Separazione delle carriere: sì o no? Proviamo a capire

Separazione delle carriere: sì o no? Proviamo a capire

stadiofinale.it

Nel film “L’uomo dell’anno” il mai abbastanza compianto Robin William in un comizio (era candidato alla presidenza USA) parla con un esempio:

“se vogliono distrarvi fanno un emendamento che vieta di bruciare la bandiera americana”.

Se vogliono distrarvi“, proprio così.

Forse la questione del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, serve a distrarre il popolo, oppure, in sub ordine, vogliono fargli credere (al popolo) che tutto va per il meglio, proprio come diceva il dottor Pangloss nel “Candido”. Purtroppo mentre Pangloss tranquillizzava, tutto andava a rotoli. Ma andiamo oltre.

LA QUESTIONE

Il quesito referendario è del tipo “confermativo” e non come di solito “abrogativo”, comunque questo è il testo:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?»

in altre parole si chiede conferma alla riforma “Nordio” la quale, modificando alcuni articoli della Costituzione ( 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 ) attuerebbe:

  • La separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, con due distinti organi di autogoverno;
  • L’introduzione di un sistema di sorteggio per l’elezione dei membri del CSM;
  • Il trasferimento della potestà disciplinare all’Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri sorteggiati o nominati tra professori, avvocati e magistrati.

Con questa riforma (legge 253/2025) il governo vorrebbe:

  • Garantire la separazione delle carriere;
  • Ridurre l’influenza delle correnti interne nel CSM;
  • Rafforzare l’autorevolezza dei magistrati e la tutela dei cittadini per un giusto processo.

Come argomento per la separazione vengono portati i troppo numerosi casi di mala-giustizia. Due su tutti: Tortora e Zuncheddu. Forse tra le vittime di Giustizia qualcuno avrebbe voluto inserire anche Berlusconi, ma per fortuna c’ha ripensato.

In ogni modo , il problema giustizia esiste, ma forse qualcosa non torna. Cosa?

A OGNUNO IL SUO

Ci sono i Carabinieri e c’è la Polizia. Due corpi separati però non sono mancate le “anomalie”, prendiamone due:

  • la “uno bianca” erano poliziotti
  • Cucchi è stato ridotto in fin di vita da carabinieri

Ovviamente si tratta di eccezioni rispetto alla moralità in generale di carabinieri e poliziotti (per fortuna), però nondimeno i fatti sono accaduti, causati da Forze dell’Ordine con carriere separate. Quindi non è la “separazione” in quanto tale a risolvere o ad evitare i problemi. Forse le cause sono altrove.

QUAL É ALLORA IL PROBLEMA?

Prima di tutto la “questione Giustizia” risale giù ai tempi della presidenza Pertini (e forse ancora prima).

In ogni modo, le sofferenze per mala-giustizia possono essere riconducibili a quattro filoni:

  • numero eccessivo di rinvii a giudizio
  • sentenze/ordinanze “stravaganti”
  • la “sindrome di casta”
  • le correnti

Nel primo caso si tratta “istruttoria insufficiente”: se l’inquirente avesse anche cercato (come Ordinamento prescrive) le prove a discarico dell’imputato, forse non si sarebbe arrivati ad un inutile processo. Qui ho riportato numeri e grafici.

Nel secondo, certamente più subdolo, è viene meno la tutela del danneggiato. Mi spiego con un esempio: nel caso di Luana d’Orazio, la giovane madre schiacciata da un macchinario perchè erano stati rimosse le protezioni, in quel caso fu accettato il patteggiamento escludendo la parte civile.

Qui c’è il “vizio”: vale più cercare di ristorare la piccola orfana o mantenere il patrimonio dei responsabili? Teniamo presente che le protezioni non furono tolte dalla vittima. In definitiva la Giustizia ha optato per “salvare” i colpevoli lasciando la vittima al suo destino.

Passiamo al terzo. Pare che esista tra i magistrati (in generale) un diffuso sentimento di “casta” o intoccabilità: certe sentenze e certe istruttorie sono più granitiche del Vangelo. Chiaramente uno può essere ateo, però un riferimento certo lo deve pur avere…

Facciamo come al solito un esempio. Nella condanna per la “strage di Erba” entrò, mesi orsono, anche il Giudice Cuno Tarfusser il quale non era poi così tanto convinto che la faccenda fosse andata come descritto in motivazione. Che vi fossero delle “carenze” grandi come un palazzo lo sapevamo in molti, sta di fatto che invece di rivedere il processo la Procura ha preferito il provvedimento disciplinare contro Tarfusser. Anche in questo caso avrebbe dovuto prevalere il timore di far marcire all’ergastolo degli innocenti, eppure la “comunità” non ammette defezioni.

