Di Oriundo 2006 per il forum di CDC
Aree interne dell' Italia profonda: il declino come destino fatale?
Il Piano strategico delle Aree interne, in cui vivono oltre 13 MILIONI DI ITALIANI, non pochi, si trova qui: https://politichecoesione.governo.it/media/yamnr5sl/piano-strategico-nazionale-delle-aree-interne.pdf Queste aree avrebbero bisogno sostanzialmente solo di una pianificazione verso la loro preconizzata ed auspicata, a questo punto, scomparsa totale: una replica su scala macro del 'suicidio assistito' verso malati terminali, dato che questo Piano le deve accompagnare in questo '' percorso cronicizzato di declino e invecchiamento”. In definitiva, tocca lasciare a sè stesse innumerevoli realtà che finora hanno tenuto in piedi l' identità profonda dell' Italia 'eterna': le nostra radici. Si accompagna alla definitiva dipartita per via ammnistrativa, come oramai tutta la nostra vita è regolata, con un gesto degno di un impresario delle pompe funebri, quanto gli italiani hanno prodotto nei secoli e secoli, traversando ogni sorta di avversità con la fede nelle proprie capacità e nella Provvidenza, ma soccombendo a quella peggiore, quella che si ammanta di modernità fasulla per meglio essere omologata in tutto e per tutto agli USA, dato che l' EU esplicitamente si vuole copia di questo stato in fallimento umano totale. Un modello che sta vacillando paurosamente per una società europea che proprio in questa omologazione ha perso la sua finale ragion d'essere. Questa è una 'modernità' fondata su statistiche assurde, falsificate, in cui i dati vengono presi a pretesto di decisioni già maturate altrove, in quei cenacoli che sappiamo, dati che vengono ad esser coordinati con l'idea dell' 'economia' come 'scienza' totalitaria infallibile verso cui ogni società umana si debba inchinare: i suoi verdetti incriticabili decidono della vita e della morte delle nostre società, oggi per le piccole domani anche per le maggiori. Un giorno qualcuno deciderà, sempre per via ammnistrativa, cosa potremo fare o no, dove dovremo o no vivere e alla fine ci sopprimerà con un decreto ministeriale: per il nostro bene, chiaro.
Il messaggio devastante del governo all'Italia profonda e alle aree interne: "Non contate più"
Di Gilberto Trombetta
C’è un passaggio, in un documento ministeriale pubblicato quasi in sordina all’inizio dell’estate, che dovrebbe far tremare le fondamenta della nostra Repubblica. È una frase contenuta a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), approvato con grande ritardo e redatto tra le nebbie dei dipartimenti centrali.
Si trova nell’“obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. E recita: “Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”. Non è una battuta, né un refuso. È la nuova linea di indirizzo strategico dello Stato verso centinaia di Comuni italiani, per lo più montani, collinari o rurali.
Si tratta di un cambio di paradigma silenzioso ma devastante: si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino.
Lo si accompagna. Lo si normalizza. Per capire la portata della questione, bisogna risalire alla definizione di Aree Interne: sono quasi 4.000 Comuni italiani, sparsi in ogni regione, che si trovano lontani dai centri dove si concentrano servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità.
Coinvolgono oltre 13 milioni di cittadini, il 23% della popolazione, distribuiti su quasi il 60% del territorio nazionale. In pratica, l’Italia profonda.
Quella che custodisce boschi, pascoli, acque, borghi storici, comunità coese. E che oggi si vede diagnosticare una malattia terminale.
Nel PSNAI, approvato nel marzo 2025 ma diffuso solo ora, lo Stato compie una distinzione netta tra territori rilanciabili e territori senza speranza. I secondi, si legge, hanno una struttura demografica compromessa, con popolazione in forte declino e basse prospettive di sviluppo. E quindi, si conclude, non possono avere obiettivi di rilancio. Ma cosa significa, in pratica? Significa che non si investirà più per trattenere giovani o attrarne di nuovi. Che non si costruiranno più servizi in quei luoghi. Che si pianificherà una dignitosa decadenza: un welfare del tramonto che fornisca badanti e medicine, ma non opportunità né speranza. Un gruppo di studiosi, amministratori e attivisti, riuniti il 12 giugno dal CERSTE, ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: questo documento è un verdetto, non una strategia. E viola in spirito l’articolo 3 della Costituzione, là dove parla dell’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza e la partecipazione di tutti i cittadini. Invece di rimuoverli, li si consacra. Si adottano criteri tecnici, tempi di percorrenza, densità, indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei luoghi.
Si dimentica che molte fragilità sono state indotte da scelte politiche e tagli strutturali. Che non si può misurare la vitalità di un borgo solo coi numeri dell’anagrafe.
Le implicazioni economiche sono enormi.
