QUI SOSPESE: LE MENTI. ANIME NEL TERRORE. I CORPI DIMENTICATI E IL REALE POTERE SU DI ESSI

QUI SOSPESE: LE MENTI. ANIME NEL TERRORE. I CORPI DIMENTICATI E IL REALE POTERE SU DI ESSI

Di Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

Mi capita sottomano un'antica, non vecchia, stampa a firma Giovanni Berlinguer "Psichiatria e Potere. Le malattie mentali e la manipolazione dell'uomo. I rapporti fra contestazione psichiatrica e movimento operaio. 1969".

Un libro di quelli difficili da trovare, una lucida disamina dei fattori d'incidenza sociopolitici che fondano il malessere generale della società, condizione perpetua alla quale siamo chiamati a ribellarci ogni giorno e che trova i suoi resoconti nelle psicopatie indotte, più o meno consapevoli, che permeano la nostra esistenza post-guerre mondiali novecentesche.

Un libro del 1969, perciò precedente alla presa di coscienza inevitabile alla quale siamo stati, purtroppo lentamente, abituati, nello stillicidio di informazioni ed imposizioni, e che oggi è palesata nelle considerazioni storiche del "senno di poi" e nell'assurda, bellicista, antiumana violenza afona, pane a pena del nostro quotidiano, che il Potere, o i Poteri, si arrogano il diritto di sbatterci in faccia con la stessa scioltezza con cui Mastrota rifilava le pentole sul tramontare degli anni '90: Sua Maestà, la digitalizzazione.

1969, data di un tempo antico, non vecchio, precedente all'incombenza digitale, oggi rilievo attraverso cui spiegare le forme esatte di ogni distorsione della nostra natura umana: dalla subliminale somministrazione di pseudoidee, fino a giungere all’iniezione coatta di codici identificativi. L'umana natura ridicolizzata, sintetizzata entro i confini della matematica, ai suoi millenari albori, scienza indispensabile alla mente, matrice della ricerca che si compie, sottratta al suo naturale ruolo alfabetico, cessa di spiegare la frazione razionale dell’esistenza, come si converrebbe: da significante a significato: da strumento a melodia. Una condizione umana resa grossolana dalla sua numerizzazione (si può dire?), ridotta, gioco di umana volontà di chi detiene la delega, prescindendo dagli scopi, e dalle riflessioni su di essi, partendo dall'abstract per stendere il paper: il fine non giustifica i mezzi, bensì peggio, i mezzi traghettano ad una fine.

Ecco, in questo modo, il tormento degli input (sempre più violenti), scaraventati contro il cristallo delle nostre menti, che lo infrangono intimamente, seviziando la purezza della psiche e lasciando che questa - come un fiore colto dal suo arbusto - rimanga disarcionata dai suoi canali naturali di nutrimento ed in preda al terrore del Sé.

A cura di un errore del modus, arriva la psichiatria, in accordo alla psicologia, a produrre distorsioni nuove, senza scalfire il problema di base. Giunge nel capillare tessuto vivo della sperimentale ingegneria sociale, su sfondo transumanista. Entra, senza indugio, impedendo lo sviluppo delle coscienze e la loro guarigione, imponendosi forzosamente sulle dinamiche sociali e culturali, promuovendo uno sterile sviluppo e bloccando l’organicità della vera evoluzione umana.

Sfumano i confini tra normalità ed anormalità, si adegua il consono ad un dato modo, rispetto alla convenienza del momento, che non tiene conto delle esigenze della società, né dei singoli, ma aderisce all'interesse del Potere.

Quanto più aumenta l'oppressione, tanto più cresce una certa consapevolezza” (scriveva G. Berlinguer nel 1969).

Quanto più aumenta l'oppressione, tanto più questa viene mascherata e propinata in salse autorevoli (e autoritarie nei casi più resistenti), sempre celandone i reali moventi ad impedire ribellioni e dissenso, lasciando al tempo l'opera di diluire ciò che germoglia faticosamente nelle coscienze illese, nelle anime salve, disperdendone il seme (scrivo io oggi).

Non me ne voglia il lettore, ma la situazione esige prontezza, efficacia, forza. Non abbiamo tempo da perdere.

Nulla è più incerto, in sostanza, della definizione di malattia mentale: tanto che ha avuto una certa fortuna un libro di Thomas Szasz (Il mito della malattia mentale, 1966) in cui si mette in dubbio la sua esistenza. Vi sarebbero, è vero, alcune malattie del cervello, vere lesioni organiche delle cellule nervose. Ma in tutti gli altri casi, si tratterebbe di atteggiamenti dell'individuo, privi di substrato biologico, giudicati dagli altri in base a criteri etici e psicosociali, e vissuti dal soggetto con un suo linguaggio, il solo al quale 'il solitario, il reietto, il povero e il non istruito possono far ricorso, nella speranza di ottenere quel che non sono riusciti ad ottenere per altre vie', e cioè 'la loro porzione di amore umano'.

