Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org
Ho letto con attenzione l’articolo del sempre amico Tiziano Tanari intitolato “LA RELIGIONE NEL PROSSIMO FUTURO: FRA SPIRITUALITA’ E POTERE”.
Non sono d’accordo con le sue tesi, e quindi mi appresto a scrivere il perché..
Procediamo per gradi.
Innanzitutto, la globalizzazione in atto non è un processo inarrestabile. È un processo della Storia come altri, soggetto a cambiamenti perché è dell’essere umano la mutazione continua di Stati, Opinioni, Pensieri e Azioni. Non sappiamo se ne vedremo la fine, o se le cose cambieranno tra 10, 20 o 100 anni. In quale direzione poi, è del tutto impossibile prevederlo. Parliamone ma non lasciamoci andare al pessimismo, suggerirei.
Come è del tutto utopistico pensare a un grande nostro mondo nel quale etica e morale siano del tutto uguali, condivisibili, unitarie, COMUNI. Questo mondo non ci sarà mai (per fortuna, sai che incubo altrimenti, una realtà distopica dove tutti procedono con gli stessi valori, come soldatini).
Non si tratta di accettare l’assenza di morale, ma semmai di definire cosa sia MORALE per i diversi mondi culturali e i popoli che vivono nel nostro mondo. Se parliamo di morale come sinonimo di ETICA,
ramo della filosofia che si occupa più specificamente della sfera delle azioni buone o cattive e non già di quelle giuridicamente permesse o proibite o di quelle politicamente più adeguate.” (Treccani),
potremmo dire anzi con sicura certezza che esistono diverse morali e diverse etiche tra i popoli abitanti del globo terraqueo.
Inutile dire che i valori religiosi sono parte integrante e fondamentale di queste differenze comportamentali tra popoli (e attenzione, non c’è aggressività capitalistica che tenga, le tradizioni culturali e i modi di vivere restano attaccate al DNA nei secoli).
Ecco, le differenze ci sono, ringraziando Iddio. Il vuoto esistenziale esiste, alla pari della ricchezza spirituale, e fa parte della realtà dell’individuo. Affermare che dipenda dalle “religioni”, a dir poco azzardato, per non dire illogico. Il vuoto dipende dall’assenza di etica dei comportamenti in una società ultra-capitalistica e fondamentalmente atea, semmai. La religione interviene a coprire dei vuoti, non a esacerbarli, piuttosto. Le società più evolute della Storia sono state caratterizzate da forti elementi etici e religiosi, che ne hanno creato le motivazioni, nel bene e anche nel male, in taluni casi.
Il non-detto dell’articolo di Tiziano Tanari è che la gran parte del suo scritto è dedicato al Cristianesimo. O all’ebraismo, parzialmente. In effetti le citazioni di passi biblici ci sono. E la critica al potere religioso è principalmente rivolta all’altro non-detto: la Chiesa Romana Apostolica.
Perciò proseguendo nella lettura dell’articolo mi chiedo: perché sostenere che i Cristiani soffrono di vuoto esistenziale nella nostra società dei consumi? In che senso? Potrei fare la stessa domanda per induisti o buddisti, ad esempio. In che cosa si manifesta la vuotezza d’animo nelle persone che seguono e sono fedeli di una religione?
Il SACRO è l’arricchimento della vita dell’uomo, non il suo impoverimento. Non esiste la ragione della Vita senza il senso della sacralità. Il limite dell’umano di fronte alla grandezza di Dio, anzi, è benefico. Di fronte alla plutocrazia che si crede immortale, la coscienza dell’esistenza di uno Spirito più alto e creatore di tutte le cose rappresenta invece una sana limitazione alle pretese di divinità di certi ometti con il portafoglio esageratamente gonfio.
Dio è LOGOS, la Verità assoluta. Ne abbiamo le prove certe? Dipende. Se pensiamo che la presenza di Dio possa essere provata da un esperimento di laboratorio, di certo sbagliamo la nostra prospettiva anche se, a dire il vero, molti grandi scienziati, di fronte alla grandezza del creato hanno sostenuto che solo una intelligenza superiore può aver creato un meccanismo dell’Universo così perfetto.
