Stati Uniti d’Europa: Se li conosci li eviti, se li eviti ti salvi

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Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

Praticamente è stata un’esperienza mistica.

Il 29 novembre 2023 Mario Draghi è apparso - questa è l’espressione utilizzata da Alessandro De Angelis (1) dell’Huffington Post in un articolo da cui traspare una sottile vena ironica - a Roma presso la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, alla presentazione del recente libro di Aldo Cazzullo sull’impero romano. D’altronde, come ha enfaticamente affermato in quella occasione Ferdinando Mach di Palmstein, noto finanziere socialista, il toccante e raro evento «non poteva che accadere in chiesa, un miracolo come quello che ha portato in paradiso donne e uomini presenti. Nel tempio dedicato al fondatore dei Gesuiti, Mario Draghi ha condotto tutte e tutti nel paradiso della speranza concreta: si farà lo Stato Europeo» (2).

E questa prospettiva, tanto allarmante quanto probabile, è realistica per tre motivi.

Primo, nel corso della discussione del libro Mario Draghi, dopo aver espresso la sua preoccupazione per la situazione critica che l’Europa sta attraversando, ha effettivamente affermato con la consueta chiarezza, merito che non gli si può negare, che oggi «il modello di crescita si è dissolto e bisogna reinventarsi un modo di crescere ma per fare questo occorre diventare Stato» (3). L’obiettivo di Draghi è chiaro: costituire in tempi relativamente rapidi gli Stati Uniti d’Europa. Ed è quindi chiaro anche quale deve essere l’obiettivo delle forze sovraniste, siano esse di destra o di sinistra, cioè impedire la realizzazione di questo processo.

Secondo punto, Mario Draghi avrà la possibilità di imprimere una spinta propulsiva in questa direzione se, come alcuni prevedono, sarà il prossimo Presidente della Commissione europea o del Consiglio europeo (4).

Terzo punto, il più importante, il Parlamento europeo il 22 novembre 2023 ha approvato a maggioranza risicata, e non ampia come trionfalmente affermato dal comunicato stampa, una risoluzione contenente delle proposte di riforma dei Trattati europei che si muovono esattamente in tal senso. Cioè, verso il rafforzamento dei vertici apicali dell’Unione europea a scapito degli Stati nazionali e della loro sovranità.

In quanto segue, prima, verranno sinteticamente illustrate queste proposte in quanto delineano il profilo istituzionale che, secondo le élite europee, l’Unione europea dovrebbe assumere in tempi relativamente rapidi e, successivamente, ne verrà illustrato il significato politico.

I pilastri della riforma

Per comprendere il significato delle proposte approvate dal Parlamento europeo è opportuno partire da tre espressioni linguistiche che, apparentemente poco rilevanti, hanno invece importanti implicazioni politiche.

La prima si evidenzia quando il testo della risoluzione del Parlamento europeo “pone l'accento sull'importanza di riformare il processo decisionale dell'Unione in modo da rispecchiare con maggior fedeltà un sistema bicamerale, conferendo ulteriori poteri al Parlamento europeo” (5). Peccato che ad oggi, l’Unione europea abbia una sola Camera, cioè il Parlamento europeo. A cosa si allude quando si parla di accentuare il bicameralismo? Qual è la seconda Camera? E, soprattutto, accentuare i poteri del Parlamento europeo rispetto a chi? Lo vedremo tra poco.

La seconda innovazione linguistica si ha quando il Parlamento “chiede che la Commissione europea sia rinominata Esecutivo europeo (e) propone di fissare le dimensioni dell'esecutivo a non più di 15 membri, scelti tra i cittadini degli Stati membri sulla base di un sistema di rotazione rigorosamente paritaria”. Si noti, 15 persone che costituiscono l’esecutivo dell’Unione europea, dovrebbero governare, dopo l’allargamento, circa 400 milioni di individui che vivono in Stati con lingue, religioni, tradizioni storiche e culturali, modelli economici, valute (non tutti gli Stati membri rientrano necessariamente nell’Eurozona), sistemi sociali, interessi e valori profondamente differenti e, talvolta, divergenti e contrastanti.

La terza innovazione è consequenziale alla seconda: il Presidente della Commissione, ovvero dell’Esecutivo, verrebbe ridenominato Presidente dell’Unione europea.

Ma procediamo con ordine e vediamo i punti essenziali della proposta di riforma, considerando separatamente: a) i cambiamenti nelle competenze dell’Unione europea rispetto agli Stati membri e b) i mutamenti nei rapporti tra le sue istituzioni.

