STIMOLI PER IL COMPLEANNO CINESE

STIMOLI PER IL COMPLEANNO CINESE

DI CARL FINAMORE
Counterpunch

Sessanta anni fa, il 1˚ ottobre del 1949, Mao Zedong, leader della vittoriosa Armata Rossa e presidente della Repubblica Popolare Cinese, si trovava all’entrata della Città Proibita e dichiarava solennemente la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Di fronte a lui stava in celebrazione una moltitudine di 300.000 persone, radunatesi nella gigantesca piazza Tiananmen di Pechino. La grande ed iconica foto di Mao è appesa oggi esattamente alla stessa entrata a muro alto come testimonianza di quel giorno.

Il governo cinese, naturalmente, sta programmando festeggiamenti spettacolari per l’imminente Giornata Nazionale—e a buon vedere, dato che c’è molto da celebrare. Nel 1949 la Cina era un Paese sottosviluppato, fatto a pezzi dall’invasione giapponese del 1937 e da una guerra civile molto dura indotta da divergenti interessi coloniali stranieri esistenti da almeno un secolo.

Oggi la Cina è la terza più grande economia al mondo. È anche appena rimbalzata dalla caduta globale per segnare più del 7% di crescita a questo punto dell’anno. Davvero impressionante, anche se al di sotto del solito valore di espansione a doppia cifra del decennio passato.

Questa ripresa è ancor più notevole se consideriamo il calo del 20% nelle esportazioni, un tempo forza motrice della macchina economica cinese. Qual è, quindi, la spiegazione?

Diversamente dal tentativo dispersivo del Congresso statunitense di salvare le banche dalla bancarotta, che ha sperperato miliardi per compensare i banchieri e gli investitori per le loro perdite, il governo centrale cinese non-capitalista, battendo ogni record, ha stanziato nel tardo 2008 ben 586 miliardi di dollari concentrandoli con precisione chirurgica nella costruzione di infrastrutture e nello stimolo dei consumi.

Se paragonato, è lo stimolo più grande tra tutti i programmi di recupero economico. Costituisce già il 13% del PIL cinese e altri soldi sono stati promessi se saranno necessari.

Per esempio, ulteriori spese sono state giusto annunciate nel maggio 2009. Sono stati messi da parte 290 miliardi di dollari per sovvenzionare gli acquisti di vari elettrodemestici da cucina moderni e altri 733 milioni per gli acquisti di automobili più efficienti.

Il “barattare il nuovo per il vecchio”, come è stato soprannominato il piano, rappresenta una versione più ampia del programma “Cash for Clunkers” (“soldi per rottami”, programma federale di rottamazione, ndt) del preseidente Obama. Sebbene limitato alle automobili, “Cash for Clunkers” è stato annunciato come una delle poche storie di successo del piano di stimolo economico degli Stati Uniti. Fatto stà che, fra critiche di un’eccessiva spesa governativa, “Cash for Clunkers” è stato recentemente terminato, mentre la Cina sta discutendo di estendere anche al 2010 il suo più ampio programmo di scambio, “nuovo per vecchio”.

Nella sua edizione del 7 settembre 2009, il Businees Week ha chiesto una valutazione del piano di stimolo economico americano al guru della finanza John Gutfreund, lo stesso uomo che vent’anni fa incoronarono “Re di Wall Street”. “Gli Stati Uniti hanno ottenuto qualche successo, ma fondamentalmente,” ha osservato Gutfreund in modo franco, “sono riusciti a salvare le grandi banche. Non hanno concesso prestiti al pubblico. Il più grande prestito al settore pubblico è quello dell’auto, che adesso sta per finire”.

Apparentemente, la Cina è più seria per quanto riguarda stimolare la spesa domestica per riportare l’industria in movimento sullo sfondo di un mercato globale in grave depressione.

Per esempio, un’enorme rete ferroviaria che raggiungerà praticamente ogni città e paese è in fase di costruzione. La Cina sta spendendo nelle ferrovie assai più degli Stati Uniti grazie allo sviluppo di questo vasto, ecologico e ultramoderno sistema di trasporti nazionale che comprende linee pesanti per le merci, linee pendolari per i residenti in aree urbane, linee leggere per le brevi distanze e linee veloci per quelle lunghe.

Ciò procede mano nella mano con il monumentale sforzo della Cina di ridurre le emissioni di gas serra. Il presidente Obama, recentemente, lo ha descritto al Congresso come “il più grande tentativo nella storia di rendere la loro economia efficiente dal punto di vista energetico”.