Certo è che l’atto principe è il Credo. Quindi un atto di Fede. Le dubbie interpretazioni non fanno parte del dibattito nelle piccole Chiese di quartiere o nelle Parrocchie di paese, e neppure nelle scuole teologiche.
Ci viene imposto, di credere? A noi Cattolici no di certo. Lascio a voi stabilire dove potrebbe essere un’imposizione religiosa nelle vare aree del mondo. Ma non è questo il tema, perché ci porta, ad esempio, al rapporto con l’Islam.
Il Cristianesimo non può essere funzionale agli individui. Non è Dio che si deve adeguare. I Vangeli non si possono leggere "À la carte", come ci pare a noi e come conviene a noi. Non funziona così. Si può negare il valore dei Testi Sacri, si possono rifiutare, ma poi bisogna avere il coraggio di ammettere che si è atei o, se preferite, anticristiani. Semplicemente. Non c’è il Dio che ci piace. Non c’è Gesù Cristo come una star del cinema. C’è Gesù che affida a Pietro il compito di costruire la sua Chiesa.
Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,17-19).
E alla Chiesa bisogna credere, nonostante i suoi uomini ci mettano spesso alla prova. Con buona pace di tutti i tentativi di frammentarla e distruggerla non da ora, da sempre, da quando è stata costruita sulla tomba di Pietro, sul colle Vaticano.
La Fede non si discute. Giusto o sbagliato che sia secondo le opinioni degli atei. In una famosa frase attribuita a San Tommaso d’Aquino:
Se il nostro avversario non crede alla rivelazione divina, non vi è più alcun mezzo di provare gli articoli di fede col ragionamento, ma solo di rispondere alle sue obiezioni – se ne ha – contro la fede”.
Non possiamo discutere se i Dogmi cristiani siano veri o no. Per me che scrivo lo sono, naturalmente. Noi dobbiamo capire se davvero la Chiesa pretenda la cieca obbedienza da parte dei popoli.
Magari, mi verrebbe da dire.
E invece, purtroppo la Chiesa di oggi fa esattamente quello che non dovrebbe, ovvero piegarsi alla narrazione delle plutocrazie globaliste, wokiste, liberal.
Nel passato, la Chiesa si è composta spesso di figure alle alte sfere di provenienza aristocratica, a partire dal Tardo Impero Romano. E dall’Impero Romano ha ereditato forme ed estetica. Potentissima, non ha potuto evitare guerre e massacri. Ma ha potuto costruire ospedali per assistere gli ammalati e proteggere le donne con l’istituzione del matrimonio. Non ha potuto evitare il malaffare, ma ci ha permesso di creare il più grande patrimonio artistico umano. Pro e contro della sua grande attività sono innegabili, ma tra la tradizione amanuense, i canti gregoriani e l’invenzione del sistema bibliotecario per come noi lo conosciamo noi italiani possiamo solo ringraziare che sia esistita (o non vi piacciono neppure le nostre Chiese, i nostri Chiostri e i nostri monasteri e le loro campane?).
La sua forza ha evitato che il protestantesimo, vero asse portante ideologico del sistema capitalistico checché se ne dica, potesse espandersi in tutto il mondo occidentale. Il dissenso contro la Chiesa c’è sempre stato, non è un’invenzione di ora, ma quando si parla di Eresia e di Tribunali dell’Inquisizione sarebbe bene prima capirne i risvolti storici (vi prego, lasciamo perdere Giordano Bruno o “Il nome della Rosa”…).
Sia chiara una cosa, però. La convivenza civile è auspicabile, la sottomissione a fedeli di altre religioni, no. La pacifica convivenza con gli altri esseri umani è essenza stessa del messaggio di Gesù, ma la sottomissione ad altre culture e tradizioni qui in Italia non ha niente a che vedere con il rispetto dell’altro.
Quindi qui non si tratta solo di trascendenza. Non si tratta solo di una vaga spiritualità (che significa, poi, è da capire). E non si tratta neppure di una generica energia che ci spinge tutti gli uni verso gli altri, perché questa è solo una pura utopia, neanche poi particolarmente bella.
La percezione la usiamo nei rapporti interpersonali e nelle azioni del quotidiano. Il sentimento è quello che proviamo per gli altri e per le creature che riconosciamo di Dio.
