Razzismo ordinario: il presente e il futuro della discriminazione politica e digitale

africa

Ivan Angulo , Evgeny Tipailov – The Valdai Discussion Club – 19 gennaio 2024

La creazione di club tecnologici statali e aziendali chiusi, lo sviluppo e l'attuazione di nuove misure per limitare l'accesso alle tecnologie digitali, nonché la limitazione di comunità culturali e di civiltà e di Stati concorrenti nello sviluppo delle proprie tecnologie digitali sono di fatto già diventati una realtà dell'interazione internazionale.

Il compito di impadronirsi di terre altrui e di ridurre in schiavitù i popoli che vi abitano, che durante la cosiddetta "Età delle grandi scoperte" è stato condotto dalla civiltà occidentale (allora ancora esclusivamente europea), richiedeva una giustificazione legale, etica e morale.

Uno dei primi tentativi di comprendere il diritto degli europei di conquistare e ridurre in schiavitù gli indigeni fu compiuto da Juan Ginés Sepúlveda, lo storiografo di Carlo V e Filippo II. Sepúlveda dipinse gli indigeni come selvaggi e barbari per privarli, citando Aristotele, di tutti i diritti fondamentali. Fin dall'inizio della conquista del Nuovo Mondo, si sostenne che gli indiani facevano sacrifici umani e, di conseguenza, erano idolatri, cannibali e criminali. Un riferimento molto comune era ad Aristotele e alla sua "Politica", secondo cui i popoli barbari sono "schiavi per natura". Questa interpretazione dell'argomentazione non umana di Aristotele si basa, tuttavia, su una certa idea di umanità, ossia sull'idea dell'umanità superiore di alcuni e, di conseguenza, dell'umanità inferiore di altri.

Tuttavia, i teologi cristiani svilupparono un altro approccio. Sant'Agostino disse che gli aborigeni sono persone e quindi hanno un'anima immortale. L'affermazione finale di questo principio è associata a Francisco de Vitoria, che nelle sue "Lezioni" respinge la suddetta argomentazione del filosofo greco classico come pagana e conclude che "i popoli, quand’anche barbari, sono tuttavia umani". De Vitoria, quindi, equipara i non cristiani ai cristiani in termini di diritto internazionale, ma... per qualche motivo, il pensiero occidentale richiede sempre questo "ma". Contrariamente alla logica apparente, de Vitoria non dichiara ingiusta la grande conquista spagnola. Al contrario, utilizza l'argomento della "guerra giusta" per ottenere esattamente il risultato opposto.

Secondo de Vitoria, se i barbari violano le leggi dell'ospitalità, si oppongono alle libere missioni, al libero commercio e alla libera propaganda, allora violano il corrispondente diritto di jus gentium degli spagnoli. Poi, se le esortazioni pacifiche non portano alcun beneficio, questo è un motivo per una "guerra giusta", che a sua volta serve a giustificare l'annessione, l'occupazione e la sottomissione dei popoli americani. Per non parlare del diritto degli spagnoli di intervenire per proteggere gli indiani già convertiti al cristianesimo.

Nonostante i noti progressi nella comprensione dell'umanesimo, tali dilemmi morali non hanno abbandonato il mondo occidentale moderno. Allo stesso tempo, in seguito ai processi di immigrazione derivanti dalla decolonizzazione, la questione dell'uguaglianza dei rappresentanti di diversi popoli non è più solo un problema di giustificazione di nuove conquiste e di mantenimento della dipendenza, poiché nell'attuale momento storico questi problemi sono risolti da altri strumenti, principalmente economici.

Ora, tra l'altro, si tratta di una questione pratica relativa alla possibilità di coesistenza di rappresentanti di nazioni diverse nell'ambito di uno Stato o di un'entità sovranazionale. Ci sono stati tentativi di risolvere questo problema attraverso l'attuazione del multiculturalismo come politica; purtuttavia, come dimostra in modo convincente l'articolo di Kenan Malik "The Failure of Multiculturalism" pubblicato su Foreign Affairs e come vediamo nel libro di Thilo Sarrazin "Germany: Self-Destruction", non ha avuto successo.

In un certo senso, questi risultati non fanno che confermare la correttezza della valutazione di James Blaut, che nel suo articolo "The Theory of Cultural Racism" ha affermato che il razzismo culturale ha sostituito il concetto biologico di "razza bianca" ed è una teoria della superiorità culturale piuttosto che razziale.

Nel suo lavoro, Blaut ha tracciato l'evoluzione delle idee di razzismo, notando, tra l'altro, il razzismo religioso. Allo stesso tempo, da parte nostra, notiamo che, come in precedenza, c'è una certa "umanizzazione" nello sviluppo di questo fenomeno. È difficile dire quanto sia significativo questo processo, ma nel corso della storia la civiltà occidentale, nel definire il suo approccio al concetto di "essere umano", sembra seguire contemporaneamente due direzioni diverse.

Da un lato, c'è una dichiarazione coerente dell'uguaglianza e della dignità di ogni individuo umano, indipendentemente dall'origine e da altre caratteristiche. Dall'altro lato, si assiste alla necessità esistenziale di affermare la superiorità e i diritti delle prime nazioni, anche se tra "uguali".

Blaut spiega la teoria della "modernizzazione", volta a sostituire le teorie ormai irrilevanti del razzismo religioso o biologico con il razzismo culturale, che si basa sull'idea che i "non europei" siano inferiori agli europei non dal punto di vista razziale, ma culturale. Questo sarebbe predeterminato dal corso stesso della storia e dell'evoluzione culturale, e questa è la ragione della povertà dei "non europei" che sono "obbligati a seguire, sotto il patrocinio e la 'tutela' europea", il percorso europeo come unica via per superare l'arretratezza.

È anche interessante che in tutte queste discussioni, pochi pensatori europei prestino attenzione alla vera fonte della prosperità europea: lo sfruttamento secolare dei popoli oppressi dagli europei. Ad esempio, il sociologo e politologo americano Samuel Huntinton ne ha parlato senza esitazione e con inequivocabile franchezza nel suo libro "The Clash of Civilizations and the Remaking of the World Order":

"L'Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità delle sue idee o dei suoi valori o della sua religione, ma piuttosto per la sua superiorità nell'applicare la violenza organizzata. Gli occidentali spesso dimenticano questo fatto; i non occidentali non lo dimenticano mai".