Negli Stati Uniti, questi enormi programmi di investimenti verrebbero derisi in quanto coinvolgerebbero troppo il governo e causerebbero un eccessivo aumento del debito pubblico. Ma in Cina, vengono visti come l’organizzazione di progetti edilizi di fondamentale importanza, che producono servizi preziosi per la società nell’educazione e nella sanità, e rinvigoriscono i depressi consumi interni.

Naturalmente, tutto ciò ha il vantaggio ulteriore di dare occupazione a milioni di persone. Da questo punto di vista, l’approccio cinese è marcatamente diverso da quello statunitense e sembra avere assai più successo.

In un mondo afflitto da bassa produzione industriale, la resa indus triale della Cina è cresciuta del 9,1% nel secondo trimestre rispetto ad un anno prima, secondo RTE Business (16 luglio 2009). A giugno, la resa industriale è cresciuta del 10,7%. Il che dimostra uno stato di intensa attività nelle milioni di fabbriche e officine della nazione.

Il progresso ad un prezzo

Lo sviluppo economico del Paese è stato particolarmente accelerato a partire dal luglio del 2001, quando il governo seppe che avrebbe ospitato i Giochi Olimpici del 2008. Ma il ritmo frenetico di crescita economica ha lasciato alcune evidenti lacune, sia sociali che economiche.

Per quanto riguarda l’economia, c’erano già notevoli squilibri nella strategia del governo perfino prima del recente crollo del mercato globale. Per troppo tempo, l’importanza data dalla Cina agli investimenti nell’acciaio, nei macchinari pesanti, nei tessuti, nell’abbigliamento e nei prodotti elettronici destinati all’esportazione ha superato la produzione domestica che avrebbe favoritov i consumatori nella sanità, nell’educazione, nell’edilizia residenziale, nell’ambiente e nei servizi sociali.

Questa sbilenca strategia di investimenti ha determinato due fenomeni interconnessi. Il concentrarsi su un’economia d’esportazione spiega l’enorme surplus nei commerci che nel 2008 ha raggiunto il valore storico di 2 bilioni di dollari. Allo stesso tempo, i bassi investimenti nei beni finalizzati al consumo domestico sono risultati in considerevoli risparmi tra i disagiati lavoratori cinesi.

La Cina, quindi, è un Paese pieno di miliardi di dollari non ancora spesi, e ciò spiega perché investitori tra i migliori al mondo stiano costruendo negozi nelle campagne cinesi.

Queste imprese straniere fanno enormi guadagni impiegando una manodopera istruita e a basso costo rappresentata da un sindacato dei lavoratori alquanto accondiscendente (ACFTU). Questo sindacato da 200 milioni di membri è stato, fino a poco fa, restio a sfidare gli “ospiti” investitori delle multinazionali che sono stati trattati più come partner che come avversari nelle contrattazioni collettive di lavoro.

Oltre a queste distorsioni di natura economica, ci sono annesse disuguaglianze sociali derivanti dalla passata concentrazione sulla produzione finalizzata all’esportazione.

Hanno ragione i critici che sostengono che la rapida modernizzazione del Paese nasconda notevoli ingiustizie di fondo, particolarmente gravi nelle zone rurali dove risiede la metà dei 1,3 miliardi di persone della nazione. Nonostante l’attuale spesa per lo stimolo dell’economia, le campagne rimangono in fermento dal discontento.

Secondo le statistiche del Ministero del Lavoro del 2007, ci sono 100 milioni di contadini disoccuppati e altri 26 milioni di lavoratori emigranti che stanno ritornando dopo essere stati recentemente dislocati dai lavori urbani.

È una crescente preoccupazione per le autorità, specialmente se associata alla palese differenza di reddito tra i lavoratori urbani e quelli rurali. Secondo l’Accademia cinese delle scienze sociali “il rapporto medio reddito urbano: reddito rurale era all’incirca 5 [su 1] nel 2008, in contrasto con il 2000, quando il rapporto era di 2,79 [su 1]”.

Enormi investimenti interni da parte del governo sono un tentativo di risolvere queste contraddizioni, ma questi interventi potrebbero essere ormai troppo poco e troppo tardivi.

