Si fa feroce la polemica di Alessandro Orsini contro Mario Draghi

Pubblichiamo l'intervento di Mario Draghi del 16 aprile, seguito dal post di Alessandro Orsini in totale polemica con il programma dell'ex Presidente del Consiglio italiano.

Si fa feroce la polemica di Alessandro Orsini contro Mario Draghi

A mano a mano a mano che ci si avvicina alle Elezioni Europee, lo scontro politica si fa più drammatico. Non ultima, la notizia della candidatura di Mario Draghi in sostituzione di Ursula von der Leyen in qualità di Presidente della Commissione Europea, che sta destando molte polemiche, tra le quali quella sollevata da un lungo post di Alessandro Orsini su X, che qui riportiamo. Di certo, i destini dei partiti della maggioranza di governo si giocano promuovendo questa candidatura che a buona parte del loro elettorato rischia di non andare proprio giù. Per capire esattamente di cosa si sta parlando, e quali siano le implicazioni di una eventuale elezione dell'ex presidente della BCE, ecco il manifesto programmatico di Draghi, riportato integralmente da legrandcontinent.eu.

Da Il Grand Continent, 16 aprile 2024

Con il suo accordo, pubblichiamo la versione italiana (approvata dall’autore) del testo dell’intervento di Mario Draghi alla High-level Conference on the European Pillar of Social Rights (Bruxelles, 16 aprile 2024). Il testo originale in inglese può essere letto a questo link.

"Questa è, in sostanza, la prima volta in cui ho l’occasione di iniziare a condividere con voi, se non proprio la filosofia — non ci siamo ancora arrivati —, almeno il modo in cui si vanno delineando il disegno d’insieme e la filosofia complessiva del report.

La competitività è da molto tempo una questione controversa per l’Europa.

Nel 1994, l’economista e futuro premio Nobel Paul Krugman etichettò come “pericolosa ossessione” la tendenza a concentrarsi sulla competitività. A suo dire, una crescita a lungo termine si ottiene aumentando la produttività – che va a beneficio di tutti – e non tentando di migliorare la propria posizione relativa rispetto ad altri e di catturare la loro quota di crescita.

L’approccio alla competitività che abbiamo adottato in Europa dopo la crisi del debito sovrano sembrerebbe avergli dato ragione. Abbiamo deliberatamente perseguito una strategia basata sul tentativo di ridurre i costi salariali l’uno rispetto all’altro, in aggiunta a una politica fiscale prociclica, con l’unico risultato di indebolire la nostra stessa domanda interna e minare il nostro modello sociale.

Non è la competitività a essere viziata come concetto. È l’Europa che si è concentrata sulle cose sbagliate.

Ci siamo rivolti verso l’interno, vedendo noi stessi come concorrenti, anche in settori come la difesa e l’energia in cui abbiamo profondi interessi comuni. Allo stesso tempo, non abbiamo guardato abbastanza verso l’esterno: con una bilancia commerciale in fin dei conti positiva, non abbiamo considerato la nostra competitività esterna come una questione di policy seria.

In un ambiente internazionale favorevole, abbiamo fatto affidamento sulla parità di condizioni a livello globale e su un ordine internazionale basato sulle regole, aspettandoci che gli altri facessero lo stesso. Ma ora il mondo sta cambiando velocemente, e siamo stati colti di sorpresa.

Altre regioni, in particolare, hanno smesso di rispettare le regole e sono attivamente impegnate a elaborare politiche volte a migliorare la loro posizione competitiva. Nel migliore dei casi, queste politiche hanno l’obiettivo di riorientare gli investimenti verso le proprie economie a scapito della nostra; nel peggiore, sono progettate per rendere permanente la nostra dipendenza da loro.

La Cina, ad esempio, punta a catturare e internalizzare tutte le parti delle catene di approvvigionamento legate alle tecnologie verdi e avanzate, e sta facendo in modo di assicurarsi l’accesso alle risorse necessarie. Questa rapida espansione dell’offerta sta portando a un eccesso di capacità in numerosi settori e minaccia di indebolire le nostre industrie.

Gli Stati Uniti, da parte loro, utilizzano la politica industriale su larga scala per attrarre entro i propri confini la capacità produttiva interna di maggior valore, compresa quella delle imprese europee, ricorrendo al protezionismo per tagliare fuori la concorrenza e impiegando il loro potere geopolitico per riorientare e proteggere le catene di approvvigionamento.

Come Unione europea non abbiamo mai avuto un analogo “Industrial Deal”, anche se la Commissione continua a fare tutto quanto è in suo potere per colmare questa lacuna. Sta di fatto che, nonostante una serie di iniziative positive in corso, ci manca ancora una strategia complessiva sulle risposte da dare nei diversi settori.

Ci manca una strategia su come tenere il passo nella corsa, sempre più spietata, per la leadership nelle nuove tecnologie. Oggi i nostri investimenti in tecnologie digitali e avanzate, anche per la difesa, sono inferiori rispetto a quelle di Stati Uniti e Cina, e solo quattro dei primi 50 player tecnologici al mondo sono europei.