Si accentua la polarizzazione tra città affollate e campagne abbandonate. Si crea un’Italia a doppia velocità dove le periferie non sono più nemmeno oggetto di recupero, ma di gestione passiva. Eppure, proprio in quei territori ci sarebbero opportunità strategiche: agricoltura sostenibile, turismo lento, energie rinnovabili, coesione sociale, difesa idro-geologica. Il paradosso è che nel resto d’Europa, dalla Francia ai Paesi nordici , le aree rurali sono oggetto di investimenti e valorizzazione. Hanno rappresentanza istituzionale, accesso a fondi dedicati, programmi a lungo termine. In Italia, invece, si preferisce accompagnare al tramonto.
Non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante: Non contate più. È anche una questione di dignità: le comunità che resistono nelle Aree Interne non vogliono compassione. Vogliono giustizia, possibilità, strumenti.
Questo è il punto che il PSNAI ignora. Le Aree Interne non sono solo problemi da contenere, come pare emergere dal documento. Sono risorse da liberare. E se l’Italia vuole davvero essere una nazione coesa, deve smettere di pensare in termini di resa amministrativa e tornare a fare politica, nel senso più alto: ascoltare, valorizzare, scegliere.
Perché un Paese che dichiara la fine di sé stesso, un borgo alla volta, sta smettendo di essere una Repubblica.
10.08.2025
Gilberto Trombetta, economista.

mingo 14 agosto 2025
Leggo diversi comenti che si lamentano , cercano soluzioni che a nessuno interessano.
La grande verità è che state cominciando ad assaggiare il calo demografico Italiano ( che ha più di 30 anni) . Nei prossimi anni gli scompensi nel paese aumenteranno e investiranno tante aree e no ! l'immigrazione spesso stracciona non salverà niente e credo che molti se ne stiano rendendo conto .
Sarà sempre più un paese povero immerso in un continente Europeo anch'esso in impoverimento, che sarà sacrificato per tenere a galla il padrone Americano .
Insomma abbiamo davanti un futuro pessimo dove ognuno lotterà per rimanere a galla , un futuro prossimo Apatico con pochi figli e una popolazione in diminuzione e con pochi poli produttivi di eccellenza .
Reggetevi perché siamo solo all'inizio.
oriundo2006 15 agosto 2025
Non e' solo 'calo demografico' ma l'emergere di un sistema-mondo differente, non piu' centrato sull' 'uomo faber' occidentale e le sue 'conquiste', che se ieri avevano permesso le realta' colonali oggi invece sono occasioni per un 'riflusso' di popoli immigrati occupanti il vecchio 'centro del mondo'.
L' immigrazione, che e' causa del declino demografico perche' occupa tutti gli interstizi del sistema, quelli un tempo unica occasione per la parte sfavorita 'bianca', e' a sua volta una prospettiva potenzialmente 'a perdere' nel medio periodo, per esaurimento delle 'opportunita' che potevano offrire i Paesi Occidentali, la cui 'generosita' dipendeva sia dai 'bisogni' di industrie manifatturiere in declino, sia anche dalla complessiva mitologia 'progressista' dell' Occidente.
Questa, anche questa, e' in via di esaurimento epocale, sia sotto l'aspetto religioso sia sotto quello culturale complessivo.
E' per questo che gli USA, capofila di un sistema-mondo in declino, si sono lanciati con una foga suprema verso la AI.
Qui ( https://sadefenza.substack.com/p/geopolitica-dellintelligenza-artificiale?publication_id=4687826&post_id=170974429&isFreemail=true&r=b07l3&triedRedirect=true&utm_source=substack&utm_medium=email ) sono spiegate benissimo e con dovizia di particolari le ragioni geopolitiche di questa nuova 'frontiera' del dominio planetario.
Non mette conto ripeterle se non per notare che la strategia di controllo della IA indica e conferma il declino sussistendo come unica specie di lascito complessivo per il mondo a venire, che fara' a meno dell' Occidente 'fisico' ma forse quasi sicuramente non di quello 'immateriale', tecnologico: la Ai e' pensata come catalogo di un piazzista quando i magazzini di intelligenza 'umani' sono oramai vuoti.
Una sopravvivenza di cio' che e' passato, morto, e' veritiero e finale testamento di un mondo che non ha veramente piu' nulla da offrire di nuovo: neppure il suo feticcio ebraico, laida rappresentazione criminale della colonizzazione, che ne ripete le fasi in ritardo, aggravandole perche' senza l' impulso 'culturale' diffusivo, potra' costituire un modello futuro per le nuove societa': e' sintomo finale della decadenza, non il principio del rinnovamento.
mingo 15 agosto 2025
Non si perda in discorsoni filosofici della decadenza Occidentale , che comprendo e vedo .
Ma si soffermi sulla denatalità Italiana ( e declino annesso del paese) , dei perché , di come essa sta investendo anche gli immigrati a non fare figli come molti speravano e di come il sistema paese si frantumerà dolorosamente nei prossimi anni e decenni.