SPLENDORI E MISERIE DEL COMPLOTTISMO

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DI GIACOMO BOTTONS

termometropolitico.it

I tempi recenti hanno riportato in auge un termine che ebbe una sua grande diffusione negli anni ’70: il complottismo. Il significato generico di questa parola è la tendenza a vedere nella realtà disegni e trame oscure, che determinano, in maniera inconsapevole per i più, importanti eventi.

E’ lecita un’ottica complottistica?

C’è chi si dice assolutamente certo dell’esistenza dei complotti e c’è chi si indigna per l’uso sistematico del “complottismo” come mezzo che ci permetterebbe di costruirci narrazioni di comodo che confermino le nostre convinzioni (dove nel ruolo del cattivo si potrebbe mettere alternativamente lo Stato o la “casta”, la UE, gli Stati Uniti, la finanza, la massoneria e relative combinazioni varie).

Forse entrambe le posizioni sono semplificatorie e, come spesso accade in questi casi, contribuiscono a occultare più che non a chiarire il fatto di cui si parla.

Ma – per iniziare – cos’è un complotto? Sfrondando il termine dall’alone da romanzo misterico che lo circonda, essenzialmente un complotto è un accordo o piano riservato condiviso da determinate persone per raggiungere uno o più fini (un determinato assetto geopolitico, un cambiamento istituzionale, o anche semplicemente potere o denaro).
E’ evidente che i complotti esistono. Un mondo in cui i complotti non ci fossero sarebbe il mondo della perfetta trasparenza, in cui i fini di tutti sono perseguiti alla luce del sole e nel pieno rispetto di regole comuni. Per quanto si possano avere idee diverse sulla desiderabilità di un tale stato, è chiaro che è ben lontano dall’essere una descrizione della realtà.

Il “complottismo” nasce dunque da una necessità oggettiva, dalla consapevolezza che, come diceva Donald Rumsfeld, “ci sono cose che sappiamo di sapere, cose che sappiamo di non sapere e cose che non sappiamo di non sapere”. Il relativamente ristretto campo delle cose che sappiamo di sapere ci permette di fare ipotesi sulle cose che sappiamo di non sapere e illazioni sulle cose che non sappiamo di non sapere. Il campo del complottismo si situa al confine tra il penultimo e l’ultimo insieme di cose, in un mondo che tende ad essere, per definizione tendenzialmente invisibile alla coscienza comune, o a dare di sé un’immagine fuorviante.

Naturalmente però, c’è modo e modo di affrontare questo esercizio e di utilizzare l’idea di complotto.
Se ne può fare un uso costitutivo e dogmatico. Chi vuole farsi un’idea di dove conduca tale esercizio può farsi un giro su uno dei tanti siti che parlano di “nuovo ordine mondiale”, versione aggiornata del vecchio “complotto demoplutogiudaicomassonico”. La realtà viene considerata come interamente determinata, fin quasi nei suoi minimi dettagli, da una grande cospirazione unitaria, alla quale sarebbero affiliate praticamente per intero le classi dirigenti economiche, politiche e tecniche. Ogni evento, ogni informazione andrebbe letto come increspatura superficiale, come attuazione o come diversivo di questa grande cospirazione storica e planetaria. Come nelle vecchie summae medievali, dall’Idea del complotto sarebbe interamente spiegabile l’intero sviluppo storico, la conformazione della società, l’assetto mondiale. Ricostruzioni più o meno fantasiose trovano dappertutto coincidenze, corrispondenze, sinistre conferme della loro credenze.
D’altra parte la realtà si dividerebbe tra coloro che vedono questa più profonda verità e quelli invece che, ignari, vivono all’oscuro di essa.
Ci si rende conto di come questo metodo porti facilmente a prendere come oro colato fantasticherie o autentiche assurdità. D’altra parte esso permette di illudersi di avere in mano una chiave universale che permetta di decifrare facilmente ogni evento e di sistemarlo in una visione coerente, che dà a tutto una parvenza di razionalità. In fondo, se da un lato è inquietante, è dall’altro confortante pensare che ci sia un piano ben definito dietro allo svolgersi degli eventi. In questo senso il complottismo costituisce una facile risposta alla necessità naturale di orientarsi in un mondo complesso e spesso troppo caotico per le nostre capacità di comprensione.
Contro questo tipo di complottismo, sono giustificate le critiche e anche le prese in giro che ultimamente girano così di frequente sui social network.

