Trattato pandemico e censura: in arrivo la stretta finale

Trattato pandemico e censura: in arrivo la stretta finale

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

Si sta affermando sempre di più l’idea che ci sia un’unica interpretazione corretta di cosa sia la salute e di quali siano i modi più efficaci per tutelarla.
Tale tendenza autoritaria si è palesata chiaramente in questi ultimi tre anni attraverso la dichiarata “emergenza Covid” con la quale si sono volute legittimare decisioni internazionali e nazionali che hanno imposto trattamenti farmacologici e tolto libertà e diritti alle persone. In parallelo, istituzioni e media hanno evitato con cura ogni confronto scientifico serio ignorando e sminuendo ogni voce che esprimeva opinioni critiche, seppure supportate da dati pubblicati su riviste prestigiose.
Non si può fare a meno di considerare la gravità di questa fase storica che lascia intravedere un orizzonte sempre più tetro per la democrazia dal momento che stiamo assistendo a un rapido proliferare di norme internazionali che pretendono la censura, sui media e su internet, di tutte le voci che dissentono dalla narrazione ufficiale. E ciò al fine di “proteggere da informazioni false e disinformazione”.
È per questo motivo che si ritiene importante dare visibilità al Comunicato numero 11 della Commissione Medico Scientifica Indipendente, la stessa che più volte in questi difficili mesi ha preso posizione nei riguardi della politica sanitaria del nostro Paese cercando, invano, un confronto realmente scientifico.
Il testo che segue contiene la traduzione di quasi tutto l'articolo (molto ben documentato) della scrittrice scientifica Debbie Lermann che fotografa l'evolvere della legislazione di molti paesi verso il controllo dell'informazione e, inoltre, anche il link a un allegato elaborato dal professor Edoardo Missoni (CMSI) sul nuovo Trattato Pandemico e sugli emendamenti ai Regolamenti Sanitari Internazionali in discussione che l'OMS vorrebbe far approvare agli Stati membri nel maggio 2024.
È una lettura densa di spunti di riflessione che invitiamo a diffondere il più possibile perché potrebbe aprire gli occhi a molte persone. L'auspicio della CMSI, condivisibile, è che si avvii finalmente un ampio dibattito pubblico e che si possano correggere i testi attuali o, almeno, evitare conseguenze vincolanti per il nostro paese.
Siamo in un momento cruciale per le democrazie occidentali e per ogni società che vuole rimanere libera e aperta.

* * *

Comunicato n. 11 (16 novembre 2023) Norme sulla censura di Internet, ovunque, in contemporanea. Ricadute sulle politiche sanitarie

SOMMARIO

Da anni la CMSi è tra chi chiede un confronto scientifico istituzionale, sinora negato, e di poter mettere in discussione con dati e prove scientifiche quella parte di politiche sanitarie che riteniamo disfunzionale.
Datecene la possibilità, metteteci alla prova!
Oggi sta però accadendo qualcosa di più grave: vi è una rapida e coordinata proliferazione di norme internazionali che legittimano, anzi pretendono la censura sui media e su internet di voci in dissenso dalla narrazione ufficiale, con il fine dichiarato di “proteggere da informazioni false e disinformazione”, e pesanti sanzioni per chi non si conforma.
Il valore inestimabile della libertà (e pluralità) di espressione e informazione nel mantenere le società libere e aperte è oggi sottoposto a un attacco senza precedenti, di cui sembra ci sia poca consapevolezza.
Le politiche sanitarie internazionali, più prossime ai nostri ambiti di competenza, sono fra i settori più esposti a questa svolta, che per molti è ancora impensabile. Preghiamo di trovare il tempo di leggere il documentatissimo testo che segue, e l’allegato qui sul nuovo Trattato Pandemico e sugli emendamenti ai Regolamenti Sanitari Internazionali in discussione, che l’OMS vorrebbe far approvare agli Stati membri nel maggio 2024. Sono informazioni che a molti probabilmente mancano.