Per quanto riguarda il primo punto, si registra un ampliamento generalizzato delle competenze attribuite all’Unione. Ad essa verrebbero attribuite competenze esclusive, che annullano cioè la sovranità degli stati nazionali, “per l'ambiente e la biodiversità e per i negoziati sui cambiamenti climatici”. Per quanto riguarda, invece, le competenze concorrenti ne verrebbero istituite di nuove “in materia di sanità pubblica e di tutela e promozione della salute umana, soprattutto in caso di minacce sanitarie transfrontaliere, nonché in materia di protezione civile, industria e istruzione. E verrebbero ulteriormente rafforzate le competenze concorrenti dell’Unione “nei settori dell'energia, degli affari esteri, della sicurezza esterna e della difesa, della politica in materia di frontiere esterne nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché delle infrastrutture transfrontaliere”.

Il passaggio critico su cui attiriamo l’attenzione è costituito proprio da questo ulteriore rafforzamento delle competenze concorrenti per tre ordini di motivi.

  • In primo luogo, perché le competenze concorrenti sono di fatto delle competenze esclusive camuffate. Come spiega chiaramente lo stesso sito dell’Unione europea, che qui citiamo letteralmente, “competenza concorrente significa che sia l'UE che gli Stati membri possono adottare atti giuridicamente vincolanti nei settori interessati. Tuttavia, gli Stati membri possono farlo soltanto se l'UE non ha esercitato la sua competenza o ha esplicitamente cessato di farlo” (6). Quella degli Stati membri è quindi una sovranità interstiziale, marginale, residuale. È la sovranità che viene loro “concessa” dall’Unione europea, quindi sostanzialmente fittizia.
  • Secondo punto, sappiamo per esperienza recente (gestione della crisi finanziaria e PNRR), che l’Unione europea e, in particolare, la Commissione fanno un uso invasivo e ricattatorio della condizionalità politica riducendo drasticamente, se non annullando, i margini di autonomia degli Stati e dei loro governi democraticamente eletti. Le competenze concorrenti possono tradursi rapidamente e facilmente in competenze esclusive.
  • Il terzo punto è ancora più rilevante e merita un approfondimento. Tra i settori in cui è previsto un ulteriore rafforzamento delle competenze dell’Unione europea compaiono la sicurezza esterna e la difesa, temi che Mario Draghi ha recentemente introdotto nell’agenda europea e che sono stati oggetto di recentissimi provvedimenti del governo italiano. Ciò significa che l’Unione europea acquisirebbe, qualora questa proposta di riforma fosse approvata, il potere di coinvolgere in conflitti bellici i popoli degli Stati membri. Ciò è confermato dal fatto che nella risoluzione del Parlamento europeo si “chiede l'istituzione di un'Unione della difesa che comprenda unità militari e una capacità di dispiegamento rapido permanente, sotto il comando operativo dell'Unione”. Insomma, l’Unione europea che, secondo il Manifesto di Ventotene, avrebbe dovuto garantire la convivenza pacifica tra i popoli, si prepara a fare la guerra.

Questi cambiamenti nelle competenze dell’Unione europea, che esercirebbe una vera e propria sovranità nei confronti degli Stati membri, assumono un particolare significato se considerati congiuntamente ai mutamenti proposti nei rapporti tra le istituzioni europee.

In generale, la strategia adottata si articola lungo tre direttrici: a) rafforzare il ruolo del Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini, rispetto al Consiglio europeo, composto dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri, b) conferire a tutti gli effetti alla Commissione la funzione di esecutivo politico dell’Unione europea e c) ridurre drasticamente negli organi decisionali il voto all’unanimità, e quindi il potere di veto dei singoli stati, a favore del voto a maggioranza semplice, qualificata e qualificata rafforzata.

Il terzo obiettivo lo abbiamo già trattato in occasione della conclusione dei lavori della Conferenza sul Futuro dell’Europa nel giugno 2022 (7). La risoluzione del 22 novembre 2023 è l’attuazione pratica di quanto allora approvato ed è quindi inutile ripetere quanto già scritto in quell’intervento, a cui rimando qualora qualcuno fosse interessato. Focalizziamo l’attenzione sulle prime due direttrici.

L’ampliamento dei poteri del Parlamento europeo avviene attraverso tre canali. Il primo è il conferimento del potere di iniziativa legislativa, che prima era di competenza esclusiva della Commissione, anche al Parlamento europeo. Il secondo è l’attribuzione di pieni poteri di codecisione con il Consiglio europeo in settori (la difesa, il diritto di famiglia e, di importanza strategica, la governance economica) che in precedenza erano di pertinenza esclusiva del Consiglio (8). Il terzo canale, previsto dall’emendamento 41 (articolo 17, paragrafo 7 del Trattato sull’Unione europea) è la modifica sostanziale della procedura di nomina ed elezione del Presidente della Commissione europea (ora Esecutivo). Secondo il testo oggi in vigore, il Consiglio europeo, tenuto conto dell’andamento delle elezioni del Parlamento europeo e votando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla Presidenza della Commissione e il Parlamento lo vota a maggioranza dei membri che lo compongono. Quindi, è l’organo rappresentativo dei governi nazionali in carica che propone al nuovo Parlamento europeo, eletto dai cittadini, il possibile Presidente della Commissione. Nella proposta di riforma, invece, il rapporto si inverte: è il nuovo Parlamento europeo che, votando a maggioranza dei suoi componenti, propone un candidato alla Presidenza dell’Unione al Consiglio europeo che, a sua volta, lo elegge votando a maggioranza qualificata. Ciò implica che la nomina del Presidente dell’Unione (oggi Commissione) non riflette più tendenzialmente l’equilibrio, che può essere più o meno simmetrico, tra gli interessi dei vari Stati membri all’interno del Consiglio, bensì l’orientamento politico dei “cittadini europei” sulla base dei risultati delle elezioni europee che acquisirebbero così una sorta di primazia e di preminenza rispetto a quelle nazionali.

