UNIFICAZIONE D’ITALIA: FU VERA GLORIA ?

UNIFICAZIONE D’ITALIA: FU VERA GLORIA ?

DI FRANCO CARDINI

francocardini.net/

La questione dell’unità d’Italia e di come il processo di unificazione nazionale venne condotto non può astrarre da due preliminari precisazioni. Primo: nella storia non c’è nulla di “necessario”, nulla di “determinato” , nulla che accade perché “era scritto”; e non esiste alcuna relazione tra ciò che si verifica e ciò che sarebbe giusto o ingiusto si verificasse. Secondo: una volta che qualcosa è divenuto realtà, è del tutto ozioso – storicamente parlando – discettare se sarebbe stato o no meglio che le cose fossero andate altrimenti. L’Italia unita è una realtà obiettiva da un secolo e mezzo. Avrebbe potuto non unirsi o unirsi secondo altri parametri e attraverso vicende diverse: le possibilità alternative erano molte, e a seconda delle proprie convinzioni politiche o religiose è del tutto legittimo ipotizzare che sarebbe stato meglio. Ma ciò resta un’ipotesi obiettivamente inverificabile. La storia si fa anche al condizionale, con i “se” e con i “ma”: perchè solo ponendosi correttamente le domande relative a quel che avrebbe potuto accedere se le cose fossero andate diversamente dalla realtà si comprende a fondo il valore di quel che davvero è accaduto. Ma il discorso storico deve attenersi rigorosamente all’accaduto autentico e sforzarsi di recuperarlo in tutti i suoi aspetti pur sapendo che ciò è impossibile. Per questo la storia perfetta sta soltanto nel futuro, ma il costruirla sul serio è pura utopia: del passato sapremo sempre di più (ma potremo anche dimenticarlo…): eppure, quel “di piu” non basterà mai.



Ecco perché il racconto storico muta di continuo, anche se e quando i suoi ingredienti restano in apparenza gli stessi. Un secolo e mezzo fa, alla vigilia dell’unità d’Italia, si scrivevano opere sulla Lega lombarda del XII secolo nelle quali i fatti narrati erano ricostruiti quasi esattamente come ancor oggi vengono proposti, e i documenti relativi erano per la stragrande maggioranza già conosciuti e perfino editi: eppure, per lo studioso odierno un saggio di centocinquant’anni fa su questo o su qualunque altro argomento resta quasi illeggibile, e pressoché inutile almeno che non si stia lavorabndo sul piano della storia della storiografia. La storia è un continuo work in progress: non perché cambi quel che è accaduto nel passato, ma perchè mutano le nostre conoscenze e mutiamo noi. Pe tale ragione le polemiche contro il cosiddetto “revisionismo”, prima che errate e inutili e ridicole, sono sbagliate: la storia è per sua natura revisione dei giudizi storici precedenti, altrimenti non è nulla. La storia non assolve, non glorifica, non condanna: queste porcheriole sono solo frutto dell’ “uso (politico, o meglio demagogico) della storia”, non della storia. Essa non è un tribunale: suo ufficio è solo il comprendere, non nel senso del giustificare, ma in quello del capire “dal di dentro” e in profondo.



Le polemiche sull’unificazione dell’Italia sono inutili, in quanto l’Italia è stata di fatto unificata. Avrebbe ben potuto non esserlo: e, quando lo è stato, ciò è avvenuto grazie al concorso di precisi presupposti e di non meno precise volontà individuali e comunitarie. Quando il principe di Metternich, al concilio di Vienna, proclamava che “l’Italia è un’espressione geografica”, aveva pienamente ragione: la “provincia” augustea d’Italia aveva un puro valore amministrativo-circoscrizionale e tanto il “regno d’Italia” d’origine carolingia annesso fin dal X secolo all’impero romano-germanico quanto quello fondato nel 1805 per volontà di Napoleone non corrispondevano né all’interezza della penisola italica, né ad alcuna “nazione italiana” fin lì esistente. La stessa lingua italiana non era ancora del tutto codificata e in realtà nessuno la parlava né la scriveva. La sostanza storica dell’Italia è profondamente policentrica, cioè regionale e municipale. Se la penisola avesse dovuto venir unificata coerentemente con la sua storia, ciò avrebbe dovuto avvenire rispettando la storia e i confini degli stati preesistenti: come accadde per la Germania nel 1870. Una soluzione federalista, con una presidenza papale oppure concordata tra Piemonte, Toscana e regno delle Due Sicilie.

