Di Maria Morigi
Un ordine mondiale fondato sulla coesistenza pacifica è possibile? La risposta potrebbe essere positiva se attingiamo all’antica filosofia politica cinese leggendo Zhao Tingyang, filosofo della politica della Cina contemporanea, autore di “Sotto il Cielo, un antico sistema per un mondo futuro”, oppure se consultiamo testi scientifici con implicazioni filosofiche come il recente “Il mandato del cielo: L’astronomia nell’antica Cina” del fisico e informatico Daniele Marini.
Tianxia (天下, tiānxià) cioè “Tutto ciò che è sotto il cielo” è un concetto risalente a 4000 anni fa, assunto come categoria filosofica nel periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C.). Un concetto complesso, discusso nel corso dei millenni e in continua evoluzione, con significati che si estendono a geografia (limite del territorio governato), etica, aspirazioni delle persone, fino alla visione di un sistema mondiale. Proprio come la filosofia sudafricana detta Ubuntu (“Umanità”) o il latinoamericano Buen vivir (“Vivere in armonia”), Tianxia si incentra sull’interdipendenza vitale e sul benessere necessario della comunità mondiale.
Documenti che risalgono alla dinastia Shang (1600-1066 a.C.) testimoniano che Tianxia significava soprattutto “ideale armonia tra gli Stati”. Durante la dinastia Zhou (1066-256 AC), Tianxia assunse un significato territoriale poiché rappresentava i paesi governati dal “Figlio del Cielo”, area di cui gli antichi cinesi non conoscevano con sicurezza le dimensioni e i confini, pur essendo certi di trovarsi al centro della civiltà. Tianxia divenne quindi un sistema politico definito da tre elementi:
1- doveva garantire vantaggi per tutti coloro che vi partecipavano;
2- era basato sulla mutua dipendenza e reciprocità tra le persone e i gruppi;
3- doveva sviluppare interessi, credenze e progetti comuni per garantire una condivisione universale.
Per il sistema Tianxia, il potere politico derivava dal Tianming, “Mandato celeste”, un mandato non eterno e non basato sulla potenza militare o economica. Durante l’antica dinastia Shang (1600-1066 a.C), si pensava che questo mandato provenisse dalla volontà del Cielo, o dal "Dio in cielo" (Shangdi) legato agli spiriti degli antenati tribali. Dalla dinastia Zhou in poi, questo mandato celeste si incentrò sulle “aspirazioni condivise del popolo” (Minxin), poiché, per avere legittimità politica, il governante doveva guadagnare il sostegno del popolo. La perdita del Minxin ha storicamente giustificato rivolte e rivoluzioni. Caduta delle dinastie a causa di ribellioni contadine, catastrofi naturali o ammutinamenti militari erano tutti segni della perdita del Mandato celeste, e quindi della perdita di legittimità politica del governante che non era più in grado di avere il sostegno popolare.
Da notare che il sistema Tianxia emerge da una storia molto diversa dai modelli occidentali come la polis, città-stato greca, o lo Stato-nazione europeo, in cui vi è una netta distinzione tra vita privata e sfera pubblica, tra individuo e Stato. Infatti le civiltà occidentali si basano su una struttura in cui l’individuo è il soggetto politico di base e lo Stato-nazione è la maggiore unità politica sovrana. Invece, secondo la filosofia politica cinese, l’idea di Tianxia definisce una forma inclusiva in cui la famiglia – e non l'individuo – costituisce l’entità politica di base. Nella consolidata concezione cinese, infatti, non è ammesso l’individualismo ma ogni individuo si relaziona e ha responsabilità nei confronti di una umanità strutturata in forma più grande, familiare appunto e comunitario.
