Di Giuseppe Nardone, betapress.it
A Siracusa torna al centro del dibattito una questione che da anni alimenta rabbia e frustrazione: il costo del carburante in Sicilia, tra i più alti d’Italia e d’Europa, nonostante nell’isola si concentri una delle più importanti aree di raffinazione del continente. A denunciarlo è Carlo Leone, imprenditore agricolo e allevatore, membro del COAPI (Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani), che lancia un duro atto d’accusa contro un sistema che definisce insostenibile.
“Produciamo carburante, ma lo paghiamo più caro”
Il paradosso è evidente: il carburante viene raffinato in Sicilia, nei grandi poli industriali di Priolo Gargallo, Augusta e Gela, eppure i cittadini siciliani pagano prezzi alla pompa tra i più elevati.
“Noi raffiniamo carburante per tutta l’Italia, ma lo paghiamo più caro di tutte le altre regioni. Subiamo l’inquinamento e non abbiamo alcun beneficio”, afferma Leone.
Una denuncia che mette in luce un doppio squilibrio: economico e ambientale.
Autonomia senza vantaggi reali
Nonostante lo status di regione autonoma, la Sicilia — secondo Leone — non gode di alcun vantaggio concreto sul fronte energetico. Nessuno sgravio, nessuna agevolazione per cittadini e imprese, mentre il territorio continua a sopportare il peso industriale della raffinazione. Un sistema che, nelle parole dell’imprenditore, penalizza proprio chi produce.
Crisi agricola e caro energia: un mix devastante
La questione carburante si intreccia con una crisi più ampia che colpisce il settore primario. L’aumento dei costi energetici, unito alle condizioni climatiche estreme — con temperature che hanno superato il +40% — sta mettendo in ginocchio agricoltori e allevatori.
Il caso più emblematico arriva dal mercato ortofrutticolo di Vittoria, dove il prezzo del pomodoro è crollato drasticamente:
da 4,50 euro/kg a 1,50 euro/kg
Un valore inferiore al costo di produzione, stimato intorno a 1,70 euro.
Una dinamica che rischia di portare molte aziende verso l’indebitamento e la chiusura.
“È speculazione, non emergenza”
Leone contesta anche la giustificazione degli aumenti legati alle tensioni internazionali e ai conflitti.
“Il carburante che oggi paghiamo caro deriva anche da greggio acquistato anni fa e già stoccato nei depositi, come nel porto di Augusta. Non è possibile che i prezzi aumentino in 24 ore: questa è speculazione”.
Secondo l’imprenditore, quindi, non si tratta solo di mercato globale, ma di dinamiche speculative che gravano sui cittadini.
Un territorio che paga tre volte
Dalla denuncia emerge un quadro chiaro:
la Sicilia, che produce e raffina gran parte del carburante nazionale e subisce da anni inquinamento e impatti ambientali, paga il prezzo più alto alla pompa
Tre fattori che alimentano un senso diffuso di ingiustizia.
Il grido del settore primario
Attraverso il COAPI, Leone si fa portavoce di agricoltori, allevatori e pescatori italiani, oggi in difficoltà per l’aumento dei costi e il crollo dei prezzi di mercato.
“Così non si può andare avanti. Il settore primario sta collassando, mentre i costi continuano a salire e i ricavi scendono”.
Conclusione
Dalla Sicilia arriva un messaggio forte e diretto: si produce energia, si subisce inquinamento, ma si paga più degli altri.
Una contraddizione che, senza interventi concreti, rischia di aggravare ulteriormente la crisi economica e sociale dell’isola.
Di Giuseppe Nardone, betapress.it
19.04.2026
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Palermo, aumento del carburante. Franco Calderone di Agrisat: "Per il consumatore l'inflazione supererà il 20-30%. Come faremo?"
Franco Calderone presidente di Agrisat mette in luce le forti criticità che stanno attraversando gli imprenditori agricoli a causa dell’aumento vertiginoso del carburante, una situazione che colpirà a breve anche i consumatori.
- Calderone, sul caro carburante ormai difficoltà incredibili per gli imprenditori agricoli.