Modernizzazione nonostante gli errori

Comunque sia, comprendendo quasi il 20% della popolazione mondiale, la Cina moderna registra alcune incredibili statistiche che impressionerebbero anche l’occidentale più scettico. Per esempio, la nazione ha 670 milioni di utenti di telefoni cellulari, 298 milioni di utenti internet, 50 milioni di blogger e 184 milioni di automobilisti. [ChinaToday.com]

Negli anni, l’esempio cinese ha consistentemente dimostrato gli enormi vantaggi di una pianificazione centralizzata, sebbene, come per i suo corrotti ex-alleati sovietici, il suo progresso sia seriamente ostacolato e distrorto dal ben radicato assetto burocratico e dall’orientamento estremamente antidemocratico del gruppo dirigente.

Enormi inefficienze e sprechi conseguono dalla mancata democratizzazione dell’economia burocraticamente pianificata. Inoltre, ogni volta che il popolo non viene consultato diventa assai meno comprensivo dei sacrifici che gli vengono chiesti quando questi errori interferiscono con la sua vita.

Tuttavia, lo storico balzo della Cina dal dimenticatoio al suo status di potenza economica del 21° secolo e gli impressionanti risultati delle recenti iniziative di stimolo all’economia illustrano in modo chiaro la superiorità di base di un piano di investimenti razionali centralizzato, perfino di uno così intrinsecamente difettoso, su un piano dettato unicamente dalla corsa caotica e insensata al guadagno individuale.

Questa fondamentale differenza spiega perché, negli Stati Uniti, osserviamo ancora che solo i pochi ricchi, piuttosto che il resto della popolazione, sono in fase di recupero.

Carl Finamore vive a San Francisco e può essere raggiunto a [email protected]

Titolo originale: “China’s Birthday Stimulation”



Carl Finamore

Fonte: http://www.counterpunch.org/

Link: http://www.counterpunch.org/finamore09072009.html

07.09.2009


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ALBERTO TADDEI

Commenti (29)

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    1. Boero 21 settembre 2009

      Ma sono molto dubbioso su questo articolo,i cinesi stessi sanno di essere in bolla e sono scettici riguardo all'espansione del loro mercato interno.In Cina le banche prestano a man bassa ed è questo che gli permette di ''sostenere'' la loro crescita.Hanno provato a chiudere i rubinetti del credito ma è subito venuto giù lo Shangai index di brutto,allora a quel punto li hanno riaperti.No,non ritoricheggiamo,una crescita economica indotta dall'espansione di credito si risolverà sempre in una depressione,che le banche siano o meno dello stato.
      I capitali prestati dalle banche cinesi infatti stanno seguendo la via della speculazione,non perchè ''anche i cinesi sono cattivi speculatori'' ma semplicemente perchè questo è il risultato di una politica di tassi bassi e credito facile.

      Cosa Dicono i Cinesi
      19:52 07/09/09
      Ieri da Ambrosetti sul lago di Como c'era uno dei capi cinesi che ha spiegato candidamente tutto quello che c'è da sapere.

      "...se l'America continua a stampare moneta per comprare bonds avrà inflazione e crollerà il dollaro...bisogna che cambi appena possibile politica...

      in Cina c'è una bolla speculativa in borsa e negli immobili e può franare...ma abbiamo perso 20 milioni di posti lavoro (!!!) e anche noi dobbiamo pompare credito per ora anche se è pericoloso.... vorremmo comprare altre valute invece che dollaro ma in modo graduale.. l'oro sarebbe bello ma appena compriamo un poco il prezzo sale subito e dobbiamo farlo piano piano..."

      Notare la finezza della citazione di Benjamin Franklyn "He who goes borrowing, goes sorrowing," (traduzione: chi va a indebitarsi, va a soffrire)

      ----------------------------
      ....Cheng Siwei, former vice-chairman of the Standing Committee and now head of China's green energy drive, said Beijing was dismayed by the Fed's recourse to "credit easing".

      "We hope there will be a change in monetary policy as soon as they have positive growth again," he said at the Ambrosetti Workshop, a policy gathering on Lake Como.

      "If they keep printing money to buy bonds it will lead to inflation, and after a year or two the dollar will fall hard. Most of our foreign reserves are in US bonds and this is very difficult to change, so we will diversify incremental reserves into euros, yen, and other currencies," he said.

      China's reserves are more than – $2 trillion, the world's largest.

      "Gold is definitely an alternative, but when we buy, the price goes up. We have to do it carefully so as not to stimulate the markets," he added.

      Mr Cheng said the Fed's loose monetary policy was stoking an unstable asset boom in China. "If we raise interest rates, we will be flooded with hot money. We have to wait for them. If they raise, we raise.