(Il testo che segue è la traduzione di quasi tutto un contributo dell’Organizzazione no-profit Brownstone Institute, pubblicato il 19 ottobre 2023 sul loro sito. È stato scelto perché riporta in modo chiaro l’evolvere della legislazione di molti paesi sul controllo dell’informazione, sottolineando in modo documentato il grave pericolo per le democrazie di queste nuove leggi. Chiunque può controllare dalle fonti la veridicità delle informazioni contenute nel documento, mentre l’articolo originale si trova al link https://brownstone.org/articles/internet-censorship-everywhere-all-at once/)

La libertà di parola è stata considerata base della democrazia e di tutti i diritti umani.
Se un gruppo può censurare le parole degli altri, decidendo quali informazioni e opinioni consentire e quali sopprimere si ha uno squilibrio di potere. Per mantenere il potere, è probabile che tale gruppo limiti o sopprima informazioni e opinioni che mettono in discussione la sua posizione.

La libertà di parola è un fondamentale modo pacifico per responsabilizzare chi detiene il potere, per mettere in discussione politiche potenzialmente dannose e denunciare la corruzione.

Chi ha il privilegio di vivere in democrazie potrebbe comprendere il valore inestimabile della libertà di parola nel mantenere le nostre società libere e aperte.

Pare tuttavia che molte persone nelle nazioni democratiche stiano perdendo questa consapevolezza, e sembrano disposte a cedere la loro libertà di parola a governi, organizzazioni e compagnie Big Tech che intendono controllare le informazioni per mantenere tutti “al sicuro”.

Le ragioni proclamate per consentire di diminuire la nostra libertà di parola sulle piattaforme Internet sono impedire la “disinformazione” e l’“incitamento all’odio”.

Questo articolo esaminerà il processo in tre fasi attraverso cui si introducono le “leggi anti-disinformazione”, esaminando quindi alcune delle leggi adottate in più paesi quasi in contemporanea, con enorme aumento del potenziale di censura del flusso globale di informazioni.

Come si stanno approvando leggi sulla censura

Passo 1: Dichiarare una minaccia esistenziale alla democrazia e ai diritti umani
Passo 2: Affermare che la legge proteggerà la democrazia e i diritti umani
Passo 3: Attuare rapidamente e all’unisono una censura antidemocratica e contraria ai diritti umani

Certo, bugie, propaganda, e una quantità di informazione fuorvianti sono sempre state presenti su Internet. Il World Wide Web offre inevitabilmente opportunità ad attori nefasti, inclusi trafficanti di bambini e dittatori.

Al tempo stesso, però, Internet è diventato luogo centrale del discorso aperto per la popolazione mondiale, democratizzando l’accesso alle informazioni e la capacità di far conoscere le proprie opinioni a un pubblico globale.

Il bene e il male su Internet riflettono il bene e il male nel mondo reale. E quando si regola il flusso di informazioni su Internet andrebbe applicato l’attento equilibrio tra il blocco di attori davvero pericolosi e il pieno rispetto della libertà e democrazia.

Purtroppo, una recente serie di leggi che regolano l’informazione su Internet è distorta nella direzione di limitare la libertà di parola e aumentare la censura. I regolatori sostengono che notizie false, disinformazione e incitamento all’odio sono minacce esistenziali alla democrazia e ai diritti umani.

Ecco alcuni esempi di durissimi avvertimenti, emessi dalle principali organizzazioni internazionali:

La propaganda, la disinformazione e le fake news hanno il potenziale di polarizzare l’opinione pubblica, promuovere l’estremismo violento e l’incitamento all’odio e, in ultima analisi, di indebolire le democrazie e ridurre la fiducia nei processi democratici. Consiglio d'Europa

Il mondo deve affrontare il grave danno globale causato dalla proliferazione dell’odio e delle menzogne nello spazio digitale. Nazioni Unite

L’incitamento all’odio e la disinformazione online incitano da tempo alla violenza e talvolta ad atrocità di massa. World Economic Forum (WEF)/The New Humanitarian

Questi stessi gruppi affermano che tutte le soluzione adottate promuoveranno il contrario:

Data una minaccia così globale, abbiamo chiaramente bisogno di una soluzione globale. E, naturalmente, tale soluzione aumenterà la democrazia, proteggerà i diritti delle popolazioni vulnerabili e rispetterà i diritti umani. - WEF

E invocano il diritto internazionale.

