Resilienza? Il resiliente è il cittadino che non si ribella mai

Resilienza? Il resiliente è il cittadino che non si ribella mai

Di Alberto Giovanni Biuso, grece-it.com

Nonostante la sistematica falsificazione dei fatti, delle loro ragioni, delle notizie che li veicolano, è evidente che «la quatrième guerre mondiale a commencé en 1991. C’est la guerre des États-Unis contre le reste du monde, guerre multiforme, aussi bien militaire qu’économique, financière, technologique et culturelle, indissociable de l’arraisonnement général du monde par l’illimitation dissolvante de la logique du capital; la quarta guerra mondiale ha avuto inizio nel 1991. È la guerra degli Stati Uniti contro il resto del mondo, una guerra multiforme, sia militare, sia economica, finanziaria, tecnologica e culturale, inseparabile dalla generale conquista del mondo mediante la dismisura distruttrice della logica del capitale» (Front populaire, 30.8.2022 [https://frontpopulaire.fr/culture/contents/alain-de-benoist-leurasisme-de-douguine-est-incompatible-avec-le-nationalis_co13891408).

Una guerra a densità ‘bassa’ ma costante, combattuta in alcuni luoghi direttamente ma molto più spesso per procura (ora in modo evidentissimo in Ucraina) e con gli ovvi vantaggi che questo comporta per l’economia, la politica e i cittadini USA, che distruggono le altrui economie e altrui vite, conservando e garantendo le proprie. E tutto questo, naturalmente, in nome dei valori, in nome dell’imperialismo del Bene, tramite un’etica il cui decalogo è sintetizzato con precisione dalle norme che guidano Oceania, lo Stato in cui accade 1984:

«LA GUERRA È PACE

LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ

L’IGNORANZA È FORZA»

(trad. di G. Baldini, Mondadori, Milano 1998, p. 8).

Conferma di questa etica del terrore sono l’esistenza e la diffusione, in molti documenti politico-istituzionali, degli RSA, che in questo caso vuol dire «Indicatori di Responsabilità Sociale e Ambientale». Un’etica che diventa, come spesso accade, religione. La religione utilizzata da alcuni ingegneri sociali e visionari delle distopie (Schwab, Gates, Soros e altri miliardari) per imporre una struttura e soprattutto una forma mentis oligarchica all’Occidente contemporaneo.

I capisaldi di questa RSA coniugano infatti la questione ambientale a quella delle migrazioni, del multiculturalismo, dei vaccini, del gender, del contante, in un minestrone solo apparente, il cui ingrediente unificatore è il vantaggio di pochi mascherato dall’interesse dei molti. Nulla di nuovo, naturalmente, ma sono nuove le modalità di trasmissione del verbo salvifico, le modalità potenti, immediate, particolarmente persuasive della Rete e in generale dell’informazione, che è in mano agli stessi soggetti indicati qui sopra e ai loro più o meno identici colleghi sparsi tra le Borse del pianeta.

Il dispositivo politico-teorico di queste crociate per l’ambiente, per l’inclusività e per la trasparenza è molteplice ed è incentrato in particolare sulla tesi novecentesca della disumanità del nemico e su quella del XXI secolo della resilienza.

La prima venne utilizzata dal presidente USA Thomas Woodrow Wilson già nel discorso del 2 aprile 1917 con il quale annunciava l’entrata in guerra contro la Germania e dunque contro gli Imperi Centrali. In quell’occasione Wilson giustificò l’intervento del suo Paese in Europa parlando della guerra navale condotta dalla Germania non come un gesto di pirateria ma come una guerra contro l’umanità.

I successori di Wilson, sino a Obama e Biden, non hanno fatto altro che ripetere tale formula adattandola alle diverse circostanze e avversari del momento. La disumanizzazione del nemico è la condizione per ergersi a unici umani, per ridurre la controparte alla condizione di una bestia contro la quale tutto è permesso. Di più: tutto è giusto, etico e necessario. Lo è anche quanto il Segretario di stato del secondo mandato Clinton – la signora Madeleine Albright – dichiarò alla Cbs a proposito del mezzo milione di bambini morti durante la guerra degli USA contro l’Iraq. A una specifica domanda, la signora rispose in questo modo: «So benissimo che si è trattato di una scelta difficilissima, ma noi siamo convinti che sia stata una scelta perfettamente legittima».

La più nuova (apparentemente) resilienza è l’atteggiamento necessario a rendere sentimento di massa l’accettazione di questa barbarie. È dunque vero che «il ricorso alla resilienza e poi sempre più l’invito alla resilienza hanno sempre giocato, seppure in varie versioni, il gioco dello status quo e dell’accondiscendenza a presunte cause di forza maggiore, imperativi del mercato e così via» (Editoriale di «Mechane. Rivista di Filosofia e Antropologia della Tecnica», vol. 3/2022, Mimesis, Milano-Udine 2022, p. 9).

