"Un nuovo sistema" - Uno sguardo al vertice di Davos 2023

La conferenza del WWF sembra destinata a concentrarsi su ciò che l'élite globalista potrà imparare dai fallimenti della sua narrativa "pandemica"

"Un nuovo sistema" - Uno sguardo al vertice di Davos 2023

off-guardian.org

L'incontro annuale del World Economic Forum inizia domani [si terrà dal 16 al 20 gennaio, N.D.T.]. Politici, pezzi grossi delle multinazionali, "filantropi" e ogni sorta di mostruosità dell'élite si riuniranno per una settimana intera e si racconteranno di quanto sono intelligenti e di come potranno peggiorare il mondo in generale.

Ma cosa c'è nel menu di quest'anno?

Ecco i cinque punti principali in discussione, come riportato dal sito web del WEF:

Vedete se riuscite a trovare uno schema:

1. Affrontare le attuali crisi energetiche e alimentari nel contesto di un nuovo sistema per l'energia, il clima e la natura.

2. Affrontare l'attuale economia ad alta inflazione, bassa crescita e alto debito nel contesto di un nuovo sistema per gli investimenti, il commercio e le infrastrutture.

3. Affrontare gli attuali venti contrari dell'industria nel contesto di un nuovo sistema di sfruttamento delle tecnologie di frontiera per l'innovazione e la resilienza del settore privato.

4. Affrontare le attuali vulnerabilità sociali nel contesto di un nuovo sistema per il lavoro, le competenze e l'assistenza.

5. Affrontare gli attuali rischi geopolitici nel contesto di un nuovo sistema di dialogo e cooperazione in un mondo multipolare.

Ora, nulla di tutto questo è una novità. Un "nuovo sistema" per l'energia è il "green new deal," un "nuovo sistema" per la cooperazione internazionale è un qualche tipo di governance globale e un "nuovo sistema" per gli investimenti e il commercio copre molti argomenti, compresa la moneta digitale.

Come ho detto, niente di nuovo, ma è sempre piacevole vederlo messo giù nero su bianco, senza alcuno sforzo per nasconderlo.

È interessante anche il fatto che in nessuna parte dello scritto si usino frasi come "new normal," "great reset" o "build back better," nonostante sia ovvio che è di questo che si sta parlando.

Una piccola vittoria per i media alternativi, che hanno chiaramente sensibilizzato il pubblico a sufficienza affinché queste frasi siano considerate troppo contaminate per essere utilizzate.

In effetti, la confraternita del WEF è chiaramente preoccupata di perdere il controllo della narrazione, come evidenzia questo articolo di qualche giorno fa:

I più grandi risolutori di problemi del mondo devono creare narrazioni migliori

L'articolo sostiene che:

Le persone vengono maggiormente persuase dalle informazioni presentate all'interno di una narrazione, perché una buona narrazione aiuta a facilitare l'elaborazione delle informazioni. Chi cerca di risolvere le sfide più urgenti del mondo dovrebbe tenerne conto.

L'intero articolo è essenzialmente un modo molto prolisso per dire "dobbiamo dire bugie migliori."

Dobbiamo nominare i veri antagonisti: i politici irresponsabili, gli scienziati corrotti e alcune aziende che non sono all'altezza delle esigenze della transizione verso lo zero netto.

Dobbiamo anche smettere di fingere che ci sia un dibattito sui fatti del cambiamento climatico. Il falso equilibrio è un fenomeno che si verifica quando un'organizzazione giornalistica o un altro organo di informazione presenta una questione come oggetto di dibattito, anche quando non esiste un vero e proprio dibattito o disaccordo tra gli esperti in materia.

L'autore parla del cambiamento climatico, ma le sue conclusioni sullo spostamento della colpa e sulla chiusura del dibattito sono valide per tutti gli argomenti.

Quest'anno aspettatevi un cambiamento della narrativa riguardante i “cattivi” e anche una maggiore enfasi sulla positività e sull'"unità." Unità probabilmente significherà tentare di riavvicinare alcuni degli elementi marginali del mainstream che si sono spinti verso la narrazione alternativa della Covid (come hanno fatto con l'Ucraina).

