Sulla polvere e sulla cenere

Il saggio “I confini del dolore” di Lella Ravasi Bellocchio torna sulla grande domanda dell’uomo: perché il dolore?

Sulla polvere e sulla cenere

di Alessia Vignali

“VIOLENZA-A-A-A-A-A io grido e nessuno risponde.” “Ma la Sapienza da dove viene? L’Intelligenza dove si trova?” “Non dalla polvere esce il dolore Non dal terreno cresce la sciagura Ma uomo nasce per la sciagura Come le aquile per il volo.” Da “Il libro di Giobbe”, a cura di Guido Ceronetti, Adelphi 1988

Con il recente saggio “I confini del dolore”, edito da Raffaello Cortina Editore, la psicoanalista Lella Ravasi Bellocchio ci consegna un’intensa, poetica e veritativa indagine sulle connotazioni del dolore umano vissuto oggi, sul lettino della stanza d’analisi dalle sue pazienti. Ovviamente l’indagine si allarga alle accezioni “ontologiche” della sofferenza nel destino umano.

Il filo conduttore è il Giobbe dell’Antico Testamento. “Ora” la psicoanalista cerca di dare un senso a ciò che un senso non pare avere, opponendosi al fato deterministicamente preordinato della sofferenza psichica. “Allora” Giobbe pose a Dio le sue “blasfeme” domande sul motivo delle sofferenze inflittegli. Indicibilmente piagato dalla pelle sino alle ossa, e dopo aver perduto tutto, egli ne chiede “sfrontatamente” conto a Dio. La risposta che ottiene rimane un enigma.

A volte il dolore è il viàtico di una trasformazione profonda e strutturale della persona, il mezzo per qualcosa di sconvolgente ma necessario. A partire dalla sofferenza nasce talora “una nuova possibilità di stare al mondo, forti di una dignità che si riconosce nel grido di Giobbe, nel “perché?” a cui dare una risposta”.

Per la massima efficacia di quella che più che una recensione rimane una mia indicazione di lettura, preferisco farmi da parte e di seguito far parlare direttamente l’Autrice, proponendo alcuni brani tratti dal terzo capitolo del testo. Le parti in esso estrapolate dal “Libro di Giobbe” provengono dalla traduzione di Guido Ceronetti, edita da Adelphi. Alla fine della lunga citazione vi attenderà qualche mia ultima considerazione.

Storia di Giobbe Un uomo di nome Iob era in terra di Uz Un uomo di perfetta purità Temeva Dio e il male aborriva (…) Tra tutti i figli dell’Oriente l’uomo più grande era (1, 1-3) Giobbe è un uomo giusto, una persona perbene: ricco, generoso, attento agli altri, “perfetto”. All’inizio della storia è un uomo appagato, felice. Ma arriva Satana a scommettere con Dio: facile essere giusti quando tutto va bene. Ma stendi la tua mano e colpiscilo in tutto il suo Sulla tua faccia ti maledirà (1, 11) Cominciano le prove: Giobbe perde tutto, le ricchezze, i figli, ma non maledice il signore. E Satana sfida Dio a provarlo più duramente: -La pelle per la pelle. L’uomo dà tutto Per la sua vita. Ma stendi la tua mano E nel suo osso e nella sua carne colpiscilo Sulla tua faccia ti maledirà- E a Satana il Signore disse -Eccolo in tua mano. Solo tienilo in vita – (2, 4-6)

Giobbe è perduto, piaghe, dolori fisici, la moglie lo invita a maledire Dio e a morire, finalmente. Arrivano tre amici, e da principio prendono parte al dolore di lui:

Per terra siedono insieme con lui Sette giorni e sette notti senza parlargli mai Perché vedono grandissimo dolore (2,13)

Ma Giobbe comincia a urlare, non rassegnato, la sua disperazione d’esser nato:

Che tu sia maledetto Giorno che mi hai partorito E tu notte per aver detto Un maschio è concepito (3, 2-3) (…)

Comincia a definirsi in lui l’inquietante interrogarsi sul male. È proprio Dio che vuole tutto questo male, e soprattutto se non è lui allora che è? A questa domanda gli amici si spaventano e cominciano a prendersela con Giobbe, colpevole di voler interloquire con Dio, al di là degli schemi tradizionali. E chi sei tu per osare tanto? Giobbe tiene duro e alza il tono, sempre più pesante, nel rifiutare la rassegnazione… “così va il mondo”… eh, no! Non è disposto a subire prediche, c’è in gioco qualcosa di più importante della sua stessa vita: una incoercibile dignità che lo porta a non cedere, a difendere il proprio diritto di creatura:

(…)

Prenderò la mia carne coi miei denti Metterò la mia vita tra le mie mani
Mi uccida pure. Non cederò Finché non abbia davanti a lui Difeso le mie azioni Anche per questo sarò salvato (13,13-16)

La salvezza, se ci sarà, sarà altro dalla pietà tignosa degli amici: sarà il diritto della creatura a esserci; minacciato dalla crudeltà, Giobbe sarà salvo se verrà riconosciuto il suo diritto all’innocenza. Si srotolano le parole degli amici, si alternano l’un l’altro con diversi linguaggi, sempre più irritati dalla forza di Giobbe, che va fuori dagli schemi, impedendo loro una soddisfazione “terapeutica”: e infatti uno di loro lo vorrebbe provocare:

Tu fai scempio della Pietà Tu uccidi il pensare a Dio (15,4) Divine consolazioni dolci parole Sono poco per te? (15,11)

Giobbe non si lascia intimorire; li liquida con parole durissime e torna all’oggetto primario, riprende a cercare il rapporto da pari a pari, non con i servi, ma direttamente con il Padrone.

