Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
Questa splendida auto è una McLaren Senna, ormai fuori produzione, che da nuova costava circa 1 milione di €, o, se si preferisce, 1.000.000,00 € da scrivere sull’assegno per l’acquisto.
Ottimo investimento, dato che un usato, ben tenuto, oggi vale molto di più.
Esistono supercar ancora più costose, ma anche ottime vetture di lusso a “soli” 100.000 € , o superutilitarie scontate a 10.000 €. Con 1.000 € ci si deve accontentare di una bici elettrica di fascia bassa. E con 100 € si fa una discreta spesa di alimentari al supermercato.
Con questi esempi comprensibili a tutti, siamo scesi di un ordine di grandezza alla volta, per 4 volte, giusto per inquadrare numericamente il valore percepito del denaro.
Ora vediamo questa cifra: 0,00004 % = 0,0004 per mille = 0,4 ppm (parti per milione), che ho estratto da questo impressionante video dell’ottimo Manlio Dinucci, fonte d’ispirazione:
Applicandola come sconto simbolico alla McLaren Senna di cui sopra si ottiene 0,4 €, meglio detti 40 centesimi di euro. Il costo di una caramella. Se foste il venditore di una McLaren da 1 milione di euro offrireste gratis una caramella all’acquirente? Cortesia non sempre gradita.
Applichiamo invece quella stessa cifra percentuale alla popolazione umana, di circa 8 miliardi di persone fisiche. Il risultato è 0,4 X 8 miliardi / 1 milione = 0,4 X 8 X 1.000 = 3.200.
Tremiladuecento persone fisiche all’incirca su 8 miliardi sono quelle che posseggono il 95 % della ricchezza complessiva presente oggi sul nostro pianeta. Il restante 5% ovviamente non è equamente suddiviso tra gli 8 miliardi di umani “normali”, e questo è un altro problema, che fa parte della questione di come vengono distribuiti redditi e capitali tra i naviganti in questa scialuppa di salvataggio, che è il pianeta Terra.
Quindi 0,00004 % = 0,0004 per mille = 0,4 ppm è una gran bella piccola cifra su cui riflettere, anche quando si parla di distribuzione del potere, della apparente democrazia e della reale plutocrazia. Una così incredibile disuguaglianza tra gli umani non ha solo un impatto devastante sulla politica, ma anche nei rapporti interpersonali, nella vita di tutti i giorni. Ad esempio si spiega molto bene la cultura del debito, sdoganata come l’unica normalità possibile. Stati, aziende, famiglie, individui, vivono in perenne situazione debitoria.
E visto che nel nostro sistema monetario ad ogni debito corrisponde un credito, ecco la risposta alla domanda: ma se siamo tutti indebitati, chi sono i creditori? Lo 0,4 ppm della popolazione mondiale, e i loro privilegiati vassalli, valvassori e valvassini, per usare una terminologia medioevale, forse non del tutto calzante ma che esprime chiaramente la gerarchia del potere (e della ricchezza). Altro che democrazia dell’uno vale uno! E chi ci ha mai creduto fino ad ora? Forse per questo i liberal-dem occidentali sono tanto alienati, anche da se stessi?
Ora, se foste affamati al ristorante, davanti ad una bella torta, e il cameriere vi offrisse su un piattino una fettina microscopica, quota parte del 5% dell’intera torta (cosa non facile da porzionare), cosa gli direste? Va bene, sto allo scherzo, mi sono divertito, però adesso mi dia una fetta vera. O siamo su candid camera? E cosa risponderebbe il cameriere? Mi spiace Signore, non è uno scherzo, sono gli ordini della direzione. Però, se preferisce pagare un extra per una fetta grande possiamo offrirle un prestito agevolato al 7% in 48 comode rate.
Questa scena surreale non è una fantasia bacata di un regista scadente, è quanto in altre forme accade a chiunque, tutti i giorni, quando si va dal medico, o al lavoro, o si sta in famiglia, vivendo momenti “normali” della nostra complicata vita pratica.
Su tutto domina questa opprimente realtà di chi sta sopra e di chi sta sotto, a cominciare da chi sta sopra a tutto, quella 0,4 ppm di persone che detengono quasi tutto e lo governano privatamente, interpretando un ruolo così estremo che nessuna favola per bambini potrebbe arrivare ad immaginare…. “E vissero felici e contenti per altri 100 anni”. Cioè per sempre, come lieto fine nell’immaginario collettivo dei bambini. E così sembra essere nella realtà dei superricchi, dominante con l’ideologia T.I.N.A. (tradotto: non ci sono alternative).
