Stavisky: il truffatore ebreo che fece cadere un governo francese

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Serge Alexandre Stavisky

Jose Alberto Nino – Occidental Observer - 27 ottobre 2025

Un singolo truffatore riuscì a mettere in luce la fragilità della Francia moderna dimostrando che, prima di servire la giustizia, il potere serve se stesso. Serge Alexandre Stavisky nacque il 20 novembre 1886 a Slobodka, vicino a Kiev, nell'Impero russo; figlio di Emmanuel Stavisky, un immigrato ebreo russo, Alexandre ricevette la sua istruzione formale presso il prestigioso Lycée Condorcet di Parigi.

Tuttavia, come scrive Frederick Brown nel suo “The Embrace of Unreason: France, 1914-1940”, già nel 1912, quando aveva solo 26 anni, Stavisky “era sulla buona strada per affermarsi come un truffatore incallito”. Quell'anno affittò il teatro Folies-Marigny per l'estate e mise in scena uno spettacolo che chiuse i battenti dopo sole due settimane. Non rimborsò mai i concessionari che avevano versato un acconto e, sebbene fosse stato scoperto, evitò il processo grazie allo scoppio della prima guerra mondiale. La guerra lo salvò anche dal processo per aver truffato una società di munizioni, la Darracq de Suresnes, per 416.000 franchi in un losco affare per la vendita di bombe all'Italia. Dopo aver ricevuto l'amnistia nel 1918, Stavisky riprese da dove aveva interrotto, mettendo in atto truffe ancora più elaborate.

Brown osserva che Stavisky “non era affatto l'unico ad aver derubato gli investitori francesi negli anni '20”. Quasi altrettanto famigerati quanto lui, Marthe Hanau e il suo ex marito Lazare Bloch divennero personaggi tristemente noti nel mondo finanziario della Francia degli anni '20. Alla Hanau, nata a Lille nel 1890 da una famiglia di industriali ebrei la madre, una parsimoniosa negoziante ebrea di Montmartre, era riuscita a fornire una dote di 300.000 franchi quando la figlia, all'età di 24 anni, aveva sposato Bloch. Anche Bloch, che proveniva da una famiglia che aveva fatto fortuna nel commercio della iuta, era concordemente ritenuto ebreo, stando alle descrizioni di entrambi che si ritrovano nei giornali scandalistici dell'epoca.

Insieme, la coppia fondò una rivista finanziaria che promuoveva società di comodo e obbligazioni fraudolente a breve termine che promettevano rendimenti insolitamente elevati. Nel dicembre 1928, dopo che gli investitori avevano perso milioni, la polizia arrestò la Hanau, Bloch e i loro soci. Marthe Hanau ritardò il processo con uno sciopero della fame e arrivò persino a calarsi dal muro dell'ospedale con una corda fatta di lenzuola per evitare di essere alimentata forzatamente. Quando, nel febbraio 1932, il processo finalmente iniziò, lei rivelò i nomi dei politici corrotti che avevano tratto profitto dai suoi schemi. Rilasciata dal carcere dopo nove mesi, pubblicò un articolo che denunciava la corruzione nel sistema finanziario francese, citando materiale riservato fatto trapelare da un dipendente del Ministero delle Finanze. La divulgazione portò al suo nuovo arresto; fuggì di nuovo, fu ricatturata e alla fine si tolse la vita.

La loro caduta divenne uno spettacolo per il crescente movimento antisemita francese, che descrisse con entusiasmo lo scandalo come prova della presunta corruzione ebraica nella finanza e nella politica. L'affare Hanau-Bloch prefigurò episodi successivi come, appunto, lo scandalo Stavisky, in cui le accuse di manipolazione finanziaria da parte di ebrei furono sfruttate per alimentare la sfiducia dell'opinione pubblica e delegittimare la Terza Repubblica francese.