Quante cose ho sentito come queste Mi stomacate consolatori (16,2) Fino a quando mi darete dolore Tormentandomi con parole? (…) Fosse anche vero che ho peccato Sarebbe cosa mia il peccato (…) Il Colpevole che ho io qua dentro Le rete che mi soffoca è Dio VIOLENZA-A-A-A-A-A io grido E nessuno risponde (19,2-7)
È di albero sradicato il mio sperare (19,10)

(…)

All’interno del conflitto tra Giobbe e gli amici, nei toni sempre più alti dello scontro, nella ricerca radicale di Giobbe perché si manifesti il senso, c’è un capitolo che pare “a parte”. È l’inno alla Sapienza: in realtà il primo manifestarsi del mistero dell’esistere al di là del “male”:

Ma la Sapienza da dove viene? L’Intelligenza dove si trova? L’uomo ignora la sua figura Sulla terra dei vivi non si trova L’Abisso dice - In me non è - Il Mare dice - Da me non è - (28,12-14) Agli occhi di ogni animale si nasconde E agli uccelli del cielo si dissimula La Perdizione dice La Morte dice - La sua fama è volata al nostro orecchio – (28, 21-22)

La Sapienza da dove viene? E l’Intelligenza dov’è? È il tempo delle domande sul senso, ma è anche la presenza del limite e la visione del femminile come relazione:

Dio le sue vie ha scrutato A lui solo il suo luogo è noto (…) Quando del vento il peso fissava E dispensava l’acqua con misura Quando una legge alla pioggia dava E un alveo alla folgore che tuona Allora la vide e la circoscrisse La scandagliò e la comprese (28, 23-27)

È a questo punto che Dio, Signore del bene e del male, entra in scena, accetta la sfida, accetta di avere Giobbe, l’uomo Giobbe, come interlocutore:

Prendi le armi come un guerriero. Io faccio le domande tu illuminami (38,3)

È fatta. Seguono pagine e pagine di versi in cui Yahweh racconta il potere, la forza della sua creazione, descrive macro e microcosmo, gli animali, la natura, la ricchezza; fa sfoggio della sua onnipotenza sulla creazione intera, dal mondo superno al mondo infero. Non è questo il punto; la svolta è che Giobbe ha ottenuto il faccia a faccia con Dio; è stato riconosciuto, l’ha riconosciuto. E questo salva entrambi. Giobbe accetta nell’incontro l’inesplicabile; è protagonista dell’incontro con il mistero, e questo fatto lo rende un uomo libero:

E rispondendo Iob al Signore dice: So che puoi tutto E che sei tutti i possibili pensieri (…) Parlavo da insensato Prodigi da me lontani Che ignoro Il mio orecchio aveva captato Vaghi suoni di te Ma adesso ti ha veduto Il mio occhio Perciò mi ripudio E mi consolo Sulla polvere e sulla cenere (42, 1-6)

Giobbe può accettare ora la complessità come un fatto che gli appartiene: “mi odio e mi consolo”. La vertà è nell’incontro, non nelle formule. Yahweh sta dalla parte di Giobbe, mentre gli amici vengono sconfermati:

Perché non avete di me parlato Con fondamento come il mio servo Iob (42, 7) E dunque infine: E morì Iob Vecchio Al colmo dei giorni (42, 17)”.

Come voi, esco stupita e desiderosa di comprendere di più da quest’esperienza di lettura. Credo che ciascuno cercherà una personale, possibile interpretazione, provenendo il testo su cui si esercita l’Autrice da tempi tanto lontani e oscuri da renderne oggi pressoché incomprensibile la logica.

A me sembra vicinissima la disperazione di Giobbe ed è grande la pena, e anche la tenerezza, per lui. Ma fatico a comprendere la “soluzione” cui perviene.

Si consola di che cosa? Forse, il movente della sua “conversione” è l’avvicinarsi a lui del Signore: il loro “entrare in contatto” che, come afferma Ravasi Bellocchio, mentre mostra Dio allo sguardo di Giobbe, mostra quest’ultimo a sé stesso. “Mi vedo riflesso nella pupilla del Dio che mi guarda… e Dio mi stima, se vuole rispondermi”.

Grazie allo sguardo di Dio che gli conferma la sua dignità, a Giobbe non brucia ammettere d’esser stato stolto a rinchiudersi narcisisticamente nel suo dolore (come peraltro ogni malato grave di questa terra fa, perché non può fare altro). Può serenamente ripudiare quel narcisismo assoluto, odiare in sé stesso quella stoltezza e consolarsi fiero comunque di sé, d’aver osato tanto e d’aver visto tanto.

Grazie alla teofania e alla cosmogonia che Dio gli dispiega davanti, s’accorge di quanto meschino sia il suo dolore al cospetto dell’incommensurabilità del creato. Esce da sé e torna a vedere l’infinita estensione del cosmo.

Forse, il “senso” del dolore non c’è. C’è soltanto da pensare, anzi da sentire, il “senso” dell’esistenza. Anch’esso non viene dato nel racconto biblico, ma sembra implicito al partecipare alla sfolgorante bellezza del creato, al sentire ed al sentirsi a un contempo partecipi ed esclusi dallo sfarzo, dalla meraviglia e dal mistero del tutto. Forse Giobbe viene preso da una tale “Sindrome di Stendhal” al cospetto di questo sublime che in lui cade anche la necessità del domandare, resa oramai futile. Esserci e soffrire vale perché si assiste a questo sfolgorante progetto d’assoluta bellezza.