Questa era, fra l’altro, la proposta vincente del 1848: sia Gioberti, sia Cattaneo auspicavano in modi e forme differenti una soluzione del genere. Tra ’48 e ’59, tale soluzione sarebbe stata possibile: Austria e Inghilterra – interessate l’una al nord-est italico e all’Adriatico, l’altra alla Sicilia e ai suoi porti - erano pronte ad appoggiarla, con proposte che sarebbero state tra l’altro molto moderne ed avrebbero consentito di far giganteschi passi in avanti anche alla futura unione europea. E, chissà, perfino evitare l’insorgere del duello franco-tedesco nel continente e di quello anglo-tedesco sul mare, le due fondamentali ragioni (insieme con l’aspirazione russa a egemonizzare i Balcani e a raggiungere il Mediterraneo) della prima guerra mondiale.



Ebbe la meglio invece una formula unitaria e centralistica, d’origine giacobina (ripresa da mazziniani e garibaldini) e cara solo a pochi dottrinari utopisti, qualcuno fanatico terrorista: ma tale formula consentiva a una potenza militare egemone, il regno di Sardegna-Piemonte, di annettersi la penisola. Ciò avvenne grazie all’assurda, quasi surreale convergenza tra la reazionaria e militarista monarchia piemontese - che si era arricchita e consolidata adottando una spregiudicata forma di liberal-liberismo e soprattutto espropriando negli Anni Cinquanta dell’Ottocento la Chiesa delle sue prerogative e dei suoi beni – e le forze “democratiche” e “rivoluzionarie” neogiacobine che accettarono di anteporre la causa dell’unità a quella del regime istituzionale del nuovo stato. A livello internazionale, il processo unitario venne promosso e tutelato fino al 1860 dalla Francia di Napoleone III, che aspirava all’egemonia mediterranea per svilupparvi i suoi sogni colonialistici (il progetto del Canale di Suez avrebbe portato la penisola italica a divenire il “molo mediterraneo” del traffico navale internazionale tra Atlantico e Oceano Indiano); ma la sconfitta dell’imperatore dei francesi a Sedan spinse il giovane regno ad appoggiarsi immediatamente al nuovo vincitore, l’impero germanico egemonizzato dalla luterana Prussia, il che tra l’altro rese più facile il completamente dell’unità con la presa di Roma, da mazziniani e garibaldini giudicata indispensabile (dopo la balla risorgimentale delle “libertà” italiane figlie del medioevo comunale, ecco la ballissima dell’Italia “figlia di Roma” e cinta dall’elmo di Scipio).

Napoleone III, condizionato dall’opinione pubblica cattolica del suo paese, non avrebbe mai consentito alla cancellazione dello Stato della Chiesa. Le date sono eloquenti: il 1° settembre l’esercito francese fu battuto a Sedan; il 20 successivo le truppe italiane entravano a Roma. Questo si chiama sul serio – come direbbero gli inglesi – essere dei perfetti bandwagoners.



Anche il resto è storia nota. Dopo la lunga serie di atti di terrorismo, di colpi di mano e di raids banditeschi che avevano caratterizzato la “liberazione” degli stati preunitari dai “tiranni” e la loro spontanea e plebiscitaria adesione al regno di Piemonte divenuto regno d’Italia, ecco la normalizzazione repressiva e spietata: la lotta al “brigantaggio”, gli efferati assassinii come quello di Bronte, l’espropriazione delle ricchezze dell’Italia meridionale per trarne capitali e forza-lavoro indispensabili al progresso industriale del nord, la nascita di una “questione meridionale” la responsabilità della quale si è poi cercato di addossare ai Borboni o ancora prima agli spagnoli, agli angioni, agli stessi Svevi (fino ad oggi non si è ancora trovato il coraggio di incolparne i normanni, i greci o gli arabi: ma non si sa mai…). Ci sarebbe voluta una seria riforma agraria: si preferì tollerare e perfino incoraggiare il doloroso fenomeno dell’emigrazione, pur di favorire i padroni vecchi e nuovi; gli stessi per tutelare i quali si permetteva al tristo Bava Beccaris di sparare con i cannoni ad alzo zero sugli operai.

