Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org
Da quando il conflitto in Ucraina si è trasformato in una disfatta sempre più innegabile per i paesi della NATO, l’Unione Europea ha iniziato a costruire il progetto di una guerra diretta tra gli Stati del vecchio continente e la Russia.
L’aumento delle spese per gli armamenti; le proposte di molti ministri europei sulla reintroduzione della leva militare, in vista di un imminente sacrificio dei nostri ragazzi per la difesa della patria; l’allarme sempre più pressante di un’invasione da parte della Russia, ripetuto da tutti i mezzi di informazione, rendono ormai certo che l’evento che ci attende, per i prossimi quattro anni, sarà quello della guerra.
Ma chi giova realmente una guerra tra l’Europa e la Russia?
Non serve all’economia dell’Europa, che fino a qualche anno fa si fondava sugli enormi vantaggi della fornitura di gas e petrolio a basso costo dalla Russia, attraverso i Nord Stream 1, ad esempio, gasdotto distrutto proprio durante il conflitto ucraino.
Non serve alla Russia, che trarrebbe invece profitti ben più consistenti da una collaborazione con l’Europa, piuttosto che da una guerra che ne sfibrerebbe le risorse.
Potrebbe servire agli Stati Uniti, che attirerebbe così l’Europa esclusivamente nella sua sfera di influenza economica, se non fosse che la popolazione americana considera ormai l’impegno in Ucraina un affare senza senso e privo di qualsiasi interesse.
A chi serve allora?
Per rispondere occorre considerare non tanto la guerra, quanto gli effetti e i cambiamenti che una situazione di emergenza prolungata provoca in ogni società.
In ogni epoca, uno stato di cose eccezionale, come una condizione di guerra, ha sempre provocato l’instaurazione di un potere autoritario e la sospensione delle libertà fondamentali. Le attuali decisioni dei maggiori media e dell’Unione Europea, riguardo la gestione dell’informazione, vanno già verso il controllo e la censura: le liste, pubblicate sui giornali, di intellettuali e analisti denigrati e dichiarati filo-Putin, soltanto perché denunciano l’assurdità e le reali responsabilità della guerra in Ucraina; oppure il varo di norme, come il Digital Services Act, che autorizzano sanzioni contro testate e canali digitali accusati di diffondere “disinformazione”, già annunciano il tipo di società che verrà plasmata nei prossimi anni.
La guerra che ci aspetta sarà probabilmente uno di quei lunghi e sfibranti conflitti a bassa intensità; in grado però di rimodulare stili di vita, strutture sociali, sovrastrutture culturali dei paesi coinvolti.
Se l’obiettivo reale della guerra non fosse quello, del resto palesemente ridicolo, di eliminare il pericolo russo, ma fosse invece quello di trasformare l’Europa in un continente totalitario e iper-controllato, sul modello dello Stato cinese o russo, sarebbe più semplice trovare i suoi sostenitori.
Questo obiettivo infatti avrebbe potentissimi fautori: le pochissime e inverosimilmente ricche aziende che controllano i dati digitalizzati e le finanze del mondo intero, con interessi ramificati in settori come quello farmaceutico o dell’alimentazione, settori che implicano il controllo capillare dei consumi e degli stili di vita.
Si tratta di una oligarchia che attualmente controlla sia l’informazione che le forze politiche, entrambe di area progressista. Un po’ come ha fatto da noi la mafia, vestendo i panni di un potere economico oscuro e criminale, in grado di manovrare partiti e orientare l’informazione.
L’orientamento politico prescelto non ha niente a che fare con questioni di ideologia: probabilmente la scelta dell’area progressista serve a provocare quella fissazione cognitiva così utile a imprigionare l’opinione pubblica in percorsi obbligati: percorsi rigidamente polarizzati, come la logica stessa delle piattaforme social, del resto.
I paesi e i partiti che vogliono la guerra, ad esempio, invocano il diritto a difendere la libertà e i valori della democrazia contro la tirannia dello stato russo.
Dal momento che sono proprio i partiti progressisti a sostenere questo, è difficilissimo spezzare l’incantesimo di una narrazione in cui il bene democratico e il male totalitario si fronteggiano. E’ difficilissimo comprendere che l’obiettivo della guerra, perseguito dai progressisti, è proprio la cancellazione delle società liberali e democratiche europee; è difficilissimo ammettere che chi vuole la guerra è in realtà vicino a quel tipo di ideali totalitari che apparentemente demonizza.
Bene e male si toccano e si rivelano identici.
Infatti, non sfuggono al gioco nemmeno coloro che vedono nell’Unione Europea una struttura corrotta e pericolosa, del tutto estranea agli interessi dei cittadini, e dichiarano di contro la propria simpatia per Putin e per la Russia: anche questi, ben piazzati sul binario della polarizzazione, finiscono per mostrare simpatia proprio per quel tipo di società che si vorrebbe realizzare nel vecchio continente attraverso la guerra, e si mostrano disposti a gettare a mare l’intera civiltà europea insieme a quella struttura politica estranea che non la rappresenta affatto.
Anche questi, alla fine, sostengono ciò che bisogna sostenere a ogni costo: la guerra.
Purtroppo, da questa guerra usciranno rafforzate proprio quelle due forze politiche che si vorrebbero punire: forze coincidenti nell’idea di una società fondata sul controllo e sulla limitazione delle libertà.
Il bene e il male, alla fine, coincidono nell’esigenza di una guerra scatenata in nome della nostra salvezza: per sconfiggere Putin o per accoglierlo come liberatore.
Di Stefano Vespo per ComeDonChisciotte.org
02.01.2026
Stefano Vespo. Poeta e scrittore. Laureato in Filosofia, attualmente insegna lettere al Liceo di Nicosia. Sposato, vive a Sperlinga. Scrive su temi di politica e società su ComeDonChisciotte.
Dario Lampa 6 gennaio 2026
"In ogni epoca, uno stato di cose eccezionale, come una condizione di guerra, ha sempre provocato l’instaurazione di un potere autoritario e la sospensione delle libertà fondamentali...".
Esatto!!! Il capitalismo e le caste (borghesi o no, solidali tra di loro i cui rappresentanti si riuniscono in quell' oramai inutile, costoso organismo che si chiama ONU), che opprimono i popoli hanno bisogno della guerra per restare al potere e per incrementare i profitti: se no perché le aziende che producono armi (e morte e distruzione) aumentano le loro quotazioni in borsa quando si prevedono guerre? È semplicemente una pazzia!! La pazzia delle caste al potere, dei loro insostenibili, criminali sistemi economici che stanno trascinando nel baratro l'intera umanita!
L'uomo può benissimo vivere prospero e appagato, in pace e in armonia con tutto ciò che lo circonda semplicemente rispettando la Natura e soprattutto superando quel "bestiale" istinto, proprio soprattutto della casta e del politico ambizioso e senza scrupoli al potere, per il quale (istinto) "....mai non empie la bramosa voglia, e dopo 'l pasto ha più fame che pria...", esattamente come scrisse il Sommo Poeta.