La bellezza sembra, in questo testo sottoposto a infinite ermeneutiche, tra i pochi valori indiscutibili. Essa ha un significato talmente grande da mettere in ombra persino ogni considerazione sulla liceità dell’esistenza del male.

Manca, in questa visione, il lenimento che noi umani conosciamo al dolore, l’unico che in genere riesce a ridurre la sofferenza: l’amore. Ma forse è implicito nello stesso avvicinarsi di Dio all’uomo, forse non traspare dal testo per motivi di linguaggio. Oppure, l’umanità dovette attendere l’affacciarsi sul mondo del Nuovo Testamento, per vedersi dipanare in tutta la sua potenza la forza dell’amore e quella della carità. Chissà.

È tuttavia un fatto che esista un metodo terapeutico, la psicoanalisi di cui è accorata interprete Ravasi Bellocchio, che cerca di raccogliere e far suo quel messaggio, al di là di ogni riduzionismo scientifico. In questo incontro umano tra umani mossi da pìetas si gioca ancor oggi la possibilità, per un soggetto spaccato dal dolore, di emanciparsi da ferite profonde.

Commenti (59)

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Mostra commenti 59 caricati
    1. emilyever 12 giugno 2024

      ll Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Infatti il Signore raddoppiò quanto Giobbe aveva posseduto.
      Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. 17Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni. cap.42

      Leggendo l’articolo, invece, sembra che Giobbe muoia al culmine di tutte queste sventure. Mi chiedo perché l’autrice non abbia ricordato il lieto fine.
      Il libro di Giobbe è una di quelle pagine a cui si ritorna più volte nella vita quando ci si interroga sull’imperscrutabile mistero del male. E ogni volta si scopre qualcosa in più su di noi, almeno a me capita così. Questa volta ho riflettuto sulle domande che fa Dio, non tanto sul contenuto, ma sul porre domande prima di trovare la strada, la coscienza, e forse anche le risposte. Pensavo quando anch'io nel 2020 mi sono trovata davanti alla tv a guardare e sentire il male assoluto e restavo lì, spaventata e annichilita davanti ad un medico (Gallera della regione Lombardia) che comunicava i morti del giorno per covid ordinando a chi fosse malato a casa, di chiamare solo quando si avvertisse la mancanza di respiro. E cominciarono a sorgere le mie domande:- Ma se il virus è sconosciuto, perchè non fanno le autopsie? ma papà (che era un pediatra) non diceva sempre che nelle malattie infettive bisogna intervenire subito, e in particolare, nelle polmoniti, anche se fossero virali, bisogna dare l'antibiotico per le sottoinfezioni batteriche? ma i medici, anche difronte ad una malattia mortale, non dovrebbero aiutare, non abbandonare a se stessi? ecc. ...le cose che ho già scritto e ci siamo già dette.
      Questo era un caso in cui le domande servivano a dubitare, a non fidarmi delle persone che stavano guidando il tutto, e successivamente, a non accettare la soluzione che coloro che avevano negato le cure ci proponevano dopo.
      Al contrario, le domande di Dio a Giobbe servono a farci sentire, più che capire, che cosa sia la Fede, l'abbandonarsi a qualcuno che ci dice di essere creatore di tutto, anche di noi, e fa capire a Giobbe che quello che gli succede non è colpa sua, nè che le colpe dei padri ricadono sui figli, come diranno poi i greci. Lella Ravasi Bellocchio forse avrebbe dovuto vedere o rivedere lo psicanalista Robin Williams in Genio ribelle, quando ripete a matt Damon, di cui conosce la solitudine e la drammatica infanzia di abbandono:- Non è colpa tua, non è colpa tua- , ma che insieme avrebbero potuto impostare una vita diversa.
      Manca l'amore? si chiede l'autrice. Forse.
      Ma non è già una forma di amore, da parte del creatore, ricordargli che colui che ha sconfitto le tenebre, non è solo quel dio punitore di Sodoma e Gomorra, e che i suoi amici hanno sbagliato a spiegare il male come conseguenza di una colpa? Le cose accadono, Dio le controlla tutte, e Giobbe deve affidarsi, senza chiedere. E' un atto di fede quello che gli viene chiesto, e riavrà tutto quello che aveva perso e anche di più.
      Se dalla riflessione nasce una nuova consapevolezza del mondo, dalla sofferenza si può anche uscire rigenerati, come è successo a Giobbe

    2. sbregaverse 12 giugno 2024

      Ravasi* ha scritto un commento illuminante sul libro di Giobbe anni fa.
      *Gianfranco ora con la porpora cardinalizia; allora , nemmanco , monsignore.
      Che ci sia parentela ¿?

