (=88 milioni m_ ca) di tali praterie, e 500,000 acri (=2 milioni m_ ca ) di erba di palude. Oltre a questo c’erano otto milioni di acri di territorio boscoso pieno di querce, e foreste simili a parchi. Al di là e al di sopra di tutto questo, il lecceto.
Entro gli anni ’60 dell’ottocento, nel bel mezzo della corsa all’oro, circa tre milioni di capi di bestiame stavano pascolando nelle praterie Californiane e la degradazione fu rapida, soprattutto quando gli allevatori iniziarono ad aumentare il numero di capi delle loro mandrie per trarre vantaggio dall’aumento di bestiame. Il susseguirsi di alluvioni e siccità tra il 1862 e il 1865 portò a termine il periodo di crisi ecologica. Nella primavera del 1863, 97000 capi di bestiame pascolavano nell’arida Contea di Santa Barbara. Due anni dopo, ne rimanevano solo 12100. Entro la metà degli anni ’60, nelle parole di Terry Jordan, ‘gran parte delle praterie erano virtualmente prive di qualsiasi vegetale commestibile ’. In meno di un secolo, l’utopia pastorale Californiana era stata distrutta; gli allevatori si spostarono ad est della Sierra nel Grande Bacino, oppure a nord, verso territori più freddi e asciutti.
In questi giorni, i viaggiatori che si dirigono a nord attraverso la Valle Centrale della California possono scorgere miglio dopo miglio i frammenti del disastro ambientale: terre aride, tranne quando irrigate dall’acqua portata dal nord, irragionevolmente dedicate alla produzione del cotone. A circa duecento miglia a nord di Los Angeles, un fetore intenso e nuvole di polvere preannunciano i grandi allevamenti industriali della Harris Beef. Al confine più a est, diversi migliaia di buoi sono rinchiusi in un recinto, occasionalmente viene gettato loro qualche spruzzo d’acqua. Dopo pochi minuti di questo spettacolo Dantesco torna il paesaggio arido, con una delle prigioni statali della California a Coalinga – che a differenza dei grandi allevamenti industriali in cui si trovano i buoi rimane appartata – ad ovest sopra la linea dell’orizzonte.
Acqua in cambio di petrolio
La California è fra i più grandi stati americani produttori di latte e l’agricoltura d’allevamento usa quasi un terzo di tutta l’acqua destinata all’irrigazione. Essa necessita di 360 galloni (=1400 litri ca) d’acqua per irrigare la quantità di grano necessaria a produrre circa mezzo chilo di carne di manzo, ecco perché, più ad est nei pascoli degli stati di Colorado, Nebraska, Kansas e lungo il corridoio del Texas, il bacino acquifero di Oglalla è stato completamente svuotato. (La stessa Valle Centrale della California sta facendo fronte a crescenti problemi di acqua salata, dovuti ad un uso eccessivo di acque provenienti dal sottosuolo.) Le profonde perforazioni alla ricerca dell’acqua arrivarono in risposta al disastro del Dustbowl (regione divenuta arida e polverosa) degli anni ’30 del ‘900, esso stesso generato da colture che mal si adattavano alle condizioni naturali. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si cominciò a pompare acqua dal falda acquifera delle High Plains. Entro il 1978 c’erano 170,000 pozzi che tiravano fuori 23 milioni di acri-piede di acqua ogni anno. (Un acro-piede rappresenta la quantità di acqua necessaria a coprire un acro[1 acro = 4.046 m_] con acqua profonda un piede [1 piede = 30.48 cm ca]) Questo è quanto occorre per sostenere un’industria del bestiame del valore di 10 miliardi di dollari l’anno, dai campi di grano ai mattatoi, come il mattatoio di Holcomb della Iowa Beef Co., che occupa un territorio di quattordici acri. [30]
Il gasolio, il carburante diesel, il gas naturale e l’elettricità richiesti per tirare fuori l’acqua dai diversi piedi di profondità in cui si trova la falda acquifera in restringimento, sono in quantità finita come la stessa acqua, e talvolta nel secolo successivo le High Plains saranno costrette ad un’agricoltura senz’acqua, coi discendenti della popolazione attuale che dovranno far fronte ad altri disastri ambientali: l’avvelenamento delle restanti falde acquifere a causa degli erbicidi, dei fertilizzanti e delle grandi quantità di azoto e fosforo rinvenuti nel letame espulso giorno dopo giorno nei grandi allevamenti industriali. Alcuni di questi ultimi finiscono nell’aria sotto forma di ammoniaca gassosa. Alla fine degli anni ’80, Frank e Deborah Popper della Rutgers University iniziarono a supporre che si fosse di fonte ad un’era caratterizzata da un ‘dietro front ’ in agricoltura, ma il futuro delle Plains poteva tener duro – sebbene più tardi dissero che era più una metafora che una proposta concreta – con un ‘pascolo demaniale per i bufali ’ dove gli animali nativi come i bufali potessero ancora una volta vagare per le praterie federali.