L'ONU, nel documento politico sull’agenda comune del giugno 2023, Integrità delle informazioni sulle piattaforme digitali, descrive il quadro giuridico internazionale per gli sforzi volti a contrastare l'incitamento all'odio e la disinformazione.

Anzitutto, ricorda che la libertà di espressione e di informazione sono diritti umani fondamentali:

L'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e l'articolo 19, paragrafo 2 del Patto tutelano il diritto alla libertà di espressione, compresa la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo, senza riguardo alle frontiere, e con qualsiasi mezzo. Collegata alla libertà di espressione, la libertà d’informazione è essa stessa un diritto. L’Assemblea Generale ha affermato: "La libertà d’informazione è un diritto umano fondamentale e la pietra di paragone di tutte le libertà a cui sono consacrate le Nazioni Unite."(Pag. 9)

Nel prosieguo, la nota delle Nazioni Unite spiega che la disinformazione e l’incitamento all’odio sono mali così colossali e onnicomprensivi che la loro stessa esistenza è antitetica al godimento di qualsiasi diritto umano.

Nella sua risoluzione 76/227, adottata nel 2021, l’Assemblea Generale ha sottolineato che tutte le forme di disinformazione possono avere un impatto negativo sul godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Allo stesso modo, nella sua risoluzione 49/21, adottata nel 2022, il Consiglio per i diritti umani ha affermato che la disinformazione può influire negativamente sul godimento e sulla realizzazione di tutti i diritti umani.

Questo contorto labirinto di termini legali porta a una sequenza contraddittoria di illogicità:

Ciò che le Nazioni Unite dovrebbero proteggere si fonda sulla libertà di informazione, che insieme alla libertà di parola è un diritto umano fondamentale.
• L’ONU ritiene che l’incitamento all’odio e la disinformazione distruggano tutti i diritti umani.
PERTANTO, qualsiasi cosa si faccia per combattere l’incitamento all’odio e la disinformazione protegge tutti i diritti umani, anche se abroga i diritti umani fondamentali della libertà di parola e di informazione, da cui dipendono tutti gli altri diritti…
La sbalorditiva distorsione dei valori democratici che traspare da queste affermazioni si sta concretizzando in un gran numero di democrazie nel mondo.

Leggi e azioni sulla censura che si stanno moltiplicando
Chi dovrebbe guidare lo sforzo internazionale coordinato di proteggere il mondo dall’incitamento all’odio e dalla disinformazione che sarebbero precursori di genocidi?

Secondo il WEF, “I governi possono fornire alcune delle soluzioni più significative alla crisi adottando normative di vasta portata”. Che è in effetti quanto sta accadendo.

Stati Uniti
Negli Stati Uniti, la libertà di parola è sancita dalla Costituzione, quindi è difficile approvare leggi che potrebbero violarla. Il governo, però, può collaborare con organizzazioni accademiche e non governative per costringere le società di social media a censurare i contenuti non graditi. Il risultato è il CensorshipIndustrial Complex, una vasta rete di gruppi “anti-disinformazione” accademici e no-profit contigui al governo, tutti in apparenza mobilitati per controllare il discorso online al fine di proteggerci da quanto considerano sia la prossima calamità che annienterà la civiltà.

I file Twitter e i recenti casi giudiziari rivelano come il governo degli Stati Uniti utilizzi questi gruppi per fare pressione sulle piattaforme online perché censurino contenuti non graditi:

Twitter Files on CovidDiscovery in Missouri v Biden Covid censorship lawsuitPotential discovery in Berenson v Biden lawsuit

Google
In alcuni casi, le grandi compagnie possono addirittura assumersi la responsabilità di controllare la narrazione in base alla propria politica e ai valori professati, senza bisogno dell’intervento del governo. Ad esempio: è stato segnalato che Google, la società di informazione più potente al mondo, ha modificato i suoi algoritmi per promuovere, retrocedere e far scomparire i contenuti secondo linee guida interne di “correttezza” non divulgate.

Lo ha rivelato un informatore di nome Zach Vorhies nel suo libro quasi del tutto ignorato, Google Leaks, e da Project Veritas, in a sting operation against Jen Gennai, responsabile dell'innovazione responsabile di Google. Google/YouTube ha immediatamente rimosso il video originale di Project Veritas da Internet.