Altrove - e su una nota correlata - è probabile che si parli di censura - o, scusate, di "contrasto alla disinformazione" - come discusso in questo articolo del WEF di 6 giorni fa, intitolato:

Sicurezza digitale: Applicare i diritti umani nel mondo digitale

L'articolo illustra le "sfide" che la "Coalizione globale per la sicurezza digitale" del WEF dovrà affrontare nel tentativo di contrastare...

abusi e sfruttamento sessuale dei minori, terrorismo e incitamento all'odio, disinformazione e contenuti legati all'autolesionismo e al suicidio.

Notate come "l’incitamento all'odio" e la "disinformazione" siano messi insieme ai crimini veri e propri? Per citare Sesame Street, "una di queste cose non è come l'altra." Ma non è una sorpresa nell'era del "legale ma dannoso."

Per essere chiari, a queste persone non interessa nessuna di queste cose. Per niente.

Le loro aziende sfruttano i bambini, le loro agenzie statali finanziano il terrorismo e i loro media sputano disinformazione a 50 parole al minuto.

A loro interessa solo il controllo. In questo caso il controllo di Internet e, più precisamente, controllare ciò che è permesso dire e sentire su Internet.

Un altro possibile argomento di discussione, evidenziato in un paio di punti, sarà la spinta verso un'azione più diretta. Quelle che, apparentemente, chiamano "soluzioni tangibili."

Il capo di Amnesty International - che sarà presente - ha invitato i partecipanti a Davos a concentrarsi su:

soluzioni tangibili già in grado di funzionare, piuttosto che scegliere di proteggere l'attuale sistema economico globale ad ogni costo.

Sottolineando che "è il momento di agire" e non di fare "gesti inutili" e contemporaneamente riprendendo il messaggio del "nuovo sistema."

Il tema delle "soluzioni tangibili" è ripetuto nell'articolo sulle "narrazioni" citato in precedenza, dal gigante della consulenza finanziaria Mercer nella sua pagina su Davos, da un "panel di esperti" del WEF e da Forbes in un pezzo sui giovani leader presenti a Davos.

Naturalmente, il "pensiero basato sulle soluzioni" è un discorso aziendale vecchio di decenni e "è il momento di agire" è un cliché che si ripete ad ogni riunione, vertice o conferenza.

Nessuno nella storia ha mai detto "NON è il momento di agire, è il momento di fare finta."

Quindi, ovviamente, potrebbe trattarsi di parole vuote, pensate per far sentire importanti gli oratori (e la loro riunione).

Ma potrebbe anche trattarsi di qualcos'altro, forse un segno che la fase di propaganda del "grande reset" è finita e che ora si passa alla fase successiva. Con l'abbandono della manipolazione passiva e dei meccanismi di controllo psicologici per passare ad un'applicazione più diretta.

Immagino che dovremo aspettare e vedere.

In ogni caso, è possibile definire a grandi linee l'agenda di Davos come incentrata su quattro temi principali:

• Un nuovo sistema: Riformare i sistemi globali della politica e della finanza

• Controllare la narrazione: Raccontare bugie più credibili e limitare il dibattito pubblico

• "Contrastare la disinformazione": Censura, soprattutto di Internet

• "Soluzioni tangibili": agire in modo più diretto attraverso l'applicazione delle leggi e delle politiche.

I punti di discussione di Davos, a quanto pare, saranno una retrospettiva incentrata su ciò che si può imparare dalle carenze della loro narrazione della "pandemia."

Un'ultima considerazione: una storia (non confermata) che sta girando e che è sia divertente che illuminante... se vera:

Link: https://off-guardian.org/2023/01/15/a-new-system-inside-the-davos-summit-2023/
15.01.2023
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (37)