Psichiatria e Potere, G. Berlinguer, 1969

È evidente che in queste parole si voglia indicare come la condizione psichica di un individuo è soggetta ad interpretazione, escludendo i casi di anomalie oggettive degli organi del sistema nervoso. Un mero punto di vista, a sua volta risultato della combinazione di inevitabili caratteristiche mentali dello specialista, unite alle sue convinzioni etico-morali che, in ultima istanza, si fondono al dato pseudoscientifico ufficiale indottrinante. Una scienza esatta.

Come Foucault analizza i sistemi di punizione e sorveglianza nella loro evoluzione storica che, via via affinandosi, perdono in effetto scenico acquistando in efficacia profonda ed inconscia nei puniti, così Berlinguer spiega come i diversi modi di rendere un uomo schiavo di altri uomini producano diversi tipi di danno. Uno sfruttamento primitivo mette in causa le funzioni di base, cioè la sopravvivenza biologica, mentre ciò che accade nelle fabbriche, in cui una mansione alienante è il metodo di ricerca della sopravvivenza, produce un duplice insuccesso alla sua salute: riduce la sua integrità fisica, la degrada lentamente, allontanandolo dall'obbiettivo di partenza (la sopravvivenza, che lo aveva portato ad accettare quel lavoro), ma soprattutto disintegra la sua salute psicofisica, agendo direttamente sulla sua essenza umana. Questo punto merita una riflessione in più:

[...] Molti dei procedimenti disciplinari esistevano da lungo tempo - nei conventi, negli eserciti, nelle manifatture anche. Ma le discipline divennero nel corso del secolo XVII e XVIII formule generali di dominazione. Diverse dalle schiavitù poiché non si fondano su un rapporto di appropriazione dei corpi; è la stessa eleganza della disciplina a dispensarla da quel rapporto costoso e violento, ottenendo effetti di utilità almeno altrettanto grandi. Diverse anche dalla domesticità, che è un rapporto di dominazione costante, globale, massiccio [massivo ndr], non analitico, illimitato e stabilito sotto la forma della volontà singola del padrone, del suo "capriccio". Diverse dal vassallaggio che è un rapporto di sottomissione altamente codificato, ma lontano, e che verte meno sulle operazioni del corpo che non sui prodotti del lavoro e sugli emblemi rituali della sottomissione. Diverse anche dall'ascetismo e dalle "discipline" di tipo monastico, che hanno la funzione di assicurare delle rinunce piuttosto che delle maggiorazioni di utilità e che, se implicano l'obbedienza ad altri, hanno come fine principale un aumento della signoria di ogni individuo sul proprio corpo. Il momento storico delle discipline, è il momento in cui nasce un'arte del corpo umano, che non mira solamente all'accrescersi delle sue abilità, e neppure all'appesantirsi della sua soggezione, ma alla formazione d'un rapporto che, nello stesso meccanismo, lo rende tanto più obbediente quanto più è utile, e inversamente. Prende allora forma una politica delle coercizioni che sono un lavoro sul corpo, una manipolazione calcolata dei suoi elementi, dei suoi gesti, dei suoi comportamenti. Il corpo umano entra in un ingranaggio di potere che lo fruga, lo disarticola e lo ricompone. Un'anatomia politica che è anche una meccanica del potere, va nascendo.

Sorvegliare e punire. Nascita della prigione, Michel Foucault, 1975

E che cosa succede se l'epoca è invece padroneggiata dall'ideologia liberal-capitalista che tutto move? Succede che ogni aspetto della vita dei malcapitati è strutturato-per ed incanalato-a la continua produzione di profitto, nella moltiplicazione dei capitali, la cui gestione è affidata a pochi centri privati, definiti prescelti per un qualche diritto di cui s'ignora contesto, giustificazione e natura (...).

Il tempo del lavoro, quanto il tempo libero, diventano le nuove prigioni, che nobilitano il tornaconto dei pochi colpevoli e lasciano a tutti gli altri l'ossigeno sufficiente a portare avanti, attraverso il sacrificio del corpo e l'annullamento dell'anima, il progetto di accumulazione di ricchezze materiali, in un inenarrabile delirio di onnipotenza.

Il valore è nell'espressione tangibile dell'anima, il corpo quindi non è una merce. Lo standard paragona la materia ad altra materia, e il capitale ne quantifica una forma di valore. Il valore del corpo, però, non risiede nella materia dell'omerico "soma" (corpo inanimato), nella pelle priva di "psyche" (soffio vitale), anche se è attraverso "soma" che "psyche" trova espressione e comunicazione, compimento di volontà, tangibilità dell'esistenza e dell'esistente.