Sappiamo dove ci ha condotto tutto cio: alla prima guerra mondiale, al fascismo, all’irrisolta “questione meridionale”, alla corruzione che ha distrutto la Prima Repubblica. Non c’è da vantarsene. Ma è la nostra storia, quella dell’Italia divenuta nazione, quella di due guerre mondiali, del fallito tentativo di assurgere a potenza europea ma anche dell’affermazione di gloriose realizzazioni civili, sociali, giuridiche, scientifiche, tecnologiche, artistiche, culturali. L’Italia del Bel Canto, della “rivoluzione culturale” futurista, delle lettere e delle arti, dell’invenzione dell’industria turistica, del progresso segnato da nomi come quelli di Marconi e di Fermi, della moda, di una delle più prestigiose espressioni cinematografiche del mondo, degli “italiani fuori d’Italia” che hanno saputo diventar pilastro portante di grandi paesi come gli Stati Uniti, l’Argentina, l’Australia. Possiamo buttar a mare questa preziosa, altissima eredità?



Certamente no. Ma convincerci che essa è il risultato della nostra storia millenaria ch’è storia di regioni e di città, non già di un’antica “nazione” unitaria esistita solo in un triste mito politico, questo possiamo farlo. E alla luce di tale convinzione è legittimo, anzi sacrosanto, “rivedere” il Risorgimento. E magari perfino smetterla di chiamare il processo d’unità nazionale, con le sue luci e le sue molte ombre, con quel ridicolo, pomposo nome. Tra 1815 e 1918 non “risorse” proprio un bel niente. Si affermò, tra molte ambiguità e con parecchie brutte pagine, una nuova realtà istituzionale alla quale da più parti e con vari esiti si cercòo di attribuire una storia unitaria, proponendo “radici” e “identità” tutte parziali, tutte discutibili. Aveva ragione il vecchio Gramsci: la sostanza dell’Italia è locale e dialettale; se c’è una forza unificante delle sue tradizioni profonde essa è da ricercarsi nella Chiesa cattolica, nella sua disciplina territoriale e nei suoi riti. Non a caso, la scristianizzazione del paese ha ucciso irreparabilmente anche la sua cultura folklorica (anzi, le sue culture folkloriche).



E allora, ha ragione la Lega? Senza aver “ragione”, essa avrebbe certamente molte “ragioni”. Ma, per approfondirle e fortificarle, dovrebbe liberarsi dal suo demagogismo bécero: dovrebbe piantarla con campanilismo e xenofobia e affrontare sul serio una rilettura storica della penisola italica come terra di successive stratificazioni etnoculturali, di centinaia di regioni storiche e di migliaia di città. Una penisola nella quale l’esser lombardo, o toscano, o siciliano (e magari milanese, o fiorentino, o palermitano) e sul serio piu importante di essere “italiano”; e nella quale d’altronde, in tempi di più ampie aggregazioni, esser tale ha un senso soltanto nella misura in cui si riesce a comporre l’italianità con l’europeicità e la mediterraneità.



Franco Cardini

Fonte: http://www.francocardini.net/

23.08.2009

Commenti (31)

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    1. buran 30 agosto 2009

      OK, ma è l'eccezione che conferma la regola, non ti pare?

    1. vic 29 agosto 2009

      "Citamene uno che non sia cosi'"

      T'accontento: la Svizzera che e' nata embrionicamente nel 1291. Probabilmente la piu' vecchia democrazia del mondo. Che non ha scheletri coloniali nell'armadio, al contrario di quasi tutti gli stati europei.

      Oppure se vuoi la Repubblica e Cantone del Ticino, ai cui abitanti venne chiesto da parte di Napoleone di pronunciarsi o per la Repubblica Cisalpina, oppure per la Confederazione Elvetica. Con acume scelsero la Confederazione.

      Successe senza guerre, democraticamente. L'intervento di Napoleone fu' da mediatore, non da coinquistatore. Strano ma vero. D'altronde Napoleone era molto avveduto anche in campo scientifico, al contrario di molti politici equestri odierni.

      Cordialmente

    1. marcello1950 29 agosto 2009

      Malgrado che alcune notizie siano vere, I briganti non nascono con i Francesi ma sono endemici dai primi del 1300 o forse prima in Italia e il Papa Sisto quindo (penso nel 1600) tentò di estirprli ma senza risultato come ho già detto di una società che si basava sul parassitismo dei ceti dirigenti Nobili, Borghesi e Chiesa (preti frati e monaci) addirittura c'erano dei mnasteri che arrotondavano le entrate con estorsioni, rapine dei viandanti ed altri atti delinquensiali.

