Di Glauco Benigni
Il 13 maggio 1981, con l’attentato di Alì Agca a Papa Wojtyla, si decise in parte la sorte della Guerra Fredda, che a quel tempo era all’apice.
Oggi che soffiano nuovi venti di guerra, sulla vita dell’attuale Vicario di Cristo quale partita potrebbe giocarsi?
Mettendo in ballo la "pelle" dei Pontefici Romani, i Poteri visibili e invisibili, in passato, hanno vinto alcuni grandi scontri della Storia nel Vecchio Continente. Oggi, la globalizzazione del terrorismo e la tecnologia dei moderni attentati hanno esteso la scena dall’Europa a mondo intero.
Il corpo fisico del Papa, nel corso del suo transito terreno, è soggetto a decadimento e inevitabile estinzione di quella forma. Il tempo lo logora, come ogni altro essere umano. Ma oltre a Chronos, anche alcuni eventi "innaturali" lo sottopongono a rischio di estinzione imprevista e prematura. Questi eventi sono riconducibili a due tipi fondamentali.
Al primo tipo appartengono gli incidenti fortuiti, preventivamente incalcolabili e inaspettati, le malattie anagraficamente anarchiche, gli incidenti dovuti all'uso di mezzi di trasporto (un tempo cavalli, carrozze; oggi automobili, aerei, etc.).
Al secondo tipo appartengono invece gli eventi ostili quali minacce, attentati, rapimenti, reclusioni forzate, soppressione. Fatti e circostanze che oggi vanno sotto la definizione generica di "sicurezza personale" del Pontefice.
Eventualità queste, che nei secoli sono state sempre molto presenti, considerate e affrontate in modi diversi. Questi eventi e queste eventualità, che non possono essere certamente trascurate, hanno da sempre condizionato moltissimo la vita del Vescovo di Roma. Le sue inevitabili relazioni "fisiche" (oggi) con le masse di fedeli esultanti o (sia ieri che oggi) con aggressori più o meno “nobili”, hanno sensibilmente influito sulla sua missione evangelica e sulla pratica politica che, non ostante l'Alta Spiritualità, i Papi hanno svolto e svolgono.
Apparire, oggi, all'esterno delle mura di protezione vaticanensi, scendere dalla Papamobile, salire su una scaletta di aereo, camminare circondato da cortine di esseri umani, tra i quali si può abilmente mascherare e celare il pericolo, costituisce un rischio reale e enorme. Fuggire in carrozza da Roma a Viterbo o raggiungere via mare Marsiglia, in passato, mentre infuriavano gli scontri tra Guelfi e Ghibellini, era ancora più rischioso.
Tale rischi sono sempre stati condizionanti di ogni relazione che riguarda il Papa, cioè condizionanti di questioni geopolitiche legate anche alla Guerra, alla Pace e alla spartizione delle risorse.
“Grazie al Cielo” ...il Vicario di Cristo è un Ruolo Eterno. Un'Icona che entra nella Storia, nella Cultura e nell'Immaginario a tempo indeterminato o meglio "priva di Tempo". Dalla sua Istituzione in poi si presume che SEMPRE, nei secoli dei secoli, ci sarà un Papa e che ogni Papa sarà (anche) "il Papa". L'avvicendarsi dei successori di Pietro è quindi (anche) l'avvicendarsi di corpi che "ospitano" il Vicario di Gesù Cristo, il Patriarca dell'Occidente, il Pontefice Massimo, il Pastore Universale della Chiesa. Ognuno di loro è un Papa, ognuno ospita e traghetta per un certo Tempo, la Manifestazione anche fisica del Vicario di Cristo, traghetta l’Autorità che ha ricevuto l'Investitura da Dio, da un Tempo all'altro. Il Tempo è il suo Regno e non lo Spazio. I secoli, le epoche storiche sono infatti le uniche vere dimensioni, con le quali il Papa si misura e assieme alle quali si "evolve". Per assurdo il Papa è, in qualche modo, l'unica forma re-incarnazionista implicitamente riconosciuta dai Cattolici. Si accetta di veder transitare da un Papa all'altro la scintilla divina dell’Infallibilità: la luce.