E se non bastasse c’è di più, nel senso di un peggio senza fine: questa situazione non è affatto temporanea e stabile, al contrario tende ad estremizzarsi e radicalizzarsi esponenzialmente, verso una meta finale che nella sua improponibilità logica non lascia presagire niente di buono, qualcosa di sicuramente molto peggio di qualche cigno nero sparso qua e là a far danni.
Tempi duri per la coscienza! Per tenerla in allenamento non si può fare a meno di famigliarizzare coi numeri, compresi quelli dell’astrofisica, che in quanto a estremi verso il grande e verso il piccolo non scherzano. Chi ha sempre avuto un’innata antipatia per la matematica deve fare buon viso a cattivo gioco, imparare a dare un senso almeno ai numeri che descrivono la propria realtà esistenziale. Le nostre percezioni sensoriali sono di tipo analogico, spesso fallaci, e per questo vanno verificate, anche grazie ai numeri, traducendo il virtuale in fisico, altrimenti il nostro esame di realtà se ne va alla deriva, come in sogno, verso un non senso che ci taglia fuori dalla vita vera.
Del resto abbiamo inventato noi il denaro, uno strumento potente di equità e controllo reciproco, che stimola gli scambi e la produzione di ricchezza, la cui gestione contabile è fatta di numeri. La moneta e il numero sono entità astratte talmente affini che l’una aiuta l’altra nel comprendere quantitativamente e qualitativamente tutto ciò che ci occorre nel quotidiano.
E come altrimenti quantificare i valori commerciali? Tuttavia, come ogni strumento potente, la moneta può diventare pericolosa, ad esempio rendendoci schiavi col miraggio di una maggiore libertà, o tentandoci all’avidità, o come visto poc’anzi esasperando sperequazioni e strumentalizzazioni della vita altrui, senza i controlli naturali istintualizzati nelle altre specie animali, cioè senza adeguati freni e limiti naturali, conducendoci ben oltre la decenza.
Gli animali sanno contare solo al circo, con l’inganno di un addestramento malizioso, noi invece ci siamo condannati a far di conto continuamente, con tutto ciò che ci riguarda. Ma nonostante questo la nostra insufficiente capacità di autoregolamentazione ci ha consegnato alla necessità di un’autorità superiore che si esprime nell’assurdità di quei numeri estremi, ben oltre le peggiori monarchie del passato.
3.200 persone sembrano tante, riempiono un teatro medio, ma sono nulla in confronto al resto dell’umanità, ne rappresentano solo 0,4 ppm, una quantità omeopatica che però può fare molto nel bene e nel male. Occorre rigettare l’ammirazione per questi personaggi, anche solo latente, negli abissi irreversibili di un passato ancestrale, e l’unico modo per farlo è lavorare su se stessi, sulla consapevolezza di cui siamo capaci, aiutata anche dai numeri, che non abbiamo inventato noi, ma che abbiamo scoperto per necessità e curiosità, e che esisteranno anche dopo di noi per regolare l’universo naturale, sottintesi in ogni realtà fisica interagente col resto dell’universo stesso, cioè entità astratte che danno e ricevono senso dalle entità materiali, per usare il termine antico di “materia”, profondamente contestato dalle recenti conoscenze quantistiche.
Ma tant’è, siamo e ci sentiamo fatti di un corpo materiale, ma anche molto di più e di diverso, come dire che ci appartengono punti di vista molto diversi per osservare il mondo, tanto escludenti tra loro quanto in qualche modo correlati, per darci una visione d’insieme che però è ancora un fortunato esito per pochi, ma su questo ci possiamo lavorare.
Nell’era dei robot umanoidi dotati di AI propria, che possono sostituirci in gran parte dei lavori classici, si apre un universo di nuovi lavori con al centro la coscienza al posto delle mani, o meglio anche in concertazione con le mani, ma rivolti ad orizzonti nuovi più ampi, a meraviglie non solo belle ma anche utili, indispensabili per convivere coi frutti della nostra intelligenza tecnica, che non è certo l’unica ne la più nobile tra le intelligenze che ci sono state donate alla nascita.