      Che poi le finanze erano in attivo nel regno di napoli dipendeva da bassa spesa per investimenti pubblici, malgrado lavori di adeguamento di porti e strade che qualche volta venivano fatti,

      Ma il quadro della condizione dei contadini ma soprattutti dei braccianti agricoli era di una drammaticità impressionante, essi facevan regolarmente la fame, tra quelle classi la mortalità infantile era altissima, e negli anni di crisi poi era una vera ecatombe. le maschere tipo pulcinella rappresentavano sopratuttta questo dramma quotidiano la FAME, come si fa a guardare con nostalgia a quei regimi, un secolo prima per esempio nei paesi del Nord Europa i governanti avevano cominciato ad interessarsi della condizione delle loro classi popolari, Federico II di prussia per esempio curava la suddivisione delle terre, il prosciugamento delle paludi, il tipo di colture con i ocnsigli sulle rotazioni, si interessava che i contadini avessero galline sufficienti affinche un uovo non mancasse mai dalla loro mensa, questo permise alla popolazione della prussi di aumentare di dieci volte durante il suo regno, negli stessi anni la popolazione dell'italia meridionale aumento di frazioni marginali recuperando di poco le perdite dellapeste del 1600.
      Anche io sono meridionale, ma i grandi investimenti e la esplosione demografica al sud avvennero dopo l'Unità d'Italia e ciò perchè aumentò il cibo e di molto anche se poi le offerte di lavoro non bastarono alle bisogna.
      NON METTIAMOCI LE FETTE DI SALAME SUGLI OCCHI.

    1. buran 29 agosto 2009

      Tutti gli stati europei sono nati da conflitti e guerre di conquista. Tutti. Citatemene uno che non sia così. Cambiano solo le epoche, ma le modalità sono state simili: dal Regno Unito alla Francia alla Spagna alla Germania. Che poi la rivoluzione democratica e sociale (insieme a quella nazionale) sognata dai giacobini e dalla sinistra non sia stata realizzata, è un dato di fatto, ma l'unificazione ha creato i presupposti per la nascita del movimento operaio organizzato, e questo soggetto ha potuto affacciarsi per la prima volta nella storia sulla scena politica nazionale. L' Unità d'Italia si poteva fare in maniera migliore, è vero, ma in questo articolo il Cardini (che pure stimo) sembra quasi un nostalgico di Franceschiello e del Papa Re. Se questa era la fine che ci aspettava, allora è meglio che sia successo quello che è successo.

      PS: singolare che il suo rimprovero più significativo ai Savola, tra tutte le nefandezze che hanno fatto, sia quello di aver avuto un atteggiamento duro verso la Chiesa, cioè l'unica loro scelta poilitica giusta!

    1. nessuno2 28 agosto 2009

      A tutti quelli del sud che rivendicano con orgoglio il fatto di essere sudisti
      vorrei fare una domanda:come mai 9 casi su 10 di malasanita',belin,
      avvengono al sud?Non per caso perche' al sud siete sciatti,sporchi e molto
      indolenti?Se siete orgogliosi di essere del sud,perche' non cominciate a
      curare per bene i vostri cari e vi date una mossa?

    1. namincazza 28 agosto 2009

      E' come chiedere ad uno zoppo di correre i cento metri e vincerli. La malavita organizzata è frutto, nonché conseguenza logica e sociale della miseria e di ogni mancanza di prospettive nel futuro. Se tu sai hai 16 anni, e sai che a 18 andrai lavorare di sicuro, vai in discoteca, ti diverti e non pensi ad altro. Ma se nella tua vita, non hai l'orgoglio di una storia, ed il tuo futuro è quello del diseredato, cerchi in ogni modo di uscirne, e salti il fosso. Le mafie, le 'ndranghete, le camorre non si vincono con polizie o eserciti. Si vincono solo estirpandone le radici e impedendone la diffusione. E questo è possibile solo ridando dignità e sicurezza nel domani alle persone.
      I giovani di molte parti del Sud ancora oggi hanno solo due possibilità: o emigrano, o diventano malavitosi. Per costruire una terza strada, occorre investire in educazione, cultura, dignità. Se lo stato, ancora oggi, è visto come una entità astratta che ha preso a calci nei cosìddetti i tuoi antenati, se chi parla per voce dello stato ti dice in tutte le lingue che se sei furbo "sali" altrimenti vai nella fossa, se l'esempio che ti danno è quello che gli "amici" diventano ricchi e gli altri si fottano, se il mondo che ti circonda va in questa direzione, ti restano ben poche altre scelte.
      Vuoi una provocazione? Se non ci fossero le mafie, le 'ndrine e le camorre, al Sud ci sarebbe una lotta armata che quelli dell'IRA o dell'ETA sarebbero angioletti.
      Noi combattiamo tutte le delinquenze organizzate. E' una battaglia silenziosa che combattiamo casa per casa, giorno per giorno. Non odiando chi è dall'altra parte, ma cercando di capirli e di aiutarli. Contestando le loro scelte, ben sapendo che avremmo potuto farle anche noi. Che è più difficile.
      Per questo abbiamo bisogno non di un politico, non di un arruffapopolo, non di un demagogo, ma di un condottiero. Di un capo che sappia vincere gli eserciti dell'omertà, abbattere storiche ingiustizie e dare finalmente forma ai nostri sogni.

