SIGONELLA, MUOS E GUERRA: PAGHIAMO NOI. MA NESSUNO CI HA MAI CHIESTO IL PERMESSO

SIGONELLA, MUOS E GUERRA: PAGHIAMO NOI. MA NESSUNO CI HA MAI CHIESTO IL PERMESSO

Riceviamo e pubblichiamo.


Dicono che l’Italia non entrerà in guerra. Che i militari italiani non bombarderanno l’Iran. Che il coinvolgimento sarà “limitato”, “strategico”, “difensivo”. Ma mentre Roma rassicura e Washington pianifica, c’è una verità che non compare nei comunicati ministeriali: è la Sicilia – ancora una volta – a essere il campo di battaglia e a pagarne il conto. Sì, perché l’Italia può anche illudersi di rimanere spettatrice. Ma la Sicilia non lo è mai stata. Non lo è mai. Sigonella, Muos, Augusta, Niscemi, Trapani Birgi, Pantelleria, Lampedusa: queste sono le arterie strategiche del dominio USA sul Mediterraneo. E se domani l’Iran colpisse “una base americana in Italia”, non colpirebbe né Torino, né Milano. Colpirebbe la Sicilia. E i morti, se ci saranno, avranno i nostri cognomi. La Sicilia come bersaglio, senza sovranità e senza voce Nel pieno del riarmo NATO, della guerra in Ucraina e ora del nuovo fronte contro l’Iran, la Sicilia è diventata il porto di lancio dell’imperialismo euroamericano. Eppure, nessun parlamento siciliano ha mai approvato Sigonella. Nessuna autorità eletta dal popolo siciliano ha mai autorizzato il MUOS di Niscemi. Perché la verità è una sola: la Sicilia è occupata militarmente. E lo è contro la volontà del suo Popolo. L’articolo 31 dello Statuto di Autonomia Siciliana è chiarissimo: “Il Presidente della Regione rappresenta lo Stato nella Regione e ha competenza esclusiva su ordine pubblico e difesa.” Allora ci chiediamo: quando mai un Presidente della Regione Siciliana ha esercitato questa prerogativa? Quando mai ha negato l’uso del territorio a potenze straniere? Quando mai si è opposto all’installazione di radar, armi, satelliti, droni, basi e centri di comando? Mai. Perché i governi regionali, da destra a sinistra, sono sempre stati marionette del potere centrale. E il potere centrale è sempre stato servo del Pentagono. Sigonella non ci protegge. Ci espone. Ci raccontano che la base di Sigonella è strategica. Che serve alla “sicurezza”. Ma la verità è che Sigonella serve solo all’America. Non difende i siciliani: li trasforma in bersagli militari permanenti. Non crea ricchezza: crea dipendenza e servitù. L’attacco americano contro l’Iran, già in corso, ha visto bombardieri stealth B-2 Spirit decollare da Aviano e da Sigonella, con l’appoggio logistico del MUOS. Il governo italiano nega il coinvolgimento. Ma i tracciamenti radar parlano chiaro. La Sicilia è già nella guerra. Solo che i siciliani non lo sanno. E non lo hanno scelto. Paghiamo tutto. In silenzio. Paghiamo con l’esposizione militare. Paghiamo con l’impatto ambientale di antenne e radar. Paghiamo con la rinuncia alla sovranità territoriale. Paghiamo con i costi economici delle crisi energetiche che non abbiamo causato. E pagheremo, presto, con il sangue. Perché se il conflitto si estende, le ritorsioni colpiranno le basi, e le basi sono qui, a casa nostra. E i politici italiani, da Crosetto a Tajani, mentre invocano la “de-escalation”, autorizzano sorvoli, permettono l’uso delle piste, chiudono gli occhi davanti all’uso offensivo del nostro territorio. Il colonialismo italiano non è finito. Si è militarizzato. Siamo alla fase finale. Dopo lo scippo fiscale, industriale e culturale, siamo arrivati allo scippo militare definitivo. La Sicilia, ridotta a piattaforma bellica, non è una “regione autonoma”. È una colonia strategica dell’Occidente armato. Una servitù geopolitica che nessun siciliano ha mai scelto. Eppure, nessuno protesta. Nessuno si oppone. Nessuno difende la dignità del nostro Statuto. Il motivo è semplice: le classi dirigenti siciliane non governano. Eseguono. E quando si tratta di obbedire agli americani, nessuno di loro alza mai lo sguardo. La Sicilia ha il diritto – e il dovere – di dire NO Non c’è bisogno di inventare nulla. Basta applicare lo Statuto. Basta far rispettare le prerogative costituzionali del Presidente della Regione. Basta reclamare il diritto all’autodeterminazione sancito dal diritto internazionale. Ma per farlo serve una cosa che manca da decenni: coraggio politico e indipendenza morale. Fino a quel giorno, ogni missile lanciato da Sigonella sarà anche nostra responsabilità. Ogni morte civile in Iran, Gaza o Yemen graverà anche sulle nostre coscienze. Ogni attentato che colpirà una base “americana” sarà un attentato che colpisce il nostro popolo. Un popolo che paga tutto, subisce tutto, ma non decide nulla. Il tempo dell’obbedienza è finito. È tempo di riscatto. O la Sicilia torna ad alzarsi come soggetto politico, o resterà una terra colonizzata che fa la guerra per conto altrui. O il Popolo Siciliano riprende in mano il suo destino, o saremo per sempre la pista di decollo delle guerre degli altri. E allora, noi diciamo NO. NO alla guerra. NO all’occupazione militare. NO alla Sicilia usata e venduta. NO alla morte mascherata da alleanza. NO a uno Stato che ci tratta da sudditi mentre ci chiama italiani. La Sicilia vuole essere libera. Pacifica. Neutrale. Non vogliamo basi. Non vogliamo radar. Non vogliamo alcuna complicità con le guerre degli altri. Vogliamo un’Isola che torni ad appartenere al proprio popolo. Un popolo che non chiede il permesso per esistere. Un popolo che ha deciso di essere Nazione.

-- Movimento siciliano d'azione.

22.06.2025

Commenti (3)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 3 caricati
    1. oliver 29 giugno 2025

      … già allora si parlava di tradimento .. . .. e il Piave mormorò: non passa lo straniero ! Quanta retorica e quanta ipocrisia nevvero jatani e anguria ?
      In Germania c‘é un detto dove si asserisce che gli italioti hanno il tacco delle scarpe davanti anziché dietro in altre parole sono pronti a scappare anziché affrontare il pericolo.

    1. BaNonso 23 giugno 2025

      Eccomi qui.
      Allora, paghiamo noi perché continuiamo a dare il permesso ai governi di finta maggioranza di decidere per noi.

    1. maghi 23 giugno 2025

      il patto tra mafia e USA fu chiaro 80 anni fa. A voi l'Italia e a noi l'occupazione militare. Mi ricordo sempre un imprenditore edile benedire il lavoro che gli americani gli procuravano a Camp Derby. Segui il denaro (Falcone, Borsellino, Chinnici, ma sono decine gli assassinati in realtà).
      Tanto il popolo è tutto o quasi come l'imprenditore che lavorava a Camp Derby. Con Franza o Spagna (ora USA), purchè se magna.
      Finchè se magna, le ideologie sono solo seghe mentali.

Visualizzati 3 di 3 commenti approvati.