Teniamo sempre a mente quel 0,4 ppm, la cifra della vergogna per non aver saputo, fino ad ora, amministrare l’evoluzione della conoscenza scientifica tramite una pari evoluzione della coscienza spirituale, che non è solo uno sfizio per monaci ma una necessità per tutti, per costruire e vivere una società sana e giusta, al passo coi tempi.
Se no finiremo come quei parassiti, che si moltiplicano senza freni fino a divorare e distruggere il ramo che abitano e di cui si nutrono, estinguendosi poi di conseguenza. Non sarà certo un rappresentante di quella 0,4 ppm a salvarci, tanto quanto non potrà salvare neppure se stesso, alla faccia delle favole della bella principessa raggiunta dal suo principe azzurro su un cavallo bianco. Neppure loro camperanno per sempre, anche se in fondo ci dispiace. Ma non lasciamoci ingannare da una bella fantasia per bambini, da lasciare alle spalle senza rimpianti in una maturità dai contorni nuovi, inediti, da conquistare con fatica e sacrificio, come del resto è sempre stato in altre forme e contenuti nella storia dell’uomo.
Sembra banale, ma riflettere consapevolmente su quella cifra percentuale, pari a 0,00004 %, o meglio 0,4 ppm (così è più facile da “visualizzare”), non può che stimolare altre riflessioni per trasformarci in persone mature, a qualunque età dopo l’infanzia, che invece è il tempo dedicato a ripercorrere a tappe forzate l’evoluzione umana, rivivendo cose anche terribili, pur con tutta la tenerezza, la felicità, la sincerità, l’ingenuità che un cucciolo sa esprimere agli adulti che ama, e dai quali ha un disperato bisogno di essere amato.
Parafrasando la frase attribuita a Garibaldi “qui si fa l’Italia o si muore”, oggi è il caso di dire “qui diventiamo tutti adulti, coscienti e responsabili, o si muore” e quel piccolo numero 0,4 ppm aiuta molto. Diciamoci la verità, chi lo conosceva, anche se è reale e così importante?
E per chi già lo conosceva, gli era chiaro il suo dirompente significato quantitativo e sociale? E perché non se ne parla sul tram, al bar, per strada e in casa, al posto di chinare il capo sul piccolo schermo dello smartphone? Sarebbe già un buon inizio per ricominciare a socializzare col prossimo fisicamente, anziché virtualmente, sotto il controllo e il dominio occulto di quella 0,4 ppm che non conosceremo mai personalmente, come fossero alieni di un altro pianeta, che però ci possiedono e ci trattano come merce umana.
Chi non riesce a cogliere questi stimoli così forti con la dovuta passione vuol dire che è già morto dentro, pronto a subire una brutta fine catastrofica senza rendersene conto, come gli allegrotti sul ponte del Titanic anche dopo l’urto contro l’iceberg.
Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org
16.05.2026
Alberto Conti. Laureato in Fisica all’Università Statale di Milano, docente matematica e fisica, sviluppatore software gestionale, istruttore SAP, libero pensatore, collaboratore di Giulietto Chiesa, padre di famiglia, appassionato di filosofia, psicologia, economia politica, montagna, fotografia, fai da te creativo, sempre col gusto alla risoluzione dei problemi.
oriundo2006 17 maggio 2026
Il problema vero è che gli 8 miliardi sono abbacinati da quel 0,4.
Li invidiano. Ne copiano i comportamenti ( per quanto possibile ). Si inchinano riverenti. Vogliono allinearsi a quello che costoro indicano ( o impongono ).
Sorridono sempre pensando a loro. Hanno perso ogni senso critico, se mai lo hanno avuto, verso questi privilegiati: anzi, hanno resettato il loro miserabile comprendonio pur di non esercitare qualsivoglia critica che non sia di sottaciuta ammirazione, emulazione e appunto invidia.
Che è l'acronimo di una famosa farm che produce tanta parte dell'origine moderna di cotanta ricchezza: il 'brave new world' tecnico e cibernetico.
Questo non è simile ai passati modi di organizzazione della vita e proprio per questo non viene recepito in tutta la sua pericolosità dal gregge umano, che si ostina a considerare le cose col metro consueto del passato prossimo ( quello remoto non sanno neppure che esista: travalica nella mitologia derivata dagli scarsi studi scolastici e dalle fantasie credute verità di fede, mai discusse e sempre neglette ).
Sono incapaci di capire, i pecoroni, che oggi le cose non stanno proprio come ieri, non sono assimilabili ai comportamenti di ieri, delle religioni di ieri, dell'umanità infine di ieri.
