Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Premessa: al contrario di quanto si possa dire generalmente, l'informazione italiana non è affatto libera. Non perché lo dice qualche rapporto di organizzazioni internazionali che poi hanno il compito di stilare delle classifiche. Il giornalismo in Italia è morto. Il mainstream ha soffocato le voci indipendenti, fallendo nel garantire un reale pluralismo di idee.
Sempre al contrario dell'opinione generalizzata - e banalizzata da questo meccanismo - un Paese come la Russia (considerato illiberale per tradizione dell’Occidente), anche dopo lo scoppio della nuova escalation russo-ucraina del 2022, ha fornito una visione delle opinioni a 360 gradi, poiché mentre nell'Unione Europea sono state boicottate tutte le fonti di Mosca, il Cremlino ha consentito la continuazione delle attività dei media occidentali in territorio russo.
Detto ciò, la controversia fondamentale che si pone al centro dell'informazione italiana è il finanziamento pubblico elargito ai media. Per questo motivo, l'associazione Schierarsi ha presentato una proposta per un possibile referendum, con il fine di abolire il cosiddetto "reddito di giornalanza", ossia l'insieme di sovvenzioni di cui, in primo luogo, beneficiano i giornali.
Al contrario delle consulte referendarie sui falsi temi, questa iniziativa è interessante, sebbene presenti una problematica di fondo: i finanziamenti dovrebbero essere negati ai grandi gruppi che oggi esercitano un ruolo egemone, per essere destinati alle realtà indipendenti capaci di svolgere la professione giornalistica senza padroni.
I principali quotidiani, salvo rare eccezioni, percepiscono milioni di euro per diffondere - alla fine - notizie conformi non all'informazione, ma al pensiero dominante stabilito dalla gestione finanziaria e dalle varie linee editoriali. Tale dinamica rappresenta una delle ragioni dell’omologazione nel panorama giornalistico del nostro Paese.
Si consideri, ad esempio, Il Foglio (della NATO), quotidiano fondato nel 1996 da Giuliano Ferrara. Esso rientra nel gruppo editoriale "Sorgente Group", fondato nel 1910 e con sedi principali a Roma e a New York. L'attuale presidente della holding è Valter Mainetti, che nel 2016 ha acquistato il 97,7% delle quote de Il Foglio Quotidiano. Nonostante il facoltoso apparato alle sue spalle, nel 2024 lo Stato ha destinato alla società una somma di 1.047.652,79 euro.
Il Tempo (201.000 euro, 2023), il Giornale (915.000 euro, 2023) e Libero (2.703.559,99 euro, 2024), fanno capo alla stessa persona, Antonio Angelucci (il deputato della Lega con il 99,9% delle assenze in aula). Egli attraverso Tosinvest controlla le prime due testate, mentre è divenuto azionista di maggioranza grazie alla Fondazione San Raffaele (e la suddetta Tosinvest) del giornale fondato da Vittorio Feltri. In aggiunta, Angelucci è stato condannato in primo grado nel 2017 a un anno e quattro mesi, per tentata truffa e falso in relazione ai finanziamenti pubblici di Libero e il Riformista (quotidiano di cui il leghista possedeva il 49% delle azioni).
Oltre alla famiglia Angelucci è presente anche Cairo Editore, che grazie all’importanza di Diva e donna, Nuovo e Di Più, nel 2023 ha incassato un “ausilio” di 5,25 milioni di euro.
Non può mancare il gruppo GEDI (La Stampa e La Repubblica), punto di riferimento per gli esponenti e i sostenitori della sinistra fucsia italica. Ricevuti 6,7 milioni, per impiegarli nella costante emorragia di lettori e nella sterile propaganda occidentalista.
La lista non è finita qui: c'è Famiglia Cristiana (Periodici San Paolo SRL), beneficiaria nel 2024 di “un’angelica indulgenza” da ben 3,000,000,00 di euro… colui che ha compilato l’assegno finirà sicuramente in paradiso.
In coda non può mancare Il Secolo d’Italia (fondazione Alleanza Nazionale), una delle testate predilette di Fratelli d’Italia, con direttore editoriale Italo Bocchino. Il quotidiano ha beneficiato di 6,6 milioni di euro tra il 2018 e il 2024. Un paradosso grottesco per chi sventola la bandiera del merito e del libero mercato, per poi sopravvivere grazie all’ossigeno dello Stato, trasformando la coerenza sovranista in un vitalizio.
In definitiva, siamo dinanzi ad un sistema tenuto in vita artificialmente dalla voglia di monopolizzare il consenso e il dissenso.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
11.04.2026
Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.
AlbertoConti 12 aprile 2026
Renzi ha inserito il canone RAI obbligatorio nella bolletta della luce.
Perchè la Meloni non inserisce il canone obbligatorio dei giornali nella bolletta della spazzatura? Sarebbe ancora più coerente di Renzi, o perlomeno più onesta, così sapremmo come vengono spesi i nostri soldi.
Ma forse non lo fa per non mettere in imbarazzo Crosetto, che non saprebbe in che bolletta inserire il finanziamento obbligatorio delle armi.