La Commissione, e qui passiamo alla seconda direttrice di intervento, si politicizza, diventa a tutti gli effetti un esecutivo politico. E ciò dipende dal combinato disposto tra a) le modalità di elezione parlamentare del Presidente, b) la richiesta “di consentire al Presidente della Commissione di scegliere i rispettivi membri in base alle preferenze politiche, garantendo al contempo l'equilibrio geografico e demografico” e c) il potere, riconosciuto già dalla normativa in vigore, di chiedere le dimissioni (obbligatorie) ad uno dei membri del “suo” esecutivo.

In sintesi, la risoluzione del Parlamento europeo del 22 novembre 2023 propone una sorta di sistema parlamentare bicamerale in cui la prima Camera è rappresentata dal Parlamento europeo, mentre la seconda è costituita dal Consiglio europeo; la prima rappresenta i singoli “cittadini europei”, la seconda gli Stati e i loro governi. Quindi, l’Esecutivo (oggi Commissione), riceverebbe una doppia legittimazione politica attraverso la procedura di nomina del suo Presidente: prima dal Parlamento e poi dal Consiglio Europeo.

Il significato politico della riforma: la parabola degli “Amici della pizza”

Ci sono quattro amici che da qualche anno hanno l’abitudine di andare a mangiare la pizza il sabato sera, ogni due settimane. A volte sono d’accordo sulla scelta della pizzeria, altre hanno idee differenti. In genere, basta un’oretta per trovare un accordo; ora si accontenta uno, ora si accontenta l’altro. A un certo punto, uno di loro, che per comodità chiameremo Mario, dice “Ragazzi, basta perdere tempo ogni volta per decidere in quale pizzeria andare. Da oggi allarghiamo il nostro gruppo e saremo gli otto “Amici della pizza”. Ma non solo, ci vedremo tutte le settimane e, sentite che bello, mangeremo tutti lo stesso identico tipo di pizza. Decideremo insieme se la margherita, la romana o la quattro stagioni”. Ovviamente le cose si complicarono. Per trovare un accordo su dove andare a mangiare la pizza e quale tipo di pizza mangiare gli otto “Amici della pizza” dovevano impegnare l’intera serata del venerdì. Si trovava un accordo, ma cresceva il numero degli scontenti. Allora, l’astuto Mario disse “Ragazzi, qui rischiamo che il nostro gruppo, gli “Amici della pizza”, si sciolga. Sarebbe un vero peccato. Stiamo così bene insieme! Ho trovato una soluzione per risolvere i nostri problemi. Includeremo altre otto persone e diventeremo i sedici “Amici della pizza”. E poi decideremo insieme, pensate che bello, non solo in quale pizzeria andare e quale tipo di pizza mangiare, ma anche quale bibita bere”. Le cose si complicarono: per trovare un accordo su pizzeria, pizza e bevanda comune i sedici “Amici della pizza” iniziarono ad impegnare non solo i loro venerdì sera, ma anche il sabato mattina. Mettersi d’accordo divenne sempre più difficile e andare a mangiare la pizza iniziò ad essere non più un piacere, ma un sacrificio. Qualcuno iniziò a pensare “Ma chi me lo fa fare?”, qualcun altro provò a contestare le decisioni prese, altri decisero di scegliere liberamente pizza e bevanda. Il gruppo degli “Amici della pizza” era chiaramente in crisi. E, ancora una volta, l’ingegnoso Mario risolse il problema: “Ragazzi, so io come uscire dalla crisi del nostro gruppo, dalla prossima settimana deciderò io e solo io in quale pizzeria andremo, quale pizza mangeremo e cosa berremo, così evitiamo perdite di tempo e smettiamo di litigare”. La proposta fu accolta con grande sollievo. Il gruppo degli “Amici della pizza” era salvo e si sarebbero liberati i venerdì sera e il sabato mattina di tutti. Ma ci fu qualcuno che non condivideva i gusti di Mario in fatto di pizze e bevande e, quindi, disertò l’appuntamento e se ne andò a mangiare in un altro locale. Non necessariamente una pizzeria.