    3. emilyever 12 giugno 2024

      Oh mio Dio, Ravasi sotto mentite spoglie? giammai. Donna da camper sono

    1. lazarovici 12 giugno 2024

      Dio è creato da chi lo invoca, ma la risposta è sempre il silenzio, caro il mio Giobbe. Cosa leggiamo nel "Settimo sigillo" di Bergman?.....Cavaliere: Vorrei confessarmi ma non sono capace perché il mio cuore è vuoto ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare. Mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi leggo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili. Vi scorgo immagini di incubo date dai miei sogni e dalle mie fantasie.
      La Morte: Non credi che sarebbe meglio morire?
      C: È vero.
      M: Perché non smetti di lottare?
      C: È l'ignoto che m'atterrisce.
      M: Il terrore è figlio del buio.
      C: Che sia impossibile sapere... Ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse, preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli. Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? Che cosa sarà di coloro i quali non sono capaci, né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me in modo vergognoso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?
      M: Il suo silenzio non ti parla?
      C: Lo chiamo e lo invoco e se egli non risponde io penso non esiste.
      M: Forse è così. Forse non esiste.
      C: Allora la vita non è che un vuoto senza fine. Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo nel nulla, senza speranza.
      M: Molta gente non pensa, né alla morte, né alla vanità delle cose.
      C: Ma verrà il giorno in cui si troveranno all'estremo limite della vita.
      M: Sì, sull'orlo dell'abisso.
      C: Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un'immagine alla quale dare poi il nome di Dio.

    1. Teopratico 12 giugno 2024

      Ognuno di noi brama la sua fetta di dolore, e sempre la trova, specialmente quando non sa come percepire la vita altrimenti.

    1. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Lascio stare il dolore e parto dalla storiella:
      ' Ma arriva Satana a scommettere con Dio (che successivamente viene chiamato Yahweh).'

      È scritto 'arriva Satana a scommettere' e manca in forma esplicita ' e Dio accetta la scommessa'.

      Ovvero colui che, stando alla storiella, ci ha creato a sua immagine e somiglianza, ci mette alla prova infliggendoci quanto di peggio una mente malata può immaginare, scommettendo con Satana (che il Dio in questione non ha saputo, voluto, potuto sconfiggere).
      Si può essere più abbietti di così?
      Far soffrire di proposito un proprio figlio amatissimo (così dicono) per cercare di dimostrare la propria potenza?
      E se non questo per dimostrare cosa? Vincere una scommessa?
      Tra parentesi, quando si scommette c'è una posta per il vincitore: qual'era?

      A metro attuale, bisognerebbe riaprire i manicomi per i criminali di questo calibro.

    2. sbregaverse 12 giugno 2024

      In hac lacrimarum valle , è l'impermanenza che è, con noi, misericordiosa
      ovvero La Regina Mater ¿?

    3. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Non capisco: domanda di riserva?

    4. BrunoWald 12 giugno 2024

      Mi hai letteralmente rubato il commento, caro abs (e meno male, perché mi risparmi la fatica e l'hai fatto meglio. 😉 )

      Hai colto l'essenza della questione. Ed è tragico pensare a quante ottime persone, attraverso i secoli, hanno cercato di estrarre una morale da queste farneticazioni, dicendo a se stesse: "chi sono io per giudicare la Parola del Signore?"

      L'abiezione del presunto Padre amorevole, che tortura le sue creature per vincere una scommessa con il Cattivo della storiella, riflette con esattezza il livello spirituale di una certa tribù, e di coloro che da così tanto tempo si abbeverano alla sua "saggezza".

      È per questo che, nel mio piccolo e senza pretese, ho scelto il Corvo di Odino per il mio banner: per marcare una distanza di sicurezza.

    5. LuxIgnis 12 giugno 2024

      Le storie, i miti hanno diversi livelli interpretativi, in alcune classificazioni sono almeno tre o quattro. Tutti più o meno, e certamente lo è la Bibbia o i testi sacri, che sono fatti apposta in questo modo. Senza contare che spesso hanno un livello esoterico di non facile intendimento poiché mancano le chiavi di lettura e bisognerebbe leggerli in lingua originale.
      Quello che tu indichi è solo un livello ed è il più semplice, il più superficiale, ma nella storia ve ne sono altri, diversi altri che hanno un senso più profondo.
      Non che quel livello sia falso di per sé, ma se ci si ferma a quello non si va da nessuna parte. E a volte sono apposite barriere alla comprensione, che devono essere superate mettendo da parte i pregiudizi.

    6. R66 12 giugno 2024

      Concordo con te che preso letteralmente, relazionato ai tempi odierni e senza approfondire la circostanza dell'epoca, quel racconto appare assurdo; sembrano due compari che vanno a giocare al casinò.
      Spero che nessuno dei credenti pensi davvero a un dio onnipotente che si mette a scommettere; sarebbe paradossale e assolutamente non degno di alcuna valutazione.
      Senza considerare che l'avversario sarebbe il più stupido essere dell'universo, dato che scommette con chi ha il potere dell'onniscienza.

      Un punto da tenere presente è che a quel tempo (il libro di Giobbe è uno dei più antichi), il popolo e la civiltà vigente erano davvero un disastro e c'era una credenza riguardo a una sorta di principio della retribuzione; alcune denominazioni protestanti americane ancora la mantengono in qualche forma.

      Tale principio faceva credere che se ti succedevano delle disgrazie, era perché ti eri comportato male e viceversa, per cui i tanti o i pochi averi, la buona o la cattiva salute ecc... stavano a dimostrare oggettivamente la rettitudine o meno di ognuno.
      Seguendolo, oggi i Rockefeller sarebbero degli esempi integerrimi.
      In Giobbe tale credenza viene scardinata.

      Alcuni libri del Vecchio Testamento sono scritti in una forma a noi ostica.
      Andiamo a soffermarci sui particolari, a trovare il pelo nell'uovo, mentre l'intento era quello di spiegare un criterio specifico ad un popolo semi-primitivo e iracondo, all'interno di un circuito con altri anche peggiori.
      Ciò lo si faceva tramite un racconto di quel tipo.
      In linea di massima, se in A sono scritte una cosa chiara e una cosa non chiara, ma la cosa non chiara è in seguito spiegata dettagliatamente in B, è l'ultima che va presa a modello.