    1. FraDiavolo 28 agosto 2009

      Mafie = altra faccia oppressione colonialista
      Enrambi sono da combattere senza sosta

    1. FraDiavolo 28 agosto 2009

      I briganti srgono nel 1799 per combattere gli inavosri francesi e i loro collaborazionisti,. I francesi li defiirono briganti, così come definirono briganti i vandeani, ma essi lottavano per il loro Re per la loro Fede,. Più corretti sarebbe chiamarli guerriglieri ed in effetti la tattica usata da Fra Diavolo era la guerriglia, anche prima che gli spagnoli la "inventassero" qnd qlk anno dopo furono invasi dai francesi. Li ritroviamo nel 1806 qnd tornano i francesi.
      Conserrvo CENTINAIA di quotidiani del Regno delle Due Sicilie del periodo 1851-57 e mai dico MAI si parla di briganti e se non mi credi va alla biblioteca nazionale di Napoli, conuslati e fammi sapere.
      Il Reame nel 1860 era avviato ad uno sviluppo sano e profitevole come scrisse Giustino Fortunato, arrivarono i predoni e addio "mia bella Napoli".
      C'erano numerose cotoniere spesso getsite da svizzeri, il cantiere navale di C/Mare era il più grand del Mediterraneoo e dopo la coqnuiesta sabauda fu fatto decadere in favore di La Spezia, a Pietrarsa nei pressi di Portici (dove nel 1863 ci sarà la prima strage di operai) si cosruivano le rotaie e i treni, la ghisa veniva dalle fonderie di Mongiana, altro complesso industriale fatto fallire dai liberatori, in Calabria.
      Vennero costruiti o modernizzati molti porti: Ischia, Bari, Brindisi, Salerno etc La tassazione era minima, la leva non obbligatoria, il debito pubblico irrisorio e che dire leggetevi Nord e Sud dle Nitti e scoprirete tante altre cose che la scuola italiana vi ansconde.
      Ma in tutto ciò alcuni rinnegati abbagliati dal liberalismo, di allearono con l'invasore e x meno di 30 denari vendettero l'indipendenza nazionale.
      I risulati eccoli qua, senza uno stato che faccia i ns interessi siamo pecore in balia dei lupi..come scrisse Giacinto de Sivo in I Napolitani al cospetto delle nazioni civili nel 1861...
      E itnanto oi siamo l'unico popolo che celebra i suoi conquistadores... VERGOGNA !

    1. adriano_53 28 agosto 2009

      Ragionamento abbastanza sgangherato, quello di Cardini. La funzione della "storia" nella costruzione del futuro non è liquidabile con qualche battuta: il controllo del passato continua ad essere un campo di battaglia, al punto che il termine stesso di "storia" è oggetto di contesa.




      E da un argomentare ubriaco non ci si può attender altro che una conclusione sconlusionata del tipo "E allora, ha ragione la Lega? Senza aver “ragione”, essa avrebbe certamente molte “ragioni”. Ma, per approfondirle e fortificarle, dovrebbe liberarsi dal suo demagogismo bécero: dovrebbe piantarla con campanilismo e xenofobia e affrontare sul serio una rilettura storica..".




      Cardini dovrebbe sapere che la Lega è becera demagogia, xenofobia, razzismo, localismo patologico. Liberarsi di questo significherebbe liberarsi della Lega.




      Cardini dovrebbe sapere che l'unica rilettura che può e sa fare la Lega è quella delle dichiarazioni al fisco, altro che le riiletture storiche della storia italica.