Il resiliente è il cittadino che non si ribella. Mai. Che si ritiene abbastanza forte da vivere libero nonostante l’autonascondimento della propria schiavitù. Che introietta il trauma vedendo in esso un fattore di miglioramento e di serena rassegnazione. Che cerca di resistere al dominio iniquo non ribellandosi a esso ma aspettando che passi. Il transito di questa parola dall’ingegneria e dalla scienza dei materiali all’ingegneria del materiale umano è stato promosso dal libro di uno psichiatra – Boris Cyrulnik – il cui non casuale titolo è Un merveilleux malheur (Editions Odile Jacob 1999), Il dolore meraviglioso, nella traduzione Frassinelli del 2000, ma che si potrebbe tradurre anche come una meravigliosa disgrazia.

Ma anche qui niente di particolarmente nuovo. Come siciliani conosciamo da secoli il resiliente invito racchiuso nelle parole «Calati junco ca passa la china», piegati o giunco, sino a che non sarà trascorsa la piena. Il rischio però è che la piena trascini con sé tutti noi.

Di Alberto Giovanni Biuso, grece-it.com

Alberto Giovanni Biuso, filosofo e scrittore.

10.03.2023

G.R.E.C.E. (Groupement de recherche et d’études pour la civilisation européenne - Gruppo di Ricerca e Studi sulla Civiltà Europea) è una scuola di pensiero nata nel 1968. Tra le attività: pubblicazione di libri e di riviste, indizione di convegni e di conferenze, organizzazione di seminari e di università estive. G.R.E.C.E. si colloca sin dall’inizio in una prospettiva metapolitica ossia nella constatazione che le idee svolgono un ruolo fondamentale nelle coscienze collettive e, più in generale, nell’intera storia degli uomini.
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Fonte: https://www.grece-it.com/2023/03/10/resilienza-il-resiliente-e-il-cittadino-che-non-si-ribella-mai/

Commenti (22)

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    1. sotis 22 marzo 2023

      resiliente? in parole povere il cojones

    1. Brule 22 marzo 2023

      In questa fase storica penso che la resilienza sia stata citata così spesso per esigenze di contenimento, sopraffazione e repressione del parco buoi.
      Un conto è il sisu finnico, un conto è il "più ti abbassi più ti si vedono le mutande".
      Magari meglio l'antifragilità.
      Lo so perchè lo vedo su di me, sono molto resiliente e infatti sono uno che sopporta oltre misura. Servitù perfetta.
      (Con il risultato molto poco sano che Dio non voglia se poi ti scappa fuori il malumore finisce come Cane di paglia di Peckimpah).
      Educati (o forse addestrati?) come cani da riporto.
      Ad una mia capa parlandomi scappò "dovresti coltivare di più l'impazienza"
      Un amico coetaneo qualche tempo fa mi disse "ti rendi conto che l'unica vera vacanza fu la leva? In caserme in c.. ai lupi perchè serviva a omogenizzare i contingenti, niente mamma, papà, fidanzata, capufficio, niente cellulari... fuori dalle mura le cabine del telefono rotte, o con la fila dei mammoni... che pacchia. Ero anche ingrassato!"

    2. ducadiGrumello 22 marzo 2023

      terribile è l'ira del mansueto

    1. absitiniuriaverbis 22 marzo 2023

      Pur con i dubbi del caso (le teorie di Darvin sono sempre sotto tiro..), vige la : non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.
      Quindi il punto di attenzione si sposta necessariamente dal significato di 'resilienza' al significato di 'sopravvivere'.
      E' soporavvivere a qualunque costo piu' importante della qualita' del vivere?

      Un vecchio aforisma, non ricordo di chi..., recitava: sui cadaveri dei leoni festegggiano i cani credendo di aver vinto Ma i leoni rimangono leoni ed i cani rimangono cani.

    2. sbregaverse 22 marzo 2023

      Molto bene ma i cani sono iene

    1. sbregaverse 21 marzo 2023

      Babbalei NON vi accorgete che è diventato d'uso comune un lemma con altro significante.
      Vi dice niente la neolingua, dove nessuno nomina la cruda realtà quotidiana, della vostra perpetrata e normalizzata:
      INCULESCENZA*
      * Portare pazienza nel prenderlo in c.

