Vi fu chi fece notare che quelle contestazioni erano un sintomo di qualcosa, che bisognava porvi attenzione. La risposta, invariabile, era: «Sono episodi che non dicono niente, Renzi ha il 40%, resterà al governo per 20 anni.» Intanto, però, il dissenso montava e convinceva milioni di persone a tornare a votare per votargli contro nel referendum costituzionale del 2016.
A quel referendum votarono oltre cinque milioni di persone in più rispetto alle Europee, e il Sì fu sconfitto con sei milioni di voti di distacco, tondi tondi.
Vale anche in senso inverso, e un esempio lo abbiamo avuto proprio ieri: l’astensione ha causato un vero e proprio tracollo del M5S. Cinque milioni in meno rispetto alle politiche dell’anno scorso. Il M5S aveva intercettato una parte dell’astensione e anche di spinta dal basso di movimenti sociali, ma ha ben presto dimostrato la propria inconsistenza, deludendo oltremisura, e molti che l’avevano votato se ne sono andati, plausibilmente senza dare il voto a nessun altro.
Questo per dire che:
1. Qualunque discorso sul consenso politico nel Paese che non tenga conto della «variabile impazzita» – nel senso di imprevedibile – rappresentata dalle energie “congelate” nell’astensione, e dunque dal flusso alternato voto/non-voto, è un discorso campato in aria.
2. Le piazze, le contestazioni, le manifestazioni di dissenso contano eccome, sovente sono più reali dell’allucinazione da percentuale di percentuale. Per questo ha senso continuare a monitorare #Salviniscappa. Teniamo conto che soltanto a maggio ci sono stati 21 episodi significativi.
3. Ripetere il cliché «chi non vota sceglie di non contare» è lunare, per due ragioni:
■ a. non-voto non equivale per forza a passività, milioni di persone non votano più ma fanno lotte sociali, vertenze sindacali, volontariato, stanno nell’associazionismo, sono cittadine e cittadini attivi, molto più attivi di chi magari non fa nulla se non mettere una croce su una scheda ogni tanto per poi impartire lezioncine;
■ b. da un momento all’altro costoro potrebbero tornare a usare anche il voto per scompigliare il quadro.
Salvini ha il 19% reale. Sono nove milioni di persone. In Italia siamo sessanta milioni. Il corpo elettorale attuale conta circa 51 milioni di persone. Salvini non ha con sé «gli italiani». Anche se guadagna voti e ha il consenso di un elettore su cinque, rimane largamente minoritario. Ma se guardiamo a quel 34% – ancora: è la percentuale di una percentuale – rischiamo di non capirlo.
[Un inciso: guardando troppo a Salvini che festeggia rischiamo di non capire nemmeno cosa stia succedendo in Europa, dove, al netto di singoli exploit come quello di Le Pen e Orban, la tanto paventata «ondata nera» non c’è stata e la sorpresa principale è, sulla scia delle mobilitazioni giovanili contro il disastro climatico, l’aumento del voto a forze percepite come più battagliere sul piano delle lotte ambientali e di difesa dei territori. Ora a Strasburgo i Verdi hanno dodici seggi in più delle estreme destre, 70 contro 58.]
#Salviniscappa può essere un buon sismografo nei prossimi mesi. L’effetto-shock (ingiustificato) del «34%» finirà, il conflitto sociale no. Figuredisfondo ha quasi pronta la nuova mappa, per ora in versione beta.
Cercare alternative nelle urne senza costruire alternative sociali è insensato, è il classico voler costruire la casa dal tetto. Anzi, dal tettuccio del comignolo.
Per costruire alternative sociali bisogna guardare alle lotte e, come diceva quel tale, «saperci fare col sintomo».
Fonte: https://www.wumingfoundation.com/giap/
Link: https://www.wumingfoundation.com/giap/2019/05/sui-veri-risultati-italiani-delle-europee-2019-non-facciamoci-abbagliare-da-percentuali-di-percentuali/
27.05.2019
Tonguessy 20 settembre 2019
"cittadini attivi, molto più attivi di chi magari non fa nulla se non
mettere una croce su una scheda ogni tanto per poi impartire lezioncine".
Esatto.
Non da oggi sostengo che attraverso l'astensionismo si raggiunge
l'instabilità di sistema. La narrazione vuole che 3 votanti su milioni
sia ancora democrazia (vedi sopra) ma questa è solo propaganda. Demos
significa ancora gente, popolo. Quando un governo è votato quindi
sostenuto da una minoranza si chiama oligarchia, non democrazia.
Purtroppo oggi le parole, proprio per fare un grosso favore alle elites,
sono state svalutate e viviamo in un clima di post-verità dove ognuno
da il significato che vuole a ciò che fino a ieri aveva un significato
finito e definito. Quindi oggi, quando il popolo in maggioranza ha
voltato le spalle al potere, il potere stesso mette in giro la voce
falsa (salvo poi lamentarsi per le fake news) che siamo ancora in
democrazia. Falso. La minoranza che vota una elite non può che sostenere
un processo politico che si chiama oligarchia, non democrazia.
Sono un sostenitore della sacralità delle parole, per me una cosa non può essere il suo contrario, e ho ribrezzo di questo stato cose di matrice chiaramente politica che fa una confusione ad hoc sui significati. Questa non è più democrazia. Punto.