Unione Europea
La Legge sui servizi digitali (Digital Services Act) è entrata in vigore il 16 novembre 2022.
La Commissione Europea si è rallegrata che “le responsabilità degli utenti, delle piattaforme e delle autorità pubbliche siano state riequilibrate secondo i valori europei”. Chi decide quali sono le responsabilità e i “valori europei”?

• piattaforme molto grandi e motori di ricerca online molto grandi [sono obbligati] a prevenire l'uso improprio dei loro sistemi adottando azioni basate sul rischio e mediante audit indipendenti dei loro sistemi di gestione del rischio
• I paesi dell’UE avranno il ruolo primario di [supervisione], supportati da un nuovo Comitato europeo per i servizi digitali

Il collaboratore di Brownstone David Thunder spiega come l'atto fornisca un potenziale sostanzialmente illimitato per la censura:

Questo atto legislativo tiene la libertà di parola in ostaggio delle inclinazioni ideologiche dei funzionari europei non eletti e dei loro eserciti di “segnalatori fidati”.

La Commissione europea si sta inoltre conferendo il potere di dichiarare un’emergenza a livello europeo che le consentirebbe di richiedere ulteriori interventi da parte delle piattaforme digitali per contrastare una minaccia pubblica.

UK
L’Online Safety Bill è stato approvato il 19 settembre 2023. Il governo ha affermato: "Renderà le società di social media più responsabili della sicurezza dei loro utenti sulle loro piattaforme".

Secondo il “cane da guardia” di Internet Reclaim the Net, invece, questo disegno di legge costituisce uno degli attacchi più ampi alla privacy e alla libertà di parola in una democrazia occidentale:

conferisce al governo un potere enorme; la capacità di richiedere che i servizi online utilizzino software approvato dal governo per scansionare i contenuti degli utenti, comprese foto, file e messaggi, per identificare contenuti illegali.

La Electronic Frontier Foundation, un’organizzazione no-profit impegnata nella difesa delle libertà civili nel mondo digitale, avverte: “la legge creerebbe un modello per la repressione in tutto il mondo."

Australia
L’Emendamento alla legislazione sulle comunicazioni (lotta all’informazione falsa e alla disinformazione) Proposta 2023 è stato pubblicato in forma di bozza e dovrebbe essere approvato entro la fine del 2023.
Il governo australiano afferma:

I nuovi poteri consentiranno all’ACMA [Australian Communications and Media Authority] di monitorare gli sforzi e richiedere alle piattaforme digitali di fare di più, ponendo l’Australia in prima linea nella lotta alla dannosa falsa informazione e disinformazione online, bilanciando al tempo stesso la libertà di parola.

Reclaim the Net spiega:

Questa legislazione cede un’ampia gamma di nuovi poteri all’ACMA, che include l’applicazione di uno “standard” a livello di settore che obbligherà le piattaforme digitali a rimuovere ciò che considerano essere informazione falsa o disinformazione.

Rebekah Barnett, collaboratrice di Brownstone elabora così:

In modo controverso, il governo sarà esentato dalle leggi proposte, così come i notiziari professionali, dunque ACMA non obbligherà le piattaforme a sorvegliare la misinformazione e la disinformazione diffuse dal governo ufficiale o da fonti di notizie.

La legislazione consentirà la proliferazione di narrazioni ufficiali, siano vere, false o fuorvianti, annullando
al tempo stesso la possibilità per le narrazioni dissenzienti di competere.

Canada
Legge sullo streaming online (Legge C-10) è approvata dal 27 aprile 2023. Il governo canadese la descrive così, nella relazione alla Commissione canadese per la radiotelevisione e le telecomunicazioni (CRTC):

La legislazione chiarisce che i servizi di streaming online rientrano nel Broadcasting Act e garantisce che la CRTC disponga degli strumenti adeguati per mettere in atto un quadro normativo moderno e flessibile per la radiodiffusione. Questi strumenti includono la capacità di stabilire regole, raccogliere informazioni e assegnare sanzioni in caso di non conformità.