    2. Eugiorso 22 marzo 2023

      Diciamo che con la demmmokrazzzia, i valori occidentaloidi e i diritti ummmaaani l'Inculata è puntualmente dietro l'angolo ...
      La cruda realtà quotidiana, invece, è blandita se non esorcizzata e ci sono miriadi di teste di cazzo (guardati in giro!) che ci cadono regolarmente.

      Cari saluti

    1. lysmata 21 marzo 2023

      Ma anche no. Resilienza è la capacità di sopravvivere e punto, senza tante pippe mentali. A me non me ne frega una emerita minchia di cambiare il mondo. Tanto non lo cambio esattamente come non lo cambia mai nessuno. Mi accontento di migliorare il mio ambiente. Dopotutto non sono eterno. Sono di passaggio su questa Terra, posso scegliere se lottare contro il Leviatano, o se sbattermene allegramente di lui. Dal punto di vista strettamente individuale la resilienza produce qualcosa che la rabbia non potrà mai produrre: qualità di vita.

      Poi per carità, posso sempre vestire i panni del supereroe e poi dare di matto causa frustrazione.

      No, mi spiace, io scelgo l'anarcoindividualismo, e aggiungo che lo scelgo nella più becera versione del menefreghismo. E me ne sbatto le palle.

    2. WarezSan 21 marzo 2023

      L'uomo è un essere sociale.
      È impossibile non comunicare in quanto la scelta di non farlo è, in quanto tale, comunicazione anch'essa.

      Due persone in una stanza che non parlano e non si guardano comunicano la volontà di non farlo.

      Comunicando, inevitabilmente si modifica la realtà comune in un processo che è continuo e, a volte, l'azione genera delle turbolenze anche non volute che si amplificano fino a diventare qualcosa di epico.

      Nemmeno gli architetti di noi poveracci possono considerare tutte le variabili, anche se ci provano.

      Che siano azioni consapevoli o meno poco importa.

    3. lysmata 21 marzo 2023

      Individualismo non è misantropia.
      Autarchismo non è mancanza di comunicazione.
      L'uomo è un essere sociale, ma non è un essere necessariamente compassionevole, nel senso che non deve necessariamente soffrire le pene altrui. La differenza tra un individuo resiliente e uno che non lo è forse sta in questa chiave di lettura.

    4. sarah 21 marzo 2023

      Sono d'accordo con lei. E questo solo per ribadire il fatto che anche l'assoluto individualismo "anarchico" è, secondo me, una condizione illusoria. Anche se disponessimo di sufficienti risorse materiali per renderci indipendenti dalla necessità di lavorare o partecipare a contesti caratterizzati da regole comuni ( condizione assai rara ) le nostre scelte ricadrebbero comunque, anche inconsapevolmente, al di fuori di noi. Concordo con l'autore quando afferma che la "piena" rischia di travolgere il giunco e ciò accade ormai più spesso di quanto immaginiamo: si pensi all'agricoltore a cui è imposto di abbattere l'animale in nome della salvaguardia del pianeta, all'anziano cacciato di casa per difendere l'occupante abusivo o ai ragazzini sottoposti a vili vessazioni per "salvaguardare" la loro salute fisica a scuola, un luogo che essi sono obbligati a frequentare. Io non critico affatto l'affermazione che è stata fatta circa la scelta di proteggere se stessi ricorrendo al menefreghismo, anzi penso che molti di noi ricorrano necessariamente a questa strategia. Ma si tratta pur sempre di una scelta di autodifesa, una presa di distanza che mettiamo in atto proprio perché riconosciamo di essere oggetto di attacchi potenziali o diretti.

    5. sarah 21 marzo 2023

      Non credo che la differenza stia solo nella contrapposizione tra misantropia ed eccessiva empatia: si tratta anche ( o piuttosto, in molti casi ) di timore di trovarsi nella condizione in cui la scelta non è più possibile. Si può, consapevolmente e comprensibilmente, evitare di provare compassione per un individuo vessato ma è più difficile evitare la paura di trovarsi da un momento all'altro nelle sue stesse condizioni. Nei tre anni appena trascorsi, ad esempio, un qualsiasi problema di salute di una certa rilevanza ha obbligato molti a ricorrere ad un sistema sanitario che avrebbero ben volentieri evitato e che, purtroppo, spesso ha riservato ai malcapitati trattamenti non proprio umani. A volte il coinvolgimento non lo chiediamo noi o non siamo in grado di evitarlo. Si dovrebbe forse invece smettere di avere troppa paura di chi millanta un potere smisurato e forse utilizza l'arma del bluff più spesso di quanto non crediamo. Concordo comunque con lei che il ruolo di Don Chisciotte è davvero poco gratificante, poi chissà.