'Nessuna merce può riferirsi a se stessa come equivalente, né quindi può fare della sua propria pelle naturale l'espressione del suo proprio valore, ma necessariamente si deve riferire ad altra merce come equivalente, ossia deve fare della pelle naturale di un'altra merce la propria forma di valore' da Il Capitale, K. Marx, 1867-1883

Perché tutto ciò possa adempiersi, senza rivolte, ribellioni o dissenso, bisogna manipolare le menti, agendo sulle anime che, senza il bisogno di obblighi esterni ai quali potersi contrapporre e con insita accondiscendenza, indurranno i corpi in cui sono incarnate, indirizzandoli nel preconcetto e previsto atteggiamento: desiderato sì, ma da altri.

Quando l'anima viene corrotta, per il Potere i giochi son fatti.

Fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato ciò che ardentemente desideriamo, vale a dire la verità.

Fedone, Platone

Platone vedeva nella liberazione dalla follia del corpo il raggiungimento dell'unica purezza dell'anima, che amava chiamare verità, ma cos'è allora il corpo? Non è forse la naturale conseguenza dell'anima? Perché il Potere lo umilierebbe continuamente, altrimenti?

Umberto Galimberti, che con misura lo si trova a parlare di anima, svariate decadi prima che consegnasse il suo pensiero all'indiscriminata, e assai discriminante, bieca accettazione del presente, giustificando persino le punture a mrna e condannando la libertà di scelta terapeutica, nel suo lavoro assiduo di asettica analisi degli eventi, scriveva del corpo:

[...] Se con la danza i corpi dei primitivi compongono simbolicamente l'ordine della natura con quello della cultura, col respiro accordano l'interno con l'esterno, lo spirito con la materia. Forse per questo la lingua greca con "pneuma" e quella ebraica con "ruah" impiegano la stessa parola per designare il respiro del corpo e il suo spirito. Che cos'è infatti un respiro se non la continuità di un corpo, il suo ritmo che, a seconda delle modificazioni, esprime quei sensi come la calma, l'ansia, l'eccitazione, la precipitazione, che non appartengono allo "spirito" o a quella sua moderna riedizione che è l' "apparato psichico", ma al corpo, dove il ritmo respiratorio, per il suo carattere espressivo, diventa un messaggio che si dà e si riceve, in quello scambio simbolico che ha nel corpo il suo mediatore. [...] Ma per questo è necessario che il corpo non sia ancora codificato, cioè domato e ridotto a reagire semplicemente a dei segnali. Solo in questo caso, che è poi il caso dei primitivi e dei bambini, il corpo si trova a produrre quel linguaggio che nasce dall'utilizzazione di se stesso come sistema di segni per produrre significati, quasi una disincarnazione del corpo e una sua trasformazione in un primo materiale atto a significare [...] quel significato fluttuante che è il corpo, chiamato a rappresentare l'universo, come modello da tutti condiviso e al tempo stesso polisemico.

[...] Quando cessa l'ambivalenza degli scambi, la loro eversibilità simbolica, le comunità primitive declinano, e al loro posto subentrano le società che noi conosciamo, dove più nulla si scambia, ma tutto si accumula, all'insegna di quel valore che trasforma lo "scambio simbolico" in "valore di scambio". [...] L'universo si spezza metafisicamente tra il cielo e la terra, tra lo spirito e la materia, l'anima e il corpo, dove il valore sta tutto da una parte e il disvalore dall'altra, non perché le cose stiano realmente così, ma perché il valore tende a far passare se stesso come la vera realtà, spingendo nell'irrealtà il polo da cui si è diviso."

Il Corpo, U. Galimberti, 1983

Norbert Wiener in "Introduzione alla cibernetica. L'uso umano degli esseri umani, 1966" compara la degradante condizione di un uomo relegato alla funzione meccanica di rematore, tanto quanto quella che l'operaio subisce nella segregazione alla sua mansione ripetitiva, alienante, che richieda "meno di un milionesimo delle sue facoltà mentali", in fabbrica. Questo modo di ridurre l'esistenza a funzione, equivale alla comodità gestionale di chi amministra la società, che davanti alla libera espressione dell'essere nella sua interezza si troverebbe a perdere il controllo (quasi)assoluto che oggi detiene, l’arbitrarietà del corso degli eventi. Questo è il risultato dell'uso subumano degli uomini.

Nelle parole propositive di Giovanni Berlinguer:

Riconosciuto che esiste un'inconciliabilità tra il profitto e la salute, tra gli interessi padronali e la prevenzione, non vale più porsi la domanda disarmante: "che cosa permetterà il padrone?". Vale invece l'esperienza delle parziali conquiste già ottenute in Italia, piegando numerosi padroni, vale l'esigenza di armare le classi lavoratrici con nuovi strumenti di conoscenza e di indagine scientifica, vale la possibilità di modificare in modo profondo i rapporti di potere agendo su tutto l'arco della vita sociale, compresa la tutela sanitaria. Psichiatria e Potere, G. Berlinguer, 1969

Estendendo il discorso ai livelli di formazione culturale accademici, troviamo oggi la sempre più frastagliata specificità dei corsi di studio universitari, il rigore della settorialità della ricerca scientifica o, per fare un altro esempio, l'inesorabile scomparsa dei medici generici in favore del fiorente e rigoglioso parto di specialisti.

