Sano per definizione, ma non sempre per davvero: attenzione al pesce che inganna

Sano per definizione, ma non sempre per davvero: attenzione al pesce che inganna

di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

Il pesce fa bene, si sa. È ricco di proteine e alcune specie (come salmone, sgombro, sardine, aringhe) di omega-3, motivo per cui è raccomandato da ogni nutrizionista.
Ma non tutto il pesce è uguale: quello proveniente da allevamenti intensivi solleva dubbi crescenti, non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana. Negli allevamenti industriali, infatti, i pesci vivono in gabbie affollate, con poco spazio e acqua povera di ossigeno. Per prevenire epidemie e parassiti, si fa ampio uso di antibiotici, antiparassitari e disinfettanti. Queste sostanze finiscono spesso nei sedimenti e, in parte, nei tessuti dei pesci stessi.

Uno studio pubblicato su Environmental Pollution ha rilevato tracce di antibiotici — chinoloni e sulfonamidi — nei mangimi e nelle acque di allevamenti ittici, con possibili ricadute sulla sicurezza alimentare. Un’altra revisione, su Public Health Reviews, avverte che i residui antimicrobici nei prodotti della pesca possono rappresentare un rischio inaccettabile per la salute pubblica, favorendo lo sviluppo di batteri resistenti agli antibiotici.

In Europa i controlli sono più rigorosi che altrove, ma non bastano a cancellare il problema. Il Piano Nazionale Residui 2022 del Ministero della Salute mostra che solo lo 0,07 % dei campioni è risultato non conforme ai limiti di legge, ma quasi la metà di questi casi irregolari proveniva proprio dall’acquacoltura.
In altre parole: il settore resta fragile.

Un’indagine condotta in Portogallo su spigole di allevamento ha trovato antibiotici come enrofloxacina e ossitetraciclina in un quinto dei campioni analizzati. Anche se i livelli erano bassi, l’esposizione prolungata a residui di questo tipo può contribuire, nel tempo, all’accumulo di sostanze indesiderate nell’organismo e — soprattutto — alla diffusione di resistenze batteriche, che rendono più difficile, poi, curare le infezioni umane.

Non è allarmismo, ma realtà documentata. “Conforme alla legge” non significa “innocuo”: i limiti di sicurezza indicano soglie, non assenza totale di rischio. E chi consuma spesso pesce allevato accumula comunque microdosi di sostanze farmacologiche.

Per questo, chi vuole tutelare la propria salute può orientarsi sul pesce selvatico, ma con discernimento: “selvatico” non significa automaticamente “più sicuro”, dipende da dove e da cosa si pesca.
Ad esempio, le aree costiere, le foci dei fiumi e le zone industriali sono spesso soggette a scarichi e inquinamento da metalli pesanti o pesticidi agricoli. Ma nemmeno gli oceani sono immuni: l’Atlantico è oggi uno dei mari con la più alta concentrazione di microplastiche, e le acque del Pacifico nord-occidentale restano parzialmente contaminate dagli effetti del disastro di Fukushima, con tracce di cesio radioattivo rilevate in alcune specie migratorie.

Anche la taglia del pesce è cruciale: più un pesce è grande e longevo (come tonno, pesce spada, verdesca), maggiore è l’accumulo di contaminanti lungo la catena alimentare. Le specie piccole e a ciclo breve, come alici, sardine e sgombri, sono generalmente più sicure e sostenibili: vivono meno, accumulano meno sostanze tossiche e provengono spesso da aree di pesca meno inquinate.

Concludendo, il pesce resta un alimento prezioso, ma la sua qualità dipende da come e da dove viene prodotto. Non prestare attenzione a provenienza e metodo significa trasformare la nostra tavola in un veicolo di residui e sostanze nocive.
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Valentina Bennati
ComeDonChisciotte.Org

Commenti (5)

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    1. Sic 8 novembre 2025

      Ma che schifo!

    1. cefermento 8 novembre 2025

      Resto più che mai un tuo sostenitore Valentina, la critica agli errori alimentari moderni con i consigli per una migliore nutrizione sono un indispensabile completamento alle analisi politiche che si condividono in queste pagine.

    2. Valentina Bennati 9 novembre 2025

      Ti ringrazio per l’apprezzamento. La questione alimentare è a tutti gli effetti una chiave di lettura politica e sociale, troppo spesso sottovalutata.

    1. ric 8 novembre 2025

      tutto nella norma per " l'impreditore" , lo scopo e' far soldi , Il fine giustifica ogni mezzo . la salute minata dei cittadini diventa essenziale per la crescita delle multinazionali del farmaco . la complicita' degli stati diventa indispensabile per realizzare quella confraternita di m...a chiamata societa' complessa che deve essere sempre in crescita.....ma di cosa non siamo tenuti a SAPERLO..

    2. Sic 8 novembre 2025

      Rimane ingiustificato il fine

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