    6. maghi 22 marzo 2023

      Penso che prima di tutto bisogna imparare a stare bene da soli, ossia amare sè stessi. Poi dopo che uno ha imparato ad amare sè stesso, ossia ha raggiunto il proprio equilibrio interiore, psichico e spirituale, può cominciare a sentire il sentimento della pietà verso chi soffre. Empatia e compassione sono per me, intuizioni cerebrali, che considero positive, ma è la pietà, il sentimento più vicino all'amore, il motore che ti fa fare azioni positive nei confronti di chi soffre veramente. Anche Gesù guariva solo chi Lui sapeva avrebbe usato la salute per operare il Bene e se vedeva che nel cuore aveva propositi di operare il Male, non lo guariva. Al limite gli chiedeva se voleva morire in santità e andare in Paradiso o rimanere in terra malato in modo da non poter fare il Male. Don Chisciotte è l'esempio di chi si scaglia contro tutto e contro tutti per ristabilire la giustizia. Atteggiamento d'onnipotenza riservato solo a Dio. Noi dobbiamo solo chiedere a Lui di indirizzarci sulla strada della Sua Giustizia, che non è certo quella di Kalergi, di Davos , dei politici e nemmeno delle religioni, alle quali non interessa la dimensione spirituale dell'uomo, ma solo il proprio tornaconto materiale, tranne pochi profeti che Dio manda sempre agli uomini per impedire che tutti cadano all'inferno.

    7. Cleon XIII 22 marzo 2023

      Don Chisciotte è l’esempio di chi da solo si scaglia contro tutto e contro tutti per ristabilire la giustizia.

    8. Eugiorso 22 marzo 2023

      A volte, in certe circostanze storiche, non è possibile sbattersene allegramente del "leviatano", perché il mostro può ucciderti se non ti difendi ...

      Cari saluti

      P.S.: l'"anarcoindividualismo" e, aggiungo, il qualunquismo (vecchia espressione del dopo guerra!) non rappresentano una soluzione, a livello pubblico come a livello privato.

    9. carla 22 marzo 2023

      LA GUERRA È PACE
      LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ
      L’IGNORANZA È FORZA
      ... e me ne frego

    10. carla 22 marzo 2023

      E’ sempre più forte la voglia di passare al bosco e interrompere ogni relazione con il mondo.

    11. carla 22 marzo 2023

      Ancora oggi siamo messi così, pensa solo se si ha urgenza di una trasfusione

    12. lysmata 25 marzo 2023

      Corretto. E non accettare di stare in quel mondo distopico non ti evita le conseguenze.
      Pagine come questa sono il nostro personalissimo diario, con la differenza che siamo talmente imbecilli da non nasconderlo ma anzi, lo pubblichiamo in modo tale che tutti lo leggano.

      E a questo punto(e così rispondo anche ad altri) sapete che vi dico? Che me ne frego. Pieno il mio frigorifero cascasse pure il mondo.

    13. lysmata 25 marzo 2023

      Difenderti? Da chi? E come? Una raccolta di firme? Un appello su Change? O una vibrante protesta?
      Dai su, uno striscione sarcastico.

      Eh no, la salvezza passa dall'abbandono del cellulare e per il ritorno al "pizzinno" per comunicare (e che cosa?).
      Fino ad allora meglio cercarsi un posto al coperto e aspettare che la tempesta si sgonfi.
      Ma lo so, sono un inguaribile pessimista. Voi andate avanti, che se vedo che se iniziate ad ottenere risultati sono con voi ( azz... Ma la faccina :perculante: qui non c'è?)

    1. ducadiGrumello 21 marzo 2023

      condivisibile l'attacco alla parola "resilienza", o meglio al concetto che veicola. Non sarei così sicuro sul fatto che le guerre degli yankees servano a garantire e proteggere le vite dei cittadini americani, e non invece quelle di una ristrettissima cerchia peraltro apolide. Io sono stato una sola volta negli usa, e non mi è parso che la gente campi poi così bene, invidia sociale devastante, 10 giorni di ferie all'anno se va bene, si nutrono in pratica di glifosate...mah

    2. uomospeciale 21 marzo 2023

      È un paese di merda, con gente di merda, che fa un vita di merda.
      Che cosa ti aspetti da una società dove parecchia gente si cura ( e spesso si mette persino dei punti ) da sola, perché non può permettersi un medico? O che considera normale dare un fucile mitragliatore in mano a una bambina?

      https://www.ilmessaggero.it/video/mondo/usa_bimba_di_9_anni_al_poligono_di_tiro_uccide_per_sbaglio_l_istruttore-147918.html

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