TRUMP COL CAPPELLO IN MANO: L'IMPERO CHIUDE BOTTEGA

TRUMP COL CAPPELLO IN MANO: L'IMPERO CHIUDE BOTTEGA

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

“L’imperialismo USA ha invaso il territorio cinese di Taiwan e lo occupa da nove anni.”

(Mao Tse-tung, Discorso alla Corte Suprema di Stato, 8 settembre 1958).

Qualche giorno fa abbiamo visto un Trump mite, legato alla catena come un cane sotto la pioggia. Paradossalmente, per la prima volta nella storia, si è assistito a un Presidente degli Stati Uniti conscio della resa del proprio Paese e di tutta la coalizione occidentale. La Cina non solo si è confermata come uno Stato moderno e prospero, ma ha reso evidente più che mai la presenza di un’alternativa valida, con Xi Jinping che ha mostrato l’esistenza di un multipolarismo crescente e stabile.

Nei dibattiti le autorità cinesi hanno promosso un piano di pace mediorientale, sostenendo la coesistenza pacifica tra gli Stati, confermando il riconoscimento delle autorità palestinesi. La debacle dell’Occidente si è palesata già qualche tempo fa, sotto due principali aspetti: il diritto internazionale e Taiwan.

Per quanto riguarda il primo punto, il Presidente cinese, anche nell'incontro di poche ore fa con Putin ha sottolineato chiaramente il concetto di diritto universale, ponendosi su una linea antitetica all’univocità del diritto stesso. Non è minimamente pensabile poter dialogare se le autorità giuridiche, che dovrebbero operare per il rispetto delle norme, sono totalmente assoggettate agli enti politici della Casa Bianca.

Il secondo e definitivo colpo di grazia è stato sferrato sulla questione del dossier Taiwan. Pechino non ha solo ribadito una linea rossa, ma ha definito integralmente i rapporti di forza. L’ex colonia britannica non è più un avamposto dell’imperialismo democratico, bensì una questione la cui risoluzione è nelle mani cinesi. Nonostante la diversità dei contesti, Taiwan sta alla Cina come l’Ucraina sta alla Russia. Queste linee rosse non possono essere oltrepassate dagli USA, altrimenti, come ha dichiarato stesso Xi Jinping, il rischio di un conflitto è molto alto. Sarebbe l’ennesima guerra di logoramento per gli Stati Uniti, già sconfitti - e non solo militarmente - in Iran.

L’apparato statunitense usa le pedine fasciste di Taipei, costringendo i legislatori ad approvare un programma militare da 295 miliardi di dollari taiwanesi per l’acquisto di armamenti (USA) antiquati.

Più che una difesa dell’isola, è un finanziamento a lungo termine dell’industria bellica di Washington DC. Inoltre, il ricatto degli Stati Uniti si estende alle principali aziende specializzate in microchip e intelligenza artificiale, inducendole a delocalizzare in Arizona (il caso TMSC).

Al di là dei risultati formali del vertice, e nonostante tutto, Trump conferma di non essere proprio il folle dal ciuffo biondo. A prescindere dalla facciata, dagli accordi fantasiosi e dai dazi alla Cina sbandierati con tanto di tabelle, il Presidente USA ha ben compreso l’importanza della stipula di accordi commerciali con Pechino. La nascita di due organismi, rispettivamente il primo funzionale alla discussione sulle terre rare e alla risoluzione dei contenziosi economici (U.S.-China Board of Investment), e il secondo (U.S.-China Board of Investment) adibito a valutare gli investimenti cinesi nel territorio statunitense, ne sono le prove.

In questo momento cade la maschera morale occidentale, quella che esporta classismo sotto forma di valori universali. La lotta al comunismo e la caccia al nemico rosso erano funzionali solo per scrivere la parola “democrazia” sugli aerei da bombardamento. Anche per questo la “superiorità cinese” e dell’assetto internazionale dei BRICS, risiede primariamente nella decomposizione statunitense.

In tutto questo, l’Unione delle armi Europea è rimasta ancorata ad un alleato in ritirata e isolata nel suo neoliberismo filonazista, mentre il mercato globale ha spostato definitivamente le attività decisionali ed economiche verso l’Est Europa e l’Asia.

Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

21.05.2026

Commenti (4)

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    1. GiovanniST 22 maggio 2026

      Mah, non condivido le analisi e soprattutto le tesi esposte, guardando ai dati economici direi che la Cina ha e avrà seri problemi in futuro, tra calo economico e problemi demografici. Entrambe le nazioni hanno bisogno di tempo, gli USA per riportare le produzioni strategiche in casa e la Cina per risanarsi ed evitare un crollo verticale. Quindi avranno raggiunto un accordo, come gli USA hanno già fatto con la Russia in Alaska. Poi l'accoglienza per la visita è stata solenne, mentre quando è andata la VdL è stata accolta con il pulmann per i normali passeggeri di linea.
      In ogni caso il tempo fornirà tutte le risposte.

    2. XYZ 22 maggio 2026

      si tutto quello che lei vuole....ma oggi chi è a pecora sono gli usa con 12 trilioni di quinquennali da rollare entro il 31/12/2026....gli statunitensi sempre pronti a predicare che cash is king e oggi chi è cash è la Cina....che ha 5000 anni di storia alle spalle.... mentre i bovari si sono evoluti in ambiente artificiale senza una storia, un laboratorio ben programmato dalla massoneria.... tranquilli che a breve ci saranno problemi di ordine pubblico non banali in USA

    3. GiovanniST 22 maggio 2026

      E' condivisibile, in parte quanto Lei dice, ma farei alcune riflessioni in merito, il debito in scadenza pur essendo considerevole nella sua totalità ha un tasso di interesse molto basso, di cui nella totalità per circa il 75% è in mani americane, quindi sarà facilmente rinnovabile.
      Non condivido invece le sue considerazioni sulla Cina, il cash da Lei citato serve sicuramente per tappare le falle interne tra cui il fallimento di Evergrande e il PIL cinese è costante, non in crescita.
      La storia se pur più o meno gloriosa, conta poco in termini economici.
      Poi una ultima considerazione, il debito non è un problema in se, ma la sua sostenibilità, su cui incide molto la credibilità della nazione.
      Per il momento e presumo anche per il futuro, il commercio internazionale è in dollari e non in yuan, quindi gli USA hanno una leva economico/politico/finanziaria che la Cina non possiede.
      Comunque ribadisco che il tempo fornirà tutte le risposte alle nostre considerazioni.

    4. XYZ 22 maggio 2026

      diciamo che le sue osservazioni vadano debitamente integrate:
      1) lo stock di debito in scadenza sono inscritte a book con un tasso medio dello 0,80% ora rifinanziarlo comporta un esborso sopra il 4% ben 5 volte tanto in termini di interessi e questo sappiamo che significa o + tasse o - meno spese o un mix....in ogni caso gli americani si troveranno nei prossimi anni con il c/c ancora pi leggero
      2) il debito americano è si per circa il 70% in mani domestiche ma rifinanziato con la politica commerciale americana data la natura del dollaro.... nessuno qui sta dicendo che il dollaro domani scompare ma le crepe del sistema dopo gli ultimi anni sono diventante delle falle a cielo aperto....chi commercia veramente sono i cinesi e sempre più nazioni accettano la transazione in yuan...un processo nato lentamente ma che ha visto una crescita esponenziale dal covid in avanti. Pertanto la sua osservazione è quanto meno distorta: basta una una buona percentuale del mercato petrolifero che cambia la valuta di riferimento e la situazione si sgretola (i sistemi complessi si comportano così...e in meno tempo di quanto è "logico" pensare)
      3) demograficamente la partita non esiste e gli americani, come tutti gli occidentali sono dal lato sbagliato
      4) il PIL americano è super taroccato (come tutti gli indicatori economici), solo 6 società spiegano oltre l'80% degli indici azionai con un rischio di concentrazione assurdo e basta una piccola crisi di liquidità si mercati (private credit?) per vedere sfaceli...il risparmiatore americano (?) compera stock quello cinese oro....
      5) il mercato immobiliare cinese non se la passa bene ma quello americano è decotto e da li arriveranno i maggiori casini

      potrei continuare per ore esta il fatto che l'america ha finito il suo trentennio d'oro ora la palla è in asia e la Cina li domina...

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