Un pascolo e un allevamento insostenibile sacrificano le terre aride, le foreste e le specie selvatiche. I dittatori militari Brasiliani che andarono al potere all’inizio degli anni ’60 speravano di convertire la foresta tropicale Amazzonica nazionale, che copre più del 60 per cento del paese, in pascoli per il bestiame, facendo così del Brasile uno dei maggiori produttori di carni bovine del mercato mondiale. Ne conseguì un delirio speculativo, con grandi compagnie che acquistavano terreni estesi milioni di acri che si affrettavano a disboscare per ottenere la cancellazione dei crediti e delle ‘sovvenzioni amiche’ da parte della giunta. Furono i grandi allevatori, più che i contadini colonizzatori piromani delle canzoni e della storia, la causa delle maggiori distruzioni. In un decennio, i terreni boschivi degradati avevano fatto guadagnare molto denaro alle corporations ma poco bestiame e di quest’ultimo, nessun capo poteva essere venduto sul mercato mondiale perché malato. In verità, quella Amazzonica è una regione che guadagna sull’importazione della carne di manzo. Intanto molti dei due o tre milioni di persone che vivono nella foresta sono stati sfrattati con ogni forma di lesione del diritto di proprietà. [31] Questi sono gli attacchi mossi contro l’ambiente e contro i poveri, sia che avvengano nella regione Amazzonica che nella Repubblica di Turkmenistan dove la leadership Sovietica ha scavato 3500 pozzi per il bestiame, producendo in cambio recinti di deserto arido ampi circa un miglio, laddove il bestiame ha spogliato della vegetazione i terreni intorno ai pozzi. [32] Nel 1990 circa la metà di tutti i terreni Americani destinati all’allevamento erano seriamente danneggiati, con le zone sulle sponde dei fiumiciattoli ormai ridotti a quanto di peggio si possa ricordare. I pascoli Australiani si presentano secondo un modello analogo. Nelle zone aride del Sud Africa, il sovraffollamento del bestiame ha reso più di sette milioni di acri di terreno qualcosa di inutile per il pascolo, analogamente, trentacinque milioni di acri di savana sono risultati inutilizzabili man mano che a preso piede il sovraffollamento di bestiame.
[Ama un vegetariano]
Gli esseri umani sono essenzialmente vegetariani come specie e il fatto di mangiare carne in modo vorace conduce all’ormai noto costo di vite umane dovuto a malattie cardiache, ictus e cancro. Il desiderio di mangiare carne produce anche un paradosso: la fame. Un
popolo che ricava il giusto apporto di proteine da
cereali e legumi, ha bisogno di produrre molto meno di
un popolo che si alimenta di creature che si sono
cibate di cereali. Per anni, i giornalisti occidentali
hanno descritto con toni afflitti i pezzi di carne
scheletrici e costosi dei negozi di Mosca, associando
tale mancanza all’arretratezza e al fallimento del
comunismo. Ma dal 1950 il consumo di carne nell’Unione
Sovietica è triplicato. Nel 1964 il grano destinato al
bestiame superava quello per la produzione del pane,
ed entro gli anni del collasso Sovietico il bestiame
mangiava tre volte la quantità di grano di cui si
cibavano gli esseri umani. Tale situazione finì per
richiedere un crescente numero di importazioni di
grano che rese l’Unione Sovietica il secondo più
grande paese importatore di grano al mondo e intanto,
un ‘modello’ dietetico basato su un pane eccellente
stava ormai svanendo.
I Governi – incitati dalla Banca mondiale – si sono tuffati su schemi di allevamento del bestiame basati su un’intensa coltivazione di grano, che favorisce i grandi produttori ricchi e paralizza i piccoli allevamenti di sussistenza. In Messico, la porzione di terreno coltivato a foraggio e mangime per gli animali è passato dal 5 per cento del 1960 al 23 per cento nel 1980. Il sorgo, usato per nutrire gli animali, è ora il secondo raccolto per estensione in Messico. Allo stesso tempo, la zona terriera che produce i prodotti di sussistenza principali del popolo Messicano – grano, riso, farina e fagioli – è decaduto implacabilmente. Ora il Messico è un importatore al netto di grano, con importazioni da paesi ricchi come il Canada e gli Stati Uniti, i quali annientano milioni di allevatori di sussistenza che si trovano costretti ad emigrare verso le città o verso il Nord. Il Messico destina il 30 per cento del suo frumento al bestiame d’allevamento – suini e polli per gli avventori urbani – e il 22 per cento della popolazione soffre di malnutrizione.