La tradizione confuciana e altre antiche scuole di pensiero cinesi tra 5° e 3° secolo a.C. (Mozi, Mencio, Xunzi e Han Fei) trattano dell'ideale culturale di un territorio unificato da un unico sovrano in cui l'individuo è orientato verso apprendimento e auto-coltivazione al servizio di famiglia e Stato. Secondo Confucio, il sistema Tianxia è volontario e non coercitivo, visto che - alla condizione di seguire gli standard del sistema - gli Stati esterni possono partecipare, se lo ritengono vantaggioso; suggerì anche che, per attrarre coloro che vivono al di fuori, si devono soddisfare i bisogni delle persone che ne fanno già parte.
Confucio e i suoi discepoli eressero Tianxia a principio-guida assoluto per realizzare l’Armonia sociale
Qin Shi Huang, primo imperatore Qin, nel 221 a. C. affermò il principio Tianxia in modo unificante. La successiva dinastia Han (202 a.C.-220 d.C.), elaborò il modello imperiale che divenne il prototipo e il progenitore del moderno Stato-nazione cinese, non inteso come etnicamente incentrato sul “popolo Han”, poiché i vari gruppi etnici accolti portano anche innovazioni nel sistema. Questo processo è continuato per duemila anni e ha plasmato la società multietnica della Cina odierna. La visione Tianxia percepisce la Cina come il centro del mondo: dal 221 avanti Cristo al 1911 il Celeste Impero ha funzionato “come il vortice” capace di attrarre, integrare e armonizzare i popoli e le loro culture. L’imperatore, il Figlio del Cielo, era il garante sulla terra dell’Armonia.
Ma in che modo il concetto di Tianxia ci aiuta a comprendere la Cina moderna che, a differenza di altri imperi come l’ottomano e l’asburgico, è stata in grado di mantenere un’integrità territoriale e resistere alla dissoluzione? E in quale misura potrebbe oggi aiutare ad affrontare alcune delle sfide mondiali?
Già durante il declino della dinastia Qing (1644-1911) con le invasioni coloniali europee, molti studiosi cercarono nuove idee per trasformare la società cinese. Il riformatore confuciano Kang Youwei (1858-1927), figura chiave della riforma dei cento giorni (1898), scrisse il “Libro della Grande Unità” (Dàtóng Shū), in cui distingueva lo sviluppo del mondo in tre fasi: una fase “incivile”, una fase intermedia, e lo stadio finale della Grande Unità. Secondo Kang Youwei, che rifiutava il modello di Stato-Nazione occidentale, l’obiettivo più alto era l’abolizione degli Stati e delle disuguaglianze, e la creazione di un mondo comune.
Sun Yat-sen (1866-1925), padre fondatore della moderna nazione cinese, aiutò a rovesciare l’ultima dinastia imperiale Qing con la Rivoluzione Xinhai (1911) e promosse la fondazione della Repubblica di Cina sotto la bandiera di un “Mondo comune a tutti” (Tiānxià wèigōng) cioè un’interpretazione repubblicana del “principio celeste” con cui, partendo dai principi confuciani, invece di cancellare la tradizione imperiale, si preparava la transizione ad uno stato moderno costruito sulla tradizione del passato.
Con il risveglio della coscienza nazionale e il movimento antimperialista e antifeudale del 4 maggio del 1919, le idee marxiste ispirarono la formazione del Partito Comunista. Durante la resistenza contro l'aggressione giapponese, Mao Zedong aveva preventivamente capito che, per mettere radici in Cina, il marxismo-leninismo doveva assumere un carattere cinese. In “I compiti del partito comunista cinese nel periodo della resistenza al Giappone” (1938), egli scrisse: “La nostra storia nazionale risale a diverse migliaia di anni e ha caratteristiche proprie e innumerevoli tesori. Ma in queste cose noi siamo semplici scolaretti. La Cina contemporanea è cresciuta dalla Cina del passato; siamo marxisti nel nostro approccio storico e non dobbiamo amputare la nostra storia. Dovremmo riassumere la nostra storia da Confucio a Sun Yat-sen e raccogliere questa preziosa eredità”. A partire dalla visione di Sun Yat-sen di “Cinque Razze, una Repubblica” – Han, Manciù, Mongoli, Hui, Tibetani – fino all’appello di Mao per una unificazione dei popoli di tutte le etnie, si può vedere una chiara connessione con la lunga tradizione di costruzione dello Stato basata sull'unità e il governo di tutti sotto il cielo. Una tradizione dai comunisti cinesi pienamente recepita.