Ma concludere da queste facili constatazioni a una liquidazione del metodo complottistico sarebbe ugualmente una colpevole semplificazione.
Se l’uso costitutivo dell’idea di complotto ci conduce a fantasticherie metafisiche, il suo uso regolativo è non solo utile, ma necessario a chi voglia avere una buona comprensione della realtà.
Dal studio della storia (la storia italiana da questo punto di vista è particolarmente rivelatrice) è facile rendersi conto dell’esistenza di un’area grigia, in cui operano entità come servizi segreti, organizzazioni criminali, gruppi terroristici, associazioni più o meno segrete, ma anche personaggi pubblici, aziende, ambienti finanziari. Non si tratta di fantasticherie ma di entità la cui esistenza è stata assolutamente documentata, come Gladio, la P2 e via dicendo.
L’area grigia di cui stiamo parlando non è uniforme, ma presenta diverse gradazioni, e trascolora dal segreto vero e proprio, al riservato, fino all’informale. In quest’ultima forma, che è quella che più da vicino comunica col mondo alla luce del giorno, è il terreno del non-detto, dell’implicito, della legge non scritta, che a sua volta confina con la diplomazia. E’ quel terreno dove persone appartenenti ad ambiti diversi si incontrano, al riparo dalla luce dalla sfera pubblica, per accordarsi, per parlare di cose che ufficialmente non esistono, ma che invece talvolta divengono pesantemente, drammaticamente reali.
Certo, intorno a questo ambito non è possibile fare affermazioni certe e documentate. Forse diventa possibile per lo storico, molto tempo dopo, quando nuovi documenti e informazioni riemergono dai flutti della storia. Ma anche lì rimane sempre il dubbio che qualcosa sia stato tralasciato, omesso, cancellato.
Tuttavia, un’applicazione troppo rigorosa di standard popperiani alle affermazioni su questo ambito, non farebbe altro che portarci a una sorta di negazione di un’ambito di realtà che, per quanto sfuggente, ha dimostrato in passato di avere un peso decisivo sul corso degli eventi e sulle vite delle persone. Credere che oggi il mondo sia più trasparente, intellegibile di allora è francamente arduo per una persona intellettualmente onesta.
Come avventurarsi allora in questo terreno malfermo? Con ipotesi, analogie, caute affermazioni: strumenti che non garantiscono mai la certezza, ma permettono di addentrarsi efficacemente nel terreno del probabile. Ma se gli strumenti affermativi devono essere incerti e sfumati, le conoscenze che stanno alla base di tali affermazioni devono invece essere tanto più solide e abbondanti. Solo sulla base di vaste letture su molti argomenti e materie si può azzardare questo difficile tentativo. Ma anche in questo lavoro preparatorio una robusta base di scetticismo e diffidenza verso ciò che si legge è necessaria.

La realtà non è costruita secondo un piano razionale escogitato da qualcuno. Ma non è nemmeno un ammasso caotico dove la gente si agita senza costrutto. E’ un conflitto dove gruppi e singoli cercano di perseguire scopi a volte paralleli e a volte divergenti, a volte palesi e a volte occulti, con mezzi che interagiscono con le finalità e talvolta le modificano, talaltra le sostituiscono.
La complessità del tutto è troppo spesso un alibi per rinunciare a capire, per rifiutarsi di dipanare l’intreccio e accontentarsi del proprio piccolo frammento di realtà. Dovrebbe invece spingere a capire di più, ad andare più a fondo. Solo dalla consapevolezza viene la libertà, e da questa il cambiamento.

Giacomo Bottons

Fonte: www.termometropolitico.it

Link : http://www.termometropolitico.it/21382_splendori-e-miserie-del-complottismo.html
18.8.2012

Commenti (34)

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    1. cirano60 23 agosto 2012

      Bisogna avere proprio la faccia come il c...., come ..proprio uno di quelli che ebbe le mani in pasta nell'affare 11/9 insieme ad altri compari, si mette a filosofare.
      Il signor Rumsfeld le cose le sapeva in anticipo!