Nel quarto filone, le correnti sono un modo per avere benefici non tanto per meriti, quanto per “squadra”. Nel 2019 scoppiò il caso Palamara e gli intrallazzi delle “correnti” vennero alla luce. Dovrebbe essere evidente che le “partite tra le correnti” sottraggano l’impegno e concentrazione necessari. A dire il vero i magistrati dovrebbero dare l’esempio e dovrebbero solo seguire la Costituzione e le Leggi dello Stato. Dovrebbero, esatto…

QUAL É ALLORA IL MOTIVO?

La testa di Nordio è ampia ed è difficile intercettare i suoi pensieri, specie cosa abbia in mente dalla “riforma delle carriere”. L’ipotesi è che la magistratura inquirente venga in qualche modo (e gradualmente) messa a “disposizione” del governo. Non è un sospetto che nasce dall’avversione al governo, ma è alimentato dal fatto che nella riforma manca la cosa più importante: la responsabilità dei magistrati (entrambi i rami).

Per fare un esempio il PM Di Persia, che fu contro Enzo Tortora, avrebbe dovuto essere espulso dalla Magistratura e non avanzare nella carriera e negli onori.

MANCA IL POPOLO

Ancora una volta il Potere “lavora” per sè stesso, quindi questa sarà una riforma per non “infastidire” il governo e per lasciarlo “lavorare”, mentre i cittadini possono attendere e, nel caso, marcire.

Votare SI significa, in fin dei conti, assecondare il potere lasciando il problema così com’è. Se io separo che carriere, e poi ho un processo che dura 10 anni, dove sarebbe il miglioramento? Se un “rinvio a giudizio” è fatto alla carlona, chi mi ripaga delle notti insonni? La separazione delle carriere?

Votare NO non significa che va già tutto bene. Votare NO significa che non siamo disposti a farci prendere in giro e che abbiamo capito la “fregatura”: ingolfare la macchina della Giustizia per perpetrare i soprusi ed i “favori”. Votare NO significa voler “riprendere le redini” perchè il “sovrano” (il popolo) deve anche “saper cavalcare”.

stadiofinale.it

Fonte: https://www.stadiofinale.it/separazione-delle-carriere-si-o-no-proviamo-a-capire/

Commenti (12)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 12 caricati
    1. omega 27 gennaio 2026

      L'autore dell'articolo dimostra di non avere argomenti tecnici CONTRO la riforma della giustizia e se ne esce con l'appello al popolo a votare no, per riappropriarsi di una sovranità che nell'attuale assetto del potere giudiziario non esiste e dopo un eventuale no non esisterà.
      E' vero che il popolo con la riforma non tocca palla come non la toccava prima, ma la separazione delle carriere e il meccanismo del sorteggio rompono il potere interno delle cricche.
      L'autogoverno dei pm è garantito nella riforma e la politica non lo può scalfire.
      Anche l'avvocato "antifascista" la butta in caciara e non entra nel merito tecnico della riforma, nonostante si qualifichi come avvocato.

    1. Martin 27 gennaio 2026

      In quasi tutto l'Occidente, la Pubblica Accusa è rigidamente separata dai giudici. Da noi no, come conseguenza dei Codici Rocco (peraltro molto avanzati per diversi profili) del periodo fascista. In ognuna delle 160 Procure italiane, i PM decidono di fatto chi perseguire e chi no e a quali reati o inchieste dare la priorità, In quasi tutti gli altri Paesi, esempio Francia, Svezia e USA, il Ministro della Giustizia e' solo il Capo delle Procure, non dei giudici, che non dipendono da e non rispondono a nessuno. Per non parlare degli enormi problemi di TRASPARENZA dei processi, quando il PM è collega, conoscente o compagno di merende del giudice giudicante. E' proprio in particolare per impedire la trasparenza dei processi che i nostri giudici si oppongono alla riforma, Ed ovviamente si guardano bene dal rivelare che lo strapotere della pubblica accusa deriva dal FASCISMO, ad ulteriore prova della malafede.
      Se i nostri giudici avessero ragione nel volere le carriere unificate, quasi tutti gli altri Paesi dell' Occidente avrebbero torto. Osservando lo stato pietoso della nostra giustizia, dai tempi biblici alle inchieste che dopo anni e anni finiscono nel nulla, con le vite degli imputati stravolte e spese enormi, senza che nessun PM paghi, francamente è durissimo argomentare che il nostro sistema sia un esempio.

    1. nicolcass 27 gennaio 2026

      cosa c'è da capire? si tratta di limitare l'arbitrio di una casta di bramini intoccabili

    1. ailavioni 27 gennaio 2026

      Temo che il termine fascista sia oggi usato fuori luogo. Ad esempio se per fascista si intende solo antidemocratico allora il comunismo si dovrebbe altrettanto definire fascista, eccetera.
      Per quanto riguarda poi l' attuale governo penso che se al posto suo ci fossero le forze politiche dell' opposizione, avremmo al potere l' altra faccia della stessa medaglia.