Nell'esercizio di questa Facoltà ogni Papa è stato in grado di esprimersi in modo anche dogmatico, di giudicare le eresie, di scomunicare, di nominare i santi, di decidere se un evento "strano" è un miracolo o no. Qualche Pontefice ha tentato, e c’è riuscito per secoli, di condizionare le Autorità umane di volta in volta egemoni, generando o assecondando in loro un bisogno di riconoscimento divino che giustificasse il loro Potere e spesso (purtroppo) le loro nefandezze. Ogni Papa sostiene e rivendica tutte queste facoltà e privilegi in diversi modi, e sventola sotto gli occhi delle masse e dei Re un vero MIRACOLO: il perpetuarsi della Chiesa Apostolica Cattolica e della propria Icona. Questa scena che i Papi hanno costruito e descritto, fatta mirabilmente costruire e fatta descrivere, si è rivelata più volte grossolana, crudele, "fin troppo umana", eppure questa è la scena nella quale il Corpo Storico del Papa, oggi con Leone XIV (Robert Francis Prevost), si muove e "regna sovrano". La Chiesa è la scena nella quale il Papa governa la porzione cattolica di anima collettiva del pianeta. E non è poco.
Il "corpo storico del Vicario di Cristo" ha assunto ormai 267 forme diverse, ha usato 267 “veicoli”, che continuano a realizzare nel tempo - da una elezione all’altra, da una investitura divina all'altra - la Missione originaria. La Storia ce li tramanda : martiri, santi, guerrieri, coraggiosi o codardi, esibizionisti o riservati, alcuni poligami, prolifici, immersi nei piaceri mondani, qualcuno "a scadenza"; grandi diplomatici, urbanisti e mecenati, festaioli, inquisitori, pii, spregiudicati finanzieri, alcuni visionari di quel tipo che oggi gli anglosassoni chiamano "pragmatic foresighter" in grado cioè di prevedere concretamente il futuro, altri sognatori di imprese impossibili; qualcuno schiavo dei propri diritti e privilegi altri ossequiosi dei propri doveri, tutti con una Fede ufficialmente incrollabile, e comunque affascinanti: una Unica Straordinaria Dinastia di Teocrati Maschi che si è concessa qualsiasi manifestazione, anche quelle più estreme, quali decidere se una Guerra fosse giusta o no, se una forma pensiero diversa dalla loro meritasse il rogo o una Bolla a sostegno.
I Papi sopravvivono nell'immaginario collettivo contemporaneo e la loro rinnovata visibilità nell'Etere Televisivo, nel cyberspazio e a mezzo stampa, sembra confermare che nei Secoli dei Secoli ci sarà sempre un Papa: il Vicario di Cristo che si re-incarna
Alcune di queste considerazioni valgono per Capi di Stato e rappresentanti religiosi, valgono per tutti gli umani la cui persona "rappresenta" non solo se stessi, ma anche Altro. Solo il Papa di Roma rappresenta però il Cristo in Terra, la Cristianità, lo Spirito Guida di 2,4 miliardi di Cristiani, di cui 1,4 miliardi di fedeli cattolici, il Primus tra le Guide Occidentali verso un aldilà che prevede Resurrezione e Giudizio Universale. La sua persona fisica dunque non è solo ciò che appare, non è solo il Tempio dove alberga l'Anima del Papa, ma è anche il Testimone, il Simbolo, l'Icona vivente di una imponente Cultura, di un sistema di norme, aspettative, poteri ... in definitiva una delle pietre angolari degli equilibri geopolitici e storici, fino al 1900 soprattutto europei e dell’Occidente, oggi decisamente mondiali.
Ciò è evidente, ma non esplicito. In questo "rappresentare la divinità anche in condizioni rischiose" si rinviene infatti un Tabù sul quale non si è mai voluto (potuto?) indagare a fondo. Il Papa, nonostante i pericoli ai quali è esposto, deve comunque testimoniare la presenza e la volontà di Dio in Terra, non può limitare la propria missione divina per paura di eventi terrestri, non può subire vigliaccamente il ricatto della violenza, perchè ciò lo renderebbe troppo umano, troppo fragile, e non può neanche sottrarsi all’ipotesi di "porgere l'altra guancia". Ma è stato sempre così?