Ci manca una strategia su come proteggere le nostre industrie tradizionali da condizioni di disparità globali dovute ad asimmetrie nella regolamentazione, nei sussidi e nelle politiche commerciali. Un caso esemplare è quello delle industrie ad alta intensità energetica.

In altre regioni, queste industrie non solo devono sostenere costi energetici più bassi, ma sono anche soggette a minori oneri normativi e, in alcuni casi, ricevono pesanti sovvenzioni che rappresentano una minaccia diretta alla possibilità per le imprese europee di competere.

In assenza di politiche pianificate e coordinate strategicamente, la logica conseguenza è che alcune delle nostre industrie finiscano per ridurre la capacità produttiva o si trasferiscano al di fuori dell’UE.

E ancora, ci manca una strategia su come assicurarci le risorse e gli input di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre ambizioni, senza accrescere la nostra dipendenza da altri.

In Europa abbiamo giustamente un’agenda climatica ambiziosa e obiettivi impegnativi per i veicoli elettrici. Ma in un mondo in cui i nostri concorrenti controllano molte delle risorse di cui abbiamo bisogno, una simile agenda non può che essere accompagnata da un piano per mettere in sicurezza le nostre catene di approvvigionamento — dai minerali critici alle batterie, passando per le infrastrutture di ricarica.

Finora la nostra risposta è stata limitata perché il modo in cui siamo organizzati, i nostri processi decisionali e i nostri meccanismi di finanziamento sono progettati per il mondo di ieri: pre-Covid, pre-Ucraina, pre-conflagrazione in Medio Oriente, pre-ritorno delle ostilità tra grandi potenze.

Ma a noi serve un’Unione europea che sia adeguata al mondo di oggi e di domani. Ecco perché quel che proporrò nella relazione che la Presidente della Commissione mi ha chiesto di preparare è un cambiamento radicale: perché è di questo che c’è bisogno.

In ultima analisi, sarà necessario completare una trasformazione che attraversi tutta l’economia europea. Dobbiamo poter contare su sistemi energetici decarbonizzati e indipendenti; un sistema di difesa integrato e adeguato a livello di UE; produzione nazionale nei settori più innovativi e in più rapida espansione; e una posizione di leadership nell’innovazione deep-tech e digitale, che sia vicina alla nostra base produttiva.

Tuttavia, vista la velocità alla quale si muovono i nostri concorrenti, è altrettanto importante stabilire delle priorità. È necessario agire immediatamente nei settori maggiormente esposti alle sfide verdi, digitali e di sicurezza. Il mio report si concentrerà su dieci di questi macro-settori dell’economia europea.

Ogni settore richiede riforme e strumenti specifici, ma dalla nostra analisi emergono tre fili conduttori, comuni ai diversi interventi di policy.

Il primo è favorire le economie di scala. I nostri principali concorrenti stanno approfittando della propria dimensione continentale per generare economie di scala, aumentare gli investimenti e catturare quote di mercato nei settori in cui questo conta di più. In Europa avremmo naturalmente lo stesso vantaggio, ma la frammentazione ci frena.

Nell’industria della difesa, ad esempio, la mancanza di economie di scala ostacola lo sviluppo di una capacità industriale europea: un problema riconosciuto anche dalla recente Strategia industriale europea per la difesa. Negli USA, ai cinque soggetti principali fa capo l’80% del mercato statunitense nel suo complesso, mentre in Europa si arriva solo al 45%.

Questa differenza si spiega in gran parte con la frammentazione della spesa per la difesa nell’UE.

I governi non ricorrono molto spesso agli acquisti congiunti — gli appalti collaborativi rappresentano meno del 20% della spesa — e non si concentrano abbastanza sul mercato interno: negli ultimi due anni quasi l’80% degli acquisti è stato effettuato da paesi terzi.

Per soddisfare le nuove esigenze in materia di difesa e sicurezza, dobbiamo intensificare gli approvvigionamenti congiunti, rafforzare il coordinamento della spesa e l’interoperabilità delle attrezzature, ridurre notevolmente la dipendenza da fornitori internazionali.

Un altro ambito in cui non stiamo perseguendo economie di scala sono le telecomunicazioni. Nell’UE abbiamo un mercato di 445 milioni di consumatori, ma gli investimenti pro capite sono solo la metà di quelli negli Stati Uniti e siamo in ritardo nella diffusione del 5G e della fibra.

Uno dei motivi di questa lacuna è che abbiamo 34 gruppi di reti mobili in Europa — e 34 è una stima prudente, in realtà ne abbiamo molti di più — che spesso operano solo su scala nazionale, contro i tre degli Stati Uniti e i quattro della Cina. Per produrre maggiori investimenti, dobbiamo razionalizzare e armonizzare ulteriormente la normativa in materia di telecomunicazioni in tutti gli Stati membri e sostenere — non ostacolare — il consolidamento.

E le economie di scala sono fondamentali anche in un altro senso, per le imprese giovani che generano le idee più innovative. Il loro modello di business dipende dalla capacità di crescere rapidamente e commercializzare le proprie idee, il che a sua volta presuppone l’esistenza di un grande mercato interno. E la scala è essenziale anche per lo sviluppo di nuovi medicinali innovativi, attraverso la standardizzazione dei dati dei pazienti dell’Unione europea e l’uso dell’intelligenza artificiale, che ha bisogno di tutta la ricchezza di dati di cui disponiamo— se solo riuscissimo a standardizzarli.