Secondo OpenMedia, un'organizzazione della comunità per i diritti digitali,

La Legge C-11 conferisce alla CRTC un'autorità di regolamentazione senza precedenti per monitorare tutti i contenuti audiovisivi online. Questo potere si estende alla penalizzazione dei creatori di contenuti e alle piattaforme e, per loro tramite, ai creatori di contenuti che non si conformano.

Organizzazione Mondiale della Sanità
Nella sua proposta di nuovo Trattato pandemico e negli emendamenti ai suoi Regolamenti sanitari
internazionali, che spera di approvare tutti nel 2024, l’OMS cerca di coinvolgere i governi membri nel

Contrastare e affrontare gli impatti negativi dell’informazione falsa, della disinformazione, dell'incitamento all'odio e della stigmatizzazione, in particolare sulle piattaforme dei social media, sulla salute fisica e mentale delle persone, per rafforzare la prevenzione, la preparazione e la risposta pandemica e promuovere la fiducia nei sistemi sanitari pubblici e nelle autorità.

Il collaboratore di Brownstone David Bell scrive che essenzialmente ciò darà all’OMS, un organismo internazionale non eletto,

il potere di designare opinioni o informazioni come “informazione falsa o disinformazione” e richiedere ai governi nazionali di intervenire e fermare l’espressione e disseminazione di tali informazioni. Ciò... è, ovviamente, incompatibile con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma questi non sembrano essere più i principi guida dell'OMS.

[ NB: negli anni di pandemia una narrazione a senso unico ha pervaso gran parte dei media, e chi come noi ha una tradizione di pubblicazioni scientifiche la ha sperimentata anche su gran parte delle riviste biomediche. Vi è sempre più necessità di annacquare l’interpretazione dei dati e le conclusioni, per poter aspirare a veder pubblicata almeno parte dei propri studi. Oggi purtroppo è in atto in questo processo un salto ulteriore estremamente pericoloso, sia per l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, sia in generale per le libertà fondamentali. A chi non credesse a tale svolta anche in Sanità, raccomandiamo di leggere l’allegato sugli emendamenti in discussione ai Regolamenti Sanitari OMS. ]

Conclusione
Siamo in un momento cruciale nella storia delle democrazie occidentali. I governi, le organizzazioni e le grandi imprese hanno più potere che mai nel decidere quali informazioni e opinioni esprimere su Internet, la piazza pubblica globale delle informazioni e delle idee.

È normale che i detentori del potere vogliano limitare l’espressione di idee e la diffusione di informazioni che potrebbero mettere in discussione la loro posizione. Potrebbero davvero pensare di usare la censura per proteggerci dai gravi danni derivanti dalla disinformazione e dall’incitamento all’odio, oppure potrebbero usare questi argomenti in modo cinico, per consolidare il loro controllo sul flusso di informazioni.

In ogni caso, la censura comporta inevitabilmente la soppressione della libertà di parola e di informazione, senza le quali la democrazia non può esistere.

Perché i cittadini delle nazioni democratiche acconsentono all’usurpazione dei loro diritti umani fondamentali? Una ragione potrebbe essere la natura relativamente astratta dei diritti e delle libertà nel regno digitale.

In passato, quando i censori bruciavano libri o incarceravano dissidenti, i cittadini potevano facilmente riconoscere questi danni e immaginare quanto sarebbe stato terribile se tali azioni negative fossero rivolte contro di loro. Potrebbero anche pesare nel confronto l’impatto negativo personale e imminente di una censura diffusa rispetto a pericoli molto meno diffusi, come il traffico sessuale di minori o il genocidio. Non che questi pericoli siano da ignorare o minimizzare, ma sarebbe chiaro che le misure per combatterli non dovrebbero includere roghi di libri nelle piazze o l’incarcerazione degli oppositori del regime.

Nel mondo virtuale, se non è il tuo post a essere rimosso o il tuo video a essere vietato, può essere difficile comprendere il danno ad ampio raggio derivante dal massiccio controllo e dalla censura delle informazioni online. Al contrario, è molto più facile online che nel mondo reale esagerare i pericoli di minacce come le pandemie o l’interferenza straniera nei processi democratici. Le stesse persone potenti, i governi e le grandi compagnie che possono censurare le informazioni online possono anche inondare lo spazio online di propaganda, terrorizzando i cittadini nello spazio virtuale per indurli a rinunciare ai loro diritti nel mondo reale.

