DI GIORGIO AGAMBEN
quodlibet.it
Il tema della fine del mondo è apparso più volte nella storia della cristianità e in ogni tempo sono comparsi profeti che annunciavano come prossimo l’ultimo giorno. È singolare che oggi questa funzione escatologica, che la chiesa ha lasciato cadere, sia stata assunta dagli scienziati, che si presentano sempre più spesso come profeti, che predicono e descrivono con assoluta certezza le catastrofi climatiche che porteranno alla fine della vita sulla terra. Singolare, ma non sorprendente, se si considera che nella modernità la scienza si è sostituita alla fede e ha assunto una funzione propriamente religiosa – è, anzi, in ogni senso la religione del nostro tempo, ciò in cui gli uomini credono (o, almeno, credono di credere).
Come ogni religione, anche la religione della scienza non poteva mancare di un’escatologia, cioè di un dispositivo che, mantenendo i fedeli nella paura, rafforza la loro fede e, insieme, assicura il dominio della classe sacerdotale. Apparizioni come Greta sono, in questo senso, sintomatiche: Greta crede ciecamente in quel che gli scienziati profetizzano e aspetta la fine del mondo nel 2030, esattamente come i millenaristi nel medioevo credevano nell’imminente ritorno del messia a giudicare il mondo. Non meno sintomatica è una figura come quella dell’inventore di Gaia, uno scienziato che, concentrando le sue diagnosi apocalittiche su un unico fattore – la percentuale di CO2 nell’atmosfera – dichiara con stupefacente candore che la salvezza dell’umanità sta nell’energia nucleare. Che, in entrambi i casi, la posta in gioco abbia carattere religioso e non scientifico, si tradisce nella funzione centrale che vi svolge un vocabolo – la salvezza – tratto dalla filosofia cristiana della storia.
Il fenomeno è tanto più inquietante, in quanto la scienza non ha mai annoverato l’escatologia fra i propri compiti ed è possibile che l’assunzione del nuovo ruolo profetico tradisca la consapevolezza della propria innegabile responsabilità nelle catastrofi di cui predice l’avvento. Naturalmente, come in ogni religione, anche la religione della scienza ha i suoi increduli e i suoi avversari, cioè gli adepti dell’altra grande religione della modernità: la religione del denaro. Ma le due religioni, in apparenza divise, sono segretamente solidali. Poiché è stata certamente l’alleanza sempre più stretta fra scienza, tecnologia e capitale che ha determinato la situazione catastrofica che gli scienziati oggi denunciano.
Deve essere chiaro che queste considerazioni non intendono prendere posizione quanto alla realtà del problema dell’inquinamento e delle trasformazioni deleterie che le rivoluzioni industriali hanno prodotto nelle condizioni materiali e spirituali dei viventi. Al contrario, mettendo in guardia contro la confusione fra religione e verità scientifica e fra profezia e lucidità, si tratta di non farsi dettare acriticamente da parti interessate le proprie scelte e le proprie ragioni, che in ultima analisi non possono essere che politiche.
Giorgio Agamben
Fonte: www.quodlibet.it
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18.11.2019
XL 28 dicembre 2019
Bah, la scienza vera studia le catene di causa-effetto, elaborando modelli obbligatoriamente coerenti e che siano il più possibile esaustivi.
Dalla quantistica in avanti, con l'apogeo nella teoria dell'universo inflazionario, la scienza si è orientata a presentare ipotesi suggestive, sorrette da presupposti fantasiosi e inverificabili (e pure non-falsificabili) con alcuni precisi scopi di sostituzione del religioso.
Dire che l'universo nasca da una "fluttuazione del vuoto quantistico" è una cretinata che confina con un gioco di parole. Parlare di un ciclo di infiniti universi è solo la riesumazione di antiche teorie degli scettici (chi ha letto borges le ha sentite esporre sicuramente molto meglio che non da questi fisicastri alla moda).
Insomma tali fantasie spacciate per scienza e che scienza non sono, servono a sostituire il religioso, ovviando ai concetti di creazione e giudizio universale.
La differenza è che il giudizio di Dio è giusto in quanto individuale, mentre le teorie catastrofiste portano la persona all'ammasso, sostituendola con la sopravvivenza della specie.
E qualcosa mi dice che la "specie" che deve sopravvivere è composta massimamente da un gruppo di plutocrati usurocrati e cleptocrati.