    1. youkai 23 agosto 2012

      siamo in due

    1. Georgejefferson 23 agosto 2012

      Fino a che il tiranno non verra a prenderti,o farti morir di fame o guerra...al pari degli Altri tiranni citati

    1. Mondart 23 agosto 2012

      Beh, in effetti sia il "sistema" che il "sogno modernista" sono stati fatti APPOSTA PER L' ELITE, mica per la massa che viene semplicemente agita ... E, calandosi nei loro panni, non solo è perfetto, ma è anche più "democratico" che ne so, di un sistema asiatico o indiano a caste chiuse ... Quindi "che vogliamo ancora ?" ... Gli Illuministi, gli intellettuali di ogni epoca, hanno sempre avuto il duplice scopo di "indirizzare" l' èlite, ma di confondere e intrappolare la massa, nemmeno questa è una novità ... O c'è ancora chi crede che Kant propagandasse un dogma intrinsecamente diverso da quello del "Peccato Originale" ?? ... E poi facciamo due conti: questo sistema privilegia solo una risicata èlite ( anche se fosse, si tratta comunque di un' èlite estesa ed ormai "unificata" nei fini ) o non piuttosto un' ampia fetta della popolazione, da cui rimane esclusa solo la base dei "1000 Euro al mese" ?? ... MORALE: perchè cavolo pretendete ancora che il sistema si "riformi" DENTRO al sistema stesso ??? Come pretendete del resto di poter agire FUORI del sistema, in uno "spazio altro" che semplicemente non esiste ??? Siete ( siamo ) fottuti, questa è la verità ...

    1. Tonguessy 23 agosto 2012

      Non ci crediamo più, semplicemente. E' un sistema che ormai non può più pretendere di convincere perchè ha mentito troppo. Il sogno modernista non interessa più a nessuno, se si escludono le elites. Che continuano a mentirci, ovviamente. E' proprio qui che nasce il complottismo. Se le elites (siano esse i vertici politici, militari o economici) dicono qualcosa ci sono buoni motivi che lo facciano per mantenere in vita il sogno modernista, in coma irreversibile. Non dicono la verità né l'hanno mai detta perchè se l'avessero detta non ci troveremmo in questo pasticcio.

      Se i sofisti per motivi analoghi hanno destrutturato il senso della comunicazione manipolatrice mostrandone i limiti, i complottisti antepongono lo scetticismo ai quei “lumi” che hanno finora preteso di illuminare la nostra sciagurata strada modernista. E' una consapevolezza altra che muove dall'amara constatazione che da quei vertici mai potrà uscire una previsione sensata, un progetto condivisibile, una parola corrispondente a verità.

      http://www.appelloalpopolo.it/?p=6428

    1. Tao 23 agosto 2012

      Io sono "complottista" ed invito tutti ad esserlo. Sono convinto che l'operazione Monti sia stata ordita nella cucina della casa Bianca quattro o cinque mesi prima che l'ineffabile logorroico professore fosse nominato da Napolitano senatore a vita e poi scacciasse dal potere Berlusconi con l'aiuto della "borsa". Sono convinto che i 6500 incendi che hanno devastato l'Italia facciano parte di un progetto politico per abbattere l'animo degli italiani. Come la benzina a 2 euro. Come il saliscendi dello spread. Non siamo più niente di niente. Non siamo una nazione sovrana. Meglio essere nazione sovrana con un tiranno che non essere niente come siamo stati ridotti dagli americani, dal vaticano, dalla UE.....


      Pietro Ancona

    1. mincuo 23 agosto 2012

      Il complottismo e cospirazionismo sono anche categorie della disinformazione, che li sparge a piene mani. Sono inoltre etichette create apposta, perchè mediamente la gente non ha cultura e gli si dà semplificazioni facili, slogan. Come "nozionismo" "deviazionismo" "revisionismo" e molti altri "ismi" che non significano nulla ma sono buoni per etichettare e per infilarci di tutto.
      La gente poi ama le storie, ma i contesti, i numeri, i dati, le verifiche non le importano, c'è "il concetto" sempre pronto. Uno ha quello e poi su quello forza i fatti, scegliendo quelli consoni, omettendo quelli contrari, e in genere assumendo fonti di seconda o terza mano.
      I "complotti" che già è ridicolo il termine, sono utilissimi per farci affogare cose che complotti non lo sono per nulla, sono anzi alla luce del sole, magari però non riportati o nascosti dai media.
      Se io avessi detto che la FIAT aveva una grande influenza nel mercato automobilistico Italiano, e anche un certo peso politico-economico, mica significava che la FIAT complottasse e cospirasse di notte.
      Sono due piani differenti, le storie misteriose e i dati e la realtà. Mescolare favole, cose inverosimili, e cose reali e documentabili è un trucco di ogni propaganda che si rispetti. Quando non si può tacere allora si inonda la gente di storie di tutti i tipi in modo da sputtanare quelle realtà che esistono, che perciò vengono affogate in un mare di sciocchezze. Funziona da sempre, e la gente ci casca da sempre e nella sua ingenuità è lei stessa che le alimenta, contribuendo in gran parte di suo all'obiettivo di creare un marasma in cui tutto poi è possibile e tutto è favolistico.