Un dilemma per le società libere e aperte è sempre stato: come proteggere i diritti umani e la democrazia dall’incitamento all’odio e dalla disinformazione senza distruggere nel processo gli stessi diritti umani e la democrazia.

La risposta contenuta nella recente promulgazione coordinata di leggi sulla censura globale non è incoraggiante per il futuro delle società libere e aperte.
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Pubblicato sotto la Licenza internazionale Creative Commons Attribution 4.0
Per le ristampe, reimpostare il collegamento all'originale Brownstone institute Articolo e Autore.
Autore Debbie Lermann, Brownstone Fellow 2023, scrittrice scientifica in pensione - Philadelphia, Pennsylvania.

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16-11-2023 Per la Commissione Medico-Scientifica indipendente (CMSi), che rinnova la richiesta di confronto scientifico istituzionale sulle materie di competenza (abbiamo prove forti e convincenti: verificatelo!):

Dott. Alberto Donzelli, Prof. Marco Cosentino, Dott. Maurizio Federico, Dott.ssa Patrizia Gentilini, Prof. Eduardo Missoni, Dott. Panagis Polykretis, Dott. Sandro Sanvenero, Dott. Eugenio Serravalle

e adesioni di:
Prof Mariano Bizzarri, Professore di patologia Clinica Università La Sapienza di Roma, Direttore del Systems Biology Group

Prof. Stefano Petti, PhD. Top 2% degli scienziati mondiali (classifica Università di Stanford) Dipartim. Sanità Pubblica e Malattie Infettive Università La Sapienza - Roma

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Allegato 1 - 20231019 - Elaborazione Prof. Eduardo Missoni (CMSi) su proposte nuovo Trattato Pandemico ed Emendamenti ai Regolamenti Sanitari Internazionali qui

con richiesta di aprire un ampio dibattito pubblico, e l’auspicio di poter correggere i testi attuali, o almeno di evitare le conseguenze vincolanti per il nostro paese.

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Commenti (16)

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    1. carla 23 novembre 2023

      Non so dove li vediate tutti questi giovani svegli.
      Ripeto se per svegli e tecnicamente avanzati intendete i licei classici e l'università da noi sarebbero da buttare visto il conformismo dilagante.
      Accettano supinamente tutto ciò che propina il mainstream peggio dei vecchietti come me.

    1. oriundo2006 23 novembre 2023

      Mi pare che si sottovalutino le 'masse' umane. Queste non si interessano di niente, basta di beccare il mangine e chi-se-ne-frega. del resto non possiamo farci niente, no ...?
      Dunque ai più non interessa una beata cippa della censura o di avere una info corretta, perchè poi di questa si tratta.
      ( noto di straforo che dal crollo dell' Urss in avanti il pensiero unico si è impadronito della info ufficiale volendo essere unico e solo depositario e testimone e propagatore della 'Verità': niente più due campane, ma una sola, meglio se assordante ).
      Oggi è talmente divenuto ovvio che pare arbitrario sentire anche cosa dicono gli 'altri', ci sembra inutile e financo 'dannoso': ci si aspetta che l' opinione mediatizzata sia quella buona e giusta e tale perchè porta i fatti ad allinearsi con la versione ufficiale con le buone o con le cattive.
      Ci stupiamo del contrario, e quando qualche sommessa voce ce lo fa capire ci irritiamo della cosa.
      Vogliamo in altri termini sentire 'quella' 'verità' perchè è la 'nostra' e non certo perchè sia l' unica o vera.
      Ci identifichiamo con la menzogna: lo sappiamo e ci fa piacere così.
      Vogliamo essere confermati nei nostri pregiudizi perchè sono rassicuranti, in un mondo di incertezze enormi anche solo sul fatto di sopravvivere economicamente alla prossima crisi o a vedere che la luce in fondo al tunnel appaia tragicamente simile ad un bel funghetto che ci fa una radioscopia ...
      Dunque basta presentare le cose in modo complicato, meglio se intrinsecamente contraddittorio, con degli studiati anacoluti perchè la comprensione degli asserti divenga simile allo zero assoluto perchè 'troppo difficile'...ed il risultato lo si ottiene anche senza la censura.
      E' un metodo infallibile ampiamente praticato dagli 'esperti', che tali non sono ma solo degli affabulatori da circo equestre.
      Dunque già parlare di trattati, di regole, di assisi internazionali-che -sanno-quello-che -fanno blocca il pensiero e fa convergere il consenso verso costoro.
      La censura non è utile, anzi totalmente inutile a questo punto, come ho detto: e la neolingua si adatta e chiama la censura come un traguardo per più libertà, per più 'chiarezza' avendo presentato le cose in modo talmente falsamente contraddittorie da risultare incomprensibili.
      Dunque dateci più becchime perchè ce lo siamo meritato.
      N.B.: prego, considerate quanto è successo alla 'Cascina merlata' a Milano, locus a non lucendo, dimostrazione della follia collettiva quando si fa intravedere il becchime in un nuovo luogo.

