TRUMP FIRMA, NETANYAHU BOMBARDA

TRUMP FIRMA, NETANYAHU BOMBARDA

Secondo le ultime notizie i colloqui Iran- Usa sono stati rinviati a tempo indeterminato. Cosa c'e' in ballo? Analizziamo il Memorandum in questione.

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Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

Il memorandum USA-Iran è un accordo di pace vero e proprio in grado di perdurare, scongiurando i voleri di Israele? L’Occidente, con questo patto, propone le solite stipule da flash fotografici, oppure c’è veramente l’intenzione di avviare una cooperazione internazionale con l’Iran?

In caso di risposta positiva a quest’ultimo quesito, allora sono ben accette le mediazioni diplomatiche.

In caso contrario, invece, la guerra sarà per qualche tempo in fase di stallo, aspettando la nuova e consueta escalation autunnale.

Esaminando punto per punto il documento, purtroppo la direzione in cui si rischia di sfociare è ancora una volta rappresentata dalla seconda ipotesi.

I seguenti punti sono le clausole del MoU.

  1. Cessazione permanente e immediata delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.

Già per questa prima clausola il patto di pace, stipulato dal confuso e contento Trump, sarebbe già infranto. Non per mano diretta degli USA, bensì per il solito sionismo israeliano che, mentre Teheran e Washington DC svolgevano le “cose formali”, continua a bombardare a tappeto il Libano, provocando persino una catastrofe naturale, con il 22% dei campi agricoli oramai incoltivabili. È vero, Israele non è parte degli accordi, ma ciò non significa che possa continuare a bombardare a proprio piacimento. Questo perché, in virtù di una logicità banale, non ci può essere la pace se non si impedisce a Netanyahu di proseguire con il genocidio in Palestina e con le sue manovre militari e megalomani sia in Libano che in Iran.

  1. L’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran.

Questo punto fa già ridere di per sé. La storia ha decretato che gli Stati Uniti d’America hanno più volte violato l'integrità sovrana dell’Iran. Gli Usa hanno operato colpi di stato (basti pensare a Mossadeq), hanno finanziato in un primo momento Saddam Hussein in chiave anti-Iran e anti Khomeini, fino ad arrivare all'assassinio internazionale illegale di Qasem Soleimani e dell’Ayatollah Khamenei. Il rispetto integrale di questo punto è contro ogni politica degli Stati Uniti, che delle minacce a Paesi esteri ne hanno fatto uno stile di vita.

  1. Fissa una scadenza rigorosa di 60 giorni per negoziare e firmare l'intesa di pace conclusiva e formale.

Il massimo di sessanta giorni, prorogabili solo in caso di consenso reciproco, rappresenta una delle tante fandonie diplomatiche a cui i nostri tempi ci sottopongono. Per la Casa Bianca, tali limiti sono dettati dal fallimento di Trump, il quale non può fare altro che rifugiarsi nella propaganda televisiva, esponendo firme e foglietti volanti.

  1. Gli Stati Uniti avviano la revoca del blocco navale e il progressivo ritiro di tutte le forze militari dispiegate a ridosso delle coste iraniane.

E qui, come in ogni patto diplomatico, incontriamo la ripetizione per trarre la stessa conclusione. Cosa può essere un mondo senza basi statunitensi intorno agli Stati canaglia? Una pura utopia, perché solo un Di Maio di turno può credere davvero alla smilitarizzazione USA nei pressi di un ”Paese nemico”. A livello geopolitico è letteralmente impossibile che Washington DC possa elidere tutte le installazioni militari in 30 giorni dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti, da Israele, dalla Siria e soprattutto dal Qatar.

  1. L'Iran si impegna a garantire il libero transito delle navi commerciali e ad avviare colloqui bilaterali sull'amministrazione congiunta e futura dello stretto.

Come detto nelle precedenti righe, il signore dei dazi si è dovuto piegare obbligatoriamente alle norme del libero mercato, in quanto, senza le risorse transitanti nello Stretto di Hormuz, l’Occidente economico collassa.

  1. Le parti aprono un tavolo d'emergenza volto a ridefinire i limiti del programma nucleare di Teheran, stabilendo controlli internazionali stringenti.

Sul nucleare si è fondata tutta la propaganda occidentale della Guerra Fredda. Anche per quanto riguarda l’Iran, la situazione non cambia. Sono più di trent’anni che Netanyahu accusa il governo di Teheran di possedere l’arma atomica a scopi bellici. Ancora una volta, la storia ci viene in aiuto facendoci notare che una delle poche nazioni non aderenti al TNP è proprio Israele (insieme a India, Pakistan e Sudan del Sud). Ora, pongo sommessamente una domanda: per quale motivo l’Iran non può possedere ordigni nucleari, quando simultaneamente il non-Stato sionista può fabbricare tutti gli armamenti atomici che vuole?