      Secondo questo principio, in B è scritto che YHWH non tenta nessuno, quindi la scommessa su Giobbe non va intesa come una vera scommessa.

    7. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Le cose semplici almeno sono immediate, alla maniera di facciamo finta che....
      Se leggi la bibbia ed i testi detti sacri da solo diventi ateo, se te la fai leggere ed interpretare... arrivi alle 3 religioni monoteiste.
      Forse questo è il motivo per il quale in Gerusalemme e dintorni combattono, da sempre le 3 religioni moniteiste: ognuno interpreta, aggiunge e toglie a suo modo.

      Certo, concordo che ai tempi remoti, e che la lingua in cui erano scritte e poi tratotte e ritradotte, e che il significato delle parole stesse... ovvero che ne sappiamo infine di che cosa c'era e di che cosa volesse dire?

      Quello che so sono due cosette:
      * la conoscenza porta dubbi
      * so sbagliare anche da solo.

    8. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Concordo.
      Gli è che le interpretazioni sono interpretazioni e, come ho scritto in un altro commento, indicano soltanto che non c'è accordo e che ognuno tira acqua al suo mulino.
      Tuttavia, non se ne sa mai abbastanza e non ho pregiudizi.
      Se hai un testo che ritieni valido e se lo trovo dove vivo lo leggo al volo.

    9. LuxIgnis 12 giugno 2024

      Non ho un testo ma ho riflettuto sulla storia di Giobbe e ci ho trovato varie cose nascoste. Il primo impatto è stato quello che hai detto tu.
      Non si tratta solo di tirare l'acqua al proprio mulino, si tratta proprio che alcune cose sono nascoste e alla portata solo di chi abbia fatto un determinato percorso.

      Sui vari livelli di interpretazione delle storie ci sono i testi Sufi di Idries Shah che ne parla abbondantemente. I Sufi sono maestri nel nascondere nelle storie molte verità. Meno drammatici di quelli che hanno inventato Giobbe, loro tendono più all'umorismo e all'assurdo.

    10. sbregaverse 12 giugno 2024

      Certo che mi hai capito, eccome, del resto, ti conosco caro:
      furbacchione.

    11. R66 12 giugno 2024

      Le indicazioni date da Yahushua sono semplici e immediate, per non seguirle non è necessario andare a scovare dilemmi sul libro di Giobbe o in altri, basta semplicemente non volerlo fare.

    12. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Concordo su questo tua opinione.
      Semplice e diretta.
      Poi, ovviamente, ogni scelta comporta respinsabita' che vanno accettate.

    13. BrunoWald 12 giugno 2024

      Ci sarebbe da chiedersi perché mai un dio avrebbe dovuto rivolgersi a "un popolo semi-primitivo e iracondo", anzi l'avrebbe addirittura prescelto, proprio "quello"...

      Ci sarebbe anche da chiedersi perché certi testi, presi letteralmente non fanno una bella figura, bisogna "interpretarli"...

      Mi rendo conto che potresti percepire una certa acredine nelle mie parole, ma la polemica non è rivolta a te. Semmai, alla casa madre.

    14. R66 12 giugno 2024

      Non percepisco nessuna acredine, anzi, credo che sul tema io faccia più obiezioni di te, le mie risposte equivalgono alle migliori che ho trovato/estrapolato/compreso; non necessariamente sono esatte.
      Dunque, perché abbia scelto quel popolo?
      Seguendo tutta la narrazione, la discendenza risulta comunque unica, la direzione del ceppo specifico credo dipenda dal meglio o dal meno peggio a disposizione per poter far avanzare il piano generale, il quale lo si dovrebbe considerare rivolto a tutti fin dal suo concepimento.
      Per farla breve, invece di considerarli prescelti, forse sarebbe più corretto ritenerli "primi strumenti".

    15. absitiniuriaverbis 13 giugno 2024

      Bene benissimo, dovrò applicarmi meglio.
      I sufi sono divertenti, concordo. È non solo per le famose danze. Anzi.

    16. absitiniuriaverbis 13 giugno 2024

      In 75 anni è la prima volta che mi si attribuisce il 'furbacchione': sono curioso.

      Mi spiego, e ne sono orgoglioso: ho vissuto anni alle elementari e medie apostrofato 'terrone' 'quattrocchi e violino', anni alle superiori ed università come 'secchione e saputello e bastian contrario' ma mai 'furbo e derivati'.
      C'è sempre una prima volta!😜

    17. LuxIgnis 13 giugno 2024

      Le danze che le creò Rumi come mezzo per placare la mente, prerequisito essenziale per risvegliare la "vera" mente nascosta, sono diventante col tempo una cosa commerciale e pittoresca.
      Accade spesso.
      Ma sono belle.
      Ma non tutti i Sufi hanno come tradizione la danza.

    18. sbregaverse 14 giugno 2024

      Bene ,appurato che abbiamo la stessa età, il mio intervento , voleva significare, che il dolore la sofferenza e ogni altro accidente , più o meno "fortunato^sfortunato"accadono con la ben conosciuta legge dell'impermanenza ovvero, per il credente, si tratta di voluntas DEI presso CUI la Mater misericordiae ha facoltà di intercedere.
      Mi sembrava intervento banale se non troppo succinto. Mi auguro di essermi spiegato .
      Il furbacchione era pesato sul fatto che tu avevi capito benissimo ma volevi farmi dire di più(come del resto è successo).