"Sta accadendo, si sta verificando la tempesta perfetta. Noi oggi nelle aziende agricole abbiamo il carburante che ha avuto un aumento del 120% rispetto a 40 giorni fa. La domanda è dove si debbono caricare questi costi? Queste aziende non potranno più acquistare nulla.
Quindi c'è un problema di sussistenza in vita delle aziende, ma attenzione, il problema riguarda anche i consumatori. Il consumatore troverà sugli scaffali i prodotti aumentati del 30-40% avendo sempre lo stesso reddito, stipendio, pensione. Quindi si prospetta una inflazione che supererà il 20-30%.
Come faremo?
- Avete paventato una forma di protesta allo stretto di Messina.
Sì, noi ci siamo affiancati agli armatori siciliani perché se nessuno fa nulla e finora nessuno ha fatto nulla a parte uno sgravio di 20 cent non basta. Cioè noi oggi dobbiamo andare a incidere veramente sull'acquisto dei carburanti e calmierare quei prezzi, altrimenti sarà un'ecatombe".
- Prezzi che in altre nazioni europee sono già calmierati.
"A Malta abbiamo il carburante che è €1,20/ €1,30. Da dire che a Malta il carburante arriva dalla Sicilia. Quindi me lo fate capire cosa accade, cosa sta accadendo, perché sta accadendo tutto questo?"
22.04.2026
maghi 27 aprile 2026
un mese di guerra, marzo, non ha fatto calare i consumi energetici in modo evidente, almeno dalle statistiche del Ministero dello sviluppo economico, nonostante gli aumenti dei carburanti. Vedremo aprile, dopo il 23 maggio. Penso che l'unico modo per colpire il far west consumistico siano i razionamenti. Intanto la guerra dopo un inizio scoppiettante si è fermata a Hormuz. Facesse la fine della SMO, che ci ha tagliato l'energia a basso costo, ci taglieremo anche quella ad alto costo. Entro fine mese il congresso USA deve decidere se dichiarare guerra all'Iran o imporre a Trump di ritirare navi, aerei ed esercito dal MO. In ogni caso Il futuro non sarà più come il passato. Come lo è stato per l'Ucraina, dove USA e UE continuano coll'"ammuina" militaresca facendoci sbellicare dalle risate col pericolo russo, mentre ora hanno iniziato anche la farsa mediorientale. Non potendo altro, stiamo sulla sponda a seguire lo spettacolo. Intanto a Genova, come a Firenze, sono state vietate le pubblicità di attività ad alto consumo fossile negli spazi pubblici. Poi dieci metri dopo sono perciò raddoppiate.
Non penso che i consumatori compulsivi cercheranno di usare meno auto, aerei o navi per attività ludiche togliendo loro alcune pubblicità stradali. Ai coltivatori, pescatori e allevatori bisognerebbe dire di smettere di prendere sovvenzioni in cambio dei bassi o nulli margini di guadagno e tornare ad una economia di sostentamento, tanto prima o poi le sovvenzioni pubbliche finiranno. Tutto dipende da quanta energia fossile da sprecare c'è rimasta.
ric 27 aprile 2026
vedrai che qualche fenomeno politico tarato mentale ci fara' girare nelle citta' al massimo a 20km/h , praticamente in prima marcia ma ovviamente al doppio dei giri per non imballare il motore , e impiegando il triplo del tempo per lo stesso percorso...
maghi 27 aprile 2026
..e il doppio del carburante per fare lo stesso percorso, perchè i motori consumano molto meno nella marcia più alta e sui 2000 giri al minuto, ma ci vuole una velocità dai 60 agli 80 km orari, altrimenti il motore si "imballa". Al Ministero dei Trasporti questo lo sanno benissimo, ma pur di compiacere l'UE, non esitano a far danni.Poi si salvano in corner accusando il lavoratore o la vecchietta che vuole andare in chiesa o a fare la spesa di far loro i danni ecologici, perchè non prendono i mezzi pubblici. Comunque i 20km/h ci sono già. A Bologna.