In Europa siamo tradizionalmente molto forti nella ricerca di base, ma non riusciamo a portare l’innovazione sul mercato e a potenziarla.

Per affrontare questo ostacolo potremmo, tra le altre cose, rivedere l’attuale normativa prudenziale sul credito bancario e istituire un nuovo regime normativo comune per le start-up nel settore tecnologico.

Il secondo filo conduttore è la fornitura di beni pubblici. Ci sono investimenti di cui tutti beneficiamo, ma che nessun paese può sostenere da solo: in questi casi avremmo tutte le ragioni per agire insieme, pena il rischio di non essere all’altezza delle nostre esigenze— ad esempio sul fronte del clima, nel campo della difesa e anche in altri.

Nell’economia europea ci sono varie strozzature, punti in cui la mancanza di coordinamento si traduce in inefficienze dovute proprio al basso livello di investimenti. Un esempio è rappresentato dalle reti energetiche, e in particolare dalle interconnessioni.

Che si tratti di un bene pubblico è chiaro: un mercato integrato dell’energia ridurrebbe i costi energetici per le nostre imprese e ci renderebbe più resilienti di fronte alle crisi future— un obiettivo che la Commissione persegue nel contesto di REPowerEU.

Ma l’interconnessione richiede decisioni in materia di pianificazione, finanziamento, approvvigionamento di materiali e governance, e queste decisioni sono difficili da coordinare. Di conseguenza, non saremo in grado di costruire una vera Unione dell’energia fintanto che non ci accorderemo su un approccio comune.

Un altro esempio è la nostra infrastruttura di super computing. L’UE dispone di una rete pubblica di computer ad alte prestazioni (high-performance computers o HPC) di livello mondiale, ma le ricadute sul settore privato sono al momento molto, molto limitate.

Questa rete potrebbe essere utilizzata dal settore privato — ad esempio dalle start-up di intelligenza artificiale e dalle PMI — e in cambio, i vantaggi finanziari conseguiti potrebbero essere reinvestiti per aggiornare gli stessi HPC e sostenere l’espansione del cloud nell’UE.

Una volta identificati questi beni pubblici, dobbiamo anche dotarci dei mezzi per finanziarli. Il settore pubblico ha un ruolo importante da svolgere, e in passato ho già parlato di come potremmo fare un uso migliore della capacità di prestito comune dell’UE, in particolare in settori, come la difesa, in cui la frammentazione della spesa riduce la nostra efficacia complessiva.

La maggior parte del fabbisogno di investimenti, tuttavia, dovrà essere coperta da investimenti privati. L’UE dispone di risparmi privati molto elevati, che sono però per lo più incanalati nei depositi bancari e finiscono per non finanziare la crescita quanto potrebbero in un mercato dei capitali più ampio. Per questo motivo il progresso dell’Unione dei mercati dei capitali è una parte indispensabile della strategia complessiva per la competitività.

Il terzo filo conduttore è garantire l’approvvigionamento di risorse e input essenziali.

Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi in materia di clima senza aumentare la nostra dipendenza da paesi sui quali non possiamo più contare, avremo bisogno di una strategia globale che copra tutte le fasi della catena di approvvigionamento dei minerali critici.

Al momento, in quest’ambito stiamo per lo più lasciando campo libero agli attori privati, mentre altri governi hanno scelto di guidare in prima persona, o comunque di coordinare fortemente, l’intera catena. Abbiamo bisogno di una politica economica estera che produca, per la nostra economia, questo stesso risultato.

La Commissione ha già avviato questo processo con il Regolamento europeo sulle materie prime critiche, ma occorrono misure complementari per rendere più concreto il suo obiettivo. Ad esempio, potremmo prevedere una apposita piattaforma mineraria critica dell’UE, principalmente a fini di approvvigionamento congiunto, diversificazione e sicurezza dell’offerta, messa in comune delle fonti di finanziamento e costituzione di scorte.

Un altro contributo fondamentale che dobbiamo garantire — e che riveste un’importanza particolare per voi, le parti sociali — è la disponibilità di forza lavoro qualificata.

Nell’UE, tre quarti delle imprese segnalano difficoltà nell’assumere dipendenti con le giuste competenze, e per 28 profili professionali – che rappresentano il 14% della nostra forza lavoro – sono attualmente identificati come carenti di manodopera.

Con l’invecchiamento della società e un atteggiamento meno favorevole nei confronti dell’immigrazione, dovremo trovare queste competenze al nostro interno. Sarà necessario lavorare da più parti per assicurare la disponibilità delle skill necessarie e definire percorsi flessibili di miglioramento delle competenze.

Uno degli attori più importanti al riguardo sarete voi, le parti sociali. Siete sempre stati fondamentali nelle fasi di cambiamento e l’Europa farà affidamento su di voi per contribuire ad adattare il nostro mercato del lavoro all’era digitale e rafforzare i nostri lavoratori.