Questa parabola illustra non solo quanto è accaduto, sta accadendo e rischia di accadere in Europa, ma anche il significato politico delle riforme proposte: enlarging and deepening, allargare e approfondire l’Unione europea. Oggi, questo disegno riformatore viene presentato come una risposta alla “aggressione” della Russia nei confronti dell’Ucraina (9). Si tratta di una menzogna colossale in quanto questa strategia, irrealistica e completamente errata dal punto di vista dell’analisi e della progettazione istituzionale, era già presente prima della guerra in Ucraina.

L’allargamento (enlarging) a un numero sempre maggiore di Stati è un obiettivo che l’Unione europea persegue incessantemente dalla sua nascita e che conosce una accelerazione dopo la caduta del Muro di Berlino, come si può evincere dalla cartina interattiva qui sotto (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6884395).


L’approfondimento (deepening), cioè l’estensione capillare dei settori regolati, è stato perseguito con sempre maggior ostinazione dalla crisi finanziaria in poi ed è esplicitamente dichiarato nel Documento dei cinque presidenti (10) che risale al 2015, cioè ben prima della guerra in Ucraina. Se mai vi è una novità, consiste nella inclusione tra gli ambiti di intervento della crisi climatica, delle emergenze sanitarie e della difesa.

Incrementare contemporaneamente sia il numero degli Stati membri che i settori di intervento significa generare automaticamente ingenti problemi di gestione delle diversità. E il modo più rapido per gestirle è farle tacere. Da qui, la compressione sistematica che, come abbiamo visto, le riforme esercitano del potere di veto e della sovranità degli Stati nazionali che, lo ricordiamo, sono ad oggi il principale canale di espressione democratica delle specificità e degli interessi di ogni popolo.

Questo è lo scenario degli Stati Uniti d’Europa. Mario Draghi non ci sta portando verso il paradiso della speranza concreta, secondo le ispirate parole di Ferdinando Mach di Palmstein, quanto piuttosto verso un incubo infernale da cui fuggire.

Di Luca Lanzalaco per ComeDonChisciotte.org

Luca Lanzalaco è professore ordinario di Scienza politica presso l’Università di Macerata. Ha recentemente pubblicato, con Giampiero Cama e Sara Rocchi, Le banche centrali prima e dopo la crisi. Politica e politiche monetarie non convenzionali (ATì editore, 2019) e Fragile Boundaries. The Power of Global Finance and the Weakness of Political Institutions (Rivista Italiana di Politiche pubbliche, 2/2015, il Mulino). E’ autore del libro L’Euro e la Democrazia – dalla Crisi Greca al nuovo Mes (Youcanprint, Bari, 2022).

Riferimenti:

(1) Alessandro De Angelis, Basta la presenza. Mario Draghi riappare in un gioco scenico di suggestioni, “Huffpost”, 29 novembre 2023, https://www.huffingtonpost.it/politica/2023/11/29/news/mario_draghi_cazzullo_libro_presentazione_governo-14353025/

(2) Così riportato da Angelo Torchiaro, Draghi è tornato: “L’Europa va unita, serve più coraggio”, “il Riformista”, 1 dicembre 2023, https://www.ilriformista.it/draghi-cazzullo-roma-sant-ignazio-loyola-europa-unita-serve-coraggio-396389/

(3) Draghi: momento critico per l’Europa, possono tenerci uniti i valori fondanti, “il Sole 24 Ore”, 29 novembre 2023, https://www.ilsole24ore.com/art/draghi-momento-critico-l-europa-possono-tenerci-uniti-valori-fondanti-AF9HzRqB

(4) Claudio Tito, Draghi alla guida della Commissione Ue. Il piano di Macron per salvare l’Europa, “La Repubblica”, 8 dicembre 2023, https://www.repubblica.it/economia/2023/12/07/news/draghi_alla_guida_della_commissione_ue_il_piano_di_macron_per_salvare_leuropa-421605703/

Francesca De Benedetti, Draghi alla Commissione europea? «Non è quello il piano», “Domani”, 8 dicembre 2023, https://www.editorialedomani.it/politica/europa/draghi-alla-commissione-europea-non-e-quello-il-piano-f0bh8t8w

Claudio Antonelli, Macron vuole Draghi a capo dell’Europa. Il governo dei tecnici sbarca a Bruxelles?, “La Verità”, 9 dicembre 2023, p. 5.

(5) Parlamento europeo, Progetti del Parlamento europeo intesi a modificare i trattati,
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2023-0427_IT.pdf

(6) Unione europea, Iniziativa dei cittadini europei, Domande e risposte sulle competenze dell'UE e i poteri della Commissione europea, https://citizens-initiative.europa.eu/faq-eu-competences-and-commission-powers_it

(7) Luca Lanzalaco, La revisione dei trattati UE è l’attacco definitivo alla sovranità e alla democrazia, “Come Don Chisciotte”, 14 giugno 2022, https://comedonchisciotte.org/la-revisione-dei-trattati-ue-e-lattacco-definitivo-alla-sovranita-e-alla-democrazia/

(8) Federico Fabbrini, Il Parlamento europeo e la riforma dei Trattati, Centro Studi sul federalismo, “Commenti”, n. 278, 27 novembre 2023. https://www.csfederalismo.it/it/pubblicazioni/commenti/il-parlamento-europeo-e-la-riforma-dei-trattati.