Sebbene a ragion veduta proposta come esigenza di natura umana e di ricerca, l'indottrinamento settoriale - se sterilmente assorbito e altrettanto praticato - porta ad una sempre più scarsa capacità di visione d'insieme, e questa, a sua volta, primeggia tra gli elementi lesivi della Libertà umana.

Ma come diavolo fanno?

Il Potere in passato era ciò che sfarzosamente si manifestava, e maggiore era lo sfarzo più vasto era il Potere, oggi il Potere si nasconde e nasconde le sue azioni, cambia loro i nomi, le connotazioni, e svela il suo esercizio in maniera infida, vile, modificando una frase quanto basta per farle assumere un significato opposto a quello che realmente è contenuto nell'intenzione. Il Potere che si relaziona al popolo da sfruttare si difende con i titoli, non con le armate, sfoggia gli eserciti solo quando deve rapportarsi ad altri Poteri per sopraffarli, siano essi attori geopolitici o manifestanti consapevoli, alle masse si vende finemente, muove fili che muovono altri fili e presenta uno spettacolo calibrato in base all'interlocutore che già conosce perfettamente.

Si serve della ricerca dello scienziato quanto delle braccia dell'operaio, censurando chi lo disturba, premiando chi lo asseconda. Il Potere si palesa nelle morti improvvise, nella carne sintetica, nel glifosato, negli ogm, nella maternità surrogata, nel cambio di sesso chirurgico sui minori, nei gravi danni all'apprendimento dei giovani e dei giovanissimi a seguito delle misure di confinamento, nel tasso di povertà in crescita, negli aiuti a Kiev, nelle carezze della Meloni a Biden e Zelensky, nella tratta degli africani verso l'Europa, nell'arresto di Julian Assange, nella fuga di Edward Snowden, nel volo di Stato proposto a Patrick Zaki, nei rigassificatori, nell'esplosione sui North Stream 1 e 2, nel fraking, nei biolaboratori, nelle esercitazioni Nato, nelle identità digitali, nella lotta al contante, nelle iridi scansionate.. .

Come cambia nome il Potere, cambiano nome le sue imposizioni, tra queste le punizioni. Non è più necessaria la frusta del padrone, è la stessa società a punirti, discriminandoti. La corruzione delle anime costituisce eserciti non assoldati, ma paganti, inconsapevoli, che vittime prime della devianza oggettiva, additano il diverso come "sbagliato". Da qui si ottengono ossìmori quali l'adagio "io mi vaccino per gli altri", e questo dovrebbe saperlo spiegare bene la psicologia.

Senza troppa resistenza, si vende il proprio tempo e la propria energia allo stesso prezzo dei propri bisogni essenziali, o anche di molto inferiore, ridotti all’obbligo dalla condizione del ceto, ovvero per sbarcare il lunario, ma anche per non sentirsi diversi (panoptismo distribuito: sorveglia il prossimo tuo come te stesso). La discriminazione minaccia il debole che la subisce, lo esorta ad omologarsi per paura di trovarsi ai margini e solo, ed allo stesso tempo allevia la frustrazione del debole che la compie, facendolo sentire bene nella sua omologazione. Per il Potere la discriminazione è una garanzia a doppio taglio.

Psichiatri, social workers e social organizers [statunitensi ndr] avvertono che questo nuovo indirizzo della psichiatria può essere per loro fonte di enorme potere, perché attraverso una tale rete di controllo, essi avranno presto in mano le redini del gioco sociale. Il malato artificiale, Franco Basaglia, 1969

Questo non intende sminuire la professione di psichiatri e psicanalisti, sono parole di un addetto ai lavori, che intende aprire una spiraglio al senso critico e alla messa in discussione di ciò che dalla professione si aspetta il Potere, e una considerazione di ciò che la professione si prefigge eticamente. Infatti:

Il fatto di aprire le istituzioni psichiatriche in cui vengono celate le conseguenze sociali ed il costo umano dello sfruttamento psicofisico, di svelare dinanzi a tutta la società i conflitti che riusciva a mascherare, e di sollecitarne al tempo stesso il superamento effettuale (e non solo concettuale) ha una profonda portata innovatrice.

Psichiatria e Potere, G.Berlinguer, 1969

E TU SEI LIBERO?

Dopo una giornata di lavoro, torni a casa. Al tuo corpo hai chiesto l'impossibile, i clienti hanno sminuito il tuo impegno, nei figli trovi la tua angoscia per il loro futuro, vai in vacanza, rompi il coccio, spendi ogni risparmio in inutilità effimere, ti hanno dato le ferie. Libero di andare in ferie.

In-dipendente dai sussidi di Stato, spendi in bollette quello che non puoi spendere per curare i disturbi e le malattie che il lavoro ti ha procurato. In-dipendente dallo Stato, che dovresti essere tu. In-dipendente da loro.