Tutte le teorie della superiorità, in un modo o nell'altro, sono state concepite per garantire il primato etico e ideologico del mondo occidentale nel quadro delle politiche coloniali e neocoloniali. Una sorta di "accordo di adesione" all'infrastruttura finanziaria e politica dell'egemone del mondo occidentale, basato su una rigida gerarchia, che si esprime nella subordinazione degli interessi nazionali agli interessi dell'approccio occidentale alla globalizzazione, viene utilizzato nella fase attuale come strumento pratico per garantire questo "accordo".

Oggi il mondo occidentale non ha abbastanza razzismo culturale per giustificare la sua esclusività. I successi economici dei Paesi del Sud globale, ottenuti in modo del tutto indipendente negli ultimi 20-30 anni, mettono in discussione la pretesa degli europei di avere un vantaggio storico e culturale che ne predetermini la ricchezza economica, il che impone all'Occidente di formulare nuove strutture teoriche per giustificare la propria superiorità.

Razzismo politico

Al vertice APEC del novembre 2023 a San Francisco, al presidente degli Stati Uniti Joe Biden è stato chiesto di nuovo se avesse cambiato idea sul fatto che il presidente cinese Xi Jinping fosse un dittatore. Biden ha risposto:

"È un dittatore nel senso che è un uomo che gestisce un Paese comunista basato su una forma di governo totalmente diversa dalla nostra".

Questa affermazione, ovviamente, ha provocato un tumulto diplomatico. Tuttavia, a nostro avviso, non ha ricevuto sufficiente attenzione, poiché tale riconoscimento è esclusivamente sintomatico nel contesto della genesi di una nuova forma di razzismo, utilizzata per giustificare la superiorità del mondo occidentale. La famosa affermazione di Winston Churchill, secondo cui "la democrazia è la peggiore forma di governo - ad eccezione di tutte le altre che sono state provate", è stata a lungo fatta propria dal cosiddetto Occidente collettivo come un postulato assoluto e ideologico.

In primo luogo, presuppone che esista una sola forma di governo accettabile: una repubblica democratica. Inoltre, è accettabile solo nella forma del regime politico riconosciuto dall'Occidente, la democrazia liberale. Entrambe sono il frutto del pensiero politico occidentale, le cui istituzioni si sono formate nel corso di un lungo processo storico europeo che ha assorbito principalmente il patrimonio religioso cattolico e protestante e la filosofia occidentale.

In secondo luogo, solo l'Occidente collettivo stesso, espresso sia da specifici rappresentanti di un determinato grande spazio sia da varie associazioni collettive, come il G7, l'Unione Europea, la NATO, ecc. considera se stesso un arbitro autorevole che può giudicare la conformità di certi Stati o processi specifici ad essere definiti "ideali".

Questo è esattamente ciò che intendeva il Presidente Biden, forse un po' troppo schietto su ciò che aveva in mente. Qualsiasi regime politico diverso dal "nostro", per definizione, non soddisfa i criteri di uguaglianza ed è quindi arretrato.

Tale atteggiamento può essere caratterizzato come "razzismo politico", ossia una convinzione o ideologia basata sull'idea che un sistema politico, caratteristico di determinate comunità civili e culturali, sia superiore ad altri sistemi sia in termini di efficienza sia in senso valoriale, essendo più equo, progressista, ecc.

Questa costruzione ci permette di spostare l'attenzione dall'Occidente come "razza bianca" o "cultura dominante", facendo appello, sembrerebbe, ai valori della democrazia dichiarati come universali. Questi valori, tuttavia, sono strettamente subordinati agli interessi della stessa comunità culturale e di civiltà. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti appaiono come una sorta di reincarnazione della Santa Sede del Medioevo, che agisce come arbitro e principale forza trainante del nuovo imperium, ideologicamente basato non sulla religione, ma sui valori presumibilmente universali della democrazia liberale. Questi valori, come ha notato di recente il primo ministro ungherese Viktor Orban, potrebbero in realtà rivelarsi interessi nazionali statunitensi.

Da un punto di vista pratico, il razzismo politico non è una convinzione sulla superiorità di alcuni individui rispetto ad altri, dovuta a fattori biologici o storico-culturali, come in passato, ma sulla superiorità di alcune comunità rispetto ad altre per motivi politici.

Non solo persone specifiche sono definite diseguali, ma, ad esempio, tutti i cittadini di un certo Stato. Non c'è bisogno di cercare lontano per trovare degli esempi. Tutte le sanzioni e le restrizioni imposte dalle potenze occidentali che colpiscono direttamente i cittadini della Federazione Russa sono chiari esempi di discriminazione basata sul razzismo politico.

Ad esempio, ai sensi dell'articolo 3i del Regolamento del Consiglio dell'Unione Europea n. 833/2014, sono vietati l'acquisto, l'importazione, il trasferimento (diretto o indiretto) all’interno dell'Unione Europea di beni che apportano un reddito significativo alla Federazione Russa e che sono elencati nell'allegato XXI del Regolamento del Consiglio dell'Unione Europea n. 833/2014, se tali beni sono prodotti in Russia o esportati dalla Russia. Allo stesso tempo, l'allegato XXI del Regolamento del Consiglio dell'Unione Europea n. 833/2014 contiene un ampio elenco di beni per uso personale, tra cui computer portatili (codice 8471) e telefoni cellulari (codice 8517). Di fatto, queste misure rappresentano un divieto di possesso di determinati beni da parte dei cittadini russi. Una misura del genere potrebbe essere immaginata nel quadro del regime di apartheid che ha regnato recentemente in Sudafrica o negli Stati Uniti. Una misura del genere potrebbe essere immaginata nel quadro del regime di apartheid che ha regnato recentemente in Sudafrica o negli Stati Uniti. Forse i burocrati europei hanno avuto paura di se stessi, visto che la decisione del Consiglio dell'Unione Europea n. 2023/2874, adottata nell'ambito del 12° pacchetto di sanzioni, ha introdotto alcune esenzioni per gli oggetti personali. Non è del tutto chiaro, però, cosa fare se lo stesso telefono o portatile è, ad esempio, aziendale. Allo stesso tempo, il vettore di pensiero del legislatore europeo rimane invariato.