Moltiplica questo modello malefico in tutto il modo.
Intanto, i classici pastori che storicamente hanno
fornito la maggior parte della carne in Africa,
attraverso sistemi di allevamento adattati di volta in
volta al variare degli ambienti, vengono emarginati
dalla privatizzazione, dalla chiusura dei diritti di
accesso, e dai piani governativi che li vogliono
condurre verso un allevamento stanziale mettendo fine
ai loro spostamenti. Altrove, i piccoli allevatori
vengono emarginati allo stesso modo. L’allevamento basato sulla coltivazione del grano porta
inesorabilmente ad unità sempre più vaste e ad economie di massa.
CONTINUA
Questo saggio è tratto da Dead Meat, con la testimonianza di Sue Coe, sotto forma di illustrazioni
e diari riguardanti i mattatoi degli Stati Uniti. Dead Meat è pubblicato da Four Walls Eight Windows Press, a New York, e le immaginii in esso contenute si trovano alla St. Etienne Gallery, 20 West 57th St, New York.

Note
[23] Sull’antivivisezione vedi due annotazioni riportate dall’ Encyclopedia Britannica, 11° edizione, 1910-11. Il movimento antivivisezione era molto forte in quel tempo, e gli editori reputarono fosse necessario pubblicare un documento di 6 pagine, 9000 parole, in difesa della vivisezione, scritto da Stephen Paget, frcs, Chirurgo del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’ospedale del Middlesex, e segretario onorario della Research Defence Society [Società per la Difesa della ricerca]. ‘Sarebbe interessante,’ scrive ad un certo punto Paget, ‘mettere a confronto il dolore, la morte e il disagio degli 86,277 animali usati nelle sperimentazioni in Gran Bretagna nel 1909, col dolore, la morte e il disagio dello stesso numero di animali dello stesso tipo allo stato naturale, o tenuti per sport, oppure usati dall’uomo per profitto o per divertimento. Ma andrebbe al di là degli intenti di questo articolo descrivere le crudeltà che sono inscindibili dallo sport, come dall’uccisione di animali per ricavarne del cibo o per farne capi di vestiario; non è neanche questo il luogo per parlare delle milioni di mutilazioni che vengono praticate sugli animali domestici dai contadini e dagli allevatori. Come ha recentemente affermato uno dei Commissari della Corona, le aie, in certi periodi dell’anno, non possono che “ribollire di vivisezione”. È impossibile fornire il numero di animali feriti negli sport o a causa di trappole. Contro quest’enorme sofferenza dobbiamo citare una stima sulla condizione di 86277 animali usati nella scienza medica. Il novantanove per cento di essi sono stati usati nelle vaccinazioni. In molte di queste inoculazioni il risultato è stato negativo: l’animale non ha contratto nessuna malattia, e quindi non ha sofferto alcun dolore. Ma molti di più furono quelli, come i topi affetti da cancro o i porcellini d’India affetti da lesioni tubercolotiche, per i quali il dolore e i disagi , se appurati, furono di poco conto o trascurabili. Difficilmente si potrebbe dire che questi piccoli animali soffrono molto di più che un ugual numero di animali dello stesso tipo, tenuti all’interno di piccole gabbie per far divertire i bambini…’
Un altro saggio, come questo piuttosto lungo, riguardante la questione delle pellicce, è stato scritto da Walter Parker, vice presidente della sezione pellami della Camera di Commercio. In esso si trovano i dettagli delle vendite riguardanti quello che era il quartiere generale del commercio di pellicce: la vendita pubblica all’incanto di Londra. Le cifre si riferiscono al numero totale di pelli di ogni categoria, per l’annata che si considera conclusa il 31 Marzo 1906:
La principale eccezione in questa lista era rappresentata dall’agnello Astrakan e Persiano ma anche l’ermellino e lo scoiattolo Russo. Questi venivano elaborati e venduti in Russia e in Germania. In tutto circa 24 milioni di creature. Il massimo che si poteva ricavare dalla zanna di un elefante erano otto palle da biliardo, così in quello stesso periodo, ogni anno morirono migliaia di possenti e vigorosi pachidermi.