(9) Franz C. Mayer, Jean Pisani-Ferry, Daniela Schwarzer and Shahin Vallée, Enlarging and deepening: giving substance to the European Political Community, “Policy Contribution” 15/2022, Bruegel.

(10) Commissione Europea, Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa, relazione di Jean-Claude Juncker in stretta collaborazione con Donald Tusk, Jeroen Dijsselbloem, Mario Draghi, Martin Schulz, 2015, https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/5presidentsreport.it.pdf

Commenti (35)

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Mostra commenti 35 caricati
    1. Gino 15 dicembre 2023

      A mio parere siamo già fritti.
      L'unica flebile speranza sarebbe che ci salvassero i russi. Per loro sarebbe facile, organizzare qui da noi un colpo di stato, che ci liberasse. Lo stile russo gli vieta però di assomigliare ai NATO-cani: la loro forza è anche la loro e la nostra debolezza: non comportarsi da criminali.

    1. Falcon 120 15 dicembre 2023

      Bellissima la parabola degli amici della pizza, mi sono divertito tanto a leggerla, ma molto meno pensando a come sarà questa europa da incubo, sarà terrificante per coloro che non faranno parte della plancia di comando. Il Designato al progetto, ha già fatto troppi danni, e questo sarebbe la ciliegina sulla torta. Questo progetto non sa da fare, ma bisogna muoversi in fretta, il tempo stringe, mi auguro che in europa e in Italia ci siano ancora forze in grado di impedire questo capolavoro dell'orrore Non vorrei essere fra quelli che la vivranno, già adesso mi sembra di vivere un film dell'orrore.

    1. Eugiorso 15 dicembre 2023

      Clamoroso! Ecco chi sta per entrare in europa, non nel continente, beninteso, ma nell'unione europoide:

      L'ukraina che difende "la democrazia" e "i valori occidentali", anche con le bombe a mano, se serve ... Guardate i video, leggete e divertitevi!

      https://southfront.press/democracy-in-action-deputy-from-zelenskys-party-exploded-grenades-during-meeting-of-village-council-in-transcarpatia/

      DEMOCRACY IN ACTION: DEPUTY FROM ZELENSKY’S PARTY EXPLODED GRENADES DURING MEETING OF VILLAGE COUNCIL IN TRANSCARPATIA
      (Il deputato di zelensky è morto a causa del lancio delle granate)

      Cari saluti

    2. clausneghe 16 dicembre 2023

      Ciao Orso, lo avevo già visto ieri sul sito Colonel Cassad che pubblica spesso roba che mai il nostro corrotto mainstream ci farebbe vedere. Orribile, questi Ucraini vanno evitati come la peste sono folli pericolosi e portatori di malattie.

    1. REmaggiore 15 dicembre 2023

      Gli amici della pizza non hanno mai tenuto conto dei celiaci.

    1. Senna 15 dicembre 2023

      "Stati Uniti d’Europa: Se li conosci li eviti, se li eviti ti salvi"

      Magari fosse così facile, l'avrebbero già fatto in tanti!
      Se li eviti, arrivano attentati, rivoluzioni rosa, colpi di stato etc etc etc

    2. Dico no 15 dicembre 2023

      Dico no

    1. Eugiorso 15 dicembre 2023

      Peccato che vere forze sovraniste non ci sono e neppure una vera opposizione al mostro che potrebbe diventare ancora più invasivo ... Questo è facilmente osservabile in un luogo (non parlo più di stato, nemmeno di "paese") come l'Italia, in cui le tanto demonizzate mediaticamente forze sovraniste e una vera opposizione latitano da molti anni.

      Non scriverò che dobbiamo affidarci per intero allo scontro geopolitico in atto, sperando che vinca in migliore (per noi), cioè la Federazione Russa, perché questo sarebbe inutile, meglio attendere gli eventi, ma non quelli relativi "allo stato europeo", nuova formulazione e rafforzamento dell'eurolager attuale, quanto quelli relativi al conflitto ukraino ed anche alla continuazione sine die delle stragi ebree in Palestina ...

      Vinceranno prima i russi in armi oppure sorgerà per primo il temuto "stato europeo"?

      Vedremo ...

      Cari saluti

    2. Pusillone 15 dicembre 2023

      Eugiorsoooooooo, ho letto il tuo ultimo articolo qui su CDC; mi hanno colpito queste ultime parole: ‘’[..] un “padrone” più benevolo, non imperialista, che custodisce gelosamente le sue tradizioni, che un’etica ce l’ha e che tratta gli altri popoli alla pari, in tal caso la benemerita Federazione Russa’’.