Questa contraddizione è stata sicuramente oggetto di grandi riflessioni "private" ... se Qualcuno uccide il Papa vuol dire che la Divina Providenza non lo proteggeva abbastanza? Se lo costringe a scelte che non vorrebbe o dovrebbe fare? Vuol dire che il Libero Arbitrio di esseri, aventi sembianze umane, che si riconoscono suoi antagonisti e nemici, ha in se' anche una tale capacità di influire e infrangere il Sacro? Vuol dire che esistono, nella Storia della Specie, alcune Forze che hanno facoltà di sfidare e di mettere in gravi difficoltà l'Essere Supremo incarnato dal Papa?
L'ipotesi di un Papa “Katechon” protetto da elementi soprannaturali, cioè dalla Divina Provvidenza, è da sempre stata accreditata, ma è ri-entrata con forza nelle cronache planetarie il 13.05.1981, il giorno dell'attentato compiuto da Alì Agca contro Papa Wojtyla. In quell'occasione avvenne qualcosa di molto simile ad un miracolo. Ciò può bastare a sancire l’Invulnerabilità? C’è dibattito ... e quindi la questione si ripropone e rimane aperta.
A tale questione, genericamente definibile quale "sicurezza del Papa" si legano molte altre questioni.
1) L'organizzazione efficace di sistemi di protezione a diversi livelli e in diversi spazi: all'interno della Santa Sede, all'esterno sul territorio italiano e oltralpe e oltremare nei diversi territori con cui i Papi hanno avuto e avranno a che fare. La Sicurezza del Papa è una questione che riguarda ogni luogo in cui i Pontefici si sono recati e si recheranno.
2) Gli scenari geopolitici che un'eventuale attentato potrebbe determinare oggi se ottenesse "successo". In questo caso sarebbe fondamentale una rivendicazione documentata e inoppugnabile, affinchè organizzare una risposta sensata. E ciò non è sicuro. La mano che colpisce potrebbe essere armata da chissà chi, potrebbe non esserci una mano ma solo un mezzo o un complesso di mezzi. Le rivendicazioni potrebbero essere controverse e orchestrate per depistare. In tali casi diventano fondamentali anche i tempi di reazione, in quanto una risposta tarda o troppo affrettata potrebbe avere conseguenze devastanti sugli equilibri, già precari, del Pianeta.
Oggi la questione "sicurezza del Papa" diventa uno di quegli elementi della Storia al cui variare – così come spesso accaduto in passato - potrebbero variare componenti strutturali dell'assetto presente e dello sviluppo futuro.
Questa questione, al dunque, sul piano puramente operativo, è affidata a pochi esseri umani. Uomini in carne ed ossa, ognuno con le sue storie e tradizioni e credenze: gente del Vaticano, poliziotti italiani, poliziotti delle altre nazioni quando il Papa è in viaggio. Riteniamo anche che di questa questione si interessino alcune strutture di intelligence, di spionaggio e controspionaggio, probabilmente di molte diverse nazioni, ma certo dar conto delle loro azioni è molto improbabile, quasi impossibile.
Ad alcuni di quelli che ufficialmente se ne occupano si richiede anche di valutare e predisporre il proprio sacrificio ... chi farebbe da scudo umano in caso di attentato con armi da fuoco tradizionali?
Chi sono gli Angeli Custodi, la Guardia del Corpo del Papa, i responsabili della sua sicurezza? Questi uomini e donne considerano la propria attività una missione superiore o un lavoro come un altro? Sicuramente non è gente comune, come tutti quelli che per destino o per scelta si occupano di questioni non comuni. Il mondo conosce più o meno bene la Guardia Svizzera, ma non ci sono solo i suoi uomini a occuparsi della sicurezza del Papa.
Con la caduta dello Stato Pontificio (1870) comincia la Storia "moderna" della Sicurezza dei Romani Pontefici: una questione molto complessa e, talvolta, sottovalutata.
