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Noi del Bar di Don Chisciotte ci siamo chiesti cosa voglia significare ormai il termine democrazia. Ne sentiamo parlare ovunque, in vario modo, ma, in realtà, la finalità è quella di richiamare sacri valori di partecipazione popolare o piuttosto, l'esigenza di riscrivere le regole (temiamo) a scapito della partecipazione popolare al voto? A fronte della questione astensionismo e delle nuove realtà e dinamiche sociali rispetto al dopoguerra negli anni '50, quali potrebbero essere le nuove sfide per rinnovare le democrazie occidentali, che ci paiono in grave crisi?
Il motivo scatenante della nostra discussione è stata la dichiarazione di Mattarella a Trieste, qualche giorno fa, che abbiamo tentato di intrepretare e commentare.
... le condizioni minime della democrazia sono esigenti: generalità e uguaglianza del diritto di voto, la sua libertà, proposte alternative, ruolo insopprimibile delle assemblee elettive e, infine e non da ultimo, limiti alle decisioni della maggioranza, nel senso che non possano violare i diritti delle minoranze e impedire che possano diventare, a loro volta, maggioranze. ... Non è democrazia senza la tutela dei diritti fondamentali di libertà, che rappresentano quel che dà senso allo Stato di diritto e alla democrazia stessa. ... Una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà.
Ma se una democrazia non è che l'espressione della volontà della maggioranza dei votanti, cos'altro può essere?
Buona visione!
gix 7 luglio 2024
Mettendo in dubbio la democrazia come idea positiva di condivisione e impegno, si potrebbe pensare che sia meglio sperare nella buona sorte di un sovrano illuminato. Per gran parte della storia passata è stato così, ma la media dei risultati dimostra che di illuminato c'è stato ben poco, e quel poco ha portato pochissimi vantaggi, se non qualche arricchimento materiale del paesaggio, che resiste al tempo finchè può. Gli americani, che si ammantano orgogliosamente di democrazia, scoprono ancora oggi di essere in balia di un sovrano demente, il quale afferma che solo Dio può mandarlo a casa. Non è quindi un problema di metodo di governo, di sistema economico-politico o di morale più o meno giusta, ci deve essere qualcosa che sfugge all'umanità, per poter finalmente mettere in piedi un principio di convivenza decente e possibilmente rispettoso per tutti. Sfugge un particolare, dal punto di vista della legittimazione a governare: non c'è poi molta differenza tra la democrazia e la sua assenza, sotto forma di governo di pochi o del sovrano illuminato. In tutti i casi il popolo finisce per delegare, forzatamente o volontariamente (in apparenza), la propria rappresentanza, rimanendo di fatto estraneo alla partecipazione e alla responsabilità delle scelte politiche e di convivenza. La responsabilità, per l'appunto, è il centro della questione. Tutti i sistemi, democrazia compresa, hanno come fine ultimo la deresponsabilizzazione dell'individuo, anche se attraverso strade diverse, in maniera più o meno evidente. Certo, imparare dai propri errori potrebbe consentire all'umanità di farne tesoro e capire che bisogna assumersi la responsabilità quantomeno di interpretarli ed elaborarli, per evitare di ripeterli, ma pare che finora non ci sia stato nessun progresso in questo senso. Comunque la scossa globale di questi ultimi tempi potrebbe risultare effettivamente qualcosa di mai verificatosi prima, dal punto di vista della presa di coscienza; non resta che vedere a cosa porterà.