      Ovviamente, io e te (più qualcun altro) sappiamo troppo bene che, invece, la Russia attuale è un puttanaio – quasi – senza eguali (altro che Dio, Patria e Famiglia, o robe così), e che questa cosa del tradizionalismo è uno specchietto per le allodole per quelli del cosiddetto sud del mondo (proprio come quando la missione universalistica della Russia era quella del comunismo).

      Dai dai, siamo troppo vecchi per cascarci ancora, ossia: non prendiamo di nuovo troppo sul serio questa ‘’sgangherata’’ (lessico fabbriano, nel senso di Dario Fabbri) Russia.
      Anche perché, temo che l’American Way of Life possa battere pure il tradizionalismo russo (proprio come sconfisse a suo tempo l’universalismo del marxismo-leninismo).

      Dai, pensiamo a salvarci l’anima, ché stiamo diventando vecchi (però ti do atto che, constatato il fatto che il marxismo è solo fuffa neo-gnostica, non mi sei diventato un nichilista brontolone e beffardo, tipo Umberto Eco e simili [era questo quello che il tuo maestro Preve rimproverava ai disillusi della mai avvenuta rivoluzione, tipo Eco, appunto, ricordi?]).

    3. Eugiorso 15 dicembre 2023

      Allora che famo? Restermo sotto la gogna delle "alleanze occidentali" fino all'estinzione completa?

      Cari saluti

      P.S.: dario fabbri è una *** ben pagata, con comparsate televisive e risonanza mediatica,un atalantista che serve astutamente quel potere che ci ha ridotti nelle condizioni in cui ci troviamo oggi ...

    4. Martin 15 dicembre 2023

      L'unica speranza e' la vittoria di Trump e il passaggio degli Usa al neo-isolazionismo, dopo quasi un secolo. Sarebbe un terremoto geopolitico, con enormi conseguenze per l'Europa. Senza la presenza Usa, qui in Europa voleranno gli stracci a livello bettola di alcolizzati - numeri da circo, Eugiorso.
      Le due WW sono nate in Europa, gli USA ne hanno solo approfittato alla grande.

    1. Martin 15 dicembre 2023

      Le ottime argomentazioni analitiche del Prof Lanzalaco interessano e sono comprensibili a stento al 5% della popolazione italiana e UE. Ormai regna la piu' crassa ignoranza, basta vedere il livello del dibattito qui in Italia sui 50 miliardi all'Ucraina bloccati da Orban, dai commenti sui forum del Giornale o Repubblica.

      Tutti che ne parlano come se fossero "fondi europei" piovuti dal cielo, e NESSUNO che afferra che di quei 50 miliardi, ben 4-5 miliardi vengono versati dal contribuente italiano. Intanto si tagliano le pensioni e si riducono i fondi alla sanita'......con tanti saluti allo pseudo sovranismo di Meloni e Salvini....

      Grazie ai diktats UE, siamo ridotti per il secondo anno di seguito a spendere la miseria di circa 20 miliardi, quando ne versiamo ogni anno circa 23 alla Commissione, piu' 14 miliardi per il MES.

      L'Italia e' il terzo contribuente netto dell' UE, dopo Germania e Francia e prima dell' Olanda. I fondi che versiamo noi Paesi occidentali finanziano i contributi annuali ai Paesi dell' Est, dal 2004 ogni anno equivalenti a circa il 5% del loro Pil. Come se l'Italia dal 2004 avesse ricevuto 100 miliardi all'anno (5% del nostro Pil annuale, 2000 miliardi).

      Grazie a questa bonanza, la Polonia, per esempio, oltre a grattacieli modello citta' USA, ha messo su il terzo esercito europeo..ed e' in pessimi rapporti con Russia e Bielorussia, nonche' sempre tesi con la Germania.....per non parlare dei tre nani baltici, letteralmente sommersi di soldi, sempre finanziati da noi, solo perche' confinanti con la Russia.

      L'opinione pubblica italiana ed europea non ha la piu' remota idea delle dimensioni allucinanti dei trasferimenti di fondi dai Paesi occidentali all'UE e dall'UE ai Paesi dell'Est, Ucraina inclusa.

      L'accessione dell'Ucraina richiedera' anni di negoziati, ma sara' costosissima anche per noi Italiani. La pagheremo con pensioni piu' basse, meno fondi alla sanita', meno fondi contro la disoccupazione giovanile. Il tutto per finanziare la ricostruzione di un Paese che ha voluto e cercato in tutti i modi lo scontro con la Russia, fin dal golpe del 2014.

    2. rossinimauro 15 dicembre 2023

      Tutto perfetto e corretto,
      però non consideri che se Biden lo ordina, UKR diventerà UE a tutti gli effetti in tempi brevissimi.
      A mio modesto avviso, se i russi non si sbrigano a finire di disintegrarla, mi aspetto che lo sia in 3/4 mesi al più.