Ho il weekend libero, vado a fare una gita. Libero di trovare nel sabato la sbronza settimanale, libero di passare il sabato davanti alla tv, libero di lavorare anche di sabato. Libero di non avere un lavoro e non conoscere più i giorni della settimana, libero di chiedere che giorno sia al passante, in ginocchio sul cemento sperare nella sua elemosina. Liberi di essere rastrellati.

Liberi di amare: sposate la persona sbagliata e capirete cosa ci resta dell'amore quando gli si attribuisce una firma su un documento. Liberi di sentenziare, come sto facendo io adesso. Liberi di connetterci al web, liberi di usare i nostri smartphone, liberi di riprenderci, pubblicarci, segnalarci, bloccarci, dimenticarci.

Liberi di iniettarci, scansionarci, ammalarci, biometricizzarci. Liberi di morire, da soli. Liberi di dormire. Liberi di leggere, di scrivere, di informarci, liberi di sapere, di essere al corrente di tutto ciò che ci occorre per conoscere. Liberi di sapere di sapere. Liberi di non sapersi nemmeno allacciare le scarpe. Liberi di combattere per il clima con i capelli ossigenati in fucsia. Liberi.

Liberi di pensare? Liberi di farci arrestare in mondovisione, nel silenzio del mondo, per aver avuto il coraggio di sputtanare gli abusi dei colpevoli. Liberi, per un'ora al giorno, di leggere qualcosa di utile, con i mezzi che il sistema usa per spiarci.

Liberi e liberisti. Liberi di eleggere, crocettare la scheda, organizzare il corteo, la manifestazione, il dibattito, la riunione. Liberi di parlare ad un microfono spento. Liberi di parlare. Liberi anche di partecipare, sì. Liberissimi. Quanto liberi siamo di avere un'opinione, due opinioni, cento opinioni, tutte dannatamente opinabili. Liberi di avere delle idee, liberi di non averle, liberi di esserne stanchi.

Liberi di dormire.

Liberi di coltivare, di sudare, di raccogliere. Liberi di essere sfollati per alluvione, per terremoto, per guerra. Liberi di essere in guerra, liberi di andare in guerra, liberi di pagare la guerra, liberi di essere contrari alla guerra, liberi di firmare, liberi di denunciare, di dissentire, di inorridire. Liberi di morire da soli, liberissimi.

Liberi di essere vivi. Liberi di essere vivi eppure morti, morti eppure vivi.

Liberi di tendere, pretendere, propendere alla pace. Liberi di morire in pace. Tenetevi la vostra libertà, ma non prendiamoci in giro. Liberi di ricamare ogni lenzuolo che copra i nostri defunti, di affrescare ogni parete che li accolga, siamo liberi di attendere che sia tardi per sbagliare, o troppo tardi per fare la cosa giusta.

Siamo liberi di affidarci al tempo, ma la fiducia, come il tempo, è strada bianca, senza senso di marcia. Liberi di servire, liberi di essere inutili, sostituibili. Liberi di essere utili, ma non indispensabili.

Liberi e soli.

Liberi sì, ma solo se consapevoli di non esserlo. Liberi sì, se uniti, ma non se ne vede un'alba.

Liberi, liberati.

Di Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org

08.08.2023

Commenti (44)

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Mostra commenti 44 caricati
    1. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Diciamo malattia mentale e non è affatto incerto: ovvero il comportamento di costoro è diverso dalla media, moda, mediana delle pecore mannare maggioritarie.
      Crepino i differenti, per chi ci vuole omologare.

      C’è una categoria ancora più odiosa di tutti gli ‘altri’, ovvero gli ‘altri e diversi’.

      In merito, gli indiani dell’India hanno una concezione diversa da quella occidentale e gli ex-indiani americani altrettanto.

      Per i burattinai, i cosiddetti sani sono tutti malati asintomatici.

      Un succo figurato minimalista sintetico, acrilico, dell'articolo è due palle da tennis sul tavolo.

    2. sbregaverse 9 agosto 2023

      Parlare in latino scrivere in greco pensare in sanscrito.
      (per lo meno *)^
      * è da un gran pezzo che non lo faccio^
      ^ Scurrilità senile sottesa.
      E l'ego veleggia col
      vento in poppe.

    3. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Me lo spieghi cosa intendi?
      Mi sento un perfetto incapace!

    4. sbregaverse 9 agosto 2023

      A domanda rispondo.
      Ma dai uso il tuo stesso linguaggio acroamatico.
      ( Manifestiamo ambedue, e tutti in questo romitorio, un' abnorme galactica egoità)

    5. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Morirò ignorante (più di adesso) 😜

    6. sbregaverse 9 agosto 2023

      Mano nella mano, insieme, sulla strada del :
      《so di non sapere》
      ( anch'io non meno di te)

    1. Giovanni01 8 agosto 2023

      Mi sono fermato ad un Berlinguer, quello che vide il figlio assumere l'incarico di magnifico rettore dell'università di Bologna ai soli 34 anni? Dico giusto?

