Di Alessandro Fanetti per ComeDonChisciotte.org
Historia magistra vitae Cicerone
Ci sono luoghi in cui la geografia non basta a spiegare ciò che si vede. Terre in cui le linee tracciate sulle mappe si dissolvono nella memoria, nelle lingue, nei simboli e nei racconti di chi le ha vissute (e le vive) per l'intera sua esistenza. L'area del nostro pianeta racchiusa fra pezzi di Italia, Slovenia e Croazia è certamente una di queste: il grande territorio principalmente carsico, stratificato fra passato, presente e futuro. Un territorio dove la storia non è mai del tutto passata e continua a emergere, ostinata, nei "dettagli" di tutti i giorni. Questo reportage fotografico cerca di raccontare proprio questo, seguendo un filo visivo fatto di contrasti e convivenze. Dalle bandiere rosse e i richiami a un passato jugoslavo ancora vivo nella memoria collettiva (il quale racconta una cultura politica assolutamente non completamente archiviata, alle scritte bilingui - italiano e sloveno - che segnano muri, cartelli e identità.



Ricordando che il confine è anche linguaggio e quotidianità condivisa. Terre certamente attraversate anche da ferite profonde, come mostra la "Foiba di Basovizza" o la "Risiera di San Sabba". Luoghi che impongono riflessione e silenzio, caratterizzati da memorie spesso contrapposte che testimoniano la complessità del Novecento (e oltre).


Accanto a questi, emergono simboli di fede e continuità, come il Santuario di Monte Grisa, punto di riferimento spirituale in un territorio segnato da profonde divisioni e complesse riconciliazioni.

Luoghi simbolo inframezzati da altri meno "famosi" ma egualmente significativi, come la stella rossa di "Prosecco" - "Prosek", i monumenti sparsi dedicati alla Terza Armata Invitta e quelli ai caduti disseminati tra Italia e Slovenia, dove la memoria assume forme diverse ma dialoga nello stesso spazio.



E poi la significativa "Scalinata delle Medaglie d'Oro" a Trieste e il "Sacrario di Redipuglia" che raccontano la "Grande Guerra", caratterizzata dal sacrificio di centinaia di migliaia di giovani.





Le immagini poi si spingono oltre il confine, fino a Fiume/Rijeka, città simbolo di appartenenze contese, dove il "Palazzo del Governatore" richiama l'ombra di d'Annunzio.

E ancora, lungo le strade slovene, una gigantesca scritta "Tito" incisa sul paesaggio ricorda un passato politico che continua a proiettarsi sul presente.

In queste immagini si mostrano poi slogan come "proletari di tutto il mondo unitevi" - in italiano e sloveno - e parole come "disarmo, pace, coesistenza", scritte nella facciata della "Prosvetni dom" a Opicina.


Frammenti di un dialogo mai concluso, tracce di ideologie, identità e speranze che si sovrappongono senza annullarsi. Questo reportage cerca dunque di essere sia un racconto "geografico" che un percorso dentro una memoria plurale, dove ogni immagine è una soglia. Con un passato mai univoco e il confine che separa e allo stesso tempo unisce, confonde, costringe a guardare più a fondo.
Di Alessandro Fanetti per ComeDonChisciotte.org
06.05.2026



natascia 14 maggio 2026
Reportage commovente, ogni anno vado in vacanza in quei luoghi. Con l’Italia esiste un legame incancellabile sia con Slovenia che con Croazia che NATO - UE- USA non sono riusciti a cancellare. Sopprimere storia e geografia dagli studi primari e secondari non basta.
Esiste una vocazione adriatica al cosmopolismo non allineato che ha sempre disturbato le voglie predatorie dei popoli senza mare e i pirati nordici. Il mare Mediterraneo è la forza dei popoli che lo abitano.Quando Venezia cadde gli schiavoni dalmati pronti a morire per lei furono tenuti fermi dalle élite ormai marce molto simili a quelle attuali, forse in un rigurgito di dignità.
Scalca 14 maggio 2026
mi fai commuovere