      Cardini dovrebbe sapere che la Lega è nata, vive e prospera sui terreni politici e culturali che una volta erano di proprieta della Democrazia Cristiana.




      Cardini dovrebbe sapere che la Democrazia Cristiana viveva e prosperava nella dimensione protetta dalla Chiesa, da Roma con il papa, al paesello di duecento anime con il sacerdote, il sacrestano, il frate, la monaca.




      Cardini, da storico, dovrebbe sapere che gli eventi storici si verificano non per una metafisica Casualità, ma, essendo eventi sociali, nel quadro di concreti rapporti sociali, o detto brutalmente, la lotta tra gli interessi di chi sta sopra e gli interessi di chi sta sotto.




      Per quest'ultimi, ne siano consapevoli o meno, la chiesa, i savoia, la Lega, sono equiparabili alle chiacchere sul calciatore di turno, a quelle sulle avventura sessuali del micropremier italico ed altre simili espressioni del grottesco dominio culturale a cui sono sottoposti.

    1. Kevin 27 agosto 2009

      Pasolini, Fellini, Leone, Rossellini, Verdi...d'accordo.

      Nessuno però cita Veronese, Peano, Caccioppoli, Picone, Severi, Enriques, Levi-Civita, Dini, Ricci-Curbastro, Fubini, Castelnuovo, Volterra, Segre

      In campo filosofico lasciamo stare perchè facciamo pena.

      Comunque pur avendo avuto grandi personaggi, ne abbiamo avuti in misura nettamente inferiore rispetto ad altri paesi. Un esempio a caso: la Francia.

    1. Sassicaia 27 agosto 2009

      Che l'Italia sia uno stato unitario dal 1861 e' un fatto storico,incontrovertibile
      e oggettivo,i dubbi vengono se a questo stato vogliamo aggiungere aggettivi
      o caratteristiche.Non possiamo infatti definirci un vero e proprio stato sovrano,in quanto molte clausole dei trattati sottoscritti al termine e dopo la
      seconda guerra mondiale limitano moltissimo per non dire cancellano la nostra sovranita':ospitiamo,volenti o nolenti, basi militari usa i cui militari,se
      violano il codice penale italiano,vedi strage del Cermis,vengono processati in
      Usa senza che la giustizia italiana possa fare alcunche'.Nel caso dell'ignobile
      strage di Ustica,compiuta da una potenza straniera(resta da vedere se Usa o
      Francia)nei cieli italiani,i nostri servizi segreti dietro chissa quali pressioni
      sono intervenuti per occultare una verita' probabilmente troppo scomoda,
      occultando tracciati radar,uccidendo e corrompendo testimoni,intralciando
      ignobilmente le inchieste della magistratura.Non possiamo avere portaerei
      o sommergibili nucleari nella flotta,il che forse e' anche un bene per il bilancio
      ma resta il fatto che dovrebbe essere lo stato italiano a decidere e non altri.
      Dobbiamo infine sottostare alle direttive dell'unione europea che a volte
      sono molto discutibili.Non solo non siamo dunque uno stato sovrano ma
      non abbiamo nemmeno un'identita' nazionale,siamo eternamente divisi
      dal campanile e da interessi regionali.Sicuramente un tedesco e un
      francese che abitano a nord e a sud dei loro paesi hanno molte piu' cose
      in comune rispetto a quelle che hanno un altoatesino e un siciliano.
      Forse rispetto a metternich che diceva che l'italia e' solo un'espressione
      geografica e' cambiato solo il fatto che siamo una nazione sulla carta
      geografica.Allora viene da chiedersi:ha davvero avuto un senso fare
      l'unita' d'italia come e' stata fatta?Ha davvero senso restare ancora uniti
      e proseguire questo cammino?Ai posteri l'ardua sentenza

    1. Sassicaia 27 agosto 2009

      Perche' la crescita dell'orgoglio e della rabbia del sud invece che un condottiero non generano una ribellione alla malavita organizzata e non
      portano un po' di sviluppo?

    1. vic 27 agosto 2009

      Vuoi un condottiero?

      Manda un email a Tripoli, Libia. Accetta di sicuro. Poi pero' te lo tieni!

      Va la', lascia perdere i condottieri e i cavalieri, che all'italia han fatto piu' male che bene (forse Federico-II di Svevia lo possiam salvare).