    1. Nestor Halak 8 agosto 2023

      "Nulla è più incerto, in sostanza, della definizione di malattia mentale"

      Mi pare sostanzialmente vero. La malattia mentale è inevitabilmente relativa alla società dove si manifesta, però si manifesta in tutte le società, per cui non può non essere legata anche alla mente in sé e al supporto organico che la rende possibile.
      Del resto anche la malattia in genere è influenzata dalla società dove si manifesta, sia pure in maniera più indiretta e più sfumata.
      Insomma, a mio avviso, il fatto che non sia sempre possibile individuare un confine netto tra il patologico e il sano non significa che il patologico non esista o che il concetto stesso sia inutile, anche se è incerto e relativo. L'assoluto, temo, ci è precluso.

    2. sbregaverse 8 agosto 2023

      Finchè c'è guerra(homo homini lupus) la malattia della mente è collettiva, Nestorione mio.

    3. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Ooppps.. errore mio.

    4. sbregaverse 9 agosto 2023

      Non essendoci il libero arbitrio non può esserci un errore MIO.
      (mio, piaccia o non piaccia, è ego allo stato puro)
      Qualsiasi cosa, poi, s' intenda per 《errore》 il saggio assicura che è 《perfetto》così com'è.

    5. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Può darsi, perché no.
      Il fatto è che una volta che si risponde sotto il commento errato, non è possibile cancellare il tutto. Bisogna lasciare una traccia necessariamente (che fa a pugni con la scelta di limitare le righe disponibili per i commenti, ma tant'è )

      Considera, allora che anche il commento mio iniziale, come il tuo successivo, e questo sono "perfetti" così come sono.

    6. Fantine 9 agosto 2023

      Caro Sbrega, non tutto è perfetto così com'è o come è fatto.
      Il "libero arbitrio", al di là della esattezza compiuta dell'espressione o della esattezza delle due parole che la compongono, allude al fatto che l'uomo compie delle scelte.
      E l'uomo le compie.
      Possiamo discutere del contesto, dei condizionamenti a vari livelli, della libertà o delle libertà, delle coercizioni dirette o indirette, dei desideri (reali/veri, supposti tali o indotti) che muovono l'agire, possiamo inserire tutte le variabili che spostano "l'universo mondo" in una direzione piuttosto che in un'altra al più piccolo soffio, resta che l'uomo in ogni istante compie scelte.
      Dalle più automatiche e strutturate alle più "volute", come atto della sua volontà (e prescindiamo dal processo formativo della volontà et sim.).
      E no, non tutto è perfetto.
      Non tutto è uguale o equivalente.
      E si sente.

    7. sbregaverse 9 agosto 2023

      TI/CI sei/siamo adattati ad una confortevole: GALERA

    8. sbregaverse 9 agosto 2023

      Per quanto concerne il libero arbitrio:
      "Non voi avete scelto ME,ma IO ho scelto voi"
      Giovanni 15,16.
      NON mi sembra che il mistero della chiamata abbia molte interpretazioni a riguardo.
      In vero confirmano Budda e quasi* tutti i Mistici.
      *prudenziale

    9. sbregaverse 9 agosto 2023

      Un mio maestro stigmatizzava quanto fosse pericoloso* dire CERTE COSE.
      (pericoloso, per chi le dice, soprattutto, ma anche per chi le ascolta)

    10. Nestor Halak 9 agosto 2023

      ...e il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire
      aha, aha.

    11. sbregaverse 9 agosto 2023

      Sì anche, purtroppo, Battiato credeva nel libero arbitrio.
      Andai a trovarlo a villa Grazia, non c'era, gli lasciai il libro di Tony Parsons (fresco di stampa)ma non so se lo lesse. Mi auguro possa aver goduto della luce all'avvicinarsi del buio.

    1. LuxIgnis 8 agosto 2023

      Tutti hanno bisogno di puntelli su cui appoggiare il proprio essere, quindi nessuno è mai libero veramente. Ma la consapevolezza che quello su cui ci appoggiamo sono puntelli e in quanto tali non verità e sostituibili in ogni momento porta alla libertà.
      In poche parole noi siamo liberi nel momento che riconosciamo il non esserlo.
      Non è un problema fare tutto quello che dice l'articolo, il problema nasce quando ci si crede e quando diventa la ragion d'essere.
      L'essere è una cosa, il vestito che si sceglie, o viene imposto, di mettere a seconda delle circostanze è un'altra.
      L'identificarsi con il vestito è schiavitù. Il non farlo è libertà.
      Ci sono catene esteriori che spesso non possono essere evitate, ma quelle interiori sono di gran lunga peggiori.

    2. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      Limitano i commenti e limitano i pollici su individuali. Te ne lascio una manciata, casomai mi distraessi.