Prendiamo ad esempio l'attuale conflitto palestinese-israeliano e l'opinione espressa dal colorito pubblicista e commentatore politico americano Ben Shapiro su X. Shapiro ha detto, rivolgendosi presumibilmente a un pubblico occidentale: "Non tutti la pensano come voi. Hamas non condivide i vostri valori e nemmeno la vostra visione generale di una vita degna".

È vero anche il contrario? Solo chi la pensa come voi (cioè il pubblico occidentale) capisce il valore della vita? Questa logica è alla base delle giustificazioni delle azioni di Israele oggi. Nel quadro del razzismo politico, il portatore dei valori "corretti" sembra essere un po' più umano di chi non li condivide. È qui che nasce un mostruoso doppio senso nella valutazione dei crimini di guerra da parte di una e dell'altra parte del conflitto.

Razzismo digitale

Il senso geopolitico della propria esclusività e l'ego esorbitante del sistema culturale e di civilizzazione occidentale, che nel XIX secolo, per bocca di Friedrich Nietzsche, proclamò la massima filosofica sulla morte di Dio, poco dopo, all'inizio del XX secolo, presero finalmente la forma del "fardello dell'uomo bianco" di Kipling. A quanto pare, ora assumeranno forme e caratteristiche del tutto inaspettate.

Il concetto di razzismo politico ha certamente un notevole potenziale di sviluppo. Tuttavia, essendo stato utilizzato più attivamente dall'Occidente negli ultimi trent'anni, il razzismo politico ha incontrato limiti oggettivi di crescita. Di fronte all'opposizione, le attuali forme di razzismo occidentale continueranno ovviamente a mutare. Come ha osservato il Presidente russo Vladimir Putin durante una riunione del Consiglio del Popolo russo, "la russofobia e altre forme di razzismo e neonazismo sono quasi diventate l'ideologia ufficiale delle élite dominanti occidentali". In realtà, oltre al razzismo politico, che è relativamente giovane e pieno di forze distruttive, in futuro il razzismo digitale potrebbe diventare una nuova forma.

Il razzismo digitale può essere inteso come una forma di discriminazione nei confronti delle comunità sociali e dei loro rappresentanti (individui e persone giuridiche), in cui il vantaggio hardware, tecnico o algoritmico nel campo delle più recenti tecnologie digitali di un particolare spazio di civiltà, stato o comunità servirà come giustificazione per idee di leadership, esclusività e superiorità rispetto a qualsiasi altra comunità sociale. In questo senso, il razzismo digitale può svilupparsi in due dimensioni chiave: tecnologica e algoritmica.

La discriminazione tecnologica, come aspetto del razzismo digitale, si baserà sull'ideologia della superiorità fondata sul principio del possesso delle più recenti soluzioni tecnologiche in campo digitale, che vanno dai prodotti [come] semiconduttori e microcircuiti alle tecnologie quantistiche e alle tecnologie avanzate di trasmissione dei dati.

La creazione di club tecnologici statali e aziendali chiusi, lo sviluppo e l'implementazione di nuove misure per limitare l'accesso alle tecnologie digitali, così come la limitazione di comunità culturali e civili e di Stati concorrenti nello sviluppo delle proprie tecnologie digitali, è di fatto già diventata una realtà dell'interazione internazionale.

Basti pensare ai tentativi degli Stati Uniti di limitare lo sviluppo tecnologico della RPC e all'attuazione di una serie di misure per la delocalizzazione delle industrie ad alta tecnologia negli Stati Uniti. La competizione con la Cina per la leadership tecnologica nel campo delle tecnologie digitali è una delle forze trainanti dell'attuale fase di crisi geopolitica intorno a Taiwan.

Tuttavia, se la discriminazione tecnologica, come tipo di razzismo digitale, è già diventata un fenomeno radicato e, soprattutto, controllato, la nuova e potenzialmente incontrollabile caratteristica algoritmica del razzismo digitale, di natura antropica, può portare l'umanità a una tragedia di proporzioni epiche. Stiamo parlando dell'intelligenza artificiale (IA) che, come l'antico principio del Deus ex Machina, è in grado di balzare sulla scena mondiale e di influenzare in modo drammatico lo sviluppo della civiltà umana e il progresso scientifico e tecnologico.

L'IA, o una rete neurale generativa (cioè un modello algoritmico di apprendimento automatico senza insegnante), può svilupparsi secondo traiettorie e scenari imprevedibili, il che pone le basi per una forma fondamentalmente nuova di razzismo digitale - la discriminazione algoritmica (che probabilmente sarebbe scarsamente controllabile persino dai suoi creatori). La base di tale razzismo può essere costituita dalle attuali specificità dello sviluppo della tecnologia IA.

In primo luogo, gli algoritmi di IA moderni e avanzati sono sviluppati da rappresentanti della civiltà occidentale. Chi può quindi garantire che il modello algoritmico nella fase iniziale del codice non derivi da linee guida e divieti che riflettono le norme culturali dell'Occidente?

In secondo luogo, anche se ipotizziamo che tali linee guida e divieti non siano intenzionalmente incorporati nell'algoritmo durante la creazione e lo sviluppo dell'IA, il modello algoritmico è anglo-centrico (poiché i creatori di sistemi come il modello ChatGPT sono prevalentemente specialisti di lingua inglese con una visione del mondo e uno stile di vita corrispondenti). Non si può escludere che per ragioni oggettive, ai fini dell'autosviluppo, si rivolgano a banche dati prevalentemente occidentali e ai corrispondenti strati informativi e culturali che, per ovvie ragioni, sono significativamente saturi di varie forme e manifestazioni di una percezione razzista del mondo. Questa visione del mondo è fissata a livello di immagini e simboli linguistici, storici e artistici.

In terzo luogo, a causa di queste due circostanze dello sviluppo delle reti neurali generative, ci si chiede in che misura il patrimonio della parte non occidentale della civiltà umana (comprese le culture russa e cinese) sarà utilizzato dal punto di vista della costruzione di un modello di IA equilibrato, ad esempio in materia di etica e morale. In altre parole, quanto sarà umano e centrato sull'uomo il modello di IA che ne risulterà e quanto sarà sviluppato in termini di meccanismi per proteggere l'umanità dal comportamento incontrollato dell'IA?