      Il condottiero e' il cervello. Che a quelli del sud non manca, visto il DNA di provenienze tanto eterogenee che si trovano. Sta' per partire l'ondata delle energie alternative. Nessuno e' meglio piazzato del sud.

      Forza allora!

    1. FraDiavolo 27 agosto 2009

      Ti dico solo questo sulla presunta tirannide borbonica, scrive Napoleone Colajanni, vd L'Italia del 1898,che non aveva alcuna simpatia per la famiglia reale napoletana, che dal 1815 al 1856 ci furono 2067 condanne per reati politici, nel solo 1898 in sole 3 città del Regno d'Italia Napoli, Milano e Firenze, soli tribunali militari (esclusi quelli civili quindi) emisero 2500 condanne per reati politici.

      Ma per la "storia" i Borbone sono la "negazione di Dio" (ma credo del dio architetto del mondo della massoneria) e Umberto è il re "buono".

      Ti faccio un altro esempio, il fratello di Pisacane, Filippo, non ebbe alcun problema dopo "l'impresa" del germano, potè continuare a militare nell'esercito napoletano, dove qualche anno prima c'era pure Carlo.

      Passannante, che graffiò con un coltellin il solito re buono, fu sepolto vivo in un carcere toscano, mentre il fratello e la madre furono rinchiusi in manicomio semplicemente perchè congiunti dell'attentatore del re.

      Dimmi qual'è lo stato più civile il regno delle Due Sicilie o l'Italia umbertina!?!?

    1. namincazza 27 agosto 2009

      E' vero. L'Italia è stata unificata, e questo è un dato di fatto. Ma noi del Sud in occasione dell'ormai prossimo 150° anniversario di questo "dato di fatto", dovremmo avere il diritto di pretendere che
      1) la storia che si insegna a scuola racconti la verità su tutti i misfatti, le stragi, le ruberie, gli abusi (spesso legalizzati), che i sabaudi hanno commesso per giungere a questo "dato di fatto";
      2) si spieghino le vere ragioni del brigantaggio e della ribellione popolare contro la coscrizione obbligatoria, l'aumento delle tasse, l'abolizione degli usi civici, la mancata spartizione delle terre, ecc. ecc.;
      3) si racconti ai giovani cosa accadeva nel forte di Fenestrelle, dove migliai e migliaia di sudditi suddisti sono stati lasciati morire ed i loro corpi dissolti nella calce viva;
      4) si faccia un bel serial TV sulla vita del cosìddetto eroe dei due mondi, o magari anche una sola puntata sulla storia della marchesina 16enne da lui sposata, o sulla storia delle pastorelle 14enni che erano a Caprera;
      5) si dica la verità sulle industrie del sud prima dell'invasione sabauda, su Mongiana, sui cantieri navali campani, ecc.;
      6) si scopra che fine hanno fatto i tesori in oro del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia;
      7) si racconti come avvennero i farseschi plebisciti di annessione;
      8) si illustri il contenuto e gli effetti della Legge Pica;
      9) si tolgano tutte le targhe di strade e piazze di paesi e città del Sud, intestate ai conquistadores, ai loro archibugieri e ai loro lacché;

      Vedete, signori nordisti, noi del sud siamo stati vituperati per un secolo e mezzo. Ci avete tolto le nostre ricchezze, per poi accusarci di essere poveri. Avete sradicato dalle loro case i nostri nonni, fratelli, zii, per poi rinfacciarci che quelli rimasti non sono buoni da niente. Ci avete raccontato balle clamorose sulla nostra storia, al solo scopo di continuare a sottometterci.
      La lega Nord è una buona cosa. E' una moneta che da un verso mostra Bossi e Calderoli e tutte le sacrosante aspirazioni di gente che sgobba, dà allo stato più di quanto riceva, e vede minacciato il suo futuro da noi e da altri "stranieri". Ma l'altra faccia della medaglia è che essa, la Lega Nord, sta facendo crescere il nostro ORGOGLIO di sudisti. E' una crescita silenziosa, lenta ma inesorabile. E con il nostro orgoglio, cresce la nostra rabbia, e la consapevolezza non solo delle nostre debolezze, ma anche delle nostre forze.
      Ciò che ci manca è un condottiero che sappia interpretare questa rabbia crescente. Non se, ma quando arriverà, per voi del nord saranno cavoli amari.