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Mostra commenti 37 caricati
    1. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Si è detto spesso che il covid è stata una "prova", un test, per testare la sopportazione e reazione delle masse. Questo impuntarsi sulla comunicazione e contrasto alle fake news ecc forse ci dice che si sono accorti che la loro propaganda e manipolazione non è perfetta, che è migliorabile, hanno testato e visto che alcuni forse non li freghi e cascasse il mondo non si fanno fregare, per cui se si impuntano su questi argomenti vuol dire che la loro macchina non è così forte come credevano e ci sono alcuni che con la propaganda e il condizionamento sociale comunque non li prendi, e allora stanno cercando dei modi per forzarli a cedere. Questo il succo del contrasto alla disinformazione. Trovare il modo di imporre delle decisioni dall'alto, usando la scusa della "verità", senza che sia il tuo vicino a importele, come è stato il covid, dove era più il sociale a fare le leggi rispetto allo stato. Questo però ci dice anche che c'è della resistenza che magari non si aspettavano, il fatidico granello di sabbia nell'ingranaggio, il no vax (altro che votazioni!) che rompe i maroni e non sanno ancora bene co e gestirlo. Se così non fosse e fossero così potenti e sicuri di tutto e così bravi a pianificare tutto nel tempo, perché fare il test? Per cui, ammesso e non concesso che facciano più fatica del previsto, dovremmo essere contenti e fieri di noi che abbiamo resistito e resistiamo e siamo pronti al prossimo attacco. In queste riunioni cercano di capire come stroncarci, non giocano più con guerre, giochetti finanziari e narrazioni iperboliche, ma su come aggirare le leggi per sopprimere il dissenso, questo da un certo punto di vista è positivo, significa che c'è della resistenza al loro programma che forse non avevano calcolato, e questo è un bene.

    1. gix 17 gennaio 2023

      Per quanto fra i quattro temi principali dell'agenda, ribaditi anche per il futuro, quello di "raccontare bugie più credibili e limitare il dibattito pubblico" sembri apparentemente il più semplice da gestire, nella realtà è il più difficile da portare a termine. Raccontare una bugia credibile, dipende da mille fattori, molti dei quali apparentemente insignificanti, compreso l'atteggiamento e la credibilità di chi deve divulgarle, per esempio, da un pubblico schermo. Se poi non godi della fiducia delle persone, o ne hai sempre di meno, allora diventa un bel problema, anche se nell'immediato può apparire meno urgente. L'esercito dei virologi, dei politici attuali, degli scienziati e persino dei papi, ha dimostrato di non provare alcuna vergogna ne dignità ad affermare certe cose e il loro contrario nel giro di un nanosecondo, la credibilità poi di certi personaggi è apparsa imbarazzante assai, anche se, per fare un esempio non blasfemo (evitando i papi...), preceduta e sostenuta fino alla paranoia dalle politiche per la parità di genere e altre cose simili, come è accaduto alla povera Sanna tuttapanna finlandese. E' un duro lavoro inventarsi caxxate, ma qualcuno dovrà pur farlo, se si vuole portare avanti il calesse dell'agenda.

    2. gix 17 gennaio 2023

      Non sono del tutto d'accordo, perchè un conto è la rispettabilità dei carnefici e delle vittime all'interno di un sistema, un conto è dover fare i conti con la propria coscienza, che dentro di te instilla continuamente il tarlo del dubbio. Se uno non è proprio ottuso o corrotto, e su questo bisogna convenire che ce ne sono molti, la bugia accettata come verità corrode dentro.

    1. Martin 17 gennaio 2023

      Si, a Davos se la cantano e se la suonano, come sempre, ma poi dipende da noi. Proprio nessuno ci obbliga a sottostare ai diktats neoglobal dei Dem USA e della Commissione UE: se ci allineiamo, e' solo ed esclusivamente colpa nostra.
      Molti Italiani avevano votato "Giorgia e Guido" sperando in qualche cambiamento - qualche, nulla di piu' - e sono stati amaramente serviti.
      Sara' anche colpa nostra se come popolo, prima ancora che come classe politica, non riusciamo ad esprimere niente di meglio.

    2. ric 17 gennaio 2023

      assolutamente no . quello che viene deciso a Davos e' legge .
      Legge da imporre ai governi attraverso l' europa colonia USA.

      Di Orban , e forse della LE PEN , nonche' di HEIDER ( tolto di mezzo come il grande GHEDDAFI )

      i popoli centrano nulla. a meno che....

    3. Martin 17 gennaio 2023

      C'entrano eccome, se non riescono ad esprimere una leadership dotata di mero buon senso e spina dorsale

    1. sbregaverse 17 gennaio 2023

      Una cosa è certa, e non lascia spazi a dubbi o interpretazioni, il FORUM, anche nella neolingua, è SEMPRE il nostro( più o meno umettato).

    1. emilyever 17 gennaio 2023

      ... e dire che Davos, prima che lo scoprissero questi signori per i loro convegni, era la sede dei protagonisti de "La montagna incantata" di Thomas Mann.