Ricordiamo un episodio. Nel 2018, Firaxis Games ha pubblicato un gioco per computer, Civilisation VI, in cui al giocatore viene assegnata una civiltà e l'obiettivo di conquistare il mondo. Per la sesta edizione, ha aggiunto i Cree - una vera tribù indigena del Nord America, che attualmente vive in Canada. Tuttavia, il capo del popolo Cree, Milton Tootoosis, si è opposto all'inclusione della sua tribù in questo gioco, ed ecco perché: "Si perpetua il mito che le Prime Nazioni abbiano valori simili a quelli della cultura coloniale, ovvero la conquista di altri popoli e l'accesso alla loro terra. Questo non è assolutamente in accordo con i nostri modi tradizionali e la nostra visione del mondo".

Un modello algoritmico di IA sviluppato senza tenere conto di queste caratteristiche diventerà una copia digitale dell'"uomo nero" o del Faust della civiltà occidentale, incorporando numerosi pregiudizi delle ideologie occidentalocentriche, comprese le idee di razzismo in tutte le sue forme? Questo scenario non sembra fantastico, soprattutto perché negli ultimi anni, sullo sfondo dello sviluppo esplosivo dell'IA, scienziati, pensatori, politici e persino uomini d'affari hanno avviato un acceso dibattito sulle minacce all'umanità poste dall'IA.

Questa visione delle questioni dello sviluppo digitale dell'umanità media un'intera gamma di problemi fondamentali: dal monitoraggio dei progressi dello sviluppo delle reti neurali alle questioni dell'umanizzazione dell'IA. Di fatto, oggi l'interazione internazionale in questo settore è ridotta al minimo, il che pone le basi per l'emergere del razzismo digitale come nuova forma di discriminazione internazionale.

Non è meno interessante che, ad esempio, nella logica della competizione tecnologica e della coerente attuazione della tesi di Nietzsche sulla morte di Dio, nonché della definitiva eliminazione della morale e dell'etica basate sull'eredità cattolica e protestante dell'Occidente, uno dei principali araldi occidentali del futuro ordine mondiale, Yuval Noah Harari, preveda che tutte le religioni moderne possano essere sostituite da religioni create dall'IA.

Le domande sull'eccezionalità (cioè "giusto", "buono") e secondarietà (cioè "sbagliato", "malvagio") della pratica del razzismo digitale sorgeranno sia all'interno di questa nuova religione digitale sia, ad esempio, nel contesto della teoria del "dataismo", sviluppata, tra gli altri, dallo stesso Harari. In generale, oggi l'idea di una religione digitale dell'IA è solo una previsione (anche se di un pensatore e creatore di narrazioni ideologiche tra gli intellettuali occidentali), ma una tale visione degli scenari di sviluppo dell'IA, unita alle potenziali minacce da essa poste all'umanità nel futuro, può dare ai problemi delle reti neurali generative un sapore escatologico, portando, tra l'altro, i problemi della discriminazione algoritmica oltre le parentesi di una dimensione puramente filosofica e di scienza politica.

In ogni caso, il razzismo è solo una forma di realizzazione della pretesa di esclusività, che fornisce un obiettivo pratico - la giustificazione del dominio di una certa comunità di civiltà. Il mondo sta diventando più complesso e con esso anche la forma. La violenza vera e propria è sostituita da una manipolazione più sofisticata. Tuttavia, finché l'idea stessa di superiorità su qualsiasi base sarà viva, anche le ideologie che la garantiscono saranno ineliminabili.

Il Club Valdai è un think-tank e un forum di discussione russo. Fondato nel 2004, nel contesto del ritorno della Russia nella politica internazionale inaugurato dalla prima presidenza Putin, il Valdai è specializzato nella produzione di analisi geopolitiche, nell'organizzazione di eventi per decisori politici e nella formulazione di indirizzi di politica estera (da Wikipedia).
Link: https://valdaiclub.com/a/highlights/ordinary-racism-the-present-and-future/?sphrase_id=1611290

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Commenti (40)

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    1. Arian Van Heisen 30 gennaio 2024

      L’Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità delle sue idee o dei suoi valori

      Il termine Razzismo al pari della Password è l abuso nel suo uso piu utilizzato a sproposito nell era digitale, non nel suo significato semantico.
      La superiorità del Mondo Occidentale rispetto agli altri è nei fatti per i suoi valori e le sue idee, naturalmente non per i razzisti all' incontrario che stanno sia a destra che a manca.

    1. BrunoWald 30 gennaio 2024

      "Fin dall’inizio della conquista del Nuovo Mondo, si sostenne che gli indiani facevano sacrifici umani"...

      Non “si sostenne”: gli abitanti del Nuovo Mondo facevano sacrifici umani, erano “idolatri” (dal punto di vista cattolico) ed alcuni di loro praticavano il cannibalismo. È evidente che si trattava di meri pretesti per giustificare il loro massacro e riduzione in schiavitù, non per “razzismo”, ma per l’avidità insita nella natura umana.

      Vivo in America Latina, so qualcosa della sua storia e non ho alcuna simpatia per il sistema schiavista e la soffocante oppressione religiosa che i Conquistadores imposero ai nativi. Mi fa piacere che Frate Valverde, il domenicano che accompagnava il predone Pizarro e che “battezzò” Atahualpa prima della sua esecuzione, sia stato in seguito ucciso e mangiato dai cannibali del Darien.

      Ma non raccontiamoci palle: prima dell’arrivo degli europei, gli amerindi facevano esattamente le stesse cose di tutti gli altri: creavano eserciti, preti e burocrati per ammazzarsi ed opprimersi tra loro. E fra l’altro, gli spagnoli non avrebbero conquistato così facilmente la regione andina, se non l’avessero trovata distrutta, al termine di una devastante guerra civile in cui gli indios si erano massacrati fra loro per anni.

      Noi bianchi non siamo né meglio né peggio degli altri: per una manciata di secoli, la differenza l’ha fatta una maggiore efficienza nell'applicare la violenza organizzata, come spiegò il citato Huntington.

    1. BrunoWald 30 gennaio 2024

      “Sepúlveda dipinse gli indigeni come selvaggi e barbari”.

      La propaganda inglese descriveva i tedeschi come feroci “Unni”, esattamente per gli stessi motivi. Tutto il mondo è paese.

