RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE

RIPENSARE IL LAVORO, RIPENSARE LA DISOCCUPAZIONE

DI DEBORA BILLI

crisis.blogosfere.it/

(Nota: questo post non parla della tragedia di chi ha perso il lavoro e deve pagare il mutuo e mantenere la famiglia. Parla invece del dramma di tutti gli altri.)

Un'amica su Facebook un bel giorno se ne esce con questo status: Non sono disoccupata ma in vacanza. Userò la vacanza per diventare una cuoca, una moglie, una zia, una poliglotta e una viaggiatrice migliore. Da molto tempo volevo consigliarvi un libro uscito almeno 13 anni fa, che si chiama L'orrore economico, la cui autrice è la giornalista francese Vivianne Forrester entrata di diritto nel club delle Cassandre.

In pieni anni '90, Vivianne anticipava il disastro della globalizzazione, delle chiusure delle fabbriche, del dumping sui salari, della forza lavoro nei Paesi sottosviluppati. Ma più di tutto, la saggia giornalista rimetteva in discussione la mitologia del lavoro: quella secondo cui siamo realizzati solo con una carriera, o almeno un "posto nella società" anche se è solo un cubicolo da call center. Per poter andare a testa alta (anche se la abbassiamo tutti i giorni davanti a un datore di lavoro sprezzante), per "non dover chiedere niente a nessuno" (anche a prezzo di umiliazioni inenarrabili - molto superiori al chiedere venti euro al papà pensionato).

Nella foto: Modigliani, 'La femme à l'éventail'

A seguito,"Disoccupazione e ribellione" (Debora Billi, crisis.blogosfere.it); La crisi, tra i tanti sconvolgimenti che produce, sarà anche causa di una completa revisione della nostra percezione di lavoro, posto di lavoro, ruolo sociale. Il disoccupato, come sottolineava anche la Forrester, è stato finora persona invisibile, che striscia lungo i muri oppresso dalla propria vergogna e dal proprio senso di colpa, perché "se non trovi lavoro è perché non lo cerchi abbastanza". Nulla come la disoccupazione è stato causa di depressioni, ansie, persino tentati suicidi. Altro che le corna.

Fermo restando, come premesso, il rispetto per chi non ha da dar da mangiare ai figli, ci si chiede se sia sensato ed opportuno per tutti gli altri abbandonarsi alla disperazione quando è ormai assodato che non c'è più trippa per gatti. Non avere lavoro sarà sempre più la norma, ed averlo l'eccezione. E qui torniamo alla mia amica: in presenza di una solidità alle spalle, che siano i genitori pensionati, il coniuge con un reddito, o la casa di proprietà, vale davvero la pena rischiare la propria salute mentale e fisica a disperarsi per la perdita di un lavoraccio magari precario e sottopagato? Non sarà meglio dedicarsi alla cucina e buonanotte?

In fin dei conti, è sempre stato così. Fino a cinquant'anni fa, la zia zitella, il nipote orfano, il fratello fannullone avevano qualcuno che li manteneva. Era normale, la solidarietà familiare. Oggi ci si sente subito "parassiti", non appena si smette di racimolare quei 400 penosi euro col proprio lavoro "creativo", "intellettuale" o sfruttato che sia. Cucinare cibi sani per la famiglia, fare volontariato sulle ambulanze, cimentarsi con orti e giardini pubblici, impegnarsi per l'ambiente, non sono attività che configurerei come parassitarie, tutt'altro. E questi ruoli saranno sempre più riconosciuti socialmente, anche dal papà pensionato e dal marito con la busta paga. E' la fine della vergogna da disoccupazione, se vogliamo considerarla una buona notizia.

Probabilmente non sarete d'accordo con me e leverete alti lai. Non mi importa: precaria da una vita, ho capito da tempo che nel disperarsi si rischia solo la salute. Noi non siamo qualche biglietto da cento, siamo parte di una comunità a cui possiamo essere utili in mille modi. Gli yuppie sono morti da un pezzo, seppelliamoli senza rimpianti e riprendiamoci la nostra esistenza... senza vivere "alle spalle di qualcuno", ma dando qualcosa, molto, in cambio.

Debora Billi
Fonte: http://crisis.blogosfere.it
Link: http://crisis.blogosfere.it/2009/07/ripensare-il-lavoro-ripensare-la-disoccupazione.html
4.06.2009

Commenti (23)

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    1. Monacielloallambro 4 luglio 2009

      Brava Debora, condivido le tue originalissime idee.

      Ti auguro tanta fortuna, magari al fianco di chi lavora e si danna tutti i giorni per raggranellare il necessario per sopravvivere.

      Parola di chi ha conosciuto l'amarezza della disoccupazione e poi quella di un lavoro sicuro ma senza senso.....

      alla prossima!

    1. ottavino 4 luglio 2009

      Bisogna vedere se trovi un uomo che ti piglia....

    1. tersite 4 luglio 2009

      Mi risulta ce la stragrande maggioranza delle donne italiane l'abbia sempre "pensata come lei", tuttavia è bello vedere le femminucce che iniziano a incazzarsi col sistema(già stanche?). Abbassate le....tariffe, donne, e vedrete che il sistema inizierà a spegnersi da solo... predete a calci nel culo i vostri avvocati, guardatevi meno allo specchio, guerdatevi meno il culo, e iniziate a fare un pochino, poco, poco di autocritica, invece di farvi stordire dalle cazzate dei media! DIAMINE!

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