    3. sbregaverse 9 agosto 2023

      Improntitudine egoica è il PENSARE di essere liberi.

    4. LuxIgnis 9 agosto 2023

      Pensare è egoico di per sé.

    5. Fantine 9 agosto 2023

      Cogito ergo sum.
      Ergo SONO*.

      *In maiuscolo, come lo scriverebbe @Sbregaverse.
      **la prima singolare e la terza plurale: io sono, essi sono.
      Tutti siamo.

    6. Fantine 9 agosto 2023

      Il "pensare" non è l'uso meccanico della mente, come di recente (negli ultimi secoli) alcuni ritengono.
      Fermo che il solo uso meccanico della mente nell'uomo non esiste.

    7. LuxIgnis 9 agosto 2023

      Non è per forza un male il pensiero egoico, è d'altronde un nostro strumento. Che venga usato male è diffuso. Non siamo stati educati a pensare.
      Quello che intendi tu si può anche chiamare pensiero ma è diverso, e forse dovrebbe avere un'altra parola. Pensiero noetico.

      "Dubito ergo sum" S.Agostino

    8. Fantine 9 agosto 2023

      Invero, Lux, il "pensare" a cui alludo e a cui mi riferisco non è il pensiero (o il processo).
      E non penso affatto che il pensiero egoico sia un male. Del resto ci è connaturato.
      Mi riferivo alla pretesa meccanicista di scomporre l'essere umano e di non coglierne l'unità e l'inscindibilità delle parti.
      E noi, di noi stessi, ne sappiamo veramente poco.

    9. sbregaverse 9 agosto 2023

      Fantasmagorica il cogito cartesiano è una delle str... caga... ciofeche più grandi che abbiano fatto (de) raglire la ricerca filosofica.
      IO SONO, eyeh asher eyeh , qui hai ragionissima, ha tutt'altro spessore
      di VERITA'

    10. sbregaverse 9 agosto 2023

      Ma dai il pensiero egoico è il male assoluto(Cfr. inconsapevolezza profonda direbbe Tolle).
      Finchè siamo prigionieri del pensiero non siamo mai liberi.

    11. Fantine 9 agosto 2023

      Spostato sotto, Sbrega.

    12. Fantine 9 agosto 2023

      Come ho scritto sopra, caro Sbrega, il “cogito” non è solo mente e la mente non è (mai) sola*.
      Sulla seconda parte dell’IO SONO siamo d’accordo.

      *La mente, che non è mai sola (inscindibilità) non è solo raziocinio, caro Sbrega.
      E sono certa che lo sai.

    13. sbregaverse 9 agosto 2023

      E perchè PENSI che abbia scritto PENSARE maiuscolato ¿?

    1. sarah 8 agosto 2023

      Peccato per la citazione di Galimberti, è una nota stonata. Se non altro perché il soggetto in questione ha dimostrato più volte l'estrema superficialità del proprio pensiero e non solo quando è scivolato in modo ridicolo nel fango dove già sguazzavano gli altri mediocri italiani in preda al panico e alle volgari dichiarazioni d'odio. E scusate se me lo ricordo, non è per ripetitività ma perché non si può dimenticare o perdonare solo perché lui è lui e noi non siamo un niente. Non in questo caso. L'evoluzione del controllo sull'uomo e soprattutto sul suo corpo è un argomento di estrema complessità sul quale in questi ultimi tre anni è stato scritto un nuovo e fondamentale capitolo che l'autrice inquadra piuttosto bene. Se si parla del corpo dell'essere umano come generatore di significati, aprendo così ad un mare magnum di considerazioni che coprono l'intera storia umana, dovremmo forse solo, per dovere di sintesi, sottolineare un aspetto nuovo e cioè il processo di inversione subito forzosamente da questi stessi significati generati dal corpo. Nei tre anni passati il corpo umano è stato al centro di un terribile tentativo di sovversione sociale, si è trasformato in "corpo politico" per rappresentare non già la crescita delle proprie prestazioni o delle capacità intellettuali quanto i suoi limiti e i suoi aspetti più sgradevoli, in un rituale di morte che ne ha completamente svilito la dignità e la sacralità.

    2. LuxIgnis 8 agosto 2023

      Non si tratta di perdonare, si tratta di riconoscere quello che ha portato nel mondo una persona. Galimberti ha scritto a suo tempo cose magnifiche, proprio sul corpo. Poi è vero che si è perso abbondantemente, magari rinnegando anche quello che aveva scritto e detto. Ma le ha scritte e queste rimangono. Non credo sia giusto rifiutarle per i "peccati" posteriori. Altrimenti nessuno ma proprio nessuno sarebbe esente da critiche, compresi i non vaccinati. Una colpa è riferita a un fatto specifico non si può generalizzarla all'interezza di una persona.