    1. BrunoWald 23 novembre 2023

      Non esistono società libere e aperte: in qualunque luogo, sotto qualsiasi regime, c'è sempre qualcuno che non ha diritto di parola, qualcuno che viene additato come nemico pubblico. E quanto più un regime è in crisi, tanto più la repressione si inasprisce.

      "Stiamo assistendo a un rapido proliferare di norme internazionali che pretendono la censura, sui media e su internet, di tutte le voci che dissentono dalla narrazione ufficiale."

      Succedeva già negli '80: solo che allora il sistema era in auge e si limitava a colpire settori "di nicchia", di cui non fregava niente a nessuno. Nel momento in cui passò il principio per cui la "negazione dell'Olocausto" - ossia, la ricerca storica indipendente - diventava un reato penale, la strada che portava al GP, alla perdita del lavoro e alla dittatura dell'OMS era già spianata, anche se pochi l'avevano capito. In quanto agli altri, se mettono in galera il cattivo di turno, ben gli sta!

      E adesso - potrebbe dire qualche inascoltata Cassandra - ben vi sta a tutti quanti, massa di pecoroni...! Ma sarebbe sterile, di fronte alla minaccia che ci sovrasta: perché ciò a cui abbiamo assistito nel 2020-22 ha dimostrato che tra lo "stato di diritto" e la distopia orwelliana il passo è breve ed agevole.

      La maggioranza obbedisce sempre. Basta spaventarla.

    2. maghi 23 novembre 2023

      fino al petrolio l'ordine sociale era mantenuto con la violenza fisica, poi con il welfare. Ora che sta finendo, si torna alla violenza, per ora digitale. Qualcosa del genere sta già accadendo in Cina, dove per reati minori, come i piccoli danni alla proprietà privata, da noi depenalizzati, si rischia la fucilazione. Le società si evolgono, ma alla fine il potere ottenuto con le buone o le cattive rimane sempre in mano alle elite. L'unica soluzione sarebbe mantenere un profilo basso, temperante, ma questo è impossibile per la tendenza dell'essere umano, che sia nelle elite o nel popolino, porta all'avidità e all'egoismo. Quindi il mondo andrà come è sempre andato: un guazzabuglio medioevale. Così è sempre stato e così sempre sarà. Sennò che Dio si sarebbe scomodato a mandare Suo Figlio a dire: "Beati i pacifici, perchè saranno chiamati figli di Dio". Difatti gli uomini non sono stati contenti finchè non l'hanno messo in croce. La via mediana è prerogativa di persone, la cui intelligenza è guidata e sottomessa ai superiori valori del super-io, direbbe Freud, o Spirito, direbbe San Paolo, o virtute , direbbe il Sommo Vate, ma pare che sia una merce sempre stata rara. L'unico valore per il meschino è l'egoismo.

    3. oriundo2006 23 novembre 2023

      Spaventarla o ... ricompensarla. State buoni e zittti che arriva una merenda grossa per voi, bambini.

    1. sbregaverse 23 novembre 2023

      Le strenne per un classico Natale:
      panettone pandoro pandemia.