      "Credit in China is too loose. We have a bubble in the housing market and in stocks so we have to be very careful, because this could fall down."

      Mr Cheng said China had learned from the West that it is a mistake for central banks to target retail price inflation and take their eye off assets.

      "This is where Greenspan went wrong from 2000 to 2004," he said. "He thought everything was alright because inflation was low, but assets absorbed the liquidity."

      Mr Cheng said China had lost 20m jobs as a result of the crisis and advised the West not to over-estimate the role that his country can play in global recovery.

      China's task is to switch from export dependency to internal consumption, but that requires a "change in the ideology of the Chinese people" to discourage excess saving. "This is very difficult".

      Mr Cheng said the root cause of global imbalances is spending patterns in US (and UK) and China.

      "The US spends tomorrow's money today," he said. "We Chinese spend today's money tomorrow. That's why we have this financial crisis."

      Yet the consequences are not symmetric.

      "He who goes borrowing, goes sorrowing," said Mr Cheng, a quote from US founding father Benjamin Franklin

    1. Eli 21 settembre 2009

      Attenzione. Sassicaia è un troll. Le argomentazioni e lo stile sono gli stessi di virgo_sine_macula.

    1. Tonguessy 21 settembre 2009

      Curioso come tu stia prendendo le difese di una posizione che non conosci. A meno che tu non sia cinese, e trovi problematico il ritorno nella madre patria. Se così non fosse (come sospetto) allora potresti portare qualche statistica a sostegno della tesi. Infine se non fossi cinese nè potessi portare statistiche direi che questo è un'ottimo esempio di antropocentrismo.

      "Patriotism is your conviction that this country is superior to all others because you were born in it."
      -- George Bernard Shaw

      Si può tranquillamente sostituire patriottismo con culturalismo e patria con cultura, nel qual caso:

      "Culturalismo è la convinzione che la propria cultura sia superiore a tutte le altre perchè ci si trova bene."

    1. nuunciaafamo 21 settembre 2009

      Ti quoto in tutto.
      Io ho vissuto a Shanghai per 14 anni, e confermo che è molto difficile immaginare la Cina da qui se non attraverso gli stereotipi promossi dall'informazione.

      Avete mai visto dei cinesi che lavano vetri ai semafori ?

      La risposta è no. Perchè non è dignitoso. In Cina tutti hanno diritto ad un pezzo di pane e nessuno si sognerebbe di cacciare un povero che chiede qualcosa - di solito da mangiare - avere fame perchè si ha meno degli altri non è lesivo della dignità: in Cina!

      Qui nel mondo occidentale invece.........

    1. Sassicaia 21 settembre 2009

      Nemmeno le centinaia di migliaia di cinesi che vivono in Italia si sognano
      di tornare a vivere in Cina:una volta assaggiata la droga del capitalismo
      occidentale e' dura tornare ai metodi del socialismo.

    1. robertoquaglia 21 settembre 2009

      @sassicaia:

      non so se tu abbia mai viaggiato in Cina. Forse piu' che leggere i giornaletti o guardare la lavacervelli (tv) conviene farsi qualche viaggetto, osservare le cose con i propri occhi.
      Negli ultimi 12 anni sono stato diverse volte in Cina, sia per lavoro che per turismo (a giugno ho portato anche i miei due figli di 17 e 15 anni). Ho girato dal nord al sud (senza agenzie turistiche, ma sempre con amici locali, che mi hanno fatto vedere la "vera" Cina....interno Yunnan, Shanxi....) e ho visto tanta gente dignitosa (anche nella poverta'), laboriosa (sono sempre in movimento, sempre intenti a commerciare qualcosa), giovane e vogliosa (vai a Xian, citta' di 8 milioni di abitanti di cui 1 MILIONE studenti universitari...ragazzi di 20/25 anni che vivono da soli lontano da casa, studiano e poi vanno a fare stage all'estero).
      Gente incuriosita dallo "straniero" ma assolutamente scevra di ogni atteggiamento fuori dal normale (non c'e' gente che viene a piagnucolare per avere qualche moneta, e neanche gente che ti odia in quanto "diverso"!)

      Ho visto un'attenzione al cittadino che noi ce la sognamo (le banche sono aperte 7 giorni su 7 dalle 9 alle 17 per i Privati, mentre sono chiuse al sabato e domenica per le aziende), gli uffici postali hanno decine di sportelli.... il prezzo base di una corsa di 15 minuti in taxi e' di circa 1 euro/ 1 euro e mezzo.