    1. vic 27 agosto 2009

      Si', certamente, solo per quel che riguarda la cosmologia! Ma e' gia' un passo enorme, se pensiamo a com'era scientificamente ottusa la chiesa cattolica ai tempi di Bruno, Galileo, Copernico e Keplero. Dei 4 grandi Bruno fu' il piu' azzardato, filosoficamente parlando. Ironicamente il promotore dell'attuale teoria del big-bang cosmologico e' stato un uomo di chiesa belga. Per una sorta di contrappasso dantesco, la sua teoria inizialmente fece parecchia fatica ad imporsi. Eh, si' i tempi son cambiati.

      Galilei se la cavo', paradossalmente, perche' aveva degli amici cardinali in Vaticano, dicono gli storici. Come sa' bene Andreotti, e' sempre utile avere buone entrature da quelle parti. Comunque la storia ha reso giustizia a Galileo. Tra l'altro pochissimi sono a conoscenza che la teoria speciale della relativita' sarebbe potuta esser stata scoperta molto prima, semplicemente partendo dal principio di relativita' di Galileo e facendo qualche ragionamento sullo spazio e sul tempo.

      Amichevolmente

    1. Truman 27 agosto 2009

      Come molti commentatori di oggi, Cardini prima prende posizione (a vantaggio della Chiesa e della Lega) e poi ragiona. Il risultato è tra il tautologico e l'esilarante.

      Lì dove i singoli punti sono localmente coerenti il quadro d'assieme porta semplicemente l'acqua al mulino del padrone.


      Con la scusa che la storia è andata così e non ha senso pensare a storie alternative vengono rifilate una serie di castronerie.


      Alcuni punti nel seguito.

      L'unità d'Italia la fece la RAI negli anni 1960. E Gramsci era morto da tempo. Però si riuscì ad avere una lingua ed un cultura comune.


      Non è vero che sia tutto chiaro sulla storia dell'unificazione dello stato italiano, almeno non nei libri di storia ufficiali e nei testi scolastici. Per esempio non vedo la parola zolfo nella discussione. Eppure il movente economico della spedizione dei mille fu il costo dello zolfo che agli inglesi sembrava eccessivo. All'epoca lo zolfo contava allo stesso modo del petrolio di oggi, perchè serviva a muovere le navi a vapore. Così gli inglesi finanziarono e sostennero i Savoia.


      Quindi bisognerebbe parlare di chi partecipò all'unificazione, più che dei francesi che si tennero in disparte.


      E bisognerebbe parlare di genocidio e pulizia etnica, perchè questi sono i termini che oggi si usano per descrivere ciò che fecero i piemontesi nel sud.


      Bisognerebbe citare Lombroso, pseudoscienziato al servizio del potere, che diede la giustificazione scientifica all'inferiorità dei meridionali, che poterono così essere massacrati mantenendo la coscienza pulita.


      E la questione meridionale è un fatto recente. Relativo al secondo dopoguerra. Con la caduta della monarchia nel 1948 l'Italia si riprese. Era molto utile avere mano d'opera a basso prezzo proveniente dal Sud, ma ad un certo punto ci si rese conto che il sud sarebbe stato un paradiso per le industrie del nord se gli abitanti fossero stati dei bravi consumatori. Disgraziatamente gli abitanti del sud non potevano spendere abbastanza per gli appetiti delle aziende del Nord. Questo era un problema. A questo problema fu trovato il nome di questione meridionale.

    1. Eli 27 agosto 2009

      Forse è allineato per quello che riguarda l'esistenza dei pianeti e di altri mondi, non di certo per il resto del pensiero di Bruno. Che era un monaco e viveva con una compagna, con la quale aveva una figlia. Nel cinquecento era avanti almeno quattrocento anni rispetto ai coevi. Peccato che per arrivare a tanto il vaticano sia dovuto passare attraverso il rogo. Anche a Galilei hanno chiesto scusa cinquecento anni dopo, ma nessuno potrà risarcirlo per quello che il pover'uomo soffrì, solo per essere un genio.

    1. materialeresistente 27 agosto 2009

      Mi chiedo cosa ci sia di così grande in questo post.Forse perché dice cose che dovrebbero essere scontate e, quasi tutte, condivise. In quello che scrive mi intriga una questione ed è quella relativa ai Borbone ed ai "presunti" tiranni. Solo "presunti"?

    1. vic 27 agosto 2009

      Vedi la mia parziale difesa di Enrico Fermi nel post qui sotto.

      Mille teste, mille opinioni.

      Amichevolmente

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