Ma un conto il sentimento, un conto è la Fede, che si muove in alto, non barattabile, non modificabile, non edulcorabile.
Non c’è una realtà trascendente se non in Dio, Gesù Cristo e lo Spirito Santo.
Liberi di non credere? Certo.
Ma anche liberi di credere.
Sensi di colpa? Zero. Siamo limitati? E meno male, così torniamo a fare un bel bagno di umiltà tutti quanti. Terrorizzati? Ma quando mai! Magari lo fossimo, così qualcuno prima di compiere qualche delitto si potrebbe porre la domanda di quale sarà il giudizio che lo aspetta.
Il Dio vendicativo e giudice impietoso spero che esista, lo dico sinceramente quando sento di orrori commessi ai danni di innocenti dai dittatori spietati nella Storia e dai loro scagnozzi. Si, spero proprio che ci sia. Ma Gesù ci ha ricordato che esiste il Perdono, e allora ci sarà spazio per ognuno di noi nell’Alto dei Cieli, a condizione che ci sia un pentimento reale e sincero. Gli assassini orgogliosi di sé non hanno spazio in Paradiso. Io non so se sia così, ma CREDO sinceramente che sia così.
Pace in terra agli uomini di buona volontà, questo il messaggio. Questo ci prova una cappa di sofferenza?? E allora, cari miei, c’è qualcosa che proprio non va, se si sente la propria dignità offesa perché Qualcuno ha detto
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.” (Gv 15,9-17)
Il Vangelo offende la dignità di qualcuno?
Che si cerchi altro.
Qualcuno non si sente responsabile delle proprie azioni e quindi “sotto pressione”? Basta non credere… Qual è il problema. Che si buttino all’aria testi sacri e agiografie, e la vita sarà lieta.
Dio Padre giudica. Non credete? Buon pro vi faccia. Non è una scelta LOGICA, è una scelta di Fede.
L’umanità è anche a livello primitivo, non TUTTA però. Non siamo un blob indefinito. Siamo diversi tra noi, mi ripeto. Il caos etico è inevitabile, piaccia o no, e quando parliamo di terrorismo religioso mi vengono in mente ben precisi personaggi che assomigliano molto ai talebani, più che ai frati francescani.
Le guerre non hanno mai dei protagonisti assolutamente buoni e cattivi. Sarebbe una incredibile ingenuità sostenerlo. Ma da qualche parte bisogna pur stare, prendere posizione è un obbligo morale.
E allora, perché parlare di Crociate senza citare le guerre di conquista dell’Islam che durano fino al X secolo, con le scorribande dei saraceni terrificanti su e giù per le coste del Mediterraneo? Perché non ricordare Baldovino il Re lebbroso, che con i Crociati riuscì a contrastare il Saladino, che aveva scatenato razzie e violenze in tutta l’area a ridosso di Gerusalemme? E perché mistificare la reale portata dell’Inquisizione, sempre confusa tra quella Romana e quella, ben più terribile, spagnola, voluta fortemente a partire dalla reggenza dei reali di Spagna Ferdinando e Isabella per contrastare la presenza musulmana (ed ebraica) nel regno?
“È cronaca di questi giorni la persecuzione delle comunità cristiane in Nigeria ad opera di fondamentalisti islamici.”
Ecco, lì si che il termine “primitivo” ci sta tutto.
Perché non sono le religioni a dividere l’umanità, ma è l’umanità che in alcune sue parti usa la religione per coprire i propri delitti.
Forse è il caso di dire che è il Cristianesimo, su tutti, che impiccia. E tanto. Il richiamo a una indefinita religione pura altro non è che il tentativo di smantellamento dell’unica religione che davvero dà fastidio al potere e ai suoi adepti satanisti: la religione di Gesù Cristo.
L'appello a una nuova religiosità è buono nel suo intento pacificatore, ma insidioso. La religione fai da te è una cosa ridicola e, quella sì, ampiamente primitiva: le divinità della terra, degli elementi naturali, insomma quella cosa lì che nasce dentro gli uomini quando ancora devono dare un nome e un senso alla loro “percezione” del sacro e dell’eterno che però non può mai raggiungere la profondità del messaggio cristiano.