Mao Zedong ha anche sottolineato che tutti gli imperi della storia hanno attraversato il ciclo di acquisizione e perdita di Tianxia e che, per interrompere questo ciclo storico, il Partito deve agire sotto la guida del marxismo per cui il processo di autocritica distingue la rivoluzione proletaria dalle altre rivoluzioni accettando la supervisione del popolo.
Xi Jinping, riprendendo la teoria di Marx e insieme guardando alla storia cinese, ha affermato che il partito al governo dovrebbe costantemente rivoluzionarsi: ha dato così un nuovo significato a Tianxia. Infatti alla fine del 2020, con l’annuncio dell’eliminazione della povertà estrema, Xi ha detto che la Cina è entrata nel periodo xiaokang “età della crescente pace”, termine confuciano che oggi è usato ad indicare una “società moderatamente prospera” – uno dei due obiettivi del centenario fissati dal PCC. La visione delineata dal governo per la politica interna è oggi quella di “prosperità comune” (gòngtóng fùyù), mentre si auspica “una comunità con un futuro condiviso per l’umanità” (rénlèi mìngyùn gòngtóngtǐ). Entrambe le visioni politiche hanno forti nessi con lo spirito confuciano – e comunista – di un mondo più giusto in grande unità (Tiānxià dàtóng) in cui la ricchezza e le potenzialità siano condivise tra Nord e Sud del mondo, fra Paesi sviluppati e sottosviluppati, fra ricchi e poveri.
Un’ultima curiosità: “Tianxia americana” (Měiguó tiānxià) è il termine coniato nel 2013 dallo storico e sinologo sino-australiano Wang Gungwu, specializzato nella storia della Cina e del Sud-est asiatico e della diaspora cinese, per riferirsi all'ordine globale contemporaneo incentrato sull’unipolarismo USA. Il concetto di Tianxia è stato ulteriormente sviluppato dal sociologo statunitense (Università di Sydney) Salvatore Babones per analizzare l'attuale sistema cinese.
Di Maria Morigi
29.11.2025
Maria Morigi. Nata a Ravenna, laureata in archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Trieste, è stata docente in Istituti e Licei artistici a Udine e a Trieste. Si è dedicata allo studio di storia delle religioni orientali, ricerca archeologica, tutela di beni culturali e patrimonio, specie per l’Afghanistan e per le regioni autonome cinesi del Tibet e dello Xinjiang, con attenzione ai caratteri storici, politici, culturali ed etnico-sociali di quelle aree. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).
NOTE BIBLIOGRAFICHE
Daniele L.R. Marini Il mandato del cielo: L’astronomia nell’antica Cina, Ed Springer, 2025.
Zhao Tingyang, Sotto il Cielo, un antico sistema per un mondo futuro , Astrolabio Ubaldini, 2024.
Dongsheng, collettivo internazionale di ricercatori di politica e società cinesi, Dongsheng Explains | Tianxia: All Under Heaven , 6 maggio 2023,
Articolo di Maria Novella Rossi, https://www.china-files.com/tianxia-sotto-il-cielo-un-antico-sistema-per-un-mondo-futuro/, 8 Luglio 2024
oriundo2006 12 dicembre 2025
Interessante. Molte grazie con uno speciale inchino !
Sarebbe bene però non trascurare che tale principio ha avuto luogo in un contesto mentale e politico completamente 'sinocentrico'.
Ovvero, uniti sì ma sotto i nostri valori, sotto il nostro 'primato'.