      Conosco ragazzi italiani che vivono a Pechino (chi da vent'anni chi da cinque) e tutti mi dicono che stanno benissimo, che possono inventarsi qualsiasi attivita' (sempre nel rispetto delle norme e del mercato) e poi metterla in pratica con investimenti accessibili (peraltro le banche concedono finanziamenti abbastanza facilmente, mi dicevano). Costoro, di tornare in Italia, non ci pensano proprio, credimi!

      Ciao.
      Roberto

    1. Tonguessy 21 settembre 2009

      Il PIL, ci informa wiki, "è il valore complessivo dei beni e servizi
      prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo
      (solitamente l'anno)". Quindi il giro di affari all'interno delle
      frontiere nazionali: qualsiasi movimento di denaro nazionale ne
      aumenta il valore, che sia l'acquisto di un bene di consumo, la
      riparazione di una autovettura causa incidente, i costi di un ricovero
      ospedaliero o le spese di un funerale.
      Questo il commento di R.Kennedy sul PIL

      http://www.decrescita.it/modules/xoopstube/singlevideo.php?cid=3&lid=5



      Chi conosce le analisi della decrescita (Latouche o il nostrano
      Pallante) sa che una microcomunità è poco significativa dal punto di
      vista del PIL ma molto significativa dal punto di vista della
      sostenibilità ambientale. Nelle microcomunità i prodotti sono locali,
      con scarsissimo contributo al PIL, e l'esatto contrario nelle
      macrocomunità. Quindi smembrare le microcomunità e ingrossare le
      macrocomunità è un grosso affare per il PIL. Le megalopoli sono degli
      splendidi volani del PIL: chi fino a ieri viveva in campagna e
      consumava i prodotti della propria terra, una volta inurbato sarà
      costretto all'uso della moneta per procurarsi cibo e servizi,
      incrementando così il PIL.

      La Storia ci insegna che in ogni società che si trasforma da agricola
      ad industriale il PIL ha un'impennata. E' stato così anche in Italia:
      tra il 58 ed il 63 il PIL aumenta al ritmo del 6,3% annuo, e quegli
      anni del boom economico ci regalano anche i quartieri dormitorio,
      l'abusivismo, lo scempio del territorio, l'inquinamento.



      Parliamo ora della Cina: il sogno del China Daily (quotidiano
      ufficiale di stato) è il «Big Farming» cinese meccanizzato su vasta
      scala grazie alle grandi compagnie dell'agrobusiness. Questo
      "libererebbe" centinaia di milioni di cinesi dalla "schiavitù" del
      lavoro dei campi che possono così raggiungere le città e «dare impeto
      all'urbanizzazione cinese». Quindi grossi miglioramenti del PIL in
      vista.

      Come portare a termine il progetto di inurbamento/aumento del PIL?
      Tramite la svalutazione del lavoro agricolo e la rivalutazione di
      quello urbano.



      "I contadini ricordano che le vacche grasse durarono appena fino al
      1985, dopo di che la discesa dei loro introiti fu fu costante mentre
      quelli urbani presero a salire. Tra l'85 e il '95 ci fu il grande
      esodo, i primi 100 milioni presero la strada delle fabbriche. Mentre
      gli operai «veri» venivano licenziati dalle aziende di stato, le
      aziende aprivano le braccia a questa popolazione in movimento che si
      accontentava di poco e non aveva alcuna coscienza dei propri diritti.
      Anche l'entrata nel Wto fu pagata solo dalle campagne: i sussidi
      agricoli furono i soli offerti in sacrificio, con un abbattimento dal
      54 al 15% (laddove la media mondiale era al 62%). Per i coltivatori
      di soia, cotone, canna da zucchero fu la fine. Intanto, la riforma
      fiscale del 1994 dava ai governi locali gli strumenti per tartassare
      gli agricoltori con balzelli insostenibili."



