DI EUGENIO ORSO
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- La vera natura del 5s, svelata anche dalla questione scottante dell’amministrazione del Comune di Roma, che lo rende soggetto a un controllo elitista e a conseguenti frenate nei suoi appetiti di potere. Questo pseudo movimento, che rappresenta una falsa opposizione inserita in toto nel sistema liberaldemocratico-eurista, non è ancora accettato dalle élite finanziarie occidentali che controllano l’Italia quale sostituto del piddì alla guida di un ennesimo governo-Quisling. Gli scalpitanti “astri nascenti” Di Maio e Di Battista dovranno perciò aspettare … sine die. Nel frattempo, il 5s subisce “manovre di contenimento” esterne e interne al partito. Esempi eclatanti ne siano il disastro dell’amministrazione romana, con le vicende giudiziarie ad ampio clamore mediatico in cui è stata trascinata la Raggi, e andando oltre l’orizzonte romano, la “gaffe”, non proprio involontaria, del fondatore Giuseppe Grillo in merito al gruppo di affiliazione del 5s nel parlamento europeo (preferendo L’Alde liberale ultra europeista a Nigel Farage e al suo Ukip).
- Il contrattacco anti-grillino dell’apparato affaristico, mafioso, subpolitico e giudiziario per conservare gli intrecci criminali, semi-criminali e corruttivi che hanno caratterizzato, in questi ultimi anni, l’amministrazione della Città Capitale. Mentre un certo “centro-destra” e recentemente soprattutto il piddì sapevano come muoversi con perizia nella palude della corruzione, del nepotismo, dell’affarismo criminale e semi-criminale (mondo di mezzo), i grillini non hanno ancora acquisito una solida esperienza in materia. Per tale motivo, muovendosi come “un elefante nella cristalleria”, potrebbero compromettere i grandi affari che si fanno in ogni campo della gestione del comune, dalle cooperative sociali e dall’”accoglienza” a immigrati e profughi allo sgombero delle foglie morte nei viali d’autunno.
- L’evidente azione di sabotaggio di Silvio Berlusconi, in occasione delle elezioni comunali romane nel 2016. Berlusconi, ancora attivo politicamente, purtroppo come mero elemento di disturbo, ha contrapposto inizialmente agli altri candidati non un potenziale vincitore, quale poteva essere Giorgia Meloni (che fu ministro del Cav per le politiche giovanili!), ma un perdente aprioristico come Guido Bertolaso. Poi ha ripiegato sull’”indipendente” e imprenditore Alfio Marchini, che si è rivelato anche lui un perdente, rastrellando un misero 10% dei voti. Berlusconi ha agito in tal modo non a causa di sopraggiunta senilità, ma per alcune ragioni, ovviamente inconfessate, che hanno attinenza con la sua caparbia e nociva sopravvivenza nell’agone politico: a) non provocare con una sua vittoria le potenti élite sopranazionali che lo avevano cacciato, nel 2011, dalla presidenza del consiglio, per “investire” della carica il loro impiegato Mario Monti; b) combattere la concorrenza, all’interno di un ipotetico, futuro “centro-destra” redivivo, dei “giovani populisti” (giovani turchi del CD) Meloni e Salvini, sabotandoli e mettendoli in difficoltà. Berlusconi è sempre disposto a inciuci con il piddì collaborazionista della troika, non disturbando il manovratore elitista che ci tiene in pugno, in particolare quando c’è di mezzo la sopravvivenza delle sue aziende. Non solo, ma è stato proprio Berlusconi, attaccato fino alla morte alla sua sopravvivenza politica e al destino delle sue aziende, a dare un potente contributo alla conquista grillina delle municipalità romane.
- La volontà non esplicitata, ma piuttosto chiara, del vertici piddini, di impantanare il concorrente grillino/pentastellato nella palude romana, opponendogli nella capitale, un galoppino renziano di medio/basso profilo come Roberto Giacchetti e rifilandogli la patata bollente. Il piddì, esperto di connessioni mafiose e para-mafiose nella gestione del Comune di Roma, ha lavorato per preparare una sorta di Vietnam al meno esperto cinque stelle, creando serie difficoltà e problemi d’immagine al concorrente. Nonché un’ondata di pubblicità negativa con la solita amplificazione mediatica, subita dai cinque stelle, come testimoniano il caso dei fratelli Marra e quello delle assicurazioni di cui beneficerebbe la sindaca, stipulate “all’insaputa” della Raggi (che un po’ mi ricorda il celebre caso del mezzanino, con vista sul Colosseo, dell’ex ministro berlusconiano allo sviluppo economico Claudio Scajola, pagato a basso prezzo grazie a Anemone e alla sua cricca, senza che l’ingenuo Scajola ne sapesse nulla …).
Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/2017/02/05/roma-cinque-stelle-e-le-grandi-manovre-politiche-liberaldemocratiche-di-eugenio-orso/
5.02.2017
Filippo Gregoretti 8 febbraio 2017
"Il contrattacco anti-grillino dell’apparato affaristico, mafioso, subpolitico e giudiziario per conservare gli intrecci criminali, semi-criminali e corruttivi che hanno caratterizzato, in questi ultimi anni, l’amministrazione della Città Capitale". Questo è sufficiente per me per sostenere il 5S, al di la delle falsamente equidistanti, e realmente masturbatorie, tesi dell'autore.