Questi tre filoni ci impongono una riflessione profonda sulla nostra organizzazione, su cosa vogliamo fare insieme e cosa mantenere a livello nazionale. Considerata l’urgenza della sfida che abbiamo davanti, tuttavia, non possiamo concederci il lusso di rimandare a una futura revisione del Trattato le risposte a tutte queste importanti questioni.

Per garantire la coerenza tra i diversi strumenti di policy dovremmo essere in grado di sviluppare ora un nuovo strumento strategico per il coordinamento delle politiche economiche.

E se dovessimo constatare che ciò non è fattibile, in casi specifici, dovremmo essere pronti a prendere in considerazione la possibilità di procedere con un sottoinsieme di Stati membri. Una cooperazione rafforzata sotto forma di 28° regime, ad esempio, potrebbe essere una strada percorribile per l’Unione dei mercati dei capitali, con l’obiettivo di mobilitare gli investimenti.

Come regola generale, tuttavia, credo che la coesione politica della nostra Unione ci imponga di agire insieme, possibilmente sempre. Dobbiamo essere consapevoli che oggi la nostra stessa coesione politica è minacciata dai cambiamenti in atto nel resto del mondo.

Ripristinare la nostra competitività non è un obiettivo che possiamo raggiungere da soli, o battendoci l’un l’altro. Ci impone di agire come Unione europea, come mai prima d’ora.

I nostri concorrenti sono in vantaggio perché possono agire ciascuno come un paese unico con un’unica strategia, allineando dietro quest’ultima tutti gli strumenti e le politiche necessarie.

Se vogliamo raggiungerli, avremo bisogno di un nuovo partenariato tra gli Stati membri, una ridefinizione della nostra Unione non meno ambiziosa di quella operata dai Padri Fondatori 70 anni fa con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Grazie."

Per tutta risposta, Orsini ha pubblicato il seguente testo:

"Mario Draghi, intervenendo alla conferenza europea sui diritti sociali a Bruxelles, ha detto che intende rilanciare la competitività dell’Unione europea. Certo, alimentando una guerra con la Russia in Ucraina che ha mandato la Germania in recessione. Qualcuno può spiegarmi perché l’Italia si è rimbecillita al punto da proporre Mario Draghi come prossimo presidente della Commissione europea? Mario Draghi, nel caso in cui non fosse chiaro, si è autocandidato alla presidenza della Commissione europea con il suo discorso delirante, interpretato come un'autocandidatura persino dalla stampa pro-Draghi. Io non so più come dirlo: Mario Draghi è un grandissimo pericolo per la Repubblica Italiana e per il futuro dei nostri figli. Mario Draghi non ha nessuna autonomia; è un politico completamente telecomandato. È un uomo senza nessun contatto con le persone comuni che non pranzino a ostriche e caviale. È un uomo che ha contatti soltanto con la Casa bianca. È un uomo che ignora completamente le aspirazioni e i bisogni degli italiani, come dimostrano le sue politiche in Ucraina ai tempi in cui era presidente del Consiglio. Mario Draghi, posto in qualunque posizione di potere, implica un futuro profondamente schifoso per i nostri figli. Mario Draghi significa: 1) asservimento alla Casa bianca e moltiplicazione delle guerre, come dimostrano le sue politiche verso l’Ucraina; 2) violazione sistematica del diritto internazionale, come dimostra il suo sostegno a Israele; 3) disprezzo dell’articolo 11 della nostra Costituzione, come dimostra il suo invio di armi in Ucraina per alimentare la guerra dall’esterno anziché spegnerla con la diplomazia come prescrive la nostra Costituzione; 4) disprezzo verso la cultura pacifista a fondamento della Costituzione Italiana; 5) insulti violenti contro il movimento pacifista, che è la struttura portante della società civile italiana, come dimostra la sua frase secondo cui l’Italia sarebbe piena di “pupazzi prezzolati” dal Cremlino quando, in realtà, l'Italia è piena di pupazzi prezzolati dalla Casa bianca. Mario Draghi è semplicemente un leader politico vergognoso che ricopre l’Italia di vergogna senza uno straccio di voto nel nostro Paese. Ecco perché i suoi incarichi non passano mai attraverso libere elezioni. Draghi non viene mai eletto, viene sempre cooptato perché le persone comuni lo stimano come si può stimare una persona disprezzata. Lottate contro Mario Draghi, uomo di guerra, nemico dei nostri figli, nemico della Costituzione Italiana. Avanzi l’Italia, avanzi la pace, risorga il movimento pacifista."

https://twitter.com/orsiniufficiale/status/1780508756721181092

Commenti (21)

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    1. Primadellesabbie 18 aprile 2024

      A proposito di rendere competitiva l'EU, obbiettivo dichiarato del nostro, segnalo che i media si stanno distinguendo nel tacere il dramma di un Paese abbandonato alla massima funzionalità dell'imprenditoria liberale.

      La Corea del Sud è un Paese altamente competitivo dove i suicidi, nel 2021, sono stati 26 ogni 100.000 abitanti (26 su una città di centomila è un'enormità) e tutti gli indicatori sociali sono conseguenti, il numero di persone che razzola nelle immondizie è significativo, ecc.