Questo è l' inganno principale che ci conduce dritti dritti al burrone: l' idea di continuità, del sempre avvenuto, della sostanziale finale 'neutralità' di quanto avviene. Non precostituito, non voluto ma solo 'che accade'. Tipo che piove. Toh, è sempre stato così. E la crassa mentale depositata nei miserabili comprendoni diretti dalle abitudini, specie sessuali, lavorative, mentali, invita a non occuparsene, a pensare solo alle cose che tutti fanno. Tipo il calcio. Tipo il 'famolo strano'. Il ristorante. Eccetera eccetera. Il gregge è felice di essere tale. Non può che essere che gregge.
Nient'altro.
AlbertoConti 17 maggio 2026
Vero, lo dico anch'io ("Occorre rigettare l’ammirazione per questi personaggi"). Siamo ancora ai tempi di Eraclito per certi versi (“Uno solo, per me, vale diecimila, se è il migliore.”).
Per altri versi invece si osservano fermenti di resipiscenza, e questo da forza all'ottimismo. Occorre guardare anche all'evoluzione dei costumi in vari Paesi, compreso il nostro.
oriundo2006 17 maggio 2026
La sinistra se ne è sempre servita, di questa invidia sociale. Il risultato è sempre stato lo stesso: massacri insensati, ripetuti ad ogni presa di potere e poi culto della personalità o della bandiera, che è lo stesso, o degli slogan o delle marcette o delle belle ciao.
Ed il servilismo continuava imperterrito insieme alle scalate sociali, per poi spostarsi da ultimo verso una revisione 'antinaturale' del sistema, idolatrata dai ggiovani sempre molto opportunisti.
Sistema che notoriamente non sa che farsene della sinistra o della destra o dei giovani in quanto tali: se ne serve e basta. In questo il pragmatismo del colore del gatto è sovrano indiscusso.
Fine delle ideologie come motore della storia ( e non certo fine della storia ) e reinizio delle ideologie religiose come succedaneo di massa, specie oggi con la riproposizione del giudaismo elitista.
Per i più critici, esperti degli interstizi in cui si annida il 'male', internet e blog a volontà: facilitano le schedature.
Male che poi è sempre lo stesso. Connaturato al genere umano ma nel contempo estraneo alla sua vera natura.
Un ibrido deformato e reso docile per accettare tutto in nome della perennità del divenire del sempre uguale. Oggi non è più giustificabile a partire dalla ripetizione semplice del passato che difatti viene non solo deformato ma dimenticato e la sua sostituzione passa nell'antinatura.
Certo, le teste di pecora cominciano forse a rendersene conto, tipo i dinosauri quando videro all'alba un gran bagliore che illuminava le loro praterie dove dominavano incontrastati.
Ecco io temo proprio questo gran bagliore chè se servirà a liberarli dalla ripetizione ossessiva del sempre-uguale e dal mito del 'progresso' ne sterminerà talmente tanti da annientarne il comprendonio stesso come punto di imputazione del loro agire.
Perderanno l' ego ma cosa lo sostituirà ? Si spera lo Spirito Assoluto, quella connessione profondissima con la Totalità che nel farsi della specie abbiamo perduto.
maghi 17 maggio 2026
da bambino girava una canzoncina alle adunanze fiume dei comunisti nella piazza del paese (ora ci vanno 4 gatti), che scimmiottava la canzone del PCI: "Avanti popolo, che siamo in tanti, tutti ignoranti....", poi non ricordo come continuava. Fa il paio con la barzellatta raccontatami da un signore di Rignano sull'Arno, il paese di Renzi, che lo prendeva in giro, lui e tutti comunisti della Casa del popolo. Ma è lunga e semmai la racconterò più in qua. Meno male che c'è la satira a stemperare la tragedia della politica nostrana. L'altra sera da Fazio c'era Renzi, che per far scatenare gli scrosci di applausi, bastava che pronunciasse la fatidica frase: "Aumento degli stipendi". E lo fece più volte. Se non è tragedia questa, che cos'è? Mi sembra che ormai il popolo italiano, sia un branco di cani coll'acquolina alla bocca, pronto ad abbaiare ogni volta che qualche furbone sindacalaio o politico dica: "Arriva l'osso". Se il confronto democratico è ormai ridotto ad un fatto di soldi, o di ossi, forse sarebbe meglio terminarlo.