Di Giovanni Amicarella
Più liberi più libri è una delle varie fiere del libro che puntualmente suscita polemica. Alla seconda, volendo anche la terza, volta che succede viene anche il sospetto che sia "marketing". Fatto sta che questa edizione sono stato molto contento che si sia creata polemica, non tanto per il bersaglio, quanto per la calata di maschere di alcuni soggetti.
Nel caso non ne aveste sentito parlare (e non sapete quanto vi invidio), si è scatenata una polemica per l'adesione alla fiera libraria di una casa editrice, che ha visto fra i suoi ottanta firmatari diverse personalità in ambito artistico e culturale con un discreto seguito. Nonostante i firmatari, non è stato interdetta la partecipazione alla casa editrice. Alcuni dei firmatari hanno perciò deciso di non prendere parte all'evento, annullando gli impegni presi (ma come vedremo, decisione presa singolarmente e non dai loro editori e/o collaboratori, che sono stati più che presenti), cosa che non ha suscitato decisamente gli effetti sperati.
Partiamo con una premessa: la casa editrice in questione Passaggio al bosco ha nel suo catalogo molte opere che possono risultare care all'ambito neofascista, così come opere che posso anche tranquillamente repellere l'ambito neofascista. Risulta complesso, spesso un'operazione tentata sempre dalla parte opposta (in ambo i sensi, e anche a livello istituzionale, con qualsiasi estremo capiti a tiro in quella settimana) con scarso successo, chiudere un'idea entro un'organizzazione: così come a sinistra radicale la moda della scissione è sempre di tendenza, la destra radicale se la gioca sullo stesso piano. Se ci possono essere autori graditi a gli uni, non è detto lo siano agli altri (soprattutto su temi come conservatorismo sociale e confessione religiosa).
Per farla breve, l'eroe di qualcuno è sempre il coglione per qualcun altro. O la scusa per scindersi, dipende dai punti di vista.
Se dovessimo vedere singolarmente la casa editrice, potrei capire parte delle critiche e degli inviti al boicottaggio, peccato che alla suddetta fiera non sia la casa editrice più prolifica, né tantomeno più di punta, dell'area neofascista (se volessimo individuarne una). È il segreto di pulcinella che questo moto sia stato scaturito in area istituzionale: Vannacci che si fa le foto con i libri della casa editrice, Fiano che boicotta i libri della casa editrice. Metti la cera, togli la cera.
Se già non bastasse questo a fare intuire quanto si sia scaduti nel ridicolo con la questione, non hanno mancato a farsi attendere le grandi voci sul tema e i primi grandi no. Penso che mi limiterò a due esempi cardine, i più conosciuti dei vari: Zerocalcare e Barbero. Il primo, racchiude un po' l'essenza della questione, si è rifiutato di andare ma la sua casa editrice, a vendere come prodotto di punta i suoi fumetti, ci è andata comunque. Il secondo, firmatario di una raccolta contro la partecipazione di una casa editrice a un evento per case editrici, viene da lì a breve censurato con l'annullamento di un evento a cui avrebbe dovuto prendere parte.
Tuttavia, maretta mediatica a parte, la casa editrice non è stata estromessa dall'evento, nessuna delle altre casi editrici ha ritirato la partecipazione, tranne qualche autore i cui libri (come nel caso di Zerocalcare) sono comunque disponibili. La pubblicità a Passaggio al bosco è stata grossa, vuoi per il fenomeno chiamato "effetto Streisand" (in cui più tenti di censurare, più crei interesse), e in tempi non sospetti feci in tempo, prima del fattaccio, a indicare che sarebbe finita così sui miei social (commentando a caldo la questione).
Luciano Canfora, che non è di sinistra ma marxista (ormai due cose quasi agli antipodi, come ricordano queste occasioni), ha rilasciato delle dichiarazioni contro i firmatari del boicottaggio nel seguente modo: " [...] di solito chi firma gli appelli lo fa per esibire se stesso, è una specie di malattia mentale delle primedonne. Non si combatte contro i rigurgiti o i ritorni del fascismo con i divieti, si fa facendo cultura, discutendo, vincendo politicamente, non con la censura che è molto comoda" (ANSA).
E che gli vuoi dire? A parte i proverbiali novantadue minuti di applausi, qualsiasi scontro politico in cui la prassi è la fuga, porta a una sconfitta a tavolino.
Sarebbe stato bello chiudere con la considerazione di Canfora, invece la storia va avanti. Reggetevi forte, sedetevi se siete in piedi, perché il livello si fa altissimo.
6 dicembre 2025, ore 15: inizia la protesta per "la difesa dei valori costituzionali", "la memoria antifascista", "difendere la costituzione dal fascismo", "ribadire con fermezza come la pensiamo" e varie combinazioni analoghe. Aderiscono alcuni editori, coprendo i banchi e improvvisando un corteo, numeri non precisi che cambiano da giornale a giornale (si fa da qualche decina fino al centinaio).
L'atmosfera è calda. Bollente.
Ore 15:30, sono già tornati ai banchi a vendere libri.
Quindi la memoria della Resistenza, i principi inalienabili di libertà e democrazia, l'antifascismo ecc. per voi valgono circa mezz'ora di lavoro? Non so quanto vendano in media in mezz'ora a casa editrice, ma tutto qui? Canfora l'aveva definito "antifascismo da salotto", ma qui neanche ci arrivi al salotto. Siamo al massimo allo scendiletto.
È una sveltina, un'ammiccata fugace in cui prevale il portafoglio sui rivendicatissimi ideali.
Di Giovanni Amicarella
13.12.2015

omega 16 dicembre 2025
In effetti chi di censura ferisce di censura perisce.
Anche lo Storico Liquore è stato bannato.