      Metto un link in inglese per chi volesse indagare:

      https://thediplomat.com/2023/03/rich-south-korea-unhappy-koreans/

    1. uparishutrachoal 18 aprile 2024

      Dopo l'avventura americana dell'elitè, che sta fallendo travolta dalla sua insipienza, ecco che Draghi, plenipotenziario della parte antica dell'Impero, cerca di creare una nuova Argentina in Europa che accolga i transfughi della guerra contro il mondo ormai persa.
      L'Europa dovrà diventare la nuova casa della finanza dopo gli USA tornando all'origine, e Draghi dovrà allestire la casa rendendola abitabile...
      I vecchi vogliono tornare dove sono nati e vivere in pace dopo avere seguito l'avventura di chi aspirava al dominio globale ormai impantanato nelle secche dell'ambizione smodata e fallimentare.
      Come spiegare altrimenti il discorso di Draghi?

    1. pippo123 18 aprile 2024

      draghi il peggio del peggio, ma noi italiani siamo autolesionisti e di solito lecchiamo la mano di chi usa il bastone contro di noi...
      Ma di solito chi entra papa nel conclave ne esce poi come cardinale...speremm

    1. Martin 18 aprile 2024

      L'ondata di accuse ed insulti di Orsini - sulla quale è facile concordare, almeno in parte - finisce per nascondere un aspetto assolutamente fondamentale dell'auto candidatura di Mario Draghi.

      Il necessario punto di partenza che continua a sfuggire a molti, nonostante l'evidenza, e' che l'UE da ormai 30 anni - ossia dall'avvio della rivoluzione tecnologica (internet e telefonia) negli USA e Cina ed al tempo stesso delle globalizzazione (accordi di Marrakesh del 1994) nella seconda metà degli anni 90 - e' sempre drammaticamente piu' indietro di USA, Cina ed alcuni Paesi asiatici. Ed infatti, delle prime 24 aziende mondiali nella tecnologia, solo 4 sono europee, tutte le altre sono americane, cinesi o asiatiche. E cio' nonostante il PIL e le dimensioni del mercato europeo siano simili agli USA.

      La guerra in Ucraina e la conseguente stupida e costosissima dipendenza dagli USA per l'energia ha aggravato la situazione, ma anche senza tali due fattori, l'Europa resterebbe comunque indietro. L'errore principale e' stato proprio nell' ok alla globalizzazione, che rende un sistema ad alto welfare come quello europeo molto meno competitivo - ma ormai e' stato fatto, perche' noi Europei - grazie alla Commissione e senza alcun reale dibattito - abbiamo seguito gli USA nel delirio della delocalizzazione produttiva in Cina, decisa con gli accordi di Marrakesh del 1994. Le merci europee hanno l'alto costo del welfare prezzato dentro, ed ugualmente gli investimenti in Europa, ovvio che non possiamo competere con sistemi che non prevedono tali costi. In sintesi, e' la globalizzazione che ha fregato l'Europa, e specie un Paese di PMI come l'Italia.

      Ora, chi ha gestito il declino europeo e' la Commissione UE, ed ha chiaramente fallito: infatti in 20 anni - dall'adozione dell' Euro e dall'accessione dei Paesi dell' Est - abbiamo perso oltre il 30% della crescita, del reddito e del potere d'acquisto sugli USA.

      La versione propinataci dai mass media mainstream e' che la Commissione UE abbia fatto tutto il possibile per impedire il declino europeo, ma che abbia fallito per la mancata ulteriore integrazione dell' UE. Tale visione e' errata e falsa.

      L'unica cosa che ha fatto la Commissione da Maastricht (1993) in poi, Euro incluso, e con successo, e' svuotare gli Stati Membri dei poteri sovrani, per arrivare ad un sistema autorizzativo preventivo e di fatto ad un Governo europeo. E' l'unica cosa che gli interessa. Il benessere degli Europei e' assolutamente secondario. Tale logica e' chiarissima, ma grazie alla propaganda non entra nella testa delle persone, che ancora si fanno turlupinare dall'utopia del manifesto di Ventotene, e favole del genere.

      Quando Draghi afferma che non si puo' attendere una revisione dei trattati per arrivare alla regola della maggioranza su tutto (sapendo benissimo che e' impossibile, per totale mancanza del necessario consenso unanime tra i 27), e che bisogna comunque procedere alle riforme per arrestare il declino europeo, ha sostanzialmente ragione, specie sul fronte dell'adeguamento tecnologico. E quando afferma che le riforme devono cmq essere fatte anche tra un numero ristretto di Paesi, ha sempre ragione.
      Il punto e' che la logica di Draghi cozza proprio contro la logica della Commissione UE. Alla Commissione UE, infatti, interessa solo ed esclusivamente svuotare del tutto i poteri degli Stati Membri per arrivare ad un Governo europeo ancora piu' esteso ed abusivo: il benessere degli Europei e' assolutamente secondario.

      Ovvio, per esempio, che se partisse il sistema delle cooperazioni rafforzate solo tra alcuni Stati, la Commissione perderebbe buona parte dei suoi poteri.