Per 60 anni i Papi si chiudono nell'enclave Vaticano e, da lì, organizzano il loro "rientro fisico" al timone dell'Evangelizzazione, che nel frattempo si è estesa a tutto il mondo. Già con la Seconda Guerra Mondiale, le minacce nei loro confronti, però, ridiventano esplicite e spesso influenzano le loro decisioni. Se non altro influenzano alcuni loro inspiegabili silenzi.
Segue un lungo idillio con i vincitori del conflitto e con i loro Servizi Segreti, un idillio che però non li esenta da forti "pressioni", sia al momento dei Conclavi e che nel corso dei recenti Pontificati.
Con i primi viaggi internazionali di Paolo VI cominciano a verificarsi violenze ambientate nella scena geopolitica mondiale. Fino a quando, con l'attentato a Papa Wojtyla del 1981, la questione Sicurezza del Pontefice diventa un elemento strategico della Guerra Fredda. A seguito della caduta del Muro di Berlino, invece di migliorare la situazione peggiora: si susseguono molte minacce e altri attentati contro Giovanni Paolo II, in una escalation di rischi che culmina nell'attentato a Sarajevo del 1997. Dopo l'11 settembre 2001, il problema Sicurezza diventa quasi ossessivo e il Papa comincia a vivere in un costante allarme rosso, sebbene negando di "essere nel mirino" di un “terrorismo islamico” che purtroppo in seguito si rivelerà spesso “infiltrato e orientato” da Forze Occulte che con l’Islam hanno poco a che fare. Ciò però non risolve la questione, anzi la aggrava.
Oggi il Pontefice, divenuto un'Icona Garante di Pace per tutti, si pone al di sopra delle parti ma non esente da rischi. In occasione di ogni viaggio si apre dunque un nuovo capitolo drammatico, relativo alla sicurezza.
Peraltro l'analisi della Storia del Papato di Roma non rassicura affatto. Nei secoli, il Papa, in quanto Vicario di Cristo, è sempre stato "indifendibile" al di là di una certa soglia che lo renderebbe "troppo umano". E inoltre, gli attuali addetti alle sue "scorte ravvicinate" fanno notare che è difficile “stargli a ridosso”, in quanto costantemente circondato dalla sua Corte, soprattutto nei momenti pubblici e quindi di massimo pericolo.
Dall’analisi storica appare abbastanza chiaro che tutti i Potenti del passato, alla ricerca dell'investitura divina o del consenso delle masse cattoliche, si sono configurati ambiguamente nei confronti dei Papi, oscillando dal ruolo di Protettori ufficiali a quello di Aggressori, visibili o occulti, ogni qual volta si verificavano rilevanti discordanze di visioni in caso di conflitti o problemi di successione dinastici.
Oggi ci sono nuovi pericoli: in un mondo così agitato, le informazioni raccolte dai Servizi Segreti Internazionali che si occupano della Sicurezza "strategica", sono talvolta incontrollabili; le rivendicazioni appaiono orchestrabili e l'arte dei depistaggi è al suo culmine.
La maggior difesa resta quella offerta dalla struttura di Sicurezza "tattica": la sorveglianza giornaliera e la scorta ravvicinata. Queste compaiono in forma organizzata solo dalla seconda metà del XV secolo. Da quel momento i Pontefici sono maggiormente protetti ma ciò non ha evitato rapimenti, fughe strategiche, assassinii e morti misteriose. I loro Angeli Custodi più fedeli hanno assunto nel tempo molte forme. Spesso le loro formazioni sono state soppresse, sostituite o integrate dai Potenti di turno, per poi ricomparire a pace fatta.
In ogni caso, lo si creda o meno, la Divina Provvidenza ha sempre giocato un ruolo determinante.
Di Glauco Benigni
14.10.2025
Glauco Benigni, laureato in Sociologia delle Comunicazioni di Massa, giornalista professionista, scrittore.
BrunoWald 17 ottobre 2025
"In ogni caso, lo si creda o meno, la Divina Provvidenza ha sempre giocato un ruolo determinante."
Basta vedere come ha tolto di mezzo Calvi e Sindona, prima che tirassero fuori certi altarini.