    3. sarah 8 agosto 2023

      Non sono del tutto d'accordo in questo caso perché la "colpa" o l'errore si compie nello stesso ambito entro il quale erano state fatte le considerazioni precedenti. Fatico a credere che un intellettuale che è stato in grado di formulare pensieri così significativi sull'essere non si accorga poi dell'incoerenza delle volgarità successive. Alla fine, o per lo meno nel momento del bisogno, della vera prova, qual è il contributo che costoro possono dare? Quello di aver conservato soldi e benevolenza nell'ambiente che conta? Mah. Credo si debbano tenere separati gli ambiti del ragionamento: paradossalmente, anche un malfattore può essere in grado di offrire un contributo prezioso in un momento diverso della sua vita. Non si è solo santi o peccatori, ci mancherebbe. Poi per carità, personalmente non sono mai stata una grande estimatrice del suddetto Galimberti, ma è un altro discorso. Tra l'altro, non vorrei focalizzare tutto su un solo aspetto e sminuire il significato profondo della riflessione dell'autrice. Ci si potrebbe star su per giorni, non certo in 1500 caratteri.

    4. LuxIgnis 8 agosto 2023

      Posso capire che sia stata una delusione. Lo è stata per molti che lo avevano apprezzato negli anni 80.
      Però il discorso che ho fatto è valido e vale per molti.
      Il messaggio è sempre valido, è il messaggero che è mancato. Capita.

    5. sarah 8 agosto 2023

      Certo. Beh, una delusione relativa: come ha spiegato bene lei, in una piena condizione di maturità e di relativa libertà, si è consapevoli del fatto che i propri riferimenti possano cambiare e che non si debba mai necessariamente identificarsi pienamente in essi. Quando questi si discostano dalle nostre attese, pur restando disposti a prendere in considerazione il punto di vista altrui, non si deve necessariamente cambiare il proprio. Negli anni 80, distanti idealmente ormai più di un secolo, anche l'ambiente intellettuale e accademico italiano era diverso ( non voglio dire meglio o peggio ) e i temi di cui si occupava il nostro Galimberti erano inseriti in un contesto ben differente. Oso pensare che la mentalità di allora li rendesse pressoché superflui agli occhi dei più. Ma per argomentare meglio il mio primo intervento faccio riferimento ad un altro pezzo dell'articolo, in cui è citato Franco Basaglia. Ecco, il noto psichiatra per lungo tempo non è stato, per così dire, "apprezzato dai suoi contemporanei" ma ha difeso con coraggio le proprie convinzioni. Il contributo che queste hanno lasciato alla società fanno la vera cifra dell'uomo-intellettuale che le ha concepite: per lungo tempo, la pratica medica e il diritto ( procedendo a braccetto) non risparmiavano torture a molti sventurati...

    6. sarah 8 agosto 2023

      Quale tribunale o quale giudice avrebbe potuto evitare, ad esempio, che qualche povera donna fosse lobotomizzata in una squallida infermeria, magari solo perché il suo comportamento si discostava da quello dell'ideale madre di famiglia poco istruita? La giustizia e la medicina avrebbero risposto che così diceva la scienza ( guarda caso ) e né la dignità giuridica né quella umana dei malcapitati poteva giocare alcun ruolo. Certo, poi, la trasposizione in legge codificata di un pensiero pone sempre gravi problemi e gravi limiti, come fu per la famosa legge 180, e l'Italia questo fenomeno lo conosce molto bene. Ciò non toglie però l'importanza di questo passo avanti nei veri diritti umani, che fu pagato anche con la fatica di chi non fu "compreso" dai colleghi medici e giuristi, a differenza invece di chi ritratta anche in modo goffo e volgare pur di restare nella sua "candida rosa dei beati".

    7. LuxIgnis 9 agosto 2023

      Basaglia fu un grande. Uno di quegli scienziati di cui l'Italia dovrebbe andare fiera.
      La lobotomia in un certo periodo era usata per "curare" molte cose non solo le malattie psichiatriche. La sorella di Kennedy la subì e finì vegetale per il resto della sua vita. Non aveva nessun fondamento scientifico valido eppure la sua pratica andò avanti per decenni. Anche questo è un esempio di come la scienza possa degenerare facilmente.

    1. sbregaverse 8 agosto 2023

      NON siamo liberi.
      ( sunto del riassunto condensato coagulato sintetizzato)

    2. danone 8 agosto 2023

      Si sta come d'autunno, sui pascoli, i vitelli, caro sbrega..
      e quindi uscimmo a rimirar le stalle :-))

    3. sbregaverse 8 agosto 2023

      Dan Uan .
      I Vitelli dei romani sono belli
      (va o Vitellio al suono della guerra del dio romano)

    4. sbregaverse 8 agosto 2023

      Curioso che Brizzi e Guzzi abbiano doppia zeta ....
      curioso che le abbia anch'io.

    5. absitiniuriaverbis 9 agosto 2023

      ... come si direbbe in italiano aulico? E sti ca..i!

    6. sbregaverse 9 agosto 2023

      POI oltre(Cfr. Al di là del bene e del male) i ca... ci sono i controca...

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