      Quindi la partita aperta da Draghi e' molto, ma molto piu' complessa di quanto la negazione integrale di Orsini lasci intendere. La partita e' anche tra chi mette le riforme al primo posto (Draghi), e chi invece mette al primo posto l'incremento dei poteri della Commissione ed il correlativo svuotamento dei poteri degli Stati Membri.

      Forse non e' abbastanza chiaro, ma la prima vittima della visione di Draghi e' proprio l'ignobile Patto di Stabilità voluto dalla Commissione per impedire agli Stati Membri, specie latini, la minima autonomia di spesa. Secondo il Patto, nei prossimi anni l'Italia dovrebbe tagliare almeno 25 miliardi all'anno....Draghi invece propone un generale aumento dell'indebitamento europeo, altro che austerità......

      Ed infine, tra Mario Draghi e la Albrecht VDL o la carciofara, scusate ma per me non c'e' proprio scelta. Draghi vuole riformare l'economia europea, la VDL and company vuole solo e unicamente aumentare i poteri della Commissione, proprio come la carciofare vuole solo governare l'Italia. Ovvio che le due donnine si capiscano al volo e vadano tanto d'accordo.....................

      Infine, demonizzare Draghi e' molto facile, infatti e' quello che aveva fatto anche la carciofara, che dall'opposizione invocava liricamente e falsamente il sovranismo sociale contro la tecnocrazia di Draghi. Dopo ormai un anno e mezzo, e' dura affermare che il Governo della carciofara si sia distinto da quello di Draghi. L'unica differenza sta nella mancata ratifica del MES. Per il resto, e' cambiato poco o nulla.

    2. Jimbo 18 aprile 2024

      L'Europa è in vistoso declino.
      A mio parere anche gli USA, ma economicamente meno (é proprio un declino di civiltá).
      Il tutto nasce da lontano (dalle date che indichi) per volere angloamericano e con l'apporto di traditori della Patria che hanno svenduto pian piano il nostro Paese.
      Adesso ci sono due strade (al di lá delle inutili prossime elezioni).
      1) un Europa con un pó di economia green e tanta di guerra, che svuota gli Stati di sovranitá tramite riforme che colpiscono i suoi cittadini,
      2) un Europa con un pò di economia green e tanta di guerra che tramite riforme colpisce i suoi cittadini, svuotando in seconda battuta pian piano gli Stati di sovranitá.
      Queste sono le due alternative, è così?

    3. Martin 18 aprile 2024

      Non esattamente, perche' secondo me a novembre vincerà Trump: si chiamerà fuori dall' Ucraina e adotterà una politica isolazionista e neo protezionista che ci colpirà duramente.
      A quel punto qui in Europa finalmente voleranno gli stracci tra Nordici, Latini e Europei dell' Est, e bisognerà ridefinire tutte le priorità. Francamente, il piano di Draghi, ossia riformare l' Europa attraverso la mobiitazione di centinaia di miliardi di investimenti, anche a debito, e' l'opposto dell'austerità autoritaria del Patto di Stabilità. Ne' vedo come una fase del genere possa essere gestita da mezze tacchette come la VDL, Michel, Gentiloni, Tusk, Timmermans etc, ai quali il benessere degli Europei interessa meno di zero, salvo aumentare i poteri della Commissione, ovviamente.

    4. Jimbo 18 aprile 2024

      Ok, ipotizzando una vittoria di Trump, l'Europa diventa una dependance dove gli americani vengono una volta ogni sei mesi a "prendere l'aria buona".
      La svolta draghiana andrebbe verso una politica di maggior investimento.
      Ma sempre a spese degli italiani, però.
      La conclusione per la classe media non mi sembra così differente.
      Comunque sia mi ci ritrovo abbastanza.

    5. ric 18 aprile 2024

      fin chde i vertici politici europei , invece che rappresentare i popoli , sono gli alfieri delle multinazionali apolidi globaliste le cose continueranno a peggiorare inevitabilmente.

    6. Martin 18 aprile 2024

      Non e' cosi' semplice, il neoisolazionismo e neoprotezionismo di Trump cambierà molte cose e in Europa voleranno gli stracci, finalmente

    7. Gino 18 aprile 2024

      La Meloni ha in priogramma di recarsi in Cina al fine di tutelare le nostre poche esportazioni verso la Cina. Lo sbilancio è enorme, ma mentre le importazioni cinesi per noi sono insostituibili, quelle italiane per i cinesi lo sono invece molto facilmente.

      Ma il bello viene adesso: lo sai in cosa consistono le nostre esportazioni verso la Cina? Pressoché esclusivamente in prodotti farmaceutici.

      Questo è ciò che rimane dell'Italia, dopo dapprima le vaccinazioni infantili e poi il covid19...

      Lasciate ogni speranza.

      All'Italia rimane un'unica soluzione possibile ed auspicabile, per quanto inevitabilmente estremamente dolorosa: avere la fortuna di poter vedere crollare tutto, poiché ciò che in Italia è riuscito a sopravvivere in questi nostri ultimi anni è tutto e solamente il marciume del cancro che ci ha colonizzato.