      Una volta di più, il termine "razzismo" è usato ad minchiam: ma è normale che le parole perdano ogni significato in un mondo che sprofonda sempre di più nel nonsense, mentre il sistema ci sommerge di propaganda multirazziale e odio per i bianchi, ma per i sinistrati la realtà è un dettaglio trascurabile.

      Il razzismo è una di quelle etichette multi-uso, che può significare un sacco di cose diverse. Per farla breve, esso ha due significati principali (oggi, non nel Seicento):

      1) il razzismo come reazione psicologica istintiva di rifiuto dell’estraneo, percepito a vario titolo come indesiderabile (perché considerato brutto, povero, inferiore e così via...). Si potrà deplorare tale atteggiamento, ma esso è insito nella natura umana (e perciò universale) al pari dell’avidità, dell’invidia, dell’ipocrisia.

      2) il razzismo come ideologia politica, che sorge allorché si percepisce una minaccia reale o immaginaria all’identità e alla sopravvivenza di una certa società e/o gruppo etnico. Il razzismo politico pone la sua enfasi sull’identità del gruppo, sul suo rapporto con uno specifico territorio, sull’eredità spirituale degli antenati, e così via, e a differenza del razzismo istintivo percepisce la controparte come ostile o pericolosa, non come “inferiore”, salvo a fini retorici.

    1. Sonia Milone 30 gennaio 2024

      Noi razzisti? Noi che sventoliamo la bandiera (apparentemente bianca) dell'inclusività? Noi che lottiamo contro tutte le discriminazioni? Noi che difendiamo persino i diritti dei bruchi? Noi che abbiamo finalmente capito il concetto universale di "umanità"? Noi che sappiamo che il migliore dei mondi possibili è il mondo globalizzato, tecnologico e interconnesso?

      Noi che siamo buoni, giusti, colti, talmente buoni che diffondiamo a tutti che cosa è la bontà, la giustizia, la cultura.

      Noi che ci preoccupiamo che l'uguaglianza sia garantire a tutti l'accesso alle fonti digitali? Perchè chi, se non noi, ha stabilito che il futuro per tutti sarà il digitale?

      Io spero che in certi angoli della geografia non arrivi la banda larga. Resteranno arretrati rispetto alla nostra idea di sviluppo (che è solo materiale) ma è ciò che garantisce loro ampi margini di indipendenza rispetto alle nostre nuove schiavitù...

    2. Luca VFR 30 gennaio 2024

      Non è apparentemente bianca, lo è completamente. Solamente che bianca durerà poco. diventerà, presto, molto presto, marrone. E chi vuol intendere intenda.

    1. Martin 30 gennaio 2024

      Quasi tutti i popoli invasi dall' Occidente erano barbari come e molto spesso molto piu' di noi Occidentali, solo molto piu' arretrati - nel migliore dei casi di un millennio - e per questo sono stati invasi e sfruttati.
      La schiavitu' di massa in Africa e in America Latina, nonche' tra i Pellirossa, e' stata normale e endemica per secoli prima che arrivassimo noi Occidentali, solo la crassa e quanto mai disonesta falsificazione della storia, tipica in primis della storiografia e antropologia terzomondista e marxista, puo' azzardarsi a tentare pateticamente di negarlo.
      L'oscena tratta degli schiavi sulla rotta Africa-Americhe ha rappresentato semplicemente il passaggio alla commercializzazione intercontinentale del fenomeno - schiavi come prodotti o commodities - corrispondente allo stadio di sviluppo piu' avanzato dell'Occidente esploratore e colonialista.
      E il movimento di condanna dello schiavismo, tanto per cambiare, e' partito in Occidente, non in Africa o America Latina.

      Nel Congo di fine 800, all'epoca dell'invasione belga, il modello dello schiavismo arabo-africano era ancora endemico e dominante, con decine di migliaia di schiavi. E per inciso era endemico anche il cannibalismo: le membra dei nemici uccisi venivano appese ed essiccate per il consumo umano - come prosciutti e salami - fuori da centinaia di villaggi, una cosa del tutto normale.
      Idem per i sacrifici umani con torture (come lo scuoiamento integrale) e per il cannibalismo in Messico e nei Caraibi - vedasi le cronache della conquista, documenti storici validi anche per i crimini degli Indios e non solo per quelli degli Spagnoli, o la fine di Giovanni da Verrazzano, James Cook, etc etc, per le quali mancano solo le esatte ricette gastronomiche.

      E' falso e oltremodo ridicolo presentare i popoli non occidentali come degli arcangeli. Se Aztechi, Maya e Incas avessero imparato a navigare nell'oceano e fossero sbarcati loro, con armi ovviamente migliori, in Spagna e Portogallo, le cose certamente non sarebbero andate meglio.

      Chi avesse qualche dubbio puo' consultare come si sono comportati i Mongoli - popolo incontaminato dall'Occidente - quando hanno messo a ferro e fuoco mezza Asia per arrivare fino in Europa: spesso bollivano i nemici sconfitti vivi in enormi calderoni, e normalmente facevano piramidi con le teste di decine di migliaia di soldati e civili sconfitti.
      "Unique suum"!!!!

      Vorrei capire cosa c'entriamo noi Occidentali, se aborigeni australiani, pigmei e boscimani africani hanno un QI equivalente a quello di un bambino occidentale o asiatico del nord di 9-10 anni, o se in Papua Nuova Guinea ancora vivono come neanche 3000 anni fa in Europa: hanno centinaia di lingue diverse, e non si capiscono a distanza di 10-15 km da una tribu' all'altra, perche' hanno sempre vissuto stanziali e ostili, uccidendo qualunque membro di altra tribu' entrasse nel loro pezzo di jungla...............

      Non e' questione di essere razzisti, ma semplicemente di rifiutare il delirio relativista dell'antropologia dominante (la scuola Boas, Mead, Levy Strauss, etc) e terzomondista militante, per cui la Firenze del 1500 vale quanto un villaggio di trogloditi in Papua Nuova Guinea.

      C'è poco da fare, che piaccia o no, esistono ed esisteranno sempre diversi livelli di sviluppo tra le popolazioni del mondo.
      E possono cambiare, basta guardare a quello che hanno fatto prima il Giappone post WW2 e poi Cinesi, Taiwanesi e Coreani negli ultimi 50 anni.

