di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org
A Roma da mesi il Comune sta abbattendo alberi in molte zone (ad esempio, Monteverde, Eur, Prati, ville storiche). Le motivazioni ufficiali sono quelle della sicurezza pubblica, verrebbero tolti alberi malati o a rischio, ma cittadini e associazioni protestano parlando di tagli indiscriminati fuori dai tempi consentiti e poco trasparenti.
Il problema dell’abbattimento degli alberi nelle città è degno d’attenzione e non riguarda solo la capitale, ma diversi comuni italiani da nord a sud. I sindaci degli uffici tecnici parlano sempre di interventi scrupolosamente certificati che giustificano, da un lato con motivi di sicurezza (alberi instabili), dall'altro con esigenze urbanistiche (lavori pubblici, piste ciclabili, nuove costruzioni o riqualificazione che comportano la sostituzione del verde esistente), ma il dibattito rimane molto acceso.
Gli alberi in città sono fondamentali perché ombreggiano le superfici e abbassano le temperature fino a 4-5 °C in meno (riducendo anche la necessità di uso dell'aria condizionata), inoltre assorbono anidride carbonica e filtrano l'aria dagli inquinanti atmosferici migliorandone la qualità. Le chiome riducono anche l'impatto acustico del traffico, favoriscono la socialità e migliorano l'umore e la salute fisica delle persone.
Dunque, le città dovrebbero diventare più verdi, non meno.
Quando un albero maturo viene tagliato e sostituito con un esemplare giovane, il bilancio ecologico va in perdita perché poi ci vogliono decenni affinché quella pianta offra gli stessi benefici in termini di ombra e assorbimento di inquinanti e raffreddamento. Questa politica degli abbattimenti a tappeto è, dunque, un fallimento politico e ambientale.
Quello che serve è, invece, un censimento serio sullo stato di salute degli alberi nelle varie città, una trasparenza nelle decisioni di chi amministra il verde (con possibilità di consultazioni pubbliche e accesso ai dati da parte di associazioni e cittadini) e una manutenzione preventiva che eviti poi potature e tagli selvaggi.
Si parla tanto di riscaldamento climatico, si dimentica che ogni albero salvato è un gesto concreto per avere città meno calde e più vivibili.
Ma, evidentemente, non è un problema di dimenticanza, piuttosto si tratta di altri motivi. Ad esempio, legati all’urbanistica, all’edilizia e alla gestione degli appalti. Più spazio si libera, più si costruisce. E questo genera appalti, lavori pubblici e denaro in circolo. Anche i fondi PNRR spesso finanziano progetti che sacrificano alberi maturi sotto la retorica della “riqualificazione”. I tagli, quindi, sono mossi da interessi economici, a volte anche semplicemente da logiche progettuali superficiali di breve termine che fanno diventare facilmente sacrificabili piante persino secolari alle quali non si riconosce alcun valore.
In sintesi, sono svariate le ragioni per cui il verde urbano può diventare “scomodo”. A riguardo può essere utile leggere il libro-inchiesta ‘Alberi: fermiamo la mattanza’ della giornalista freelance Linda Maggiori che, unendo dati, analisi e voci autorevoli del mondo scientifico e dell’attivismo, mette a nudo le contraddizioni e i meccanismi perversi dietro la devastazione del verde. Utili, nelle ultime pagine, i riferimenti per chi vuole mobilitarsi e mettere in rete iniziative locali.
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Valentina Bennati
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maghi 9 agosto 2025
il green è l'ennesima scusa per sprecare soldi e risorse, insomma l'ennesimo incentivo al capitalismo consumista e sprecone. Il risparmio sarebbe l'unica ancora di salvezza, ma se pronunci solamente la parola, minimo ti danno di pidocchioso.
ric 11 agosto 2025
il risparmio..non produce PIL ,ma lo spreco spacciato per benessere
si chiama " crescita "
lo dice persino salvini ( quando era all' opposizione )
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maghi 11 agosto 2025
io ieri sono andato in montagna, invece di starmene a casa col ventilatore. Risultato: sono caduto in bagno e la sfortuna ha voluto, cadendo dalla stanchezza, che picchiassi il naso con rottura di una vena all'interno e copioso sanguinamento dalla narice sx di sangue venoso, cioè scuro. Ma statevene a casa, invece di fornire motivi di ricovero, che poi una volta in ospedale, non si sa che fine farai. Il "PIL" può benissimo andare a farsi fottere. Cerotto sul naso e tampone di cotone idrofilo nella narice, come succedeva 60 e più anni fa dopo una scazzottata. Tempo mezz'ora sanguinamento scomparso e mi sono già tolto cerotti e tampone.
Tutto fa "PIL" e i politici, tutti, sono pagati per incentivarlo. Bisogna essere noi a dire no. E quando non lo diciamo sono dolori, se sei fortunato piccini, sennò grandi.
ric 11 agosto 2025
verissimo .e' la societa' che e' sbagliata.
maghi 12 agosto 2025
e non può essere cambiata su base volontaria, anche per il bassissimo livello intellettuale. Pare che coloro che fanno scelte consapevoli, si aggiri sul 15-20%, ma io penso anche meno, Il Qi da 100 in su ce l'ha solo poco meno del 10%. Se un giorno questo pianeta sarà guidato dall'IAG (globale), lascerà solo le persone più intelligenti con un piccolo manipolo di braccianti, anche se penso saranno sostituiti da robot non appena i bracci meccanici avranno acquisito la duttilità di quelli umani. Si stima in 5 - 10 anni.