    2. IlContadino 17 gennaio 2023

      Emily, non conoscevo il libro, sono andato a curiosare, sembra davvero interessante, ho visto che è di 700 pagine, un po' mi scoraggia, perché se comincio un libro mi piace finirlo, se "sbagli" un libro da 700 pagine rischi di perdere del tempo prezioso.
      Ora, assumiti le tue responsabilità, dimmi se lo devo comprare, mi fido del tuo giudizio

    3. danone 17 gennaio 2023

      Non mi stupisce, infatti solo dei montanari parecchio incantati potevano cedere quel posto magnifico, ad una congrega di malfattori di tal fatta.

    4. emilyever 17 gennaio 2023

      Ti confesso, contadino, che dopo un inizio sfolgorante io non ce l'ho fatta a finirlo, ma non fidarti, decidi tu... Lo lessi da ragazza poi, e cito ancora una delle prime frasi, durante il viaggio per Davos, e cioè che si crede sempre sia il tempo a curare le nostre ferite, ma invece spesso è lo spazio, cioè mettere distanza fra noi e i nostri problemi. Forse dovrei riprenderlo, ma non ce la faccio

    5. emilyever 17 gennaio 2023

      Per Mann era la sede di un sanatorio, e credo ci fosse veramente: o si guariva o si moriva. Qualche relazione? Fino a quando ero arrivata io a leggerlo, nessuno era guarito

    6. Primadellesabbie 17 gennaio 2023

      Ti consiglio di rimediare.

      (Aggiungo: ora sei probabilmente in grado di apprezzare i giochini psicologici di cui è infarcito il romanzo).

    7. Primadellesabbie 17 gennaio 2023

      Se credi che un ben radicato, sensibile e raffinato borghese, determinato a descrivere la sua classe dall'interno, accompagnando il lettore a scoprirne origini, fasti e disincanti in un'amalgama di rara coesione non priva di suggestioni simboliche, devi far precedere la lettura de 'La montagna incantata' dai 'Buddenbrook'.

      Si è capito che ritengo Mann un monumento centrale alla nostra epoca borghese?

    8. emilyever 17 gennaio 2023

      I Buddenbrook me l'ero divorata, invece, e Morte a Venezia, poi, lo considero una perla rara della letteratura

    9. Primadellesabbie 17 gennaio 2023

      Una sorta di reset alla spicciolata e alla portata di famiglie abbienti della borghesia europea colpite dal 'male del secolo'.

      Gli sviluppi successivi della località non sono incoerenti con le premesse.

      (Digita: 'Sanatorium Valbella').

    10. Hospiton 17 gennaio 2023

      Sottoscrivo il consiglio sui Buddenbrook. Stupefacente che Mann abbia scritto un romanzo di tale spessore a 25 anni, dato che descrivere in modo così acuto la saga di una famiglia della borghesia mercantile presuppone vasta esperienza di vita, oltreché innate qualità letterarie. Mente scintillante e conoscenze non comuni, pochi dubbi... Per completare una sorta di percorso suggerisco anche il "Doctor Faustus"

    11. Brule 17 gennaio 2023

      Non c'è nulla di male a battere la mano sul tappeto e dire "non ce la faccio più".
      Certi romanzi prendono, altri no.
      I fratelli Karamazov lo abbandonai dopo un capitolo lunghissimo, Il grande inquisitore.

    12. JHON 17 gennaio 2023

      Scusa Danone per il dislike, ma parlando di montanari mi sento chiamato in causa, il proverbio dice : Scarpe grosse, cervello fine. I montanari parecchio incantati, sono quelli che hanno ceduto la loro Sovranità, fatta di luoghi e posti incantati, ad una mandria di speculatori senza scrupoli, che ostentando ricchezze da tutti i pori li hanno convinti che una cena cucinata da Cracco o da Borghese, con vista mozzafiato, fosse il massimo della vita. Ma quelli tosti, credi a me, non rinuncerebbero mai per pura vanità, al loro pane e salame nostrano.

    13. danone 17 gennaio 2023

      No problem Jhon.
      Volevo giocare col doppio senso del termine incantata e siccome c'era montagna, ho usato montanari, ma se c'era campagna usavo contadini incantati e se c'era il mare, avrei scritto marinai incantati o pescatori incantati. Questo per chiarire che non ce l'ho particolarmente coi montanari :-))

    14. JHON 17 gennaio 2023

      Non avevo dubbi sulla tua buonafede è certificata! Ciao.