Sul quel 'nostro' ci sta di tutto, dalla spietata rivoluzione culturale 'maoista' sino al suo contrario, l'adozione senza riserve 'culturali' del capitalismo occidentale sotto mentite spoglie e tanto Laogai per tutti i renitenti, alla cinesizzazione degli uiguri, liberi di consentire e basta, alla definitiva perdita di autonomia dei tibetani, invasi ed assimilati, alla scomparsa dei popoli del nord della Cina come i Manciù annegati nel mare Han o come i mongoli 'interni', popoli tutti quanti ridotti a spezzoni di folklore locale con zero possibilità di opporsi all'egemonia di Pekino.
Insomma, l' idea filosofica centrale dell' 'armonia' globale è 'giusta' e sacrosanta, le cui origini sono anche nel buddismo recepito da tempi immemori nel 'Paese di Mezzo', cosa che l'articolo non dice, come antidoto a valori solo 'sociali' e non anche individuali, meditativi e non direttamente ed unicamente gerarchici, proprio perciò negati oggi nelle regioni in cui furono un tempo almeno formalmente prioritari.
Meno giusta la realtà della Cina con ambizioni imperiali sottotraccia attraverso questa idea, sino a dimenticare che non tutto il mondo è 'Cina' perchè non tutto il mondo gradisce diventare una provincia cinese, oppure vedersi distrutta la manifattura locale con pratiche di 'dumping' senza troppi riguardi, oppure vedersi colonizzati per via di oligopolio cibernetico.
Sarebbe interessante capire come la modernizzazione forzata degli ultimi decenni si sia potuta applicare proprio nel contesto dell'articolo: solo 'copertura' ideologica ?
Probabilmente vige qui un elemento non detto, cioè una radicale e sostanziale vena pragmatica cinese. Se gli occidentali ci danno la corda con cui essere impiccati, vecchia idea leninista, bene, profittiamone. Al buon momento ce ne serviremo.
Ecco, in quel momento occorrerà essere altrettanto pragmatici noi che cinesi non siamo, e definire le nuove realtà 'unitive' come indicazioni culturali e filosofiche non strettamente 'politiche', perchè l'azione economica attuale della Cina mira a costituire le basi del suo finale potere egemonico globale.
Non sarà facile opporsi solo 'filosoficamente', ma sarebbe poi 'giusto' farlo ? Dopotutto la Cina avrebbe alla fine depotenziato i conflitti tra stati rendendoli impossibili, dopotutto la Cina avrebbe 'normalizzato ' il mondo così realizzando la tendenza 'unitiva' latente del 'capitalismo', dopo tutto avrebbe estirpato idee religiose vetuste e ridicole...dopotutto dopotutto...parleremo cinese e basta.
Come il 'bene' finale sia il nostro più grande nemico per via di interposto 'male'.
oriundo2006 12 dicembre 2025
Ah, dimenticavo. Chi indica il 'bene' ed il 'male', dosandone le modalità ed attribuendone il 'valore', è Sovrano di questo Mondo.
Agisce nell' Incognito, sotto vesti mascherate, non visto direttamente, e manipola le Lettere Sacre inviandone la forma depotenziata, come Divino Decreto, ai servi che nella Caverna hanno il ruolo di farne baluginare le Forme visibili ad un più vasto pubblico.
Queste sono percepite come Indice del favore Superno, determinanti generali della Storia e come tali accettate senza discutere, tantopiù se recano indubbi benefici, primo tra tutti continuare l' ipnosi dello Spettacolo in sè e per sè, con tutta la sua sequela gerarchica che si dipana in pensieri, azioni, persone: la loro Storia.
Lo Spettacolo è sempre in azione ed il pubblico pensa che sia per i propri interessi, per le proprie finalità, individuali o collettive: che sia dunque a 'fin di Bene'.
Che catastrofico errore.
Sorride il Sovrano di questo Mondo alla stupidità degli umani legati al 'bene' ed al 'male', alla prigione valoriale dei loro interessi meschini sotto l'effige del travestimento del 'bene comune'.
Sono presi al gabbio e ne desiderano solo i benefici. Null' altro. E li tramutano in tronfie superiorità concettuali o pratiche personali, quando è un Mondo che ha un solo Attore. Invisibile. Occulto.