    1. avv. alessandro ballicu 27 gennaio 2026

      la riserva mentale del governo neofascista è quello di poi mettere il pubblico ministero sotto il controllo del governo , come in usa, ungheria etc. la nostra costituzione prevede l'indipendenza anche del pm rispetto al governo, che consentì a Falcone e Borsellino di avere grandi successi contro la mafia. è un valore aggiunto della nostra costituzione scritta dai partiti che, prima con CLN cacciarono i nazifascisti e poi con l'arco costituzionale scrissero la carta. le forze di maggioranza sono aliene rispetto alla cultura politica delle forze antifasciste, pertanto non sono in grado di comprendere i valori costituzionali e li vogliono smantellare col piccone.No al referendum significa anche no al rigurgito fascista

    2. mago 27 gennaio 2026

      Egregio Avvocato lasci perdere il rigurgito fascista,il normale cittadino italiano vuole solo poche cose,la certezza della pena,processi da finirsi entro tempi decenti,la Costituzione e i valori costituzionali sono stati smantellati nel corso degli anni da ultimo la privazione delle liberta`in tempo del Covid,Ukraina,poi magari mi leggo il libro di Palamara e decido di starmene a casa.

    3. nicolcass 27 gennaio 2026

      post grottesco e sei pure avvocato..

    4. Arian Van Heisen 27 gennaio 2026

      Dia un occhiata a: L Ultracasta di Liviadotti..!

      ehheeh.! Indipendenti dalle leggi, infatti applicano ai nemici ed interpretano per gli amici in base al LIBERO CONVINCIMENTO

    5. omega 27 gennaio 2026

      Si guarda ai presunti retropensieri del governo "neofascista", ma non si dice DOVE, nel testo della riforma, in quale articolo o comma, Il pm è sottoposto alla politica, visto che viene garantito l'autogoverno.
      Il difetto di questa riforma è che risulta semmai troppo timida.

    6. Martin 28 gennaio 2026

      Già solo parlare di "Governo neofascista" fa ridere i polli, oltre che rivelare una massiccia e crassa ignoranza storica sia del Fascismo sia del fatto che siamo governati dalla Commissione UE

    1. absitiniuriaverbis 27 gennaio 2026

      Mi intendo poco e niente in materia.
      Non capisco il senso di 'applicare le leggi' a fronte dei fatti che osservo e, spesso, con raccapriccio.
      Ritengo di avervi annoiato oltremisura con i miei commenti in proposito nel passato. Quindi taglio corto e vado al sodo del mio sentire.

      Capisco pero' ancora meno le parole e gli scritti che vengono proposti con toni piu' o meno roboanti e miracolistici e mi limito ai fatti: i fatti non mentono.
      Certo, i fatti possono essere commentati da diverse prospettive, ma rimangono fatti. Cose concrete.

      I fatti dicono che permangono pesi e misure diverse a seconda di come tira il vento per essere brevi.

      Ergo, qualunque misura a parole e leggi, non cambiera' la sostanza dei comportamenti in essere. I comportamenti in essere troveranno nuove vie per continuare nelle loro abitudini e convenienze.

      Le leggi dicono che posssono influenzare i comportamenti attraverso la deterrenza (paura di sanzioni), la normalizzazione (rendendo alcuni coportamenti accettabili od inaccettabili, tipo discriminazione o divieto di fumare}, la strutturazione dell'ambiente (codici stradali, regolazioni edilizie...)

      Pero' in fin dei conti, se rimangono un contesto isolato ed in balia di interpretazioni di comodo, molto raramente saranno sinonimo di 'giustizia e' fatta' ovvero far parte della categoria degli elementi di psicologia sociale. Psicologia sociale che oggi si coniuga solamente con controllo sociale.

      Quanto sia etico o giusto che le leggi tentino di plasmare i comportamenti e' invece un argomento ulteriore che non commento in questo post.

    1. ws 26 gennaio 2026

      Premesso che "il popolo" viene consultato solo quando fa comodo a l' INTERO Sistema, non ho mai visto un salto "dialettico" carpiato all' indietro" come quello del l' autore qui sopra.
      In pratica costui dopo aver elencato tutte le numerose magagne della attuale magistratura ci invita a sostenere la suddetta magistrarura perché

      Votare NO significa voler “riprendere le redini”

      senza OVVIAMENTE dirci : CHI COME e QUANDO ci farebbe tale "miracolo"...

      "Ma mi faccia il piacere! " come direbbe il grande Totò

Visualizzati 12 di 12 commenti approvati.