[24] Per qualsiasi materiale su Tryon, Oswald, Cowherd ecc., vedi Keith Thomas, Man and the Natural World. Sulla delicatezza di stomaco, vedi William Hazlitt, del 1826: ‘Gli animali che devono essere usati come nostra fonte di alimento, dovrebbero essere tanto piccoli da risultare impercettibili o almeno non dovremmo lasciarli nella posizione eretta in segno di biasimo verso la nostra crudeltà e la nostra golosità. Odio vedere un coniglio o una lepre legati stretti che vengono serviti in tavola nella posizione che occupavano da vivi.’
[25] Per materiale sui Nazisti e sul loro atteggiamento nei confronti degli animali, del vegetarianismo e della vivisezione, vedi il saggio di Arnold Arluke e Boria Sax, 'Understanding Nazi Animal Protection and the Holocaust,' in Anthrozoos, vol. 5, no. 1, 1992, corrispondente anche all’anno successivo. Arluke e Sax prendono in esame una grande varietà di materiale su questi temi. Anthrozoos è pubblicato dalla Delta Society, con sede a Renton, Washington. La Società incoraggia l’incontro tra persone anziane e disabili con cani appropriati.
[26] Per un punto di vista diverso e, a mio avviso, in qualche modo superficiale, vedi Adorno e Horkheimer: ‘Quando i magnati dell’industria e i leaders Fascisti vogliono avere intorno degli animali domestici, la loro scelta non cade sui terriers ma sugli alani e sui leoncini. Si pensa infatti che questi animali possano aggiungere qualcosa di piccante al potere attraverso il terrore che ispirano. Il colosso omicida Fascista è talmente cieco di fronte alla natura, che vede gli animali solo come mezzi per umiliare gli uomini. È lui a meritare l’ingiusta critica che Nietzsche mosse contro Schopenhauer e Voltaire, che “sapevano come mascherare il loro odio verso certi uomini e cose attraverso la compassione per gli animali.” L’interesse appassionato dei Fascisti verso gli animali, la natura e i bambini deriva dalla desiderio di tormentare. Il significato della mano che accarezza sbadatamente la testa di un bambino o la schiena di un animale, è che potrebbe altrettanto facilmente distruggerli. Una vittima è accarezzata teneramente prima che l’altra venga abbattuta, e la scelta che viene fatta non ha nulla a che vedere con la colpa della vittima. Le carezze dimostrano che sono tutti uguali di fronte al potere, che nessuno è un essere di diritto. Una creatura è mero materiale per gli intenti sanguinari del padrone. Così il Fuehrer prende gli innocenti al suo servizio, scegliendoli senza tener conto dei loro meriti, come se per nessuna apparente ragione dovessero essere macellati. La natura è così sudicia. Solo il potere dell’intelligenza che sa come sopravvivere ha qualche diritto dalla sua parte.’ 'Man and Animal' in Dialectic of Enlightenment.
[27] Questo resoconto sulla Valle del Mezquital è tratto dall’impressionante lavoro di Elinor Melville, A Plague of Sheep. Environmental Consequences of the Conquest of Mexico, Cambridge 1994.
[28] Citato in Alan Durning e Holly Brough, 'Taking Stock: Animal Farming and the Environment,' Worldwatch Paper 103, Luglio 1991; un saggio molto utile, con molti dati sull’allevamento e sul consumo di bestiame, oltre ad una buona discussione sulle conseguenze ambientali.
[29] Vedi Terry Jordan, North American Cattle Ranching Frontiers.
[30] Per un resoconto sullo sfruttamento del bacino acquifero di Oglalla vedi Donald Worster, An Unsettled Country, in particolare il capitolo, 'The Warming of the West.' Tutti i presagi inerenti il riscaldamento del globo vanno presi con riserva, l’avviso di pericolo aumenta quanto maggiore è la precisione del pronostico.
[31] C’è un’ampia discussione sulla deforestazione Amazzonica e sulle sue cause in Susanna Hecht e Alexander Cockburn, The Fate of the Forest. Developers, Destroyers and Defenders of the Amazon, Verso, London 1989.
[32] Questo e i successive esempi da During e
Brough, 'Taking Stock'.
Data: 18 agosto 2005
Fonte: Counter Punch
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Traduzione dall'inglese a cura di MONIA per www.comedonchisciotte.org
VEDI ANCHE:
BREVE STORIA DEL CONSUMO DI CARNE
NEL MONDO, DALL'EDEN A MATTOLE - PARTE PRIMA
BREVE STORIA DEL CONSUMO DI CARNE
NEL MONDO, DALL'EDEN A MATTOLE - PARTE SECONDA
FACENDO A PEZZI MOCHIE - QUARTA E ULTIMA PARTE
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