    1. Nestor Halak 30 gennaio 2024

      Mi pare un'analisi inappuntabile della situazione.
      A quanto pare il complesso di superiorità dell'occidente, soprattutto della versione dell'occidente ad egemonia anglosassone, lungi dal diventare più ragionevole, si trasferisce semplicemente da un aspetto all'altro e, quel che è peggio, rimanendo spesso a livello subconscio.
      Ultimamente sembra aver a che fare sempre di più con caratteristiche ideologiche che si pretendono "universali" (tanto quanto una religione), tipo la "democrazia", l'"inclusività", la "sostenibilità", la "non discriminazione", la "fluidità", che tendono a distaccarsi sempre di più dalla realtà fisica e dal buon senso fino ad arrivare ad una sorta di suicidio per motivi ideologici.
      In qualche modo, pare che per proteggere i costrutti ideologici assoluti prodotti dall'occidente bianco, diventi giusta e necessaria perfino la soppressione dello stesso occidente bianco.
      Per esempio l'immigrazione di massa in Europa e in America deve essere protetta anche se implica la distruzione dell'Europa o dell'America, oppure per "salvare il pianeta dall'umanità" si può giungere tranquillamente alla soppressione dell'umanità ... da parte dell'umanità! Quasi questa non fosse anch'essa un'azione "artificiale" dell'umanità. Nessuno si rende conto che reintrodurre il lupo è altrettanto "artificiale" quanto sterminare il lupo? In realtà non dovrebbe essere una questione ideologica, ma di opportunità.
      Una simile cultura non pare possa avere un lungo futuro davanti a sé.
      Tutto sommato preferivo "il fardello dell'uomo bianco" del vecchio Kipling.

    1. absitiniuriaverbis 30 gennaio 2024

      Quoto in toto: "Tuttavia, finché l’idea stessa di superiorità su qualsiasi base sarà viva, anche le ideologie che la garantiscono saranno ineliminabili."

    1. pippo123 30 gennaio 2024

      I miei genitori hanno sempre lavorato da mattina a sera...e hanno risparmiato per noi figli...lungi da me ogni trionfalismo( sono stato fortunato dalla vita) ma ho sempre lavorato circa 55 ore a Settimana, pagando una caterva di tasse...per cui non ho nessun complesso di colpa per i negroni..che detto amichevolmente senza sciovinismo se stessero a casa loro mi farebbero un favore

    2. Jimbo 30 gennaio 2024

      Apprezzo quasi sempre ció che scrivi ma a mio modesto avviso qui sei fuori strada.
      Come quasi tutti su CDC (se non ho inteso male il pensiero dei commentatori).

    3. pippo123 30 gennaio 2024

      sono sincero, non razzista, ognuno a casa loro.
      Non mi sento colpevole della tratta degli schiavi fatta dai portoghesi, ne sullo sfruttamento del Congo Belga...vedo solo che il nostro sistema sanitario è saltato a causa di una eccessiva prodigalità verso gente che non ha mai pagato na mazza...dovresti apprezzare la mia franchezza...
      resto un socialdemocratico

    4. Jimbo 30 gennaio 2024

      Niente da eccepire sui nostri nonni e genitori che hanno fatto il massimo possibile per loro e soprattutto per noi.
      Hanno approfittato di condizioni favorevoli rispetto al resto del pianeta.
      Non potevano sapere dei crimini del Uccidente.
      Non lo abbiamo capito noi fino a ieri l'altro, nonostante studi migliori e i social!
      Ma adesso noi abbiamo un quadro.
      E il quadro non lascia piú dubbi.
      Senza lo sfruttamento della sfilza di Congo Belga dove saremmo?
      Apprezzo la franchezza.
      Ma se l'Uccidente non li avesse trattati come porci, non li avesse derubati di tutto e non gli avesse incendiato i villaggi loro verrebbero qui?

    5. pippo123 30 gennaio 2024

      Guarda che qui arrivano le loro elite...quelli che pagano 3 mila dollari, che sono lo stipendio di 5 anni per un operaio che vive nelle capanne...suvvia non vedi che questo è il programma politico di soros e canaglie varie?

    6. Jimbo 30 gennaio 2024

      Ah una precisazione che mi sono dimenticato.
      Quell'"Ognuno a casa loro" mi piace, sono anch'io contrarissimo all'immigrazione incontrollata, ma direi sono piuttosto contrario proprio all'immigrazione in sé.
      Peró bisogna come uccidentali fare l'esatto opposto con loro.
      Passare dall'essere uccidentali ad occidentali.

    7. Jimbo 30 gennaio 2024

      Ci sará qualche elitario ma io vedo una miriade di poracci che lavorano per poco nei campi, gli unici a rischiare l'osso del collo in bici per andare a lavorare.
      Soros e mafie ONG li fanno venire qui, é vero, approfittando dei conflitti.
      Ma chi li arma i conflitti?
      La causa prima é l'Uccidente.
      Questo é il mio punto.
      E mi ritrovo sui relativi passaggi dell'articolo.
      Tutto qui.

    8. BrunoWald 30 gennaio 2024

      "suvvia non vedi che questo è il programma politico di soros e canaglie varie?"

      Decisamente, non vede... Non solo lui, a dire il vero, pochi se ne rendono conto. E la gente che ha cuore, buoni sentimenti, è particolarmente vulnerabile alle manipolazioni.

    9. WarezSan 31 gennaio 2024

      Oh, mai una volta che un "biancuccio" dia seguito ai suoi sensi di colpa.

      Strano vero?

      Piangono, strepitano, si stracciano le vesti ma mai una volta che striscino in ginocchio in africa chiedendo perdono ed elargendo il dovuto.

      La responsabilità ora è collettiva, ora è individuale, a seconda delle stagioni.

      Teorici della decimazione e ferventi sostenitori dell' "agenda green".

      Insomma, il pacchetto di Davos al completo, manca solo il fiocco rosso.

      E la cosa ridicola è che si dicono in contrasto con il WEF!
      Non credo sia ipocrisia la loro,a miopia dissociativa.

    10. WarezSan 31 gennaio 2024

      Anche perché seguendo il loro ragionamento si potrebbe regredire allo scontro per la supremazia biologica dei primati prima e degli organismi unicellulari poi.