Brown descrive come Stavisky continuò ad operare con ancora maggiore audacia nel periodo tra le due guerre:

Non meno subdolo fu Stavisky, che apparve negli anni '30 all'ombra di un processo rinviato diciannove volte, ma mescolandosi in modo prominente nella società dei caffè, scommettendo somme elevate e sfoggiando gli accessori della ricchezza. Lui e la sua affascinante moglie occupavano delle stanze all'Hôtel Claridge.

Abile truffatore noto soprattutto per i suoi schemi di tipo Ponzi sotto il nome di Serge Alexandre o Monsieur Alexandre, Stavisky controllava due giornali con orientamenti politici opposti, oltre a un teatro, un'agenzia pubblicitaria, una scuderia di cavalli da corsa e quello che Brown descriveva come “un porcile per i facilitatori che si nutrivano alla sua mangiatoia”. Tra questi c'erano potenti ufficiali di polizia, politici corrotti, funzionari pubblici risentiti, avvocati disonesti, faccendieri dei media e membri influenti della stampa.

Nel 1931, Stavisky avviò l'operazione che lo avrebbe reso il principale manigoldo di uno scandalo che sconvolse la Repubblica francese dell'epoca. Da tempo aveva messo gli occhi sui banchi dei pegni municipali, o Crédits Municipaux, istituti di credito riconosciuti dallo Stato come di pubblica utilità e autorizzati a emettere obbligazioni esenti da imposte. Durante un incontro cruciale a Biarritz, Stavisky convinse il sindaco di Bayonne, un legislatore con ottime conoscenze, a ottenere l'autorizzazione per la creazione di un tale Crédit Municipal.

Lo storico Paul Jankowski, citato da Brown, scrive:

Nel mese in cui la Spagna perse il suo re, nell'aprile del 1931, Bayonne ottenne il suo Crédit Municipal. La rivoluzione a Madrid era arrivata proprio al momento giusto per Stavisky e i suoi compari, rendendo plausibile la loro favola sui gioielli di Alfonso XIII e della famiglia reale, della contessa San Carlo, del ricco Antonio Valenti di Barcellona e degli spagnoli spaventati che, secondo quanto riferito, attraversavano il confine in cerca di un rifugio sicuro per sé stessi o per i propri oggetti di valore. Le voci di saccheggi e fughe erano giustificate dalla loro vicinanza al nuovo Crédit Municipal della città, lanciato con un budget che sarebbe stato stravagante anche in una metropoli brulicante di attività.

Le obbligazioni contraffatte divennero la base di tutte le frodi che seguirono; il piano di Stavisky prosperò grazie alla compiacenza, all'inganno e alla sospensione della logica. Come osservò Brown, pochi si fermarono a chiedersi come, durante una recessione economica, il Crédit Municipal di Bayonne potesse permettersi tassi di interesse così generosi.

La frode fu scoperta nel 1933, quando una compagnia di assicurazioni cercò di incassare le obbligazioni (false) che deteneva. Mentre il Crédit Municipal era in crisi, Stavisky si affrettò a coprire il deficit con una nuova emissione di obbligazioni, ma la stampa aveva già fiutato l'inghippo. I giornalisti investigativi scoprirono ciò che i supervisori governativi avevano ignorato. Su ordine del controllore dello Stato, il tesoriere di Bayonne esaminò i libri contabili e rivelò una vasta discrepanza tra il patrimonio dichiarato dall'istituzione e la realtà. Non c'erano tesori detenuti come garanzia, tanto meno i gioielli della corona spagnola. Quel dicembre, la polizia arrestò il dirigente della banca, Gustave Tissier.