    1. kenoby 23 agosto 2012

      quoto, sottoscrivo e condivido tutto il commento al 100%

    1. Mondart 23 agosto 2012

      Chiamare "complotto" il disegno che è in atto ( e che coincide sostanzialmente col progetto globalista ) è RIDUTTIVO, più che improprio. Chi non vede l' enorme "concertazione" in atto a tutti i livelli ( politico, mediatico, culturale, manifesto e meno manifesto ) è orbo, o vuole "per solidarismo a vario livello" mettersi le fette di prosciutto sugli occhi, e metterle anche agli altri. Il discorso è un altro: PERCHE' TALE DIREZIONE PERSEGUITA NON VIENE APERTAMENTE E STORICAMENTE DICHIARATA ?? Ovvio che sia tale reticenza per prima ad alimentare l' approccio "complottista". E' essa un bene ? E' essa un male ? Ci sarà alla fine di tanto ovvie ( e inutili ? ) tribolazioni la tanto millantata "nemesi" storica o è solo una gran fregatura ?? Quien sabe ... del resto, se gli "architetti del sistema" non si degnano di rispondere, a chi ha un po' di sale in zucca non resta che cercare di immaginare il vero volto che si cela dietro la maschera. NON è "complottismo": è la sola via perseguibile dalla logica.

    1. RicBo 23 agosto 2012

      probabilmente il complottismo esiste da quando l'umanità si è data una struttura sociale gerarchizzata e classista, ovvero da almeno 10 mila anni. l'importante è dargli l'importanza che merita, ovvero non troppa..

    1. albsorio 23 agosto 2012

      Solo Dio conosce la veritá, per gli esseri umani ciò che credono essere vero diventa "la veritá". Satana ama confondere con le menzogne, lusingare gli uomini con sogni di grandezza e potere, per poi distruggere le anime in quanto fatte a somiglianza di Dio, lo fa inducendoci al peccato. Non serve essere bacchettoni manichei, serve amare e rispettare il prossimo tuo come te stesso, non rubare, non uccidere.... ti ricorda qualcosa che cercano di farci dimenticare? Forse anche questo è un complotto :-)

    1. Nauseato 23 agosto 2012

      Ed è uno che la sa lunga. Parecchio ...



      Sarei davvero curioso di sentire cosa avrebbe da dire "Belzebù" su oltre 60 anni di storia italiana ... ma temo che creperà portandosi nella tomba parecchie verità.

    1. albsorio 23 agosto 2012

      Cito:Donald Rumsfeld, “ci sono cose che sappiamo di sapere, cose che sappiamo di non sapere e cose che non sappiamo di non sapere”..... Donald Rumsfeld un esempio di trasparenza. Un esempio (non reale) il telegiornale dice che un aereo cade con a bordo tutto il governo polacco, io non ero li a Catin, non ho visto quello che è accaduto, era vero? Diciamo che credo alla tv. Nei giorni successivi qualcuno, non in tv ma su internet dice che il governo polacco non era a bordo ma era stato rapito in Polonia prima della partenza, i piloti hanno schiantato l'aereo perche il radar principale era fermo per manutenzione e il radiofaro mobile era stato spostato inducendo l'aereo su una posizione sbagliata, l'equipaggio sopravvissuto era stato finito a colpi di pistola. Un giornalista che casualmente era sul posto vide e documentò la scena del disastro aereo, disse che non vi erano corpi straziati o bagagli come in un inucidente aereo di quel tipo, gli fu tolta la macchina fotografica da agenti della sicurezza e allontanato dall'area del disastro, poi fu successivamente accoltellato, non mori subito, fu portato in ospedale dove i sicari lo raggiunsero e lo finirono. Io non ero presente, quale delle due versioni credo? A quella ufficiale perchè lo Stato polacco ha fatto delle indagini... la veritá è ciò che si crede essere vero... tornando a Catin pochi sanno cosa è realmente accaduto.

    1. albsorio 23 agosto 2012

      Andreotti ebbe a dire che pensando male si fa peccato ma di solito ci s'indovina :-)

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