    19. sbregaverse 14 giugno 2024

      Una mia Maestra che roteava divinamente alla scuola di Osho s' infatuò di me, durante un ritiro , in terra di Puglia.
      Non la corrisposi se non nelle vorticose danze.
      Caro ricordo di scorpacciate di pasticciotti in allegria.

    20. absitiniuriaverbis 15 giugno 2024

      Grazie, classe 1949!
      Buddha: “ O monaci, io non vedo come sia possibile ottenere un possesso che sia permanente, imperituro, eterno, non soggetto a cambiamento e che duri per sempre”.
      Dunque, per Buddha, la vita è cosparsa di sofferenza dovuta all’impermanenza, all’impossibilità di creare o avere qualcosa che rimanga per sempre. La cosa importante è imparare a superare questa sofferenza che altrimenti avvolgerebbe le nostre vite. La condizione di impermanenza dovrebbe diventare un punto di partenza, una possibilità per ogni essere umano. Volgere in maniera positiva quello che a prima vista sembra qualcosa di estremamente negativo.

      Non commento (troppo) sul concetto che dichiara che qualcuno/a interceda con quello in alto: o quello/a che intercede non è capace o, peggio, non vuole o l'altro è sordo se va bene. Se non fosse sordo...

      Lo sai che 'tutto è perfetto così com'è' ci trova d'accordo.

    1. fuffolo 11 giugno 2024

      Il dolore fisico serve per comunicare, per dare una direzione con un'indicazione non equivocabile. Un linguaggio base, non servono concettualizzazioni o convenzioni per capire.
      Il sistema indica anche così la strada per evolversi, divenire qualcosa di nuovo

    1. ezio 11 giugno 2024

      "Esserci e soffrire vale perché si assiste a questo sfolgorante progetto d’assoluta bellezza"

      È così!

    2. Nonso 11 giugno 2024

      Curati

    3. maghi 11 giugno 2024

      in effetti se uno assiste a cotanta bellezza non dovrebbe soffrire. Almeno fintanto è nella visione. Ma poi tutto passa e torna il soffrire.

    4. Nonso 11 giugno 2024

      Tutto passa? Tutto passa. Tutto cambia. Continuamente.
      Proviamo a considerare di essere gli unici responsabili della bellezza: captare/non captare. Che poi si può anche dire cogliere/non cogliere.

    5. maghi 11 giugno 2024

      bisogna accettare la caducità con umiltà.

    6. uomospeciale 12 giugno 2024

      Purtroppo la vita è dolore e il dolore finisce quando finisce la vita.
      Ovunque si volga lo sguardo, dove c'é vita c'é dolore competizione e lotta per restare in vita.
      La vita è sempre stata la condizione più miserevole dell'esistenza:
      Anche un sasso esiste, ma a differenza di tutto ciò che è vivo non verrà mai chiamato a pagare un tributo di dolore e sofferenza, per questo....Il sasso esiste e basta.
      Beato il sasso.
      Ma per fortuna esiste anche il sesso e il cibo a rendere un po più sopportabile questa cornucopia di dolore che ci arriva in regalo per scelta altrui.
      Oltre alla fede in Dio che ci conforta..
      Preghiamo dunque:

      " Dacci oggi il nostro pane, vino, pesce, aragoste e fiorentine alla brace, la nostra pluma di pata negra grigliata, la pastasciutta al ragù e i nostri Muffin appena fatti serviti con caffè e biscotti a letto, da una giovane fanciulla dai modi gentili e le tette sode... E Così sia!..Amen!..."🙏🙏

    7. Nonso 12 giugno 2024

      Se poi ci metti lo sgambetto...

    8. maghi 12 giugno 2024

      Gesù afferma che Dio può trasformare i sassi in figli di Abramo e di Mosè. Poi se Lui vuole, ci concede anche qualche piccola soddisfazione umana, ma ai limiti imposti e riconosciuti anche da San Paolo. Difatti lui preferiva che tutti i cristiani fossero come lui, ma pochi possono avere il suo spessore. La maggior parte degli esseri umani nemmeno si accorge che correre dietro alle soddisfazioni umane porta solo dolore e amen.

    9. maghi 12 giugno 2024

      lo vedo...

    1. pieros 11 giugno 2024

      Ma la psicanalisi era quella cosa inventata da un ebreo austriaco per spiegare ai protestanti tedeschi che devono vivere come i cattolici italiani?

    2. maghi 11 giugno 2024

      non si scherza sulle cose serie.

    3. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      ... per non scherzare sulle cose serie, le cose serie non dovrebbero essere ridicole.

      Ironia a parte, a quali cose serie ti riferisci?

    4. maghi 12 giugno 2024

      per dirla in religioso, a tutte quelle che si occupano di Dio. Per dirla in umano, a tutte quelle che si occupano di conoscenza, sapere; tipo la psicoanalisi. Fantozzi non si sarebbe mai preso l'ardire di fare comica o satira su certi argomenti. Di cretinaggini e stupidaggini è pieno il mondo, senza bisogno di fare ridere su argomenti seri.

    5. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Beh, il mondo è cambiato. Che ci vuoi fare.
      Considera che Villaggio lavorava in televisione e considera chi era al potere allora. Poi metti assieme il tutto.
      Facile facile.

      Io sono dell'idea che si possa fare ironia su tutto. Quando ci si prende troppo sul serio arrivano serissimi problemi.
      Esempio, prova a fare ironia, da vivo, sulla fede di ebrei e mussulmani.
      Loro sono straserissimi al riguardo.
      Forse li invidi?
      Credo di no.
      Anche se abbiamo poco in comune su fede/religione, ti stimo. perché sostieni il tuo punto senza fare estremismi.
      Sbaglio? Non credo.