    8. Deheb 18 aprile 2024

      Che Draghi possa metterci del suo per “autocandidarsi” ci può stare ma lui è stato incaricato dalla commissione UE per stilare il “Rapporto sulla competitività europea”, quindi di quello parla. E ha ragione. Tuttavia non ci vuole un particolare rapporto o studio per capire il perchè e percome del declino europeo, visto che va avanti da 30 anni. A meno che non abbiano bisogno di un nuovo “Rapporto Cecchini” 2.0 per continuare sulla stessa linea, ma più moderna e in linea coi tempi. Magari riescono a tirare ancora per 30 anni. Sarebbe interessante leggere anche il “Rapporto sul mercato interno” di Gianni Letta, anche lui incaricato dalla EU. Chissà che novità verranno rivelate.

      Ma soprattutto Draghi parla in ottica Europa non con un occhio di riguardo per l’Italia (tranne sul “peso del debito pubblico” SOSTENIBILE). Mi pare stranissimo che uno come lui (e dopo tutto ciò che ha detto e fatto in passato) metta in cantina il patto di stabilità.
      Ci crederò quando lo vedrò scritto, solo allora.

      Gli USA hanno una strategia di insieme e la perseguono, la Cina ha una strategia di insieme e la persegue, l’EU ha una serie di norme e regole al limite dell’autolesionismo senza un minimo di strategia unitaria ma la colpa sarà….del buco dell’ozono o del destino cinico e baro.
      Un comportamento da manuale di psichiatria. La loro fortuna è che non esiste attualmente una opposizione numericamente importante e la popolazione sente ancora l’EU come un bene. Se tutte le sere i Vespa, i Mentana, i Report, Striscia la notizia…….facessero un pò di informazione reale magari qualcosa si potrebbe cambiare.
      Forse, in futuro.

    9. Martin 19 aprile 2024

      Nella Commissione UE la presunta risposta alla catastrofica crisi strutturale sarebbe: Patto di Stabilità in cui nessuno, e specie i latini, puo' spendere senza autorizzazione; ulteriore aumento dei poteri della Commissione; sviluppo trainato dalle spese militari, la guerra in Ucraina e l'ulteriore espansione ad Est (Georgia e Armenia). Per la Commissione UE il benessere degli Europei conta ZERO, conta solo arrivare ad un Governo europeo senza limiti ne' controlli.
      Il piano di Draghi e' molto diverso, a cominciare dall'indebitamento per centinaia di miliardi, ovviamente incompatibile con la presunta logica del Patto di Stabilità.

      La carciofara ha un bel dire che si tratta di un dibattito filosofico, di certo non e' la sua filosofia da finta sovranista.

    10. Deheb 19 aprile 2024

      Le prime dichiarazioni di Draghi, in attesa del rapporto completo, mi pare vadano nella direzione di un accentramento ulteriore di potere da parte della commissione EU. La linea è delineata e bisogna stabilire il come, per i quando….subito stando alle sue parole.

      Il piano di Draghi e’ molto diverso, a cominciare dall’indebitamento per centinaia di miliardi, ovviamente incompatibile con la presunta logica del Patto di Stabilità.

      Mah, spero vivamente tu abbia ragione ma ho moooooolti dubbi. Per il momento questi miliardi di investimenti sono su tematiche astruse e poco fattibili a buon prezzo, per l’europa intendo, e i soldini sembra debbano arrivare o da “contributi volontari” da parte degli stati oppure da ricercarsi sul mercato dai privati. Non ha per il momento parlato di abbandono dei trattati o loro modifica, al limite mi aspetto un allentamento o una diluizione nel tempo (o una sospensione temporanea) ma sempre debiti sono e rimangono.
      Noi Italia poi abbiamo il pareggio di bilancio in costituzione….

      La Meloni è tanto fumo e vive di rifesso sulla debolezza della “presunta” opposizione. A suo merito (o dei suoi spin) va detto che ha sempre la battuta pronta. E con quella accozzaglia di scappati di casa che ha intorno riesce comunque a stare a galla. Non è poco di questi tempi.

      Ps: sono 2 decenni che l’Europa stenta nei confronti delle altre economie mondiali…mi chiedo dove sia vissuto fino ad ora, oppure se abbia un fratello gemello che si spaccia per Mario.
      Ma per la gente va bene così, è il nostro super eroe.

      Mentre il rapporto di E. Letta spinge sul mercato dei capitali unico o centralizzato.

      Della serie: se i soldi servono per “l’interesse europeo” (es. la difesa…che fa ridere visto che non avevamo nemici e ce li siamo inventati) allora si spende e il debito pubblico vabbè. Se l’interesse è per il popolino il debito pubblico è un grosso problema da affrontare.