Ben presto tutto cominciò a svelarsi. Brown racconta che “i beneficiari dei fondi pensione che (con l'approvazione del Ministero del Lavoro) avevano investito massicciamente nel Crédit Municipal, provarono una certa soddisfazione nel vedere Stavisky smascherato”. Il truffatore, solitamente composto, andò nel panico dopo aver appreso dell'arresto di Tissier e fuggì sulle Alpi francesi. Le autorità avviarono rapidamente le ricerche dell'uomo conosciuto come M. Alexandre. Il 1° gennaio 1934, Paris-Soir pubblicò un articolo intitolato “Continuano le ricerche del truffatore Stavisky”. Alcuni giorni dopo l'intensificarsi delle ricerche, si verificò una svolta quando l'ufficio investigativo criminale francese, la Sûreté Générale, ricevette informazioni ritenute attendibili. L'ispettore Marcel Charpentier salì immediatamente su un treno diretto a Lione, arrivando l'8 gennaio in uno chalet isolato sulle pendici innevate del Monte Bianco, vicino a Chamonix.

Quando le autorità fecero irruzione e si avvicinarono a una camera da letto sul retro, annunciando la loro presenza, si udì un solo colpo di pistola. All'interno trovarono Stavisky con ferite mortali. Le dichiarazioni ufficiali dichiararono la morte un suicidio ma in tutta la Francia lo scetticismo fu profondo: milioni di persone rimasero convinte che personaggi potenti, la cui reputazione Stavisky avrebbe potuto distruggere dal banco dei testimoni, lo avessero messo a tacere per sempre. Ciononostante, a causa di questo scandalo, continuarono a cadere le teste.

Tra le prime vittime politiche vi fu Albert Dalimier, Ministro delle Colonie. Nel 1932, mentre ricopriva la carica di ministro della Giustizia, Dalimier aveva certificato il Crédit Municipal di Bayonne come depositario legittimo per gli investimenti assicurativi. Quando, all'inizio di gennaio, la sua lettera di autorizzazione fu resa pubblica dalla stampa, non ebbe altra scelta che dimettersi.

L'impatto più ampio delle fughe di notizie non può essere sottovalutato. Provocarono una serie di dimissioni, arresti e suicidi che avrebbero ridisegnato la politica francese. Il primo ministro Camille Chautemps dovette affrontare crescenti pressioni quando emerse che suo cognato Georges Pressard, in qualità di procuratore capo di Parigi, aveva rinviato 19 volte il processo a Stavisky. Dopo le dimissioni di Dalimier, il 27 gennaio 1934 Chautemps si dimise.

Il suo successore, Édouard Daladier, entrò in carica il 28 gennaio, ma durò solo 10 giorni. Quando Daladier licenziò il prefetto di polizia di Parigi Jean Chiappe, le leghe di destra organizzarono manifestazioni di massa che, la notte del 6 febbraio 1934, sfociarono in violenti scontri, causando oltre una dozzina di morti e più di 1.400 feriti quando la polizia sparò sulla folla vicino alla Camera dei Deputati.

Sebbene sopravvissuto quella notte a tre voti di fiducia, pochi giorni dopo Daladier si vide obbligato a dimettersi. La crisi ebbe fine solo quando l'ex presidente Gaston Doumergue formò un governo di Unione Nazionale che escludeva socialisti e comunisti, ma includeva futuri leader di Vichy come il maresciallo Philippe Pétain e Pierre Laval.

Dopo 13 mesi di indagini, il magistrato inquirente consegnò due volumi al pubblico ministero. All'interno c'erano 7.000 pagine di testimonianze di esperti. Alla fine i pubblici ministeri incriminarono 19 collaboratori di Stavisky per vari reati e contravvenzioni. Tra questi c'era anche sua moglie Arlette, [affascinante] ex modella di Chanel, che fu processata nel 1936 con l'accusa di aver avuto parte nei piani fraudolenti del marito.

[caption id="attachment_232906" align="aligncenter" width="1159"]Arlette_Stavisky Arlette Stavisky[/caption]

La giuria la dichiarò non colpevole.