    6. Brule 12 giugno 2024

      E come diceva il serissimo Tsunemoto, "le cose serie vanno affrontate con leggerezza, le cose di poco conto con serietà".

    7. maghi 12 giugno 2024

      come dice il poco serio maghi, le cose serie vanno affrontate con leggerezza per non farcisi travolgere, le cose di poco conto non vanno affrontate per niente per non abbassarsi al nulla, proprio come diceva il mio antenato conterraneo: "Non ti curar di lor, ma guarda e passa". Beh, lo fece dire a Virgilio, ma la penna è sempre dell'Alighieri.

    8. maghi 12 giugno 2024

      Dopo Gesù il personaggio biblico che stimo di più è Mosè. Gli ebrei ne sarebbero molto contenti. Maometto lo giudico un furbacchione al pari dei nostri capi religiosi, ma lo stimo per la parte finale incomprensibile per i musulmani, ma non per i cristiani, in cui parla della "mensa". Non per nulla era vissuto a lungo presso dei monaci siriani, che lo avevano profondamente introdotto alla nostra dottrina. Poi lui aveva rielaborato la nostra dottrina con quella ebraica e dopo averci aggiunto elementi propri, spesso finalizzati al proprio interesse (aveva ben capito come si può anche mandare alla morte con la promessa delle 150 vergini) ne aveva fatto un formidabile strumento di dominio. Pensa ora circa 2 mld di esseri umani credono in lui. E' stato il più grande politico della storia.

    9. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Grazie, non conoscevo. Andrò a leggermi qualcosa di lui.

    10. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      A Mosè, quello in alto separo' le acque del Mar Rosso per favorire il passaggio in Egitto.
      Mentre, tempi non lontani, lo stesso non si è preoccupato di aprire loro le porte dei campi di concentramento. O meglio le ha lasciate aprire in ingresso ma non in uscita.
      Lo so faccio ironia su cose a te serie ma, questo sono io.
      E non faccio ironia su di te per la tua fede, anzi.

      Ho lavorato anni con gli Indonesiani e con colleghi/clienti mussulmani.
      Nessun problema con loro e si nota che anche nel loro caso ci sono frange estremiste. Insomma, tutto il mondo è paese.

    11. R66 12 giugno 2024

      Biblicamente, ci sono risposte alla tua obiezione, ma prima dovresti eliminare l'idea di un dio simile a un genio della lampada, altrimenti ci sarà da ridire su ogni cosa.
      Prima di chiederti perché non abbia fatto questo o quello, prova a domandarti perché avrebbe dovuto farlo.

    12. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Apprezzo la tua 'ramanzina', ci mancherebbe altro. 😜

      Ho già difficoltà a ragionare su quello che di scritto si tramanda e figurati se mi pongo domande sul perché avrebbe dovuto invece fare dell'altro che ignoro vieppiu'.
      Inoltre, visto che considero quello in alto una leggenda strumentale, non ha senso a mia logica domandarmi alcunché o speculare sui possibili perché si è perché no. Leggende che, se contengono una morale, sono sempre da considerare e da valutare.
      Insomma, mi trovo più a mio agio con scritti quali il Piccolo Principe o Alice nel famoso paese, per dire. Diretti e da considerare. Anche se non mi dispiacciono affatto i testi asiatici o quelli greci.
      Mi sembrano più umani, meno arroganti, meno subdoli.

      Sai benissimo che ci sono molteplici angoli di vista di moltissime diverse prospettive.
      Il bello di avere dubbi.

    13. R66 12 giugno 2024

      No, ma quale ramanzina...
      Non è poi complicato entrare nell'ottica del testo e per farlo non necessariamente bisogna collegarci la fede.
      Stringendo all'osso, il dio biblico ha un piano ben preciso e quello segue; non è un giocattolino atto a soddisfare desideri, voglie e problemi di ogni uomo.
      Gli interventi, quando ci sono stati, sono serviti all'attuazione e al proseguimento di quel piano.
      Il fatto che l'uomo al momento non ne conosca l'interezza, non ne inficia lo sviluppo.

    14. BrunoWald 12 giugno 2024

      Se ci si basa sulla lettura letterale della Bibbia della CEI, il piano del dio biblico era quello di mantenere la sua creatura prediletta in uno stato semi-animalesco nel giardino dell'Eden. Casualmente, gli è permesso tutto meno cercare la conoscenza!

      Ma ecco che appare un "serpente", giunto non si sa da dove, a tentare Adamo ed Eva:

      “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero gli occhi vostri e diventereste come Dei, conoscendo il bene e il male” (Genesi, 3:5).

      Pare che l'Onnisciente non lo avesse previsto, e che reagisca piuttosto male:

      "Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva per sempre!" (3:22)

      Si direrebbe che il "serpente" non mentiva, dopotutto, e che a decidere la tragedia dell'umanità sia la reazione del buon Padre, che ci condanna a un'esistenza precaria di fatica e dolore, seguita da un'eternità di tormenti infernali, per punirci dell'imperdonabile delitto di avergli "disobbedito", esercitando il nostro libero arbitrio.

      Tutti i tiranni della Storia hanno pensato ed agito esattamente in questo modo.

    15. BrunoWald 12 giugno 2024

      Ripeto, queste considerazioni nascono da una lettura letterale.