      Il WEF ha vinto.

      Qualcuno è di buon cuore ma la maggioranza si sente migliore.
      Anime pure, nel giusto illuminate da certezze ancestrali.

    1. Jimbo 30 gennaio 2024

      Non é neanche il razzismo inteso come sentirsi razza superiore ad un'altra considerata inferiore.
      Qui si tratta di sentirsi superiore ad Altri popoli che semplicemente per noi non esistono.
      Per l'Uccidente, anzi gli uccidentali, gli Altri popoli valgono come i bambini di Gaza. Il nulla.
      E la cosa di una gravitá enorme é che si fa finta di niente.

    1. pippo123 30 gennaio 2024

      si soprattutto i polentoni :-)))
      non credi sia proprio questo complesso di colpa inculcato dai soliti noti, che permette loro le stragi in corso oggi?

    2. pippo123 30 gennaio 2024

      hai lo stesso acume di santoro e formigli ...:-))
      3/4 del reddito di cittadinanza nella sola zona di Napoli..e tu viene qui a menarla sull'inquinamento in Padania...? tieni 3 euro e comprati un ghiacciolo al tamarindo...di che ti mando io..:-))

    3. pippo123 30 gennaio 2024

      Sei xxxx...i tuoi riferimenti culturali xxx ...Tu sei di sinistra non per aver letto Marx e Di Vittorio, ma solo perchè sei geloso di Gennarino il tuo vicino che tiene A' makkina più grossa della tua...

    4. Moderatore 30 gennaio 2024

      Per cortesia, le ricordo e non è la prima a volta, che i giudizi sui commentatori non sono consentiti.
      Contiamo sulla buona volontà di tutti per mantenere il dialogo in termini civili.

      Ho sostituito con xxx la frase incriminata.
      A rileggerla.

    5. Moderatore 30 gennaio 2024

      Potrebbe usare a chi legge la cortesia di non alimentare 'botta e risposta'? Non aggiunge valore alla discussione.
      Non è impossibile.
      Grazie e a rileggerla.

    6. Luca VFR 30 gennaio 2024

      Se vuoi risolvere il problema dell'inquinamento della Pianura Padana che, concordo, è la zona più inquinata, probabilmente, di tutta l'europa, anche se molto meno di 35 anni fa, hai un unico metodo: spopolarla nel senso, proprio, di 0 abitanti. Tutto il resto è solo aria fritta. La zona più inquinata d'europa lo sarà stata anche nel 1550 dato che la geografia nel frattempo non è cambiata:una pianura, molto estesa, racchiusa a Sud, Ovest e Nord da quelle che sono le più alte catene montuose europee. Noi siamo alle medie latitudini, regno delle correnti occidentali che, causa la parte più alta delle Alpi, non riescono ad entrare. e lì, volenti o nolenti, non ci si può fare nulla. Ah! ovviamente io in Pianura Padana ci vivo, quindi so' benissimo di cosa parlo.

    1. Jimbo 30 gennaio 2024

      C'é ancora chi pensa che non viviamo nel benessere, figuriamoci a che punto siamo...
      Oppure che il benessere conseguito sia stato ottenuto per merito delle vecchie generazioni o persino nostro!
      "Col sudore della fronte, mi sono spaccato la schiena io! Dalle 8 alle 8 io!".
      Il benessere deriva come causa prima (non un punto tra i tanti) dallo sfruttamento dei popoli Altri da parte dell'Uccidente.
      E con questo ci si deve confrontare e deve maturare un senso di colpa.
      Solo la violenza, efferata inaudita e continua, ci ha permesso i privilegi attuali.
      Dovremo chiedere scusa tutti i giorni.
      E se io fossi negli Altri popoli non perdonerei lo stesso.

    2. Jimbo 30 gennaio 2024

      Abbiamo giá discusso di questo; in attesa di una definizione, direi che il vivere in condizioni economiche distanti da quelle dei 3/4 del pianeta sia piuttosto chiarificatore.

    3. pippo123 30 gennaio 2024

      Suvvia il tuo senso critico non deve sfociare in un complesso di colpa cosmico,ti faccio un esempio: ad Udine il servizio raccolta pattume funziona, e gli udinesi non hanno colpe se nella zona di VincenzoS invece se ne fottono...

    4. LuxIgnis 30 gennaio 2024

      Stavo leggendo quel libro che ho segnalato tempo fa "i dannati senza terra" sui genocidi e vessazioni varie che i nativi hanno subito da parte dei colonizzatori. A un certo punto quando è arrivato al dunque elencando una serie interminabile di efferatezze, di cose dette da vari personaggi che attualmente si reputano di gran valore (come i primi presidenti USA), ho dovuto sospenderlo tanto lo schifo e la rabbia che ho provato. Lo riprenderò successivamente. Evidentemente va preso a piccole dosi.
      La gente non si rende conto, non vuole soprattutto rendersi conto, che il nostro benessere, le nostre conquiste sono avvenute sul sangue di centinaia di milioni di individui. E questa storia è proseguita fino ai giorni nostri. E non solo verso i nativi.
      Se non ci si rende conto di questo, allora è inutile fare articoli del genere. Il razzismo, per quanto la parola è relegata al concetto di razza è ovunque. Dove c'è opportunità di ricevere un vantaggio a sfavore di qualcun'altro allora c'è razzismo. Perché il razzismo è solo una scusa che si dà per nascondere la realtà della violenza umana.

    5. Jimbo 30 gennaio 2024

      Post perfetto, fatico a replicare.
      Ci provo, dai.
      1) Le efferatezze sono talmente tante che ogni volta che ne scopro una ne escono 10, se impari Pinochet ne scopri 10 equivalenti, se conosci il Vietnam altri 10 simili, se ti documenti sulla Nigeria altri 10 in Africa. Sembra un pozzo senza fondo;
      2) la ggente non vuole rendersi conto di tutto ció e del relativi benessere perché é impossibile nel 2024 non rendersene conto, per i nostri genitori era impossibile;
      3) ad oggi noto che agli occidentali sta bene lo status quo, amano gli yankee, dentro di loro sono dei cowboy, sperano che li salvino i pistoleri.

    6. Jimbo 30 gennaio 2024

      Questo tuo punto sul senso di colpa cosmico é interessante e porterebbe lontano.
      Ad esempio si potrebbe provare nello specifico del tuo esempio a ricercarne i motivi.
      Vabbé, ci rifletteró.