  1. A fronte del rispetto degli impegni nucleari e della sicurezza marittima, Washington concede la rimozione progressiva delle sanzioni economiche contro Teheran

A mio giudizio, solo a leggere questo punto, i politici iraniani se la saranno fatta giù nelle braghe per le risate. Le sanzioni non sono un danno economico per l’Iran che, con la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha favorito la propria autonomia sulle stesse risorse, a differenza della Casa Bianca che non vede più passare la quantità di petrolio sufficiente.

  1. Viene istituito un piano finanziario globale assistito da partner internazionali (dal valore stimato di circa 300 miliardi di dollari) finalizzato alla ricostruzione delle infrastrutture civili distrutte dai bombardamenti in Iran.

È il tipico e collaudato metodo delle guerre occidentali. Prima si bombarda un Paese sovrano per esportare la democrazia e poi si istituiscono i fondi internazionali per la ricostruzione, permettendo così alle multinazionali di accaparrarsi e spartirsi i vari appalti.

  1. All'Iran viene formalmente concesso di riprendere l'esportazione di greggio sui mercati internazionali senza ritorsioni o limitazioni tariffarie americane.

Il non essere in commercio con la maggior parte di quella che viene definita “comunità internazionale” non significa essere stati scartati completamente dalle esportazioni globali. L’Iran continua a seguire la linea degli accordi economici con la Russia, con la Cina e - addirittura - con la Spagna. Pertanto, il governo del Paese mediorientale non ha bisogno del placet degli USA per esportare il petrolio.

  1. Si dispone la liberazione immediata e il rimpatrio di tutti i cittadini detenuti, prigionieri politici e personale militare catturato durante i quattro mesi di conflitto.

In questo mercato rionale di prigionieri politici e non, c’è chi li consegna al mittente e chi li deride alla Ben-Gvir.

  1. Entrambi i firmatari sottoscrivono l'obbligo di contrastare le organizzazioni terroristiche transnazionali e di interrompere i finanziamenti ai gruppi paramilitari non statali regionali.

L’undicesimo punto del memorandum rientra di diritto nel necrologio dell’assurdo. È dai tempi della guerra in Afghanistan (1979-1989) e di Bin Laden che gli Stati Uniti elargiscono soldi e armi ai terroristi islamici.

  1. Viene istituita una commissione speciale e indipendente, formata da Paesi neutrali e funzionari ONU, incaricata di vigilare sul rispetto del cessate il fuoco.

Siamo alla burocratizzazione del nulla. Iran e USA stipulano un accordo sulla base di un organismo inutile su cui Israele sputa dal 1948.

  1. Vengono aperti corridoi immediati per l'invio di medicinali, generi alimentari e soccorsi alla popolazione civile iraniana colpita dalle operazioni belliche.

Prima si contribuisce ad ammazzare i civili. Ma d’altronde si sa, questa è la guerra; poi però lo stesso Stato guerriero vuole salvare la gente del Paese attaccato. Evidentemente c’è una grossa contraddizione di fondo.

  1. Introduce un protocollo diplomatico rigido per risolvere eventuali violazioni della tregua per via diplomatica, evitando una ripresa automatica delle attività belliche sul campo.

Questo punto non è una garanzia di pace, ma la formale ammissione della fragilità del patto: è l’espediente che permetterà agli alleati occidentali in Medio Oriente di scatenare, con continue provocazioni, l’ennesimo putiferio.

Tra doppi standard e rotte energetiche vitali, il Medio Oriente rimane nelle medesime dinamiche imperialistiche.

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

19.06.2026

Commenti (2)

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    1. AlbertoConti 20 giugno 2026

      C'è da dire che l'aspirante premio nobel per la pace ha mollato le braghe pur di finire una guerra che ha iniziato lui, per conto di sion, e che gli si ritorce contro ben oltre l'incoscienza del suo staff.
      Povero trump, piange se stesso e si sfoga coi più piccoli, anzi la biondina più piccola che si trovava sottomano.

    1. lazarovici 19 giugno 2026

      E intanto la venditrice di pere cotte fa una superba figura da peracottara con il trombetta: in ginocchio e senza ginocchiere per una foto: ahi serva Italia, non donna di province ma bordello!!

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