      Poi, sappiamo che i testi biblici proposti attualmente ai fedeli sono una fra le tante traduzioni possibili di testi antichi di cui si sa poco o nulla, e mi sembra che le argomentate analisi di Biglino siano degne perlomeno di attenzione.

      Ma rmane il fatto che a leggere solo quello che sta scritto, le conclusioni che se ne ricavano sono a dir poco sconcertanti.

    16. R66 12 giugno 2024

      La Bibbia non parla esplicitamente di leggi pre-umane, ma si può dedurre la loro esistenza dal fatto che il Creatore viene descritto come un Dio di ordine e non di caos.
      Da qui si può continuare dicendo che una loro mancata esecuzione di fronte agli altri esseri creati prima dell'uomo avrebbe generato un precedente di parzialità, mandando tutto in fumo.
      Il piano generale comunque prevede per il futuro un ritorno alla condizione di favore iniziale, quindi niente fatica, dolore ecc...

      Per quanto riguarda la dannazione eterna: non è un insegnamento biblico.

      Credo che chiunque si soffermi sull'argomento dica: ma dato che è onnipotente, non poteva fare così o cosà invece di...
      Eh, se ti capita di sentirlo chiediglielo, secondo la Bibbia si dovrebbe credere che il modus operandi scelto sia la via perfetta.

    17. maghi 12 giugno 2024

      non è ironia. Mi sembra il discorso che mi fece la vecchietta bigotta, che andava sempre alla Messa e che mi disse: " Però Dio permette troppe situazioni brutte". Le risposi che il padrone di questo mondo è il diavolo, che fa ciò che vuole a coloro che non hanno timor di Dio. E' uno dei 7 doni dello Spirito Santo. Chi ha la Grazia, li possiede tutti e sette. I primi 5 aprono la mente a Dio, nei limiti personali e umani ovviamente, ma gli ultimi due secondo me hanno il potere di cambiare la vita da frivola a seria, da ironica ad antifrastica e filosofica, perchè operano nel di dentro, nella coscienza profonda, mentre i primi 5 è roba da intellettuali, da gente superiore e può aprire la strada alla superbia, che tra l'altro è detta il peccato delle menti religiose. Mi ricordo sempre la faccia sconcertata di un prete semplice di campagna, quando gli snocciolai i 7 vizi capitali. Cercava un rapporto di simpatia e amore e io gli complicai il rapporto. Fui colpevolmente superbo senza volerlo, ma per il catechismo è un peccato veniale e il nostro rapporto, a parte quella volta, è sempre stato splendido. Tra l'altro era andato a scuola con mia mamma e non poteva essere diversamente.

    18. absitiniuriaverbis 12 giugno 2024

      Hai ragione, non è ironia.
      Avevo cominciato il mio commento con altro in testa ma poi ho cambiato idea, stravolto il tutto e non ho corretto il termine.

      Scrivi "padrone di questo mondo è il diavolo" ovvero uno che non si è creato da solo e che nessuno, e sottolineo nessuno incluso quello in alto... etc etc., sicché tocca a noi umani cercare di venirne a capo.
      Al diavolo, la fede e la religione, dovrebbero erigire un monumento tanto è il carico che si è preso sulle spalle per giustificare tutte le nefandezze e gli errori ed orrori e le negligenze a tutti i livelli. Compreso quello in alto.
      Se un malato guarisce è grazie a dio, altrimenti il diavolo ci ha messo lo zampino. Due monumenti.

      Alla fine della fiera non conta affatto che cosa si pensi in termini di fede e religione. Contano solo i comportamenti, le azioni verso noi stessi e gli altri.

    1. Nonso 11 giugno 2024

      Sono geloso dei cazzi miei, raccontarli agli psicanalisti mi sembrerebbe sacrilego. Non mi avranno mai

    2. uomospeciale 11 giugno 2024

      Non c'è molto da fidarsi degli psicanalisti.
      Per lo più vedono negli altri i casini che non hanno saputo risolvere in sé stessi

    1. sbregaverse 11 giugno 2024

      Sublime sofferenza
      il dolore che sublima.*
      *Giobbe facile in sei lemmi .
      (potevano essere cinque: l'articolo~il~non è necessario, ma a me piace il sublime sei)

    2. lazarovici 12 giugno 2024

      il dolore che sublima...cioè...il dolore che passa sub limen...sotto il limite...sotto la porta. E ti aggredisce e ti schianta e a terra tu gridi la tua solitudine, perché non c'è un Dio onnipotente e provvidente, ma una entità che osserva atarassica l'agonia e la nascita. Si dice che il dolore è disumano, ma c'è uguale dolore fra tutti i viventi, soffre e urla il lupo, la pianta, il sasso che il fiume consuma

    3. sbregaverse 12 giugno 2024

      Nulla che passa sotto.
      Sublime* come eccelso più che eminente e col profumo del sacro.
      Questo è il sublime ed il sublimare che intendo e sono in ottima compagnia.
      *Trattato sul Sublime.
      Pseudo Longino.

    4. lazarovici 12 giugno 2024

      "Del sublime"? Un bel mattone, ci fece la tesi di laurea una mia amica suora...Quando penso al sublime, mi viene sempre in mente quando su un volo fra Cuenca e Quito, vidi un po' di fumo uscire da sotto la porta della toilette (volgarmente detta cesso). Segnalai alla pulzella dell'equipaggio, era un cretino che aveva acceso una sigaretta elettronica e soffiava sotto il limite della porta. Sublime idiota (si beccò una multa) ma le poppe della pulzella che intravedevi dalla camicetta semi sbottonata, quelle erano sublimi...

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