    15. Bertozzi 17 gennaio 2023

      No,no,no...

    16. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Troppo impegnativo, lo affrontai anni fa e ne porto ancora le cicatrici

    17. IlContadino 17 gennaio 2023

      Ti riferisci a "La montagna incantata"?
      Lo hai letto? Mollato a metà? Nemmeno preso in considerazione? ...?
      Dimmi dimmi che sono curioso, l'ho già messo nel carrello, manca un click

    18. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Tipo mollato dopo l'inizio o metà, anch'esso tanti anni fa, non so T.Mann è un gigante ma un po' pesantino in certi libri, come questo e altri; cioè non fraintendermi sarà sicuramente una bella lettura però sapendo come sei 'marziale' - passami il termine - nel mantenere un impegno o una volontà non vorrei finissi per fare un gran 'fatica senza gloria' come si dice, e rimanessi deluso alla fine; ma potrebbe essere che sto dicendo una marea di minchiate, così, a pelle, non te lo consiglierei.

    19. Hospiton 18 gennaio 2023

      Si, "Faustus" è davvero impegnativo, lo affrontai in un periodo in cui ero ispirato (e con parecchio tempo a disposizione), forse per questo riuscii a apprezzarlo. Se prendi in mano libri del genere in momenti inappropriati son dolori, a quel punto meglio rimandare. Credo non sia un caso se negli ultimi 3 anni, col clima fetido che hanno creato draghi & friends, non ho più trovato la serenità per leggere romanzi come Faustus, Ulisse, Infinite Jest, mi sono limitato a roba molto più leggera.

    20. Accattone il Censore 18 gennaio 2023

      Il tempo è poco e c'è molto di meglio.

    21. Primadellesabbie 21 gennaio 2023

      https://archive.org/details/tntvillage_250078

    22. IlContadino 21 gennaio 2023

      Grazie

    1. IlContadino 17 gennaio 2023

      Curioso che nel sottotitolo ci sia scritto WWF, probabilmente una svista. Ho consultato Wikipedia, pare che il WWF nasca su iniziativa di Julian Huxley, fratello di Aldous, con l'aiuto dei Rockefeller e di qualche altro riccone (bonario per natura).
      Insomma dove c'è una W c'è gente che pensa in grande, al mondo intero, a come far girare le cose per tutti quanti. Loro (i ricconi bonari per natura) decidono come deve essere, noi (plebaglia ignorante) ci adeguiamo alle narrative proposte e al correre degli eventi, se c'è da fare una punturina, da imbracciare un fucile o da sgobbare tutto il giorno per pagare il mutuo della casa e le rate dell'auto, non possiamo certo tirarci indietro, mica riusciamo a concepire la grandezza della W.
      La W è inclusiva, abbraccia ogni cosa, Covid e Guerra sotto lo stesso tetto, ma noi plebaglia non afferriamo la cosa, vediamo differenze, cerchiamo la parte sana, il riccone che ci vuole bene, cribbio, ci dev'essere un riccone che mi vuole bene, uno, almeno uno, uno che si smarchi dalla W.
      No, la W è inclusiva, ingloba tutti (i ricconi bonari per natura)

    2. danone 17 gennaio 2023

      Scusa Conta, ma noi quando abbiamo sincronizzato i nostri orologi interni così bene? :-))

    1. danone 17 gennaio 2023

      5. Affrontare gli attuali rischi geopolitici nel contesto di un nuovo sistema di dialogo e cooperazione in un mondo multipolare.

      Come ho detto, niente di nuovo, ma è sempre piacevole vederlo messo giù nero su bianco, senza alcuno sforzo per nasconderlo.

      Tralasciando l'opinione dei censori dell'articolo, che dimostrano di non vedere una candela accesa, nemmeno se gliela mettono davanti agli occhi, come in questo caso (mi riferisco al niente di nuovo).
      Vi chiedo una cortesia, chi mi spiega il punto 5, senza tirare in ballo la tesi che a certi livelli sono tutti d'accordo per l'implementazione del nuovo sistema multi-polare, tesi che al momento per il sottoscritto è in pole-position, mi fa un favore, perchè mi aiutate a schiodarmi da una idea fissa.

