DI LUCIANO LAGO
controinformazione.info
Beirut, Libano - 4 agosto[/caption]
Izz al.Din ha aggiunto che “la Francia deve assumersi la sua responsabilità per gli aiuti umanitari e dare tutto ciò che può in questo frangente e può fare molto, ma non deve imporre riforme ai libanesi”.
Una porzione del territorio libanese è ancora sotto occupazione israeliana e Israele viola continuamente lo spazio aereo e marittimo del Libano sentendosi padrone assoluto dei giacimenti di gas in mare e delle risorse del paese.
Le autorità libanesi e vari esponenti delle fazioni politiche chiedono l’internazionalizzazione delle indagini sull’esplosione del porto di Beirut ma non l’interferenza estera nelle questioni interne del Libano.
Inoltre, questa era anche la richiesta del leader del Partito socialista, ex vice Walid Jumblatt, il quale ha detto che “non si fida della capacità del governo libanese di rivelare la verità”. Jumblatt ha ritenuto che “l’attuale governo sia ostile e che ci debba essere un governo neutrale che lasci il Libano dagli asset dominanti e che i passaggi e i porti debbano essere controllati e che non vi sia fiducia nell’autorità locale, con questa banda dominante “.
Jumblatt ha aggiunto: “È una coincidenza o una cospirazione? … L’indagine rivelerà questo e, dalle poche informazioni che possiedo, questa enorme quantità di ammonio che è arrivata al porto di Beirut ed è rimasta per quasi 6 anni, non esplode anche se è tossica o esplosiva da sola, ha bisogno di un fulmine “.
Ha anche considerato che “il Libano è ferito, occupato, isolato e controllato, ed è abbastanza grato per la sua visita.
Nello stesso contesto, il leader del partito “Forze libanesi”, Samir Geagea, ha chiesto l’invio di un comitato di indagine internazionale da parte delle Nazioni Unite il prima possibile, e ha invitato il parlamento a “tenere una sessione di emergenza e pubblica per interrogare il governo sull’esplosione”.
Alcuni hanno risposto a queste richieste dicendo che “abrogano lo stato nazionale”,così ha dichiarato il vicepresidente del Parlamento Eli Farzly. Inoltre, il ministro degli interni Mohamed Fahmy ha confermato che l’attuale governo non farà ricorso a esperti internazionali.
Non vi è alcun dubbio che le richieste di internazionalizzazione provengano da “Israele” e dagli Stati Uniti per raggiungere il loro obiettivo di porre il Libano sotto più controllo fiduciario, in particolare con la loro richiesta di modificare le funzioni di “UNIFIL” (il contingente dell’ONU) e aumentarne l’autorità. Questa non è la prima volta che le questioni relative al Libano sono state internazionalizzate, in particolare l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri.
Questo si accompagna al rinvio dell’International Special Tribunal for Lebanon, che sta esaminando il caso dell’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri, per pronunciarsi fino al 18 agosto, dopo che era stato programmato il 7 dello stesso mese, a causa delle ripercussioni dell’esplosione a Beirut.
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Hezbollah, movimento di resistenza libanese. Reparti in parata[/caption]
Dopo queste dichiarazioni, lo scenario indica i tentativi di imporre una tutela indiretta al Libano, e c’è chi cerca di accusare Hezbollah di essere responsabile della catastrofica esplosione nel porto di Beirut, seppur indirettamente, accennando che l’esplosione di Beirut è stato un evento casuale e collegando questo con la questione a Hezbollah e alle sue armi.
Tutti o quasi i media occidentali insistono su tale versione dei fatti mettendo sotto accusa Hezbollah e istigando un cambiamento in Libano che metta fuori gioco Hezbollah (il grande nemico di Israele) e consenta l’instaurazione nel paese di un governo filo occidentale.
Da questa campagna mediatica si comprende a cosa sia stato finalizzato il disastro di Beirut e quali ambienti siano interessati ad utilizzare l’evento per un cambiamento politico nel paese dei cedri che rimetta il Libano sotto i controllo delle centrali degli USA, di Israele a cui il Libano si era sottratto.
Tuttavia si omette di riferire che , il segretario generale di Hezbollah, Sayyid Hassan Nasrallah, con una sua presa di posizione di pochi giorni prima , aveva “negato categoricamente” in un precedente discorso le accuse formulate dal delegato israeliano al Consiglio di sicurezza circa l’uso di Hezbollah di trasferire armi o componenti di armi in Libano attraverso il porto di Beirut, considerato da Hezbollah una struttura non sicura e inquinata da spie e agenti statunitensi e sauditi.
E il signor Nasrallah ha considerato che “queste dichiarazioni preludono all’imposizione di una tutela sul porto, sull’aeroporto e sui confini, alcuni dei quali vogliono che il Libano sia messo sotto il controllo degli USA e dei suoi procuratori”. Nasrallah aveva anche avvertito coloro che avevano “un problema con Hezbollah, dal mettere in pericolo il porto di Beirut”.
Gli analisti libanesi hanno indicato all’indomani dell’esplosione che “lo sfruttamento dell’incidente è iniziato con l’obiettivo di mirare a responsabilizzare Hezbollah che ha depositi di armi nel porto”, secondo vari osservatori indipendenti. Questi ritengono che le esperienze del Libano con la Corte internazionale non abbiano avuto successo e non possano essere rivendicate come una costante per il paese.
Il Libano ha già subito da parte di Israele e dei suoi sodali (USA, GB e Francia) occupazione militare, destabilizzazione interna e sobillazione di violenze e ostilità fra le varie componenti etniche e religiose del paese. Il tutto mirato a portare il caos nel paese e favorire una neocolonizzazione in stile “esportazione della democrazia” nel paese dei cedri. In Libano si ricordano ancora dei 33 giorni di bombardamenti fatti da Israele nel 2006 che causarono migliaia di vittime fra i civili libanesi ed il tentativo di invasione del sud del Libano che fu bloccato da Hezbollah.
Nessuna meraviglia che sia utilizzato il disastro del porto di Beirut per disarmare il movimento di resistenza e imporre un diktat al paese per sottomettersi alle potenze dominanti. Il ricatto è già stato preannunciato: aiuti in cambio di riforme politiche e sottomissione.
Hezbollah farà presto sentire la sua voce e l’asse della resistenza non sembra disposto a deporre le armi e sottomettersi ai nuovi/vecchi padroni, a prescindere che parlino francese o arabo.
07.08.2020
Annibal61 9 settembre 2020
Che tempistica...certo che Israele è proprio fortunata. Ancora i morti da sotterrare e già hanno la soluzione per incatenare i vivi attraverso i debiti FMI. Un' altro pò di "nitrato" allora, stavolta a Parigi e Tel Aviv...