    3. Martin 15 dicembre 2023

      Appunto sto aspettando che vinca Trump, ci lascera' completamente soli, sara' da ridere a crepapelle, voleranno gli stracci come mai dal 1945

    4. uomospeciale 15 dicembre 2023

      Tutto corretto ma come fai notare anche tu, il grosso problema è che questi ragionamenti sono fuori dalla portata dell'italiano e dell'europeo medio.
      Quindi ci spolperanno fino all'osso, le tasse saranno più alte, le pensioni sempre più basse e le code negli ospedali sempre più lunghe.
      Le uniche cose che si abbasseranno ( di molto ) saranno la qualità e l'aspettativa di vita.

    5. Martin 15 dicembre 2023

      Purtroppo siamo troppo stupidi come popolo, l'unica consolazione e' che di sicuro non siamo i soli in Europa: vedasi i Tedeschi (sui Francesi e' inutile fare il minimo affidamento). Ma c'e' la grande possibilita' di Donald Trump : che piaccia o no, e' l'unica.

    1. Jimbo 15 dicembre 2023

      Mentre è chiaro che il declino italiano è iniziato da quando siamo stati incatenati all'UE, così come l'intento dei manigoldi europeisti di proseguire ingabbiandoci sempre di più ("l'Europa fa schifo quindi + Europa").
      Quello che manca è sempre il solito tassello: siamo sicuri che agli europei, soprattutto quelli del sud, nonostante tutto, non stiano bene gli Stati Uniti d'Europa ?

    1. Martin 15 dicembre 2023

      Ottima analisi, Prof. Lanzalaco, ma proprio non afferro la ragione per la quale non ha dedicato pari attenzione all'ostacolo principale a qualunque riforma, ossia alla necessita' di un consenso unanime di 27 Governi e di 27 Parlamenti, perdipiu' in diversi casi nelle maggioranza qualificate necessarie alle revisioni costituzionali, in procedimenti che altresi' prevedono frequentemente il ricorso al referendum popolare.

      Anche recentemente, 5-6 Paesi medio piccoli hanno ribadito la loro assoluta contrarieta' alla fine dell'unanimita' in materie quali politica estera, difesa e tassazione.

      Allo stato attuale, pertanto, tutti i vari progetti e visioni restano un mero flatus vocis.

    2. sbregaverse 15 dicembre 2023

      Volevi intedere flatus ani nevvero ¿?

    3. Dico no 15 dicembre 2023

      Voleva intendere che ci sono tantissimi elementi che ci suggericono che l'europa è sempre più importante

    4. Gino 15 dicembre 2023

      Nel caso per loro peggiore li sbatteranno fuori.
      In Italia non credo sarà per loro necessario un referendum. Ma anche nel caso dovessero farlo, o di riffa o di raffa, lo vincerebbero.

    5. REmaggiore 22 dicembre 2023

      Per chi li conosce e lievita

    1. Ciaparat 15 dicembre 2023

      L'articolo è bello e la parabola della pizza ancor di più. Ma il titolo "Stati Uniti d'Europa" e la bandiera in copertina sono ingannevoli: l'Europa NON sarà come gli USA, ma molto peggio. L'America nasce con un federalismo forte, e anche dopo 200 anni di spinte all'accentramento le libertà locali restano il più forte baluardo contro il potere di Washington. In America uno stato, una contea o addirittura una città hanno poteri che noi manco ci sogniamo. In America eleggi il giudice e lo sceriffo - immaginate di votare per il comandante della stazione dei Carabinieri? - e in America uno stato decide se avere o no la pena di morte (e come), la politica educativa (in realtà lo fa piuttosto la contea) e la sanità. Nessuno ha mai potuto obbligare, ad es., gli abitanti dell'Arizona a vaccinarsi contro il COVID, semplicemente perché Washington può solo dare indicazioni e fare pressioni) ma non far eseguire un ordine centrale. Uno stato può decidere tasse statali uguali a ZERO (come l'Alaska) o al 10%, e all'interno di uno stato una contea può aggiungere o meno altre tasse, e così una città. In un'Europa all'americana il Molise potrebbe dire no a Bruxelles in modi che neanche l'Italia può fare oggi. Semplicemente non abbiamo la stessa storia di libertà. Per questo saremo MOLTO, MOLTO peggio degli USA.

    2. Martin 15 dicembre 2023

      Esatto al 100%!

    1. sbregaverse 15 dicembre 2023

      Tira più un pelo di MOSCA che un'intera formazione di B-52 USA.