    2. Hospiton 17 gennaio 2023

      Che al punto in cui siamo il sistema multipolare sia inevitabile, accordo o meno, e i passacarte di Davos debbano comunicarcelo alla loro maniera?😉 Credo sia l'unica alternativa alla teoria che proponi. In quanto all'idea fissa, bè nel momento in cui ci convinciamo che esista una regia "ulteriore", omnicomprensiva, diventa d'obbligo immaginare l'organizzazione di un teatrino globale. La Grande domanda è: quant'è fondata la teoria sulla Super-regia? Sappiamo dell'esistenza di circoli occulti ma non quanto profonde siano le loro ramificazioni, sospettiamo di "visitatori" particolari ma non sappiamo se in questo momento siano parte attiva, arbitri, giocatori o spettatori interessati. Personalmente l'idea della Super-regia, o comunque la presenza di forze in grado di manipolare governi a livello mondiale, mi stuzzica per quanto riguarda l'ultimo secolo abbondante di storia, meno per quel che concerne l'età medievale e moderna (riflettendo sulla situazione politica, sociale, economica globale nei vari secoli). Purtroppo è impossibile motivare questa mia opinione nello spazio di qualche commento, troppa carne al fuoco!

    3. sbregaverse 17 gennaio 2023

      CARNE AL FUOCO mi interessa , in quanto un mio ascendente é stato bruciato dalla :
      SANTA INQUISIZIONE.
      NON posso andare oltre:
      altrimenti @ Fantine troverebbe gli appoggi per levarmi la maschera.

    4. oriundo2006 17 gennaio 2023

      Salve Danone, dopo la lettura dell’articolo mi è giunta la conclusione: non sanno che pesci pigliare.
      Sono superati dagli eventi che, in parte, vanno nella direzione pronosticata da loro ma con una difficoltà di ‘governance’ globale ( eufemismo multi-multi ) sia vanno per conto loro, sopratutto sulla ‘vulgata’ da propinare alle masse idiotizzate a bella posta.
      Perchè una volta che le hai rese succube, sono succube complete per tutto e per tutti e possono anche credere ad ‘altro’ che non sia quello che si voleva oppure semplicemente non credere più a nulla. Ed è quello che sta accadendo con loro grande disperazione: nei loro sguardi c’è la domanda: perchè non ci credono più ? Dove abbiamo sbagliato ? Censura, censura…!
      Inoltre, poichè la capacità di ‘resilienza’ mentale delle masse narcotizzate dalla propaganda è prossima allo zero assoluto, queste divengono perciò stesso inutilizzabili ai fini del ‘Reset’, nel momento in cui servono come attori consensuali e non solo come spettatori: devono credere, obbedire e consumare senza posa…mentre la crisi stessa li rende impermeabili a questi slogan.
      Perchè oggi servirebbero appunto come attori senzienti ed in prospettiva anche collaboranti per le finalità desiderate: ma come pretenderlo in un contesto di caduta di generale interesse politico e di credibilità di tutte le elites ?
      Nel momento in cui a Davos si confrontano elites microscopiche senza idee innovative rispetto a quello che già sappiamo e sopratutto senza un apporto ‘di massa’ indispensabile anche solo per applaudire loro, la conclusione è una sola.
      Hanno perso quanto a consenso condiviso e sono fragili anche al loro interno e Davos 2023 è il loro funerale come elites ‘diffusive’.
      Cosa faranno dopo è semplice e ce lo siamo detti tante volte.
      Nulla capita per caso e quando il ‘caso’ è nelle mani di alcuni psicopatici elitari il risultato non può che essere uno solo.
      Probabilmente adesso non ne hanno piena coscienza e stanno solo interrogandosi su quanto Harari, delfino di Schwab ( assente all’ inaugurazione ma forse presente questo pomeriggio ) ha vaticinato alcuni giorni or sono: la scienza è prossima a rendere l’ Uomo immortale.
      Se significa stare in loro eterna compagnia, no grazie.

    5. Hospiton 17 gennaio 2023

      Eh, dispiace per il tuo avo Sbrega...da poco leggevo la vicenda di un mio antico conterraneo che finì in quel tragico modo, magari ne avrai sentito parlare https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sigismondo_Arquer

    6. Bertozzi 17 gennaio 2023

      Tendo a pensarla così anch'io, diciamo che mi piace pensarlo.

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