      "Era anche cominciata la confisca brutale delle terre da parte di
      governi locali corrotti che, in accordo col governo provinciale, si
      alleavano con immobiliaristi e investitori privati e usavano come
      braccio armato bande criminali delle Triadi, così potenti da diventare
      «un secondo governo», secondo la definizione usata dall'economista He
      Qinglian. Per i contadini erano invece «la forza nera».
      Tra il 1994 e il 2004 le terre arabili diminuirono di 120 milioni di
      mu (1 ettaro=15 mu). Un «movimento delle recinzioni» senza precedenti.
      Secondo cifre ufficiali entro il 2005 oltre 40 milioni di famiglie
      avevano perso la propria terra."


      http://www.infoaut.org/articolo/campagna-di-cina



      Il compito dichiarato del governo cinese è portare il 70 % della
      popolazione cinese in aree urbane entro il 2015 (il 75 % della
      popolazione cinese abitava in aree rurali all’inizio degli anni 80).
      Nel frattempo la crisi finanziaria (che alcuni analisti dicono sia
      stata provocata proprio dall'abbondanza di dollari in mano a
      investitori cinesi, con le banche USA disposte a scendere a patti con
      il diavolo pur di tenerseli buoni e offrire loro ampi margini di
      guadagno) bussa alle porte e nonostante la macchina industriale cinese
      sia lanciatissima la recessione si fa sentire anche lì. Il capitalismo
      di stato si era avvantaggiato di alcuni fattori molto vantaggiosi
      rispetto l'occidente quali manovalanza a basso costo e livelli di
      sfruttamento quasi illimitati. La creazione di infrastrutture (il 50%
      delle gru del mondo sono in Cina, il 20 % delle gru e il 10 % della
      nuova edilizia commerciale del mondo sono a Shangai) subisce una
      battuta di arresto. E così l'industria. Ma il PIL non si deve fermare
      ed il governo cerca di correre ai ripari.



      "Il presidente della Commissione economica, massimo organo del partito
      comunista nel settore, ha chiesto alle imprese di stato di non
      licenziare nessuno nel corso del nuovo anno, le imprese "dovranno
      mantenere la stabilità dei propri effettivi". Gli ha fatto eco il
      presidente della Commissione per le riforme: "Se non gestiremo al
      meglio le difficoltà attuali, potremmo correre dei seri rischi".
      È la situazione dell'occupazione che si fa grave, ed in modo
      paradossale. Il tasso di sviluppo per il 2009 è previsto all'8%,
      straordinario rispetto agli altri paesi industrializzati ma in netto
      calo rispetto alle due cifre cui era abituata la Cina. Questo non
      permetterebbe al sistema economico di svilupparsi per assorbire tutti
      i lavoratori di cui avrebbe bisogno e che potenzialmente potrebbe
      impiegare. E i nodi vengono al pettine tutti insieme. Le imprese
      lamentano i lacci anti-inquinamento dovuti alle riforme ambientali che
      non erano più rinviabili (sette delle dieci città più inquinate
      del mondo sono nella Repubblica Popolare Cinese e l'inquinamento
      idrico è forse il problema di maggiore gravità ndr) e l'export frena
      perché lo yuan si sta apprezzando sul dollaro come richiesto dal Fondo
      Monetario Internazionale."

      http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/01/la-crisi-in-cina-e-il-n...



      Difficile pensare quindi che il PIL cinese possa essere inferiore ai
      valori attuali: l'inurbamento è ancora in piena fase espansiva ed è in
      atto un blocco dei licenziamenti. Ne riparleremo quando il flusso
      migratorio si sarà stabilizzato, le istanze ecologiche saranno più
      pressanti e cominceranno a farsi sentire le rivendicazioni sindacali. In Italia il miracolo economico ci ha regalato l'auto
      (rapporto più elevato abitante/autovettura in europa), la tivù con
      tutti gli annessi cavalieri dell'etere, le PM10, ma ci ha tolto i
      fiumi balneabili ed i mari pescosi. Queste ultime non sono esigenze
      del PIL, al massimo sono necessità umane. Con il turbocapitalismo di
      stato siamo arrivati anche al problema dell'acqua da bere.
      Ah, il bel sol dell'avvenire!

      http://groups.google.it/group/approfondimenti/browse_thread/thread/6fabe7677a2af384?hl=it

    1. Sassicaia 21 settembre 2009

      Il segreto del miracolo economico cinese:bambini che lavorano in condizioni
      disumane per 20 ore al giorno,lavoratori sottopagati,produzione di merci
      di bassissima qualita' addirittura dannose per l'organismo in certi casi,condizioni igieniche da terzo mondo,mancanza dei diritti civili piu' elementari:il tutto per un sistema che ha prodotto 200 milioni di super ricchi
      e quasi un miliardo di pezzenti che vivono al limite della sopravvivenza umana:benvenuti nel paradiso dei lavoratori

    1. Hamas 20 settembre 2009

      IL SEGRETO DEL MIRACOLO ECONOMICO CINESE: IL GOVERNO POSSIEDE LE BANCHE ANZICHE’ IL CONTRARIO.

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