I parallelismi tra l'affare Stavisky e il caso di Jeffrey Epstein sono piuttosto inquietanti e rivelano modelli ricorrenti nel modo in cui la corruzione ebraica si manifesta in epoche diverse. Entrambi gli uomini, ebrei, morirono in circostanze misteriose mentre erano in custodia cautelare con gravi accuse penali. La morte di Stavisky fu ufficialmente dichiarata suicidio nonostante le prove balistiche sospette, mentre anche la morte di Epstein, impiccato nella sua cella di Manhattan, fu dichiarata suicidio nonostante numerose violazioni procedurali e malfunzionamenti delle attrezzature. In entrambi i casi, le conclusioni ufficiali sul suicidio sono state ampiamente messe in discussione dall'opinione pubblica e dai media, generando numerose teorie cospirative su insabbiamenti e omicidi.

Entrambi i personaggi coltivavano relazioni con potenti élite politiche e sociali. Stavisky aveva legami con ministri del governo francese, deputati e personaggi dell'alta società; Epstein era associato a politici di spicco, membri della famiglia reale e leader del mondo degli affari, tra cui Donald Trump, Bill Clinton e il principe Andrea. Questi collegamenti hanno sollevato interrogativi su come entrambi gli uomini siano riusciti a evitare gravi conseguenze legali per lunghi periodi. Il processo a Stavisky fu rinviato 19 volte in sei anni grazie a tangenti e manipolazioni legali. Allo stesso modo, Epstein ha eluso per anni un serio procedimento penale nonostante le prove crescenti dei suoi crimini.

Entrambi i casi hanno sollevato interrogativi sul fatto che la loro morte abbia impedito la divulgazione di reti d'élite. Stavisky operava attraverso tangenti sistematiche e corruzione di funzionari, mentre Epstein era accusato di utilizzare materiale compromettente per ricattare personaggi potenti. La morte di entrambi gli uomini ha opportunamente messo a tacere potenziali testimonianze che avrebbero potuto coinvolgere personaggi di spicco nelle rispettive società.

La caduta di Stavisky non fu solo la fine di un truffatore, ma lo smascheramento di una nazione che era stata a lungo conquistata dagli interessi ebraici. Da quel momento in poi, soprattutto con la vittoria degli Alleati nella seconda guerra mondiale, la Francia sarebbe diventata solo un altro terreno di gioco per la perfidia ebraica.

Jose Alberto Nino

Link: https://www.theoccidentalobserver.net/2025/10/27/serge-alexandre-stavisky-the-jewish-fraudster-who-brought-down-a-french-government/

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Commenti (3)

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    1. Balabiott 3 novembre 2025

      "Stavisky controllava due giornali con orientamenti politici opposti"; classico marchio di fabbrica del popolo eletto....

    1. Marco Fontana 3 novembre 2025

      Interessante articolo sul maggior contributo askenazita alla Storia occidentale: truffe e corruzione della politica, come è in effetti nella natura di chi si trasfigura per parassitare un sistema sociale dall'interno, nel quale altrimenti non avrebbe diritto di cittadinanza.
      Eh si, perché si tende troppe volte a dimenticare che gli askenaziti altro non sono che falsi ebrei, più falsi del cosiddetto Muro del Pianto.

      Probabilmente l'unica possibilità concreta che ha l'Occidente di evitare l'autoaffondamento, è l'inconsistenza delle sopravvenienti generazioni della classe dirigente, askenaziti inclusi. Lo sguardo ebete dell'insulso John Elkann, insieme alle movenze sculettanti del figlio prediletto di Soros, danno la misura dell'ennesima trasfigurazione in atto così colà dove si puote.

      Proprio vero: quando le tragedie della Storia si ripetono, lo fanno come farsa.

    1. ric 2 novembre 2025

      cattivo sangue non mente..

      https://dagobertobellucci.wordpress.com/2017/10/26/la-menzogna-del-diario-di-anna-frank-frode-letteraria-e-falso-storico/

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