    1. PietroGE 15 dicembre 2023

      Il problema non è il contenitore ma il contenuto, cioè quale politica sta facendo e si propone di fare la UE. Se vuole continuare a servire una ideologia marcia e obsoleta : austerità economica, immigrazione a più non posso, promozione dell'omosessualità e, in genere, diritti individuali per tutti oppure cominciare a fare gli interessi concreti dei popoli europei. Esistono campi dove la dimensione nazionale risulta troppo ristretta per produrre risultati, ad esempio il commercio internazionale, i grandi investimenti in ricerca e tecnologia, sviluppo e produzione di armamenti, ecologia ecc. ecc. Esistono invece, tra i popoli europei, diversità di cultura, tradizione e storia che difficilmente possono essere messi sotto il tappeto. Noi non siamo e non saremo gli USA europei, gli USE, Draghi o non Draghi. Che succede ad esempio, quando le decisioni del vertice risultano inaccettabili per alcuni stati? La paralisi se va bene, lo sfaldamento di tutto l'edificio se va male, con conseguenze nefaste per tutti. C'è poi il problema della difesa e di chi decide l'impiego delle armi e delle forze armate. Secondo me stanno mettendo il carro davanti ai buoi. Vedremo.

    2. oriundo2006 15 dicembre 2023

      A mio avviso gli europei a trazione tedesca, dannosa per tutti ed anche per loro, non hanno la 'sensibilità' intellettuale sufficiente per costituire un centro di sapere tecnologico concorrente a quello USA: sono corrotti dai decisori atlantici per NON farlo.
      Gli investimenti dunque vanno nel pozzo senza fondo ucraino e servono a comprare soprattutto mezzi militari americani e software israeliano ( ben tremila loro militari a vario titolo erano lì ).
      Oggi senza quegli investimenti che giustamente indichi, un paese o una collezione bizzarra di paesi senz'arte ne parte come quelli europei, un domani estesi anche a realtà inesistenti sotto l'aspetto economico ( tipo Georgia o Moldova ), possono davvero inserirsi nella corsa alla supremazia o anche semplicemente evitare di finire nell'irrilevanza completa.
      L'Europa è una colonia pura e semplice, un secondo 'giardino' nel cortile dell' Uncle Shmuel. La fricassea di Paesi che la compongono serve solo a costituire un peso morto che rende impossibile qualsiasi autonomia. E se velleità ci fosse, basti guardare la imbarazzante pochezza dei suoi esponenti apicali ed il profluvio di norme giuridiche complicatissime che rendono l'agire del monstrum un caso clinico di demenza politica.

    3. Nonso 15 dicembre 2023

      E credi che questa accozzaglia sia destinata ad implodere, agglomerarsi o smembrarsi?

    4. PietroGE 15 dicembre 2023

      Infatti, anche la politica dell'allargamento mi sembra quella da 'Babbo Natale' con i candidati che gli scrivono le letterine su quanti miliardi vorrebbero a Natale. Intanto la Cina sta dominando i settori strategici dei chip, computer, AI, batterie e elettronica in generale. L'Europa prima di mettere i dazi aspetterà che collassi il settore automobilistico sotto il dumping della auto elettriche cinesi e poi, con milioni di nuovi disoccupati da impiegare, quando i buoi sono scappati dalla stalla, cercherà qualche rimedio.

    1. Shax 15 dicembre 2023

      Man mano che l'ue si amplia ammettendo paesi molto problematici, corrotti ed estremamente poveri il livello dei paesi (ex) ricchi si abbassa. Ossia non sono questi paesi ad aspirare a diventare ricchi, ma siamo noi che ci impoveriamo uniformandoci alla massa.
      Il progetto europeo è chiaro: trasformarci in una sorta di usa con una società estremamente verticale con pochi apicali e il resto per strada, esemplarmente ridotti agli zombie che si moltiplicano sui marciapiedi americani.
      E il bello è che ce lo dicono da trent'anni che quella è la loro ispirazione!

    2. Brule 15 dicembre 2023

      E' vero, manco lo nascondono.

    3. uomospeciale 15 dicembre 2023

      E perché mai dovrebbero nasconderlo?
      Sanno perfettamente che per il 98% della gente l'importante sono le mode, il gossip, San Remo e vincere lo scudetto.
      Tutto il resto non conta.
      Alla fine ogni popolo, ha la classe politica che si merita di avere.
      Tutto procede secondo i piani.

    4. Rama 15 dicembre 2023

      Io non voglio nel UE. Perché vorrei questo, e peggio del comunismo.

    1. clausneghe 15 dicembre 2023

      Pensavo di essermi liberato di questo lercio usuraio parassita malevolo che voleva multarmi per il rifiuto di farmi inoCulare
      e invece me lo ritrovo ancora in circolazione.
      Draghi avrà un futuro luminoso, dentro la cassa da morto dove finirà a breve, se lo merita.
      Egli andrebbe condannato come trafficante di armi e sostenitore dei criminali di guerra Ucraini e Israeliani che uccidono i bambini.
      Altro che presidenza UEeeee, che non sia la forca, si sa mai.

    2. Gino 15 dicembre 2023

      e invece me lo ritrovo ancora in circolazione

      ce lo ritroveremo ancora addosso, come se fosse una lurida zecca (ma gigantesca...).

      Riusciremo a sopportare il nefando salasso? Altro che sanguisuga, oltre a prenderci il sangue vorrà anche 'donarci' i suoi più luridi virus...

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