    1. gix 18 aprile 2024

      Proviamo a guardare le cose dal lato positivo (se esiste, ovviamente...), anche perchè gli insulti a questa gente lasciano il tempo che trovano. Umanamente si tratta di contenitori vuoti, al servizio di altri, mentre politicamente non hanno certo la missione di servire una qualche forma di consenso legittimo. Per cui diciamo che a noi deve interessare quello che dice, o che gli viene suggerito di dire. Perciò forse è già un elemento concreto su cui ragionare, il fatto che costui ormai già da un pò ripete in tutte le forme che il progetto europeo così come è stato finora rischia di fallire, soprattutto perchè non più adatto al confronto con le entità esterne, in una parola il resto del mondo. Le stesse alleanze in campo occidentale sono in crisi e da rivedere, poichè, come afferma chiaramente, l'Europa non ha quasi più interessi comuni con gli anglosassoni. L'Europa quindi, per sopravvivere come entità, va rifondata su nuove basi, il che vuol dire che quella attuale potrebbe disintegrarsi sotto la spinta di altre entità e poteri, non per forza migliori, ma nemmeno sicuramente peggiori. Tutto ciò conferma che esiste un contrasto ormai evidente tra poteri a livello mondiale, e anche persino all'interno degli stessi poteri una volta uniti e compatti, come ad esempio il campo occidentale. C'è una guerra, ne vediamo qualche effetto evidente, ma per la maggior parte si tratta di contrasti nascosti alla nostra visione e comprensione. Finchè c'è guerra c'è speranza è vero, ma non per arricchirsi, quanto per cogliere l'occasione di per scegliere la parte giusta della storia.

    1. Jimbo 18 aprile 2024

      Draghi piace alla gente che piace.
      Se non riuscirá a diventare Presidente della Commissione UE ci metteranno un altro traditore simile.
      Non si scappa.
      Il problema è che piace anche agli italiani. La maggioranza lo ammira.
      Sa che ha tradito ma lo ammira.
      *È un estremista capitalista che pur di portare avanti il capitalismo bellicista tassando il più possibile la classe media instaurerebbe un regime totalitario.

    1. PietroGE 18 aprile 2024

      È necessario scindere le problematiche da colui che le descrive e che pretende di risolvere. Draghi è stato prima un viscido svenditore degli asset italiani e poi un esecutore del soffocamento della economia europea con l'austerità monetaria. Le ricette che propone sono sempre le stesse perché vincolate dall'ideologia liberista che ormai non trova più seguito neanche negli USA. I problemi dell'economia europea però sono reali e sono evidenti da più di 30 anni : mancanza di innovazione nei settori tecnologici e di progetti a lunga scadenza, perdita di know how a seguito dell'emigrazione di personale qualificato, produttività in declino. Senza contare poi i problemi sociali come crisi demografica, immigrazione di masse di analfabeti ecc. ecc. Orsini di queste cose non ne capisce niente, cerca solo visibilità mediatica. Purtroppo un programma articolato di rinascita economica europea, fondato su : meritocrazia, investimenti nei settori tecnologici d'avanguardia e stabilità sociale non si vede all'orizzonte.

    1. clausneghe 18 aprile 2024

      Di solito in politica quando si fa baccano su un nome come papabile prima delle elezioni, costui viene "bruciato" e si passa ad altro.
      Speriamo sia anche questo il caso, non vorrei ritrovarmelo con la sua faccia da serpe a riappiopparmi multe e divieti, come ha fatto nel suo disgraziato governo precedente con la psicopandemia.
      Per me lui qua può crepare anche subito, ma più di lui mi fanno schifo tutti coloro che lo richiamano, di solito servi e complici del Potere statuale dal quale sono mantenuti grazie ai denari delle tasse pagate obtorto collo dai lavoratori, costretti a mantenere questi parassiti che nulla producono se non guai e danni per tutti.
      Allora, andate tutti a votare che è un diritto, ma sappiate che della vostra crocetta se ne rideranno, LORO hanno già scelto e voi dovete solo legittimarli con la vostra comparsata ai seggi..

    1. Primadellesabbie 18 aprile 2024

      Ho verificato tempo fa che costui è percepito, come già fu nel caso di Monti, come una personalità autorevole e competente di cui essere orgogliosi.

      Difficile contrastare tali tendenze una volta che si siano radicate.

      Testimoniare l'esistenza di un'opposizione in questa occasione potrebbe essere molto importante.

    1. Arian Van Heisen 18 aprile 2024

      Il Giudeo Draghi non è mai stato eletto da nessuno, solo cooptato da l'alto, eppure ce lo troviamo sempre tra le p...e.....!

    2. ric 18 aprile 2024

      Vi spiego perché il popolo ebraico ha un antico legame con l'Italia
      di Meir Ouziel

      TEL AVIV - Tra i dossier al centro della visita ufficiale del premier Mario Draghi in Israele vi è la questione dei rifornimenti di gas. La scoperta di giacimenti di gas naturale sulla costa mediterranea di Israele è stata per lo Stato ebraico un miracolo, in cui, curiosamente, vi è anche una connessione italiana: Itzhak Tshuva, l’imprenditore israeliano che ha condotto le esplorazioni e gli scavi, è un ebreo nato a Tripoli, la cui famiglia ha vissuto sotto la...

      che combinazione ...proprio davanti a GAZA:::

      da LA REPUBLICA 12 giugno 20020

      appena in tempo per organizzare il massacro dei PALESTINESI

    3. Primadellesabbie 18 aprile 2024

      I legami del mondo ebraico con la cristianità, prima che la follia che ha contraddistinto tutto il novecento sconvolgesse ogni cosa, sono stati profondi e sempre presenti e in primo piano, come testimonia in modo inequivocabile la storia dell'arte.

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