Il contatto con Dio è una legittima aspirazione, ma ci eleva a un ruolo che non abbiamo. Non siamo degni, ma possiamo provarci con la buona volontà. Restando umili, però. I Papi vanno e vengono, mentre la Chiesa di Roma è ancora lì. Dio non è un personal trainer. Non ci sono rapporti dinamici con Lui. Ci si inginocchia, in preghiera. Non è un rapporto paritario. Quale sia il sacerdote che dice la Messa non ha importanza, conta chi preghiamo in Chiesa, verso l’altare.
Noi siamo Cattolici, e sui Vangeli fondiamo il nostro Credo. Che Gesù sia Amore ce lo dicevano Agostino e Ambrogio, e prima di loro Paolo di Tarso, e prima di lui gli Apostoli. Pecchiamo di superbia certamente quando diciamo che di nuovi esegeti non sentiamo alcun bisogno, ma è un piccolo peccato di arroganza che Dio ci perdonerà.
L’Amore di Cristo va MERITATO. Con l’azione, con il pensiero, con la preghiera, con il Bene che siamo in grado di dare. E con il pentimento per delle azioni dettate dal male, dalla mancanza di Fede, dal cedimento alle sollecitazioni del maligno.
Dio ci aiuta se ci aiutiamo. Se lo chiamiamo, se gli chiediamo di aiutarci.
Non è una ONLUS, Gesù Cristo. Non è comodo e neppure scontato. La Fede costa fatica. Esistono delle condizioni, all’Amore dell’Altissimo, ed è giusto che ci siano. Egli ci ama, ma ci dà il LIBERO ARBITRIO: dobbiamo fare delle scelte. Sempre.
Il bene del singolo non c’entra nulla con le scelte cristiane. Nessun Santo o uomo di Fede ha fatto scelte per il suo bene. Semmai, per il bene degli altri, questo sì. E non è accettabile che si mescoli il bene del singolo con il bene comune: eppure abbiamo già visto la pericolosità dei discorsi intorno a un fantomatico “bene comune”.
E quindi, prendete nota: in quanto cristiana sono sicuramente una nemica dell’umanità. Appena sento parlare di ideale supremo, mi viene l’orticaria. Non ci sono ideali supremi: c’è solo la Verità.
“A un Dio del Bene non c’è alternativa”, ha scritto Tiziano.
Esatto. Non c’è. O meglio, c’è e si chiama satana. Oppure c’è, ed il più puro nichilismo umano, autoreferenziale e spocchioso. La fratellanza globale in nome di non si sa chi o che cosa è debole, inutile, in una parola, inesistente.
Dio non può essere un esperimento, e neppure una ipotesi. Non è un amico, non è un prossimo. Non può rispondere alle nostre esigenze di esseri umani figli di culture, esperienze, tradizioni diverse. Non esiste un’unica umanità, che piacerebbe tanto al capitalismo globalista privo, quello si, di morale. Esiste una umanità che ha deciso di credere in Gesù Cristo, figlio di Dio e a lui chiede aiuto.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: l’Unigenito, che è Dio ed è rivolto verso il seno del Padre, è lui che ce ne ha dato la narrazione.” Gv 1,1-18
Non c’è un messaggio genericamente universalistico in tutto questo: c’è una Via. Una sola. Come c’è una sola etica che è CRISTIANA, per chi ci crede e per chi ha deciso di vivere seguendone le indicazioni per mezzo della Chiesa. Non possiamo pretendere altro se non l’accettazione delle diversità religiose che dobbiamo comprendere ma non supportare. Il compito del Cristiano è la diffusione della parola di Dio, non la sua relativizzazione. Il Dio di tutti non esiste. Dio non è Allah, non è Buddha, non è Confucio.
Dio non ha represso l’intelligenza umana, la sua creatività, la sua espressività. Ci ha concesso la libertà di scegliere.
La Chiesa ha espresso un potere temporale per ragioni storiche, con tutte le implicazioni del caso.
Ma i peggiori cacciatori di streghe furono i protestanti, e nessuno fu più bigotto dei Quaccheri inglesi. Sarebbe bene ricordarlo, ogni tanto.
Le istituzioni religiose devono spingerci a Dio, non alle istanze della politica umana.
Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22,15-21)
Prendiamoci dunque le nostre responsabilità, senza incolpare Gesù dei nostri errori. L’armonia con gli altri viene data solo dalle nostre azioni, non da fantomatiche imposizioni religiose.
PS: Diffidare da tutti coloro che dicono di parlare a difesa di Cristo, cercando al contempo di smantellarne gli insegnamenti.
Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org
13.11.2025
Verdiana Siddi 15 novembre 2025
“…non ci sono poteri buoni!” (cit.)
Un saluto a tutti,
come ex redattrice di CDC sento l’urgenza di dissociarmi ufficialmente e pubblicamente da ogni sillaba di questo scritto. Non sono più in redazione da diverso tempo, e dopo questa pubblicazione non ho più intenzione di farne parte una seconda volta.
Prendetelo pure come testamento.
***
I punti più importanti:
01. La globalizzazione è l’ultima fase di un progetto di dominio, prevaricazione e controllo che, scontrandosi con l’evoluzione culturale e sociale, ha dovuto reinventarsi infinite volte per continuare ad esistere.
02. Se l’ethikos non è un dato universalistico, ma riguarda ciò che è considerato giusto da un individuo o da una comunità, sarà facile dedurre logicamente che esiste un’etica persino della guerra (ius ad bellum, ius in bello). Esiste ampia letteratura in merito, ma appunto, i princìpi dell’etica possono non essere condivisi.
03. Il vuoto non dipende dall’assenza. Il vuoto è vuoto. E la differenza è abissale. E sì, fa parte dell’individuo: attraverso il vuoto si dà l'esistenza, perciò è una ricchezza inestimabile. L’assenza, di qualcosa, è assenza. Ecco perché sarebbe bene non usare le parole a caso.
L’assenza di etica, se non in un comportarsi sragionato o disintenzionato, non può essere. E in una “società ultra-capitalista” come la nostra, l’etica è studiata in maniera puntuale; che sia poi attuata per intenzione o per obbedienza non fa alcuna differenza sulla sua presunta assenza.
Inutile dire, a questo punto arrivati, che la società delinea l’etica, e non viceversa.
04. Il sacro è un valore attribuito, come l’etica. La sacralità della vita è il suo essere considerata sacra. Ogni cosa può essere considerata sacra, e dissacrante può essere considerato ogni atto che infranga questa attribuzione, individuale o comunitaria. Un problema filosofico facile: ciò che è sacro per me mi autorizza a dissacrare ciò che è sacro per te?
Per parlare di testi sacri sarebbe opportuno parlare dei testi sacri, non di traduzioni delle traduzioni. Mi astengo dunque dall’argomentare.
05. Da parte della Chiesa, la pretesa di cieca obbedienza c’è stata, ed è stata, come sempre accade quando la si pretende, imperialista, vile e mortifera: io mi auguro che ci sia da parte di tutti i vertici gerarchici di ogni forma e colore, sempre meno di questa pretesa: che razza di sentimento spingerebbe ad auspicarla? Capisco il disagio dello scisma, dal punto di vista cattolico, ma c’è un “magari” di troppo, dal punto di vista cristiano. Il libero arbitrio piace, oppure non piace, alla signora Migliore?
Le alte sfere di provenienza aristocratica di cui parla, avevano abitudine guerrafondaia secolare. Proprio attraverso massacri e guerre hanno garantito il proprio status privilegiato, al tempo del Tardo Impero in declino: attraverso i massacri hanno fondato la Chiesa, e attraverso altre guerre ne hanno esteso il dominio. Prima con la coercizione fisica, poi con quella psicologica, e poi di nuovo con quella fisica, e ancora quella psicologica.
ERA TUTTO ASSOLUTAMENTE EVITABILE, e scrivere il contrario è vergognoso.
06. Di cose come percezione, sentimento, trascendenza, spiritualità, energia universale, ..., concetti molto complessi, affatto scontati, e pure diversi fra loro, sarebbe bene capirne il significato prima di esternare valutazioni campate in aria. Se non per saggezza, almeno per cristiana umiltà.
***
Era doveroso buttare questi dieci minuti del mio tempo, come finale impegno, dopo anni di fiducia buttati al vento.
Ringrazio per quanto ricevuto, ed auguro a tutti ogni Bene.
Addio