    7. pippo123 30 gennaio 2024

      anche voi non fate più tanto buone le mozzarelle di Mondragone...

    8. pippo123 30 gennaio 2024

      Veramente il mio benessere attuale, molto relativo invero, è venuto dai miei avi,gente che ha lavorato da mattina a sera ed è morta a cinquant'anni...il "capitale" che ho ereditato per citare Marx è una stratificazione di anni, credo la mia condizione sia la stessa di milioni di persone in questo Paese che non hanno peraltro ammazzato nessuno, quindi dissento dal tuo pezzo in stile piddino.. variante laica dei baciapile..tra i negroni si trovano i veri razzisti attuali..pregasi vedere cosa pensano gli egiziani dei nubiani o i marocchini dei maliani...sulla guerra in Ruanda stendiamo un velo pietoso ...

    9. LuxIgnis 30 gennaio 2024

      Quello che hai appena scritto è un ottimo esempio di mancanza di coscienza storica, sociale e anche individuale.
      Singolarmente non è quasi mai colpa di nessuno, ma l'insieme dei singoli che si sono voltati dall'altra parte e si voltano dall'altra parte, fanno una massa che ha colpa eccome se l'ha.

      I miei avi hanno rubato come tutti gli altri. Non è stata colpa loro è il sistema delle cose che porta a questo. Ma se non si incomincia a considerare questo e si fa sempre finta di non sapere e di non voler sapere, allora è tutto inutile. Che parliamo a fare, ad esempio della questione palestinese? Anche gli israeliani hanno lavorato duro e ritengono di essere nel giusto. Solo perché lì è più evidente allora ci scandalizziamo?
      E quello che non è evidente, o meglio nascosto nelle pieghe della storia, allora va bene?

      P.S. E Piddino ci sei te. Perché non penso proprio che un piddino sia in grado di scrivere una cosa del genere, anzi scrive esattamente quello che hai scritto tu.

    10. pippo123 30 gennaio 2024

      i miei avi non hanno rubato, non avevano il tempo.Siccome a tuo dire i tuoi lo hanno fatto, sarebbe il caso tu restituisca il mal tolto...magari a Vincenzo che sembra sempre in credito col mondo...Il tuo modo di ragionare è il pan di spagna su cui le canaglie dei woke e i neocon hanno spalmato la loro melassa indigesta...sei un piddino a tua insaputa...salutame a' schleineè

    11. uomospeciale 30 gennaio 2024

      Secondo me troppa gente è cresciuta indottrinata dalla propaganda del "buon selvaggio" e dovrebbe farsi un bel giro per l'Africa, ( l'africa vera e profonda, non quella turistica ) per vedere come sono fatti e vivono davvero gli africani.
      Ho visto cose che gli africani fanno ad altri africani come normale quotidianità:

      ( Scorticamenti, eviscerazioni, linciaggi, decapitazioni mutilazioni, cannibalismo ecc ecc a cui partecipava allegramente tutto il villaggio in festa, donne e bambini compresi)

      Cose insomma che la gente in Europa non può neppure immaginare, altro che razzismo e violenza degli "Uccidentali"

      Comunque almeno in alcune cose, i negri devono essere per forza molto più buoni dei bianchi.
      Altrimenti gli altri negri non li farebbero spesso e volentieri in umido, con le patate o i fagioli*

      *Se non ci credete, vi posto anche i video, se i moderatori me lo consentono

    12. Brule 30 gennaio 2024

      Ci sono tante variabili però, la fortuna e la percentuale di psicopatici tra le elite, tra quelle che mi vengono in mente.
      La pianura padana è sempre stata ricca, era fertile, facile, con clima non estremo. C'era quel che si dice benessere, prima di Cristo, in quel momento in Finlandia si schiattava di fame e freddo.
      L'Africa non ha inverni che rallentano le patologie, la morbilità è sempre stata più favorita, sfavorendo le forme organizzative del lavoro, ed è in media un territorio meno fertile delle pianure europee.
      I norvegesi si sono scoperti seduti sul petrolio, ma dovettero emigrare pure loro per fame, e si trovavano in quegli insediamenti a nord per stare alla larga da gente (i danesi tra gli altri) che erano più spregiudicati nel negoziare con in mano un'ascia.

    13. Jimbo 30 gennaio 2024

      Si, tante nella Storia possono essere le variabili, come la fortuna come osservi giustamente.
      Ognuna di esse è importante, alcune di più.
      A mio avviso dal dopoguerra la violenza efferata disumana dell'Uccidente verso gli altri popoli è stata la parte decisiva, nettamente decisiva.
      Noi viviamo così, siamo quello che siamo per la violenza dell'Uccidente a trazione UKUSA.
      Per me naturalmente.
      È un parere niente di più, Brule.

    14. BrunoWald 30 gennaio 2024

      Non servirebbe a molto, ma postali lo stesso, se possibile. Chissà, magari qualcuno rinsavisce, fra i meno invasati...

      Non ho avuto il piacere di visitare l'Africa, ma nel mio piccolo posso testimoniare dell'empatia, educazione, solidarietà, rispetto reciproco, umanità e gentilezza con cui si trattano fra loro nelle periferie latino-americane: paesaggi che diventeranno sempre più familiari anche tra noi.

    15. Luca VFR 30 gennaio 2024

      Il benessere di una qualsiasi persona dipende sempre dal contemporaneo malessere di una o più altre perdone. Il gioco è, come tutti i giochi possibili su questo pianeta, a somma Zero o, meglio, leggermente negativa, perchè qualsiasi trsformazione, e riguarda qualsiasi cosa, avviene sempre con una perdita più o meno grande.La cosa, tra virgolette comica dell'attuale situazione è che noi occidentali, non sto a distinguere chi più chi meno perché sarebbe solo aria fritta, per tentare di guadagnare di più abbiamo ottenuto l'esatto contrario. Mentre il vecchio III Mondo sta progredendo a passi da gigante verso un relativo benessere, che magari sarà inferiore, come picco, a quello occidentale degli anni migliori, i '60, visto che sarà distribuito su un maggior numero di persone, l'Occidente sta regredendo a passi da gigante verso una situazione "terzomondiale".

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