    1. nicolass 22 novembre 2023

      Se posso esprimere francamente quello che penso è che ormai è tardi perché i buoi sono scappati dalla stalla.. mi spiego meglio: la fiducia dei cittadini nei loro governanti non è una cambiale in bianco illimitata e questa fiducia è stata messa a dura prova dalla pandemia prima e dalla narrazione delle guerre in Ucraina e in Palestina poi.. Se c'è una cosa che i governanti disconoscono è che quando i cittadini perdono fiducia nelle loro classi dominanti allora niente e nessuno potrà recuperarla.. o se preferite quando i cittadini aprono gli occhi sulle malefatte dei loro caporioni sarà estremamente arduo riconquistarli e convincerli a rimettersi i paraocchi. Ora credo fermamente che quella fiducia, quella cambiale in bianco sia stata inesauribilmente erosa dalla massiccia propaganda a cui siamo stati soggetti in questi anni. La gente ha capito di essere stata turlupinata con terrorismo sulla pseudo pandemia, con la narrazione a senso unico della guerra in Ucraina e ultimamente col genocidio negato del popolo palestinese.. ora tutto questo non può non avere delle conseguenze a lungo andare e ogni tentativo ulteriore di forzare la mano limitando ancora di più la libertà di informazione sarà destinato a fallire miseramente

    1. absitiniuriaverbis 22 novembre 2023

      Ho notato che anche le persone che affermano che tutto è già scritto e che non possiamo fare nulla per cambiare il destino, si guardano intorno prima di attraversare la strada.

      Mi piace pensare che non sia ancora stata detta l'ultima parola.

    2. sarah 22 novembre 2023

      È così...

    3. sbregaverse 23 novembre 2023

      È pal~ese che i pal~insesti, insensati,
      BUCHINO i pal~ estinesi, in via d'essere estinti.
      ( cosa che invece fanno benissimo i sionisti)

    4. mago 23 novembre 2023

      affermare che tutto è gia` scritto denota ancora una flebile attività cerebrale in corso gli altri attraversano la strada con gli occhi sullo smartphone e ogni volta incrocio le dita dato che qualche frenata me la ricordo ancora.

    5. LuxIgnis 23 novembre 2023

      Secondo me quello che non capiscono quelli che affermano che tutto è già scritto è che questi invece sono ottimi segnali della debolezza di questi circoli di potere. Invece di perdersi in boiate varie sarebbe meglio che comprendessero bene questo.
      Nello specifico a me pare che questo sia l'abbaiare di un cane già sdentato. Internet gli è già sfuggito di mano e non è controllabile. Possono fare tutte le leggi che vogliono ma è come con la pirateria in cui già esistono le leggi. Se ne fottono allegramente. Muore un sito ne nascono altri dieci. Dovrebbe esserci veramente un governo mondiale per fare qualcosa ma allo stato delle cose nonostante quelli che dicono che sono tutti d'accordo a me non pare fattibile.
      In più ammettendo che ci riescano a porre dei limiti colpirebbero solo le vecchie generazioni che di internet e computer non capiscono molto. Le nuove sanno come muoversi. Un ragazzino è capace di andare ovunque.
      Difatti secondo alcuni sondaggi che ho letto sono proprio le nuove generazioni che sono più restie a credere alle balle dei governi.
      I "matusa" sono già persi di per sé.

    6. absitiniuriaverbis 23 novembre 2023

      Ci sono le eccezioni anche tra i matusa!

      Per i giovani, almeno da quanto vedo a Shanghai, é ragionevole quanto affermi. Si tratta nel nostro caso , però, più di una insofferenza in generale verso le strutture di potere che vengono valutate invasive. Non si applica ancora all' informazione che proviene dalle stesse anche se più tempo passa e più la sensazione che siano notizie controllate aumenta. Forse quello che li convince a dubitare è proprio il tentativo governativo di chiudere il rubinetto. Insomma un classico autogol.

    7. LuxIgnis 23 novembre 2023

      Beh certo che ci sono. Io sono un "matusa" ormai. 😁
      Anche qui credo. Ora non posso generalizzare ma mio nipote di 18 anni fra poco è in grado di andare su internet dappertutto e questo anche i suoi amici. Sono, è vero, poco interessati alla politica ma d'altronde è anche l'età.

    8. carla 23 novembre 2023

      Certamente non gli universitari del 2021 tutti cavia, con l'aggravante di aver ghettizzato chi ci aveva visto dentro.

    1. Nonso 22 novembre 2023

      Per dio!

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